Tag - Tumore

È morto Franco Amoroso, il paziente oncologico che era stato ore a terra in ospedale a Senigallia
Franco Amoroso aveva un tumore al colon ed è morto a 60 anni nella propria abitazione. Negli ultimi giorni, la sua storia era diventata un caso mediatico dopo una foto diffusa sui social: l’uomo che dorme sopra una coperta distesa sul pavimento di un ospedale, con il catetere sotto il maglione e la sacca per terra. L’immagine è stata scattata al pronto soccorso dell’ospedale di Senigallia, dove in sala d’aspetto non c’erano letti. Amoroso, accompagnato lì dalla moglie, era stato costretto a coricarsi per placare i dolori della malattia dopo otto estenuanti ore passate in piedi e chiedendo invano un appoggio al personale. L’uomo era di Treviso e si era trasferito a Senigallia con la consorte, dove era seguito dall’Associazione oncologica senigalliese che offre assistenza domiciliare, medica, psicologica e infermieristica in modo gratuito ai malati oncologici. La onlus ha curato l’uomo nei suoi ultimi giorni di vita, trascorsi a casa con dolori insopportabili perché l’ospedale l’aveva dimesso dopo alcuni trattamenti. Fino allo scorso lunedì 26 gennaio, quando il decesso del 60enne è avvenuto per l’aggravamento delle sue condizioni di salute. Se a livello pubblico l’episodio ha suscitato reazioni di sdegno e indignazione, le istituzioni marchigiane sono state nettamente più fredde. L’Azienda sanitaria territoriale di Ancona aveva avviato un’indagine interna e l’assessore regionale alla sanità e alle politiche sociali, Paolo Calcinaro, aveva dichiarato: “Dobbiamo aspettare il corso dell’audit interno”, un tecnicismo per dire che “se da questo emergessero delle responsabilità, ci saranno delle sanzioni disciplinari, ma resto garantista”. Le indagini si sono concluse e l’esito parla di protocollo rispettato da parte del personale in servizio. Il direttore dell’Ast, Giovanni Stroppa, ci ha tenuto a precisare che “il paziente non era preso in carico dalla nostra oncologia”. In Italia, tra il 2019 e il 2022, sono stati tagliati 32.500 posti letto. L'articolo È morto Franco Amoroso, il paziente oncologico che era stato ore a terra in ospedale a Senigallia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tumore
Cronaca
Malasanità
Ancona
“Ho fatto gli esami e il tumore al pancreas non si è ridotto. Speravo andasse meglio, invece ho ripreso a fare la chemioterapia”: così Enrica Bonaccorti
Enrica Bonaccorti è tornata, oggi domenica 25 gennaio, negli studi di “Verissimo” per aggiornare sulle sue condizioni di salute. Silvia Toffanin ha accolto con grande affetto l’attrice e scrittrice chiedendole subito novità. “Va così, così”, ha esordito Bonaccorti. Il risultato degli ultimi esami hanno evidenziato che il tumore al pancreas non si è ridotto. La conduttrice ha scoperto la malattia nell’estate del 2025. A Natale ha completato i primi cicli di chemioterapia e radioterapia. Sebbene il tumore sia stato inizialmente dichiarato non operabile poiché non regredito con le cure, Bonaccorti aveva spiegato trovarsi “in un limbo” per conoscere gli esiti degli ultimi accertamenti e della Tac. Ma le notizie non sono state rassicuranti, al momento. “Ho ripreso la chemioterapia, ci sono giorni in cui un giorno stai bene, un’altro stai male e così così – ha affermato Bonaccorti – Mi imbarazza tutta questa attenzione, perché c’è chi addirittura viene emarginato dal lavoro perché ammalato, ma io sono qui a Verissimo a raccontarmi“. E ancora: “Ci sono tante persone che mi scrivono, molte donne meravigliose, che mi dicono dove andare e a chi rivolgermi, Ma io vado dal Professor Tortora al Gemelli. Tutti comunque mi dicono che devo fare la chemioterapia e non c’è altro da fare”. La vita purtroppo è restrittiva “non posso mangiare dolci, mia figlia Verdiana una volta mi ha visto con un pezzetto di cioccolato bianco in mano e mi ha fatto una scenata! Mi è molto vicina e devo molto a lei”. COS’È IL TUMORE AL PANCREAS Il tumore del pancreas è una malattia oncologica che si sviluppa nell’omonimo organo, di tipo ghiandolare e dalla forma allungata. Il pancreas è lungo circa 18-20 cm, ed è situato in profondità nell’addome tra lo stomaco e la colonna vertebrale. È suddiviso in tre parti: la più grande viene chiamata “testa”, quella centrale è detta “corpo” e la parte più sottile, che si protrae fin verso la milza, è denominata “coda”. Il pancreas produce alcuni ormoni molto importanti tra i quali l’insulina e il glucagone (che regolano il livello degli zuccheri nel sangue). Anche diversi enzimi sono fabbricati nel pancreas, come per esempio la tripsina. Trasportati dai dotti pancreatici nell’intestino, tali enzimi contribuiscono alla digestione e all’assorbimento di alcuni tipi di nutrienti. Il tumore del pancreas si manifesta quando alcune cellule, nella maggior parte dei casi le cellule di tipo duttale, si moltiplicano senza più controllo. (dal sito AIRC) L'articolo “Ho fatto gli esami e il tumore al pancreas non si è ridotto. Speravo andasse meglio, invece ho ripreso a fare la chemioterapia”: così Enrica Bonaccorti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tumore
Trending News
“Ho pensato che il mio mal di schiena fosse dovuto a uno stiramento muscolare, ma era il sintomo di un cancro al pancreas”: la commovente storia di Kris Cooke
Kris Cooke ha 46 anni ed è un imbianchino. Un giorno si è svegliato con un mal di schiena piuttosto forte e in un primo momento, come riporta il Daily Mail, ha pensato fosse dovuto a uno stiramento muscolare, proprio per il lavoro che fa. Ma dopo alcuni accertamenti i dottori gli hanno fatto una prognosi che ha cambiato radicalmente la sua vita: quel mal di schiena era il sintomo di un cancro al pancreas. Il responso è arrivato dopo essere stato portato d’urgenza in ospedale per mancanza di respiro e dolore nella parte superiore destra della schiena. Sono passati diversi mesi in preda ai dolori prima di ricevere assistenza medica, proprio perché Cooke pensava che fosse solo una conseguenza della routine lavorativa quotidiana fatta di ore e ore di lavoro. Le radiografie hanno rivelato che il suo polmone sinistro era collassato e che aveva diversi coaguli di sangue intorno al cuore, oltre a un nodulo al pancreas. Pochi giorni dopo, ha ricevuto la notizia che questo nodulo era un cancro al pancreas in stadio avanzato, ed è stato indirizzato alle cure palliative. “Ha avuto un leggero mal di schiena negli ultimi due mesi, ma pensava si trattasse di uno stiramento muscolare. – ha dichiarato l’amica del cuore Louise Comiskey al Mail – Pensava di averlo fatto al lavoro o semplicemente di dormire in modo strano perché aveva appena comprato un materasso nuovo. Ovviamente è stato molto preoccupante e sconvolgente per tutti i soggetti coinvolti. È devastante. Il cancro è aggressivo e rapido. È un’anima molto gentile e bella. È una persona così amata, benvoluta, divertente e alla mano”. Cooke stava cercando di avere un figlio con la sua fidanzata storica Maria, sorella del suo migliore amico d’infanzia, e i due avrebbero dovuto sposarsi. Così lunedì 19 gennaio hanno celebrato il matrimonio nella sua stanza d’ospedale. CHE COS’È IL TUMORE AL PANCREAS E SINTOMI Il tumore del pancreas è una malattia oncologica che si sviluppa nell’omonimo organo, di tipo ghiandolare e dalla forma allungata. Il pancreas è lungo circa 18-20 cm, ed è situato in profondità nell’addome tra lo stomaco e la colonna vertebrale. È suddiviso in tre parti: la più grande viene chiamata “testa”, quella centrale è detta “corpo” e la parte più sottile, che si protrae fin verso la milza, è denominata “coda”. Il pancreas produce alcuni ormoni molto importanti tra i quali l’insulina e il glucagone (che regolano il livello degli zuccheri nel sangue). Anche diversi enzimi sono fabbricati nel pancreas, come per esempio la tripsina. Trasportati dai dotti pancreatici nell’intestino, tali enzimi contribuiscono alla digestione e all’assorbimento di alcuni tipi di nutrienti. Il tumore del pancreas si manifesta quando alcune cellule, nella maggior parte dei casi le cellule di tipo duttale, si moltiplicano senza più controllo. I sintomi sono perdita di peso e di appetito, ittero (colorazione gialla degli occhi e della pelle), dolore alla parte superiore dell’addome o alla schiena, debolezza, nausea o vomito. Una percentuale di malati che va dal 10 al 20 per cento può essere colpita anche da diabete. (dal sito dell’AIRC) L'articolo “Ho pensato che il mio mal di schiena fosse dovuto a uno stiramento muscolare, ma era il sintomo di un cancro al pancreas”: la commovente storia di Kris Cooke proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tumore
World News
Il prosciutto cotto è cancerogeno? Berrino mette i puntini sulle ‘i’: “Il problema principale sono nitriti e nitrati. I salumi vanno sempre accompagnati da tante verdure”
Non è una scoperta, è un déjà-vu. Eppure, in questi giorni sta circolando come una fatto di estrema attualità. Parliamo in particolare del prosciutto cotto, associato a un aumento del rischio di tumore: un dato che circola da oltre dieci anni nelle valutazioni dello IARC di Lione – massima autorità in materia di studio degli agenti cancerogeni che fa parte dell’OMS – che classifica gli insaccati nel gruppo 1, ossia cancerogeni certi. Rilanciare questa notizia come se fosse una rivelazione dell’ultima ora serve più a fare traffico che informazione. Ma vale comunque la pena rimettere i puntini sulle “i”, perché la memoria mediatica è corta e la confusione, quando si parla di carne, è sempre dietro l’angolo. BERRINO: “NEI SALUMI IL PROBLEMA SONO LA PRESENZA DI NITRITI E NITRATI” Come spiega Franco Berrino, epidemiologo di fama internazionale, il punto non è che “le carni rosse fresche, se consumate in eccesso, aumentano il rischio di tumore al colon e allo stomaco, anche per l’elevata presenza di ferro che favorisce processi ossidativi. Nei salumi invece il problema principale sono la presenza di nitriti e nitrati, usati come conservanti: rendono il prodotto più sicuro dal punto di vista microbiologico, ma aumentano il rischio di cancro. Esistono prosciutti crudi senza nitriti, come il Parma e il San Daniele, che sono più assimilabili alla carne fresca. In ogni caso, carne e salumi andrebbero sempre accompagnati da molte verdure, ricche di sostanze antiossidanti che riducono il danno”. RISCHIO DI TUMORE COLON-RETTO Il nodo, quindi, non è solo “carne sì o carne no”, ma che tipo di carne e come viene trattata. Gli insaccati e i salumi – prosciutto cotto, wurstel, salame, mortadella, bacon – rientrano nella categoria delle carni processate. Il consumo regolare è associato soprattutto a un aumento del rischio di tumore del colon-retto, ma le evidenze chiamano in causa anche lo stomaco e, in misura minore, il pancreas. A pesare sono i processi di trasformazione industriale: salatura, affumicatura, stagionatura e soprattutto l’uso di nitriti e nitrati, che nell’organismo possono trasformarsi in nitrosammine, composti noti per il loro potenziale cancerogeno. E LA CARNE ROSSA? La carne rossa non è “assolta”, ma il rischio è legato alle quantità e alla frequenza di consumo. Qui entrano in gioco altri meccanismi: il ferro eme, abbondante nella carne bovina e suina, può favorire stress ossidativo e infiammazione della mucosa intestinale. Il risultato è un aumento del rischio oncologico, più contenuto rispetto alle carni processate, ma tutt’altro che trascurabile se il consumo diventa quotidiano, da qui la classificazione della carne rossa nel gruppo 2A, come probabile cancerogeno per la persona umana. Le linee guida parlano di non superare i 300-400 g di consumo di carni rosse alla settimana. In altre parole, il problema non è l’eccezione, è l’abitudine. Gli insaccati consumati spesso aumentano sensibilmente il rischio oncologico; la carne rossa va limitata; e il contesto della dieta conta quanto il singolo alimento. Se quindi una persona non riesce a fare a meno di consumare carni e salumi, non è un dettaglio da poco riuscire a compensarne gli effetti negativi se accompagniamo questi cibi – come ricorda Berrino – “Da molte verdure ricche di sostanze antiossidanti”. L'articolo Il prosciutto cotto è cancerogeno? Berrino mette i puntini sulle ‘i’: “Il problema principale sono nitriti e nitrati. I salumi vanno sempre accompagnati da tante verdure” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tumore
Salute
“A 12 anni perdi il rapporto con i figli e lo recuperi ai 21. Ho tre figlie, di cui una davvero malata. Ha un cancro al cervello”: John Mellencamp e il commovente racconto al podcast di Joe Rogan
“Ha avuto un cancro al cervello. Sta ancora soffrendo, ma è una guerriera”. John Mellencamp ha raccontato così al podcast “Joe Rogan Experience” la battaglia della figlia Teddi contro un tumore. Il musicista, 74 anni, ha parlato della malattia diagnosticata nel 2022 e ha ripercorso i momenti difficili vissuti dalla figlia. Mellencamp, padre di tre figlie, ha condiviso anche alcuni aneddoti sull’infanzia di Teddi: “A 12 anni perdi il rapporto con i figli e lo recuperi ai 21. Da piccola era solita chiamarmi per tutto e io le rispondevo ‘Teddi puoi avere un tuo pensiero senza seguire per forza il mio. Non devi chiedermi tutto’. Ho amato avere dei bambini, peccato che fossi in tour tutto il tempo“. La 44enne figlia del musicista è diventata famosa grazie alla partecipazione alla serie tv “Real Housewives of Beverly Hills” Nel 2022, l’attrice ha scoperto di avere un melanoma al secondo stadio. Successivamente il cancro si è metastatizzato, raggiungendo il cervello e i polmoni. Lo scorso maggio, Teddi ha raccontato a Usa Today la battaglia contro il tumore e le sensazioni vissute durante il periodo della malattia. La donna ha ricordato il momento della diagnosi: “Quando mi hanno comunicato la notizia del cancro ero sotto shock, mi sentivo intontita“. Mellencamp ha aggiunto: “Ci saranno ancora giorni difficili, ma continuo a combattere con le terapie”. A ottobre, la donna ha condiviso con i fan una notizia positiva: anche se non ufficialmente in fase di remissione, dopo l’immunoterapia il tumore non era più rilevabile. Le dichiarazioni di Teddi hanno riempito d’orgoglio papà John, che al podcast di Joe Rogan ha dichiarato: “Mia figlia è una guerriera”. L'articolo “A 12 anni perdi il rapporto con i figli e lo recuperi ai 21. Ho tre figlie, di cui una davvero malata. Ha un cancro al cervello”: John Mellencamp e il commovente racconto al podcast di Joe Rogan proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tumore
Trending News
Podcast
Usa
“Ho sentito un pallino sul petto, era una massa tumorale di 11 centimetri. Sono scoppiato a piangere”: l’incredibile storia del ballerino Francesco Piccinin
Bello, giovane e una promessa della danza. Eppure Francesco Piccinin, ballerino di San Liberale nel veneziano, ha avuto a soli 25 anni una battuta d’arresto dovuto a un tumore. Oggi Piccinin ha 30 anni, lavora all’Aalto Theater di Essen, in Germania, ed è in remissione. Ancora qualche mese di controlli accurati e la parola guarigione potrà entrare, finalmente, nella sua vita. “Quello dei tumori, purtroppo, molte volte è un argomento tabù. – ha spiegato a Il Messaggero– Non c’è una scienza precisa, ogni persona è a sé. Poi chiaro, la mente fa molto. Non mi sento di dire ‘sii un guerriero’ o ‘sii forte’, poiché anche la fragilità è umana. Il mio consiglio è di circondarsi di persone che ci amano e di cose che ci fanno stare bene. E di non perdere mai la speranza”. Poi ha raccontato nello specifico cosa è accaduto: “Avevo 25 anni e sentivo un pallino sul petto, la massa era di 11 cm. Sintomi particolari non ne avevo se non quando mi sottoponevo alla panca piana: avevo come la sensazione di dover tossire. Alla fine, dopo essere rientrato a casa per l’estate, vedendomi magro e sciupato mia mamma mi ha suggerito un’ecografia. Una volta fatta, i medici mi hanno detto di procedere a una Tac con metodo di contrasto”. “Al viaggio di ritorno mio papà, medico di base ora in pensione, non ha mai parlato. – ha ricordato – Troppi i pensieri. Mi stavo preparando per uno spettacolo che si sarebbe tenuto a Trieste, quando mio papà riceve l’esito della Tac, andando nel panico. Mi propone di non ballare quella sera, senza però dirmi il reale motivo, al che gli rispondo di non poter rinunciare. Ho danzato, la mia famiglia ed io siamo tornati a casa insieme e il giorno dopo ci siamo recati al pronto soccorso, dove mi è stata comunicata la diagnosi: linfoma non Hodgkin del mediastino primitivo a grandi cellule B. Sono scoppiato a piangere”. Infine le cure all’ospedale dell’Angelo di Mestre: “Sono stato sottoposto a sei cicli di chemio e, dopo sei mesi di trattamento, la tac non ha mostrato più alcuna traccia del linfoma. È in remissione”. COS’È IL LINFOMA NON HODGKIN Il linfoma non-Hodgkin (LNH) è un tumore che ha origine dai linfociti B o dai linfociti T presenti nel sistema linfatico. Questo sistema è costituito dagli organi linfoidi primari e secondari, dalla rete dei vasi linfatici, e dalla linfa. Gli organi linfoidi primari sono timo e midollo osseo, mentre gli organi linfoidi secondari sono milza e linfonodi. La principale funzione del sistema linfatico è la difesa dell’organismo dagli agenti esterni e dalle infezioni. Il LNH, così chiamato per distinguerlo dal linfoma di Hodgkin, si sviluppa nei linfonodi o in altri organi e sistemi, tra cui stomaco, intestino, fegato, osso e, più raramente, cute e sistema nervoso centrale. (dal sito AIRC) L'articolo “Ho sentito un pallino sul petto, era una massa tumorale di 11 centimetri. Sono scoppiato a piangere”: l’incredibile storia del ballerino Francesco Piccinin proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tumore
Trending News
“Devo capire se questa brutta cosa che ho, il tumore, si è ridotta un po’ o si è spostata. Sono un po’ vigliacca, perché non penso mai al futuro”: così Enrica Bonaccorti
Enrica Bonaccorti, ospite di Domenica In, oggi 4 gennaio, a Mara Venier ha aggiornato sulla sua malattia, il tumore al pancreas. La conduttrice, 76 anni, ha dichiarato: “Sono in un limbo. Aspetto un incontro con il professor Tortora, devo capire cosa sia successo. Aspetto una risposta per capire cosa devo fare. Devo capire se questa brutta cosa che ho si è ridotta un po’ o si è spostata. E ancora: “Per ora non si sa, lo sapremo a breve. Il professore mi dirà se devo riprendere terapie o se la malattia si è ridotta, se ha lasciato quella vena per cui non si può intervenire”. Nelle ultime ore, la conduttrice si è sottoposta ad una Tac “e ho fatto tutte le analisi. Suppongo le risposte arriveranno nel giro di 7-8 giorni. Sono un po’ vigliacca, perché non penso mai al futuro ma voglio essere ottimista, perché la scienza sta andando avanti. Non sono pessimista. Trasmetto leggerezza? Esternamente, dentro di me sono molto melanconica di natura“. Bonaccorti per settimane, dopo la diagnosi, si è chiusa nel silenzio allontanandosi da amici e colleghi: “All’inizio mi sono cancellata, è stato faticoso uscire da questo silenzio con me stessa. Non so perché sia andata così. Ho seguito la storia di Eleonora Giorgi, che ha affrontato questa malattia. Quando è arrivata la diagnosi, ho pensato che non sarei stata in grado di comportarmi nella stessa maniera e mi sono chiusa in me stessa”. “Tutte queste attenzioni e questo affetto mi imbarazzano un po’. – ha concluso – Questa situazione brutta mi ha portato alcune cose belle, come alcune amicizie che si erano un po’ perse. Con te, Mara, con Renato Zero…”. A Natale, Enrica Bonaccorti e Mara Venier hanno festeggiato insieme: “Festeggiamo insieme Natale anche l’anno prossimo”, dice Mara Venier. “Va bene, io ci sono. Speriamo”, ha replicato una commossa Bonaccorti tra gli applausi finali del pubblico. L'articolo “Devo capire se questa brutta cosa che ho, il tumore, si è ridotta un po’ o si è spostata. Sono un po’ vigliacca, perché non penso mai al futuro”: così Enrica Bonaccorti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tumore
Trending News
Domenica In
“Vivevo sano, mi consideravo immune dalle malattie. Poi una mattina sotto la doccia ho sentito un sassolino: era un tumore al seno”: parla Claudia Zanella
Pensava che uno stile di vita sano fosse una garanzia. Alimentazione attenta, niente fumo, niente alcol, sport quotidiano, lavoro costante su corpo e mente. Claudia Zanella, attrice con una carriera iniziata da bambina, si sentiva protetta. “Mi consideravo immune dalle malattie”, ricorda oggi. “Pensavo che vivere bene fosse una garanzia. Niente familiarità, nessun segnale. E invece… la malattia è arrivata comunque”, racconta in un’intervista a la Repubblica. Aveva 38 anni, una figlia di poco più di un anno. E invece il tumore al seno è arrivato lo stesso, in modo improvviso e silenzioso. Era il 2017 quando tutto è cambiato mentre era sotto la doccia: “Una mattina ho sentito un sassolino sotto la pelle del seno, un piccolo nodulo che poche settimane prima non c’era. Mi sono irrigidita”. Un dettaglio minimo, ma sufficiente a far scattare l’allarme. Quella sera avrebbe dovuto uscire per una cena leggera, invece la paura ha preso forma. “Ero con un’amica ginecologa del Gemelli. Le ho raccontato quello che avevo sentito e mi ha detto con dolcezza ma fermezza: ‘Controllalo subito’”. Gli accertamenti sono arrivati in fretta: “Era un tumore”. In quel periodo la sua vita personale era già attraversata da una frattura profonda: la separazione dal regista Fausto Brizzi, sposato nel 2014 e padre di sua figlia Penelope Nina. La malattia si è inserita in una fase di estrema vulnerabilità: “Quando ricevi una diagnosi così, il mondo si sgretola”, spiega. “Guardavo mia figlia, così piccola e inconsapevole, e qualcosa dentro di me si trasformava. Dovevo andare avanti per lei”. La scoperta precoce ha fatto la differenza. Il tumore era in fase iniziale: “Ho affrontato una piccola operazione”, racconta. Ma chiarisce subito che il momento più difficile non è stato quello chirurgico. “La parte più dura non è la sala operatoria: sono le notti in cui l’ansia ti divora. È una battaglia silenziosa che combatti con te stessa”. Dopo l’intervento è iniziata la terapia ormonale: “All’inizio l’idea di prendere quelle pastiglie mi spaventava: rendevano concreta la malattia. Poi ho capito che erano una protezione, un alleato”. Il percorso di cura si è svolto al Policlinico Gemelli di Roma, un luogo che Zanella ricorda con gratitudine:“Arrivi in ospedale portando una paura che pesa come cemento. Al settimo piano mi sono sentita subito accolta, ascoltata, protetta”. Non solo competenza medica, ma umanità quotidiana. “Gesti piccoli, una parola nel momento giusto, una mano che sistema una coperta. Ognuno toglieva un pezzo di quel peso”. Da quell’esperienza nasce una consapevolezza che oggi sente il bisogno di condividere: “La paura del cancro, a volte, fa più paura del cancro stesso. Ma quando intorno a te c’è un’équipe capace di contenerla, il cammino cambia. Diventa più leggero”. Una volta superata la fase più dura, ha scelto di trasformare l’esperienza in impegno. Il suo riferimento è diventato Komen Italia, la onlus che da oltre vent’anni promuove la prevenzione del tumore al seno e organizza screening gratuiti in tutta Italia. La Race for the Cure, spiega, non è solo un evento simbolico: “È un’esplosione di vita. Cammini accanto a donne che hanno attraversato l’inferno, ciascuna con la propria storia. Capisci che non sei sola”. Il messaggio che sente più urgente riguarda la prevenzione. “Vorrei dirlo con forza: lo stile di vita sano è fondamentale, ma non basta sempre. Nel mio caso non è bastato”. La diagnosi precoce, sottolinea, le ha salvato la vita. Un concetto ribadito anche da Riccardo Masetti, fondatore di Komen Italia: “La diagnosi precoce permette percentuali di guarigione superiori al 90%, con terapie meno invasive. È un beneficio enorme anche per il sistema sanitario”. La guarigione non è stata un semplice ritorno alla normalità. “È stato un territorio nuovo da abitare”, racconta. La priorità è diventata una sola. “Per due anni non ho lavorato. Ho dedicato tutto il tempo a mia figlia. Avevo bisogno di esserci, di vederla crescere giorno per giorno. La prevenzione è un atto di responsabilità verso se stesse”, conclude. “E può davvero salvare la vita”. L'articolo “Vivevo sano, mi consideravo immune dalle malattie. Poi una mattina sotto la doccia ho sentito un sassolino: era un tumore al seno”: parla Claudia Zanella proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tumore
Trending News
Cancro al Seno
“Attenzione, dietro al colore o al profumo di prosciutti, salumi, carni e formaggi si nascondono nitriti e nitrati cancerogeni”: l’allarme dell’Ue che impone nuovi limiti di sicurezza
Quando ci si ferma davanti al banco gastronomia, attratti dal colore vivo di un prosciutto o dall’odore di un salume appena affettato, difficilmente si fa caso alle sigle in etichetta come E 249 o E 252. Dietro questi codici apparentemente innocui si nascondono nitriti e nitrati, additivi usati da decenni soprattutto in carni e formaggi per rendere gli alimenti più sicuri e stabili nel tempo. Il punto critico è che questi elementi, pur svolgendo una funzione utile, non sono privi di effetti collaterali e il loro impiego solleva interrogativi sul rapporto tra benefici tecnologici e rischio per la salute. La ricerca scientifica ha infatti messo in evidenza il lato più problematico di queste sostanze: come riporta l’Organizzazione Mondiale della Sanità i nitriti e i nitrati a causa delle modificazioni che possono subire all’interno dell’organismo, possono infatti convertirsi in sostanze note come nitrosammine, una famiglia di composti che da anni è al centro dell’attenzione della ricerca scientifica. Gli studi hanno messo in relazione queste sostanze con un aumento del rischio di sviluppare diversi tipi di tumore, soprattutto quando l’esposizione è frequente e protratta nel tempo. Oggi però l’Unione Europea ha deciso di rivedere le regole del gioco, aggiornando limiti che considera ormai superati. Dal 9 ottobre 2025 si applicano le nuove disposizioni previste dal Regolamento (UE) 2023/2108, che ridefinisce in modo più rigoroso le quantità massime consentite, oltre ai criteri di valutazione negli alimenti per nitrito di potassio (E 249), nitrito di sodio (E 250), nitrato di sodio (E 251) e nitrato di potassio (E 252). Una scelta che nasce dall’esigenza di allineare la normativa alle conoscenze scientifiche più recenti e di rafforzare la protezione della salute pubblica, senza rinunciare alla sicurezza microbiologica dei cibi. Secondo l’Efsa, questi additivi svolgono funzioni precise. Vengono utilizzati per conservare prodotti deperibili, contrastare la proliferazione di microrganismi pericolosi, primo fra tutti il Clostridium botulinum, responsabile del pericoloso botulismo, e mantenere caratteristiche sensoriali considerate desiderabili, come il colore rosso delle carni o la stabilità di alcuni formaggi. Il regolamento europeo, proprio per questo motivo, non introduce divieti drastici, ma cambia prospettiva. Nel regolamento, oltre a ridurre le quantità che possono essere aggiunte durante la produzione c’è un passaggio cruciale: i limiti vengono ora espressi come ioni NO₂⁻ e NO₃⁻, una scelta che rende la valutazione del rischio più coerente con i parametri scientifici utilizzati negli studi tossicologici. È facile immaginare quanto questa modifica normativa possa apparire astratta a chi si limita a tagliare una fetta di prosciutto la domenica a pranzo. Ma è chiaro che le aziende del settore alimentare dovranno rivedere i processi produttivi e sviluppare alternative tecniche che permettano di garantire sicurezza microbiologica senza superare i nuovi limiti. Per i consumatori, invece, questo cambiamento può diventare un’occasione preziosa per alzare l’asticella della consapevolezza quotidiana. Significa interrogarsi su quanto spesso portiamo in tavola carni lavorate, imparare a leggere le etichette con un occhio più attento e riscoprire il valore di una dieta varia, in cui trovino spazio alimenti freschi, vegetali di stagione e cibi naturalmente ricchi di antiossidanti. Piccole scelte ripetute nel tempo che, sommate alle nuove regole, possono contribuire a ridurre l’esposizione complessiva e a costruire un rapporto più equilibrato e informato con ciò che mangiamo. La nuova normativa non è una bacchetta magica contro il cancro, ma è un passo in più per tradurre le evidenze più recenti in azioni concrete per una alimentazione più sicura e informata. L'articolo “Attenzione, dietro al colore o al profumo di prosciutti, salumi, carni e formaggi si nascondono nitriti e nitrati cancerogeni”: l’allarme dell’Ue che impone nuovi limiti di sicurezza proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tumore
Salute
Frutta secca e struffoli, ecco gli alimenti che mettono il “turbo” al sistema immunitario contro il cancro. L’oncologo: “Anche il pranzo di Natale può essere un alleato”
Dall’acido oleico contenuto nell’olio d’oliva e nella frutta secca al fruttosio dei fichi secchi, dei datteri e del miele con cui vengono fatti gli struffoli, fino all’acido trans-vaccinico che si trova nella carne e nei latticini provenienti da animali da pascolo. Sono tantissimi gli alimenti, tra cui anche alcuni tipicamente natalizi, che contengono specifiche molecole in grado di mettere il “turbo” al sistema immunitario contro il cancro. Prodotti, naturalmente, da consumare con moderazione. A fare il punto su quali siano gli alimenti “alleati” sono stati gli specialisti riuniti recentemente a Napoli in occasione della XVI edizione del Melanoma Bridge e della XI edizione dell’Immunotherapy Bridge, due eventi internazionali dedicati all’immunoterapia. “Per decenni, la relazione tra dieta e cancro è stata spesso ridotta a divieti e avvertimenti”, dichiara Paolo Ascierto, professore ordinario di Oncologia all’Università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma Onlus. “Oggi, una serie crescente di ricerche scientifiche sta rivoluzionando questa prospettiva, dimostrando che nel cibo possono celarsi sostanze che agiscono da ‘booster’ dei trattamenti, potenziando l’efficacia dell’immunoterapia”, aggiunge. Un recente studio apparso sulla rivista Signal Transduction and Targeted Therapy, del gruppo di Nature, ha rivelato come la qualità dei grassi assunti possa programmare la nostra immunità antitumorale. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Hong Kong ha scoperto che l’acido oleico, un grasso monoinsaturo fondamentale della dieta mediterranea, è in grado di ripristinare la funzionalità delle cruciali cellule gamma delta T del nostro sistema immunitario, compromessa dall’eccessiva presenza di acido palmitico (un grasso saturo). “Gli scienziati cinesi – commenta Ascierto – hanno scoperto che l’acido oleico, di cui è ricco l’olio d’oliva, e presente ad esempio anche nell’avocado e nella frutta secca (come noci e mandorle), è in grado di ‘ricaricare’ queste cellule T, potenziando significativamente la loro aggressività contro i tumori. Al contrario gli acidi grassi saturi, come l’acido palmitico presente in alimenti trasformati, olio di palma e carni grasse, tendono a promuovere l’infiammazione e lo stress ossidativo. In sostanza, la corretta scelta dei grassi nel nostro regime alimentare sembra determinare se le nostre cellule T saranno armate o disarmate nella lotta contro le cellule maligne”. Se la bilancia tra grassi saturi e insaturi è cruciale, ancora più sorprendente è il ruolo rivalutato di uno zucchero semplice: il fruttosio. Per lungo tempo associato alla crescita di alcuni tumori, uno studio condotto a Shanghai e pubblicato su Cell Metabolism* ha rivelato una realtà più sfumata: una dieta ricca di fruttosio è in grado di rafforzare la risposta immunitaria contro il cancro, riducendone la progressione e la letalità. “Lo studio ha dimostrato che il fruttosio alimentare, che si trova in alimenti tipicamente natalizi come i fichi secchi e i datteri, promuove l’immunità antitumorale delle cellule aumentando l’attività dei linfociti T CD8+, le cellule ‘killer’ responsabili di identificare e uccidere le cellule tumorali” specifica Ascierto. “Questo potenziamento è mediato dalla produzione di leptina, l’ormone della sazietà”. Ma attenzione. “Lo studio non indica che fare incetta di zuccheri aiuti automaticamente a contrastare il tumore. I risultati – continua – suggeriscono piuttosto che il fruttosio potrebbe essere sfruttato in modo mirato”. Non a caso, il professor Ascierto è impegnato in un progetto di ricerca AIRC volto a migliorare la risposta clinica all’immunoterapia nel melanoma, perfezionando la composizione del microbiota intestinale attraverso la combinazione di dieta mediterranea e l’integrazione alimentare con fruttosio e fibre idrosolubili. Un altro nutriente sorprendente è l’acido trans-vaccenico (TVA), una molecola che l’organismo umano non può produrre da solo e che si trova nella carne e nei latticini provenienti da animali da pascolo. Uno studio dell’Università di Chicago ha riabilitato, almeno in parte, il consumo di questi alimenti, scoprendo che il TVA è in grado di rafforzare la risposta immunitaria contro il cancro. “Il meccanismo è duplice”, spiega Ascierto. “Il TVA inibisce un recettore (il GPR43) solitamente attivato da acidi grassi dannosi, e contemporaneamente attiva il ‘percorso CREB”’che migliora la sopravvivenza e la differenziazione cellulare”, aggiunge. I risultati clinici sono promettenti: i pazienti con livelli più elevati di TVA circolante nel sangue hanno risposto meglio all’immunoterapia, comprese le terapie con cellule CAR-T. “Ciò che conta è il nutriente TVA e la sua eventuale assunzione nelle dosi giuste, non la sua fonte (carne e latticini)”, sottolinea Ascierto. “L’obiettivo non è eccedere nel consumo di carne rossa, ma utilizzare il TVA come supplemento alimentare per massimizzare l’efficacia dei trattamenti”, aggiunge. Questi studi, dal bilanciamento dei grassi alla modulazione operata da fruttosio e TVA, dimostrano inequivocabilmente che l’interazione tra dieta e sistema immunitario non è un concetto banale, ma una complessa rete biochimica. “La ricerca si sta muovendo verso la definizione di una vera e propria ‘dieta da combattimento’ personalizzata”, dice Ascierto. “Sono necessari ulteriori studi per comprendere esattamente se e come sfruttare nutrienti specifici per rafforzare l’azione del nostro sistema immunitario contro il cancro. L’obiettivo finale è trasformare il cibo in una medicina di precisione, ampliando le opportunità di trattamento per i pazienti oncologici”, conclude. L'articolo Frutta secca e struffoli, ecco gli alimenti che mettono il “turbo” al sistema immunitario contro il cancro. L’oncologo: “Anche il pranzo di Natale può essere un alleato” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tumore
Salute