“Con Re Carlo abbiamo parlato della nostra situazione oncologica. Mi ha detto
che dobbiamo avere sempre fiducia nella ricerca e nei medici”. A rivelarlo è
Carolyn Smith nel suo racconto a Verissimo. Ospite di Silvia Toffanin, la
coreografa e giudice di Ballando con le Stelle ha raccontato i dettagli di
questo incontro che per lei ha un valore personale preciso, legato sia alla
storia familiare sia alla lunga battaglia contro il tumore al seno: “Mia mamma
lavorava per la famiglia reale“, spiega Smith. “Ho conosciuto la Regina Madre,
la Regina Elisabetta, Lady Diana, la principessa Margaret, e finalmente anche Re
Carlo e la Regina Camilla“. Quindi ha svelato: “Sono rimasta ferma davanti alla
porta perché volevo parlare con la Regina e appena è arrivata le ho detto che
per essere lì avevo cancellato una seduta di chemioterapia“. È stata proprio
Camilla, racconta, a invitarla a rivolgersi al sovrano: “La Regina Camilla mi
disse: ‘Devi parlare con il Re’”. Da qui lo scambio: “Abbiamo parlato della
nostra situazione oncologica”, dice Smith, riportando il messaggio ricevuto:
fiducia nella ricerca e nei medici.
Quindi la coreografa ha fatto il punto della situazione sulla malattia, con cui
fa i conti da oltre dieci anni: “Mi sono stancata della situazione oncologica,
sono più di dieci anni di battaglia”. Il momento più critico è stato nel luglio
scorso, durante una vacanza, “quando ho rifatto la Tac e la Pet. Dopo gli esami,
ci hanno chiamati per dirci che si era riattivato in tre punti: uno l’abbiamo
risolto perché era solo un’infiammazione, l’altro era al solito posto e uno
nuovo si era attaccato alla costola”. Per tre mesi i medici della coreografa
hanno lavorato a un percorso di cure: “Ho dovuto fare trenta sedute di
radioterapia. Due al giorno: una la mattina e una il pomeriggio. Il primo giorno
è stato devastante perché ho avuto un attacco di panico“. Per affrontare il
percorso decide di trasferirsi: “Mi sono trasferita a Roma da sola. Volevo
proteggere Tino, perché se lui soffre, soffro anche io”. Il prossimo controllo è
fissato per il 6 febbraio: “Scoprirò se ne è valsa la pena”.
Nel corso dell’intervista Smith parla anche del modo in cui ha imparato a
convivere con la malattia: “Non sono sempre positiva”, chiarisce, “ma la vita è
troppo bella per guardare solo al dolore”. Infine affronta il tema della
maternità: “Ho voluto figli quando ero un po’ più grande, ma non sono mai
arrivati“. A darle una prospettiva diversa sono state le parole della nonna di
Tino: “Mi disse: ‘Stai educando tanti ragazzi in giro per il mondo con la danza.
Se i figli non arrivano vuol dire che Dio ha altri piani’”.
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L'articolo “Ho parlato con Re Carlo dei nostri tumori, per vederlo ho saltato la
chemio. Mia mamma lavorava per la Famiglia Reale: ho conosciuto anche Lady
Diana”: la rivelazione di Carolyn Smith a Verissimo proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Re Carlo III
“Mi pento di aver avuto contatti con Epstein”, sono le parole della principessa
di Norvegia, Mette Marit, davanti ai microfoni dell’emittente Nrk. Quella del
Regno Unito non è l’unica monarchia che si trova a fare i conti con il clamore
della torbida vicenda legata al pedofilo americano di Brooklyn. “Jeffrey Epstein
è responsabile per le sue azioni – ha dovuto chiarire davanti ai suoi sudditi
l’ultima vittima coronata dei file pubblicati negli Stati Uniti, aggiungendo –
Io sono responsabile per non aver verificato meglio il passato di Epstein e per
non aver compreso abbastanza in fretta che tipo di persona fosse”. “Mi dispiace
profondamente – ha poi concluso la ex borghese, che da anni combatte contro una
fibrosi polmonare molto grave – ho mostrato scarso giudizio e mi pento di aver
avuto contatti con Epstein. Qualcosa di imbarazzante”.
Chi si pente, chi nega, chi tace. Oltre tre milioni di documenti, foto e video
meticolosamente raccolti da Jeffrey Epstein durante la sua scalata sociale tra i
potenti della terra, lenti ma inesorabili stanno macchiando la reputazione di
politici, star e reali, senza fare distinzioni. La vittima più eccellente, per
ora, rimane sempre il fratello di re Carlo III, protagonista di foto
inequivocabili, privato di ogni titolo reale ed onorificenza guadagnata sul
campo per conto della corona, sfrattato dalla sua magione di 30 stanze e che,
nonostante tutto, non ha mai mostrato cenni di pentimento o compassione per le
vittime della tratta di ragazze di Epstein.
Virginia Giuffrè è stata la sua prima grande accusatrice, ma ora, lo stesso
avvocato della 41enne morta suicida nell’aprile del 2025, sarebbe pronto a
rappresentare in tribunale un’altra vittima di Andrea Mountbatten-Windsor e di
Epstein. Brad Edwards, dello studio legale Edwards Henderson, ha riferito alla
Bbc che, nel 2010, la sua nuova cliente “sarebbe stata spedita dal faccendiere
americano a casa dell’allora principe Andrea per passare la notte con lui”.
Questa accusa creerebbe un nuovo precedente, indicando infatti la presenza di
una ragazza, all’epoca ventenne, “pagata per fare sesso con il figlio della
regina Elisabetta II nella casa che fu della regina Madre: il Royal Lodge;
quella stessa casa che Andrea ha occupato per oltre vent’anni senza pagare
l’affitto. Stando a quanto dichiarato dalla nuova accusatrice, il giorno
successivo all’incontro le sarebbe anche stato offerto un tè a Buckingham Palace
con un tour privato delle stanze”.
Trincerato nel suo silenzio, oggi l’ex duca di York deve fare i conti anche con
il duro intervento del primo ministro britannico, Keir Starmer che, per la prima
volta, ha apertamente parlato della vicenda. “Andrea Mountbatten-Windsor
dovrebbe testimoniare davanti al congresso americano in merito ai suoi rapporti
con Epstein”. Membri democratici del comitato che si occupa della questione
avevano già mandato l’invito a partecipare ad un’udienza, ma il fratello di
Carlo III lo ha lasciato cadere nel silenzio.
Oggi, però, gli ultimi file pubblicati regalano quantità industriali di
contenuti compromettenti che rendono difficile credere alla versione dell’ex
principe: continui scambi epistolari tra i due, l’invio di foto delle sue due
figlie, le principesse Beatrice ed Eugenie, che all’epoca dell’incontro con
Virginia Giuffrè erano minorenni come lei, gli scatti mentre stava a quattro
zampe, chino su una ragazza stesa sul pavimento, le promesse di aprire le porte
dei palazzi reali a “Jeffrey” e a tutti gli ospiti che lui inviava a Londra ed
in Scozia. Tutto mentre Andrea svolgeva incarichi delicati per conto del governo
del Regno Unito, in qualità di inviato per il commercio, lo stesso che spediva
email ad Epstein per aprire “nuove opportunità commerciali in Afganistan”, o per
accettare l’invito ad incontrare politici vicini al faccendiere. La Metropolitan
Police di Londra è stata nuovamente invitata a riaprire il caso e ad indagare
sui traffici e sui rischi posti da Andrea per il paese e per la corona stessa.
E per la sua corrispondenza annega nel fango anche l’ex moglie di Andrea: Sarah
Ferguson, pronta da aprire le braccia ad Epstein, “amico, fratello” anche dopo
che questi aveva scontato la sua condanna in carcere nel 2008, per prostituzione
minorile. “Sposami”, gli scriveva adorante Fergie che a sua volta prometteva
tour privati a Buckingham Palace ed incontri con le sue due figlie mentre
riceveva bonifici ed inviti ad esporsi per lui. Era la fine del 2025, invece,
quando un’altra testa coronata europea aveva dovuto fare i conti con i suoi
trascorsi in compagnia di Epstein. La principessa Sofia di Svezia, prima di
sposare il principe Carl Philip, fratello dell’erede al trono, era una borghese
bella ed evidentemente ambiziosa al punto da accettare di incontrare il
faccendiere americano. “Sofia, aspirante attrice appena arrivata a New York”
scriveva di lei, ad Epstein, una donna d’affari di Stoccolma offrendogli un
incontro con la giovane che, però, ha sempre dichiarato di averlo incontrato
solo due volte e solo in luoghi pubblici. La Gran Bretagna per ora sta pagando
il prezzo più alto a questa vicenda, con l’arresto di Ghislaine Maxwell,
fidanzata e complice di Epstein, la cacciata dell’ex ambasciatore britannico a
Washington Lord Mendelson e lo scandalo che grazie all’ex principe Andrea sta
facendo tremare i muri di Buckingham Palace: chi sarà il prossimo a cadere?
L'articolo Si fa avanti un’altra vittima dell’ex principe Andrea: “Pagata per
fare sesso nella casa che fu della regina Madre, il Royal Lodge e portata a
Buckingham Palace” proviene da Il Fatto Quotidiano.
È un imbarazzo (e una vergogna) senza fine quello in cui l’ex principe Andrea ha
gettato la famiglia reale britannica offrendo al mondo uno sguardo sulla sua
parte peggiore. L’ultima posizione mostrata dal fratello minore di re Carlo III
è quella di un uomo chino, a quattro zampe, riverso davanti ad una donna
sdraiata. Due foto che nascondono il volto dell’ennesima vittima del traffico di
giovani perpetrato da Jeffrey Epstein che sono contenute negli ultimi files del
dossier legato all’uomo, amico dei potenti, morto suicida nel carcere di New
York nel 2019.
Questo è solo l’ultimo atto di una lunga vicenda partita con le denunce di
Virginia Giuffre, che per prima aveva chiamato in causa l’ex principe accusato
di aver avuto rapporti con lei tra Londra e New York. La partita giudiziaria si
era chiusa con un accordo extragiudiziale costato parecchie sterline alla regina
Elisabetta II, ma l’onda lunga delle accuse e delle evidenze contro Andrea
Mountbatten-Windsor sembra non avere mai fine. Nelle ultime immagini pubblicate
con il permesso del presidente americano Donald Trump, che ha autorizzato la
desecretazione dei files, ecco apparire un uomo, oggi destituito di ogni titolo
reale, che senza pudore si lasciò immortalare in situazioni e atteggiamenti di
dubbio gusto, dall’amico e sodale e senza mostrare alcun timore di finire nel
tritacarne nel quale la sua condotta lo ha poi gettato.
In cambio della partecipazione alle sue feste e della compagnia di giovani donne
sempre disponibili, Andrea aveva ripetutamente aperto le porte dei palazzi reali
a colui che amava frequentare i potenti della terra e che, dopo la sua morte, ha
lasciato una quantità immensa di materiale con il quale metterli tutti nei guai.
“Ha 26 anni, è russa, intelligente, bella, affidabile – scriveva Epstein
all’amico dalla testa coronata – e, sì, ha il tuo indirizzo email”. I giornali
americani sono ricchi di indiscrezioni che inchiodano il fratello del re che ha
sempre negato ogni coinvolgimento ed è stato ripetutamente invitato dai
democratici del congresso americano che si occupa della vicenda a volare in
America per dare la sua testimonianza.
Era il 2010 quando diversi scambi di email mostrano come il dialogo tra i due
fosse ampiamente attivo tanto che Andrea aveva invitato Epstein a Buckingham
Palace, luogo dove era possibile trovare “molta privacy”. Solo due anni prima il
faccendiere era stato condannato per “adescamento di minori” mentre Andrea non
ha mai smesso di frequentarlo. I quotidiani britannici dedicano intere pagine
all’ultimo atto del maxi caso che sta facendo tremare i palazzi del potere
perché in primo piano è finito anche l’ex ambasciatore inglese a Washington,
Lord Mendelson, uomo di fiducia del primo ministro Keir Starmer, richiamato a
Londra lo scorso anno, dopo la pubblicazione delle foto che lo avevano
immortalato al cospetto di Epstein in accappatoio, al sole, in una delle ville
del pedofilo, mostrando prove della loro relazione speciale.
Oggi, ad aggravare la sua posizione, sono emerse evidenze in base alle quali suo
marito, all’epoca in cui Mendelson era Segretario alle imprese, avrebbe ricevuto
soldi da Epstein: un assegno da 10.000 sterline a cui fece seguito una mail di
conferma dell’avventura ricezione con tanto di ringraziamento. Non manca neanche
menzione a Bill Gates, spesso nominato nei files e presente nella ricca raccolta
fotografica, il quale avrebbe contratto una malattia sessualmente trasmissibile
frequentando una delle ragazze di Epstein, patologia che poi avrebbe attaccato
alla moglie. Nel 2018 Gates, che nega ogni accusa, avrebbe chiesto “antibiotici
da somministrare di nascosto alla moglie”.
L'articolo “Andrea a quattro zampe su una donna sdraiata per terra”, la foto
scandalosa dell’ex principe e i messaggi che mandava a Epstein invitandolo a
Buckingham Palace proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il tempo a disposizione dell’ex principe Andrea, questa volta, sembra davvero
scaduto. Operai, cantieri ed un movimento mai visto prima lasciano immaginare
che il trasloco dal Royal Lodge arrivato lo scorso ottobre stia per diventare
effettivo. Il fratello del re ha resistito fino a che ha potuto, in barba al
disonore e agli imbarazzi recati alla casa reale dalla sua presenza in occasioni
pubbliche e nella grande tenuta da trenta stanze che gli era stata concessa
venti anni prima a fronte di un affitto risibile.
Gli scandali legati alla sua amicizia con il faccendiere americano Jeffrey
Epstein e le rivelazioni contenute nel libro postumo di Virginia Giuffrè hanno
spinto lo stesso parlamento britannico ad occuparsi del suo caso, portando il re
a forzare una decisione che avrebbe voluto raggiungere pacificamente.
Ora, nel silenzio assoluto del palazzo reale, sono i fatti e gli indizi a
parlare. Secondo quanto riferito da alcuni quotidiani, il trasferimento di
Andrea nella nuova casa, la Marsh Farm che si trova nel Norfolk, sarà effettivo
per Pasqua. Una fonte anonima sentita dal Times avrebbe addirittura azzardato
l’idea di un trasloco entro il suo compleanno, il prossimo 19 di febbraio.
L’importante è sbarazzarsi dell’ingombrante presenza dell’ex duca di York
dall’area di Windsor e dalla prossimità dei principi del Galles che, dopo il
trasferimento al Forest Lodge, sono diventati i suoi più stretti vicini. Loro
malgrado. Per accontentare il figlio e l’amata nuora, il re avrebbe assegnato al
fratello una residenza provvisoria a Sandringham. La Wood Farm, che si trova
nell’area della tenuta di Sua maestà è libera da un po’ e potrebbe risolvere
tutti i problemi.
Lì aveva vissuto il principe Filippo, padre di Carlo III e di Andrea; lì il
marito di Elisabetta II aveva passato i suoi giorni fino alla morte.
L’offerta di una casa temporanea andrebbe tra l’altro a rafforzare la teoria di
chi pensa che il trasloco potrebbe avvenire prima del 19 febbraio.
La sosta a Wood Farm si sarebbe resa necessaria anche per permettere agli operai
di concludere tutti i lavori di necessari alla nuova casa dove Andrea andrà a
vivere da solo.
Marsh Farm ha “solo” cinque stanze, ma è stata vuota a lungo dopo la morte del
fattore che la abitava prima e soprattutto dovrà essere inclusa negli spazi di
sicurezza già approntati per la magione nella quale vive il re. L’area di non
sorvolo dovrà essere ampliata, così come i cancelli e la sorveglianza. In
particolare, la no-fly zone sui cieli di Sandingham sarebbe già stata allargata
dallo scorso dicembre, elemento che andrebbe a rafforzare l’idea che quella sarà
la nuova casa di Andrea. Ma ci sono voluti due anni per convincerlo. Era il 2024
quando cominciarono a partire le richieste per fare un accordo “pulito”, come
nei desiderata del sovrano. La cocciutaggine del fratello minore del sovrano
però non ha mai lasciato spazio a mediazioni costringendo la casa reale ad
affrontare la griglia mediatica prima arrivare ad ottenere un risultato, ormai
tardivo e pieno di strascichi.
Sarah Ferguson ha partecipato al grande circo della vergogna e degli imbarazzi
finendo anche lei intrappolata nelle relazioni con “il supremo amico” Jeffrey
Epstein. La sua presenza ventennale accanto all’ex marito avrebbe dovuto
arginarne l’esuberanza, ma in quelle trenta stanze del Royal Lodge c’erano,
evidentemente, troppe vie di fuga. Fergie, anche lei privata dei suoi titoli
nobiliari, sta cercando casa nell’area di Windsor per non allontanarsi troppo
dal luogo che l’ha ospitata mentre perdono sempre più forza le voci in base alle
quali dovrebbe trasferirsi in Portogallo dalla figlia Eugenie. Quel che è certo
è che il divorzio tra i due ora sarà davvero definitivo ed i lavori per chiudere
l’operazione trasloco procedono a passo spedito, “noncuranti di pioggia e neve”.
L'articolo Tempo scaduto per il principe Andrea: operai e cantieri per
accelerare il trasloco dal Royal Lodge. Ecco dove va ora (e perché Sarah
Ferguson non lo segue) proviene da Il Fatto Quotidiano.
Concentrarsi sulla gentilezza anziché sul conflitto. È questo il cuore del
discorso natalizio di Re Carlo III che, da Westminster Abbey a Londra, spiega
come la storia dei Magi e dei pastori, che attraversano la notte per trovare il
Salvatore, mostra come trovare forza nella “compagnia e gentilezza degli altri”.
“Anche oggi, in tempi di incertezza, questi valori sono cari a tutte le grandi
fedi e offrono profonde fonti di speranza e resilienza di fronte alle
avversità”. Il discorso si è poi concluso con un canto natalizio di un coro
ucraino. Carlo, capo nominale della Chiesa d’Inghilterra, ha scelto Westminster
Abbey per enfatizzare il tema del pellegrinaggio. Carlo e la famiglia Reale
hanno partecipato alla messa di Natale nella chiesa di Santa Maria Maddalena nel
Sandringham Estate a nord di Londra. Con lui la regina Camilla, il principe
William, Kate e i figli George, Louis e Charlotte, più altri membri della
famiglia, che hanno salutato la folla dopo la celebrazione.
L'articolo Il look Kate alla messa di Natale con William e i principini: bagno
di folla per la Royal Family – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
Fuori da Buckingham Palace e lontano dal castello di Windsor. Carlo III ha
scelto l’abbazia di Westminster per parlare ai suoi sudditi in occasione del suo
quarto Natale da re. Il sovrano continua a cercare la sua cifra per entrare
nella storia e lasciare qualcosa di sé ai posteri e, prendendo le distanze dalla
tradizione, ha deciso di registrare il suo discorso nella Lady Chapel
dell’abbazia che lo ha visto incoronato dopo la morte di Elisabetta II. Il 2025
è stato l’anno degli incontri con due capi successivi della Chiesa cattolica,
Papa Francesco I e poi Leone XIV. E’ stato l’anno del giubileo dei pellegrini
della speranza che, lo scorso ottobre, ha riportato a Roma il capo della chiesa
anglicana per riaprire un dialogo interrotto 500 anni fa da Enrico VIII che
sancì il divorzio tra le fedi che oggi Carlo III vuole assolutamente ricucire.
In gennaio il sovrano aveva anche visitato Auschwitz, nell’anno dell’80esimo
anniversario dalla fine della Seconda guerra mondiale e, tra Natale, fede e
religione, la politica che sembra assente, in realtà è sempre sullo sfondo. A
Westminster si celebra il Christmas Carol della principessa del Galles che, nel
2022, portò un grande messaggio di solidarietà nei confronti del popolo ucraino
mettendo in scena le voci del St Mary’s Ukranian School Choir, composto da
bambini rifugiati.
Il coro di Westminster canta anche la musica del paese martoriato dalla guerra e
spesso ospita veglie di preghiera per la pace. Il quarto messaggio natalizio del
re non potrà dunque fare a meno di ammiccare, sebbene in maniera molto
indiretta, alle sue posizioni politiche e alla sua impronta così fortemente
spirituale, continuando ad intrecciare la sua stessa storia con quella del suo
regno. L’anno scorso era stata la malattia a determinare la decisione di
dedicare il discorso a tutti gli operatori sociosanitari del paese
allontanandosi, per la prima volta nella storia, dalla consueta ambientazione
ingessata dietro al tavolo di una sala reale tra fiori, lampade e ritratti di
famiglia. Allora la scelta ricadde sulla Fitzrovia Chapel, nell’ex ospedale
Middlesex nel cuore di Londra, per un discorso arrivato ad un anno dall’annuncio
della sua diagnosi di tumore contestualmente a quella ricevuta da Kate.
La monarchia per dodici mesi aveva mostrato tutto il suo coraggio
nell’affrontare apertamente il tema della salute fragile dei reali, diventati
“un numero” come tutti gli altri. Carlo III e dopo di lui la principessa del
Galles, aveva abbracciato medici, pazienti ed infermieri per condividere una
battaglia per la vita e dare sostegno a chi soffre, cercando di sviluppare una
più forte cultura della diagnosi precoce, molto debole nel Regno Unito. Questo
che va a concludersi sarà invece ricordato come l’anno degli scandali e del
continuo tentativo del re e della famiglia che gli è rimasta accanto, di dare
dignità ad una istituzione messa a dura prova dai comportamenti e dalle
frequentazioni di Andrea Mountbatten-Windsor, al quale è stato tolto anche il
titolo di principe e di Sarah Ferguson. Sistemato davanti alle telecamere della
Bbc che ha registrato il suo discorso di Natale prima che partisse per
Sandringham, un re anziano che ancora combatte contro il cancro e che qualche
settimana fa ha voluto rassicurare i suoi sudditi sui progressi positivi delle
sue cure, si è messo accanto alle spoglie del milite ignoto e alle tombe di
quindici sovrani britannici. Tra questi figura anche Edoardo il Confessore,
morto nel 1066 con l’arrivo dei normanni; un re che aveva vissuto come un
monaco, un modello per ribadire il desiderio di Carlo III di essere ricordato
come il protettore delle fedi. E del Natale della famiglia Windsor.
L'articolo Il discorso di Natale di re Carlo III a un anno dalla diagnosi di
cancro: ecco di cosa parlerà proviene da Il Fatto Quotidiano.
La foto di Natale a Sandringham del 2025 che la famiglia reale non potrà mai più
scordare sarà quella pubblicata sui giornali in questi giorni e che vede Andrea
Mountbatten-Windsor steso sulle ginocchia di cinque ragazze, in una delle stanze
più sacre della tenuta privata dei sovrani britannici. L’ex principe sorride
buttato addosso alle giovani “arruolate” dal pedofilo americano Jeffrey Epstein
che sta dietro di lui sogghignando. Un colpo difficile da smaltire per la
reputazione dei reali che fanno della “decenza” la loro auspicata immagine
pubblica. Il fratello minore di Carlo III ha già detto addio agli inviti a corte
un anno fa, quando un altro scandalo lo allontanò, meno drasticamente di oggi.
All’epoca fu la volta dell’emersione della sua relazione molto pericolosa con
una spia cinese accolta a palazzo, mettendo a rischio la stessa sicurezza
nazionale. La lista degli invitati redatta dal sovrano e dalla sua signora non
prevede nemmeno il nome di Sarah Ferguson, anche lei legata ad Epstein ed
allontanata dalla vita pubblica inglese da tempo.
Saranno invece in 43, circa, coloro che avranno l’onore di sedere a tavola con i
reali che, oltre al fratello e alla cognata, hanno dovuto rinunciare da tempo
alla presenza di un’altra spina nel fianco, ovvero Harry e la sua famiglia
americana. Nonostante un’apparente distensione dei rapporti tra padre e figlio
confermata dal te condiviso dai due lo scorso settembre a Londra, non
esisterebbero elementi a confermare la partecipazione dei duchi del Sussex alla
festa del re. La disputa giudiziaria aperta da Harry che pretende che il governo
britannico paghi la sua scorta quando si trova in visita nel paese, anche se le
regole prevedono che questo beneficio, a carico dei contribuenti, sia offerto
solo a chi lavora per la corona, deve ancora concludersi. E questo crea
imbarazzo al re che è anche capo dello stato.
Inoltre, difficilmente William accetterebbe la sua presenza correndo il rischio
di rivedere tutto quello che accadrà durante la festa raccontato nelle tv
americane o in un prossimo libro biografico firmato dal fratello Minore. Quindi,
tolti i parenti più stretti, a Sandringham si vedranno tutti gli altri e alcuni
di questi godranno dei benefici voluti da Elisabetta II che negli ultimi anni
allentò le rigide regole del protocollo invitando anche le fidanzate ed i
fidanzati dei rampolli dal sangue blu.
Resta nelle cronache, infatti, che quando Kate era ancora la fidanzata di
William, anche lei ricevette l’invito da sua maestà, ma declinò per mostrare
rispetto nei confronti delle regole più tradizionali del protocollo. E la sua
scelta fu vincente perchè poi le permise di impalmare l’erede al trono.
Ora, dopo tempi tormentati dalla salute della principessa e del re, tutti
attendono di rivedere le immagini dei principi del Galles che sfilano verso la
cappella di St George insieme ai piccoli George, Charlotte e Louis per la
funzione natalizia, insieme ai membri più stretti della famiglia come la
principessa Anna ed il marito, il principe Edoardo e la moglie Sophie e i loro
rispettivi figli. Non mancheranno dunque neanche i nipoti di re Carlo III,
tranne due. Le principesse di York stanno vivendo un forte imbarazzo generato
dalla radiazione del padre e della madre dalla corte che li vedrà costretti a
trascorrere l’ultimo natale nel Royal Lodge che hanno occupato per più di
vent’anni senza pagare l’affitto. Il loro trasferimento ad altra sede, forse
all’estero, sta richiedendo tempo. Beatrice, per evitare di dover scegliere tra
mamma e papà e la famiglia reale dello zio re, avrebbe organizzato una vacanza
all’estero insieme al marito Edoardo Mapelli Mozzi ed i loro tre bambini, tra i
quali Athena, ultima nata, a corte, lo scorso gennaio. Eugenie, invece, non
avrebbe ancora chiarito cosa farà per uscire dall’imbarazzo. La regina Camilla
continua invece a rafforzare la sua posizione rinnovando l’invito alla sua
famiglia, a partire dal figlio Tom Parker Bowles che sarà accompagnato dalle
nipoti della regina e ad Annabel, la sorella che è anche una delle sue dame di
compagnia. A Natale, a Sandringham, ci saranno tutte le tradizioni da rispettare
e tanti ricordi da annodare, ma una foto sola resterà memorabile e non sarà
quella dei presenti al banchetto.
L'articolo Natale difficile per re Carlo dopo la foto choc del fratello Andrea
steso sulle ginocchia di cinque ragazze: ecco chi sono i 43 invitati al pranzo a
Sandringham proviene da Il Fatto Quotidiano.
Re Carlo III spilla birre a Londra e invita i membri della famiglia reale più
stretta a pranzo, per celebrare le tradizioni natalizie più care ai britannici,
mentre il figlio ribelle si mette all’asta negli Stati Uniti. Secondo quanto
rivelato dal Daily Mail, Harry avrebbe passato il segno un’altra volta,
contravvenendo ad una delle regole ferree della corona che vieta categoricamente
la “vendita” della propria compagnia a chiunque. Il principe ribelle e la sua
signora, Meghan, più volte, avrebbero messo a disposizione la possibilità di
cenare con loro per beneficienza.
La Archwell fu fondata nel 2020 per organizzare le attività filantropiche dei
duchi del Sussex nel momento in cui lasciarono la famiglia reale. Secondo i dati
diffusi, nel 2024 avrebbe donato circa 1 milione di sterline alle sue cause, ed
un portavoce della coppia avrebbe confermato la loro relazione con Charitybuzz,
la compagnia che si occupa di mettere all’asta incontri con vip del calibro di
George Clooney, Beyoncé e Paul McCartney. Pagando lauti versamenti, anonimi
donatori si conquistano il piacere di stringere la mano ai loro beniamini che
girano il denaro alle cause benefiche per le quali sono impegnati. La compagnia
di raccolta fondi Charitybuzz opera da vent’anni sul mercato e i duchi del
Sussex avrebbero iniziato la loro collaborazione per aumentare il potere delle
cause promosse da Archwell, in particolare per la giornata mondiale dedicata
alla salute mentale.
Tra i 650 milioni di dollari recuperati dal gruppo in questi due decenni di
attività, oggi figureranno anche i ricavi della vendita dei biglietti da 100
mila dollari messi all’asta per cenare in compagnia di Harry e Meghan. I duchi,
stando sempre a quanto rivelato al tabloid britannico, starebbero ristrutturando
tutto l’assetto legato alle loro attività benefiche compreso lo strumento di
reperimento offerte. I dettagli non sono stati resi ancora noti ma il fatto che
sia stata resa pubblica la loro partecipazione alle aste per cenare con un vip è
un segnale, soprattuto considerando che finora la loro disponibilità non era mai
stata pubblicata sul sito usato da Charitybuzz che, nel loro caso, contattava
direttamente i possibili “investitori” in maniera più discreta.
Insomma, una uscita allo scoperto che non verrà ben accolta a corte dove questa
pratica viene vietata, anche se per motivi nobili. Ancora bruciano le recenti
rivelazioni in base alle quali Sarah Ferguson, pur di recuperare soldi, metteva
in vendita la partecipazione ad eventi nei quali poi incontrare l’ex marito,
Andrea (oggi) Mountbatten Windsor. Uno scandalo per i reali e le loro regole
create per renderli inattaccabili agli occhi dei sudditi che già pagano di tasca
loro la sopravvivenza di castelli e lussi messi sempre più in discussione. Ma un
oceano vasto come quello Atlantico sembra bastare per mettere un confine tra il
protocollo di corte e le regole della royal family di Montecito.
L'articolo Re Carlo III spilla birre, Harry e Meghan “vendono” a 85 mila dollari
la possibilità di cenare con loro: le trovate della Famiglia Reale per
raccogliere soldi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Non è guarito, ma sta meglio. Rompendo ogni protocollo e andando contro
qualsiasi tradizione, re Carlo III guarda dritto in faccia le telecamere della
tv britannica e dà aggiornamenti sulla sua malattia.
Diagnosticato nel febbraio del 2014, il cancro del re è diventato un fatto
pubblico, una materia sulla quale definire il suo breve regno che si interporrà
tra l’eterna Elisabetta II ed un futuro molto incerto per la monarchia.
A maggior ragione, forte della volontà di dare un senso alla corona e di farlo
nel più nobile dei modi, Carlo III ha deciso di parlare apertamente del cancro
che gli è stato diagnosticato mentre si trovata alla London Clinic di
Marylebone, per esercitare tutto il potere che gli resta e aiutare i suoi
sudditi, distratti, a sviluppare una maggiore consapevolezza.
“Oggi posso condividere con voi la buona notizia che, grazie alla diagnosi
precoce, all’intervento efficace e all’adesione alle prescrizioni mediche, il
mio programma di cure oncologiche potrà essere ridotto nel nuovo anno”. Il
messaggio è stato registrato un paio di settimane prima nella sua residenza
londinese di Clarence House, a pochi passi da Buckingham Palace.
Seduto accanto a fiori e lampade, con la luce che filtra dalle finestre alle sue
spalle, Carlo III ha mantenuto un tono rassicurante, da saggio che può parlare a
ragion veduta perché è tutto scritto sulla sua pelle, forgiato dalla sua stessa
vita. La malattia è diventata il canale per dialogare in maniera più onesta e
diretta con il suo popolo, la decisione di non rivelare mai quale forma di
tumore lo abbia colpito è stata consapevole, per abbracciare tutti i malati,
senza creare una categoria diversa dalle altre.
“Questo traguardo è sia una benedizione personale che una testimonianza dei
notevoli progressi compiuti negli ultimi anni nella cura del cancro; – ha
affermato il sovrano – una testimonianza che spero possa dare coraggio al 50% di
noi che riceverà una diagnosi di questa malattia ad un certo punto della propria
vita”.
I numeri sono impietosi e lo sguardo del re ogni tanto cede verso il basso,
consapevole della solennità e gravità della situazione. Quando prese carta e
penna per spiegare cosa gli fosse accaduto quando si era recato in clinica per
un “semplice” adeguamento della prostata che ha poi rivelato la presenza del
tumore nel suo corpo, i click sulle pagine del sito del sistema sanitario
britannico erano andati alle stelle. Gli inglesi si erano messi ad indagare e
avevano fatto un salto nella consapevolezza del valore della diagnosi precoce.
Ma la sua missione non si era fermata lì, da qual momento Carlo III ha
incontrato malati, medici ed associazioni caritatevoli che si occupano della
malattia per continuare senza sosta la sua campagna di sensibilizzazione e
salvare vite.
Ha ammesso di non essersi mai sottratto a ciò che gli veniva prescritto, citando
Churchil, “Keep buggering on” spesso abbreviato in KBO, tradotto, “continuando
ad infastidirmi” per spiegare lo spirito di perseveranza, tenacia e
determinazione davanti alle avversità.
Come quando, lo scorso marzo, aveva dovuto cancellare tutti gli appuntamenti per
essere ricoverato a causa degli “effetti collaterali delle terapie” che avevano
richiesto degli accertamenti.
Era stato definito “un piccolo urto” nel percorso che, però, ad oggi non viene
definito concluso. Carlo III non ha mai parlato di guarigione, come invece ha
potuto fare Kate Middleton, ricoverata insieme a lui per un’altra forma
tumorale, anche qui mai definita, dalla quale però si è detta guarita a gennaio
di quest’anno.
L’adesione di un re alla campagna “Stand up for cancer 2025”, condotta da Cancer
research UK e Channel 4 per raccogliere fondi per la ricerca e incoraggiare le
persone a fare screening, è diventata il luogo nel quale il sovrano ha potuto
ridare un ruolo forte e potente alla monarchia, un risposta anche a chi ne mette
in discussione l’utilità, soprattutto quando si fanno i conti con il suo costo e
con gli scandali che, suo malgrado, ne appannano l’autorevolezza.
L'articolo Re Carlo III non è guarito dal cancro, ma sta meglio. Rompe il
protocollo e guarda in faccia i suoi sudditi. La malattia come mezzo per
dialogare in maniera onesta proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Questa buona notizia è possibile grazie alla diagnosi precoce, a un intervento
efficace e al rispetto delle indicazioni dei medici” e questo risultato è “una
benedizione personale e una testimonianza dei notevoli progressi compiuti nella
cura del cancro negli ultimi anni”. La “buona notizia” a cui si riferisce Carlo
III d’Inghilterra, nel suo atteso discorso su Channel 4, è che le sue cure
contro il cancro “potranno essere ridotte” nel nuovo anno. Il discorso è stato
registrato due settimane fa per la campagna di raccolta fondi in favore della
ricerca e della prevenzione contro i tumori che Carlo III patrocina. Il monarca
ha poi aggiunto di sperare che il suo esempio “possa incoraggiare quel 50% di
noi che riceverà una diagnosi nel corso della vita”.
Il messaggio in sostegno alla campagna Stand Up To Cancer, è stato anche un
appello alla popolazione affinché si sottoponga ai controlli. “So per esperienza
quanto una diagnosi di cancro possa essere sconvolgente. Eppure so anche che la
diagnosi precoce è la chiave che può trasformare il percorso di cura, offrendo
tempo prezioso ai medici e, ai pazienti, il dono della speranza”, ha detto
Carlo. Ha ricordato che “almeno nove milioni di persone nel nostro Paese non
sono in regola con gli screening disponibili”, e che questo significa “nove
milioni di occasioni mancate di diagnosi precoce”.
Il Re ha sottolineato come gli screening possano salvare vite: “Quando il tumore
del colon viene individuato allo stadio iniziale, circa nove persone su dieci
sopravvivono almeno cinque anni; se diagnosticato tardi, la quota scende a una
su dieci”. Ha riconosciuto che molti evitano i test “perché pensano possano
essere spaventosi, imbarazzanti o scomodi“, ma ha esortato i cittadini a
superare le esitazioni, perché “pochi momenti di lieve fastidio sono un piccolo
prezzo da pagare per la tranquillità che segue o, per alcuni, per la possibilità
di una diagnosi precoce e di un intervento salvavita”.
Rivolgendo poi “i più sentiti ringraziamenti” a medici, infermieri, ricercatori
e operatori delle associazioni, Carlo ha aggiunto: “Come ho già detto in
passato, i momenti più oscuri della malattia possono essere illuminati dalla più
grande compassione. Ma la compassione deve andare di pari passo con l’azione”.
Infine, un appello per il nuovo anno: “In questo dicembre, mentre ci raccogliamo
per riflettere sull’anno trascorso, prego che ciascuno di noi possa impegnarsi,
tra i buoni propositi, a fare la propria parte per individuare il cancro in fase
precoce. La vostra vita – o quella di una persona che amate – potrebbe dipendere
da questo”.
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prossimo saranno ridotte” proviene da Il Fatto Quotidiano.