Una Mercedes che spaventa, una Ferrari solida (col crono più basso dei test),
Red Bull e McLaren affidabili ma rimandate al Bahrain assieme all’Aston Martin.
Lo shakedown di Barcellona dice proprio questo, con una premessa: nessun team ha
cercato la prestazione pura in Catalogna, ma piuttosto — come già paventato dal
team principal Frédéric Vasseur— ha messo sotto pressione le power unit di nuova
generazione (50% elettriche e 50% termiche) studiando al meglio i sistemi: dalle
sospensioni attive all’impianto di ricarica frenante.
Il team delle Frecce d’Argento, che ha finito di girare giovedì, è tornato a
casa con la sensazione di una macchina completa, capace di girare senza nessun
particolare problema per un totale di 500 giri in tre giorni. Giovedì il long
run era stato lungo 168 giri, nel pomeriggio poi George Russell si era permesso
anche di realizzare il crono più basso di giornata in 1’16’’445, seguito da
Andrea Kimi Antonelli (1’17’’081 di mattina). Dopo aver sperimentato medie e
bianche, ha poi testato le Soft solo per vedere come rispondeva la vettura e la
power unit alle alte velocità in curva. “Sicuramente andremo in Bahrain con
grande fiducia e grandi speranze, perché è andata bene”, le parole del
bolognese. Resta ora da capire come evolverà il caso motore legato al presunto
rapporto di compressione più potente rispetto ad altri team — con Ferrari, Red
Bull e Aston Martin imbufalite — anche se molto probabilmente si arriverà a un
nulla di fatto.
Se Brackley sarà la principale forza di questo Mondiale lo si inizierà a capire
proprio da Sakhir, nei test dall’11 al 13 e dal 18 al 20 febbraio, quando ci
sarà anche la Williams, non scesa in pista a Barcellona per problemi di
sovrappeso e di crash test falliti. Ci arriverà una Ferrari convincente, che
dopo i 121 giri di martedì e i 174 di giovedì, ne ha compiuti a bizzeffe
portando l’auto al limite: di mattina Charles Leclerc si è avvicinato al miglior
crono dei test di Russell (in 1’16”653), nel pomeriggio Lewis Hamilton lo ha
superato di un decimo (1’16″348), chiudendo col tempo più basso della
cinque-giorni. Un tempo che non ha significato, ma che porterà sicuramente umore
all’inglese, dopo un 2025 da incubo. Tanti i dati utili raccolti dai piloti e
dal team, per affinare l’auto in vista di Sakhir, considerando che — rispetto
agli altri top team come Mercedes e McLaren — Maranello è sceso in pista di
martedì, quando due violenti scrosci avevano allagato la pista, iniziando a
testare così il comportamento di full wet e intermedie. “Abbiamo spinto un po’
di più ed è stato bello, per sentire un po’ il limite di questa macchina e
capirla meglio. Uno shakedown positivo”, sono le parole di un fiducioso Leclerc.
Non ha avuto problemi di power unit nemmeno la Red Bull, che però è stata
distrutta nel posteriore da Isack Hadjar martedì, quando il pilota era finito
contro le barriere dell’ultima curva. Il team ha dovuto così attendere i pezzi
di ricambio dalla sede di Milton Keynes, girando poi nella giornata finale con
Max Verstappen. Dopo un giovedì complicato — quando Oscar Piastri aveva
completato solo 48 giri di mattina, prima di un problema al sistema di
alimentazione — la McLaren ha girato senza problemi venerdì. “Abbiamo capito
alcuni limiti tra motore e telaio rispetto al 2025”, le parole dell’australiano.
Di Lando Norris il secondo tempo di giornata in 1’16″594.
Bellissima ma tutta da capire l’Aston Martin di Adrian Newey, scesa in pista
oggi dopo averlo fatto giovedì solo a un’ora dalla fine di sessione. Lance
Stroll aveva esordito al volante della AMR26, poi dopo pochi giri di
installazione era rimasto fermo nell’ultimo settore per un problema tecnico.
Venerdì, poi, Fernando Alonso ha girato per 61 volte. Il debutto della nuova
macchina ha catturato l’attenzione di addetti ai lavori e tifosi per degli
elementi sorprendenti, non portati finora da altre vetture, come il tirante
dello sterzo o gli estesi bocchettoni di sfogo alle pance. Tra i team in
difficoltà sicuramente l’Audi e la Cadillac, con diversi problemi tecnici,
considerando che anche Haas si è fermata. Senza problemi invece l’Alpine e la
Racing Bull. Tutti i verdetti veri, però, sono rimandati ai test di Sakhir.
L'articolo La Mercedes fa paura, la Ferrari appare solida, Newey già sorprende:
come sono andati i primi test della nuova Formula 1 proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Ferrari
Un rosso più lucido, meno opaco, la forte presenza del bianco nell’abitacolo e
sull’engine cover per un contrasto visivo ancora più netto e immediatamente
percepibile. Per la Formula 1 è l’anno dei grandi cambiamenti e la Ferrari di
conseguenza si adatta, con la nuova monoposto totalmente rinnovata sia da un
punto di vista del design che delle caratteristiche tecniche. “È probabilmente
il cambiamento regolamentare più grande che abbia vissuto nel corso della mia
carriera”, ha esclamato Lewis Hamilton nel giorno della presentazione della
nuova SF–26 commentando le varie novità regolamentari in Formula 1.
Hamilton non ha dubbi: dopo il deludente 2025, “il 2026 rappresenta una sfida
enorme per tutti“. Piloti, ingegneri e tutte le persone del mondo Ferrari.
“Quando si entra in una nuova era come questa tutto ruota attorno allo sviluppo,
alla capacità di crescere come squadra e di farlo nella stessa direzione“, ha
proseguito il britannico dopo aver effettuato i primi giri in pista sulla nuova
monoposto.
“Da pilota è stata una sfida particolarmente intrigante poter esser coinvolto
fin dall’inizio nel processo di sviluppo di una vettura così diversa, lavorando
con gli ingegneri per definire una direzione condivisa“. In sintesi: si
ricomincia quasi da zero. A fare la differenza saranno le capacità tecniche del
pilota, il confronto tra le varie parti per trovare il giusto equilibrio e
provare a tornare competitivi dopo tanti anni di anonimato.
“Sarà un anno estremamente importante sotto il profilo tecnico, in cui il ruolo
del pilota sarà centrale nella gestione dell’energia, dei nuovi sistemi e nel
contribuire alla comprensione della macchina. È una sfida che affrontiamo
insieme, da squadra, potendo contare anche sul supporto straordinario dei
tifosi, che significa tantissimo per tutti noi”, ha concluso il pilota
britannico, che cerca riscatto dopo i disastri della sua prima annata in
Ferrari.
Della stessa idea è anche Charles Leclerc, che dopo la presentazione della nuova
SF-26 ha dichiarato: “Le regole 2026 richiedono una preparazione ancora più
approfondita, soprattutto per noi piloti. Ci sono molti sistemi nuovi da
comprendere e sfruttare al meglio e per questo abbiamo lavorato molto fin dalle
fasi iniziali dello sviluppo del progetto”.
Un cambiamento radicale, un altro dei tanti avvenuti in questi anni. Ma questo
probabilmente è il più netto, quello che davvero può di nuovo sparigliare le
carte in tavola: “Nei miei anni con la Scuderia Ferrari HP abbiamo già vissuto
insieme importanti cambiamenti regolamentari: sappiamo quanto la sfida sia
complessa, ma stiamo lavorando con grande motivazione per arrivare in pista il
più preparati possibile“.
Anche Leclerc ha messo l’accento sulla “gestione dell’energia“, vista come una
componente fondamentale in questa nuova era: “La gestione dell’energia e della
power unit sarà uno degli aspetti più significativi, una sfida stimolante che
richiederà da parte di noi piloti un processo di adattamento rapido, che faccia
leva inizialmente più sull’istinto e poi su un uso sempre maggiore di dati
precisi. Il supporto dei tifosi in questa stagione sarà particolarmente
importante: è ciò che rende Ferrari così speciale e ci spinge a dare sempre il
massimo“, ha aggiunto Leclerc.
L'articolo “Il cambiamento più importante della mia carriera, una sfida enorme”:
Hamilton racconta le emozioni della nuova Ferrari S-26 proviene da Il Fatto
Quotidiano.
La speranza a Maranello è che sia la monoposto del riscatto. Oggi a Fiorano la
Ferrari presenta la nuova SF-26, la vettura che debutterà nel mondiale di
Formula 1 2026 con il cambio di regolamento. Le nuove norme si ripromettono di
stravolgere equilibri e stili di guida. Per la Scuderia del Cavallino è la
chance per tornare finalmente protagonista, dopo anni complessi. Nonostante la
deludente stagione appena concluso, tantissimi tifosi fin dalle prime ore della
mattina hanno assiepato lo storico cavalcavia sopra il circuito di Fiorano.
Sperano nel riscatto anche i due piloti, Charles Leclerc e soprattutto Lewis
Hamilton.
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NUOVA FERRARI F1
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NUOVA FERRARI F1
* La Ferrari ha diffuso le prime immagini della nuova SF-26
* I piloti si preparano per lo shakedown: dovrebbe essere Hamilton il primo a
girare con la nuova Ferrari
Articolo in aggiornamento
L'articolo Nuova Ferrari, la presentazione della F-26: è la speranza della Rossa
per rinascere in F1 | Le foto proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Onestamente mi interessava solo vincere. Volevo il trofeo più grande, sognavo
il momento sul podio in cui apparivo vincitore. Inseguivo quel pensiero del
lunedì mattina: ‘Ho vinto la gara e mi sento benissimo’”. Sebastian Vettel torna
a parlare e lo fa nel podcast Beyond the Grid. L’ex pilota tedesco è stato nel
secondo decennio degli anni 2000 il pilota più forte e più vincente: quattro
titoli in Red Bull, un dominio senza storia e la sensazione di essere
imbattibile. “Vincendo il titolo 2010, ero al mio apice. Poi ho vissuto altri
anni di alto livello”.
Nel 2015 il passaggio in Ferrari. Per i tifosi della Rossa, Vettel doveva essere
l’uomo della provvidenza, colui che avrebbe riportato la Ferrari al successo che
mancava dal 2007, con Kimi Raikkonen. Tedesco come Schumacher, Vettel sembrava
davvero l’uomo giusto per il ritorno ai vertici della scuderia di Maranello. I
primi anni va vicino al titolo, arriva due volte al secondo posto nella
classifica piloti ma senza mai trionfare. “Anche il 2015 è stata una stagione
molto positiva. Vale lo stesso per il 2017 e il 2018“, ha dichiarato. “Poi,
però, nel 2019 e anche durante l’anno seguente, ero già in declino. Ora posso
dirlo, non avevo più quella spinta decisiva”.
2019 che coincide anche con l’arrivo di Charles Leclerc in Ferrari. Anno in cui
Vettel ha dichiarato di aver iniziato il suo declino. “Charles aveva davvero
tanta energia. Quando arrivavamo quinto e sesto, lui era entusiasta di quei
risultati, perché viveva una fase diversa della sua carriera. Era la sua prima
volta su una vettura competitiva. In quel momento ho iniziato ad avvertire
qualche difficoltà in più”.
Poi arriva il 2020, che dà un’ulteriore svolta alla carriera di Sebastian:
“Durante lo stop per la pandemia, ho vissuto una fantastica pausa perché mi sono
divertito molto con la mia famiglia. Mentre i miei figli crescevano, ho iniziato
a rendermi conto dei problemi del mondo e quanto mi influenzavano. Così ho
iniziato a rifletterci. A quel punto non ero più al top”. Nel 2022 l’ultimo anno
in Aston Martin, poi il ritiro.
L'articolo “Quando è arrivato Leclerc è iniziato il mio declino. Era felice del
quinto posto”: Vettel sul suo periodo in Ferrari proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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FERRARI 250 GTO 1962 BIANCA
Il prossimo gennaio, in Florida andrà all’asta un gioiello senza precedenti: la
Ferrari 250 GTO con numero di telaio 3729GT. Non si tratta di una “semplice”
GTO, ma dell’unico esemplare al mondo uscito dalla fabbrica di Maranello nella
livrea Bianco Speciale. Una rarità assoluta che, secondo gli esperti di Mecum
Auctions, potrebbe raggiungere una valutazione record, superiore ai 60 milioni
di euro.
Nel 1962, mentre la quasi totalità delle gran turismo da competizione firmate
Enzo Ferrari sfoggiava la canonica tinta Rosso Corsa, il telaio 3729GT rompeva
gli schemi. Ordinata originariamente da John Coombs, noto proprietario di
scuderie britanniche, la vettura fu consegnata in un bianco candido che la rese
immediatamente riconoscibile sui tracciati di tutto il mondo. Oltre alla
colorazione unica, questo modello vanta la guida a destra, una caratteristica
condivisa solo da altri sette esemplari tra i trentasei prodotti
complessivamente, elevando ulteriormente il suo status di “unicorno” tra le auto
d’epoca.
A rendere questo specifico telaio una vera leggenda vivente è la schiera di
piloti straordinari che ne hanno domato la potenza in pista: campioni del
calibro di Graham Hill e Roy Salvadori ne hanno saggiato le doti velocistiche,
affiancati da icone del volante come Jack Sears, Mike Parkes e Richie Ginther.
La bellezza estetica e il prestigio dei suoi piloti sono supportati da un
palmarès sportivo di altissimo livello: la vettura ha debuttato a Brands Hatch
nell’agosto del 1962 proprio con Salvadori e ha continuato a collezionare
successi sotto l’insegna della Coombs Racing.
Durante la sua carriera agonistica, ha ottenuto una vittoria assoluta e ben
cinque secondi posti di classe. Sotto la raffinata carrozzeria Scaglietti batte
il motore V12 Colombo da 3 litri e 300 CV di potenza, capace di assicurare
prestazioni che hanno reso la 250 GTO la regina indiscussa del Campionato
Mondiale Marche. La Ferrari 250 GTO è da sempre considerata il “Sacro Graal”
delle quattro ruote e la combinazione tra lo stato di conservazione impeccabile,
l’esclusività cromatica e la storia nobile rende questo esemplare un vero e
proprio unicorno su quattro ruote.
L'articolo L’asta che può riscrivere la storia? A gennaio, con una Ferrari GTO
bianca. Si parte da 60 milioni di euro proviene da Il Fatto Quotidiano.
Vince Zampella è morto. Il creatore del videogioco Call of Duty è deceduto dopo
uno schianto in auto mentre guidava la sua Ferrari. Online è stato pubblicato un
video molto crudo dove si vede l’auto di Zampella uscire di strada tra le
colline di Los Angeles, sbattere contro una barriera di cemento e poi prendere
fuoco. Lo sviluppatore di Titanfall e Star Wars Jedi aveva 55 anni. Con lui, a
bordo, c’era un’altra persona che, recuperata dai soccorritori, è poi deceduta
in ospedale. Ancora non è chiaro se Zampella fosse alla guida della Ferrari o al
posto del passeggero. Zampella, era co-fondatore di Respawn Entertainment ed è
stato il Ceo di Infinity Ward. Zampella ha anche guidato il team del franchise
Battlefield.
L'articolo La sua Ferrari si schianta in curva contro una barriera di cemento e
prende fuoco: muore a 55 anni Vince Zampella, il creatore del videogioco Call of
Duty proviene da Il Fatto Quotidiano.
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FERRARI AMALFI
Osservando le linee della Ferrari Amalfi, basta un secondo per capire che si
tratta di un’evoluzione della Roma e per chiedersi se il cambio di nome sia
giustificato. Nel trovare la risposta viene in aiuto la scheda tecnica
dell’auto, che racconta come le due vetture abbiano solo il 40% dei componenti
in comune. A livello stilistico, invece, entra in gioco il gusto personale ma è
innegabile che la Roma sia più classica e aggressiva, mentre la Amalfi abbini
l’eleganza a un tocco di minimalismo.
Concluse le disamine estetiche e filosofiche bisogna ricordare che la Roma
rimane in produzione in versione Spider, visto che quest’ultima è in vendita
solo da un paio d’anni. La Roma, invece, era sul mercato dal 2019 e in tutto
questo tempo ha svolto egregiamente il ruolo di entry-level della gamma Ferrari.
Anche la Amalfi avrà questo compito, anche se parlare di “modello di accesso”
riguardo a un’auto che costa non meno di 240.000 euro, potrebbe far sorgere
qualche dubbio.
Ad ogni modo, la nuova Ferrari mantiene il 3.9 V8 bi-turbo che ben conosciamo e
che è stato affinato per erogare 640 CV e 760 Nm. I primi si trovano a 7.500
giri, mentre la coppia è costante da 3.000 a 5.750 giri. L’erogazione che deriva
da questi numeri è ai limiti della perfezione: la risposta è pronta fin dalla
prima apertura del gas e non cala mai anche in prossimità del limitatore che si
trova a 7.600 giri. In pratica, se si affonda il gas quando la lancetta del
contagiri si trova tra il due e il tre, la Amalfi balza subito in avanti,
iniziando una progressione che si interrompe solo, per una frazione di secondo,
quando si inserisce la marcia successiva. Per gli amanti dei riferimenti
classici, l’accelerazione da 0 a 100 km/h viene completata in 3,3 secondi e la
velocità massima arriva a 320 km/h.
Ma i numeri non sono sufficienti per raccontare cosa si prova a bordo della
Amalfi, che prende il concetto di granturismo e lo condisce con parecchio lusso.
A proposito di condimenti, l’elemento chiave di questa ricetta è il modo in cui
la potenza viene messa a disposizione del pilota. È qui che entra in gioco
l’equilibrio tra meccanica ed elettronica, due mondi che evolvono a ritmi
diversi: progressivo e costante il primo, rapido e sempre più sofisticato il
secondo. A Maranello, i tecnici del Cavallino Rampante sono riusciti a farli
dialogare al meglio, con l’obiettivo di rendere le prestazioni accessibili senza
snaturarne il carattere. Il risultato è una supercar che riesce a coniugare
facilità di guida e dinamica di altissimo livello, un traguardo tutt’altro che
scontato. La Amalfi si muove con disinvoltura nel traffico urbano, offrendo
comfort e fluidità, ma sa trasformarsi in un’auto precisa e aggressiva quando il
ritmo aumenta e la strada si fa tortuosa. Questo equilibrio nasce da una messa a
punto estremamente accurata e dal lavoro continuo dei sistemi elettronici.
Quello che risalta di più è l’impianto frenante con tecnologia brake-by-wire,
che garantisce un pedale sensibile, dalla corsa corta e dallo sforzo ben
calibrato. Il cambio a doppia frizione a otto rapporti, poi, assicura innesti
rapidi e impeccabili, mentre lo sterzo è diretto e preciso, però è anche molto
filtrato e trasmette pochissime informazioni su quello che stanno facendo le
ruote anteriori. Il carattere della Amalfi varia sensibilmente in base alla
posizione del Manettino: passando da Wet a Comfort e da Sport a Race, la
risposta diventa sempre più affilata e l’elettronica concede maggiore libertà,
fino alla modalità più estrema, pensata esclusivamente per l’uso in pista e
riservata a guidatori esperti.
Ad ogni modo la Amalfi non nasce per inseguire il cronometro tra i cordoli, ma
per fondere comfort, stile e performance ai massimi livelli. Lo dimostrano
dotazioni come il nuovo impianto audio Burmester da 1.200 W con 14 diffusori, i
sedili sportivi riscaldabili, ventilati e dotati di funzione massaggio, e il
sistema di bordo con tre schermi digitali, uno dei quali dedicato al passeggero.
Sul volante tornano anche i comandi fisici tradizionali, scelti per consentire
un utilizzo più intuitivo rispetto ai precedenti controlli touch. Una Ferrari
capace di offrire il comfort di una granturismo di lusso e, in un attimo, di
trasformarsi in una supercar pura, pronta a regalare emozioni e prestazioni di
altissimo livello.
L'articolo Ferrari Amalfi, la prova de Il Fatto.it – Evoluzione tra lusso e
prestazioni – FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.
La Ferrari celebra il Natale con il tradizionale pranzo a due passi dalla pista
di casa a Maranello. Tra brindisi e auguri, non è mancato lo sguardo al futuro:
il 23 gennaio prossimo, infatti, sarà svelata la vettura 2026, la prima del
nuovo regolamento tecnico che arriverà in F1 e che metterà alla prova piloti e
team. “Ogni grande cambio di regolamento rappresenta una grande opportunità di
sviluppo a inizio stagione e i piloti devono dare il loro contributo”, commenta
Frédéric Vasseur, che ha detto la sua in una conferenza stampa con i media
nazionali e internazionali prima di sedersi a tavola.
La nuova stagione porterà modifiche sostanziali a telaio, motore e gestione
dell’energia: “Questa parte si può solo simulare, si possono passare ore al
simulatore, ma ciò che è molto più difficile da simulare è la battaglia in pista
— aggiunge — gli errori che si possono commettere, tutti gli eventi esterni che
bisogna gestire”. Vasseur mette in luce quanto la capacità dei piloti di
adattarsi rapidamente sia determinante: “Credo che sarà cruciale avere una curva
di apprendimento rapida nelle prime gare, per capire come gestire le situazioni
e l’energia”.
IL 2025 E LE DIFFICOLTÀ DI HAMILTON
Il team nel frattempo ha tratto importanti lezioni dalla stagione 2025.
Nonostante qualche difficoltà iniziale in Bahrain e la squalifica in Cina,
“abbiamo lavorato bene su pit-stop, strategia, affidabilità — commenta ancora
Vasseur — È importante capitalizzare questi aspetti per il futuro”. Eppure, la
stagione non è stata priva di ostacoli: “Guardando la prima parte di stagione,
abbiamo perso diversi punti rispetto a McLaren e ci siamo trovati due o tre
volte dietro in modo importante, tanto che sembrava quasi finita — aggiunge — La
lezione è che ogni singolo dettaglio può fare una grande differenza”.
Tra i protagonisti, Lewis Hamilton ha vissuto un 2025 complesso. Pesa molto “il
cambiamento enorme che ha fatto dopo vent’anni passati nello stesso ambiente,
tra McLaren e Mercedes, di cultura, di persone, di tutto”. Una frase che il
capo-squadra di Draveil aveva sottolineato anche a Dazn Spagna ad agosto, dopo
l’Ungheria: “Ogni software è diverso, ogni componente è diverso, le persone
intorno a lui sono diverse”. E ancora: “Se non si è al 100% su ogni dettaglio,
si perde facilmente qualche decimo. Oggi, con il livello del gruppo, ne bastano
pochi per perdere molte posizioni. Basta vedere Abu Dhabi, dove in Q2 c’erano un
decimo tra la 5ª e la 15ª posizione. Questo significa che non avevamo il pieno
controllo di ogni dettaglio del pacchetto e abbiamo perso il ritmo della
stagione in questo modo. Parliamo di dettagli”.
Nonostante le difficoltà, però, l’approccio è stato apprezzato: “Quando un
pilota esce in Q1, io spero che sia molto arrabbiato con se stesso e con la
squadra — commenta — È molto meglio avere un pilota arrabbiato, che non parla
davanti alle telecamere e torna subito al debriefing per parlare con gli
ingegneri e cercare soluzioni, piuttosto che dica ‘Va tutto bene’. Questo porta
energia positiva all’interno del team. Leclerc dice che nel 2026 ‘ora o mai più
per il titolo’? Non bisogna dare troppo peso a ciò che i piloti dicono in zona
interviste”.
L’AFFIDABILITÀ AI MOTORI 2026 E IL BUDGET CAP
Partire con un grande vantaggio a inizio 2026 “sarebbe meglio per i prossimi
anni — dice sicuro Vasseur — Allo stesso tempo non sono convinto che, come nel
2025, il quadro visto in Bahrain all’inizio stagione potrebbe essere simile a
quello di Abu Dhabi a fine anno. Ci sarà un grande sviluppo durante tutta la
stagione. Non è detto che chi sarà davanti a inizio 2026 lo sarà anche alla fine
o nel 2027”. Guardando alla prossima stagione, “nessuno avrà una strategia
conservativa o aggressiva in anticipo. Spesso lo si capisce solo dopo, a
Barcellona o in Bahrain (nei test invernali di fine gennaio-febbraio, ndr)
vedremo squadre che hanno preso direzioni anche molto diverse tra loro. Noi
stiamo semplicemente facendo delle scelte e finiremo di assemblare l’auto il 22
gennaio”. Il focus nei test “sarà inizialmente sull’affidabilità“, accumulando
chilometri durante i test di Barcellona, piuttosto che inseguire subito la
prestazione pura: “In una situazione come questa la cosa più importante è fare
chilometri. Per questo non vedremo mule car, ma auto da gara specifiche, che non
avranno l’obiettivo di inseguire subito la prestazione, ma accumulare
chilometraggio per validare le scelte tecniche della vettura”.
Per quanto riguarda lo sviluppo, fondamentale nel nuovo regolamento sarà
rispettare il budget cap: “Prima gli aggiornamenti vanno portati, meglio è,
ovviamente. Ma non è scontato che introdurre quattro o cinque aggiornamenti
nelle prime gare sia la scelta giusta: se devi spedire un nuovo fondo in
Giappone o in Cina, rischi di bruciare metà del budget”. Quella del progetto
2026 “non sarà l’auto di Vasseur, ma di Loïc Serra (direttore tecnico per
l’area-telaio, ndr), sarà il primo prodotto completo sotto la sua responsabilità
— conclude — Per questo chi lo ha criticato nel corso dello scorso anno, dicendo
che l’auto era sua, mi ha fatto arrabbiare, dato che è arrivato tra la fine di
settembre e l’inizio di ottobre 2024”.
Infine un commento su Laurent Mekies, oggi team principal Red Bull e in
precedenza direttore sportivo di Maranello, prima di passare in Racing Bulls:
“Ha continuato a sviluppare l’auto 2025 nonostante il cambiamento di
regolamento? Non voglio parlare di lui, comunque è molto difficile trasferire
direttamente lo sviluppo aerodinamico dalla vettura 2025 alla 2026 — conclude
Vasseur — Quello che è vero è che se si ha una migliore comprensione della
macchina, si può portare alcune idee o concetti da un anno all’altro.
Probabilmente non sull’aerodinamica. Nonostante lo stop agli sviluppi nel 2025
non ci siamo fermati del tutto nell’aerodinamica, basti pensare alla nuova
sospensione posteriore a Spa”.
L'articolo Ferrari, Vasseur: “Con le nuove regole i piloti devono dare il loro
contributo, la battaglia in pista non si può simulare” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Al momento non vedo l’ora che arrivi la pausa. Ho bisogno di staccare la spina,
non parlare di Formula 1 con nessuno”. Così un deluso Lewis Hamilton dopo una
difficile prima stagione alla guida della Ferrari, conclusa senza podi e con un
rendimento decisamente deludente. “Nessuno potrà contattarmi quest’inverno. Non
avrò il telefono con me e non vedo l’ora. Staccare completamente la spina”, le
parole del campione britannico riportate dall’emittente britannica Sky Sports
F1.
Alla domanda se fosse mai stato senza telefono per un periodo simile, Hamilton
ha risposto: “No, in genere l’ho sempre avuto a portata di mano. Ma questa volta
finirà nel cestino…“. Una stagione complicatissima per la Ferrari, ma
soprattutto per lui che, dopo 18 stagioni consecutive con almeno un podio, ha
chiuso l’annata con zero piazzamenti dal terzo posto in su.
Sesto nella classifica generale – dietro al campione del mondo Lando Norris,ma
anche a Verstappen, Piastri, Russell e Leclerc – Hamilton ha finito come peggio
non poteva la sua stagione in Formula 1, con tre eliminazioni consecutive nel Q1
delle qualifiche tra Las Vegas e Yas Marina (quattro, contando anche la Sprint
di Losail). Una stagione deludente per la scuderia di Maranello, che sicuramente
si aspettava qualcosa in più sia da Charles Leclerc che però ha collezionato
sette podi in stagione (ma zero vittorie), ma soprattutto da Lewis Hamilton.
Anche per questo, il pilota britannico non ha nascosto la sua voglia di staccare
la spina in questa pausa invernale, con l’obiettivo poi di tornare in pista a
fine gennaio, quando si svolgeranno i primi test verso il Mondiale 2026, che si
preannuncia rivoluzionario dal punto di vista tecnico con i nuovi regolamenti.
L'articolo Lo sfogo di Hamilton: “Ho bisogno di staccare, butterò il telefono
nel cestino” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Non trovando un garage disponibile nel suo complesso residenziale, un
imprenditore austriaco di 28 anni ha deciso di portare la sua auto sportiva…
direttamente al primo piano del suo appartamento. È accaduto a Vienna, nel
distretto di Floridsdorf, dove il giovane — identificato dalla stampa come Dezic
— ha trasformato la terrazza in un parcheggio improvvisato per la sua Ferrari
296 GTB, un gioiello ibrido da circa 300.000 euro capace di sprigionare 830
cavalli. Il caso ha fatto il giro dei media internazionali e dei social, con
foto e video che mostrano la supercar sospesa nel vuoto prima di essere
depositata sul terrazzo.
LA FERRARI SUL BALCONE
Secondo quanto riportato dai quotidiani austriaci, tra cui Heute e Bild, l’uomo
gestisce un negozio di ricambi e un’officina di tuning nella capitale e possiede
diverse supercar. Ma la Ferrari Assetto Fiorano è il suo orgoglio, e con
l’arrivo dell’inverno voleva metterla al riparo. Nel palazzo, però, non c’era un
solo garage disponibile. Da qui l’idea estrema: ispirarsi a Dubai, dove i
miliardari possono portare le auto dentro casa grazie ad ascensori dedicati. A
Vienna, nessuna tecnologia simile. Così Dezic ha chiamato un carro attrezzi
dotato di gru e ha fatto sollevare la vettura — 1.400 chili di peso — oltre la
facciata dell’edificio fino alla sua grande terrazza privata. Una residente,
intervistata da Heute, ha raccontato lo stupore: “All’improvviso c’era una vera
auto parcheggiata sulla terrazza. Non avevo mai visto nulla del genere”. Un
altro testimone, ironico: “Cosa costa il mondo?”.
IL PROGETTO DI UNA TECA ILLUMINATA
Il giovane imprenditore non nascondeva l’ambizione del gesto. A Bild ha
dichiarato: “Mi è costato diverse migliaia di euro. Volevo costruire una teca di
vetro illuminata intorno alla Ferrari, come se fosse un’opera d’arte”. Un
investimento pensato non solo per proteggere l’auto dal gelo ma per trasformarla
in pezzo da esposizione.
L’INTERVENTO DELLA POLIZIA: “RIMUOVERLA SUBITO”
Ma l’Austria non è Dubai. E dopo appena una settimana sono intervenute le
autorità. La polizia ha imposto la rimozione immediata del veicolo per motivi di
sicurezza, in particolare legati al rischio incendio. Tenere un’auto —
soprattutto ibrida — sul balcone di un condominio rappresenta infatti un
pericolo per l’intero edificio. “Altrove non sarebbe un problema, solo qui”, ha
commentato sconsolato Dezic, che non si aspettava uno stop così rapido. Le
autorità non hanno chiarito se l’uomo avesse richiesto o ottenuto
un’autorizzazione preventiva. Secondo Heute, la polizia non era stata informata
dell’operazione di sollevamento con la gru.
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L'articolo “A Dubai lo fanno, perché qui no?”: parcheggia la sua Ferrari da 300
mila euro sul balcone di casa e arriva la polizia proviene da Il Fatto
Quotidiano.