Chiara Poggi avrebbe lottato con il suo assassino e avrebbe cercato di
difendersi e proteggersi. A distanza di alcuni giorni dal deposito della
consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo – nominata dalla procura di
Pavia – arriva una indiscrezione del Tg1 sul delitto di Garlasco, che propone
una lettura diversa delle fasi dell’aggressione. Il condizionale è d’obbligo
perché in passato era stata data per insanguinata l’ormai famosa impronta 33.
Traccia – il cui colore rossastro è dovuto all’uso di un reagente chimico – di
cui si ha soltanto una fotografia e che viene attribuita comunque dagli
inquirenti pavesi ad Andrea Sempio.
LA “LOTTA” CON L’ASSASSINO
La 26enne – per il cui omicidio è stato condannato in via definitiva a 16 anni
l’allora fidanzato Alberto Stasi – non sarebbe stata colpita in modo improvviso
e letale con un unico gesto, ma avrebbe tentato di difendersi. Sul corpo
sarebbero presenti lividi, ecchimosi e abrasioni su braccia e gambe, segni che
indicherebbero una colluttazione con l’assassino.
Il delitto, sempre secondo le indiscrezioni, si sarebbe consumato in più
momenti, tra il piano terra e le scale della villetta di via Pascoli, con
l’aggressore che si sarebbe fermato a osservare il corpo prima di infliggere un
ulteriore colpo, forse con un martello. Questa ricostruzione potrebbe quindi
essere collegata da chi indaga alle tracce di Dna, rinvenute sotto le unghie
della vittima, che hanno una “compatibilità” con la linea parentale maschile
dell’indagato. Una compatibilità genetica, ma non un’identificazione. Quel Dna
“misto, incompleto e non attribuibile” come già definito dalla genetista Denise
Albani, perita della giudice per le indagini preliminari di Pavia Daniela
Garlaschelli, non può portare a nessuna identificazione individuale, né a una
attribuzione di responsabilità, né essere tassello della ricostruzione
alternativa del delitto.
LA RICOSTRUZIONE DOPO CINQUE PROCESSI
La ricostruzione raggiunta dopo i cinque processi all’ex fidanzato – i due in
cui è stato assolto, i due in cui è stato condannato e la Cassazione – vede
invece la 26enne togliere l’allarme di casa, aprire in pigiama la porta, essere
colpita al volto e al cranio e poi essere lanciata dalle scale. L’assassino –
hanno ricostruito le sentenze che hanno portato alla condanna Stasi – non fece i
gradini della tavernetta. La vittima aveva tagli sulla fronte e il cranio
sfondato da almeno dieci colpi, presumibilmente di un martello. Come è noto
l’arma del delitto non è stata mai trovata, né è stato dato alcun riscontro al
ritrovamento, ormai 10 mesi fa, in un canale di Tronello (Pavia) di alcuni
oggetti tra cui un martello.
L’AVVOCATO DEI POGGI: “COLLUTTAZIONE GIÀ ESCLUSA DA PERIZIE PRECEDENTI”
“Trovo sconcertante che il Tg1, e non è la prima volta, esca con sedicenti
novità sulla vicenda Garlasco e lo faccia a ridosso del referendum. Forse si
pensa che gli italiani vogliano cambiare la magistratura pensando abbia
sbagliato in passato sul caso Garlasco, quando invece sta sbagliando adesso e lo
sta facendo la magistratura requirente. In realtà già due perizie (anche in
primo grado, dove Varetto escluse la colluttazione, pur specificando meglio a
verbale) e poi nel 2014 il perito Roberto Testi, hanno compiutamente superato le
questioni che oggi si vogliono far mettere in discussione dalla consulenza
tecnica della procura di Pavia a firma Cattaneo. L’assenza di colluttazione tra
Chiara e l’assassino – spiega l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale di parte
civile della famiglia Poggi – è oggettivamente riscontrabile dall’assenza di
rilevanti escoriazioni ecc. e sorprende che il Tg1 possa oggi affermare il
contrario in base a informazioni che se anche fossero vere non dovrebbero essere
disponibili e comunque contrastano con quanto documentato in atti”.
Per il legale, che segue il caso dall’agosto del 2007, inoltre “l’idea che
l’aggressione sia avvenuta in seguito a una colluttazione non solo è stata
esclusa dalle perizie precedenti assunte nel contraddittorio, ma non c’è alcun
dato scientifico che confermi detta presunta novità”.
Tizzoni ritorna anche sulle tracce genetiche sulle unghie della vittima:
“Riguardo al Dna, come espressamente scritto in perizia, è stato attribuito a
Sempio solo quale aplotipo parziale misto non consolidato, quindi con nessun
valore in un’aula. Inoltre si deve ricordare – prosegue l’avvocato – che ci sono
almeno altri due Dna maschili (ma ipoteticamente anche 3,4,5 ecc) su altre due
unghie. E quindi cosa sarebbe successo!? Un linciaggio da parte di più soggetti?
È pacifico che l’assassino fu uno solo e indossava scarpe Frau e infatti le
tracce di scarpa taglia 42 sono le uniche rinvenute in casa Poggi. Scarpe per
misura e modello compatibili a quelle di Stasi come scritto nella sentenza
definitiva di condanna. Quindi Stasi è l’unico assassino e non vi è evidenza di
complici così come di qualsiasi orario, tempistica, arma proposte dalla
consulenza Cattaneo per chi conosce gli atti non porteranno all’ammissione di
una eventuale richiesta di revisione di Stasi. Il resto è solo propaganda”.
L'articolo “Chiara Poggi lottò con il suo assassino”, l’indiscrezione sulla
consulenza Cattaneo. L’avvocato dei Poggi: “Colluttazione esclusa già da due
perizie nei processi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Chiara Poggi
“Alberto Stasi? Non l’ho mai conosciuto, non ci ho mai parlato. Io ad oggi
quella condanna non la vedo come ingiusta. Prima che ricominciasse tutto la mia
era una vita più riflessiva, anche solitaria. Questa situazione mi fa rabbia”.
Ad affermarlo è Andrea Sempio, l’uomo accusato dalla Procura di Pavia
dell’omicidio di Chiara Poggi, che si è raccontato in una lunga intervista a
“Dritto e Rovescio”, la trasmissione condotta da Paolo Del Debbio su Rete 4. Nel
corso del programma, andato in onda giovedì 12 marzo, il 38enne di Garlasco apre
agli aspetti più personali del suo carattere, come la passione per la scrittura
e per la lettura, che ha smesso di coltivare dopo la riapertura delle indagini.
L’uomo, che ad oggi è l’unico indagato per il delitto Poggi, ha anche parlato di
come questa vicenda abbia impattato sulla sua vita e su quella dei familiari:
“Ci sono orari in cui (i miei genitori, ndr) non possono uscire perché sanno che
finiscono nella diretta. Non è facile da vivere e va avanti da un anno”.
“OGGI NON SCRIVO PIÙ PERCHÉ NON MI FIDO”
Ad aprire l’intervista è una domanda di Del Debbio sulla passione di Sempio per
la scrittura, oggi al centro delle indagini con gli inquirenti che avrebbero
sequestrato numerosi appunti personali del 38enne: “Scrivevo molto, era una cosa
che ho sempre fatto fin da piccolo – afferma sottolineando l’uso del verbo al
passato -. È sia un modo per mettere in ordine dei pensieri, sia alle volte un
modo per sfogarsi. E ogni tanto tu vai lì e rileggi un diario di tre o quattro
anni fa e ti torna in mente quella cosa che magari ti era completamente passata
di mente. E quella è una cosa che ho fatto per tanti anni. Quindi quando sono
venuti da me hanno trovato tonnellate di carta”. Un hobby, però, che come lui
stesso ammette, oggi non coltiva più: “Non mi fido di quello che potrebbe
succedere, chissà che oggi scrivo qualcosa, lascio un appunto in giro e da lì ci
si attacca per qualcos’altro. Lo faccio per precauzione. Non dico dagli
inquirenti, ma può essere rigirata. Erano roba mia, sono stati presi durante
l’indagine, poi escono delle indiscrezioni e viene costruito tutto. Non lascio
più nulla”. L’intera vicenda ha finito per influenzare anche la sua passione per
la lettura: “Prima leggevo tantissimo, ora non lo faccio più perché quando mi
metto a leggere qualcosa che non riguarda il caso, mi dico che è come se stessi
perdendo tempo”, aggiunge il 38enne.
Ed è proprio la sua forte passione per la lettura che lo avrebbe portato a
Vigevano, secondo la sua ricostruzione, il giorno in cui è stata uccisa Chiara
Poggi. Stando al suo racconto di dove si trovava la mattina di quel 13 agosto
2007, infatti, Sempio ha sempre sostenuto di essersi recato in un’altra città
proprio per acquistare un libro, di cui però oggi non ricorda il titolo:
“Semplicemente non me lo ricordo. A me sembra che ormai ci si stia attaccando a
ogni virgola. Cioè, se io dico: ‘Quella mattina lì vado a Vigevano, trovo la
libreria chiusa, faccio un giro della piazza, torno a casa’. In un’altra
intervista dico: ‘Quella mattina vado a Vigevano, trovo la libreria chiusa,
torno a casa’. Per gli altri è tipo ‘Ah, non ha più detto che ha fatto il giro
della piazza. Cosa vuol nascondere? Perché cambia versione? Se l’è
dimenticata?’. Sono inezie. O adesso mi tiri fuori: ‘Io ho un filmato di te che
vai nel vicolo dei Poggi, esci fuori coperto di sangue’. Allora va bene, lì c’è
un problema, ma sennò, non me lo ricordo, semplicemente. Se c’era qualcosa di
serio non stavamo a parlare del titolo del libro”, spiega Sempio.
“LE CHIAMATE A CASA POGGI? STAVO CERCANDO IL FRATELLO DI CHIARA”
E secondo il 38enne non è questo l’unico elemento del caso a cui sarebbe stata
attribuita un’importanza maggiore di quella che lui stesso gli attribuisce. Un
esempio in tal senso, sostiene, è quello relativo alle telefonate che lui ha
effettuato a casa Poggi nei giorni antecedenti il delitto: “Il discorso delle
chiamate non è risolvibile, io le ho spiegate più volte, ho anche mostrato che
ci sono persone che in quel periodo lì hanno fatto le stesse chiamate. Però a
quel punto lì o mi credi o non mi credi, in quest’ultimo caso spiegami a cosa
servono tre telefonate da 2, 8 e 21 secondi. Erano chiamate che io avevo fatto
cercando il fratello di Chiara, dato che da lì a una settimana dovevamo andare
in vacanza insieme”, sottolinea Sempio. Che poi aggiunge: “La prima chiamata è
stata fatta per errore perché in rubrica il numero del cellulare e quello del
telefono di casa erano vicini, tant’è che la chiamata da 8 secondi è stata fatta
pochi minuti dopo. Il giorno dopo non riuscendo a contattarlo chiamo di nuovo,
chiedo quando sarebbe tornato e da lì in poi non chiamo più. Tutte le persone
interpellate dicono che non sapevano esattamente le date di partenza e ritorno
dalla vacanza”.
E lo stesso discorso si applicherebbe anche alla ormai nota “impronta 33”,
rilevata sul muro sopra le scale che conducono alla tavernetta di casa Poggi,
dove poi è stato rinvenuto il corpo esanime di Chiara. Una traccia che, secondo
gli investigatori, potrebbe appartenere a Sempio: “È un’impronta trovata in un
posto dove c’è impronta mia e di altre persone che frequentavano la casa in un
punto che era di passaggio. La Procura dice che non è insanguinata”, spiega
ancora il 38enne.
Nel corso dell’intervista, inoltre, Sempio apre anche agli aspetti più personali
del suo carattere: “Come mi descriverei? La persona che ero io, prima che
ricominciasse tutto, aveva una vita abbastanza ritirata, forse anche a causa
dell’età, avevo selezionato amici più stretti, era una vita più riflessiva,
anche solitaria. Non sono uno che ha bisogno di uscire a fare l’aperitivo tutte
le sere. Alcuni dei miei più grandi amici li vedo magari una volta ogni due-tre
mesi, però è come se li avessi incontrati due giorni prima”. Tra questi,
aggiunge il 38enne, un posto di rilievo lo occupa sicuramente l’avvocato Angela
Taccia, che non solo lo assiste dalla sua prima iscrizione nel registro degli
indagati, ma è anche “la mia migliore amica”, la definisce Sempio: “Tra le donne
più importanti c’è l’avvocato Taccia. Siamo amici dal 2005, è la mia migliore
amica, come avvocato è il perno della mia difesa. Tutta la mia difesa prescinde
dall’avvocato Taccia, è lei che ha costruito la squadra”. Dopo un anno dalla
riapertura delle indagini a suo carico, Sempio spiega anche come sia cambiata la
sua vita e quella dei suoi cari: “Noi viviamo in fondo a una via chiusa, ci sono
orari in cui (i miei genitori, ndr) non possono uscire perché sanno che
finiscono nella diretta. Non è facile da vivere e va avanti da un anno. Mi fa
rabbia questa situazione”. E non si tratterebbe soltanto di questo aspetto, ma
anche della difficoltà di raccontare la propria versione a chi, a suo avviso,
non sarebbe disposto ad ascoltarlo: “Una cosa che mio padre dice è che la nostra
verità non conta nulla, parlare e spiegare non serve perché non vogliono
ascoltare”.
“ALBERTO STASI? PER ME È IL CARNEFICE”
Non manca, infine, un commento su Alberto Stasi, l’allora fidanzato di Chiara
Poggi che è stato condannato in via definitiva per il delitto di Garlasco.
Secondo Sempio, Stasi sarebbe “carnefice” in quanto riconosciuto colpevole con
sentenza passata in giudicato: “Vedendo quello che io ho visto nella parte che
ho potuto seguire, non ho trovato nulla che smonti le vecchie condanne. Quindi
io ad oggi quella condanna non la vedo come ingiusta, non vedo nulla che la vada
a smontare per ora. Quindi sì, per me è il carnefice”, afferma, sottolineando
però di non aver letto le carte dei processi.
Il 38enne, inoltre, aggiunge anche di non averlo mai incontrato prima che
iniziasse la vicenda: “Che tipo è? Non ne ho idea, io non l’ho mai conosciuto,
non ci ho mai parlato. Non mi è mai capitato di incontrarlo a casa Poggi. Mi è
successo solo una volta, l’ho già raccontato altre volte, dopo il delitto.
Eravamo in un locale di Garlasco a cena io e i miei amici e c’era lui a un altro
tavolo. Noi eravamo con Marco e allora abbiamo cercato con il proprietario di
cambiare tavolo in modo che non si incrociassero. Quella è stata l’unica volta
che l’ho incrociato dal vivo. Però non ci ho mai parlato, mai scambiato una
parola, niente”, conclude Andrea Sempio.
L'articolo “Alberto Stasi? Per me è il carnefice, quella condanna non la vedo
come ingiusta. Questa situazione mi fa rabbia”: così Andrea Sempio proviene da
Il Fatto Quotidiano.
“Avevo detto che dopo l’incidente probatorio saremmo andati in letargo. A meno
che non salta fuori quello là, il coniglio bianco. Chi è? Un pentito”. A dirlo è
Massimo Lovati, l’ex avvocato di Andrea Sempio, che a Lo Stato delle Cose rompe
il silenzio e torna a parlare del caso Garlasco dopo mesi di assenza. Il legale,
che è stato sollevato dal suo incarico dal 37enne accusato dalla Procura di
Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi, racconta il suo punto di vista rispondendo
alle domande del conduttore, Massimo Giletti, e della giornalista Ilenia
Petracalvina. Come era già accaduto nelle sue ultime apparizioni televisive,
Lovati torna a parlare di un presunto complotto che lega una ipotizzata
criminalità organizzata e l’omicidio della 26enne di Garlasco: “È stato un
sicario. Il motivo? Magari questa qui stava scoprendo l’arcano, questa qui
(Chiara Poggi, ndr) mandava nella mer*a tutti, cardinali, politici”.
“L’indagine è volta ad ottenere la revisione in favore di Stasi, che sarà
riabilitato. Sempio? Sarà archiviato o prosciolto”
Ospite a Lo Stato delle Cose, nella puntata in onda lunedì 9 febbraio su Rai 3,
Massimo Lovati riprende la narrazione che nelle sue ultime uscite pubbliche
aveva già menzionato come parte di un suo sogno, cioè la connessione tra una
presunta organizzazione criminale e alcune indagini svolte da Chiara Poggi, che,
secondo l’avvocato, sarebbe stata uccisa proprio perché vicina a scoprire i loro
segreti: “Tempo fa avevo detto che dopo la fine dell’incidente probatorio
saremmo andati in letargo per un anno e mezzo. A meno che non salta fuori,
quello là, il coniglio bianco. Chi è? Un pentito. Nel concorso non l’hanno
dimostrato, né lo dimostreranno, perché è stato solo uno: un sicario. Il motivo?
Magari questa qui stava scoprendo l’arcano, questa qui (Chiara Poggi, ndr)
mandava nella merda tutti, cardinali, politici”.
Ed il motivo per cui è stato riaperto il caso, sostiene l’avvocato, sarebbe solo
ed esclusivamente quello di “ottenere la revisione in favore di Alberto Stasi”:
“Dopo diciotto anni, chi ha acceso il fuoco sotto quella storia lì, perché manca
poco alla scarcerazione ma gli avevano promesso l’impunità ad Alberto Stasi”.
Sempre secondo Lovati, anche la posizione di Sempio resterà sostanzialmente
invariata: “Sempio viene archiviato oppure prosciolto, e Stasi viene riabilitato
dal giudizio di revisione. Sai com’è fatto Ponzio Pilato? Tutto fumo e niente
arrosto”. Lovati, dunque, sostiene che “questa è un’inchiesta finta”: “È stata
fatta solo per ottenere una revisione per Alberto Stasi? È vero, lo penso
davvero. Ci ritroveremo tra un anno e vedrete che io ho avuto ragione”. Non è
dello stesso avviso, invece, l’avvocato Antonio de Rensis, che risponde a
Lovati: “Questa è un’inchiesta seria, che ha lo scopo di sanare errori, buchi,
che esistono e che sono sotto gli occhi di tutti. Poi, dove arriveranno, lo
scopriremo tra qualche mese. Ma di certo non è un’inchiesta fatta per Alberto
Stasi”.
“Questo è un delitto su commissione. Chiara era venuta a sapere qualcosa, viene
uccisa perché ha scoperto delle cose innominabili”
Lovati prosegue così il suo racconto sottolineando la presunta intromissione di
Chiara in affari loschi: “Questa è un’indagine ondivaga. Non ha senso, dove è
stato introdotto un tema che non esiste, perché il concorso non esiste, questo è
un delitto su commissione, manca il movente e l’arma del delitto. Chi è che
voleva ucciderla? Un’organizzazione criminale. Chiara viene uccisa perché ha
scoperto delle cose innominabili che mettevano a repentaglio la vita della
stessa organizzazione”.
Centrali, in questo senso, sarebbero le ricerche che Chiara avrebbe effettuato
sul suo computer personale: “Era venuta a sapere qualcosa. Il tema
dell’anoressia è molto importante, lei si interessava della cugina, che era
anoressica e aveva dichiarato di essere stata abusata”, sostiene Lovati. Che,
però, viene subito richiamato dalla giornalista Petracalvina, secondo la quale
la cugina di Chiara avrebbe sempre negato quest’ultimo passaggio.
In qualche modo, inoltre, Lovati sembra riuscire a mettere d’accordo anche gli
altri ospiti, che si distanziano all’unanimità dalla narrazione offerta dal
legale. Il direttore del settimanale Gente, Umberto Brindani, ad esempio, la
critica apertamente: “L’unica cosa vera che ha detto Lovati è che da un anno
ripete questa favola poco credibile”, sostiene Brindani.
L’ex avvocato di Sempio, però, resta fedele alle sue convinzioni e aggiunge: “La
verità è che adesso cercano i documenti pedopornografici e pornografia nel
computer di Chiara, loro dicono che è il movente, ma che movente? Se ci sono,
sono documenti che vanno a dimostrare le ricerche che lei andava a fare sul
commercio di organi umani, sulla cocaina cattiva, sull’anoressia. Si svegliava
mezz’ora prima di andare a lavorare per andare a fare queste ricerche qui.
Nessuno le ha quelle ricerche lì, solo lei, Chiara Poggi”.
“Sempio? Avevamo un rapporto particolare, non parlavamo mai. È ragazzo normale,
un po’ introverso, non empatico, se non con Angela Taccia”
Nel corso dell’intervista, Lovati parla anche del suo rapporto con Andrea
Sempio, che lui ha assistito dal 2017, anno in cui il 37enne viene accusato per
la prima volta, e poi di nuovo nel 2025, alla riapertura delle indagini: “Non è
che vado a fargli il quadro psicologico, lo vedo una volta ed è già tanto. È per
quello che ha cambiato avvocato. Ma a me non interessava, perché Sempio è
estraneo (ai fatti, ndr)”, spiega Lovati. Secondo l’avvocato, Sempio sarebbe “un
ragazzo normale, un po’ introverso, non empatico, se non con Angela perché è la
sua amica del cuore”. E così anche la sua famiglia: “Cresciuto in una famiglia
normale, proletaria. Le accuse di corruzione? Non diciamo fesserie”, conclude.
L'articolo “Quello di Chiara Poggi è un delitto su commissione, lei stava
scoprendo l’arcano. Ad Alberto Stasi avevano promesso l’impunità”: così Lovati.
Brindani: “Favola poco credibile” proviene da Il Fatto Quotidiano.
La difesa di Andrea Sempio, il 37enne nuovamente indagato per l’omicidio di
Chiara Poggi, ha avanzato una richiesta formale alla giudice per le indagini
preliminari di Pavia, Daniela Garlaschelli, per un incidente probatorio che
preveda l’analisi dei computer di Alberto Stasi e della stessa vittima. La
domanda è parte di un nuovo sviluppo nell’inchiesta riaperta un anno fa. Nei
giorni scorsi gli avvocati dei Poggi, parte civile, hanno depositato i risultati
di una consulenza di parte in cui si sostiene che la 26enne “trovò le foto porno
nel pc di Alberto Stasi la sera prima dell’omicidio”. Gli stessi legali di parte
civile avevano fatto presente che avrebbero chiesto alla Procura di proporre
istanza al gip (non potendolo fare loro direttamente nel procedimento) di
incidente probatorio per effettuare, con un perito terzo, le stesse analisi da
‘cristallizzare’ come prova.
L’ISTANZA DI INCIDENTE PROBATORIO
Gli avvocati di Sempio, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, stanno notificando
in queste ore alle parti coinvolte, tra cui la Procura pavese, i legali della
famiglia Poggi e quelli di Alberto Stasi, l’intenzione di presentare l’istanza
alla giudice. Se la richiesta verrà accolta, si procederà con un incidente
probatorio che consentirà di esaminare i dispositivi informatici che potrebbero
contenere elementi utili al chiarimento delle dinamiche del delitto, avvenuto il
13 agosto 2007 a Garlasco. L’istanza, che dovrà essere valutata dalla giudice,
potrebbe riaprire la pista dei film file privati come movente per il delitto per
cui è stato condannato in via Definitiva l’allora fidanzato. Stasi era stato
processo e assolto dall’accusa di detenere materiale pedopornografico.
LE CONSULENZE INFORMATICHE
La difesa di Alberto Stasi, ex fidanzato di Chiara Poggi, aveva risposto alla
consulenza dichiarando che la cartella di file analizzati è “irrilevante” e che
sono fiduciosi nelle indagini. Secondo la difesa della famiglia Poggi, questo
dato potrebbe spiegare, almeno in parte, il movente dell’omicidio: un possibile
conflitto legato alla visione di contenuti intimi riguardanti Chiara e Stasi,
che potrebbe aver innescato una reazione violenta.
Sempio, secondo i consulenti dei Poggi, non ha mai visto i filmati che
ritraggono insieme, in atteggiamenti intimi, Chiara Poggi e l’allora fidanzato
Alberto Stasi. Video che la ventiseienne aveva sul computer che veniva
utilizzato dall’intera famiglia. Gli esperti informatici Paolo Reale, Nanni
Bassetti e Fabio Falleti in una relazione (consegnata la scorsa settimana alla
gip di Pavia Daniela Garlaschelli) hanno messo nero su bianco gli ultimi
approfondimenti sul delitto del 13 agosto 2007 a Garlasco. I nuovi software
hanno permesso di escludere che il nuovo indagato Sempio, amico del fratello
della vittima, possa aver avuto accesso a quei filmati privati che, per
qualcuno, potrebbero costituire il movente di un omicidio che vede Stasi – a
dire della Cassazione – come il colpevole “oltre ogni ragionevole dubbio”.
L'articolo Garlasco, la difesa di Andrea Sempio chiede alla gip l’incidente
probatorio sui pc di Alberto Stasi e Chiari Poggi proviene da Il Fatto
Quotidiano.
In attesa della chiusura indagini del nuova controversa inchiesta sul delitto di
Garlasco, che vede indagato Andrea Sempio, la difesa di Alberto Stasi,
condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, replica
alla nota del team legale della parte civile sulla cartella con file
pornografici, “visionati” “con certezza” dalla vittima il giorno prima di essere
uccisa nella villetta di via Pascoli.
“Senza neanche attendere di valutare le indagini svolte in questo ultimo anno
vengono ventilati, nelle sedi mediatiche, asseriti nuovi elementi determinanti a
carico del condannato-eterno processato”, Alberto Stasi, “che in nessun caso
potrebbero essere utilizzabili processualmente” contro di lui “e che, viceversa,
manifestano una significativa presa di posizione” dichiara Giada Bocellari,
l’avvocata che da sempre difende Stasi commentando la richiesta di nuova
consulenza informatica sul pc di Alberto chiesta dai legali della famiglia
Poggi. Da parte dei quali, scrive Bocellari, “assistiamo un continuo tentativo
(…) di ricerca, mediante pubblici annunci, di asserite nuove prove contro un
condannato che in nessun caso potrà essere processato nuovamente”.
Il difensore – a cui si deve l’impulso della nuova inchiesta a carico di Sempio
che era stato già archiviato, osserva inoltre che qualora fossero “davvero”
determinanti “ai fini della verità” tali elementi di prova “dovrebbero essere
offerti, senza indugio” ai pm pavesi, affinché possano essere valutati
“nell’indagine in corso a carico di Sempio: questa difesa è fermamente convinta
che i nuovi elementi, come le azioni giudiziarie, proprio in considerazione
della delicatezza” della fase del procedimento, “vadano depositati nelle sedi
competenti, come peraltro, nel silenzio, ha già fatto, sta facendo e farà la
difesa Stasi (sia per quanto riguarda i nuovi elementi, sia per quanto riguarda
le azioni giudiziarie). Si resta comunque fiduciosi nelle indagini in corso –
chiude la nota – con la certezza che le stesse continueranno con la medesima
serietà dimostrata sinora e con l’unico scopo di ricerca di una verità effettiva
ed oggettiva nell’interesse della giustizia e di Chiara, anche in relazione ai
tanti aspetti peculiari di questa tragica vicenda”.
Il 16 gennaio 2026, i componenti del team legale della parte civile – gli
avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna – con una nota hanno infatti
sottolineato la necessità di un approfondimento informatico, che si sarebbe
concentrato su alcuni file rinvenuti sul computer di Stasi. Secondo i consulenti
informatici incaricati dalla famiglia Poggi, la sera prima dell’omicidio, Chiara
Poggi avrebbe aperto una cartella chiamata “Militare” contenente file
pornografici, un dettaglio che non era mai stato completamente chiarito. Stasi è
stato assolto dalla Cassazione nel 2014, per detenzione di frammenti di
materiale pedopornografico. Ma vale la pena ricordare che in una relazione del
2024 agli atti del Tribunale di Sorveglianza si parla di una “ossessiva
catalogazione e la abituale visione di materiale pornografico anche
raccapricciante e violento” e di una persona che cerca il piacere in modo “non
convenzionale”.
In particolare, i legali della famiglia Poggi hanno evidenziato che circa
“settemila file pornografici” erano catalogati in quella cartella, e che Chiara
avrebbe interagito con essa poco prima di essere uccisa. “Abbiamo ritenuto di
fare chiarezza anche sulle false notizie diffuse in questi mesi”, ha spiegato
Tizzoni, ribadendo che la cartella “Militare'”, così come altre prove emerse, è
fondamentale per comprendere meglio il movente dell’omicidio. Gli avvocati
ritengono che la consultazione di questi file possa fornire una chiara
spiegazione del conflitto che, secondo loro, si sarebbe sviluppato tra Alberto e
Chiara.
Queste informazioni sono considerate cruciali per la parte civile, che sta
cercando di evitare che le prove raccolte nel processo precedente vengano
ignorate nel tentativo di rivedere la condanna di Stasi. “Abbiamo sempre
denunciato il tentativo di riabilitare l’assassino, senza prendere in
considerazione le prove già raccolte nel processo, incluse quelle relative al
famoso incidente probatorio riguardante l’Estathè rinvenuto sulla scena del
delitto”. La parte civile ha anche chiesto che l’incidente probatorio venga
promosso con un perito terzo, per cristallizzare le prove informatiche
riguardanti il computer di Stasi, in particolare l’apertura della cartella
contenente file pornografici e la consultazione di una “nuova cartella”. Questi
sviluppi sono stati accertati grazie all’utilizzo di software avanzati da parte
dei consulenti Paolo Reale, Nanni Bassetti e Fabio Falleti, che hanno analizzato
la copia forense del pc di Stasi. I risultati di questa analisi hanno rafforzato
la convinzione della parte civile sulla rilevanza del contenuto di quella
cartella per comprendere meglio il movente del delitto.
L'articolo Garlasco, la difesa di Stasi sui file pornografici nel pc: “La
cartella Militare è irrilevante. Fiduciosi nelle indagini in corso” proviene da
Il Fatto Quotidiano.
L’aggressione a Chiara Poggi potrebbe essere iniziata in cucina e non
sull’ingresso della villetta di via Pascoli a Garlasco. È questa la conclusione
preliminare di una nuova consulenza tecnica commissionata dalla famiglia della
giovane uccisa il 13 agosto 2007 e destinata a incidere su uno dei casi
giudiziari più controversi degli ultimi vent’anni e sull’inchiesta condotta
dalla procura di Pavia nel tentativo di riscrivere il delitto. Un’ipotesi quello
dell’assalto alla giovane su cui il team legale, che da sempre assiste la
famiglia della 26enne, aveva già formulato nel 2009. Quando era ancora lontana
la sentenza definitiva ad Alberto Stasi, l’allora fidanzato della vittima.
L’elaborato, che sarà consegnato la prossima settimana agli avvocati Gian Luigi
Tizzoni e Francesco Compagna, legali di madre, padre e fratello della vittima, è
stato realizzato da Dario Redaelli, ex poliziotto ed esperto di analisi della
scena del crimine. La consulenza ribadisce una tesi sostenuta dalla parte civile
fin dal primo processo ad Alberto Stasi, celebrato nel 2009: il litigio
culminato nell’omicidio non sarebbe avvenuto sull’uscio dell’abitazione, come
ricostruito all’epoca dal Ris dei carabinieri, ma all’interno della cucina. Lì
dove è stato recuperato un sacchetto della spazzatura con rifiuti di una
colazione che non erano stati analizzati prima. I test genetici, condotti dalla
perita Denise Albani nominata dalla giudice per le indagini preliminari, hanno
confermato che su quei resti c’è il Dna di Chiara e di Alberto Stasi, in
particolare sulla cannuccia del brick dell’Estathé.
LA RIMASTERIZZAZIONE
Il lavoro di Redaelli si fonda su una nuova analisi Bpa (Bloodstain Pattern
Analysis) delle macchie e degli schizzi di sangue presenti sulla scena del
crimine, rianalizzata nella nuova indagine ancora dai carabinieri. L’elemento di
novità risiede nella cosiddetta “rimasterizzazione” delle immagini: fotografie
scattate nel 2007 sono state rielaborate con software di ultima generazione, in
grado di migliorare la definizione e la leggibilità dei dettagli.
Questi dati sono stati poi incrociati con alcuni elementi emersi nel corso
dell’incidente probatorio genetico e dattiloscopico disposto dalla gip di Pavia
Daniela Garlaschelli e svoltosi tra maggio e dicembre scorsi. Incidente
probatorio che ha concluso, per quanto riguarda il materiale sulle unghie, per
una compatibilità con la linea maschile della famiglia Sempio. Un “aplotipo
parziale misto, degradato e di bassa intensità” il cui risultato “non è
consolidato” e che per la difesa del 37enne indagato “vale zero”.
COLAZIONE CON L’ASSASSINO
Gli inquirenti pavesi ritenevano già da mesi i rifiuti, non analizzati
precedentemente, i resti della colazione fatta da Chiara con l’assassino: la
colazione della mattina del delitto e non alla sera precedente o ai giorni
prima, quando Chiara Poggi e Stasi avevano consumato due pizze d’asporto. Nei
verbali del 2007, Stasi aveva dichiarato di aver bevuto una birra portata da
casa, poi ritrovata ancora parzialmente piena nel frigorifero.
Un altro filone di approfondimento riguarda i gioielli indossati da Chiara Poggi
il giorno dell’omicidio. Si tratta di quattro braccialetti, due orecchini con
perla, una collana con ciondolo, una cavigliera e un orologio, restituiti alla
famiglia solo nel 2019, dodici anni dopo il delitto, su disposizione della Corte
d’assise d’appello di Milano. Anche su questi oggetti la famiglia Poggi ha
commissionato specifiche analisi, nel tentativo di chiarire ulteriormente la
dinamica dell’aggressione. Gli esiti della nuova consulenza, per ora
preliminari, non sono stati ancora depositati. I legali Tizzoni e Compagna
valuteranno in una fase successiva se produrli formalmente alla conclusione
delle indagini preliminari su Andrea Sempio, i cui termini scadono il 24
gennaio, salvo eventuale richiesta di proroga da parte della Procura di Pavia.
In alternativa, il materiale potrebbe confluire in una eventuale istanza di
revisione del processo che la difesa di Alberto Stasi – condannato in via
definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio – potrebbe presentare nei
prossimi mesi alla Corte d’appello di Brescia.
L'articolo Garlasco – “L’aggressione di Chiara Poggi in cucina”, l’ipotesi della
parte civile grazie alla rimasterizzazione delle immagini proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Le sentenze su Alberto Stasi rimangono granitiche, non sono state scalfite
dall’incidente probatorio, non sono scalfite dal processo mediatico che non si
limita a metterle in discussione ma mira a demolirle, non sono scalfite, anche
se attendo il deposito delle indagini, dalle illazioni che, in qualche modo,
attribuiscono alla Procura di Pavia determinati risultati, determinate
indagini”. A pochi giorni dall’attesa chiusura delle indagini sul delitto di
Garlasco che vede iscritto nel registro degli indagati Andrea Sempio, l’avvocato
Gian Luigi Tizzoni, legale di parte civile della famiglia Poggi, risponde alle
domande del FattoQuotidiano.it sulle fasi finali dell’inchiesta penale più
mediaticamente seguita degli ultimi anni. In questa intervista, l’avvocato
ripercorre i momenti cruciali dell’inchiesta, analizza l’impatto dell’incidente
probatorio e riflette sulla gestione del caso da parte delle istituzioni,
sottolineando la solitudine della famiglia Poggi di fronte a un sistema
giudiziario che, secondo lui, ha spesso ceduto alla pressione pubblica. Un
giudizio durissimo quello del legale sugli ultimi mesi: “Si è preferito, quindi,
la via breve del ‘golpe giudiziario per via mediatica‘, golpe nel senso che si
preferisce sovvertire le istituzioni, ma non passando per le strada che
l’istituzione stessa ha tracciato con delle procedure ben chiare e rigide”.
Avvocato, in vista della fase finale dell’indagine bis su Andrea Sempio, cosa vi
aspettate in relazione all’incidente probatorio?
Ci riserviamo di fare ulteriori considerazioni, ma ci sembra di capire che,
purtroppo, la Procura di Pavia stia ancora cercando di mettere in discussione la
sentenza di condanna di Stasi, nonostante sia passata in giudicato. Il lavoro
della Procura, che sta andando avanti da oltre tre anni e mezzo, ha dato
l’impressione di cercare un percorso alternativo rispetto alla responsabilità di
Stasi, incentrato sulla figura di Andrea Sempio. Quest’ultimo, ricordiamolo, fu
indagato e archiviato nel 2017, nel 2020 citato in altra indagine a carico di
ignoti pure archiviata. Dico questo per dire che sostanzialmente il signor
Sempio è sotto l’occhio della Procura Pavese dal dicembre del 2016 ad oggi.
Tutto sommato un record per quanto riguarda l’indagine su un singolo soggetto
per un delitto per il quale lo Stato ha già accertato il colpevole. Ricordiamo
poi che la Corte d’Appello di Brescia ha sostanzialmente sempre respinto le
istanze di revisione di Stasi e nel secondo caso, nel 2020-21, anche la
Cassazione.
La parte civile come procederà?
A fronte di tutto ciò, noi non possiamo fare altro che fare riferimento agli
elementi concreti che emergono dall’incidente probatorio. Non abbiamo alcuna
visibilità diretta su come la Procura di Pavia stia gestendo il caso, ma, da
quanto emerge dalle dichiarazioni pubbliche e dalle veline, è evidente che ci
sia una sorta di incomprensione della posizione della famiglia Poggi, che ha
sempre sostenuto la colpevolezza di Alberto Stasi sulla base di elementi
concreti. Non sono mai stati messi in discussione i tre pilastri a carico di
Stasi, cioè l’impronta sul dispenser portasapone, la bicicletta e le tracce di
DNA di Chiara Poggi sui pedali scambiati e il falso racconto di Stasi quale
scopritore del corpo della fidanzata. Gli elementi a carico di Stasi rimangono
immutati, solidi e assolutamente non messi in discussione.
Il tema dei pedali e del falso racconto dello scopritore sono stati cruciali.
Il tema dei pedali, sì. Si capisce che la difesa Stasi e i media non hanno,
ancora una volta, saputo aggirare questo pilastro che porta Stasi alla sua
condanna, ma soprattutto ogni volta sorrido perché nessuno menziona mai un dato
statistico, cioè lo 0,000002% di probabilità che avrebbe avuto Stasi di
attraversare la scena del crimine ed in particolare la zona vicino alla scala
che conduce in cantina senza lasciare le tracce della scarpa Lacoste.
Ha fatto riferimento a “veline”: cosa intende?
Si è assistito in maniera assolutamente inusitata da marzo a oggi a una
sistematica fuga di notizie che vanno dall’aver annunciato al TG1 la famosa
impronta 33 (data per insanguinata, ma che non lo è, ndr) fino all’altro giorno:
ancora il TG1 che diceva che gli investigatori avrebbero fatto delle verifiche
sul computer di Chiara Poggi avvedendosi dell’inserimento di una password. Come
abbiamo più volte denunciato si cerca impropriamente di riabilitare l’assassino
mettendo alla gogna la famiglia della vittima, senza alcuna considerazione delle
prove che sono già state raccolte nel processo a seguito della prima sentenza
della Cassazione. Per questo motivo abbiamo ritenuto di fare chiarezza anche
sulle false notizie diffuse in questi mesi sollecitando un ulteriore
approfondimento informatico, dal quale è emerso che la sera prima di essere
uccisa, Chiara aveva fatto accesso proprio alla cartella del PC di Stasi in cui
erano stati catalogati – per genere – i numerosi file pornografici già esaminati
all’epoca. Qualora la Procura di Pavia lo riterrà opportuno, questo dato potrà
essere verificato anche in contraddittorio mediante apposito incidente
probatorio, come già successo per l’Estathè rinvenuto sulla scena del delitto e
risultato a sua volta riferibile ad Alberto Stasi. Da parte nostra continueremo
ad approfondire celermente ogni ulteriore elemento utile ad una ricostruzione
ancor più dettagliata dei fatti, nell’interesse della verità e della giustizia.
In merito alla consulenza sulla scena del crimine, come si sposa la vostra
teoria secondo cui l’aggressione sarebbe iniziata in cucina, e cosa ne pensate
dei risultati genetici riguardanti Alberto Stasi?
Già nel 2009, quando ci siamo occupati del caso, avevamo ipotizzato che
l’aggressione fosse iniziata in cucina e poi si fosse spostata nel breve
corridoio che conduce alla scala dove Chiara è stata scaraventata. La scena del
crimine, secondo noi, ha avuto uno sviluppo in questo modo e il DNA di Stasi
sulla cannuccia di Estathè è una prova ulteriore che colloca Stasi nella casa
quella mattina. Per quanto riguarda i risultati genetici, i dati sono chiari.
Non si tratta di un’ipotesi, ma di una certezza processuale. Il DNA di Stasi è
stato trovato sulla cannuccia dell’Estathè, confermando che era presente la
mattina del 13 agosto 2007 nel luogo del crimine e non si tratta di una
fantasia. L’elemento più significativo dell’incidente probatorio è proprio
questo. Allegheremo intercettazioni, fotografie, riscontri documentali. Siamo
quindi di fronte a un ulteriore elemento che conferma la veridicità della
sentenza di condanna, nonostante quanto detto nei media e nelle varie
trasmissioni.
Come si sente la famiglia Poggi in questo momento, alla fine dell’incidente
probatorio e in vista di una possibile richiesta di rinvio a giudizio?
La famiglia Poggi si trova in una situazione complessa. Dopo tanti anni di
battaglie legali, la fine dell’incidente probatorio non porta a una vera e
propria ‘chiusura’, ma segna un momento decisivo. La famiglia è ovviamente
sollevata dal fatto che i principali indizi contro Stasi restino solidi e
inconfutabili, ma anche amareggiata per come sono andate le cose. Nonostante
l’incidente probatorio abbia confermato molte delle evidenze già emerse, la
famiglia non può fare a meno di sentirsi delusa dal modo in cui la giustizia è
stata gestita, soprattutto in relazione alle fughe di notizie e al continuo
accavallarsi di voci non verificate. Quello che però ha sempre sorpreso in
questa vicenda è che la Procura di Pavia abbia in più occasioni voluto
rappresentare come non comprensibile la posizione procedurale della famiglia
Poggi, dimenticando che le sentenze su Stasi sono passate in giudicato, che sono
state emesse in nome del popolo italiano, e che non sono state minimamente
scalfite dall’incidente probatorio e neanche dalle rivelazioni giornalistiche.
Infine, una riflessione generale: come valuta la gestione della giustizia in
questo caso, anche alla luce della pressione mediatica che ha accompagnato
l’intero processo?
La giustizia in questo caso ne esce malissimo. È stato preferito dare in pasto
al pubblico l’idea di un’indagine, che per sua natura dovrebbe essere segreta,
filtrata tramite veline, suggerimenti e illazioni. La Procura di Pavia, ha
scelto di non contrastare la strada della visibilità mediatica, limitandosi a
pochi comunicati stampa, contribuendo così a distorcere la percezione della
verità. In tutto questo si inserisce anche l’assiduo intervento mediatico del
Giudice Vitelli che assolse Stasi in primo grado. Il dottor Vitelli ha diritto
di difendere la sua sentenza di assoluzione. I Poggi hanno il diritto, ma anche
il dovere quali cittadini di difendere le sentenze di condanna perché sono
definitive e emesse dopo un giusto processo come anche riconosciuto dalla CEDU.
Triste constatare che lo Stato abbia lasciato da soli i Poggi in questa difesa
che è anche la difesa del principio della “vincolatività del giudicato”.
Purtroppo, all’opinione pubblica è stato lasciato credere che sia preferibile o
sarebbe preferibile, anzi sarebbe addirittura doveroso per la famiglia Poggi,
credere a un’indagine che per definizione dovrebbe essere segreta e secretata o
a quella che è l’opinione che viene espressa da vari commentatori sui media.
Cosa intende?
La verità giudiziaria è quella che emerge dalle sentenze e dai dati processuali,
non quella creata dai media. Eppure, ci siamo trovati a fronteggiare continue
speculazioni, come quelle del comico Lino Banfi, che parlava di una possibile
colpevolezza femminile, o quelle dell’avvocata Bernardini De Pace, che ha
indicato Sempio come il colpevole. E non parliamo delle trasmissioni televisive,
come quella delle Iene, che hanno alimentato teorie senza alcuna base concreta.
Questo è un vulnus, perché ci si è allontanati dalla giustizia, preferendo fare
affidamento sulle opinioni espresse dai media piuttosto che sulle prove
processuali. Sarebbe stato molto più utile rispettare le procedure legali e
lasciare che la Corte di Appello di Brescia e la Cassazione affrontassero
correttamente le richieste di revisione, senza intervenire attraverso il filtro
dei media. La giustizia non può essere determinata dai commenti di persone che
non hanno avuto accesso alle aule di tribunale e non hanno letto le 40.000
pagine del fascicolo, ma solo dalle evidenze che emergono dal processo e dal
lavoro dei periti e dei giudici.
Fatti, prove, sentenze non opinioni
Questo, secondo me, è un vulnus, nel senso che ci sarebbe dovuti aspettare in
primis dalle istituzioni la pretesa della protezione di una sentenza emessa in
nome del popolo italiano che può e deve, se nel caso, essere messa in
discussione, ma nelle opportune sedi, che sono quelle della Corte di Appello di
Brescia, quale organo preposto per affrontare le richieste di revisione delle
sentenze emesse nel distretto della Corte di Appello di Milano. Tutto questo non
è avvenuto, si è preferito, quindi, la via breve del “golpe giudiziario per via
mediatica”, golpe nel senso che si preferisce sovvertire le istituzioni, ma non
passando per le strada che l’istituzione stessa ha tracciato con delle procedure
ben chiare e rigide. Per quanto ci riguarda le sentenze su Stasi rimangono
granitiche, non sono state minimamente scalfite da quelle che sono le attività
dell’incidente probatorio, non sono scalfite dal processo mediatico che non le
ha sapute mettere in discussione, non sono scalfite, anche se attendo il
deposito delle indagini, dalle illazioni che in qualche modo attribuiscono alla
Procura della pubblica di Pavia determinati risultati e determinate indagini.
L'articolo “Veline, speculazioni e il record di indagini su Sempio. Ma le
sentenze su Stasi non sono state scalfite, il Dna sulla cannuccia di Estathè è
una prova ulteriore” proviene da Il Fatto Quotidiano.
La sera del 12 agosto 2007, il giorno precedente l’omicidio a Garlasco, Chiara
Poggi “aprì quella cartella chiamata ‘militare‘ coi file pornografici
catalogati” dal fidanzato Alberto Stasi e vide in anteprima alcune di quelle
numerose immagini. Lo spiega l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, uno dei legali della
famiglia della 26enne uccisa a Garlasco, rendendo noti i risultati del nuovo
“approfondimento informatico“, effettuato dai consulenti della famiglia Poggi
(Paolo Reale e gli informatici Nanni Bassetti e Fabio Falleti).
I 10 MINUTI DELLA SERA PRECEDENTE IL DELITTO
Grazie alle nuove analisi informatiche – spiegano i legali e i consulenti della
famiglia Poggi – si è acquisita “la certezza” che Chiara abbia potuto vedere
quella sera, prima di essere uccisa, “l’anteprima” di quelle immagini, mentre
nel corso dei processi a carico di Stasi era sempre stato “un tema controverso“.
A questo si è arrivati grazie all’utilizzo di “nuovi software, che hanno
consentito, attraverso le analisi sulla copia forense” del pc di Alberto Stasi,
“di acquisire un dato di assoluta certezza”, ossia che, quando lui si allontanò
“quella sera” del 12 agosto 2007 “per 10 minuti“, Chiara “aprì quella cartella”
con “7mila foto catalogate per generi e anche immagini amatoriali realizzate da
Stasi”. Quella sera del 12 agosto, come era emerso dai processi, l’ex bocconiano
si era allontanato per dieci minuti da casa di Chiara, verso le 22, per andare a
casa sua a controllare che il cane stesse bene e non fosse spaventato dai tuoni.
In quei minuti Chiara avrebbe visto l’anteprima di quelle immagini nel pc di
Alberto. Un fatto che, fino a oggi, è sempre “rimasto un dubbio” e che, secondo
i legali della famiglia Poggi, viene adesso provato.
LA RICHIESTA DI INCIDENTE PROBATORIO
Per questa ragione la nuova consulenza verrà depositata ai pm di Pavia, che
hanno riaperto le indagini su Andrea Sempio. I legali dei Poggi chiederanno poi
alla Procura che proponga istanza al gip di incidente probatorio per effettuare,
con un perito terzo, quelle stesse analisi sul materiale informatico e
“cristallizzarle” come prova. Dalle nuove analisi, ha chiarito Tizzoni, viene
“smentita” anche l’ipotesi ventilata di cancellazioni di alcuni dati dal
telefono dei Poggi e poi che la cartella di un video di Chiara e Alberto sarebbe
stata aperta “dopo una determinata data”. Smentita, dunque, secondo il legale,
pure “la teoria” che qualcuno potesse aver visto quel video intimo dei due
giovani.
IL PERCORSO DEL FILE
“I nuovi software consentono di leggere completamente, come in una sorta di ‘tom
tom’ il percorso di un file aperto di recente e in questo caso siamo riusciti a
leggere quella parte rimasta illeggibile per anni” spiega il consulente
Bassetti. “Il risultato è stato confermato con l’utilizzo di più software open
source e accertano che quella sera è stata aperta la cartella ‘militare’ che
conteneva a sua volta ‘nuova cartella’ e quindi – è questa la novità – il file
senzanome.bmp. L’averlo trovato ci dice con certezza che Chiara ha visto i
fotogrammi dell’anteprima delle immagini pornografiche”, aggiunge l’esperto che
ha ricreato ‘virtualmente’ il computer di Stasi. “Il nuovo software è stata come
la ‘stele di Rosette’ e ci ha permesso di leggere un dato rimasto finora
illeggibile. Trovare questo file senza nome è stato anche un colpo di fortuna
perché il computer di Stasi è stato ‘bombardato‘ da un accesso che non ha
seguito le corrette procedure” conclude Bassetti.
LA SENTENZA E IL MOVENTE
Ma perché, per i legali della famiglia Poggi, si tratta di una novità molto
rilevante? Nella sentenza del processo d’appello bis – che ha condannato Stasi a
16 anni di carcere – giudici della Corte d’Assise d’appello di Milano hanno
lasciato un mistero sul movente dell’omicidio. Lo studente agì “senza fatica e
senza alcuna pietà”, massacrò la sua fidanzata con vari colpi, ma “per un motivo
rimasto sconosciuto“, poi tornò a casa “facendo le sole cose che potesse fare,
quelle di tutti i giorni: ha acceso il computer, visionato immagini e filmati
porno, ha scritto la tesi, come se nulla fosse accaduto”, si legge nel testo
della sentenza. Ma la “passione” di Alberto “per la pornografia” – scrivevano i
giudici – avrebbe potuto “provocare discussioni, anche con una fidanzata di
larghe vedute”. Diventando così “una presenza pericolosa e scomoda, come tale da
eliminare per sempre dalla sua vita di ragazzo perbene”.
I POGGI: “SI CERCA DI RIABILITARE L’ASSASSINO”
“Si cerca impropriamente di riabilitare l’assassino mettendo alla gogna la
famiglia della vittima, senza alcuna considerazione delle prove che sono già
state raccolte nel processo a seguito della prima sentenza della Cassazione”,
hanno affermato in una nota gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco
Compagna, legali della famiglia Poggi. “Secondo quanto evidenziato da più parti
l’apertura di una nuova indagine a carico di Andrea Sempio sarebbe da ritenere
funzionale ad una richiesta di revisione della condanna irrevocabile pronunciata
a carico di Alberto Stasi” concludono i legali.
LA CASSAZIONE CONFERMA IL NO AL SEQUESTRO DEI DISPOSITIVI DELL’EX PM VENDITTI
Intanto, su un altro fronte sempre collegato a Garlasco, la Cassazione ha
respinto il ricorso della Procura di Brescia contro l’ordinanza del Tribunale
del Riesame che, il 17 novembre, ha annullato, anche il secondo decreto di
sequestro dei pm, eseguito il 24 ottobre, dei dispositivi, tra cui telefoni, pc
e tablet, dell’ex procuratore di Pavia Mario Venditti indagato nel filone che lo
vede accusato di corruzione in atti giudiziari. Di fatto, dunque, con il
“rigetto totale” del ricorso dei pm la Suprema Corte ha confermato il no al
sequestro del Riesame: non erano state indicate parole chiave per le analisi e
l’arco temporale era troppo ampio. Il Riesame aveva annullato il decreto di
sequestro probatorio della Procura bresciana del 24 ottobre, dopo l’annullamento
del precedente sempre nell’inchiesta per corruzione in atti giudiziari che vede
indagato anche Giuseppe Sempio, padre di Andrea. Decisione che aveva riguardato
anche il sequestro sui dispositivi degli ex carabinieri pavesi Giuseppe Spoto e
Silvio Sapone. I giudici avevano ordinato per tutti e tre la “restituzione” di
“tutti i beni sequestrati”, assieme “ai dati eventualmente già estrapolati”. Il
legale Aiello, in particolare, aveva fatto notare che, oltre all’assenza di
gravi indizi di colpevolezza, la Procura anche nel secondo decreto sul caso
Garlasco non aveva indicato parole chiave per effettuare le analisi sui
dispositivi, volendo portare avanti una ricerca a tappeto ed estesa a livello
temporale per 11 anni, dal 2014, quando il magistrato divenne procuratore
aggiunto a Pavia, fino al 2025. Tesi accolta dai giudici del Riesame. Oggi è
stato depositato il dispositivo della Cassazione, sesta sezione penale, che
boccia il ricorso della Procura del 3 dicembre.
L'articolo “Chiara trovò le foto porno nel pc di Alberto Stasi la sera prima
dell’omicidio, ora c’è la certezza”: le nuove analisi dei consulenti della
famiglia Poggi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Andrea Sempio, indagato in concorso per l’omicidio di Chiara Poggi, si aspetta
un rinvio a giudizio nella nuova inchiesta condotta dalla procura di Pavia.
“Rinvio a giudizio – ha spiegato intervistato alla trasmissione Verissimo su
Canale 5 – nel senso che ci aspettiamo di arrivare ad una udienza preliminare.
Vediamo poi in udienza preliminare, puntiamo ovviamente al proscioglimento. Non
ci sembra ci siano elementi per andare avanti al processo”.
“SONO IL COLPEVOLE DESIDERATO”
Si tratta della terza volta in cui l’amico del fratello della vittima si trova
indagato e “questa è la volta più difficile e spero sia l’ultima”, ha aggiunto
definendo il 2025 “l’anno più difficile”. In questa vicenda “si sono create le
tifoserie e c’è una parte che ce l’ha con me”. Quindi si è definito “un
colpevole desiderato”. E ha detto ancora: “C’è gente che vuole festeggiare una
mia condanna”.
“QUESTA STORIA È DIVENTATA UNA SERIE TV”
“La cosa assurda è che questa storia segue due strade”, dice riferendosi al
procedimento che lo riguarda. “C’è una storia giuridica abbastanza lineare. Poi
c’è la parte mediatica, con tifoserie schierate. Questa storia è diventata una
serie tv”, ha detto a Silvia Toffanin. “Nella vita di tutti i giorni non avverto
odio. Sui social, invece, tantissimo. Quando escono notizie a me favorevoli, sui
social si legge che ‘c’è sotto qualcosa, c’è un trucco’”, ha affermato.
“CHI HA UCCISO CHIARA POGGI? ALBERTO STASI”
Ipotesi nuovi indagati? “Vedremo, è una cosa su cui non so nulla. La mia accusa
è in concorso con Stasi o con altri, vedremo se spunteranno questi altri. Per
ora non è entrato nessun altro. E non so se ci saranno perché è una voce che è
uscita dai giornali”, ha detto ancora Sempio. Chi ha ucciso Chiara Poggi? “Io ad
oggi credo Alberto Stasi. Le sentenze hanno stabilito quello e – sottolinea
Sempio – io non ho le competenze per metterlo in dubbio: per me la verità è
quella”.
L'articolo Delitto di Garlasco, Sempio in tv: “Mi aspetto il rinvio a giudizio.
Sono il colpevole desiderato” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Si spera, magari, che avendo avuto una colluttazione abbia graffiato chi sia
stato”. È quanto afferma Alberto Stasi al suo legale dell’epoca, Angelo Giarda,
in una telefonata del 6 settembre 2007 diffusa in esclusiva dal programma
“Quarta Repubblica”. A meno di un mese dall’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto
il 13 agosto 2007, l’allora 24enne e il suo difensore si confrontano
telefonicamente su quanto emerso durante la prima fase delle indagini. In
particolare, il loro colloquio si concentra sul DNA rilevato sulle unghie di
Chiara.
L’INTERCETTAZIONE SUL DNA: “SPERIAMO ABBIA GRAFFIATO CHI SIA STATO”
Nel corso della telefonata, Giarda informa il suo assistito sugli esiti dei
rilievi effettuati sul corpo della vittima: “Dice che hanno trovato tracce
ematiche nelle unghie della Chiara, le hanno estrapolate dalle unghie”, spiega
Giarda. Stasi replica preoccupato: “Spero che non sia quando mi schiacciava il
foruncolino sulla schiena”, dice riferendosi probabilmente a un episodio in cui
Chiara, schiacciandogli un foruncolo, avrebbe potuto causargli una piccola
ferita e di conseguenza una lieve fuoriuscita di sangue. Ma Giarda lo rassicura,
sottolineando che è possibile distinguere tra “sangue che è uscito per effetto
di una caduta, di un taglio o di una percossa”: “Quello che dici tu è quando il
sangue esce da un’acne. Quel sangue di cui tu hai paura è un sangue misto a pus,
non succede niente”, gli suggerisce l’avvocato. Aggiunge poi che non c’è bisogno
di allarmarsi: “C’è semplicemente questa novità con queste unghie che sono state
repertate, ci sono tracce ematiche che sono riconducibili a persona di sesso
maschile, non c‘è preoccupazione alcuna”. È a questo punto che Stasi introduce
un’ipotesi alternativa, collegata a una possibile reazione della vittima durante
l’aggressione: “Si spera magari che avendo avuto una colluttazione abbia
graffiato chi sia stato”, afferma. Una ricostruzione che, a distanza di 18 anni,
richiama uno scenario ipotizzato anche oggi dalla Procura di Pavia nell’ambito
delle indagini a carico di Andrea Sempio.
I TEMPI DELLA TELEFONATA AL 118: “ERO COMPLETAMENTE NEL PANICO, NON RICORDAVO IL
NUMERO CIVICO”
Quella relativa al materiale biologico rinvenuto sulle unghie di Chiara non è
l’unica intercettazione telefonica mandata in onda a “Quarta Repubblica”. Il
programma, condotto da Nicola Porro ogni lunedì su Rete 4, aveva già diffuso
un’altra telefonata, risalente al 15 novembre 2007, sempre tra Stasi e
l’avvocato Giarda. Nel corso di quella conversazione, il legale chiede al
proprio assistito quanto tempo sia trascorso tra l’ultimo squillo al telefono
della vittima e la chiamata al 118: “Sul mio telefono sono sei minuti – spiega
Stasi -. Sarò rimasto lì (nella villetta dei Poggi, ndr) per pochi secondi, al
massimo 20 o 30. Appena l’ho vista sono scappato via e ho chiamato (il 118, ndr)
quando ero in macchina”. Poi conclude: “Adesso le cognizioni sui tempi sono
quelle che erano. Non ricordavo nemmeno il numero civico della casa, cioè ero
completamente nel panico. Non ho niente di inventato”.
L'articolo “Il sangue sulle unghie di Chiara Poggi? Spero abbia graffiato
l’assassino”: l’intercettazione della telefonata di Stasi con l’avvocato Giarda
proviene da Il Fatto Quotidiano.