“Se agli Stati fosse riconosciuto il diritto alla guerra preventiva, secondo
criteri propri e senza un quadro legale sovranazionale, il mondo intero
rischierebbe di trovarsi in fiamme”. Parola di Pietro Parolin, segretario di
Stato vaticano, che in un’intervista ai media vaticani ha commentato il
conflitto in atto in Medio Oriente. Il cardinale ha denunciato che nel mondo
odierno “alla giustizia è subentrata la forza, alla forza del diritto si è
sostituito il diritto della forza, con la convinzione che la pace possa nascere
solo dopo che il nemico è stato annientato”.
Parolin ha proseguito sostenendo che il popolo iraniano dev’essere libero di
poter esprimere le proprie idee, ma “ci si può chiedere se davvero si pensi che
la soluzione possa arrivare tramite il lancio di missili e bombe“. Il cardinale
ha continuato: “Auspico che cessi presto il rumore delle armi e si torni al
negoziato. Non si deve svuotare il senso dei negoziati: è fondamentale concedere
il tempo necessario affinché esse possano giungere a risultati concreti,
operando con pazienza e determinazione“.
Parolin non ha usato poi mezzi termini per attaccare e criticare il
doppiopesismo della comunità internazionale: “È ancora più grave, sotto certi
aspetti, l’invocare il diritto internazionale a seconda delle proprie
convenienze”. “Mi riferisco – ha aggiunto il segretario di Stato Vaticano – al
fatto che ci sono casi in cui la comunità internazionale si indigna e si
mobilita, e casi in cui invece non lo fa o lo fa molto più blandamente, dando
l’impressione che esistano violazioni del diritto da sanzionare e altre da
tollerare, vittime civili da deplorare e altre da considerare come danni
collaterali”.
Parolin ha sottolineato che “non ci sono morti di serie A e di serie B, né
persone che hanno più diritto di vivere di altre solo perché nate in un
continente piuttosto che in un altro o in un determinato Paese” e ha condannato,
a nome del Vaticano, ogni forma di coinvolgimento di civili, chiedendo che “sia
sempre tutelato il principio dell’inviolabilità della dignità umana e della
sacralità della vita”.
L'articolo “Iran? Col diritto alla guerra preventiva il mondo sarebbe in
fiamme”: Parolin contro il conflitto in Medio Oriente proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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Dopo i no di gran parte dei paesi europei, anche il Vaticano esprime
preoccupazione e perplessità sul Board of Peace di Trump. “Il Vaticano non
parteciperà” ha annunciato il cardinale Pietro Parolin. Il segretario di Stato
ha parlato al termine del bilaterale con il governo italiano a Palazzo Borromeo
per le celebrazioni dei Patti Lateranensi. Evento al quale ha partecipato anche
Giorgia Meloni, che invece ha sempre elogiato il progetto del presiedente Usa
per la ricostruzione di Gaza. Ben diversa l’opinione di Parolin. “Abbiamo preso
nota che l’Italia parteciperà come osservatore. Ci sono punti che lasciano un pò
perplessi – ha osservato Parolin – punti critici che avrebbero bisogno di
trovare delle spiegazioni”. Il segretario di Stato ha anche indicato qual è una
delle “criticità” che per il Vaticano andrebbero risolte, vale a dire il ruolo
delle Nazioni Unite nelle crisi internazionali: “Una preoccupazione – ha
spiegato infatti Parolin – è che a livello internazionale è soprattutto l’Onu
che gestisce queste crisi”.
Nel frattempo la rete globale Priests Against Genocide Usa, composta da 2200
sacerdoti provenienti da 58 Paesi, insieme a 22 vescovi e due cardinali, ha
inviato una lettera aperta alla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti
chiedendo ai leader cattolici del Paese di parlare con “chiarezza morale”
sull’organismo voluto dal Tycoon. “Il gruppo – si legge nella nota – avverte che
l’iniziativa rischia di emarginare le voci palestinesi e di legittimare
l’ingiustizia in corso nel contesto della crescente crisi umanitaria a Gaza”.
L’appello richiama le preoccupazioni espresse dal Cardinale Pierbattista
Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, che ha descritto il Board of Peace
come “un’iniziativa che sembra essere principalmente volta a proteggere gli
interessi delle grandi potenze, senza un reale riconoscimento del popolo
palestinese e dei suoi diritti”.
Una bocciatura secca arriva anche da Aoi, l’associazione che raccoglie decine di
organizzazioni umanitarie italiane. “Il nostro Paese deve tenersi lontano da un
organismo che concepisce la pace come una transazione, legittima la
concentrazione di potere, umilia le Nazioni Unite e mina i diritti fondamentali
della popolazione palestinese” scrive Aoi in una nota, dove le dichiarazioni
fatte del ministro Tajani in Aula vengono definite “avvilenti”. “La scelta di
diventare membro osservatore inoltre determina una frattura grave con quella che
sembra essere la linea dei principali paesi europei e della stessa Ue, viste le
recenti dichiarazioni della Commissaria Kallas”. La pace “non può essere messa
all’asta, trattata come una merce o affidata a strutture opache prive di
accountability. Serve un quadro multilaterale autentico, fondato sul diritto
internazionale, capace di garantire protezione dei civili, giustizia,
partecipazione e responsabilità condivisa. Solo così si potrà costruire una pace
stabile e duratura”
L'articolo Board of peace, anche il Vaticano critico: “Ci sono punti che
lasciano perplessi”. Aoi (ong italiane): “Da Tajani parole avvilenti” proviene
da Il Fatto Quotidiano.
“La Santa Sede eviti di aderire alla proposta di entrare a far parte del
cosiddetto Board of Peace di Donald Trump”. A lanciare questo appello al
Vaticano con una lettera aperta al cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato
di Sua Santità, è la rete “Preti contro il genocidio”. La missiva nasce da un
discernimento pastorale e spirituale maturato nell’ascolto del dolore delle
vittime, nella prossimità alle comunità colpite e nella convinzione che la
parola “pace” debba restare inseparabile da verità, giustizia e dignità umana.
I sacerdoti firmatari richiamano l’importanza di non indebolire i luoghi
riconosciuti del diritto internazionale e di custodire la libertà profetica
della Chiesa, perché essa resti credibile agli occhi di chi soffre. Nessun tono
polemico ma un invito fermo e deciso che chiama in causa inevitabilmente anche
il Papa: “Sappiamo bene che la sua risposta, riportata dai media circa la
valutazione dell’invito di Trump ad entrare nel cosiddetto Board of Peace, sia
stata dettata da prudenza diplomatica, ma al tempo stesso – cita la lettera
rivolta al cardinale veneto – le facciamo presente che tra la gente comune,
questa ‘valutazione’ crea sgomento e rischia di lasciar intendere che la Santa
Sede possa davvero aderire a tale proposta. Con franchezza evangelica chiediamo
che la Sede Apostolica prenda posizione e rifiuti apertamente l’invito ad
entrare nel Board of Peace. E proprio alla luce di questa misura evangelica,
vediamo alcuni rischi che ci paiono gravi”.
Di seguito la Rete elenca questi pericoli. Il primo: “La pace non può essere
decisa senza i diretti interessati. Ogni percorso che incida sul futuro di Gaza,
senza un coinvolgimento pieno e determinante delle popolazioni palestinesi,
rischia di diventare un progetto ‘su’ di loro, più che ‘con’ loro. Una pace non
partecipata difficilmente genererà dignità e riconciliazione; rischierà invece
di lasciare ferite più profonde”. Il secondo rischio: “La Santa Sede non
dovrebbe avallare cornici che indeboliscono i luoghi riconosciuti del diritto
internazionale. La tradizione diplomatica vaticana ha spesso richiamato il
valore del multilateralismo e della tutela dei civili. Un organismo percepito
come alternativo o sostitutivo dei meccanismi Onu potrebbe, anche
involontariamente, trasmettere l’idea che la forza e gli interessi prevalgano
sulle regole comuni e sulla protezione dei più fragili”.
I preti portano all’attenzione un altro aspetto: “La ricostruzione non è un
affare: è riparazione umana e morale. Qualsiasi piano che lasci spazio a logiche
di profitto, speculazione o controllo tecnocratico, senza priorità chiare per la
vita quotidiana della gente (case, scuole, ospedali, libertà, sicurezza,
lavoro), contraddice la grammatica evangelica della compassione e della
giustizia”. Da qui la richiesta di “sostenere canali trasparenti e inclusivi, in
collaborazione con organismi umanitari affidabili e con le Chiese locali, senza
che la Chiesa venga associata a logiche di potere o di interesse”.
L'articolo La rete “Preti contro il genocidio” scrive a Parolin: “La Santa Sede
eviti di aderire al Board of Peace per Gaza di Trump” proviene da Il Fatto
Quotidiano.