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Immortalati dalla control room mentre appiccano incendi nella Terra dei fuochi: tre arresti
Gli incendi nella Terra dei fuochi sono stati e sono una piaga di un territorio dove oggi vivono 2,9 milioni di persone e dove gli scarichi illeciti di rifiuti pericolosi e le morti non sono un capitolo chiuso. Individuare chi appicca roghi oggi è più rapido e preciso grazie alla control room, il sistema di monitoraggio che consente di osservare in tempo reale ampie porzioni di territorio e coordinare gli interventi sul campo. È proprio da questa centrale operativa, attiva presso il comando dei carabinieri forestali, che è partita la segnalazione che ha portato a tre arresti a Giugliano in Campania, in una delle aree più esposte al fenomeno dei rifiuti bruciati illegalmente. Le immagini hanno documentato due incendi di notevoli proporzioni in via Vicinale Trenga: colonne di fumo nero si sono alzate dalla combustione di materiali altamente inquinanti, tra cui mobili, pneumatici, plastiche e componenti elettroniche. Rifiuti che, una volta dati alle fiamme, rilasciano sostanze tossiche come diossine e metalli pesanti, con effetti diretti sull’ambiente e sulla salute dei residenti. L’intervento ha portato all’arresto di una 41enne italiana e di un 45enne nigeriano. L’uomo ha tentato la fuga, nascondendosi nella cantina di un edificio, ma è stato rintracciato poco dopo. Aveva con sé un accendigas, ritenuto lo strumento utilizzato per appiccare il fuoco. Gli accertamenti hanno evidenziato che i due avevano prelevato rifiuti e arredi da un’abitazione per poi abbandonarli e incendiarli in una zona isolata. Un secondo episodio, sempre intercettato dalla control room, si è verificato in via Ex Alleati 32. Anche in questo caso le telecamere hanno permesso di identificare il responsabile: un 70enne del posto, arrestato in flagranza differita dopo essere stato ripreso mentre incendiava rifiuti sul ciglio della strada. Il sistema di sorveglianza si conferma quindi uno strumento decisivo nel contrasto ai reati ambientali: permette di superare una delle principali difficoltà investigative, ovvero cogliere sul fatto chi appicca incendi in aree isolate o difficilmente controllabili. Tuttavia, la frequenza degli episodi dimostra quanto il fenomeno sia ancora radicato. I roghi di rifiuti rappresentano infatti una delle principali fonti di inquinamento nella Terra dei Fuochi. La combustione incontrollata di materiali plastici, pneumatici e apparecchiature elettroniche produce fumi carichi di sostanze cancerogene che contaminano aria, suolo e falde acquifere, con conseguenze che si estendono ben oltre il momento dell’incendio. In questo territorio la criminalità organizzata ha gestito il traffico di rifiuti provenienti da ogni parte d’Italia, dalle concerie ai petrolchimici, fino alle industrie di alluminio, distruggendo la fertilissima Campania Felix, della quale non è rimasto più nulla. Nella vasta area della regione Campania, tra Caserta e Napoli, compromessa dagli interramenti e dalle sostanze tossiche, le bonifiche vanno a rilento. L'articolo Immortalati dalla control room mentre appiccano incendi nella Terra dei fuochi: tre arresti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Inquinamento Ambientale
La trovata di Anthony Lopes per permettere ai compagni di dissetarsi e mangiare datteri | Domeniche Bestiali
“Acqua che non si aspetta, altro che benedetta”, meravigliosa “Dolcenera” come tante delle canzoni di De André. Raccontava un fatto tragico e un amore quando fu pensata, senza immaginare che si sarebbe adattata pure alle Domeniche Bestiali trent’anni dopo (maestro, perdonaci se puoi). E tra sacro e profano, acqua e qualcosa di simile tratta questo episodio di Dom Best, territorio che al solito travisa tutto rendendolo il contrario di tutto. ACQUA CHE NON SI ASPETTA No, non si aspettava acqua l’allenatore della Reggina, così come il suo portiere, durante la gara contro la Vigor Lamezia di Serie D, multata di 1700 euro perché “Per avere propri sostenitori nel corso del primo tempo, lanciato acqua all’indirizzo della panchina avversaria, attingendo l’allenatore in varie parti del corpo, nonché lanciato una bottiglietta d’acqua semipiena che colpiva il portiere avversario al braccio sinistro”. ALTRO CHE BENEDETTA Sì, perché nelle partite delle Domeniche Bestiali si viaggia sempre sul sottile confine tra sacro e profano, travalicandolo da un lato, spesso e a volte anche dall’altro. Come nel caso di Everson, portiere dell’Atletico Mineiro che ha tirato il calcio di rigore decisivo contro l’America Mineiro nella semifinale di ritorno del Campeonato Mineiro. Come? Senza acqua benedetta ma con qualcosa di simile: un rosario tra le mani, che non avrebbe dovuto avere in quanto vietato dal regolamento. Ha funzionato però: ha segnato. Il pubblico di casa però non è stato così contento. ACQUA CHE HA FATTO SERA Eh già, come il tramonto: fondamentale per chi fa il digiuno del Ramadan per nutrirsi. E proprio conoscendo la fede di tanti suoi compagni l’estremo difensore del Nantes, il portoghese Anthony Lopes ha finto un infortunio, a tramonto avvenuto, durante la partita contro il Le Havre. L’intervento dello staff medico e dunque l’interruzione della partita ha permesso a cinque suoi compagni di fede musulmana di interrompere il digiuno avvicinandosi alla panchina per bere acqua e mangiare qualche dattero. DOLCE? NERA! Non era acqua quella piovuta dagli spalti della Pompeiana, squadra di Promozione Campania, multata di 150 euro perché: “ i tifosi della squadra ospitante per tutta la durata della gara indirizzavano nei confronti dell’ assistente arbitrale insulti e lanci di liquidi maleodoranti, probabilmente alcolici, mentre a fine partita lanciavano verso il medesimo assistente palline fatte di scotch senza riuscire a colpirlo”. L'articolo La trovata di Anthony Lopes per permettere ai compagni di dissetarsi e mangiare datteri | Domeniche Bestiali proviene da Il Fatto Quotidiano.
Calcio
Campania
Calabria
Serie D
Corruzione, divieto di dimora in Campania per il consigliere regionale Fi Giovanni Zannini
C’è una misura cautelare per Giovanni Zannini, il consigliere regionale campano ex deluchiano rieletto alle ultime elezioni nelle file di Forza Italia. Il Gip di Santa Maria Capua Vetere ha parzialmente accolto le richieste della procura – che ne aveva chiesto il carcere – e ne ha disposto il divieto di dimora in Campania. Stessa misura per i coindagati, gli imprenditori Luigi e Paolo Griffo, i dominus dell’azienda di latticini Spinosa spa, per i quali, secondo l’accusa, si sarebbe adoperato per aiutarli a costruire un nuovo stabilimento caseario a Cancello Arnone. In queste ore i carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Aversa, stanno eseguendo le misure. I tre sono indagati, a vario titolo, di corruzione per l’esercizio della funzione, falsità materiale in concorso, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Zannini non potrà quindi svolgere le funzioni di consigliere regionale, e sarà surrogato dal primo dei non eletti nella lista di Forza Italia a Caserta per la durata del provvedimento cautelare. Alle 10.30 conferenza stampa del procuratore Pierpaolo Bruni presso l’ufficio della Procura per illustrare i dettagli del provvedimento. L'articolo Corruzione, divieto di dimora in Campania per il consigliere regionale Fi Giovanni Zannini proviene da Il Fatto Quotidiano.
Giustizia
Campania
Campania, come sprecare 4,5 milioni di euro: il Parco archeologico di Liternum in eterno stato di abbandono
Non c’è pace per il Parco archeologico di Liternum, a Lago Patria, frazione di Giugliano, nel napoletano. In venti anni inaugurato due volte. Chiuso e riaperto. Con un impegno di spesa complessivo che si aggira sugli oltre 4,5 milioni di euro. E due edifici abusivi, abitati, da abbattere. Dal 2022. Da quasi un anno e mezzo, dopo l’ennesimo intervento di sistemazione e valorizzazione, finanziato dalla Regione Campania nel 2024, l’area è nuovamente in stato di abbandono. La gran parte delle opere realizzate sono state vandalizzate. “Il Parco versa in condizioni pietose e nonostante tutto, è molto frequentato dai cittadini, che restano basiti dallo stato di incuria”, racconta a ilfattoquotidiano.it Luigi De Martino, presidente della Pro Loco Litorale Domitio, associazione che dal 2010 al 2014 si è occupata della manutenzione, gestione e promozione del Parco. “I tabelloni che illustrano i punti d’interesse archeologico sono stato distrutti. I faretti per l’illuminazione dei sentieri, divelti o abbattuti. L’impianto di videosorveglianza, fuori uso. I servizi igienici rimangono in condizioni pietose”. L’area si affaccia sul Lago Patria, il più grande lago costiero regionale: si tratta di un sito di interesse comunitario che dal 1999 è entrato a far parte della Riserva Naturale Foce Volturno-Costa di Licola. Attraverso il Programma Integrato Città Sostenibili (Pics), finanziato dal Programma Operativo Regionale Campania (POR), Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) 2014-2020, l’area archeologica ha potuto contare su 2,5 milioni di euro per la “sistemazione e la valorizzazione”. L’intervento è stato autorizzato a dicembre 2021. A novembre 2023 il sindaco della Città metropolitana di Napoli, proprietaria dell’area archeologica corrispondente al Foro, il sindaco del Comune di Giugliano, proprietario delle zone limitrofe alle aree archeologiche, funzionali allo svolgimento delle attività di accoglienza e fruizione del Parco e il direttore del Parco archeologico dei Campi Flegrei, competente delle aree in prossimità del Foro, hanno sottoscritto un Accordo di Valorizzazione e Gestione integrata del Parco Archeologico “per garantire la massima fruibilità, la valorizzazione e la conservazione, insieme con un’offerta di elevato grado culturale”. Lavori avviati e conclusi nel 2024, con un impegno finanziario di 2.370.434,94 euro. L’intervento, come si legge nel portare Europa Campania.it “ha trasformato il sito archeologico in: “Oasi archeo-naturalistica di forte impatto scenografico che di interesse scientifico-culturale-sportivo”; un “Giardino pubblico per residenti e non residenti”; un “Percorso didattico per scolaresche”; un “Percorso lungo lago”. Oltre che un “Attrattore di Turismo Archeologico e Naturalistico”. Anche con l’inserimento di circa 350 alberi e 7.500 arbusti. Un intervento, si legge sul portale Open Coesione del Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, “finalizzato al recupero del sito archeologico”, ma anche alla “bonifica delle aree attualmente invase da materiale di scarico e rifiuti di varia natura che hanno ostruite le insenature originarie del Lago”. Il 5 maggio l’inaugurazione di “oltre 70mila mq di area a verde rigenerata”, come pubblicizzava il Comune sul suo portale. “Abbiamo speso due milioni di euro per ridare dignità al nostro territorio”, spiegava il sindaco di Giugliano, Nicola Pirozzi. “Dobbiamo recuperare Lago Patria perché è un bene ambientale straordinario che può essere un attrattore turistico e sportivo”, aggiungeva il presidente della Regione, Vincenzo De Luca. Ma restano questioni non risolte. Neppure l’inaugurazione del Parco ha comportato l’allontanamento delle famiglie che da decenni abitano nei due edifici abusivi realizzati all’interno del Parco. Nonostante la sentenza del Tar nell’agosto 2016, confermata dal Consiglio di Stato nel novembre 2022, abbia stabilito che il Comune avrebbe dovuto provvedere all’abbattimento, come stabilito nell’ordinanza del 1998. La vegetazione poi cresce senza cura e invade i resti delle strutture antiche, al punto che, nel caso di quelle di minor altezza, è possibile solo intuirne la presenza. I percorsi pedonali sono difficoltosi. I pannelli illustrativi, i punti luce e i servizi igienici, vandalizzati. Come il sistema di videosorveglianza. La concessione per la manutenzione del verde, terminata con la caduta a febbraio 2025 dell’amministrazione Pirozzi, non viene più rinnovata dal commissario prefettizio Carmine Valente, tanto meno dal sindaco Diego Nicola D’Alterio. Da qui il degrado. Eppure una soluzione ci sarebbe stata. Almeno provvisoria. “Abbiamo più volte proposto al Comune di affidarci l’area, ma senza esito”, dice De Martino. La Regione, contattata da ilfattoquotidiano.it, attraverso l’Ufficio Stampa, spiega che “nella gestione dell’area archeologica non ha alcuna responsabilità diretta”. Anche il Comune è stato contattato, sia per telefono che per mail, senza fornire risposta. La storia del Parco è travagliata. Tra il 2006 e il 2010 viene dato il via alla “Sistemazione e la valorizzazione dell’area archeologica”. Articolata in un primo lotto per il quale sono stati impegnati circa 480mila euro dal POR FESR Campania 2000-2006 ed un secondo lotto, da 1.535.625,01 euro dal POR FESR Campania 2007-2013. Anche allora, una inaugurazione, a giugno 2010. A settembre 2013 il Parco chiude per “inagibilità”. Dopo quattro anni, a settembre 2017, la vegetazione invade l’area. Ancora “temporaneamente chiusa” secondo il sito del Mibact, anche se il cancello d’ingresso risulta spalancato. Ad ottobre 2017 la Città metropolitana di Napoli provvede, con 33.800 euro al restauro della colonna superstite del Capitolium. Nel 2021 ancora la Città metropolitana di Napoli finanzia con 140mila euro la riqualificazione del sito con “la creazione di percorsi didattici illuminati con annessa cartellonistica”. E si arriva al Programma triennale dei Lavori pubblici 2025-27 che destina per il 2025, 1.533.423 euro per la demolizione dei fabbricati abusivi e prevede per il 2026 l’avvio della procedura per la Realizzazione di un museo archeologico con un impegno di 3milioni di euro. A quando la prossima inaugurazione? L'articolo Campania, come sprecare 4,5 milioni di euro: il Parco archeologico di Liternum in eterno stato di abbandono proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
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Giugliano
Campania
Dopo la sentenza Cedu, l’Asl Napoli 1 dichiara che fornirà i dati sanitari entro 60 giorni: un passo atteso da anni
Venerdì 27 febbraio 2026 noi Medici Isde e tutti i Comitati per la Esecuzione della sentenza Cedu siamo stati convocati presso la Prefettura di Napoli per un primo incontro tecnico per stabilire insieme agli organismi nazionali (Iss e Ispra) quello che è mancato sino ad oggi nella produzione e comunicazione pubblica dei dati sanitari e ambientali nella Regione Campania. Nei soli ultimi 30 anni, i cittadini delle Province di Napoli e Caserta hanno visto perdere non meno di tre anni di aspettativa di vita media per mancato controllo ambientale e sanitario. E’ fuor di dubbio che, sia pure obbligati dalla esecuzione della sentenza Cedu, da alcuni anni i prefetti Michele di Bari e Ciro Silvestro, cui si è aggiunto il Commissario Unico Generale Giuseppe Vadalà, stanno facendo per le Province di Napoli e Caserta quello che nessun sindaco mai aveva fatto almeno negli ultimi venti anni, almeno sul piano del controllo del territorio e sanitario. Per oltre vent’anni ho chiesto una cosa semplice: conoscere i dati epidemiologici disaggregati per distretto sanitario. Non percentuali generiche, non numeri aggregati, non medie che annacquano le differenze. Dati chiari, leggibili, confrontabili. Distretto per distretto. Oggi, dopo la risposta formale dell’Asl Napoli 1 Centro alla richiesta di trasmissione e pubblicazione dei dati del Registro Tumori, possiamo forse intravedere un passaggio storico. La sentenza Cedu Cannavacciuolo e altri c. Italia del 30 gennaio 2025 ha imposto un obbligo preciso: garantire trasparenza piena e tempestiva dei dati sanitari ed epidemiologici nei territori esposti a rischio ambientale. Non una facoltà, ma un dovere. Per anni abbiamo sentito dire pubblicamente che i dati per distretto esistevano e che non mostravano criticità rilevanti. Se quei dati erano realmente disponibili, perché non sono stati pubblicati in forma strutturata e accessibile? Se non lo erano, perché si è affermato il contrario? La questione non è polemica. È etica. L’Asl Napoli 1 Centro comprende undici distretti sanitari. Undici realtà profondamente diverse per densità abitativa, esposizione ambientale, storia industriale, traffico, presenza di porto e aeroporto, siti contaminati. Aggregare significa diluire. Diluire significa rendere invisibili le differenze. Capri e Ischia non sono Napoli Est. Bagnoli non è il Vomero. Pianura non è Chiaia. Acerra non è Posillipo. Se l’incidenza oncologica è più alta in un’area industriale rispetto a un’isola turistica, quel dato deve emergere. Non per allarmare, ma per intervenire. Senza dati territoriali precisi non esistono politiche ambientali mirate, non esiste prevenzione calibrata, non esistono bonifiche prioritarie fondate su evidenze. La Scienza non è neutra rispetto alla Giustizia: è lo strumento per renderla possibile. La risposta dell’Asl Napoli 1 riconosce la necessità di un’elaborazione statistica ad hoc e di una validazione metodologica rigorosa, stimando circa 60 giorni per la finalizzazione e la pubblicazione del report. È un passo che aspettavamo da anni. La mancata ostensione dei dati, come richiamato dalla sentenza Cedu, espone le istituzioni a responsabilità non solo amministrative, ma anche civili e potenzialmente penali, perché in gioco non vi è una disputa tecnica, ma la salute pubblica. Ogni cittadino di Napoli e Caserta ha il diritto di sapere se vive in un’area a maggiore incidenza oncologica. Ha il diritto di scegliere consapevolmente dove abitare, dove far crescere i figli, dove investire. La conoscenza è Prevenzione, innanzitutto Primaria! Non nascondo che questa battaglia mi è costata molto. Ho pagato con la salute, con la carriera, con isolamento professionale. Eppure non ho mai cercato uno scontro personale. Ho cercato dati. Solo dati. Se oggi possiamo dire “forse ci siamo”, non è una vittoria individuale. È la conferma che la perseveranza scientifica, quando è guidata dal servizio e non dall’interesse, alla fine trova un varco. Se oggi riusciremo a sfondare il terribile muro di gomma del ventennale negazionismo anche scientifico obbligato dalla (mala)politica locale, dobbiamo dire grazie anche a trasmissioni come Report e a giornali come Il Fatto Quotidiano, per i quali la corretta informazione è la base della Verità per ottenere Giustizia, anche ambientale. Ho sempre creduto che la Medicina ambientale non sia ideologia ma metodo: raccolta dei dati, analisi, confronto, pubblicazione trasparente. Se i dati verranno pubblicati in forma chiara, omogenea, aggiornata e comparabile con gli altri registri regionali, allora non parleremo solo di Napoli 1 Centro. Parleremo di Campania. Sapremo finalmente quanto incide l’inquinamento nelle diverse aree: Capri e Ischia rispetto a Napoli Est, Bagnoli, Pianura, Acerra. Potremo confrontare serie storiche annuali, valutare trend, individuare correlazioni tra esposizione ambientale e incidenza oncologica. Senza demonizzazioni. Senza negazionismi. Con numeri verificabili. La Scienza non teme la Verità. La teme solo chi non vuole guardarla. Io non combatto contro qualcuno. Combatto contro l’opacità. La trasparenza epidemiologica non è un atto tecnico. È un atto morale. È il riconoscimento che la Salute collettiva viene prima delle convenienze politiche, delle narrazioni rassicuranti, delle omissioni prudenziali. La verità sanitaria non ha colore politico. Ha coordinate territoriali. Chiedo solo di poter vedere quei dati pubblicati, consultabili, leggibili da chiunque. Se ciò accadrà, potrò dire di aver servito la mia città come Medico. E potrò presentarmi con meno vergogna davanti a Giuseppe Moscati, Medico e Santo di Napoli, che ha insegnato che la Scienza è Servizio, non carriera. Non chiedo altro. Chiedo che la Verità sia pubblica. Distretto per distretto. Anno per anno. Perché la Salute non è statistica astratta. È vita concreta. L'articolo Dopo la sentenza Cedu, l’Asl Napoli 1 dichiara che fornirà i dati sanitari entro 60 giorni: un passo atteso da anni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Morniroli: “Governo poco lungimirante, non investe sulla scuola. Per avere più sicurezza non serve sempre punire”
“Un governo che non investe sulla scuola non è lungimirante. Questo esecutivo continua a tagliare. Anche la decisione di ridurre le scuole sulla base dell’algoritmo che prevede una diminuzione degli alunni nei prossimi anni non era una scelta obbligata. Si poteva agire diversamente, per esempio magari investendo sul tempo pieno”. Andrea Morniroli, co-coordinatore del Forum Diseguaglianze e diversità (che nel week-end a Genova discuterà dei temi della democrazia) è il nuovo assessore alla Scuola e alle Politiche sociali in Campania, dopo un’esperienza quarantennale di lavoro nel sociale (è stato tra i soci fondatori della Cooperativa Dedalus). Già di per sé un approccio rivoluzionario. Succede a Lucia Fortini, vicinissima all’ex presidente della Regione, Vincenzo De Luca. D’altra parte la Giunta campana, che mercoledì si è riunita per la prima volta, è un laboratorio nazionale, tra la guida a Cinque Stelle di Roberto Fico, la convivenza di dem e uomini dello Sceriffo, il peso di Gaetano Manfredi. “Sono entrato in Giunta su proposta di Elly Schlein, di fronte a una sollecitazione di Fico, che chiedeva 3 nomi, di cui uno esterno che parlasse al mondo delle associazioni. Ringrazio la segretaria, ma anche il Pd campano: questa è una sfida importante”. Assessore, quale sarà il suo primo passo? Bisogna fare il Piano sociale regionale 2024-26 che non c’è ancora. L’idea di fondo è far tornare a essere una priorità le politiche sociali e le politiche della scuola. Senza quel piano non ci sono finanziamenti. E poi, bisogna riaprire la concertazione territoriale: il tavolo non è stato convocato negli ultimi 2 anni. Dopo l’accoltellamento a La Spezia, il governo sta varando le ennesime norme sulla sicurezza. Si parla di metal detector nelle scuole, di zone rosse, di inasprimento delle pene per i minorenni trovati in possesso di coltelli (dall’arresto, alla sospensione di patente e passaporto). Una risposta adeguata? Rispondere sempre con ottiche punitive repressive a problemi sociali complessi non funziona. Il decreto sicurezza già in vigore produce culturalmente l’allargamento del potere della polizia, creando uno squilibrio di pesi e contrappesi, colpevolizza la diversità e la povertà, criminalizza il dissenso. Intendiamoci, anche l’attività di repressione ed educazione al limite ha la sua importanza. Ma non è così che si risponde al disagio profondo, all’aumento della volenza dei minori e all’abbassarsi dell’età di chi la compie. E poi al crescere di tutte le dipendenze, comprese quelle da schermo e alla solitudine. Il nostro non è “un paese per giovani”; i ragazzi sono pochi, maltrattati e abbandonati dalle istituzioni. Che c’entra la sicurezza con l’accoltellamento pur gravissimo a La Spezia? In che senso che c’entra? Il problema di un ragazzino a scuola non ha a che fare con la criminalizzazione del dissenso. Già oggi non è che puoi portare i coltelli a scuola. Si è rotto un meccanismo. Per esempio, siamo sicuri che è giusto vietare i telefonini in classe o sarebbe meglio insegnare a usarli in modo intelligente? Mio figlio alle medie di fronte a una scuola che riduce 3 secoli di storia a 4 pagine approfondiva con delle ricerche online. Non è meglio insegnare a navigare bene, in maniera che si possano fare scoperte sulla rete? Il problema è che si riduce tutto a buono e cattivo. C’è una precisa visione dietro tutto questo. La comunità educativa della scuola deve intersecarsi con la comunità educativa della vita. I ragazzi hanno bisogno di adulti attenti, lungimiranti, accoglienti. Non ci dimentichiamo che in molti territori le scuole sono l’unico presidio, l’unica forma di istituzione presente. E poi, tornando a La Spezia, non va trascurata la questione di genere che c’è dietro: il ragazzo ha ucciso perché c’erano foto del passato di un altro ragazzo con la sua ragazza. C’è la questione del possesso, della donna come proprietà maschile. Se è così, come si fa a limitare l’educazione all’affettività e di genere? La sicurezza è evocata anche dal centrosinistra, che accusa il governo di non aver fatto abbastanza. Che ne pensa? La sicurezza è un tema perché tutti noi abbiamo il problema di sentirci sicuri. Ma la sinistra ha spostato la sicurezza dal sociale al civile, smantellando il sistema dei diritti. La sinistra deve parlare di sicurezza da sinistra, dove c’è il c’è tema della repressione, ma soprattutto dell’accessibilità ai diritti. La Giunta Fico è anche un laboratorio nazionale? Spero che lo possa essere, se no non sarei qui. Spero che l’amministrazione Fico possa dare una discontinuità su come interpretare il governo pubblico, in modo che sia partecipato e collettivo, facendo prevalere l’interesse generale e non quello di parte. Immagino un governo che si apre, con la cogestione, la coprogettazione, il civismo attivo e che non si limiti solo all’ascolto. E riconosca gli altri come attori politici con cui condividere pezzi di potere sull’utilizzo delle risorse. L'articolo Morniroli: “Governo poco lungimirante, non investe sulla scuola. Per avere più sicurezza non serve sempre punire” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Politica
Vincenzo De Luca
Roberto Fico
Campania
Un cavallo scivola e muore durante la Cavalcata dei Re Magi a Nocera Inferiore. La rabbia degli animalisti contro gli organizzatori: “Questa morte non è una fatalità”
La tradizionale Cavalcata dei Re Magi di Nocera Inferiore si è rivelata fatale per un cavallo. Secondo quanto riporta Scisciano Notizie, lo scorso 5 gennaio l’animale stava trainando la carrozza quando è improvvisamente scivolato e non si è più rialzato. Il fatto si è verificato in via Atzori, a poche centinaia di metri dalla cattedrale di San Prisco al Vescovado, dove la processione si è poi conclusa. I presenti hanno compreso la drammaticità del fatto in pochi istanti, dato che l’animale non dava segni di vita. Nonostante la morte del cavallo, la manifestazione è proseguita. Le immagini diffuse sui social network sono diventate virali e hanno innescato un dibattito sull’impiego di animali nelle manifestazioni pubbliche. In uno dei video pubblicati in rete si vede una gru che rimuove dalla strada il cavallo avvolto in un telo blu. Come riportato da Scisciano Notizie, l’Enpa di Salerno ha criticato la gestione dell’evento: “Ci si torna a interrogare sull’opportunità di far sfilare animali in contesti affollati, su strade asfaltate e in situazioni potenzialmente non compatibili con il loro benessere” ha dichiarato l’associazione. Roberto Brognano, responsabile Maltrattamento e Randagismo Leal, ha espresso la sua opinione riguardo lo spiacevole fatto: “La morte di questo cavallo non è una fatalità ma la diretta conseguenza dell’impiego di animali in contesti degradanti e rischiosi”. L'articolo Un cavallo scivola e muore durante la Cavalcata dei Re Magi a Nocera Inferiore. La rabbia degli animalisti contro gli organizzatori: “Questa morte non è una fatalità” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Animali
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Campania
Figli di immigrati regolarmente tesserati, ma non ancora iscritti al portale: la FIP inibisce per tre mesi il presidente e penalizza (ancora) la Tam Tam Basketball
Regolarmente tesserati, ma non ancora iscritti al portale online dedicato. L’allenatore-presidente fa giocare la prima partita del campionato di basket under 13 a una ragazza e un ragazzo dodicenni, figli di immigrati, e oltre a perdere a tavolino viene inibito dalla FIP (Federazione Italiana Pallacanestro) per tre mesi. Accusato di irregolarità e inosservanza delle norme relative alle modalità di tesseramento, il fondatore della Tam Tam Basketball Massimo Antonelli non ci sta. “Il provvedimento disciplinare che viene dato in caso di questa chiamiamola ‘mancanza’ lo trovo infinitamente sproporzionato e, lasciatemelo dire, umiliante. Ma scusate, non viene meno anche la mission della FIP di agevolare e favorire l’avvicinamento dei ragazzi alla pallacanestro?”. Promuovono l’inclusione sociale e contrastano il degrado in un’area difficile, ma secondo la Federazione sono dei fuorilegge. L’associazione dilettantistica di Castel Volturno – senza scopi di lucro fondata nel 2016 per offrire gratuitamente pallacanestro e supporto a ragazzi di seconda generazione e figli di immigrati – sta vivendo un paradosso senza precedenti. I PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI Per spiegare nel dettaglio l’accaduto bisogna tornare indietro di qualche settimana. Precisamente al 17 novembre, giorno in cui la FIP emette due provvedimenti disciplinari ai danni della società. Il primo ufficializza la sconfitta a tavolino: “Perdita della gara per infrazioni che comportano la punizione sportiva della perdita della gara e per posizione irregolare di giocatore, allenatore e aiuto allenatore, determinata da inosservanza delle norme relative alle modalità di tesseramento [art. 49 RG, art. 52, RE Gare]”. L’altro conferma l’irregolarità del fondatore Massimo Antonelli con relativa sospensione: “Inibizione determinata dal 17/11/2025 al 17/02/2026 per violazione delle disposizioni regolamentari in materia di tesseramento e per posizione irregolare di giocatore, allenatore e aiuto allenatore, determinata da inosservanza delle norme relative alle modalità di tesseramento e per tenuto conto dell’aggravante relativa alla carica di capitano della squadra, dirigente di società o addetto agli arbitri rivestita [art. 47 RG,art. 52, RE Gare, art. 21,5a RG]”. COS’È MYFIP: IL PROCEDIMENTO E qui arriva il vero cavillo. Come funziona il procedimento di iscrizione ai campionati giovanili? Oltre al classico tesseramento alla Federazione, dal 2024 è stata creata la web app MyFIP, una piattaforma online – collegata direttamente alla FIP – che offre ai tesserati (atleti, dirigenti, allenatori) un’identità digitale per accedere e gestire autonomamente la propria carriera, i dati personali e interagire con il sistema informativo. Da quest’anno l’app ha una funzione di doppia verifica: per poter giocare, infatti, non solo devi essere tesserato alla FIP ma è necessario iscriversi anche al portale online per certificare ulteriormente il tesseramento avvenuto. Insomma, una doppia procedura che anziché facilitare il flusso rende tutto più complicato. Per la Tam Tam il primo tesseramento alla Fip ha un costo di 54 euro per i ragazzi stranieri e 61 per le ragazze straniere. Completata la prima fase, gli stessi – se minorenni, come in questo caso, i genitori – devono iscriversi autonomamente a MyFIP e far confermare le loro utenze dal presidente del club. Per una squadra del tutto (o quasi) extracomunitaria come quella di Antonelli diventa tutto più complesso. “E dire che ci avevano provato ma non ci erano riusciti. Il motivo? Per gli stranieri è complicato iscriversi a MyFIP: mi dicono sia complesso anche per gli italiani, perché per gli under 14 occorre il consenso dei genitori che a loro volta devono iscriversi alla piattaforma. Naturalmente le informazioni da seguire sono in italiano e per i genitori stranieri è complesso capire le procedure da seguire”, spiega il fondatore di Tam Tam con una lunga lettera di dissenso sui social. “Per noi di Tam Tam è tripla fatica già star dietro alla prima fase dei tesseramenti dei tanti ragazzi stranieri perché c’è una richiesta infinita di documenti per poterli iscrivere alla federazione (documenti che spesso sono scaduti e quindi in attesa di rinnovi). Una volta mandati alla FIP dobbiamo aspettare diversi mesi per avere il tesseramento definitivamente approvato. Come dicevo ci avevano provato, tutti e due mi avevano scritto più messaggi che non riuscivano: mi riferivano che a un certo punto appariva una finestra con la scritta ‘Possono iscriversi solo i 14enni’. Arrivati alla prima partita non me la sono sentita di bloccarli, si erano allenati come gli altri dai primi di settembre”. UN PROVVEDIMENTO DISCIPLINARE CONTROVERSO Massimo Antonelli ritiene il provvedimento disciplinare nei suoi confronti ingiusto e scorretto perché esattamente identico nei confronti delle società che non completano neanche il primo passaggio d’iscrizione. “Mi chiedo poi se è giusto comminare tre mesi di blocco a un allenatore e presidente, un danno enorme all’attività. L’anno scorso, se non vado errato, si davano le stesse inibizioni ai coach e ai presidenti che facevano giocare ragazzi non iscritti alla FIP, in quest’ultimo caso posso giustificare una penalità pesante se non ci sono le attenuanti. Quando uno paga di solito la pratica è chiusa”. Il vero paradosso è proprio questo: perché pagare la stessa pena se il tesseramento alla FIP è stato effettuato? “Avrei capito e accettato il provvedimento disciplinare affibbiatomi se il pagamento avvenisse dopo la doppia procedura sia del tesseramento alla FIP che dell’iscrizione a MyFIP. Che succede se per assurdo un genitore di un nostro ragazzo non vuole iscriversi a MyFIP perché non ama dare la sua mail e/o il suo numero di telefono? Si verrebbe a determinare che la Tam Tam ha un ragazzo regolarmente tesserato, nonostante abbia pagato per il suo tesseramento 61 o 54 €, ed è impossibilitata a fargli giocare le partite”. Antonelli definisce questo trattamento “una mostruosità contraria a tutti i principi e diritti allo sport”. E poi aggiunge: “Da tenere presente che il genitore con la sua firma sul modulo di tesseramento FIP ha dato l’assenso a far giocare le partite al figlio”. Insomma, un provvedimento che penalizza fin troppo per una mancanza “minima” e non irregolare. TAM TAM (ANCORA) NEL MIRINO DELLA FIP In casa Tam Tam la storia si ripete. Perché già nel 2019 la FIP aveva penalizzato la squadra di Castel Volturno per un’eccesiva presenza di stranieri nel roster. A causa dei “troppi stranieri”, infatti, i vincitori del campionato Under 15 non presero parte al campionato di eccellenza Under 16 che si gioca su base nazionale. Per l’ennesima volta Tam Tam Basketball chiede rispetto, ma soprattutto chiarezza. Per un sistema che anziché venire incontro alle necessità, divide e allontana. L'articolo Figli di immigrati regolarmente tesserati, ma non ancora iscritti al portale: la FIP inibisce per tre mesi il presidente e penalizza (ancora) la Tam Tam Basketball proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Buon Natale dal ‘fuoriuscito’ della Terra dei Fuochi: sono una pecora nera, ma non ho mai ceduto di un passo
Il fuoriuscito, libro scritto nel 2005 da Renzo Tomatis, primo direttore Iarc (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, con sede a Lione, di cui nel 2026 festeggeremo i 60 anni dalla fondazione) narra di un medico che all’inizio degli anni Sessanta preferisce rinunciare alla carriera in ospedali dove gli interessi privati dei medici e delle ditte farmaceutiche sono tutto e le persone sofferenti non contano niente. Sceglie quindi di uscire definitivamente dal mondo della ricerca e, tornato in Italia, decide di continuare la sua carriera lavorando come semplice medico ospedaliero: una scelta che può apparire tanto una sconfitta quanto un estremo tentativo di resistenza. Leggendolo ho appreso, una volta di più, che il destino della nostra salute, della nostra vita, del nostro corpo è nelle mani di chi conta i soldi e non gli importa null’altro. Renzo Tomatis è stato una figura chiave anche per noi medici Isde (Associazione Internazionale dei Medici per l’Ambiente), diventando il Presidente del Comitato scientifico internazionale dopo il suo pensionamento, integrando la sua vasta esperienza scientifica con le iniziative dell’associazione per la tutela della salute e dell’ambiente. Oggi nel Cts Isde ci sono anche io e solo in Campania siamo oltre 135. Nel 1980 io, cresciuto all’altare del medico anargiro San Giuseppe Moscati, mi laureo in Medicina a soli 22 anni. A partire dal 2006, su richiesta dell’avvocato Gerardo Marotta quale difensore civico delle Assise di Palazzo Marigliano, liberamente scelgo di tornare a studiare, spiegare e quindi difendere i cittadini campani massacrati dal disastro ambientale più grande e negato d’Italia, la Terra dei Fuochi campana, rinunziando alla carriera. Era assolutamente più importante e necessario spiegare bene – con studi ma anche con migliaia di conferenze sempre gratis in tutti i territori e le chiese della Campania – la verità del disastro di Terra dei Fuochi. La Campania, per assenza di Prevenzione Primaria e tutela dell’ambiente, mostra da troppi anni i peggiori dati sanitari d’Italia con una perdita secca di almeno tre anni di aspettativa di vita media; cui oggi nel 2025 si aggiunge anche l’inquinamento eccezionale da overtourism certificando Napoli come la metropoli con l’aria più inquinata di Italia, specie da biossidi di azoto, addirittura più di Milano. Soltanto grazie a questo umile blog concesso da ilfattoquotidiano.it, dal 2014 tutti i cittadini campani e italiani hanno potuto comprendere e capire la patogenesi vera – da inquinamento e non stili di vita individuali – dei dati sanitari peggiori nella Regione più giovane di Italia. Come un gesuita del film Mission, ho scelto di combattere per la giustizia e di farmi massacrare insieme agli indios “caivani’” della Campania. Sono diventato una pecora nera, ma non ho mai ceduto di un solo passo a testimoniare secondo scienza e coscienza la verità, diventando l’unico medico ad avere riconosciuto in giudizio ben tre nessi di causalità in Terra dei Fuochi e ponendo cosi le basi della sentenza Cedu del 30 gennaio 2025, che dà finalmente giustizia al popolo inquinato e massacrato dai suoi (mal)governanti. Girando per tutte le discariche tossiche della Campania mi sono ritrovato rimpinzato di diossine e pcb e per questo mi sono ammalato di cancro nel 2018. Non credevo di arrivare ancora vivo e in condizione di lavorare e combattere sino a questo Natale 2025. Senza etica, insegna don Sturzo sin dal 1922, qualunque scelta economica diventa diseconomica. Io, medico da 46 anni solo presso il Pascale di Napoli e Presidente Isde dal 2018, “fuoriuscito” della Terra dei Fuochi, continuo a combattere e difendere i cittadini campani spiegando senza paura la “tempesta perfetta” che ha distrutto salute e sanità in Campania specie a causa del “negazionismo” di regime. Nel 2014 sono stato eletto re Mago nel Presepe della chiesa del Parco Verde di Caivano di padre Maurizio Patriciello. Oggi sono una sin troppo ben conosciuta pecora nera della Medicina in Campania. Sappiamo tutti da secoli però che senza pecore nere non solo la giustizia e la verità, ma soprattutto la Scienza, quella vera, non può andare avanti. Buon Natale a tutti voi lettori de Il Fatto Quotidiano dal medico “fuoriuscito” di Terra dei Fuochi campana! Chi può e sa ha il dovere ineludibile, oggi più che mai, di difendere l’ambiente e quindi la vita e la salute di tutti i bambini del mondo! L'articolo Buon Natale dal ‘fuoriuscito’ della Terra dei Fuochi: sono una pecora nera, ma non ho mai ceduto di un passo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Esprime solidarietà alle mafie”: Libera contro il concerto del cantante neomelodico Daniele De Martino
Lo racconta Franco Maresco nel film “Belluscone – Una storia italiana” e lo dice Kid Yugi nell’ultimo album di Noyz Narcos: in Italia, la criminalità organizzata ascolta neomelodico. E infatti, il coordinamento regionale della Basilicata e il presidio Vulture Alto Bradano di Libera hanno pubblicamente chiesto alle istituzioni di prendere provvedimenti per il concerto del cantante neomelodico Daniele De Martino, nome d’arte di Antonino Galluzzo, che il 20 dicembre si esibirà a Venosa, in provincia di Potenza. “Con il rispetto profondo che nutriamo per la libertà artistica e di espressione, valore costituzionale che Libera ha sempre difeso, auspichiamo che le istituzioni, in linea con quanto accaduto in altre realtà, sappiano assumere i provvedimenti ritenuti necessari in relazione al contesto”, sottolinea l’associazione antimafia in una nota pubblica. In più occasioni le autorità e le amministrazioni comunali hanno vietato al cantante di esibirsi in pubblico a causa dei testi che inneggiano alla criminalità, istigano alla delinquenza e alimentano la mentalità mafiosa: il questore di Latina aveva sottolineato che le canzoni di De Martino “veicolano messaggi espliciti contro i collaboratori di giustizia e sono espressione di solidarietà al sistema delle mafie”. Chi è Antonino Galluzzo – È nato nel 1995 a Palermo. Oltre ai suoi testi, il cantante è stato citato per i legami con Cosa nostra. Qualche anno fa, il giornalista Salvo Palazzolo di Repubblica aveva pubblicato delle foto in cui De Martino baciava sulla guancia il boss Francolino Spadaro durante il funerale del padre Tommaso detto “Masino“, arrestato da Giovanni Falcone per contrabbando e poi condannato all’ergastolo per essere il mandante dell’omicidio di Vito Ievolella, il maresciallo dei carabinieri ucciso a Palermo il 10 settembre 1981. Quest’anno la Guardia di finanza ha perquisito la casa dei genitori a Palermo e l’abitazione in Campania di De Martino, a cui sono stati sequestrati 220mila euro tra contanti, gioielli e Rolex per i redditi non dichiarati. A tradire il cantante neomelodico sono stati anche i contenuti pubblicati sui profili social, in cui De Martino ostentava lo stile di vita consentitogli dai concerti in nero e spesso abusivi, per evitare i divieti delle autorità. Secondo la verifica delle fiamme gialle per il periodo 2016-2022, il cantante avrebbe percepito compensi per 850mila euro. Libera sottolinea l’importanza della cultura e dell’arte, lanciando l’appello “di non girarci dall’altra parte, di denunciare la pericolosità di messaggi che tendono a ribaltare i valori costituzionali di democrazia, legalità e giustizia”, e aggiunge che “Venosa, come tutta la Basilicata, merita eventi culturali che uniscano, che generino senso critico, che aprano spazi di libertà autentica e non ambigua”. L'articolo “Esprime solidarietà alle mafie”: Libera contro il concerto del cantante neomelodico Daniele De Martino proviene da Il Fatto Quotidiano.
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