La difesa di Andrea Sempio, il 37enne nuovamente indagato per l’omicidio di
Chiara Poggi, ha avanzato una richiesta formale alla giudice per le indagini
preliminari di Pavia, Daniela Garlaschelli, per un incidente probatorio che
preveda l’analisi dei computer di Alberto Stasi e della stessa vittima. La
domanda è parte di un nuovo sviluppo nell’inchiesta riaperta un anno fa. Nei
giorni scorsi gli avvocati dei Poggi, parte civile, hanno depositato i risultati
di una consulenza di parte in cui si sostiene che la 26enne “trovò le foto porno
nel pc di Alberto Stasi la sera prima dell’omicidio”. Gli stessi legali di parte
civile avevano fatto presente che avrebbero chiesto alla Procura di proporre
istanza al gip (non potendolo fare loro direttamente nel procedimento) di
incidente probatorio per effettuare, con un perito terzo, le stesse analisi da
‘cristallizzare’ come prova.
L’ISTANZA DI INCIDENTE PROBATORIO
Gli avvocati di Sempio, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, stanno notificando
in queste ore alle parti coinvolte, tra cui la Procura pavese, i legali della
famiglia Poggi e quelli di Alberto Stasi, l’intenzione di presentare l’istanza
alla giudice. Se la richiesta verrà accolta, si procederà con un incidente
probatorio che consentirà di esaminare i dispositivi informatici che potrebbero
contenere elementi utili al chiarimento delle dinamiche del delitto, avvenuto il
13 agosto 2007 a Garlasco. L’istanza, che dovrà essere valutata dalla giudice,
potrebbe riaprire la pista dei film file privati come movente per il delitto per
cui è stato condannato in via Definitiva l’allora fidanzato. Stasi era stato
processo e assolto dall’accusa di detenere materiale pedopornografico.
LE CONSULENZE INFORMATICHE
La difesa di Alberto Stasi, ex fidanzato di Chiara Poggi, aveva risposto alla
consulenza dichiarando che la cartella di file analizzati è “irrilevante” e che
sono fiduciosi nelle indagini. Secondo la difesa della famiglia Poggi, questo
dato potrebbe spiegare, almeno in parte, il movente dell’omicidio: un possibile
conflitto legato alla visione di contenuti intimi riguardanti Chiara e Stasi,
che potrebbe aver innescato una reazione violenta.
Sempio, secondo i consulenti dei Poggi, non ha mai visto i filmati che
ritraggono insieme, in atteggiamenti intimi, Chiara Poggi e l’allora fidanzato
Alberto Stasi. Video che la ventiseienne aveva sul computer che veniva
utilizzato dall’intera famiglia. Gli esperti informatici Paolo Reale, Nanni
Bassetti e Fabio Falleti in una relazione (consegnata la scorsa settimana alla
gip di Pavia Daniela Garlaschelli) hanno messo nero su bianco gli ultimi
approfondimenti sul delitto del 13 agosto 2007 a Garlasco. I nuovi software
hanno permesso di escludere che il nuovo indagato Sempio, amico del fratello
della vittima, possa aver avuto accesso a quei filmati privati che, per
qualcuno, potrebbero costituire il movente di un omicidio che vede Stasi – a
dire della Cassazione – come il colpevole “oltre ogni ragionevole dubbio”.
L'articolo Garlasco, la difesa di Andrea Sempio chiede alla gip l’incidente
probatorio sui pc di Alberto Stasi e Chiari Poggi proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Alberto Stasi
In attesa della chiusura indagini del nuova controversa inchiesta sul delitto di
Garlasco, che vede indagato Andrea Sempio, la difesa di Alberto Stasi,
condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, replica
alla nota del team legale della parte civile sulla cartella con file
pornografici, “visionati” “con certezza” dalla vittima il giorno prima di essere
uccisa nella villetta di via Pascoli.
“Senza neanche attendere di valutare le indagini svolte in questo ultimo anno
vengono ventilati, nelle sedi mediatiche, asseriti nuovi elementi determinanti a
carico del condannato-eterno processato”, Alberto Stasi, “che in nessun caso
potrebbero essere utilizzabili processualmente” contro di lui “e che, viceversa,
manifestano una significativa presa di posizione” dichiara Giada Bocellari,
l’avvocata che da sempre difende Stasi commentando la richiesta di nuova
consulenza informatica sul pc di Alberto chiesta dai legali della famiglia
Poggi. Da parte dei quali, scrive Bocellari, “assistiamo un continuo tentativo
(…) di ricerca, mediante pubblici annunci, di asserite nuove prove contro un
condannato che in nessun caso potrà essere processato nuovamente”.
Il difensore – a cui si deve l’impulso della nuova inchiesta a carico di Sempio
che era stato già archiviato, osserva inoltre che qualora fossero “davvero”
determinanti “ai fini della verità” tali elementi di prova “dovrebbero essere
offerti, senza indugio” ai pm pavesi, affinché possano essere valutati
“nell’indagine in corso a carico di Sempio: questa difesa è fermamente convinta
che i nuovi elementi, come le azioni giudiziarie, proprio in considerazione
della delicatezza” della fase del procedimento, “vadano depositati nelle sedi
competenti, come peraltro, nel silenzio, ha già fatto, sta facendo e farà la
difesa Stasi (sia per quanto riguarda i nuovi elementi, sia per quanto riguarda
le azioni giudiziarie). Si resta comunque fiduciosi nelle indagini in corso –
chiude la nota – con la certezza che le stesse continueranno con la medesima
serietà dimostrata sinora e con l’unico scopo di ricerca di una verità effettiva
ed oggettiva nell’interesse della giustizia e di Chiara, anche in relazione ai
tanti aspetti peculiari di questa tragica vicenda”.
Il 16 gennaio 2026, i componenti del team legale della parte civile – gli
avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna – con una nota hanno infatti
sottolineato la necessità di un approfondimento informatico, che si sarebbe
concentrato su alcuni file rinvenuti sul computer di Stasi. Secondo i consulenti
informatici incaricati dalla famiglia Poggi, la sera prima dell’omicidio, Chiara
Poggi avrebbe aperto una cartella chiamata “Militare” contenente file
pornografici, un dettaglio che non era mai stato completamente chiarito. Stasi è
stato assolto dalla Cassazione nel 2014, per detenzione di frammenti di
materiale pedopornografico. Ma vale la pena ricordare che in una relazione del
2024 agli atti del Tribunale di Sorveglianza si parla di una “ossessiva
catalogazione e la abituale visione di materiale pornografico anche
raccapricciante e violento” e di una persona che cerca il piacere in modo “non
convenzionale”.
In particolare, i legali della famiglia Poggi hanno evidenziato che circa
“settemila file pornografici” erano catalogati in quella cartella, e che Chiara
avrebbe interagito con essa poco prima di essere uccisa. “Abbiamo ritenuto di
fare chiarezza anche sulle false notizie diffuse in questi mesi”, ha spiegato
Tizzoni, ribadendo che la cartella “Militare'”, così come altre prove emerse, è
fondamentale per comprendere meglio il movente dell’omicidio. Gli avvocati
ritengono che la consultazione di questi file possa fornire una chiara
spiegazione del conflitto che, secondo loro, si sarebbe sviluppato tra Alberto e
Chiara.
Queste informazioni sono considerate cruciali per la parte civile, che sta
cercando di evitare che le prove raccolte nel processo precedente vengano
ignorate nel tentativo di rivedere la condanna di Stasi. “Abbiamo sempre
denunciato il tentativo di riabilitare l’assassino, senza prendere in
considerazione le prove già raccolte nel processo, incluse quelle relative al
famoso incidente probatorio riguardante l’Estathè rinvenuto sulla scena del
delitto”. La parte civile ha anche chiesto che l’incidente probatorio venga
promosso con un perito terzo, per cristallizzare le prove informatiche
riguardanti il computer di Stasi, in particolare l’apertura della cartella
contenente file pornografici e la consultazione di una “nuova cartella”. Questi
sviluppi sono stati accertati grazie all’utilizzo di software avanzati da parte
dei consulenti Paolo Reale, Nanni Bassetti e Fabio Falleti, che hanno analizzato
la copia forense del pc di Stasi. I risultati di questa analisi hanno rafforzato
la convinzione della parte civile sulla rilevanza del contenuto di quella
cartella per comprendere meglio il movente del delitto.
L'articolo Garlasco, la difesa di Stasi sui file pornografici nel pc: “La
cartella Militare è irrilevante. Fiduciosi nelle indagini in corso” proviene da
Il Fatto Quotidiano.
L’aggressione a Chiara Poggi potrebbe essere iniziata in cucina e non
sull’ingresso della villetta di via Pascoli a Garlasco. È questa la conclusione
preliminare di una nuova consulenza tecnica commissionata dalla famiglia della
giovane uccisa il 13 agosto 2007 e destinata a incidere su uno dei casi
giudiziari più controversi degli ultimi vent’anni e sull’inchiesta condotta
dalla procura di Pavia nel tentativo di riscrivere il delitto. Un’ipotesi quello
dell’assalto alla giovane su cui il team legale, che da sempre assiste la
famiglia della 26enne, aveva già formulato nel 2009. Quando era ancora lontana
la sentenza definitiva ad Alberto Stasi, l’allora fidanzato della vittima.
L’elaborato, che sarà consegnato la prossima settimana agli avvocati Gian Luigi
Tizzoni e Francesco Compagna, legali di madre, padre e fratello della vittima, è
stato realizzato da Dario Redaelli, ex poliziotto ed esperto di analisi della
scena del crimine. La consulenza ribadisce una tesi sostenuta dalla parte civile
fin dal primo processo ad Alberto Stasi, celebrato nel 2009: il litigio
culminato nell’omicidio non sarebbe avvenuto sull’uscio dell’abitazione, come
ricostruito all’epoca dal Ris dei carabinieri, ma all’interno della cucina. Lì
dove è stato recuperato un sacchetto della spazzatura con rifiuti di una
colazione che non erano stati analizzati prima. I test genetici, condotti dalla
perita Denise Albani nominata dalla giudice per le indagini preliminari, hanno
confermato che su quei resti c’è il Dna di Chiara e di Alberto Stasi, in
particolare sulla cannuccia del brick dell’Estathé.
LA RIMASTERIZZAZIONE
Il lavoro di Redaelli si fonda su una nuova analisi Bpa (Bloodstain Pattern
Analysis) delle macchie e degli schizzi di sangue presenti sulla scena del
crimine, rianalizzata nella nuova indagine ancora dai carabinieri. L’elemento di
novità risiede nella cosiddetta “rimasterizzazione” delle immagini: fotografie
scattate nel 2007 sono state rielaborate con software di ultima generazione, in
grado di migliorare la definizione e la leggibilità dei dettagli.
Questi dati sono stati poi incrociati con alcuni elementi emersi nel corso
dell’incidente probatorio genetico e dattiloscopico disposto dalla gip di Pavia
Daniela Garlaschelli e svoltosi tra maggio e dicembre scorsi. Incidente
probatorio che ha concluso, per quanto riguarda il materiale sulle unghie, per
una compatibilità con la linea maschile della famiglia Sempio. Un “aplotipo
parziale misto, degradato e di bassa intensità” il cui risultato “non è
consolidato” e che per la difesa del 37enne indagato “vale zero”.
COLAZIONE CON L’ASSASSINO
Gli inquirenti pavesi ritenevano già da mesi i rifiuti, non analizzati
precedentemente, i resti della colazione fatta da Chiara con l’assassino: la
colazione della mattina del delitto e non alla sera precedente o ai giorni
prima, quando Chiara Poggi e Stasi avevano consumato due pizze d’asporto. Nei
verbali del 2007, Stasi aveva dichiarato di aver bevuto una birra portata da
casa, poi ritrovata ancora parzialmente piena nel frigorifero.
Un altro filone di approfondimento riguarda i gioielli indossati da Chiara Poggi
il giorno dell’omicidio. Si tratta di quattro braccialetti, due orecchini con
perla, una collana con ciondolo, una cavigliera e un orologio, restituiti alla
famiglia solo nel 2019, dodici anni dopo il delitto, su disposizione della Corte
d’assise d’appello di Milano. Anche su questi oggetti la famiglia Poggi ha
commissionato specifiche analisi, nel tentativo di chiarire ulteriormente la
dinamica dell’aggressione. Gli esiti della nuova consulenza, per ora
preliminari, non sono stati ancora depositati. I legali Tizzoni e Compagna
valuteranno in una fase successiva se produrli formalmente alla conclusione
delle indagini preliminari su Andrea Sempio, i cui termini scadono il 24
gennaio, salvo eventuale richiesta di proroga da parte della Procura di Pavia.
In alternativa, il materiale potrebbe confluire in una eventuale istanza di
revisione del processo che la difesa di Alberto Stasi – condannato in via
definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio – potrebbe presentare nei
prossimi mesi alla Corte d’appello di Brescia.
L'articolo Garlasco – “L’aggressione di Chiara Poggi in cucina”, l’ipotesi della
parte civile grazie alla rimasterizzazione delle immagini proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Le sentenze su Alberto Stasi rimangono granitiche, non sono state scalfite
dall’incidente probatorio, non sono scalfite dal processo mediatico che non si
limita a metterle in discussione ma mira a demolirle, non sono scalfite, anche
se attendo il deposito delle indagini, dalle illazioni che, in qualche modo,
attribuiscono alla Procura di Pavia determinati risultati, determinate
indagini”. A pochi giorni dall’attesa chiusura delle indagini sul delitto di
Garlasco che vede iscritto nel registro degli indagati Andrea Sempio, l’avvocato
Gian Luigi Tizzoni, legale di parte civile della famiglia Poggi, risponde alle
domande del FattoQuotidiano.it sulle fasi finali dell’inchiesta penale più
mediaticamente seguita degli ultimi anni. In questa intervista, l’avvocato
ripercorre i momenti cruciali dell’inchiesta, analizza l’impatto dell’incidente
probatorio e riflette sulla gestione del caso da parte delle istituzioni,
sottolineando la solitudine della famiglia Poggi di fronte a un sistema
giudiziario che, secondo lui, ha spesso ceduto alla pressione pubblica. Un
giudizio durissimo quello del legale sugli ultimi mesi: “Si è preferito, quindi,
la via breve del ‘golpe giudiziario per via mediatica‘, golpe nel senso che si
preferisce sovvertire le istituzioni, ma non passando per le strada che
l’istituzione stessa ha tracciato con delle procedure ben chiare e rigide”.
Avvocato, in vista della fase finale dell’indagine bis su Andrea Sempio, cosa vi
aspettate in relazione all’incidente probatorio?
Ci riserviamo di fare ulteriori considerazioni, ma ci sembra di capire che,
purtroppo, la Procura di Pavia stia ancora cercando di mettere in discussione la
sentenza di condanna di Stasi, nonostante sia passata in giudicato. Il lavoro
della Procura, che sta andando avanti da oltre tre anni e mezzo, ha dato
l’impressione di cercare un percorso alternativo rispetto alla responsabilità di
Stasi, incentrato sulla figura di Andrea Sempio. Quest’ultimo, ricordiamolo, fu
indagato e archiviato nel 2017, nel 2020 citato in altra indagine a carico di
ignoti pure archiviata. Dico questo per dire che sostanzialmente il signor
Sempio è sotto l’occhio della Procura Pavese dal dicembre del 2016 ad oggi.
Tutto sommato un record per quanto riguarda l’indagine su un singolo soggetto
per un delitto per il quale lo Stato ha già accertato il colpevole. Ricordiamo
poi che la Corte d’Appello di Brescia ha sostanzialmente sempre respinto le
istanze di revisione di Stasi e nel secondo caso, nel 2020-21, anche la
Cassazione.
La parte civile come procederà?
A fronte di tutto ciò, noi non possiamo fare altro che fare riferimento agli
elementi concreti che emergono dall’incidente probatorio. Non abbiamo alcuna
visibilità diretta su come la Procura di Pavia stia gestendo il caso, ma, da
quanto emerge dalle dichiarazioni pubbliche e dalle veline, è evidente che ci
sia una sorta di incomprensione della posizione della famiglia Poggi, che ha
sempre sostenuto la colpevolezza di Alberto Stasi sulla base di elementi
concreti. Non sono mai stati messi in discussione i tre pilastri a carico di
Stasi, cioè l’impronta sul dispenser portasapone, la bicicletta e le tracce di
DNA di Chiara Poggi sui pedali scambiati e il falso racconto di Stasi quale
scopritore del corpo della fidanzata. Gli elementi a carico di Stasi rimangono
immutati, solidi e assolutamente non messi in discussione.
Il tema dei pedali e del falso racconto dello scopritore sono stati cruciali.
Il tema dei pedali, sì. Si capisce che la difesa Stasi e i media non hanno,
ancora una volta, saputo aggirare questo pilastro che porta Stasi alla sua
condanna, ma soprattutto ogni volta sorrido perché nessuno menziona mai un dato
statistico, cioè lo 0,000002% di probabilità che avrebbe avuto Stasi di
attraversare la scena del crimine ed in particolare la zona vicino alla scala
che conduce in cantina senza lasciare le tracce della scarpa Lacoste.
Ha fatto riferimento a “veline”: cosa intende?
Si è assistito in maniera assolutamente inusitata da marzo a oggi a una
sistematica fuga di notizie che vanno dall’aver annunciato al TG1 la famosa
impronta 33 (data per insanguinata, ma che non lo è, ndr) fino all’altro giorno:
ancora il TG1 che diceva che gli investigatori avrebbero fatto delle verifiche
sul computer di Chiara Poggi avvedendosi dell’inserimento di una password. Come
abbiamo più volte denunciato si cerca impropriamente di riabilitare l’assassino
mettendo alla gogna la famiglia della vittima, senza alcuna considerazione delle
prove che sono già state raccolte nel processo a seguito della prima sentenza
della Cassazione. Per questo motivo abbiamo ritenuto di fare chiarezza anche
sulle false notizie diffuse in questi mesi sollecitando un ulteriore
approfondimento informatico, dal quale è emerso che la sera prima di essere
uccisa, Chiara aveva fatto accesso proprio alla cartella del PC di Stasi in cui
erano stati catalogati – per genere – i numerosi file pornografici già esaminati
all’epoca. Qualora la Procura di Pavia lo riterrà opportuno, questo dato potrà
essere verificato anche in contraddittorio mediante apposito incidente
probatorio, come già successo per l’Estathè rinvenuto sulla scena del delitto e
risultato a sua volta riferibile ad Alberto Stasi. Da parte nostra continueremo
ad approfondire celermente ogni ulteriore elemento utile ad una ricostruzione
ancor più dettagliata dei fatti, nell’interesse della verità e della giustizia.
In merito alla consulenza sulla scena del crimine, come si sposa la vostra
teoria secondo cui l’aggressione sarebbe iniziata in cucina, e cosa ne pensate
dei risultati genetici riguardanti Alberto Stasi?
Già nel 2009, quando ci siamo occupati del caso, avevamo ipotizzato che
l’aggressione fosse iniziata in cucina e poi si fosse spostata nel breve
corridoio che conduce alla scala dove Chiara è stata scaraventata. La scena del
crimine, secondo noi, ha avuto uno sviluppo in questo modo e il DNA di Stasi
sulla cannuccia di Estathè è una prova ulteriore che colloca Stasi nella casa
quella mattina. Per quanto riguarda i risultati genetici, i dati sono chiari.
Non si tratta di un’ipotesi, ma di una certezza processuale. Il DNA di Stasi è
stato trovato sulla cannuccia dell’Estathè, confermando che era presente la
mattina del 13 agosto 2007 nel luogo del crimine e non si tratta di una
fantasia. L’elemento più significativo dell’incidente probatorio è proprio
questo. Allegheremo intercettazioni, fotografie, riscontri documentali. Siamo
quindi di fronte a un ulteriore elemento che conferma la veridicità della
sentenza di condanna, nonostante quanto detto nei media e nelle varie
trasmissioni.
Come si sente la famiglia Poggi in questo momento, alla fine dell’incidente
probatorio e in vista di una possibile richiesta di rinvio a giudizio?
La famiglia Poggi si trova in una situazione complessa. Dopo tanti anni di
battaglie legali, la fine dell’incidente probatorio non porta a una vera e
propria ‘chiusura’, ma segna un momento decisivo. La famiglia è ovviamente
sollevata dal fatto che i principali indizi contro Stasi restino solidi e
inconfutabili, ma anche amareggiata per come sono andate le cose. Nonostante
l’incidente probatorio abbia confermato molte delle evidenze già emerse, la
famiglia non può fare a meno di sentirsi delusa dal modo in cui la giustizia è
stata gestita, soprattutto in relazione alle fughe di notizie e al continuo
accavallarsi di voci non verificate. Quello che però ha sempre sorpreso in
questa vicenda è che la Procura di Pavia abbia in più occasioni voluto
rappresentare come non comprensibile la posizione procedurale della famiglia
Poggi, dimenticando che le sentenze su Stasi sono passate in giudicato, che sono
state emesse in nome del popolo italiano, e che non sono state minimamente
scalfite dall’incidente probatorio e neanche dalle rivelazioni giornalistiche.
Infine, una riflessione generale: come valuta la gestione della giustizia in
questo caso, anche alla luce della pressione mediatica che ha accompagnato
l’intero processo?
La giustizia in questo caso ne esce malissimo. È stato preferito dare in pasto
al pubblico l’idea di un’indagine, che per sua natura dovrebbe essere segreta,
filtrata tramite veline, suggerimenti e illazioni. La Procura di Pavia, ha
scelto di non contrastare la strada della visibilità mediatica, limitandosi a
pochi comunicati stampa, contribuendo così a distorcere la percezione della
verità. In tutto questo si inserisce anche l’assiduo intervento mediatico del
Giudice Vitelli che assolse Stasi in primo grado. Il dottor Vitelli ha diritto
di difendere la sua sentenza di assoluzione. I Poggi hanno il diritto, ma anche
il dovere quali cittadini di difendere le sentenze di condanna perché sono
definitive e emesse dopo un giusto processo come anche riconosciuto dalla CEDU.
Triste constatare che lo Stato abbia lasciato da soli i Poggi in questa difesa
che è anche la difesa del principio della “vincolatività del giudicato”.
Purtroppo, all’opinione pubblica è stato lasciato credere che sia preferibile o
sarebbe preferibile, anzi sarebbe addirittura doveroso per la famiglia Poggi,
credere a un’indagine che per definizione dovrebbe essere segreta e secretata o
a quella che è l’opinione che viene espressa da vari commentatori sui media.
Cosa intende?
La verità giudiziaria è quella che emerge dalle sentenze e dai dati processuali,
non quella creata dai media. Eppure, ci siamo trovati a fronteggiare continue
speculazioni, come quelle del comico Lino Banfi, che parlava di una possibile
colpevolezza femminile, o quelle dell’avvocata Bernardini De Pace, che ha
indicato Sempio come il colpevole. E non parliamo delle trasmissioni televisive,
come quella delle Iene, che hanno alimentato teorie senza alcuna base concreta.
Questo è un vulnus, perché ci si è allontanati dalla giustizia, preferendo fare
affidamento sulle opinioni espresse dai media piuttosto che sulle prove
processuali. Sarebbe stato molto più utile rispettare le procedure legali e
lasciare che la Corte di Appello di Brescia e la Cassazione affrontassero
correttamente le richieste di revisione, senza intervenire attraverso il filtro
dei media. La giustizia non può essere determinata dai commenti di persone che
non hanno avuto accesso alle aule di tribunale e non hanno letto le 40.000
pagine del fascicolo, ma solo dalle evidenze che emergono dal processo e dal
lavoro dei periti e dei giudici.
Fatti, prove, sentenze non opinioni
Questo, secondo me, è un vulnus, nel senso che ci sarebbe dovuti aspettare in
primis dalle istituzioni la pretesa della protezione di una sentenza emessa in
nome del popolo italiano che può e deve, se nel caso, essere messa in
discussione, ma nelle opportune sedi, che sono quelle della Corte di Appello di
Brescia, quale organo preposto per affrontare le richieste di revisione delle
sentenze emesse nel distretto della Corte di Appello di Milano. Tutto questo non
è avvenuto, si è preferito, quindi, la via breve del “golpe giudiziario per via
mediatica”, golpe nel senso che si preferisce sovvertire le istituzioni, ma non
passando per le strada che l’istituzione stessa ha tracciato con delle procedure
ben chiare e rigide. Per quanto ci riguarda le sentenze su Stasi rimangono
granitiche, non sono state minimamente scalfite da quelle che sono le attività
dell’incidente probatorio, non sono scalfite dal processo mediatico che non le
ha sapute mettere in discussione, non sono scalfite, anche se attendo il
deposito delle indagini, dalle illazioni che in qualche modo attribuiscono alla
Procura della pubblica di Pavia determinati risultati e determinate indagini.
L'articolo “Veline, speculazioni e il record di indagini su Sempio. Ma le
sentenze su Stasi non sono state scalfite, il Dna sulla cannuccia di Estathè è
una prova ulteriore” proviene da Il Fatto Quotidiano.
La sera del 12 agosto 2007, il giorno precedente l’omicidio a Garlasco, Chiara
Poggi “aprì quella cartella chiamata ‘militare‘ coi file pornografici
catalogati” dal fidanzato Alberto Stasi e vide in anteprima alcune di quelle
numerose immagini. Lo spiega l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, uno dei legali della
famiglia della 26enne uccisa a Garlasco, rendendo noti i risultati del nuovo
“approfondimento informatico“, effettuato dai consulenti della famiglia Poggi
(Paolo Reale e gli informatici Nanni Bassetti e Fabio Falleti).
I 10 MINUTI DELLA SERA PRECEDENTE IL DELITTO
Grazie alle nuove analisi informatiche – spiegano i legali e i consulenti della
famiglia Poggi – si è acquisita “la certezza” che Chiara abbia potuto vedere
quella sera, prima di essere uccisa, “l’anteprima” di quelle immagini, mentre
nel corso dei processi a carico di Stasi era sempre stato “un tema controverso“.
A questo si è arrivati grazie all’utilizzo di “nuovi software, che hanno
consentito, attraverso le analisi sulla copia forense” del pc di Alberto Stasi,
“di acquisire un dato di assoluta certezza”, ossia che, quando lui si allontanò
“quella sera” del 12 agosto 2007 “per 10 minuti“, Chiara “aprì quella cartella”
con “7mila foto catalogate per generi e anche immagini amatoriali realizzate da
Stasi”. Quella sera del 12 agosto, come era emerso dai processi, l’ex bocconiano
si era allontanato per dieci minuti da casa di Chiara, verso le 22, per andare a
casa sua a controllare che il cane stesse bene e non fosse spaventato dai tuoni.
In quei minuti Chiara avrebbe visto l’anteprima di quelle immagini nel pc di
Alberto. Un fatto che, fino a oggi, è sempre “rimasto un dubbio” e che, secondo
i legali della famiglia Poggi, viene adesso provato.
LA RICHIESTA DI INCIDENTE PROBATORIO
Per questa ragione la nuova consulenza verrà depositata ai pm di Pavia, che
hanno riaperto le indagini su Andrea Sempio. I legali dei Poggi chiederanno poi
alla Procura che proponga istanza al gip di incidente probatorio per effettuare,
con un perito terzo, quelle stesse analisi sul materiale informatico e
“cristallizzarle” come prova. Dalle nuove analisi, ha chiarito Tizzoni, viene
“smentita” anche l’ipotesi ventilata di cancellazioni di alcuni dati dal
telefono dei Poggi e poi che la cartella di un video di Chiara e Alberto sarebbe
stata aperta “dopo una determinata data”. Smentita, dunque, secondo il legale,
pure “la teoria” che qualcuno potesse aver visto quel video intimo dei due
giovani.
IL PERCORSO DEL FILE
“I nuovi software consentono di leggere completamente, come in una sorta di ‘tom
tom’ il percorso di un file aperto di recente e in questo caso siamo riusciti a
leggere quella parte rimasta illeggibile per anni” spiega il consulente
Bassetti. “Il risultato è stato confermato con l’utilizzo di più software open
source e accertano che quella sera è stata aperta la cartella ‘militare’ che
conteneva a sua volta ‘nuova cartella’ e quindi – è questa la novità – il file
senzanome.bmp. L’averlo trovato ci dice con certezza che Chiara ha visto i
fotogrammi dell’anteprima delle immagini pornografiche”, aggiunge l’esperto che
ha ricreato ‘virtualmente’ il computer di Stasi. “Il nuovo software è stata come
la ‘stele di Rosette’ e ci ha permesso di leggere un dato rimasto finora
illeggibile. Trovare questo file senza nome è stato anche un colpo di fortuna
perché il computer di Stasi è stato ‘bombardato‘ da un accesso che non ha
seguito le corrette procedure” conclude Bassetti.
LA SENTENZA E IL MOVENTE
Ma perché, per i legali della famiglia Poggi, si tratta di una novità molto
rilevante? Nella sentenza del processo d’appello bis – che ha condannato Stasi a
16 anni di carcere – giudici della Corte d’Assise d’appello di Milano hanno
lasciato un mistero sul movente dell’omicidio. Lo studente agì “senza fatica e
senza alcuna pietà”, massacrò la sua fidanzata con vari colpi, ma “per un motivo
rimasto sconosciuto“, poi tornò a casa “facendo le sole cose che potesse fare,
quelle di tutti i giorni: ha acceso il computer, visionato immagini e filmati
porno, ha scritto la tesi, come se nulla fosse accaduto”, si legge nel testo
della sentenza. Ma la “passione” di Alberto “per la pornografia” – scrivevano i
giudici – avrebbe potuto “provocare discussioni, anche con una fidanzata di
larghe vedute”. Diventando così “una presenza pericolosa e scomoda, come tale da
eliminare per sempre dalla sua vita di ragazzo perbene”.
I POGGI: “SI CERCA DI RIABILITARE L’ASSASSINO”
“Si cerca impropriamente di riabilitare l’assassino mettendo alla gogna la
famiglia della vittima, senza alcuna considerazione delle prove che sono già
state raccolte nel processo a seguito della prima sentenza della Cassazione”,
hanno affermato in una nota gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco
Compagna, legali della famiglia Poggi. “Secondo quanto evidenziato da più parti
l’apertura di una nuova indagine a carico di Andrea Sempio sarebbe da ritenere
funzionale ad una richiesta di revisione della condanna irrevocabile pronunciata
a carico di Alberto Stasi” concludono i legali.
LA CASSAZIONE CONFERMA IL NO AL SEQUESTRO DEI DISPOSITIVI DELL’EX PM VENDITTI
Intanto, su un altro fronte sempre collegato a Garlasco, la Cassazione ha
respinto il ricorso della Procura di Brescia contro l’ordinanza del Tribunale
del Riesame che, il 17 novembre, ha annullato, anche il secondo decreto di
sequestro dei pm, eseguito il 24 ottobre, dei dispositivi, tra cui telefoni, pc
e tablet, dell’ex procuratore di Pavia Mario Venditti indagato nel filone che lo
vede accusato di corruzione in atti giudiziari. Di fatto, dunque, con il
“rigetto totale” del ricorso dei pm la Suprema Corte ha confermato il no al
sequestro del Riesame: non erano state indicate parole chiave per le analisi e
l’arco temporale era troppo ampio. Il Riesame aveva annullato il decreto di
sequestro probatorio della Procura bresciana del 24 ottobre, dopo l’annullamento
del precedente sempre nell’inchiesta per corruzione in atti giudiziari che vede
indagato anche Giuseppe Sempio, padre di Andrea. Decisione che aveva riguardato
anche il sequestro sui dispositivi degli ex carabinieri pavesi Giuseppe Spoto e
Silvio Sapone. I giudici avevano ordinato per tutti e tre la “restituzione” di
“tutti i beni sequestrati”, assieme “ai dati eventualmente già estrapolati”. Il
legale Aiello, in particolare, aveva fatto notare che, oltre all’assenza di
gravi indizi di colpevolezza, la Procura anche nel secondo decreto sul caso
Garlasco non aveva indicato parole chiave per effettuare le analisi sui
dispositivi, volendo portare avanti una ricerca a tappeto ed estesa a livello
temporale per 11 anni, dal 2014, quando il magistrato divenne procuratore
aggiunto a Pavia, fino al 2025. Tesi accolta dai giudici del Riesame. Oggi è
stato depositato il dispositivo della Cassazione, sesta sezione penale, che
boccia il ricorso della Procura del 3 dicembre.
L'articolo “Chiara trovò le foto porno nel pc di Alberto Stasi la sera prima
dell’omicidio, ora c’è la certezza”: le nuove analisi dei consulenti della
famiglia Poggi proviene da Il Fatto Quotidiano.
È stata una diffamazione aggravata l’aver insinuato, nel corso di uno speciale
televisivo de Le Iene, un possibile coinvolgimento di Stefania Cappa
nell’omicidio della cugina Chiara Poggi. Lo scrive nero su bianco la giudice
della III sezione penale di Milano, Sara Faldini, nelle motivazioni della
sentenza con cui, a fine aprile 2025, ha condannato l’autore del servizio
Riccardo Festinese e il conduttore Alessandro De Giuseppe. La notizia del
verdetto emerge solo oggi dopo che il programma di Italia è ritornato con
insistenza sul caso e riproponendo quella che è stata sempre solo una boutade
giornalistica, priva di qualsiasi appiglio in qualsiasi delle inchieste aperte
sul delitto di Garlasco.
Il servizio incriminato, andato in onda nel maggio 2022 con il titolo “Speciale
Le Iene, delitto di Garlasco, la verità di Alberto Stasi”, secondo la giudice ha
“evidentemente” portato lo spettatore a ritenere che Stefania Cappa potesse
avere avuto un ruolo nell’omicidio della studentessa, avvenuto il 13 agosto
2007. Un’insinuazione realizzata, in particolare, attraverso il richiamo alle
dichiarazioni dell’operaio Marco Muschitta, già ritenute “assolutamente
inattendibili” dal giudice per l’udienza preliminare di Vigevano nella prima
sentenza del 2009 che aveva assolto Alberto Stasi.
Per questi fatti, i due imputati sono stati condannati a una multa di 500 euro
ciascuno e al risarcimento della parte civile, Stefania Cappa, assistita dagli
avvocati Gabriele Casartelli e Matteo Bandello, con una provvisionale di 10mila
euro. Le motivazioni della sentenza, depositate a fine ottobre, sono state rese
note solo ora. Secondo la giudice, il programma ha fornito una “rappresentazione
parziale” dei fatti, omettendo di chiarire che le dichiarazioni di Muschitta
erano state giudicate inutilizzabili e prive di rilevanza probatoria. Le
sentenze, sia di assoluzione sia di condanna nei confronti di Stasi, “nemmeno
analizzano” quelle dichiarazioni, proprio a dimostrazione della loro
irrilevanza. Stefania Cappa, viene ribadito, “non è mai stata indagata” per
l’omicidio.
Il procedimento per diffamazione, chiarisce il provvedimento, è del tutto
distinto dalla complessità della vicenda giudiziaria del caso Garlasco: restano
fuori dal processo le presunte criticità del procedimento a carico di Stasi,
condannato in via definitiva, così come la recente riapertura delle indagini che
vede Andrea Sempio nuovamente indagato dalla Procura di Pavia. La giudice ha
inoltre sottolineato come il servizio fosse costruito in modo tale da provocare
una reazione emotiva nella donna, pur riconoscendo che Stefania Cappa mantenne
un atteggiamento “deciso ma pacato”.
Nonostante la condanna, Le Iene sono tornate a occuparsi del caso Garlasco
nell’ultima puntata, presentando due presunte testimonianze inedite su presenze
nei pressi della villetta dei Poggi la mattina del delitto. Due testimonianze
che – se veritiere e confermate secondo il programma – potrebbero dare sostanza
alla testimonianza dell’operaio Marco Muschitta, che aveva detto di aver visto
uscire, quella mattina, da via Pascoli, dove si trova la casa dei Poggi, una
ragazza bionda in bici. Deposizione che, appunto, è stata dichiarata
inattendibile dagli inquirenti e dai giudici. In apertura di trasmissione, gli
autori hanno precisato di essere stati condannati in primo grado per
diffamazione nei confronti della famiglia Cappa e di aver presentato ricorso in
appello, ribadendo la volontà di proseguire l’inchiesta giornalistica.
L'articolo Delitto di Garlasco, “Le Iene” condannate per diffamazione aggravata:
“Insinuato il coinvolgimento di Stefania Cappa” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Una querela non è una sentenza”. Anna Vagli sceglie parole nette per replicare
ad Alberto Stasi e alla riemersione della denuncia per diffamazione che la vedrà
imputata davanti al tribunale di Lucca. La criminologa forense e giornalista, 36
anni, affida al Corriere della Sera una presa di posizione articolata e
puntuale, dopo che la notizia del procedimento – risalente al 2022 – è tornata
nelle ultime ore al centro dell’attenzione mediatica.
“Il diritto di querelare spetta a chiunque: chi si sente diffamato può
presentare una denuncia. Ma una querela non è una sentenza: affronterò questo
percorso con serenità, trasparenza e rispetto delle istituzioni, come ho sempre
fatto”, afferma Vagli. “Quello che invece non accetto è che un atto ancora tutto
da valutare venga trasformato in uno strumento di delegittimazione personale o
professionale”.
Il procedimento nasce da un articolo firmato da Vagli nel maggio 2022 per una
testata online, dal titolo Perché Alberto Stasi è l’assassino di Chiara Poggi al
di là di ogni ragionevole dubbio. In quel contributo la criminologa sosteneva
che il possibile movente dell’omicidio fosse legato alla scoperta, da parte di
Chiara Poggi, di materiale pedopornografico nel computer del fidanzato. A
seguito di quell’articolo, Alberto Stasi – attraverso la sua legale Giada
Bocellari – ha presentato una querela per diffamazione. Come ricostruisce la
stessa Vagli al Corriere, la vicenda giudiziaria è tutt’altro che conclusa.
“Negli ultimi giorni è stata rilanciata come ultim’ora una notizia relativa a
una denuncia per diffamazione risalente a oltre tre anni e mezzo fa”, spiega.
“Già a suo tempo il mio legale, l’avvocato Federica Tartara, aveva sollevato
un’eccezione di incompetenza territoriale al tribunale di Milano, alla quale la
difesa di Stasi si era opposta”.
Il punto di svolta arriva il 29 novembre 2023, quando il giudice accoglie
l’eccezione della difesa di Vagli. “Il tribunale ha disposto la trasmissione
degli atti al tribunale di Lucca, foro competente in base alla mia residenza”,
chiarisce la criminologa. Una precisazione che per lei è centrale: “Questo
significa una cosa molto semplice: si tratta di un processo ancora tutto da
iniziare, la cui prima udienza è fissata per il prossimo mese di marzo”. È sul
piano mediatico che Vagli dice di non essere disposta a fare sconti: “Nelle
ultime settimane, e ancor più nelle ultime ore, ho assistito a una vera e
propria gogna mediatica e social: attacchi personali, insulti, giudizi sommari,
per la colpa di esprimere un parere tecnico non in linea con quello corale”.
Attacchi che, sottolinea, “non hanno nulla a che vedere con il diritto di
cronaca” e che invece “hanno molto a che fare con la spettacolarizzazione, la
ricerca di hype e un certo tipo di narrazione che alimenta l’odio più che la
ricerca della verità”. Vagli aggiunge che “tutte queste iniziative sono già al
vaglio dei miei avvocati”. Quanto al procedimento giudiziario, la criminologa
ribadisce la sua fiducia nella difesa: “I fatti, come sempre, parleranno da
soli”, afferma. “Da parte mia ho la massima fiducia nei miei legali Federica
Tartara del foro di Genova e Filippo Tacchi del foro di Lucca”.
L'articolo Delitto di Garlasco, la criminologa Anna Vagli replica alla denuncia
di Stasi: “Una querela non è una sentenza, contro di me una gogna mediatica e
social. proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Si spera, magari, che avendo avuto una colluttazione abbia graffiato chi sia
stato”. È quanto afferma Alberto Stasi al suo legale dell’epoca, Angelo Giarda,
in una telefonata del 6 settembre 2007 diffusa in esclusiva dal programma
“Quarta Repubblica”. A meno di un mese dall’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto
il 13 agosto 2007, l’allora 24enne e il suo difensore si confrontano
telefonicamente su quanto emerso durante la prima fase delle indagini. In
particolare, il loro colloquio si concentra sul DNA rilevato sulle unghie di
Chiara.
L’INTERCETTAZIONE SUL DNA: “SPERIAMO ABBIA GRAFFIATO CHI SIA STATO”
Nel corso della telefonata, Giarda informa il suo assistito sugli esiti dei
rilievi effettuati sul corpo della vittima: “Dice che hanno trovato tracce
ematiche nelle unghie della Chiara, le hanno estrapolate dalle unghie”, spiega
Giarda. Stasi replica preoccupato: “Spero che non sia quando mi schiacciava il
foruncolino sulla schiena”, dice riferendosi probabilmente a un episodio in cui
Chiara, schiacciandogli un foruncolo, avrebbe potuto causargli una piccola
ferita e di conseguenza una lieve fuoriuscita di sangue. Ma Giarda lo rassicura,
sottolineando che è possibile distinguere tra “sangue che è uscito per effetto
di una caduta, di un taglio o di una percossa”: “Quello che dici tu è quando il
sangue esce da un’acne. Quel sangue di cui tu hai paura è un sangue misto a pus,
non succede niente”, gli suggerisce l’avvocato. Aggiunge poi che non c’è bisogno
di allarmarsi: “C’è semplicemente questa novità con queste unghie che sono state
repertate, ci sono tracce ematiche che sono riconducibili a persona di sesso
maschile, non c‘è preoccupazione alcuna”. È a questo punto che Stasi introduce
un’ipotesi alternativa, collegata a una possibile reazione della vittima durante
l’aggressione: “Si spera magari che avendo avuto una colluttazione abbia
graffiato chi sia stato”, afferma. Una ricostruzione che, a distanza di 18 anni,
richiama uno scenario ipotizzato anche oggi dalla Procura di Pavia nell’ambito
delle indagini a carico di Andrea Sempio.
I TEMPI DELLA TELEFONATA AL 118: “ERO COMPLETAMENTE NEL PANICO, NON RICORDAVO IL
NUMERO CIVICO”
Quella relativa al materiale biologico rinvenuto sulle unghie di Chiara non è
l’unica intercettazione telefonica mandata in onda a “Quarta Repubblica”. Il
programma, condotto da Nicola Porro ogni lunedì su Rete 4, aveva già diffuso
un’altra telefonata, risalente al 15 novembre 2007, sempre tra Stasi e
l’avvocato Giarda. Nel corso di quella conversazione, il legale chiede al
proprio assistito quanto tempo sia trascorso tra l’ultimo squillo al telefono
della vittima e la chiamata al 118: “Sul mio telefono sono sei minuti – spiega
Stasi -. Sarò rimasto lì (nella villetta dei Poggi, ndr) per pochi secondi, al
massimo 20 o 30. Appena l’ho vista sono scappato via e ho chiamato (il 118, ndr)
quando ero in macchina”. Poi conclude: “Adesso le cognizioni sui tempi sono
quelle che erano. Non ricordavo nemmeno il numero civico della casa, cioè ero
completamente nel panico. Non ho niente di inventato”.
L'articolo “Il sangue sulle unghie di Chiara Poggi? Spero abbia graffiato
l’assassino”: l’intercettazione della telefonata di Stasi con l’avvocato Giarda
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Come sarà il mio Natale? Lo passerò con la mia famiglia nel miglior modo
possibile ma non si riesce tanto a distogliere la testa dal fatto che hai sempre
questa tegola dietro”. Andrea Sempio è ospite di “10 minuti” nella puntata in
onda lunedì 22 dicembre su Rete 4 e si racconta ad Alessandro Sallusti, che
ricorda come la sua vita sia stata stravolta dopo che l’11 marzo di quest’anno è
tornato a essere nuovamente indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. In attesa
di conoscere il proprio destino, Sempio lavora come impiegato di telefonia in un
centro commerciale e nello studio del programma Mediaset risponde a domande che
vanno dalla spiritualità al legame con la famiglia e con Marco Poggi, il
fratello della giovane uccisa il 13 agosto del 2007.
LA FAMIGLIA SEMPIO E L’OMBRA DI “SUMMIT SEGRETI”
In prima battuta Sempio viene chiamato a commentare alcune parole che il padre
Giuseppe ha rilasciato a una giornalista di “Quarto grado” che gli ha domandato
se abbia ancora voglia di difendersi dopo che per parte dell’opinione pubblica
la sua famiglia ha delle colpe in questa vicenda. “Adesso più di prima, adesso
si diventa cattivi. Noi stiamo in piedi per la rabbia, è una vigliaccheria che
si ripresenta di nuovo” è stato lo sfogo dell’uomo. Il figlio Andrea commenta
così: “Tutti i giorni escono notizie, arriva qualcuno che scrive su Internet, o
lettere di insulti e minacce e abbiamo il plotone di giornalisti sempre davanti
a casa e i miei genitori non possono fare nulla. Qualunque reazione tu abbia li
aizzi ancora di più”. Proprio sulla famiglia insiste Sallusti per cercare di
capire il contesto in cui è cresciuto Sempio: “La mia è una famiglia sempre
molto unita” fa sapere Andrea “anche mio padre con le sue sorelle, è sempre
stato normale avere un viavai di parenti dentro e fuori casa. Poche settimane fa
eravamo dalle mie zie, i giornali titolavano: ‘Summit segreto a casa delle zie
di Sempio’, no quel summit c’è stato anche i giorni prima e dopo, è proprio così
la mia famiglia”.
IL RAPPORTO CON MARCO POGGI
L’uomo, oggi 37enne, parla anche di Marco Poggi, il fratello di Chiara: “È
ancora un mio amico. Adesso non ci stiamo vedendo per via della situazione.
Sarebbe un disastro, per dire, uscire a cena io e lui. Con i genitori non ho
rapporti perché non mi è ancora capitato di incontrarli, se li vedessi per
strada mi farebbe anche piacere” puntualizza. Al giornalista che gli chiede
conto di una frase – “Ho fatto cose inimmaginabili” – trovata tra alcuni suoi
scritti, Sempio replica: “Nei diari ho riversato le emozioni più negative.
Quello è stato scritto al termine di una giornata in cui erano successe diverse
cose, era stata una giornata di caos”.
IL TIMORE DI ANDREA SEMPIO
Non manca anche un riferimento ad Alberto Stasi. “Ha mai pensato al fatto che un
innocente potrebbe essere in galera da anni?” domanda Sallusti. “Che io pensi ad
Alberto Stasi no” afferma Sempio, per poi aggiungere: “Il fatto che mettono
dubbi sul fatto che possa essere innocente mi fa riflettere: e se rischiassi di
trovarmi nella stessa condizione? Se capitasse a me?”. E ancora: “Se ho paura?
Paura è una parola forte, non sono tranquillo, ma non mi alzo con la paura. Più
che dire la verità non posso, mano a mano penso si chiarirà tutto, ci vorrà
tempo”. In chiusura di intervista il giornalista rivolge la domanda secca al
proprio ospite: “Lei ha ucciso Chiara Poggi?”. “No” replica Stasi, che dice di
non credere in Dio “ma ho una certa spiritualità, credo ci sia qualcosa ma non
mi fido troppo delle religioni ufficiali”.
L'articolo Garlasco, Andrea Sempio rompe il silenzio in tv: “Ho paura di
trovarmi in galera da innocente come Stasi”. E il padre aggiunge: “Adesso
diventiamo cattivi, noi stiamo in piedi per la rabbia” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
L’incidente probatorio sul delitto di Garlasco arriva all’ultimo atto e
nell’aula del Tribunale di Pavia si è presentato anche Alberto Stasi, condannato
in via definitiva per il delitto di Chiara Poggi. Nel corso dell’udienza gli
esperti si confronteranno soprattutto su quel Dna maschile estrapolato dalle
unghie di due dita di una mano di Poggi che la consulenza della Procura di Pavia
e della giudice per l’udienza preliminare, Denise Albani, ritengono compatibile
con quello di Andrea Sempio, indagato in questa nuova inchiesta, o dei
componenti della linea paterna della sua famiglia.
Dopo la discussione in incidente probatorio, quel che ne risulterà entrerà come
prova in un eventuale processo che la Procura sembra intenzionata a chiedere.
Albani scrive di una compatibilità “moderatamente forte” in un caso, e
nell’altro di “moderata”.
La perizia, di per sé, nel suo linguaggio asettico è cauta: “Non si può dire”
che Chiara Poggi – uccisa il 13 agosto 2007 e per il cui omicidio è stato
condannato Stasi, ex fidanzato della ragazza – si sia difesa perché è
impossibile “stabilire con rigore scientifico” se quelle tracce genetiche siano
state “sotto o sopra” le unghie e se si tratti di Dna “diretto o mediato”.
Stasi è entrato coi suoi legali senza rilasciare dichiarazioni, in questo la
possibilità gli è negata dallo stato di semilibertà. “Stasi è interessato a
seguire l’udienza – ha spiegato l’avvocato Antonio De Rensis – e questo mi fa
piacere”. Parlerà in aula? “Non lo sappiamo”, si è limitato ad aggiungere il
legale.
“Credo che di processuale ormai ci sia poco in questa vicenda. È un enorme
spettacolo mediatico in cui si gioca una partita in termini di comunicazione. I
dati oggettivi sono quelli che sappiamo. con questi dati oggettivi prima o poi
si dovranno confrontare i tribunali”, ha detto l’avvocato Francesco Compagna,
legale della famiglia di Chiara Poggi.
L'articolo Garlasco, ultimo atto dell’incidente probatorio su Sempio e il Dna.
Stasi in aula a sorpresa proviene da Il Fatto Quotidiano.