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“Chiara Poggi lottò con il suo assassino”, l’indiscrezione sulla consulenza Cattaneo. L’avvocato dei Poggi: “Colluttazione esclusa già da due perizie nei processi”
Chiara Poggi avrebbe lottato con il suo assassino e avrebbe cercato di difendersi e proteggersi. A distanza di alcuni giorni dal deposito della consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo – nominata dalla procura di Pavia – arriva una indiscrezione del Tg1 sul delitto di Garlasco, che propone una lettura diversa delle fasi dell’aggressione. Il condizionale è d’obbligo perché in passato era stata data per insanguinata l’ormai famosa impronta 33. Traccia – il cui colore rossastro è dovuto all’uso di un reagente chimico – di cui si ha soltanto una fotografia e che viene attribuita comunque dagli inquirenti pavesi ad Andrea Sempio. LA “LOTTA” CON L’ASSASSINO La 26enne – per il cui omicidio è stato condannato in via definitiva a 16 anni l’allora fidanzato Alberto Stasi – non sarebbe stata colpita in modo improvviso e letale con un unico gesto, ma avrebbe tentato di difendersi. Sul corpo sarebbero presenti lividi, ecchimosi e abrasioni su braccia e gambe, segni che indicherebbero una colluttazione con l’assassino. Il delitto, sempre secondo le indiscrezioni, si sarebbe consumato in più momenti, tra il piano terra e le scale della villetta di via Pascoli, con l’aggressore che si sarebbe fermato a osservare il corpo prima di infliggere un ulteriore colpo, forse con un martello. Questa ricostruzione potrebbe quindi essere collegata da chi indaga alle tracce di Dna, rinvenute sotto le unghie della vittima, che hanno una “compatibilità” con la linea parentale maschile dell’indagato. Una compatibilità genetica, ma non un’identificazione. Quel Dna “misto, incompleto e non attribuibile” come già definito dalla genetista Denise Albani, perita della giudice per le indagini preliminari di Pavia Daniela Garlaschelli, non può portare a nessuna identificazione individuale, né a una attribuzione di responsabilità, né essere tassello della ricostruzione alternativa del delitto. LA RICOSTRUZIONE DOPO CINQUE PROCESSI La ricostruzione raggiunta dopo i cinque processi all’ex fidanzato – i due in cui è stato assolto, i due in cui è stato condannato e la Cassazione – vede invece la 26enne togliere l’allarme di casa, aprire in pigiama la porta, essere colpita al volto e al cranio e poi essere lanciata dalle scale. L’assassino – hanno ricostruito le sentenze che hanno portato alla condanna Stasi – non fece i gradini della tavernetta. La vittima aveva tagli sulla fronte e il cranio sfondato da almeno dieci colpi, presumibilmente di un martello. Come è noto l’arma del delitto non è stata mai trovata, né è stato dato alcun riscontro al ritrovamento, ormai 10 mesi fa, in un canale di Tronello (Pavia) di alcuni oggetti tra cui un martello. L’AVVOCATO DEI POGGI: “COLLUTTAZIONE GIÀ ESCLUSA DA PERIZIE PRECEDENTI” “Trovo sconcertante che il Tg1, e non è la prima volta, esca con sedicenti novità sulla vicenda Garlasco e lo faccia a ridosso del referendum. Forse si pensa che gli italiani vogliano cambiare la magistratura pensando abbia sbagliato in passato sul caso Garlasco, quando invece sta sbagliando adesso e lo sta facendo la magistratura requirente. In realtà già due perizie (anche in primo grado, dove Varetto escluse la colluttazione, pur specificando meglio a verbale) e poi nel 2014 il perito Roberto Testi, hanno compiutamente superato le questioni che oggi si vogliono far mettere in discussione dalla consulenza tecnica della procura di Pavia a firma Cattaneo. L’assenza di colluttazione tra Chiara e l’assassino – spiega l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale di parte civile della famiglia Poggi – è oggettivamente riscontrabile dall’assenza di rilevanti escoriazioni ecc. e sorprende che il Tg1 possa oggi affermare il contrario in base a informazioni che se anche fossero vere non dovrebbero essere disponibili e comunque contrastano con quanto documentato in atti”. Per il legale, che segue il caso dall’agosto del 2007, inoltre “l’idea che l’aggressione sia avvenuta in seguito a una colluttazione non solo è stata esclusa dalle perizie precedenti assunte nel contraddittorio, ma non c’è alcun dato scientifico che confermi detta presunta novità”. Tizzoni ritorna anche sulle tracce genetiche sulle unghie della vittima: “Riguardo al Dna, come espressamente scritto in perizia, è stato attribuito a Sempio solo quale aplotipo parziale misto non consolidato, quindi con nessun valore in un’aula. Inoltre si deve ricordare – prosegue l’avvocato – che ci sono almeno altri due Dna maschili (ma ipoteticamente anche 3,4,5 ecc) su altre due unghie. E quindi cosa sarebbe successo!? Un linciaggio da parte di più soggetti? È pacifico che l’assassino fu uno solo e indossava scarpe Frau e infatti le tracce di scarpa taglia 42 sono le uniche rinvenute in casa Poggi. Scarpe per misura e modello compatibili a quelle di Stasi come scritto nella sentenza definitiva di condanna. Quindi Stasi è l’unico assassino e non vi è evidenza di complici così come di qualsiasi orario, tempistica, arma proposte dalla consulenza Cattaneo per chi conosce gli atti non porteranno all’ammissione di una eventuale richiesta di revisione di Stasi. Il resto è solo propaganda”. L'articolo “Chiara Poggi lottò con il suo assassino”, l’indiscrezione sulla consulenza Cattaneo. L’avvocato dei Poggi: “Colluttazione esclusa già da due perizie nei processi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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L’avvocato della famiglia di Chiara Poggi: “Scandaloso usare Garlasco per il Sì. Voterò No, temo pm troppo potenti”
“È scandaloso citare il caso Garlasco come esempio di inefficienza della giustizia, o di sudditanza dei giudici verso i pm. Anzi, è esattamente il contrario: in questo processo, anche se con tempi lunghi, si è arrivati a stabilire la verità. E i giudici hanno mostrato autonomia sia rispetto all’accusa, sia rispetto agli altri giudici”. Gian Luigi Tizzoni è l’avvocato della famiglia di Chiara Poggi, la 26enne uccisa il 13 agosto 2007 nel paese della Lomellina ad opera – secondo la sentenza definitiva – dell’allora fidanzato Alberto Stasi. Un caso di cronaca nera tra i più mediatici della storia d’Italia, riesploso di recente con la nuova indagine nei confronti di Andrea Sempio e finito nel tritacarne della campagna referendaria: la premier Giorgia Meloni ha esortato a votare Sì alla riforma Nordio “perché non ci possa più essere una vergogna come quella di Garlasco”, alludendo a un presunto errore giudiziario in realtà tutto da dimostrare. Ma Tizzoni, che in questa storia difende le vittime, non è affatto d’accordo. E annuncia al Fatto il suo No al referendum di domenica e lunedì: “Mi spaventa l’idea di un pubblico ministero svincolato dal giudice, con un potere mediatico che sarebbe probabilmente ancora più forte di adesso”. Avvocato, molti suoi colleghi lamentano di essere penalizzati dal fatto che giudici e pm siano colleghi. Lei come la vede? Ho letto la vostra intervista al professor Coppi e condivido tutto quello che ha detto. È dai tempi di Tangentopoli che si parla di questo presunto appiattimento dei giudici rispetto alle Procure, ma io in tanti anni di carriera non l’ho mai notato. E direi che a smentirlo, in generale, sono i numeri delle sentenze di assoluzione. Come ha detto Coppi, se un problema di questo tipo esiste, riguarda semmai singole persone e non si risolve con una riforma che impatta profondamente sulla nostra Costituzione. In ogni caso, io non ho mai percepito una minore attenzione dei giudici per la difesa rispetto all’accusa: la vicenda di Garlasco se vogliamo lo dimostra. Riassumiamo: in primo grado e in Appello i pm chiedono la condanna di Stasi, ma i giudici lo assolvono. La Cassazione annulla l’assoluzione e rimanda il processo ai giudici di secondo grado, che lo condannano a 16 anni con sentenza poi diventata definitiva. Carlo Nordio, il ministro della Giustizia, ha detto: “Trovo irragionevole che dopo due sentenze di assoluzione sia intervenuta una condanna senza rifare l’intero processo”. È una semplificazione completamente sbagliata, e dimostra un problema di comprensione della vicenda. Nel caso Garlasco è successo proprio quello che dice il ministro: nell’Appello bis non ci si è limitati a rileggere gli atti, ma sono state disposte due perizie e ascoltati decine di nuovi testimoni. È stato quindi un nuovo processo a tutti gli effetti, come dimostra il fatto che sia durato otto mesi, da aprile a dicembre 2014, con una quindicina di udienze. E questo è successo perché la Cassazione, annullando l’assoluzione di Stasi, ha evidenziato le violazioni commesse dai giudici precedenti nel non acquisire le prove che io avevo chiesto. La Cassazione è il giudice delle regole, non valuta il merito ma la correttezza dello svolgimento del processo: l’idea che non possa intervenire se ci sono state due assoluzioni mi sembra qualcosa di pericoloso. Di recente la Procura di Pavia ha riaperto il caso con grande impatto mediatico, arrivando a ipotizzare la corruzione di un magistrato che se ne occupò. Come può influire la separazione delle carriere su vicende simili? Questo secondo me è il cuore del problema: è stata fatta passare l’idea che un’indagine in corso, per definizione segreta, abbia più credibilità di una sentenza definitiva. Nel 2015, la conferma della condanna di Stasi è stata pronunciata nell’aula magna della Cassazione, al termine di un contraddittorio pubblico, da cinque magistrati autorevoli ed esperti. Oggi all’italiano medio è dato credere che quella non sia la verità, ma la verità stia invece nella nuova indagine. Con la separazione delle carriere rischiamo di avere pubblici ministeri molto più potenti anche come capacità di convincimento dell’opinione pubblica, e questo mi preoccupa molto. Vede il rischio di un controllo politico sulle Procure? Mi pare che Nordio l’abbia detto chiaramente: “Questa riforma servirà anche al Pd quando sarà al governo”. Il concetto è chiaro: si portano i procuratori a obbedire al governo, poi tocca una volta a uno e una volta all’altro. Ma così si rischia di liberare il genio della lampada e non riuscire più a rimetterlo dentro. La Costituzione è stata studiata perché nessun potere fosse preponderante rispetto agli altri: con questa riforma si vorrebbe bilanciare la magistratura al suo interno, ma si finirà per creare un gruppo di magistrati troppo potente, non solo nei confronti degli altri magistrati, ma nei confronti della società. Secondo lei perché tanti suoi colleghi, soprattutto penalisti, fanno campagna per il Sì? Il concetto lo capisco e ha una sua ragionevolezza, anche se è un po’ semplicistico: se io sto da una parte e il pm dall’altra, il giudice dev’essere terzo. Molti avvocati pensano che questa terzietà sia compromessa dal concorso unico, dal Consiglio superiore della magistratura unico e dalla possibilità – peraltro ormai utilizzata in uno sparuto numero di casi – di passare da una funzione all’altra. Forse però dovremmo capire è che non sono questi i problemi della giustizia, e le riforme necessarie sarebbero altre: ad esempio, servirebbe una valorizzazione del ruolo del gip nella fase delle indagini. Con la separazione delle carriere invece temo che quella fase, già difficoltosa per noi avvocati, lo sarà ancora di più. L'articolo L’avvocato della famiglia di Chiara Poggi: “Scandaloso usare Garlasco per il Sì. Voterò No, temo pm troppo potenti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Alberto Stasi? Per me è il carnefice, quella condanna non la vedo come ingiusta. Questa situazione mi fa rabbia”: così Andrea Sempio
“Alberto Stasi? Non l’ho mai conosciuto, non ci ho mai parlato. Io ad oggi quella condanna non la vedo come ingiusta. Prima che ricominciasse tutto la mia era una vita più riflessiva, anche solitaria. Questa situazione mi fa rabbia”. Ad affermarlo è Andrea Sempio, l’uomo accusato dalla Procura di Pavia dell’omicidio di Chiara Poggi, che si è raccontato in una lunga intervista a “Dritto e Rovescio”, la trasmissione condotta da Paolo Del Debbio su Rete 4. Nel corso del programma, andato in onda giovedì 12 marzo, il 38enne di Garlasco apre agli aspetti più personali del suo carattere, come la passione per la scrittura e per la lettura, che ha smesso di coltivare dopo la riapertura delle indagini. L’uomo, che ad oggi è l’unico indagato per il delitto Poggi, ha anche parlato di come questa vicenda abbia impattato sulla sua vita e su quella dei familiari: “Ci sono orari in cui (i miei genitori, ndr) non possono uscire perché sanno che finiscono nella diretta. Non è facile da vivere e va avanti da un anno”. “OGGI NON SCRIVO PIÙ PERCHÉ NON MI FIDO” Ad aprire l’intervista è una domanda di Del Debbio sulla passione di Sempio per la scrittura, oggi al centro delle indagini con gli inquirenti che avrebbero sequestrato numerosi appunti personali del 38enne: “Scrivevo molto, era una cosa che ho sempre fatto fin da piccolo – afferma sottolineando l’uso del verbo al passato -. È sia un modo per mettere in ordine dei pensieri, sia alle volte un modo per sfogarsi. E ogni tanto tu vai lì e rileggi un diario di tre o quattro anni fa e ti torna in mente quella cosa che magari ti era completamente passata di mente. E quella è una cosa che ho fatto per tanti anni. Quindi quando sono venuti da me hanno trovato tonnellate di carta”. Un hobby, però, che come lui stesso ammette, oggi non coltiva più: “Non mi fido di quello che potrebbe succedere, chissà che oggi scrivo qualcosa, lascio un appunto in giro e da lì ci si attacca per qualcos’altro. Lo faccio per precauzione. Non dico dagli inquirenti, ma può essere rigirata. Erano roba mia, sono stati presi durante l’indagine, poi escono delle indiscrezioni e viene costruito tutto. Non lascio più nulla”. L’intera vicenda ha finito per influenzare anche la sua passione per la lettura: “Prima leggevo tantissimo, ora non lo faccio più perché quando mi metto a leggere qualcosa che non riguarda il caso, mi dico che è come se stessi perdendo tempo”, aggiunge il 38enne. Ed è proprio la sua forte passione per la lettura che lo avrebbe portato a Vigevano, secondo la sua ricostruzione, il giorno in cui è stata uccisa Chiara Poggi. Stando al suo racconto di dove si trovava la mattina di quel 13 agosto 2007, infatti, Sempio ha sempre sostenuto di essersi recato in un’altra città proprio per acquistare un libro, di cui però oggi non ricorda il titolo: “Semplicemente non me lo ricordo. A me sembra che ormai ci si stia attaccando a ogni virgola. Cioè, se io dico: ‘Quella mattina lì vado a Vigevano, trovo la libreria chiusa, faccio un giro della piazza, torno a casa’. In un’altra intervista dico: ‘Quella mattina vado a Vigevano, trovo la libreria chiusa, torno a casa’. Per gli altri è tipo ‘Ah, non ha più detto che ha fatto il giro della piazza. Cosa vuol nascondere? Perché cambia versione? Se l’è dimenticata?’. Sono inezie. O adesso mi tiri fuori: ‘Io ho un filmato di te che vai nel vicolo dei Poggi, esci fuori coperto di sangue’. Allora va bene, lì c’è un problema, ma sennò, non me lo ricordo, semplicemente. Se c’era qualcosa di serio non stavamo a parlare del titolo del libro”, spiega Sempio. “LE CHIAMATE A CASA POGGI? STAVO CERCANDO IL FRATELLO DI CHIARA” E secondo il 38enne non è questo l’unico elemento del caso a cui sarebbe stata attribuita un’importanza maggiore di quella che lui stesso gli attribuisce. Un esempio in tal senso, sostiene, è quello relativo alle telefonate che lui ha effettuato a casa Poggi nei giorni antecedenti il delitto: “Il discorso delle chiamate non è risolvibile, io le ho spiegate più volte, ho anche mostrato che ci sono persone che in quel periodo lì hanno fatto le stesse chiamate. Però a quel punto lì o mi credi o non mi credi, in quest’ultimo caso spiegami a cosa servono tre telefonate da 2, 8 e 21 secondi. Erano chiamate che io avevo fatto cercando il fratello di Chiara, dato che da lì a una settimana dovevamo andare in vacanza insieme”, sottolinea Sempio. Che poi aggiunge: “La prima chiamata è stata fatta per errore perché in rubrica il numero del cellulare e quello del telefono di casa erano vicini, tant’è che la chiamata da 8 secondi è stata fatta pochi minuti dopo. Il giorno dopo non riuscendo a contattarlo chiamo di nuovo, chiedo quando sarebbe tornato e da lì in poi non chiamo più. Tutte le persone interpellate dicono che non sapevano esattamente le date di partenza e ritorno dalla vacanza”. E lo stesso discorso si applicherebbe anche alla ormai nota “impronta 33”, rilevata sul muro sopra le scale che conducono alla tavernetta di casa Poggi, dove poi è stato rinvenuto il corpo esanime di Chiara. Una traccia che, secondo gli investigatori, potrebbe appartenere a Sempio: “È un’impronta trovata in un posto dove c’è impronta mia e di altre persone che frequentavano la casa in un punto che era di passaggio. La Procura dice che non è insanguinata”, spiega ancora il 38enne. Nel corso dell’intervista, inoltre, Sempio apre anche agli aspetti più personali del suo carattere: “Come mi descriverei? La persona che ero io, prima che ricominciasse tutto, aveva una vita abbastanza ritirata, forse anche a causa dell’età, avevo selezionato amici più stretti, era una vita più riflessiva, anche solitaria. Non sono uno che ha bisogno di uscire a fare l’aperitivo tutte le sere. Alcuni dei miei più grandi amici li vedo magari una volta ogni due-tre mesi, però è come se li avessi incontrati due giorni prima”. Tra questi, aggiunge il 38enne, un posto di rilievo lo occupa sicuramente l’avvocato Angela Taccia, che non solo lo assiste dalla sua prima iscrizione nel registro degli indagati, ma è anche “la mia migliore amica”, la definisce Sempio: “Tra le donne più importanti c’è l’avvocato Taccia. Siamo amici dal 2005, è la mia migliore amica, come avvocato è il perno della mia difesa. Tutta la mia difesa prescinde dall’avvocato Taccia, è lei che ha costruito la squadra”. Dopo un anno dalla riapertura delle indagini a suo carico, Sempio spiega anche come sia cambiata la sua vita e quella dei suoi cari: “Noi viviamo in fondo a una via chiusa, ci sono orari in cui (i miei genitori, ndr) non possono uscire perché sanno che finiscono nella diretta. Non è facile da vivere e va avanti da un anno. Mi fa rabbia questa situazione”. E non si tratterebbe soltanto di questo aspetto, ma anche della difficoltà di raccontare la propria versione a chi, a suo avviso, non sarebbe disposto ad ascoltarlo: “Una cosa che mio padre dice è che la nostra verità non conta nulla, parlare e spiegare non serve perché non vogliono ascoltare”. “ALBERTO STASI? PER ME È IL CARNEFICE” Non manca, infine, un commento su Alberto Stasi, l’allora fidanzato di Chiara Poggi che è stato condannato in via definitiva per il delitto di Garlasco. Secondo Sempio, Stasi sarebbe “carnefice” in quanto riconosciuto colpevole con sentenza passata in giudicato: “Vedendo quello che io ho visto nella parte che ho potuto seguire, non ho trovato nulla che smonti le vecchie condanne. Quindi io ad oggi quella condanna non la vedo come ingiusta, non vedo nulla che la vada a smontare per ora. Quindi sì, per me è il carnefice”, afferma, sottolineando però di non aver letto le carte dei processi. Il 38enne, inoltre, aggiunge anche di non averlo mai incontrato prima che iniziasse la vicenda: “Che tipo è? Non ne ho idea, io non l’ho mai conosciuto, non ci ho mai parlato. Non mi è mai capitato di incontrarlo a casa Poggi. Mi è successo solo una volta, l’ho già raccontato altre volte, dopo il delitto. Eravamo in un locale di Garlasco a cena io e i miei amici e c’era lui a un altro tavolo. Noi eravamo con Marco e allora abbiamo cercato con il proprietario di cambiare tavolo in modo che non si incrociassero. Quella è stata l’unica volta che l’ho incrociato dal vivo. Però non ci ho mai parlato, mai scambiato una parola, niente”, conclude Andrea Sempio. L'articolo “Alberto Stasi? Per me è il carnefice, quella condanna non la vedo come ingiusta. Questa situazione mi fa rabbia”: così Andrea Sempio proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Rete 4
Chiara Poggi
Garlasco, Andrea Sempio ricostruisce la mattina dell’omicidio di Chiara Poggi. La libreria, la nonna e quei 33 secondi di telefonata: “Solo squilli tra amici”
Nell’intervista in onda venerdì 6 marzo a “Quarto Grado” su Rete 4 Andrea Sempio ricostruisce i dettagli della sua mattinata nel giorno in cui fu uccisa Chiara Poggi. “Io quella mattina mi sono svegliato, sono andato a Vigevano per andare in una libreria, l’ho trovata chiusa, ho fatto un rapido giro della piazza e sono tornato a Garlasco, da mia nonna”, spiega. “Sono stato lì una mezz’oretta, dopo ho ricevuto una chiamata di mia madre che mi richiamava a casa per mangiare. Quando hanno sentito mia nonna, lei ha ripetuto questa cosa e ha ripetuto più volte che lei mi aveva chiesto di restare a pranzo, ma io non volevo restare. Cioè, lei diceva: ‘Ma io l’ho invitato a restare, ma lui non sta mai a mangiare da me’. E quella cosa lì è stata una cosa un po’ tenera di mia nonna che ha pensato: ‘Non stai mai qua a mangiare’. Quella cosa mi è rimasta in mente”. I MESSAGGI AGLI AMICI Quella mattina Sempio manda diversi squilli e riceve messaggi dagli amici. Ma di che tipo di messaggi si trattava? “Ma non è che ci fosse un grande significato. Ai tempi non c’erano WhatsApp o altre app, quindi quello che c’era erano appunto i messaggi e gli squilli. So che a un certo punto avevo chiamato un mio amico, Mattia Capra. Quello era il suo primo giorno di ferie, magari l’ho sentito o gli ho fatto uno squillo per vedere se rispondeva, per dire magari vieni anche tu a fare un giro a Vigevano. In realtà, non avendo il traffico e la corrispondenza di messaggi nei giorni precedenti o successivi, non so quanto quella mattinata possa essere considerata anomala rispetto al resto. Perché alcuni hanno detto ‘un intenso scambio di messaggi e squilli con gli amici’. Sì, ma i giorni precedenti com’erano? Non lo sappiamo. Cioè, nessuno ha mai pensato a quella cosa lì”. LA TELEFONATA DI 33 SECONDI Alle 12:17 ci furono 33 secondi di telefonata con Mattia Capra, e subito dopo un sms a Freddy. Una triangolazione? “Era il nostro normale gruppo di amici” continua Sempo. “Tra l’altro, da lì a una settimana più o meno dovevamo partire per una vacanza in cui ci saremmo stati tutti e tre. Quindi poteva essere anche magari qualcosa inerente alla vacanza. Potevano essere i semplici messaggi che ci siamo sempre mandati. Nella stessa giornata io poi chiamerò gli stessi due ragazzi, Capra e Freddy, dopo aver scoperto quello che era successo a Chiara. Quindi quelle chiamate me le ricordo. Gli squilli della mattina, no”. LA BICICLETTA E LA PISTA DELLA DROGA Di recente si è tornati a parlare della bicicletta: “Ai tempi ne avevamo tre, se non sbaglio” sono le parole di Sempio. “Una bianca da donna, una bianca da uomo e una rossa da uomo. Non avevo una bici nera da donna, paradossalmente ne avevo una bianca da donna. Io usavo o quella bianca da uomo o quella rossa da uomo”. In conclusione, a proposito della presunta scoperta da parte di Chiara Poggi di un giro di droga, Andrea Sempio nega di aver mai provato la cocaina: “Il mondo delle droghe è una cosa a cui sono stato abbastanza distante. Al massimo qualche sigaretta quando eravamo proprio ragazzini e basta, ma droga mai”. L'articolo Garlasco, Andrea Sempio ricostruisce la mattina dell’omicidio di Chiara Poggi. La libreria, la nonna e quei 33 secondi di telefonata: “Solo squilli tra amici” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il delitto di Garlasco è stato una spedizione punitiva? Roberta Bruzzone rivela a Quarto Grado di avere dei file audio che potrebbero riscrivere l’omicidio di Chiara Poggi
Roberta Bruzzone ha in mano qualcosa di clamoroso. Qualcosa che a vent’anni di distanza dal delitto di Garlasco potrebbe riscrivere l’omicidio di Chiara Poggi. La criminologa, nel corso della trasmissione Quarto Grado, ha confessato di essere in possesso di alcuni file audio contenti un’altra verità, una nuova ricostruzione dell’omicidio della ragazza ipotizzando una spedizione punitiva ai suoi danni. Ricostruzione alla quale va detto: non crede. Secondo queste “voci insistenti” «che mi sono arrivate in questi giorni da persone autorevoli, soggetti che in questa storia hanno un ruolo a vario titolo in questa vicenda, Chiara Poggi sarebbe stata uccisa dopo aver scoperto un presunto giro di cocaina che avrebbe coinvolto amici e conoscenti, tra cui Andrea Sempio, le gemelle Cappa e suo fratello Marco». «Una volta scoperto la presenza della cocaina, Chiara si sarebbe rivolta allo zio Ermanno Cappa che preoccupato avrebbe informato Stefania Cappa. A sua volta la ragazza avrebbe avvertito Sempio e Michele Bertani, il ragazzo scomparso qualche anno fa prematuramente per suicidio. Insieme avrebbero organizzato una spedizione punitiva presso l’abitazione di Chiara Poggi». Una ricostruzione che per Roberta Bruzzone, come detto, sarebbe semplicemente “delirante“, ma gli audio in suo possesso raccontano esattamente questa ipotesi e sono stati diffusi. Nel corso della trasmissione la criminologa ha annunciato la propria disponibilità a consegnare alla magistratura di Milano gli audio in possesso perché si faccia chiarezza su chi stia alimentando queste tesi, che al momento, va sottolineato, non trovano alcun riscontro nelle indagini ufficiali della Procura di Pavia. Nel frattempo sta giungendo a compimento l’inchiesta bis della Procura di Pavia. Nei giorni scorsi è stata depositata la BPA (Bloodstain Pattern Analysis) della professoressa Cristina Cattaneo, mentre la difesa di Alberto Stasi, l’ex fidanzato condannato in via definitiva per l’omicidio, ha presentato una nuova perizia informatica sul suo computer. Secondo gli esperti della difesa, alcuni accessi registrati nel sistema operativo Windows XP sarebbero stati interpretati erroneamente come attività umane. Il riferimento è relativo alla cosiddetta “cartella militare” che nel recente passato aveva alimentato dubbi su cosa fosse accaduto sul pc la sera del 12 agosto 2007. L'articolo Il delitto di Garlasco è stato una spedizione punitiva? Roberta Bruzzone rivela a Quarto Grado di avere dei file audio che potrebbero riscrivere l’omicidio di Chiara Poggi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“C’era qualcuno che girava nel cortile, la porta era aperta”: la telefonata tra la madre di Chiara Poggi e quella di Alberto Stasi in onda a ‘Chi l’ha visto?’
“C’era qualcuno che girava nel cortile, la porta era aperta”. Un nuovo tassello emerge sul delitto di Garlasco. Nell’ l’ultima puntata di Chi l’ha visto? è stata svelata una telefonata tra la madre di Chiara Poggi e la madre di Alberto Stasi, avvenuta a nemmeno 24 ore dall’omicidio di Chiara Poggi. Sono le 8:34 del 14 agosto 2007 quando Rita Preda, la madredi Chiara, digita il numero della madre di Alberto Stasi, Elisabetta Ligabó. il contenuto della conversazione è rimasto per anni chiuso nei faldoni del palazzo di giustizia, ma rivela l apprensione della madre di Chiara per le sorti del fidanzato della figlia che ha appena passato ore sotto interrogatorio della polizia. “Lo hanno torchiato da matti”, spiega la madre di Alberto alla madre di Chiara. E nonostante il dolore e il pianto per la perdita della figlia, la Preda è pronta a rincuorare la famiglia Stasi. Sono momenti concitati in cui non si fa altro che parlare di dettagli tecnici che in quei minuti sembrano scagionare Alberto. Ed è in quegli istanti che la madre di Chiara ipotizza: “C’era qualcuno che girava nel cortile”. La Ligabó aggiunge: “Alberto mi ha detto che quando è entrato la porta era aperta“. Dopodiché Rita Preda parla direttamente con Alberto Stasi. Il tono della donna è molto materno, gli chiede se è riuscito a riposare, come si sente, insomma gli è estremamente vicino. Atteggiamento che l’intera famiglia Poggi avrà verso Alberto per parecchi mesi, fino a quando una serie di di elementi probatori che diventeranno presunti indizi durante il primo processo contro Stasi, non farà che fargli cambiare idea. L'articolo “C’era qualcuno che girava nel cortile, la porta era aperta”: la telefonata tra la madre di Chiara Poggi e quella di Alberto Stasi in onda a ‘Chi l’ha visto?’ proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Caso Garlasco, parla Andrea Sempio: “Per il pubblico il delitto è diventato una soap opera. La gente mi chiede i selfie”
Il caso Garlasco riaccende il dibattito mediatico. Durante la trasmissione Incidente Probatorio – Speciale Garlasco, in onda sul Canale 122 – Fatti di Nera, è tornato a parlare Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi in concorso con ignoti o Alberto Stasi. Al centro della discussione, la metamorfosi del delitto in una storia mediatica. “Questa storia ha dato spazio a tantissima gente, anche a una fetta di internet di poter partecipare al dibattito. Abbiamo persone valide e persone che hanno capito che è l’argomento che tira e quando l’argomento tira tu puoi dire qualunque cosa perché per il pubblico è diventata una soap opera, ci sono tanti elementi che continuano a uscire e mantengono vivo l’interesse. Non hanno accesso alle carte quindi vanno avanti su quello che arriva ogni giorno e quella è la parte più ‘gustosa’ della vicenda. Diciamo che c’è un attacco ma non è un vero e proprio odio, si tratta più che altro di passatempo”, ha detto Andrea Sempio parlando della percezione collettiva del caso Poggi nell’era dei social, denunciando una perdita di contatto con la realtà del dolore. L’indagato ha poi sottolineato l’effetto distorcente della popolarità televisiva legata alla cronaca nera: “La gente mi chiede i selfie: per le persone tu sei solo quello della televisione. Non capiscono nemmeno quello che ci sia dietro”. L'articolo Caso Garlasco, parla Andrea Sempio: “Per il pubblico il delitto è diventato una soap opera. La gente mi chiede i selfie” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Garlasco, la verità di Andrea Sempio: “Non ho mai visto il video intimo di Chiara Poggi e Alberto Stasi, ma non sono tranquillo”
Poco meno di un anno fa Andrea Sempio è stato nuovamente iscritto nel registro degli indagati per l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco. A un anno di distanza, Sempio ribadisce la propria estraneità ai fatti. Lo fa in un’intervista al Tg1 andata in onda lunedì 16 febbraio nell’edizione delle 20. “Un anno dopo lo ribadisco, in realtà penso che le verifiche che hanno fatto finora come i risultati dell’incidente probatorio dimostrino sempre la stessa cosa, la versione che ho dato io l’altra volta”. Al giornalista che gli chiede come si senta all’idea che la Procura di Pavia potrebbe chiedere il processo per lui, il 37enne replica: “Di sicuro non sono tranquillo perché in una situazione del genere nessuno può dire di essere tranquillo. Che ci possa essere una richiesta di rinvio a giudizio è una cosa che abbiamo messo in conto. Se ci sarà l’affronteremo”, ma “la richiesta di rinvio a giudizio non è la sicurezza che poi ci sarà un processo”. La conversazione si sposta poi sui computer di Chiara Poggi e Alberto Stasi, fidanzato della vittima ai tempi dell’omicidio (era il 2007) e condannato con sentenza definitiva. “In quello di Chiara c’è anche un video suo con altri amici, tra cui il fratello, come è finito nel computer di Chiara?” domanda il giornalista del Tg1. “Credo che a metterlo sul computer saremo stati io e lui perché il video ce l’avevo io” fa sapere Sempio, che frequentava casa Poggi in quanto amico di Marco, fratello di Chiara. Sul pc c’era anche un video intimo di Chiara e Alberto, ed è circolata l’ipotesi che Sempio abbia potuto vederlo. Ipotesi che lui respinge: “No, né io né nessuno dei miei amici l’ha mai visto“. “Se incontrasse i Poggi gli direbbe che non c’entra niente?” domanda infine l’inviato. “Non credo neanche di aver bisogno di dirglielo perché non credo ci sia il minimo sospetto o dubbio dalla loro parte” conclude Stasi. L'articolo Garlasco, la verità di Andrea Sempio: “Non ho mai visto il video intimo di Chiara Poggi e Alberto Stasi, ma non sono tranquillo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Quello di Chiara Poggi è un delitto su commissione, lei stava scoprendo l’arcano. Ad Alberto Stasi avevano promesso l’impunità”: così Lovati. Brindani: “Favola poco credibile”
“Avevo detto che dopo l’incidente probatorio saremmo andati in letargo. A meno che non salta fuori quello là, il coniglio bianco. Chi è? Un pentito”. A dirlo è Massimo Lovati, l’ex avvocato di Andrea Sempio, che a Lo Stato delle Cose rompe il silenzio e torna a parlare del caso Garlasco dopo mesi di assenza. Il legale, che è stato sollevato dal suo incarico dal 37enne accusato dalla Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi, racconta il suo punto di vista rispondendo alle domande del conduttore, Massimo Giletti, e della giornalista Ilenia Petracalvina. Come era già accaduto nelle sue ultime apparizioni televisive, Lovati torna a parlare di un presunto complotto che lega una ipotizzata criminalità organizzata e l’omicidio della 26enne di Garlasco: “È stato un sicario. Il motivo? Magari questa qui stava scoprendo l’arcano, questa qui (Chiara Poggi, ndr) mandava nella mer*a tutti, cardinali, politici”. “L’indagine è volta ad ottenere la revisione in favore di Stasi, che sarà riabilitato. Sempio? Sarà archiviato o prosciolto” Ospite a Lo Stato delle Cose, nella puntata in onda lunedì 9 febbraio su Rai 3, Massimo Lovati riprende la narrazione che nelle sue ultime uscite pubbliche aveva già menzionato come parte di un suo sogno, cioè la connessione tra una presunta organizzazione criminale e alcune indagini svolte da Chiara Poggi, che, secondo l’avvocato, sarebbe stata uccisa proprio perché vicina a scoprire i loro segreti: “Tempo fa avevo detto che dopo la fine dell’incidente probatorio saremmo andati in letargo per un anno e mezzo. A meno che non salta fuori, quello là, il coniglio bianco. Chi è? Un pentito. Nel concorso non l’hanno dimostrato, né lo dimostreranno, perché è stato solo uno: un sicario. Il motivo? Magari questa qui stava scoprendo l’arcano, questa qui (Chiara Poggi, ndr) mandava nella merda tutti, cardinali, politici”. Ed il motivo per cui è stato riaperto il caso, sostiene l’avvocato, sarebbe solo ed esclusivamente quello di “ottenere la revisione in favore di Alberto Stasi”: “Dopo diciotto anni, chi ha acceso il fuoco sotto quella storia lì, perché manca poco alla scarcerazione ma gli avevano promesso l’impunità ad Alberto Stasi”. Sempre secondo Lovati, anche la posizione di Sempio resterà sostanzialmente invariata: “Sempio viene archiviato oppure prosciolto, e Stasi viene riabilitato dal giudizio di revisione. Sai com’è fatto Ponzio Pilato? Tutto fumo e niente arrosto”. Lovati, dunque, sostiene che “questa è un’inchiesta finta”: “È stata fatta solo per ottenere una revisione per Alberto Stasi? È vero, lo penso davvero. Ci ritroveremo tra un anno e vedrete che io ho avuto ragione”. Non è dello stesso avviso, invece, l’avvocato Antonio de Rensis, che risponde a Lovati: “Questa è un’inchiesta seria, che ha lo scopo di sanare errori, buchi, che esistono e che sono sotto gli occhi di tutti. Poi, dove arriveranno, lo scopriremo tra qualche mese. Ma di certo non è un’inchiesta fatta per Alberto Stasi”. “Questo è un delitto su commissione. Chiara era venuta a sapere qualcosa, viene uccisa perché ha scoperto delle cose innominabili” Lovati prosegue così il suo racconto sottolineando la presunta intromissione di Chiara in affari loschi: “Questa è un’indagine ondivaga. Non ha senso, dove è stato introdotto un tema che non esiste, perché il concorso non esiste, questo è un delitto su commissione, manca il movente e l’arma del delitto. Chi è che voleva ucciderla? Un’organizzazione criminale. Chiara viene uccisa perché ha scoperto delle cose innominabili che mettevano a repentaglio la vita della stessa organizzazione”. Centrali, in questo senso, sarebbero le ricerche che Chiara avrebbe effettuato sul suo computer personale: “Era venuta a sapere qualcosa. Il tema dell’anoressia è molto importante, lei si interessava della cugina, che era anoressica e aveva dichiarato di essere stata abusata”, sostiene Lovati. Che, però, viene subito richiamato dalla giornalista Petracalvina, secondo la quale la cugina di Chiara avrebbe sempre negato quest’ultimo passaggio. In qualche modo, inoltre, Lovati sembra riuscire a mettere d’accordo anche gli altri ospiti, che si distanziano all’unanimità dalla narrazione offerta dal legale. Il direttore del settimanale Gente, Umberto Brindani, ad esempio, la critica apertamente: “L’unica cosa vera che ha detto Lovati è che da un anno ripete questa favola poco credibile”, sostiene Brindani. L’ex avvocato di Sempio, però, resta fedele alle sue convinzioni e aggiunge: “La verità è che adesso cercano i documenti pedopornografici e pornografia nel computer di Chiara, loro dicono che è il movente, ma che movente? Se ci sono, sono documenti che vanno a dimostrare le ricerche che lei andava a fare sul commercio di organi umani, sulla cocaina cattiva, sull’anoressia. Si svegliava mezz’ora prima di andare a lavorare per andare a fare queste ricerche qui. Nessuno le ha quelle ricerche lì, solo lei, Chiara Poggi”. “Sempio? Avevamo un rapporto particolare, non parlavamo mai. È ragazzo normale, un po’ introverso, non empatico, se non con Angela Taccia” Nel corso dell’intervista, Lovati parla anche del suo rapporto con Andrea Sempio, che lui ha assistito dal 2017, anno in cui il 37enne viene accusato per la prima volta, e poi di nuovo nel 2025, alla riapertura delle indagini: “Non è che vado a fargli il quadro psicologico, lo vedo una volta ed è già tanto. È per quello che ha cambiato avvocato. Ma a me non interessava, perché Sempio è estraneo (ai fatti, ndr)”, spiega Lovati. Secondo l’avvocato, Sempio sarebbe “un ragazzo normale, un po’ introverso, non empatico, se non con Angela perché è la sua amica del cuore”. E così anche la sua famiglia: “Cresciuto in una famiglia normale, proletaria. Le accuse di corruzione? Non diciamo fesserie”, conclude. L'articolo “Quello di Chiara Poggi è un delitto su commissione, lei stava scoprendo l’arcano. Ad Alberto Stasi avevano promesso l’impunità”: così Lovati. Brindani: “Favola poco credibile” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Garlasco – A processo per diffamazione l’avvocato Massimo Lovati, ex difensore di Sempio
L’avvocato Massimo Lovati – ex difensore di Andrea Sempio nell’inchiesta di Pavia sul delitto di Garlasco, sarà processato per diffamazione con citazione diretta a giudizio nell’ambito di un procedimento avviato dalla Procura di Milano. Il legale, protagonista di interventi bizzarri e dichiarazioni talvolta sopra le righe, dovrà comparire davanti alla terza sezione penale del Tribunale di Milano il prossimo 26 maggio, data fissata per l’inizio del processo. La decisione è stata assunta dalla Procura milanese, con il pubblico ministero Fabio De Pasquale, che contesta a Lovati di aver pronunciato “dichiarazioni gravemente diffamatorie” nei confronti dello studio legale Giarda, che aveva difeso Alberto Stasi nei procedimenti giudiziari legati all’omicidio di Chiara Poggi e che hanno portato alla condanna dell’allora fidanzato condannato in via definitiva a 16 anni. Secondo l’imputazione, l’avvocato avrebbe offeso l’onore e la reputazione dei legali Fabio ed Enrico Giarda, figli del professor Angelo Giarda, nel corso di una conferenza stampa tenutasi il 13 marzo 2025, quando Lovati ricopriva ancora il ruolo di difensore di Andrea Sempio. In quell’occasione, davanti ai cronisti, Lovati avrebbe attribuito alla difesa dello studio Giarda un ruolo determinante nell’apertura della prima inchiesta a carico di Sempio nel 2017. Lovati aveva detto che l’indagine del 2017 “è frutto di una macchinazione della difesa Giarda” o ancora che “è stata frutto di una macchinazione organizzata dagli investigatori dello studio degli avvocati difensori di Stasi che clandestinamente hanno prelevato il Dna”. Non solo. Sempre secondo la Procura, Lovati avrebbe parlato pubblicamente anche di una presunta “manipolazione organizzata dagli investigatori dello studio” in relazione al prelievo del Dna, affermazioni che per l’accusa travalicano il diritto di critica e configurano un’ipotesi di diffamazione. Per gli inquirenti, le espressioni utilizzate dall’avvocato sono da considerarsi gravemente lesive della reputazione professionale dei legali coinvolti, motivo per cui è stata disposta la citazione diretta a giudizio senza passare dall’udienza preliminare. Nel procedimento, Fabio ed Enrico Giarda figurano come persone offese e sono assistiti dall’avvocata Pia D’Andrea. Massimo Lovati è invece difeso dall’avvocato Fabrizio Gallo. L'articolo Garlasco – A processo per diffamazione l’avvocato Massimo Lovati, ex difensore di Sempio proviene da Il Fatto Quotidiano.
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