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Da nemici ad alleati, Rodríguez riceve il direttore della Cia: “Il Venezuela non sia più rifugio degli avversari Usa”
Da acerrimi nemici ad alleati che si stringono la mano e sorridono a vicenda: Delcy Rodríguez, presidente ad Interim del Venezuela, ha ricevuto il direttore della Cia, John Radcliffe, a Palazzo di Miraflores. L’incontro – riportato dal New York Times – si è svolto giovedì, nelle stesse ore in cui la dissidente María Corina Machado, regalava il suo premio Nobel a Donald Trump. Radcliffe ha comunicato alla presidente ad Interim le intenzioni Usa per “una relazione di lavoro più proficua” con Caracas, secondo quanto riporta un funzionario Usa interpellato dal New York Times. Hanno parlato anche di Intelligence, cooperazione e investimenti. “Questo luogo non può più essere rifugio sicuro per i nemici della Casa Bianca”, è una delle principali esigenze riportate dal direttore dell’Agenzia, che solo due settimane fa ha eseguitoun blitz su Caracas, catturando l’ex-presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores, entrambi in cella negli Stati Uniti. L’episodio sembra ormai archiviato là dove Radcliffe viene calorosamente accolto dal nuovo direttore del Controspionaggio militare, Gustavo González López, già fedelissimo di Maduro, salito in carica dopo la rimozione di José Marcano Tabáta. Radcliffe è anche il primo funzionario dell’amministrazione Trump ricevuto dal governo Rodríguez e non risultano – almeno nell’ultimo trentennio –summit pubblici precedenti tra la Cia e Palazzo di Miraflores. Fonti vicine al governo ad Interim confermano a ilfattoquotidiano.it il sostegno di Washington al governo Rodríguez, che ha l’incarico di tenere unite le fazioni del Chavismo dopo il blitz statunitense e la caduta di Maduro. A tale proposito Radcliffe ha incontrato anche il leader dell’ala militare e ministro dell’Interno Diosdado Cabello, già sotto pressione, affinché “collabori con Rodríguez, senza boicottarne le riforme”. Quella della Cia è anche una rivincita nei confronti dell’Intelligence dell’Avana, che nell’ultimo ventennio si era consolidata come “una struttura di spionaggio” che agiva in parallelo alle Agenzie locali, secondo la missione Onu a Caracas, svolgendo un “ruolo tecnico e operativo” nel Paese sudamericano. Proprio giovedì sono state rimpatriate all’Avana le salme dei 32 agenti cubani, che custodivano il primo anello di sicurezza di Maduro, uccisi durante l’intervento delle Forze Delta statunitensi. I loro resti mortali sono stati accolti dal ministro dell’Interno dell’Avana, Lázaro Alberto Álvarez, e dal ministro delle Forze armate rivoluzionarie, Álvaro López Miera. Viene meno anche la presenza di medici cubani, rientrati nell’Isola pochi giorni fa. Nel frattempo la presidente ad Interim dà il via a un’agenda di privatizzazioni, sostituisce numerosi ministri ritenuti scomodi o impresentabili e apre alla libera circolazione del dollaro nel Paese, già sottoposto a restrizioni e diversi tassi di cambio fissi. Lo stesso Trump descrive Rodríguez come una presidente “fantastica” con cui lavora “molto bene”: “Ci dà tutto quello che chiediamo”, ha detto al termine della telefonata intercorsa tra i due. L’esempio di Cuba, fatta fuori da Caracas dopo l’improvvisa irruzione statunitense, preoccupa gli alleati del governo chavista – tra cui Mosca, Pechino e Teheran -, la cui posizione non è ancora chiara nel riposizionamento geopolitico del Venezuela. Pechino, primo creditore di Caracas, è già in contatto con alti funzionari statunitensi e venezuelani: rivuole indietro i 20 miliardi di dollari concessi al Venezuela già nei primi anni Duemila, durante i governi di Hugo Chávez Frías. I prestiti cinesi finanziano soprattutto progetti infrastrutturali nel Paese – molti dei quali ancora non conclusi, per responsabilità di Caracas – e sono garantiti in petrolio. Al momento il Colosso asiatico riceve l’80% del greggio prodotto da Caracas. La pressione arriva soprattutto dalle Banche statali e altre entità finanziarie cinesi che – secondo fonti citate da Bloomberg – chiedono a Pechino una “maggiore sorveglianza” sul Venezuela là dove la presenza Usa preoccupa i creditori asiatici. “Sarà difficile far fuori i cinesi da questo Paese, dopo tutti i loro investimenti”, assicura a ilfattoquotidiano.it il giornalista ed ex-sindacalista Hendrick García, radicato nella Costa oriental del Lago, a pochi chilometri della Colombia, regione petrolifera dove Pechino ha contribuito “alla ripresa della produttività, anche resistendo a sanzioni e sostituendosi allo Stato, spesso assente”. L'articolo Da nemici ad alleati, Rodríguez riceve il direttore della Cia: “Il Venezuela non sia più rifugio degli avversari Usa” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il dossier della Cia: “Putin vuole tutta l’Ucraina e i Paesi Baltici”
Nelle stesse ore due fonti di intelligenze indicano: il presidente russo Putin vuole tutta l’Ucraina e aspira a un “ritorno” dei Paesi Baltici nell’area di influenza russa. A metterlo nero su bianco sono stati Kirill Budanov, capo del servizi segreto militare ucraino (Gur), e gli analisti della Cia. Se nel primo caso la frase del funzionario – “Il piano originale prevedeva che la Russia fosse pronta a iniziare le operazioni nel 2030. Ora i piani sono stati rivisti aggiornati al 2027” – potrebbe essere tacciata da alcuno osservatori di opportunismo, il dossier dell’intelligence americana arriva in un momento in cui l’amministrazione Usa cerca il dialogo con il Cremlino, con i due presidenti Trump e Putin che, a parte qualche parentesi, si scambiano sorrisi e concordano su come concludere il conflitto in Ucraina. La Reuters, che per prima ha rilanciato i temi toccati dal report americano, ha ascoltato sei fonti: tutte concordano sul fatto che la Cia giunge a conclusioni opposte rispetto alla Casa Bianca. Putin – secondo gli analisti – non solo non vuole porre fine al conflitto, ma mira a riprendere tutta l’Ucraina e i Paesi Baltici (Estonia, Lettonia, Lituania) riportandoli sotto il controllo del Cremlino. “L’intelligence ha sempre pensato che Putin volesse di più”, ha dichiarato Mike Quigley, membro democratico della Commissione Intelligence della Camera, in un’intervista alla Reuters. “Gli europei ne sono convinti. I polacchi ne sono assolutamente convinti. I Paesi baltici pensano di essere i primi”. In questo contesto, l’Estonia, anche per ragioni di confine vive da anni con questo timore, ben prima del febbraio 2022, quando le truppe russe sono entrate in Ucraina. L’1 ottobre 2024 Frank Gardner, corrispondente della Bbc, ha incontrato il primo ministro estone Kaja Kallas a cui ha chiesto se esista un Piano B dell’Estonia nella prospettiva in cui l’invasione russa in Ucraina dovesse avere successo. “Non abbiamo un piano B per una vittoria russa, perché allora smetteremmo di concentrarci sul piano A”, quello di aiutare Kiev a resistere. Vale la pena ricordare l’episodio della Strada Estone 178. Si tratta di un tratto viabile costruito in epoca sovietica che attraversa il territorio russo in due punti separati, come ricorda Defensenews. Un accordo tacito e mai ufficiale tra le guardie di frontiera su entrambi i lati della recinzione consentiva ai residenti di effettuare il percorso senza controlli, a condizione che rimanessero nei loro veicoli e non si fermassero nel chilometro di territorio russo che attraversavano. Il 10 ottobre questo accordo è saltato. “Abbiamo visto un gruppo numeroso di soldati, avevano equipaggiamento militare, non quello delle guardie di frontiera” ha raccontato Renet Merdikes, capitano della Polizia di Frontiera estone. A Kaunas, in ottobre è stata simulato un attacco russo, con evacuazioni di civili in una palestra della città. Mercoledì scorso, tre guardie di frontiera russe sono entrate nel territorio estone. Le riprese delle telecamere di sorveglianza hanno registrato il terzetto, arrivato in hovercraft vicino al villaggio di Vasknarva intorno alle 10, che attraversava la diga foranea sul fiume Narva, confine naturale tra i due Paesi. Ma non è solo il governo estone che vive nel timore. Nell’aprile scorso le autorità di Vilnius, capitale della Lituania, hanno presentato un piano di evacuazione da mettere in atto in caso di invasione, con istruzioni fornite a 540.000 residenti. L'articolo Il dossier della Cia: “Putin vuole tutta l’Ucraina e i Paesi Baltici” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Usata come cavia nei test top secret della Cia in Canada”: donna fa causa
Utilizzata come cavia per esperimenti psichiatrici top secret della Cia negli Anni cinquanta, ora Lana Pointing, una donna canadese, punta a ottenere giustizia per i problemi di salute mentale di cui soffre, a suo dire dovuti a quell’esperienza: a riportarlo è la Bbc, che spiega come nel Paese nordamericano sia in corso una causa sul caso. Nel 1958, all’età di 16 anni, Pointing fu ricoverata per un mese all’Allan Memorial Institute, un ospedale psichiatrico di Montreal. Il motivo era che lei si era comportata in modo “disubbidiente”, secondo quanto stabilito allora da un giudice. Lì, fu coinvolta in un progetto di esperimenti segreti della Cia chiamato Mk-Ultra, volto a provare gli effetti sulla mente di droghe psichedeliche come l’LSD, terapie elettroshock e tecniche di lavaggio del cervello. La donna, ora 83enne, sostiene di non aver mai dato il consenso per partecipare ai test, tenuti tra gli Anni ’50 e ’60 non solo a Montreal ma anche in oltre 100 tra ospedali, carceri e scuole negli Usa e in Canada. Mentre le cause giudiziarie tentate per denunciare gli effetti del progetto Mk-Ultra negli Stati Uniti hanno avuto scarso successo, in Canada le cose sono andate diversamente, ricorda la Bbc. Nel 1988 un giudice ordinò a Washington di risarcire nove vittime con 67.000 dollari a testa, mentre nel 1992 il governo canadese dovette versare indennizzi da 100.000 euro a 77 persone. Ora, Pointing spera che la giustizia le dia ragione per chiudere un capitolo doloroso del suo passato. L'articolo “Usata come cavia nei test top secret della Cia in Canada”: donna fa causa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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