“Onestamente mi interessava solo vincere. Volevo il trofeo più grande, sognavo
il momento sul podio in cui apparivo vincitore. Inseguivo quel pensiero del
lunedì mattina: ‘Ho vinto la gara e mi sento benissimo’”. Sebastian Vettel torna
a parlare e lo fa nel podcast Beyond the Grid. L’ex pilota tedesco è stato nel
secondo decennio degli anni 2000 il pilota più forte e più vincente: quattro
titoli in Red Bull, un dominio senza storia e la sensazione di essere
imbattibile. “Vincendo il titolo 2010, ero al mio apice. Poi ho vissuto altri
anni di alto livello”.
Nel 2015 il passaggio in Ferrari. Per i tifosi della Rossa, Vettel doveva essere
l’uomo della provvidenza, colui che avrebbe riportato la Ferrari al successo che
mancava dal 2007, con Kimi Raikkonen. Tedesco come Schumacher, Vettel sembrava
davvero l’uomo giusto per il ritorno ai vertici della scuderia di Maranello. I
primi anni va vicino al titolo, arriva due volte al secondo posto nella
classifica piloti ma senza mai trionfare. “Anche il 2015 è stata una stagione
molto positiva. Vale lo stesso per il 2017 e il 2018“, ha dichiarato. “Poi,
però, nel 2019 e anche durante l’anno seguente, ero già in declino. Ora posso
dirlo, non avevo più quella spinta decisiva”.
2019 che coincide anche con l’arrivo di Charles Leclerc in Ferrari. Anno in cui
Vettel ha dichiarato di aver iniziato il suo declino. “Charles aveva davvero
tanta energia. Quando arrivavamo quinto e sesto, lui era entusiasta di quei
risultati, perché viveva una fase diversa della sua carriera. Era la sua prima
volta su una vettura competitiva. In quel momento ho iniziato ad avvertire
qualche difficoltà in più”.
Poi arriva il 2020, che dà un’ulteriore svolta alla carriera di Sebastian:
“Durante lo stop per la pandemia, ho vissuto una fantastica pausa perché mi sono
divertito molto con la mia famiglia. Mentre i miei figli crescevano, ho iniziato
a rendermi conto dei problemi del mondo e quanto mi influenzavano. Così ho
iniziato a rifletterci. A quel punto non ero più al top”. Nel 2022 l’ultimo anno
in Aston Martin, poi il ritiro.
L'articolo “Quando è arrivato Leclerc è iniziato il mio declino. Era felice del
quinto posto”: Vettel sul suo periodo in Ferrari proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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La Ferrari celebra il Natale con il tradizionale pranzo a due passi dalla pista
di casa a Maranello. Tra brindisi e auguri, non è mancato lo sguardo al futuro:
il 23 gennaio prossimo, infatti, sarà svelata la vettura 2026, la prima del
nuovo regolamento tecnico che arriverà in F1 e che metterà alla prova piloti e
team. “Ogni grande cambio di regolamento rappresenta una grande opportunità di
sviluppo a inizio stagione e i piloti devono dare il loro contributo”, commenta
Frédéric Vasseur, che ha detto la sua in una conferenza stampa con i media
nazionali e internazionali prima di sedersi a tavola.
La nuova stagione porterà modifiche sostanziali a telaio, motore e gestione
dell’energia: “Questa parte si può solo simulare, si possono passare ore al
simulatore, ma ciò che è molto più difficile da simulare è la battaglia in pista
— aggiunge — gli errori che si possono commettere, tutti gli eventi esterni che
bisogna gestire”. Vasseur mette in luce quanto la capacità dei piloti di
adattarsi rapidamente sia determinante: “Credo che sarà cruciale avere una curva
di apprendimento rapida nelle prime gare, per capire come gestire le situazioni
e l’energia”.
IL 2025 E LE DIFFICOLTÀ DI HAMILTON
Il team nel frattempo ha tratto importanti lezioni dalla stagione 2025.
Nonostante qualche difficoltà iniziale in Bahrain e la squalifica in Cina,
“abbiamo lavorato bene su pit-stop, strategia, affidabilità — commenta ancora
Vasseur — È importante capitalizzare questi aspetti per il futuro”. Eppure, la
stagione non è stata priva di ostacoli: “Guardando la prima parte di stagione,
abbiamo perso diversi punti rispetto a McLaren e ci siamo trovati due o tre
volte dietro in modo importante, tanto che sembrava quasi finita — aggiunge — La
lezione è che ogni singolo dettaglio può fare una grande differenza”.
Tra i protagonisti, Lewis Hamilton ha vissuto un 2025 complesso. Pesa molto “il
cambiamento enorme che ha fatto dopo vent’anni passati nello stesso ambiente,
tra McLaren e Mercedes, di cultura, di persone, di tutto”. Una frase che il
capo-squadra di Draveil aveva sottolineato anche a Dazn Spagna ad agosto, dopo
l’Ungheria: “Ogni software è diverso, ogni componente è diverso, le persone
intorno a lui sono diverse”. E ancora: “Se non si è al 100% su ogni dettaglio,
si perde facilmente qualche decimo. Oggi, con il livello del gruppo, ne bastano
pochi per perdere molte posizioni. Basta vedere Abu Dhabi, dove in Q2 c’erano un
decimo tra la 5ª e la 15ª posizione. Questo significa che non avevamo il pieno
controllo di ogni dettaglio del pacchetto e abbiamo perso il ritmo della
stagione in questo modo. Parliamo di dettagli”.
Nonostante le difficoltà, però, l’approccio è stato apprezzato: “Quando un
pilota esce in Q1, io spero che sia molto arrabbiato con se stesso e con la
squadra — commenta — È molto meglio avere un pilota arrabbiato, che non parla
davanti alle telecamere e torna subito al debriefing per parlare con gli
ingegneri e cercare soluzioni, piuttosto che dica ‘Va tutto bene’. Questo porta
energia positiva all’interno del team. Leclerc dice che nel 2026 ‘ora o mai più
per il titolo’? Non bisogna dare troppo peso a ciò che i piloti dicono in zona
interviste”.
L’AFFIDABILITÀ AI MOTORI 2026 E IL BUDGET CAP
Partire con un grande vantaggio a inizio 2026 “sarebbe meglio per i prossimi
anni — dice sicuro Vasseur — Allo stesso tempo non sono convinto che, come nel
2025, il quadro visto in Bahrain all’inizio stagione potrebbe essere simile a
quello di Abu Dhabi a fine anno. Ci sarà un grande sviluppo durante tutta la
stagione. Non è detto che chi sarà davanti a inizio 2026 lo sarà anche alla fine
o nel 2027”. Guardando alla prossima stagione, “nessuno avrà una strategia
conservativa o aggressiva in anticipo. Spesso lo si capisce solo dopo, a
Barcellona o in Bahrain (nei test invernali di fine gennaio-febbraio, ndr)
vedremo squadre che hanno preso direzioni anche molto diverse tra loro. Noi
stiamo semplicemente facendo delle scelte e finiremo di assemblare l’auto il 22
gennaio”. Il focus nei test “sarà inizialmente sull’affidabilità“, accumulando
chilometri durante i test di Barcellona, piuttosto che inseguire subito la
prestazione pura: “In una situazione come questa la cosa più importante è fare
chilometri. Per questo non vedremo mule car, ma auto da gara specifiche, che non
avranno l’obiettivo di inseguire subito la prestazione, ma accumulare
chilometraggio per validare le scelte tecniche della vettura”.
Per quanto riguarda lo sviluppo, fondamentale nel nuovo regolamento sarà
rispettare il budget cap: “Prima gli aggiornamenti vanno portati, meglio è,
ovviamente. Ma non è scontato che introdurre quattro o cinque aggiornamenti
nelle prime gare sia la scelta giusta: se devi spedire un nuovo fondo in
Giappone o in Cina, rischi di bruciare metà del budget”. Quella del progetto
2026 “non sarà l’auto di Vasseur, ma di Loïc Serra (direttore tecnico per
l’area-telaio, ndr), sarà il primo prodotto completo sotto la sua responsabilità
— conclude — Per questo chi lo ha criticato nel corso dello scorso anno, dicendo
che l’auto era sua, mi ha fatto arrabbiare, dato che è arrivato tra la fine di
settembre e l’inizio di ottobre 2024”.
Infine un commento su Laurent Mekies, oggi team principal Red Bull e in
precedenza direttore sportivo di Maranello, prima di passare in Racing Bulls:
“Ha continuato a sviluppare l’auto 2025 nonostante il cambiamento di
regolamento? Non voglio parlare di lui, comunque è molto difficile trasferire
direttamente lo sviluppo aerodinamico dalla vettura 2025 alla 2026 — conclude
Vasseur — Quello che è vero è che se si ha una migliore comprensione della
macchina, si può portare alcune idee o concetti da un anno all’altro.
Probabilmente non sull’aerodinamica. Nonostante lo stop agli sviluppi nel 2025
non ci siamo fermati del tutto nell’aerodinamica, basti pensare alla nuova
sospensione posteriore a Spa”.
L'articolo Ferrari, Vasseur: “Con le nuove regole i piloti devono dare il loro
contributo, la battaglia in pista non si può simulare” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Ecco la Classe 2025. Sono grato per questo gruppo di piloti contro cui ho il
privilegio di correre e anche se siamo avversari, c’è tanto rispetto tra di noi,
e sono orgoglioso di poterli chiamare amici. Speriamo di regalarvi una grande
ultima gara della stagione”. Così Lewis Hamilton su Instagram in un post con la
foto dell’“ultima cena” dei piloti ad Abu Dhabi, un classico dell’ultima gara
dell’anno.
Una serata organizzata proprio da Hamilton per riunire tutti e salutarsi dopo
una stagione lunga, ricca di battaglie in pista, ma di grande rispetto fuori.
Dei venti piloti titolari della Formula 1 solo tre erano assenti: i due piloti
dell’Aston Martin, Lance Stroll e Fernando Alonso, e il pilota della Sauber Nico
Hulkenberg. L’immagine è stata poi repostata anche dagli altri piloti, ognuno
con un copy social diverso: “Bello riorganizzare – ha scritto Charles Leclerc –
e poter passare un po’ di tempo insieme fuori dalla pista”, mentre Esteban Ocon
ha ringraziato Lewis Hamilton, che ogni anno organizza la cena e lo fa con
impegno e passione.
Bortoleto ha invece voluto rimarcare che la cena è stata ricca di “buone risate
e belle storie”, mentre Lando Norris – in lizza per il titolo di campione nella
classifica piloti insieme a Max Verstappen e Oscar Piatri – ha optato per
l’ironia sottolineando che “nessun cibo è stato lanciato durante la cena”.
Tra i più simpatici c’è però Yuki Tsunoda – via dalla RedBull a fine stagione
(al suo posto Hadjar) – che ha postato la foto scrivendo: “Cena piloti 2025.
dress code camicia bianca, ma non tutti abbiamo ricevuto il promemoria”, in
riferimento al fatto che solo in pochi si sono presentati in camicia bianca.
Da venerdì mattina però si è tornati a fare sul serio, con le prime prove
libere. Mai come quest’anno infatti l’ultima gara dell’anno è importantissima.
Sono in tre a giocarsi il titolo di campione: Lando Norris, Max Verstappen e
Oscar Piastri. Il pilota della McLaren ha 408 punti in classifica, inseguono Max
Verstappen su Red Bull a 396 (12 in meno) e Oscar Piastri a 392 punti (16 in
meno). Sarà decisiva quindi l’ultima gara a Marina Bay.
L'articolo F1, l'”ultima cena” dei piloti prima di Abu Dhabi: “Dresscode bianco,
ma non tutti lo sapevamo”. E in tre erano assenti proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Chiudere con onore un Mondiale sempre più diretto verso Lando Norris. Max
Verstappen lo sta facendo e si è preso indiscutibilmente il GP di Las Vegas,
chiudendo di oltre 20 secondi (20”7 per la precisione) davanti alla McLaren
dell’inglese (2°), poi la Mercedes di George Russell (3°). Quarto uno spento
Oscar Piastri, sempre più lontano dal compagno di box nel duello per il
campionato Piloti — che recita 408 Norris, 378 l’australiano e 366 Verstappen —
quindi un super Andrea Kimi Antonelli (5°, scattava 17°), di rimonta nonostante
una penalità per falsa partenza (5 secondi) ma davanti nel finale a Charles
Leclerc (6°) nonostante le gomme usate da 47 giri. Dietro al monegasco della
Ferrari hanno chiuso a punti Carlos Sainz (7°), Isack Hadjar (8°), Nico
Hulkenberg (9°) e Lewis Hamilton (10°). Domenica prossima si corre in Qatar,
quando ci sarà anche l’ultima Sprint di stagione, proprio dove Norris può
piazzare l’allungo Mondiale decisivo. Quindi il gran finale di campionato ad Abu
Dhabi, fra due settimane.
IL COMMENTO DI GARA
In un Mondiale che sembra aver preso una direzione precisa, la gara di Las Vegas
ha offerto un’immagine quasi paradossale: un Verstappen perfetto che continua a
vincere, pur sapendo che la matematica non è dalla sua parte, e due McLaren che,
pur essendo più veloci, non riescono a scrollarsi di dosso la pressione
dell’olandese. L’equilibrio delle ultime settimane si è riproposto anche nel
deserto del Nevada, dove Max ha imposto ancora una volta il proprio ritmo fin
dal via, sfruttando l’ennesima incertezza in partenza di Norris, superato anche
da Russell e poi alla fine terzo.
Una gara gestita da leader consumato, quella di Max, al contrario di Oscar
Piastri, uscito ancora una volta sottotono: il suo 4° posto (5° in pista dietro
ad Antonelli) racconta la difficoltà di un pilota che dalla trasferta di Baku
sembra aver smarrito lucidità e incisività, come confermato anche dal lungo in
curva 14 che lo ha esposto al sorpasso di Charles Leclerc (6°) nel primo stint
di gara. Dall’altra parte del box Norris ha invece dimostrato che, nonostante
l’errore, la sua crescita mentale dopo l’Olanda c’è stata eccome: non un lampo,
ma un lavoro progressivo, costruito giro dopo giro. Lando sapeva di non avere il
passo per aggredire Verstappen, capace di un controllo gomme impeccabile e di un
finale addirittura in accelerazione, ma ha evitato rischi inutili e consolidato
il 2° posto, prendendoselo senza rischi su un Russell che per buona parte di
gara ha pagato anche un problema idraulico al volante e nel finale ha patito il
graining all’anteriore destra. “Non è stata la mia gara migliore, ma mi sono
divertito. Al via ho cercato più rischi di Verstappen”, ha ammesso l’inglese,
che non appassiona in pista come l’olandese ma che, a meno di sfracelli
dell’ultima ora, a una Sprint e due GP dal termine, sa che il primo Mondiale
Piloti è dalla sua e che a Losail può piazzare l’allungo decisivo. A suo favore
gioca anche il fatto che Qatar e Abu Dhabi sono sulla carta favorevoli alla
McLaren.
LE ASPETTATIVE
Le aspettative della vigilia avevano acceso speranze in casa Mercedes, dove però
la realtà si è rivelata più complessa: Russell ha illuso nelle prime fasi, poi
un problema idraulico al volante e un ritmo meno incisivo lo hanno costretto a
difendersi, subendo nel finale il sorpasso di Norris. In compenso, Andrea Kimi
Antonelli ha mostrato con quanta velocità stia crescendo. Dopo un sabato da
dimenticare (scattava 17°) e la penalità di cinque secondi per falsa partenza —
stesso errore commesso da Alexander Albon, poi ritirato — il bolognese ha
sfruttato la Virtual Safety Car al via, montato le Hard subito e costruito una
rimonta di spessore, coprendo 47 giri con lo stesso set e chiudendo virtualmente
davanti a Piastri e Leclerc. La penalità lo ha fatto retrocedere dietro
all’australiano, ma ha comunque salvato il piazzamento davanti al monegasco per
un decimo. Le basse temperature dell’asfalto di Las Vegas, tradizionalmente poco
aggressivo, gli hanno dato una mano, ma la consistenza è tutta sua. Non a caso
Verstappen lo ha elogiato a fine corsa.
L’OCCASIONE PERSA
Per la Ferrari, Las Vegas ha rappresentato un’occasione parzialmente colta: la
pista, con poche curve e lunghi rettilinei, era più adatta della media alla
SF-25, ma ancora una volta le qualifiche e un’auto con troppi difetti hanno
frenato le ambizioni. Rivedibile anche la strategia di Maranello di richiamare
in ritardo Leclerc ai box, dopo averlo tenuto per diversi giri dietro a Sainz,
costata punti nel finale di gara nei confronti di Antonelli. Lewis Hamilton,
partito 19° dopo una qualifica disastrosa (per la prima volta in carriera ultimo
per sbagli umani e non errori tecnici dell’auto), ha recuperato fino al 10°
posto, mostrando un passo più solido con le Hard rispetto alle Medie, ma troppo
inferiore per l’ennesima volta in stagione a Leclerc, in grado di viaggiare un
secondo più veloce sul giro per buona parte della gara.
LECLERC
Leclerc, invece, ha messo in scena la sua ennesima gara di carattere. “Sto
correndo come un animale”, ha comunicato via radio al muretto, e lo si è visto:
nonostante un contatto al via con Fernando Alonso (13° finale lo spagnolo), è
risalito fino alla quinta posizione nella prima fase, approfittando dell’errore
di Piastri e superando Hadjar. Nella seconda parte ha dovuto risparmiare
benzina, facendo lift and coast per evitare una possibile squalifica, e questo
gli è costato la posizione su Antonelli. Il monegasco ha perso la forza per
arrabbiarsi su queste cose, e come Lewis, insomma, non vede l’ora che la
stagione finisca. Capitolo a parte: rivedibile la Fia per le decisioni in alcuni
momenti della corsa, vedasi i marshall in curva 1 a raccogliere detriti mentre
passavano le vetture, e finale di stagione difficile per Gabriel Bortoleto, che
dopo i botti di Interlagos ha centrato allo start Lance Stroll e si è beccato
cinque posizioni di penalità da scontare al via della gara normale in Qatar.
L'articolo “Sto correndo come un animale”, il carattere di Leclerc non basta
alle Ferrari. Verstappen domina Las Vegas e Norris festeggerà ad Abu Dhabi
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sembrava di correre su una pista di sapone, quella di Las Vegas, che però regala
sempre emozioni. Colpi di scena a non finire, ma alla fine la pole è dell’uomo
più costante di questo finale di stagione, Lando Norris (1’47”934), su una
McLaren più carica nell’assetto rispetto alle rivali. Poi Max Verstappen (2°) a
323 millesimi.
Vero Mvp di giornata è Carlos Sainz (3°), ma investigato per rientro in pista in
maniera pericolosa in regime di bandiera gialla nel Q1, quindi la Mercedes di
George Russell (4°), che ha rischiato grosso perché il team di Brackley ha
consegnato in ritardo le schede setup alla Fia.
Rischio scongiurato dato che l’invio era stato fatto, ma è arrivato a
destinazione dopo il tempo limite a causa di alcuni problemi di connessione.
Male anche questa volta le Ferrari: Charles Leclerc è 9°, non miglioratosi nel
finale per un bloccaggio all’ultimo tentativo, Lewis Hamilton 20° e ultimo (mai
era accaduto in carriera senza guasti tecnici).
L’inglese non ha realizzato l’ultimo tentativo a fine Q1 perché tratto in
inganno dalla bandiera rossa scattata sui monitor sopra la linea di partenza. La
regola però vuole che vada superata la linea di rilevazione tempi, a inizio
rettilineo, e il sette volte iridato l’aveva presa in tempo, non chiudendo però
il giro e venendo così eliminato. Uscito nel primo stint anche Andrea Kimi
Antonelli (17°).
Hanno chiuso la top-10: Oscar Piastri (5°), lungo nel finale mentre cercava di
superare Isack Hadjar (8°), poi Liam Lawson (6°), Fernando Alonso (7°) e Pierre
Gasly (10°). Domenica la gara si corre alle 5 della mattina italiana, con
diretta su Sky Sport F1, differita su TV8 alle 14.
IL COMMENTO
Las Vegas non ha bisogno di presentazioni quando si parla di qualifiche
movimentate e anche questa volta il programma è stato rispettato. La
combinazione di pioggia battente, 13 gradi sull’asfalto e grip quasi
inesistente, ha trasformato la sessione in un esercizio di sopravvivenza più che
in una caccia alla pole.
In mezzo a continui errori e correzioni al limite, Norris ha preso il controllo
della situazione conquistando la partenza al palo con un giro di straordinaria
precisione — su una vettura imprendibile nel giro secco ma che, con l’asfalto
asciutto in gara, potrebbe soffrire un po’ rispetto a una Red Bull più scarica —
davanti a un Verstappen che non ha mai smesso di tentare il colpo grosso
nonostante un’auto poco efficace nel trovare aderenza.
Un’ultima pole bagnata non si vedeva da Brasile 2024 (Lando Norris), in un
circuito cittadino da Montecarlo 2013 (Nico Rosberg). Per fronteggiare queste
condizioni serviva la bravura del grande pilota e in questo Sainz ha tirato
fuori una prestazione d’esperienza, infilandosi al 3° posto su una Williams che
predilige queste condizioni, tanto da mettersi dietro la Mercedes di un Russell
pimpante nelle terze libere, su pista asciutta, e poi dietro al team di Grove.
Ciò dimostra la bravura dello spagnolo, considerando che l’auto delle Frecce
d’Argento era considerata come una delle favorite per la pole: agevolata dalle
basse temperature, non ha aiutato sicuramente la pioggia. A metà classifica,
invece, la qualifica ha avuto effetti molto pesanti sulla lotta mondiale.
Oscar Piastri, solo 5° dopo un lungo al suo ultimo tentativo, disturbato anche
da Hadjar nel giro di rientro del franco-algerino, esce dalla sessione con la
consapevolezza che il divario su Norris potrebbe diventare ormai irrecuperabile.
L’australiano dovrà aggrapparsi a una domenica perfetta per non vedere sfumare
definitivamente le speranze iridate, e pensare che dopo l’Olanda contava di 34
punti di vantaggio su Lando. Ottimo Gasly, con il francese capace di portare
l’Alpine più avanti di quanto ci si aspettasse, tanto da mettere fuori la Sauber
di Nico Hulkenberg (11°) — uno che di qualifiche se ne intende — all’ultimo
tentativo del Q2.
Sul fronte Ferrari, il quadro è purtroppo il solito: il potenziale intravisto
venerdì non ha trovato continuità. Leclerc ha visto sfumare un possibile
piazzamento migliore per un bloccaggio proprio nel giro decisivo. L’amarezza del
monegasco è evidente, l’ennesima di stagione sfogata dopo la sessione: “Sono
sempre andato forte sul bagnato, ma non troviamo mai il feeling sotto la
pioggia. Ogni volta che piove sappiamo già cosa aspettarci”.
La nota più dolorosa però è quella di Hamilton, che partirà addirittura
dall’ultimo posto. L’errore è nato da un malinteso con la segnalazione luminosa
sopra la linea del traguardo, che lo ha portato a interrompere un giro che
invece avrebbe potuto completare regolarmente secondo la procedura. Una
leggerezza rarissima per lui, resa ancora più amara dal fatto che le gomme non
erano mai entrate nel loro intervallo ottimale, tanto che l’inglese
difficilmente avrebbe superato il taglio del Q1.
Lo stesso non passato da Antonelli, non riuscito a sfruttare le ultime
possibilità del Q1 e risvegliatosi bruscamente dopo il weekend da sogno in
Brasile. Kimi paga le dure condizioni climatiche del Nevada. Anche lui, come
Hamilton, è chiamato alla grande rimonta.
LA GRIGLIA DI PARTENZA
1. Lando Norris (Gbr) McLaren 1’47″934
2. Max Verstappen (Ned) Red Bull 1’48″257
3. Carlos Sainz (Esp) Williams 1’48″296
4. George Russell (Gbr) Mercedes 1’48″803
5. Oscar Piastri (Aus) McLaren 1’48″961
6. Liam Lawson (Nzl) Racing Bulls 1’49″062
7. Fernando Alonso (Esp) Aston Martin 1’49″466
8. Isack Hadjar (Fra) Racing Bulls 1’49″554
9. Charles Leclerc (Mon) Ferrari 1’49″872
10. Pierre Gasly (Fra) Alpine 1’51″540
11. Nico Hulkenberg (Ger) Kick Sauber 1’52″781
12. Lance Stroll (Can) Aston Martin 1’52″850
13. Esteban Ocon (Fra) Alpine 1’52″987
14. Oliver Bearman (Gbr) Haas 1’53″094
15. Franco Colapinto (Arg) Alpine 1’53″683
16. Alexader Albon (Tha) Williams 1’56″220
17. Andrea Kimi Antonelli (Ita) Mercedes 1’56″314
18. Gabriel Bortoleto (Bra) Kick Sauber 1’56″674
19. Yuki Tsunoda (Jpn) Red Bull 1’56″798
20. Lewis Hamilton (Gbr) Ferrari 1’57″115
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Ferrari, Hamilton fuori già nel Q1 | La griglia di partenza proviene da Il Fatto
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