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Raffica di scioperi nei trasporti a febbraio: a rischio treni, bus e voli. Ecco quando
Febbraio si apre con un’ondata di proteste nel settore dei trasporti che colpisce pendolari, viaggiatori e servizi pubblici. I lavoratori del trasporto pubblico locale, ferroviario e aereo hanno programmato complessivamente diciotto giorni di sciopero in 28 giorni, con tre momenti particolarmente intensi a livello nazionale. Dalle 3 di lunedì 2 febbraio alle 2 del giorno successivo, il personale di Trenord fermerà le attività in Lombardia. La circolazione dei treni potrà subire pesanti disservizi, pur con fasce garantite di funzionamento nella prima mattinata e nel tardo pomeriggio. In caso di cancellazioni dei collegamenti aeroportuali, la società ha annunciato servizi sostitutivi con autobus tra Milano Cadorna e Malpensa Aeroporto e tra Stabio e lo scalo lombardo. Contestualmente, nel Lazio è atteso uno stop di quattro ore per addetti agli appalti ferroviari di Elior Divisione Itinere/Polaris, mentre a Rimini la protesta dalle 9 alle 17 del personale dell’Officina Manutenzione Ciclica di Trenitalia potrebbe ridurre la circolazione dei dei treni. Venerdì 6 febbraio è stata indetta una mobilitazione nazionale nell’ambito marittimo e portuale, proclamata dal sindacato Usb Lavoro Privato. Nella stessa giornata, sul tronco autostradale di Milano è prevista un’agitazione territoriale di otto ore per ciascun turno lavorativo. Le agitazioni interesseranno il trasporto pubblico locale in Abruzzo con uno stop totale del servizio di Tua, uno sciopero nell’area di Lanciano e anche a Teramo i mezzi urbani resteranno fermi per l’intera giornata. A Bari i lavoratori dell’Amtab interromperanno il servizio dalle 8.30 alle 12.30 per lo sciopero indetto dalla Uilt-Uil. Una nuova sequenza di disagi si profila l’11 febbraio con lo sciopero di 24 ore dei dipendenti del Comune di Como. Il 13 febbraio saranno invece coinvolte città come Bolzano, Termoli e Udine, dove i mezzi urbani si fermeranno dalle 15 a mezzanotte. Lunedì 16 febbraio è invece bollato come giornata critica per il trasporto aereo. I lavoratori di Ita Airways e gli assistenti di volo di Vueling incroceranno le braccia per l’intera giornata, con ulteriori proteste indette da Ost Cub Trasporti per il personale di terra di Airport Handling e Alha, due società che operano negli aeroporti di Linate e Malpensa. Nonostante lo stop, rimangono garantiti i voli internazionali, le partenze dalle 7 alle 10 e dalle 18 alle 21 e i collegamenti con le isole. La protesta nel comparto ferroviario proseguirà verso la fine del mese: dalle 21 di venerdì 27 febbraio fino alle 20.59 di sabato 28, il personale di macchina e di bordo delle Ferrovie dello Stato Italiane sciopererà per 24 ore, con possibili ripercussioni su treni regionali, Frecce e Intercity, e fasce di garanzia incerte. Nel frattempo, in Puglia, i lavoratori di Ferrovie Sud Est e servizi automobilistici sciopereranno dalle 19.30 alle 23.30 in rappresentanza di diversi sindacati di settore. L'articolo Raffica di scioperi nei trasporti a febbraio: a rischio treni, bus e voli. Ecco quando proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Cosa imparare dallo sciopero dei medici francesi che ha fermato chi voleva smantellare la sanità
Per la prima volta nella storia, tutti i sindacati dei medici francesi – dai chirurghi, agli anestesisti, dai ginecologi, ai medici di famiglia – hanno indetto uno sciopero nazionale dal 5 al 15 gennaio 2026. L’obiettivo era di bloccare il progetto di legge di finanziamento della Sécurité Sociale (PLFSS) 2026, che, secondo i professionisti, minacciava di smantellare 80 anni di medicina convenzionale e di rendere inaccessibili le cure per le fasce più deboli della popolazione. Al centro della vertenza, una serie di provvedimenti governativi che i medici accusavano di essere “calati dall’alto”, senza un reale confronto, trasformando la sanità in una “medicina amministrata” dove la burocrazia prevale sulla relazione con il paziente. Il punto, poi, il più emblematico, è la possibilità concessa allo Stato di intervenire direttamente su tariffe e rimborsi senza passare dalla contrattazione con le parti sociali, svuotando di fatto il ruolo sindacale. Il governo francese, a seguito dello sciopero, ha fatto marcia indietro. Ma, a detta di chi in Francia vive, è consuetudine del governo in carica far calmare gli animi e poi procedere con l’approvazione di riforme anche importanti appena cade il silenzio mediatico e senza passare dal Parlamento. In tutta Europa ci sono chiaramente tensioni tra le necessità reali delle persone ed i vincoli di bilancio; del resto non poteva essere che così considerando i miliardi di spesa approvati per il piano di riarmo europeo che viene realizzato anche a costo di fare macelleria sociale. Le vicende francesi non si discostano molto da quelle italiane. Le politiche pubbliche, da molti anni, puntano a ridurre la spesa in sanità, bloccando investimenti, assunzioni di nuovo personale medico e sanitario e stabilendo dei tetti di spesa per le prescrizioni farmaceutiche. Emblematico l’esempio della Regione Lazio che sta multando i medici di famiglia, con importi pesantissimi, anche 20.000/30.000 euro a testa se considerati iperprescrittori. Peccato che l’iperprescrizione sia riferita semplicemente ad una media matematica che non tiene conto delle esigenze cliniche del paziente. Va da sé che quanti più medici si avvicinano alla media, tanto più l’asticella si abbassa, e diventa sempre più difficile ottemperare al diktat economico facendo salva la risposta, appropriata, alle condizioni cliniche del paziente e viceversa. Altro argomento scottante di sanità negata: le liste d’attesa per l’effettuazione di esami diagnostici e visite specialistiche. Ci sarebbe da scrivere un libro per parlare dei vari escamotage contabili ed informatici escogitati dalle amministrazioni regionali per certificare che sono perfettamente in linea con quanto previsto dal Piano Nazionale. La verità è tutt’altra, testimoniata da chi, come me, vede sempre più pazienti pagare di tasca propria accertamenti diagnostici importanti, lì dove prenotare una risonanza magnetica cerebrale o una tac al cuore diventa un miraggio. Certo, parliamo sempre di chi ha la disponibilità economica per farlo: gli altri che si arrangino! La cosa triste è che anche i malati oncologici non fanno eccezione. In questo paese ormai c’è una disparità certificata di accesso alle cure, a causa di un riparto iniquo delle risorse per la sanità a livello regionale, circostanza aggravata dalla riforma del titolo V della Costituzione che targhettizza una popolazione di serie A e una di serie B, a volte anche C, di fronte al diritto alla salute. Il personale sanitario, sempre in carenza di organico, impiegato nel Servizio Sanitario Nazionale è costretto a turni massacranti, è retribuito poco, fa straordinari non pagati: sono circa 20 milioni le ore di straordinario non retribuito che i medici dirigenti hanno regalato allo Stato. I medici di famiglia addirittura ci rimettono di tasca loro per aver risposto prima di tutto alla propria coscienza, poi al codice deontologico e in subordine al criterio economico che mai e poi mai può essere preminente rispetto ad diritto incomprimibile come quello alla salute. E non lo dico io ma una sentenza della Corte Costituzionale. Ma questo per i nostri politici e burocrati non basta: allora non ci meravigliamo se sempre meno giovani scelgono di diventare medici di famiglia e ci sono ad oggi 2 milioni di cittadini senza medico che potrebbero diventare 5 nei prossimi due anni. Basterebbero tutte queste considerazioni per scendere in piazza e scioperare con i cittadini al nostro fianco. Perché difendere il Servizio Pubblico significa anche difendere chi vi lavora. E che dire dei sindacati in Italia? Il panorama sindacale è molto frammentato perché c’è un’incapacità di fondo a valorizzare l’obbiettivo comune che dovrebbe essere la difesa e la dignità del lavoro, piuttosto che dare peso alle divergenze e ai singoli interessi, come testimoniano i vari tentativi, fallimentari, di mettere in piedi un’intersindacale degna di questo nome. I sindacati medici in Italia sono refrattari allo sciopero. L’unico sindacato che ha proclamato sciopero dopo 30 anni è stato quello dei Medici Italiani nel 2022 per protestare sulle condizioni lavorative dopo la pandemia. E comunque mai sarebbe permesso come in Francia scioperare 10 giorni di seguito. In Italia abbiamo un codice di regolamentazione dello sciopero medico molto rigido. Del resto si sa, il popolo francese è quello della Rivoluzione e della presa della Bastiglia, noi siamo un popolo di Gattopardi. Ma siamo anche il popolo della “Liberazione”. Ebbene, è giunta l’ora di liberarci dalle politiche neoliberiste e dai partiti che le sostengono. Politiche che minano il benessere dei popoli, che mettono in discussione i diritti sociali e civili acquisiti al costo di due guerre mondiali e milioni di morti. Vogliamo riportare le lancette dell’orologio indietro nel tempo e nella storia? L'articolo Cosa imparare dallo sciopero dei medici francesi che ha fermato chi voleva smantellare la sanità proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Scioperi, i giudici bocciano (ancora) Salvini sulla precettazione: non adeguatamene motivata. Accolto ricorso Cgil e Uil
Il provvedimento con il quale il ministero dei Trasporti di Matteo Salvini ha imposto la precettazione e la riduzione a quattro ore dello sciopero nazionale di tutti i servizi pubblici e privati indetto per il 17 novembre 2023, “non appare congruamente motivato ed è stato adottato, nella specie, in carenza del fondamentale presupposto che soltanto lo può giustificare”, ovvero “senza la previa segnalazione” da parte della Commissione di Garanzia Sciopero nei Servizi Pubblici Essenziali. Così il Tar del Lazio in una sentenza con la quale ha accolto la domanda di accertamento dell’illegittimità proposta da Cgil e Uil. Si tratta dell’ennesima bocciatura per provvedimenti di questo genere emanati dal ministero di Salvini, che non a caso ha appena esaltato la Cina: “Lì non hanno sindacati, Tar e Corte dei Conti”. Con buona pace del ministro, la nuova sentenza fissa invece un principio destinato a pesare sui futuri confronti sindacali: la precettazione non può essere usata in modo automatico, ma richiede sempre una motivazione solida e circostanziata. l Tar del Lazio ha respinto l’impostazione difensiva del ministero, che aveva sostenuto l’inammissibilità del ricorso perché l’ordinanza di precettazione aveva già prodotto tutti i suoi effetti. Pur prendendo atto di questo profilo formale, i giudici hanno ritenuto comunque fondata la richiesta di accertare l’illegittimità del provvedimento. Nel merito, il Tribunale ha chiarito che l’ordinanza con cui il Mit aveva ridotto drasticamente la durata dello sciopero non indicava in modo adeguato i presupposti che la legge richiede per un intervento diretto del ministro. In particolare, è stata accolta la censura relativa alla mancanza, nell’atto impugnato, di quei requisiti di “necessità e urgenza” che devono sorreggere l’esercizio del potere di precettazione quando non vi sia una segnalazione preventiva della Commissione di garanzia. La normativa sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali stabilisce infatti che il governo possa intervenire “su segnalazione della Commissione di garanzia ovvero, nei casi di necessità e urgenza”. Nel caso dello sciopero generale del novembre 2023, la Commissione si era limitata a rivolgere un invito formale ai sindacati a rimodulare l’astensione, senza però sollecitare il ministero all’adozione di una precettazione. Secondo il Tar, proprio l’assenza di quella segnalazione rendeva indispensabile una motivazione rafforzata da parte del Mit. Senza l’iniziativa della Commissione, l’ordinanza avrebbe dovuto spiegare in modo puntuale quali fatti nuovi e imminenti, eventualmente emersi a ridosso dello sciopero, giustificassero l’intervento diretto del ministro. Una spiegazione che, per i giudici, non è stata fornita. Il provvedimento è stato quindi giudicato “non congruamente motivato” e il ricorso è stato accolto, con la conseguente condanna del ministero al pagamento delle spese. L'articolo Scioperi, i giudici bocciano (ancora) Salvini sulla precettazione: non adeguatamene motivata. Accolto ricorso Cgil e Uil proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Turni di 17 ore senza riposi e pause pranzo al freddo”: lo sciopero dei ferrovieri di Captrain Italia
Turni fino a 17 ore consecutive senza riposi, pause pranzo al freddo sui convogli in sosta, sanzioni disciplinari severe per chi – complici i turni estenuanti – non risponde al telefono durante le ore di “disponibilità”. Lo denunciano i lavoratori di Captrain Italia, controllata del gruppo Sncf (Ferrovie francesi) e tra le major a livello europeo nel trasporto merci su ferro. Per oggi e domani Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato uno sciopero per denunciare “i comportamenti antisindacali e prevaricatori messi in atto dalla nuova dirigenza”, accusata di promuovere “una gestione unilaterale che calpesta i diritti fondamentali sanciti dal contratto collettivo nazionale di lavoro e dalle normative in materia di sicurezza”. I SINDACATI: “A RISCHIO LA SICUREZZA FERROVIARIA” Captrain Italia ha la sede legale ad Assago (Milano), ma ha terminal a Torino, Alessandria, Domodossola, Genova, Trieste, Ventimiglia, Modena, Verona, Pescara, Modane e Treviso. Il casus belli è una “disposizione organizzativa” emanata ad agosto, che ha dimezzato il compenso per gli spostamenti “in vettura o altro mezzo autorizzato” e ha introdotto la “disponibilità”, ovvero una reperibilità dalle 5 del mattino alle 23. “Sulla rete ferroviaria abbiamo persone in servizio che magari non dormono da 24 ore per il cumulo di turni programmati e disponibilità: questo è intollerabile e compromette gravemente la sicurezza ferroviaria”, dichiara Giuseppe Santomauro, segretario della Filt Cgil Torino e Piemonte. COME SI È ARRIVATI A QUESTA SITUAZIONE: IL CONTRATTO Gran parte degli operatori privati del trasporto merci infatti applica il contratto collettivo della logistica, lo stesso degli autotrasportatori. Fino all’ultimo rinnovo, siglato a dicembre 2024, l’accordo non menzionava le ferrovie, ma si occupava esclusivamente del trasporto su gomma. Nel nuovo testo invece sindacati e sigle datoriali hanno deciso di equiparare macchinisti e “polifunzionali” (chi per esempio compila i documenti di viaggio) al personale non viaggiante della logistica, almeno per quanto riguarda turni e riposi. L’obiettivo, almeno sulla carta, era scongiurare turni oltre le 9 ore di giorno e le 8 ore di notte. LA DECISIONE “UNILATERALE” DI CAPTRAIN ITALIA “Captrain però ha deciso unilateralmente di considerare i ferrovieri personale viaggiante, in sostanza equiparandoli all’autista di un autoarticolato. Ma i camionisti guidano 4 ore e mezza, si fermano, poi ripartono. Nell’arco di 30 ore si fermano molte volte. I ferrovieri non si fermano. Inoltre, le ore in cui i macchinisti non guidano non vengono considerate nel computo del monte ore. Così si arriva facilmente a un impegno da 16 o 17 ore. Si consideri che i macchinisti di Trenitalia lavorano 8 ore e mezza comprese le soste, quasi la metà rispetto agli omologhi di Captrain”, spiega il sindacalista. LE DENUNCE A SPRESAL E ISPETTORATO DEL LAVORO” Se si aggiunge poi che gli spostamenti fino a quattro ore vengono computati solo al 50% – cioè, per esempio, su quattro ore di viaggio, solo due sono considerate ore di lavoro – si capisce che il concetto di “turno” di fatto si dilata. “Magari stai 15 ore fuori casa, ma per l’azienda non hai fatto nemmeno 8 ore”, ragiona un lavoratore del polo di Torino. I sindacati hanno depositato diverse denunce allo Spresal e all’Ispettorato del Lavoro. “Se sulla linea ci sono persone che hanno iniziato a lavorare 17 ore prima, questo non solo viola i diritti dei lavoratori, ma comporta anche un problema di sicurezza ferroviaria. È come una persona che si addormenta al volante”, commenta Santomauro. L’azienda, in alcune email mandate alle rappresentanze sindacali, ha liquidato le rimostranze come “iniziative coordinate e intenzionali finalizzate a ostacolarne l’attività e a provocare un danno sul piano organizzativo e produttivo”. Inoltre chi non ha risposto alle chiamate nel turno di disponibilità, magari perché reduce da un turno ordinario, è stato colpito da sanzioni disciplinari severe come la sospensione dal lavoro e dallo stipendio per sei giorni. L’AZIENDA GIÀ NEL MIRINO DELLA COMMISSIONE SCIOPERI L’azienda del resto è già finita nel mirino della Commissione di garanzia per gli scioperi, perché avrebbe etichettato come “servizi minimi da garantire”, perciò soggetti a precettazione in caso di sciopero, anche dei trasporti che non ne avevano le caratteristiche, come per esempio carichi di argilla. “Non siamo più disposti ad accettare un modello aziendale basato sull’arbitrio e sul disprezzo delle regole – si legge nel comunicato firmato dalle sigle di categoria di Cgil, Cisl e Uil – È tempo di ripristinare la dignità del lavoro e relazioni industriali corrette. La nostra mobilitazione non si fermerà finché non sarà garantito il rispetto del contratto, della salute e della vita delle lavoratrici e dei lavoratori, nonché della sicurezza ferroviaria”. L'articolo “Turni di 17 ore senza riposi e pause pranzo al freddo”: lo sciopero dei ferrovieri di Captrain Italia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Lasciati a casa con un messaggio Whatsapp per aver scioperato. Nuova protesta alla Brt di Pisa per i dipendenti interinali non confermati
“Contratto non rinnovato”. Il messaggio Whatsapp è arrivato il 31 dicembre alla stragrande maggioranza dei lavoratori interinali del magazzino AFS-BRT di Madonna dell’Acqua, in provincia di Pisa. I dipendenti coinvolti, che avevano partecipato allo sciopero del 18 novembre, hanno ricevuto la comunicazione che quello sarebbe stato il loro ultimo giorno di contratto. Al loro posto, l’azienda ha inserito nuovi lavoratori interinali per svolgere le stesse identiche mansioni. Proprio per questo, la mattina dell’8 gennaio, è ripartita la mobilitazione con uno sciopero di un’ora e un presidio davanti ai cancelli della struttura. “Nonostante gli impegni presi dall’azienda, i lavoratori interinali che hanno partecipato allo sciopero del 18 novembre non hanno ottenuto il rinnovo del contratto oltre il 31 dicembre. Al loro posto sono stati inseriti nuovi lavoratori interinali, utilizzati per svolgere le stesse identiche mansioni”, denuncia il sindacato Multi in una nota. A mobilitarsi, in solidarietà dei lavoratori esclusi, sono stati anche i loro colleghi. Per Diritti in Comune si tratta di una “decisione che colpisce volutamente chi, nelle scorse settimane, si era mobilitato per difendere i propri diritti e pretendere condizioni di lavoro dignitose”. Il gruppo politico definisce l’episodio “gravissimo” e parla apertamente di “vera e propria ritorsione nei confronti di chi ha denunciato una forma di sfruttamento e si è organizzato attraverso la lotta sindacale”. La vicenda si inserisce nel quadro della lunga mobilitazione iniziata a novembre, quando otto giorni di sciopero avevano portato a un accordo con l’intermediazione del sindaco di San Giuliano Terme, Matteo Cecchelli. Ma la protesta non riguarda solo i contratti. Il sindacato Multi denuncia anche che “l’azienda continua a non rispettare gli accordi anche in relazione al premio di produzione e il premio natalizio, premi che devono essere riconosciuti a tutti i lavoratori, con calcolo basato sulle ore effettivamente lavorate, senza discriminazioni”. Questioni che erano già state al centro della vertenza di novembre e che, secondo i lavoratori, rimangono irrisolte. Il sistema che viene denunciato ha radici profonde: “Da oltre un anno l’agenzia di somministrazione Universo fornisce manodopera ad AFS, appaltatrice di BRT per il servizio di picking, attraverso contratti a termine della durata di un solo mese, rinnovati sistematicamente”, spiega Diritti in Comune. Un meccanismo che produce “precarietà e ricattabilità, finalizzato a risparmiare sul costo del lavoro e a garantire stipendi bassissimi, tra i 450 e i 600 euro al mese”. Secondo la testata locale QuiNewsPisa.it l’azienda respingerebbe le accuse e non riconosce il sindacato Multi come rappresentativo. Ma per i lavoratori e i loro sostenitori, il problema va oltre il riconoscimento sindacale. C’è una questione di fondo che riguarda l’applicazione del Piano Galileo, il piano aziendale di rilancio che BRT aveva promesso dopo essere stata “per anni sotto amministrazione giudiziaria per caporalato e frode”. Il piano prevedeva di “stabilizzare i dipendenti e risanare gli appalti”, ma non verrebbe applicato equamente in tutti gli stabilimenti. Le richieste formulate sono chiare: “Rinnovo e tutela dei contratti interinali; rispetto degli accordi su premi e indennità; applicazione del Piano Galileo anche a Madonna dell’Acqua; continuità occupazionale e dignità del lavoro”. Secondo Diritti in Comune. “L’attacco diretto contro i lavoratori interinali che hanno protestato lancia un messaggio gravissimo, che va respinto con forza: chi si organizza sindacalmente deve essere marginalizzato ed espulso dallo stabilimento”. L'articolo Lasciati a casa con un messaggio Whatsapp per aver scioperato. Nuova protesta alla Brt di Pisa per i dipendenti interinali non confermati proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Proteste in Iran, un medico al Time: “217 vittime registrate in sei ospedali”. Continua il blocco di Internet
Quattordici giorni di proteste, e decine di morti. L’agenzia Hrana fino a poche ore fa ne segnalava “almeno 65”, ma alla rivista Time un medico di Teheran, in condizione di anonimato, ha dichiarato che in sei ospedali della capitale sono state registrate 217 vittime tra i manifestanti, “la maggior parte a causa di proiettili veri”. Secondo questa versione, la maggior parte delle vittime erano giovani, alcuni dei quali uccisi fuori da una stazione di polizia nel nord di Teheran, dove le forze di sicurezza hanno sparato con le mitragliatrici. Alla Bbc, un medico e un assistente sociale di due ospedali hanno dichiarato che le loro strutture sono “sopraffatte” dall’arrivo di decine di feriti. Utilizzando la rete Starlink i sanitari hanno raccontato che il principale centro oculistico di Teheran è entrato in modalità di crisi e i servizi di emergenza sono sovraccarichi. Queste informazioni non sono verificabili in modo indipendente, il sito Netblocks conferma che il blocco di internet in Iran è ormai attivo da 36 ore. Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià di Persia, ha sollecitato anche stamattina i dissidenti a mettere in atto uno sciopero generale: “Sono certo che, rendendo la nostra presenza in piazza più concentrata e, allo stesso tempo, interrompendo i canali finanziari, rovesceremo completamente la Repubblica Islamica e il suo logoro e fragile meccanismo di repressione”. A rilanciare questo suggerimento è stata la tv pubblica israeliana Kan. “Chiedo a tutti voi di scendere in piazza oggi e domani dalle 18 con bandiere, immagini e simboli nazionali e di occupare gli spazi pubblici. Il nostro obiettivo non è più solo scendere in piazza, ma prepararci a occupare e difendere i centri cittadini”. Pahlavi ha chiesto di prepararsi a rimanere in piazza a lungo e di fare scorta di provviste. Il regime sciita usa il pugno di ferro, nonostante il governo avvia chiesto “moderazione” verso i manifestanti pacifici, che si sono saldati tra le istanze degli studenti e quelle dei commercianti. Indicativa la partecipazione ai cortei e agli scioperi dei bottegai del Gran Bazar di Teheran, per tradizione poco inclini alle proteste pubbliche. L’agenzia Hrana rimarca che alla base di questa esplosione di malcontento contro l’ayatollah Khamenei c’è stato il crollo del rial con evidenti difficoltà economiche per l’acquisto di beni di prima necessità. La mossa del regime di promettere 7 dollari al mese per ogni capofamiglia non sembra stia dando i frutti sperati, dato che le proteste e i raduni, anche notturni, proseguono. Chi crede che la dittatura religiosa sia giunta al termine è proprio Pahlavi, che nel suo messaggio ha annunciato che sta “preparando il ritorno nella mia patria” in un giorno “molto vicino”. L'articolo Proteste in Iran, un medico al Time: “217 vittime registrate in sei ospedali”. Continua il blocco di Internet proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sciopero Trenord il 10 e 12 gennaio: orari, fasce garantite e motivazioni
A seguito dell’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, ucciso lunedì a coltellate nel parcheggio della stazione di Bologna, diversi sindacati dei lavoratori dei trasporti hanno proclamato sciopero. Ma non si tratta dell’unica mobilitazione in questi giorni. Trenord infatti sarà interessata da due giornate di agitazione. Lo sciopero per l’assassinio di Ambrosio scatterà alle ore 21 di oggi, venerdì 9 gennaio, fino alle 21 di domani 10 gennaio: è stato proclamato dai sindacati CUB Trasporti e SGB ed è a livello nazionale, potrebbe generare ripercussioni sulla normale circolazione della linea ferroviaria non solo lombarda. Sono garantiti i treni con partenza prevista – sempre da far riferimento da orario ufficiale – entro le 21 di oggi e con arrivo previsto non oltre le 22. Fasce di garanzie invece previste il 10: dalle ore 6 alle ore 9 e dalle ore 18 alle ore 21. In questi orari, assicurati i treni presenti nella lista – consultabile online – dei “Servizi Minimi Garantiti”. Per il trasporto aeroportuale, bus sostitutivi e senza fermate intermedie tra Milano Cadorna (partenza via Paleocapa 1) e Malpensa Aeroporto – per il Malpensa Express – e tra Stabio e Malpensa Aeroporto per la S50 con la stessa tratta. Per quanto riguarda lunedì 12 gennaio, lo sciopero avrà inizio alle ore 03 e terminerà alle ore 02 di martedì 13. La mobilitazione è stata proclamata dal sindacato ORSA e avrà probabili ripercussioni sui servizi regionali, suburbani, aeroportuale e lunga percorrenza di Trenord. Le fasce di garanzia sono le stesse dello sciopero del 10, con o treni dei servizi minimi assicurati dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21. Anche il trasporto aeroportuale seguirà la stessa organizzazione, ovvero Milano Cadorna-Malpensa Aeroporto partendo da via Paleocapa 1 e Stabio-Malpensa Aeroporto a sostituire la S50. In entrambi i casi, non vi saranno anche qui fermate intermedie. Trenord invita i passeggeri a controllare gli aggiornamenti in tempo reale sul sito e sull’app specifica, e a prestare attenzione agli annunci sonori e ai tabelloni in stazione. Ad ogni modo, l’impatto dello sciopero dipende – come sempre – dall’adesione del personale alle mobilitazioni. L'articolo Sciopero Trenord il 10 e 12 gennaio: orari, fasce garantite e motivazioni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Omicidio del capotreno a Bologna, la Uil Emilia-Romagna: “Situazione insostenibile, domani 8 ore di sciopero”
Alessandro Ambrosio, il capotreno 34enne ucciso a coltellate ieri sera nel parcheggio del piazzale ovest della stazione di Bologna “si trovava in un luogo il cui accesso è strettamente riservato ai dipendenti Trenitalia, una di quelle zone lavorative da considerarsi protette, e pertanto non possiamo esimerci dalla proclamazione di 8 ore di sciopero regionale unitario del settore, in via di definizione, per la giornata del 7 gennaio richiamando il principio della sicurezza e incolumità su tutti i luoghi di lavoro”. Così, in una nota, la Uil e Uiltrasporti Emilia-Romagna che “si stringono al dolore della famiglia”. A giudizio del sindacato nella zona della stazione di Bologna “la situazione è divenuta ormai insostenibile, sia per chi presta il proprio servizio nell’area, sia per i viaggiatori e turisti in arrivo e in partenza dalla nostra città. Non intendiamo stare a guardare il rimpallo di responsabilità e la querelle politica tra governo nazionale e governo cittadino, che potrebbero generarsi a seguito di questo tragico avvenimento, chiediamo invece con forza che Governo e Comune di Bologna si attivino con tutti i mezzi e le risorse necessari per riportare sicurezza e vivibilità all’interno e all’esterno della stazione e di tutti gli scali ferroviari”. In particolare, chiosa la nota della Uil, “la politica tutta deve unirsi sul tema della sicurezza, sensibilizzando tutta la cittadinanza e promuovendo iniziative comuni che vedano la partecipazione di tutta la collettività”. L'articolo Omicidio del capotreno a Bologna, la Uil Emilia-Romagna: “Situazione insostenibile, domani 8 ore di sciopero” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sciopero del personale al Marriot Park Hotel di Roma: stipendi e tredicesima in ritardo
Un prezzo medio di oltre 100 euro a notte, ma il personale non riceve lo stipendio. Ecco perché le lavoratrici e i lavoratori del Rome Marriot Park Hotel hanno indetto uno sciopero: la mobilitazione è cominciata nel primo mattino di venerdì 19 dicembre per chiedere il pagamento immediato degli stipendi, il rispetto dei contratti lavorativi e l’apertura di un confronto sindacale. Da diversi mesi, lo staff dell’hotel riceve gli stipendi in ritardo e sono anche mancati i pagamenti delle mensilità aggiuntive: come il ritardo nel pagamento della quattordicesima, avvenuto solo a settembre inoltrato. Hotel Revolution, la società che gestisce la struttura, nella serata di giovedì 18 dicembre ha mandato un comunicato al personale del Marriot per avvisarli che il pagamento della tredicesima fosse slittato da dicembre a gennaio: una decisione che viola la legge e il contratto di lavoro. In che modo l’azienda ha giustificato il ritardo? Con le “esigenze di cash flow“, una formulazione vaga che scarica le difficoltà gestionali sul personale. Non si tratta di un caso isolato, secondo i sindacati: “È l’ennesima dimostrazione di una condizione strutturale che colpisce i lavoratori del turismo a Roma: grandi catene alberghiere e marchi internazionali continuano a produrre profitti, mentre chi garantisce ogni giorno il funzionamento delle strutture non riceve nemmeno lo stipendio nei tempi dovuti”. Mentre il personale sciopera, l’account Facebook dell’hotel pubblica la foto di una ricca colazione con cornetto, muffin, muesli e spremuta d’arancia. “Luce del mattino, profumo di dolcezza e un momento che sa di calma. Al Rome Marriott Park Hotel, la giornata inizia con gusto e armonia”. L'articolo Sciopero del personale al Marriot Park Hotel di Roma: stipendi e tredicesima in ritardo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Telesud, l’Assostampa denuncia: “Nessun redattore può accedere al sito, disabilitati tutti gli accessi”
La vicenda che riguarda i dipendenti di Telesud – televisione di Valerio Antonini, presidente del Trapani Calcio e Trapani Shark – assume contorni sempre più preoccupanti sul piano dei diritti e della libertà di stampa. Nei giorni scorsi i giornalisti avevano annunciato lo sciopero per lunedì 15 dicembre perché in attesa di due mensilità e della tredicesima del 2024. Adesso nessun redattore – eccetto uno, che però non è il fiduciario eletto dall’assemblea di redazione – può accedere al gestionale del sito per pubblicare gli articoli. Accesso negato a tutti. A denunciare il fatto è l’Assostampa con una nota ufficiale: “Ancora un comportamento antisindacale dei vertici dell’azienda editoriale Telesud. Nonostante ieri il fiduciario di redazione abbia richiesto la pubblicazione della nota sindacale con la quale l’assemblea di redazione comunicava l’intenzione di confermare lo sciopero proclamato per oggi, l’azienda non ha ottemperato”. Si tratta – scrive l’Assostampa – del secondo atto dopo la cancellazione avvenuta sabato del video del TG con la lettura del comunicato sindacale che annunciava lo sciopero. “Oggi la segreteria di Assostampa Trapani ha ribadito la richiesta sia al direttore generale sia al direttore responsabile della testata giornalistica”. Il direttore responsabile Nicola Baldarotta ha perciò comunicato, per Pec all’azienda e al sindacato, che lo ha inutilmente richiesto, “ciò anche in funzione del fatto che, in data 13/12/2025 e fino a questo momento, è stato disabilitato l’accesso al sito al sottoscritto e ai componenti della redazione (ad eccezione del collega Luigi Todaro che non è il fiduciario eletto dall’assemblea di redazione)”. Baldarotta inoltre ha sottolineato che “dalla data del 13 dicembre mi viene impedito di svolgere le mie funzioni, per le quali rispondo anche in sede civile e penale”. Sempre secondo quanto riportato dall’Assostampa, emergono inoltre altre inadempienze da parte dell’editore nei confronti di una giornalista, assente per malattia, a cui non viene corrisposta la mensilità che gli spetta. Una situazione di grande incertezza quindi, con i giornalisti che dopo un incontro di redazione, hanno comunicato di essere in ferie dal 16 al 31 dicembre. “Una scelta presa per rasserenare gli animi e in attesa di ulteriori comunicazioni da parte dei vertici dell’azienda”. Intanto a tre di loro è già stato annunciato che non sarà rinnovato il contratto a tempo determinato in scadenza a fine mese. L'articolo Telesud, l’Assostampa denuncia: “Nessun redattore può accedere al sito, disabilitati tutti gli accessi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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