Tag - Occupazioni

Verona, il responsabile dell’ex rifugio per migranti a processo per occupazione abusiva. “Rivendico ciò che ho fatto”
Se si occupa uno spazio privato abbandonato da anni, lo si riadatta e lo si destina a luogo di ospitalità per una cinquantina di extracomunitari che non riescono a trovare una casa anche se lavorano, si commette un reato? La macchina giudiziaria sta dando il meglio di sé (dimostrando tra l’altro quanto dissonante possa essere la dialettica tra pubblici ministeri e giudici) attorno alla vicenda del Ghibellin Fuggiasco, laboratorio sociale di Verona che per quattro anni è stato un centro di accoglienza autogestito, fino a quando l’insicurezza della struttura ha costretto a chiuderlo nell’ottobre 2024. I proprietari dello stabile hanno presentato nel 2023 una denuncia per occupazione abusiva. Le accuse sono state respinte dal gruppo Paratodos, che ha gestito l’intervento per quattro anni riuscendo alla fine a sistemare tutti gli ospiti in appartamenti o in altre strutture. Il pubblico ministero ha chiesto il proscioglimento “per tenuità del fatto”. Paratodos ha rifiutato la scorciatoia del buonismo giudiziario, cercando un proscioglimento vero, nel merito, ritenendo di aver effettuato un intervento quando le istituzioni pubbliche avrebbero lasciato i cittadini stranieri a dormire per strada o in rifugi di fortuna. In udienza preliminare il gip ha deciso, invece, che il processo si dovrà fare, respingendo la richiesta di archiviazione e ordinando al pm di formulare un capo d’imputazione. La Verona che non si vede, nascosta dietro un perbenismo di facciata, finirà così al centro di un dibattimento pubblico che vedrà sul banco degli imputati solo una persona. Si tratta di Giorgio Brasola, 62 anni, l’attivista che ha la responsabilità giuridica di Paratodos e ha animato numerose forme di protesta civile a difesa dei senza casa. “Il giudice ha deciso che si va a processo per l’occupazione del Ghibellin Fuggiasco, ma noi ci difenderemo, perché riteniamo di non aver commesso alcun reato. Abbiamo cercato di recuperare un edificio in stato di abbandono per trent’anni, così da accogliere persone con fragilità anche gravi o che avevano comunque bisogno di un tetto”. Ad assisterlo ci sono gli avvocati Paola Malavolta e Francesca Campostrini, che si sono opposte alla formula della “particolare tenuità del fatto” con cui il sostituto procuratore Elvira Vitulli aveva chiesto l’archiviazione. “Rivendichiamo l’esperienza del Ghibellin Fuggiasco e la legittimità di ogni forma di recupero di qualsiasi edificio abbandonato che nasca dal bisogno di una casa, di uno spazio in cui esistere”, dichiara Brasola. “Rivendichiamo il senso politico di questa iniziativa che abbiamo sempre pubblicamente dichiarato temporanea e legata a una risposta istituzionale che per più di quattro anni è mancata”. Nei quattro anni di apertura del rifugio, le persone che vi hanno trovato ospitalità sono state più di 150. Tra di loro anche Moussa Diarra, il giovane migrante ucciso da un poliziotto nell’ottobre 2024 davanti alla stazione ferroviaria di Porta Nuova, mentre si aggirava con un coltello in mano e in preda a una crisi psicotica. Era sconvolto anche perché da due anni non riceveva risposta alla richiesta di regolarizzare la propria posizione. “Ci difenderemo anche perché il Paratodos ha sempre collaborato con le amministrazioni che si sono succedute, coi servizi sociali e con le strutture sanitarie del nostro territorio per accogliere richiedenti asilo”, spiega l’avvocata Paola Malavolta. E aggiunge: “Non c’è un solo testimone indicato dal pm che possa dire di aver visto l’indagato rompere lucchetti, forzare dei portoni, dormire in loco, sdraiarsi su un divano, sedere a un tavolo a mangiare, fare una doccia… Come si può ritenere che il fatto, seppur tenue, si sia verificato? Come poter dire che l’indagato da solo, unico indagato, abbia “occupato” un immobile di tali dimensioni?”. Eventualmente “l’unico rimprovero che si può muovere al nostro assistito è di essersi interessato a dei richiedenti asilo regolarmente soggiornanti bisognosi, che si trovavano già lì perché cacciati dal cosiddetto sistema di accoglienza”. L'articolo Verona, il responsabile dell’ex rifugio per migranti a processo per occupazione abusiva. “Rivendico ciò che ho fatto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Migranti
Verona
Occupazioni
Sfratti in dieci giorni? Anche il piano casa del governo sa di repressione
Il governo imperterrito riapre il versante della repressione nell’ambito della precarietà abitativa. Ecco che assistiamo alla ripresa del rozzo armamentario culturale di esponenti della maggioranza di destra, rafforzati dai ministri Salvini e Foti sulla questione case occupate e sfratti. In occasione dell’approvazione del disegno di legge “sicurezza” avevo scritto che in realtà quella legge apriva la strada non solo agli sgomberi, in tempi brevi, di occupanti della prima casa di proprietari, momentaneamente assenti, ma, anche, ad una accelerazione delle esecuzioni di sfratto, in forza dell’idea che le famiglie con sfratto non uscendo nei tempi stabiliti per assenza di una alternativa abitativa sostenibile, attendevano l’arrivo della forza pubblica, prorogandone i tempi. Ora si torna alla carica proponendo la definizione di “ladri di case” anche a famiglie con sfratto e che quindi vanno sgomberate in pochissimo tempo. Il governo per bocca dell’ineffabile ministro Foti ha dichiarato che è in fase avanzata un provvedimento, non è chiaro se un decreto legge o disegno di legge, basato sulla proposta di legge della deputata di FdI Buonguerrieri, che prevede lo sfratto in soli dieci giorni. Se approvato si eliminerebbe la notifica del preavviso di rilascio e si stabilirebbe che gli inquilini con sfratto non siano più avvertiti di una data precisa di esecuzione, ma siano solo informati con la semplice notifica dell’atto di precetto. Decorso il termine di dieci giorni, lo sfratto potrebbe avere inizio ed essere eseguito entro 30 giorni dalla notifica. L’esecuzione dello sfratto, bontà loro, potrà essere rinviata una sola volta, e per non più di 60 giorni, esclusivamente in presenza di situazioni di particolare delicatezza: presenza di ultrasettantenni, disabili o malati. Nulla vieta che data la impossibilità attuale da parte delle forze dell’ordine di eseguire gli sfratti in numero superiore a quelli che si eseguono circa 20.000 l’anno, non emerga, di nuovo, la proposta, incostituzionale, di affidare le esecuzioni a guardie giurate. Una proposta paventata da associazioni dei proprietari e da qualche area della maggioranza di destra. Il ministro Foti ha dichiarato che a fronte di questa ulteriore forzosa espulsione di massa degli inquilini con sfratto, il governo dovrebbe stanziare circa 4 miliardi di euro di risorse complessive, indirizzate all’edilizia residenziale pubblica, sociale e convenzionata. In realtà di questi 4 miliardi di euro non vi è alcuna traccia nell’ultima legge di bilancio, mentre vi è evidente traccia dello spin off, al quale sta lavorando Mario Abbadessa ex manager, di Hines che ha lasciato il colosso americano del Real estate dopo averlo guidato per 10 anni con attività che in Italia, sotto la sua direzione, ha prodotto operazioni per un valore complessivo di circa 8 miliardi di euro, concentrate tra Milano, il Nord Italia e Firenze, anche con interventi anche in altre località italiane: si veda l’osteggiato studentato di lusso che Hines dovrebbe realizzare a Roma sull’area degli ex mercati generali. La stessa Meloni ha recentemente parlato di un piano casa da 100 mila case in 10 anni, attenzione non case popolari, che rappresenterebbero un pannicello caldo, solo tenendo conto del fatto che nei prossimi 10 anni, con i numeri degli ultimi anni potremmo avere 400 mila ulteriori sentenze di sfratto e oltre 200 mila famiglie che saranno sfrattate con la forza pubblica, senza l’accelerazione delle esecuzioni desiderata dal governo. Con questi presupposti si chiarisce la linea “programmatica” sulle politiche abitative del governo. Da una parte: aumento delle esecuzioni forzose di sfratti; dall’altra; finti piani casa che si rivolgono essenzialmente ai nuovi fabbisogni: persone separate, anziani, studenti, ritenuti maggiormente solvibili. Non è un caso che la legge di bilancio ha stanziato 20 milioni di euro per sostegno all’affitto di persone separate. Ma davvero sono queste le priorità? Davvero le 40.000 sentenze di sfratto su 4,5 milioni di case in affitto, meno dell’1% delle abitazioni locate, rappresentano un ostacolo alla locazione? Tenuto conto che l’85% delle sentenze è per morosità, frutto di povertà e lavoro povero, non è che l’emergenza vera è rappresentata dal caro affitti, nonostante le cedolari secche che costano per mancati introiti allo Stato 3,1 miliardi di euro l’anno e non hanno prodotto alcuna calmierazione degli affitti? Davvero serve un Piano casa basato su offerte della finanza immobiliare non certo dedita alla realizzazione di case popolari? In Italia si affronta la precarietà abitativa con un aumento della repressione e utilizzo ulteriore di forza pubblica e negandole dignità politica e programmatica. L'articolo Sfratti in dieci giorni? Anche il piano casa del governo sa di repressione proviene da Il Fatto Quotidiano.
Blog
Diritti
Diritto alla Casa
Occupazioni
Sfratti
Cosa sono oggi le occupazioni? Il caso del Morgagni di Roma mi fa riflettere
Da che mondo e mondo le occupazioni sono sempre state sostenute da qualche partito, da qualche movimento. Nulla di strano. Anzi, nascono – almeno nella seconda metà del Novecento – proprio dalla spinta che veniva da Sinistra. Negli anni Ottanta – Novanta, in provincia, quando frequentavo le secondarie cominciavano ad essere una buona occasione per scavallare la scuola. Era una sorta di rito di passaggio anche quello: avevi la macchina, potevi firmarti la giustifica. Oggi cosa siano le occupazioni non riesco ancora a capirlo. E’ senz’altro “colpa” del mio invecchiare, della mia incapacità di entrare in frequenza con i ragazzi. Qualche mese fa, un amico preoccupato, mi ha chiamato perché degli estremisti di Destra connotati anche religiosamente si erano infilati nella scuola di suo figlio e avevano alzato le mani. Nei giorni scorsi mi hanno scritto un gruppo di genitori del liceo scientifico Morgagni di Roma animati da un sentimento di profonda preoccupazione per la situazione che si è creata nella loro scuola a seguito dei fatti accaduti il 20 ottobre scorso e delle diverse versioni che si sono poi susseguite, diffuse attraverso i comunicati ufficiali della scuola, le dichiarazioni pubbliche e le ricostruzioni giornalistiche. Nella mattinata del 20 ottobre, con comunicazione ufficiale pubblicata nella sezione notizie del sito istituzionale del Liceo a firma della dirigente scolastica Patrizia Chelini, avevano appreso che nelle ore precedenti la scuola era stata occupata e che successivamente un gruppo numeroso composto da lavoratori (docenti e Ata) e studenti, avessero “forzato le catene e le barricate ”, per sgomberare l’immobile ponendo fine all’occupazione. Successivamente i ragazzi del collettivo attraverso il loro canale social e nelle dichiarazioni giornalistiche hanno affermato di aver subito violenze durante questo fatto. E’ possibile che una scuola proceda autonomamente e in proprio allo sgombero dell’immobile? Ma è quello il compito di professori e presidi: evitare l’interruzione del lavoro? Forse non è quello di capire, di chiedersi perché occupano? Il confronto, la gestione pacifica dei conflitti e la partecipazione consapevole alla vita collettiva sono rimasti solo nei Ptof delle scuole? Nei patti educativi? [foto in evidenza d’archivio] L'articolo Cosa sono oggi le occupazioni? Il caso del Morgagni di Roma mi fa riflettere proviene da Il Fatto Quotidiano.
Scuola
Roma
Blog
Occupazioni