Rocco Papaleo si racconta a “Ciao Maschio” di Nunzia De Girolamo, nella puntata
in onda sabato alle 17.05 su Rai 1, e ricorda il momento in cui è entrato in
contatto con il mondo della tv: “Mi ricordo il giorno che è arrivata la
televisione, avrò avuto due o tre anni. Era come se fosse arrivato qualcosa di
straordinario: sono uscito di casa per andare ad avvisare una vicina con cui
avevo un grande rapporto. In fondo, ha cambiato davvero le nostre vite. Non
pensavo potesse diventare un lavoro. Ero vivace, sì, ma non immaginavo che
quella vivacità potesse trasformarsi in una professione”.
Spazio anche al rapporto con la madre, figura centrale nella sua crescita: “Era
una donna ansiosa, molto attenta. Se tardavo anche solo cinque minuti, partiva
una sorta di task force per cercarmi. Però non mi ha mai tarpato le ali, anzi:
era anche molto simpatica”.
E sempre con la madre l’attore e regista si è recato una volta a Lourdes: “Era
andata lì sanissima e si è rotta una gamba. Quando le dissi: ‘Ma Lourdes non
funziona?’, lei mi rispose con una battuta incredibile: ‘La Madonna mi ha dato
un tetto… Chissà cosa mi doveva succedere’. È la forza della fede”.
E ancora, sempre a proposito della figura dei genitori: “Sono stato un padre
debole, forse fin troppo accondiscendente. Oggi mio figlio è grande, abbiamo un
bellissimo rapporto, ma quando era piccolo probabilmente non ho detto tutti i
“no” che avrei dovuto”.
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per cercarmi. Era andata a Lourdes sanissima e si è rotta una gamba”: così Rocco
Papaleo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Si intitola “Il bene comune” il nuovo film di e con Rocco Papaleo, in uscita il
12 marzo al cinema. Scritto dall’attore e regista lucano insieme a Walter Lupo,
nel cast, tra gli altri, ci sono anche Vanessa Scalera, Claudia Pandolfi e
Teresa Saponangelo. Il film ruota attorno a una guida turistica e un’attrice di
“insuccesso” che accompagnano quattro detenute sul massiccio del Pollino, alla
ricerca del secolare Pino Loricato. Il cammino diventa un viaggio di
trasformazione, fatto di incontri e cambiamenti, scandito da una musica che
prende forma passo dopo passo, fino a diventare una voce collettiva capace di
tenere insieme corpi, emozioni e storie diverse.
“L’idea del film nasce in origine proprio quando sono venuto a conoscenza del
Pino Loricato, questo albero secolare che si trova soltanto nel Parco del
Pollino, tra Basilicata e Calabria. – ha spiegato Papaleo a FqMagazine – Da qui
l’idea della gita. Poi sono venute fuori altre cose, come le visite nelle
carceri che ho fatto, soprattutto nel carcere femminile di Rebibbia, dove ho
conosciuto delle detenute, una era veramente simpatica ma di un’umanità
strabordante. Quindi mi è venuta voglia di raccontare queste donne che stanno in
carcere, ognuno con le sue motivazioni, diciamo, anche con i suoi errori, e in
qualche modo ho avuto anche la possibilità di raccontare una redenzione“.
Il film si concentra anche sulla capacità di ascoltare: “Forse chi ascolta deve
avere un piccolo sforzo, sintonizzarsi sul narratore, perché abbiamo bisogno di
conoscerci, abbiamo bisogno di conoscere le storie degli altri, per confrontarle
con la nostra e in qualche maniera empatizzare. Si giudica con troppa facilità
soprattutto perché tutti hanno bisogno di sfogare la propria frustrazione, il
proprio malessere. Uno sfogo usato con cattiveria, diciamo per una specie di
rivalsa”.
Vanessa Scalera non ha dubbi: “Sono pochissimi i carceri illuminati, c’è quello
di Opera perché favorisce il reinserimento delle detenute. Però parlando di
esperienza vissuta da alcuni miei amici che lavorano in carcere, sono davvero
pochissimi i casi in cui si lavora seriamente per reinserire i detenuti nella
società dopo lo sconto della pena”.
A proposito della violenza sulle donne Claudia Pandolfi ha detto che è davvero
un peccato che “non venga considerata l’educazione sesso-affettiva nel nostro
Paese. Con le conseguenze che vediamo cambia il nome della vittima, ma la
modalità è sempre quella. Quindi siamo ancora molto indietro, anzi, siamo forse
regrediti, se possibile, ancora di più perché c ‘è questa specie di aggressività
che prende il sopravvento in tutte le sfere sociali e di comunicazione”.
Scalera ha aggiunto: “Ormai anche in tv è più interessante chi è aggressivo e
giudicante. È più interessante fare il pitbull che il chihuahua. Il pitbull per
un ragazzo può sembrare il modello imperante, basta accendere la tv“.
Rocco Papaleo ha concluso. “Il bene comune è stabilire un livello sotto il quale
nessuno essere umano può scendere”.
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bisogno di una educazione sentimentale e sessuale. Il modello imperante anche in
tv è il pitbull” proviene da Il Fatto Quotidiano.