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“Mi ha dato un po’ fastidio vederlo su una Mercedes, ma metterlo subito in Ferrari avrebbe voluto dire distruggerlo”: Montezemolo su Kimi Antonelli
La vittoria di Kimi Antonelli al Gp della Cina “mi ha emozionato, è un ragazzo di 19 anni in continuo miglioramento. Aveva avuto problemi nelle partenze, eppure non si è perso d’animo: è andato in testa e ha condotto senza incertezze, rischiando solo alla fine“. A parlare è Luca di Montezemolo – ex presidente della Ferrari – al Corriere della Sera. Il tema ovviamente è quello della prima vittoria in Formula 1 per Andrea Kimi Antonelli, pilota italiano che corre su Mercedes e che in Cina ha riportato l’Italia sul gradino più alto del podio dopo 20 anni dall’ultima volta, da quel marzo 2006 in cui vinse Giancarlo Fisichella. “Antonelli ha dimostrato maturità e freddezza, non tipiche di un italiano e soprattutto non di uno della sua età. Ha i piedi per terra, spero resti sempre così, le premesse ci sono tutte. Però mi ha dato un po’ ‘fastidio’ vederlo su una Mercedes“, ha spiegato Montezemolo, che poi ha precisato: “Avrei preferito vederlo in Ferrari. Ma prendere uno come Antonelli e metterlo subito su una Rossa avrebbe voluto dire distruggerlo. Massa lo parcheggiammo alla Sauber a fare esperienza”, ha dichiarato l’ex presidente ferrarista. Poi anche un consiglio al giovanissimo pilota bolognese: “L’ho incontrato l’anno scorso in Bahrain, conoscevo il papà di nome per vie delle attività nelle corse. L’ho chiamato per congratularmi. Un ragazzo carino e timido. Ha la fortuna di avere una famiglia solida, conosce i valori. Gli suggerirei di continuare a migliorare, perché, con tutto il rispetto, è stato perfetto su una macchina nettamente superiore“. Montezemolo ha poi concluso: “Ne ho visti diversi di piloti che si credevano fenomeni dopo pochi Gp. Ma Kimi è diverso e la Mercedes ha fatto un ottimo lavoro: l’anno scorso ha debuttato in F1 su una monoposto non vincente, senza la pressione di adesso”. L'articolo “Mi ha dato un po’ fastidio vederlo su una Mercedes, ma metterlo subito in Ferrari avrebbe voluto dire distruggerlo”: Montezemolo su Kimi Antonelli proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La svolta elettrica che snatura le corse e la benzina sintetica gradita ad Aramco: la sostenibilità di facciata della Formula 1
Quanto è green la Formula 1? Meno di ciò che si immagina e che si vuole far credere. La svolta elettrica, voluta dalle principali case motoristiche per ragioni di investimenti e future ricadute sul settore dell’automobile, ha provocato numerose polemiche e un elevato grado di insoddisfazione, in primis tra i piloti. Ma se tornare al passato ovviamente non si può, il problema riguarda l’utilizzo che viene fatto della componente elettrica. Non riguarda tanto il cosa, ma il come. Quando nel 2024 Carlos Sainz sr. ha vinto la Dakar, lo ha fatto su un’auto ibrida di fatto elettrica, dal momento che la componente termica veniva utilizzata solo come ricarica delle batterie. Non è stata registrata nessuna levata di scudi, né prima, né dopo. Ciò che invece è stato pensato per la Formula 1 non funziona, quanto meno non senza snaturare l’essenza stessa delle corse. E la sostenibilità non può rappresentare uno scudo sufficiente, soprattutto se questo concetto viene largamente disatteso da FIA e Liberty Media in altri ambiti della competizione regina. Come certificato dai casi riportati sotto. Partiamo dalle benzine sintetiche: costano tanto, sono caratterizzate da basso potenziale produttivo, hanno scarsa efficienza e, secondo i dati pubblicati della International Federation of Perioperative Nurses, raccolti sia attraverso test ufficiali che prove su strada, producono emissioni di ossidi di azoto di pochissimo inferiori rispetto a quelle derivate dai combustibili fossili. Come scritto da Stefano Tamburini su Autosprint, dopo aver intervistato il professor Leonardo Setti, docente di Politiche Energetiche presso l’Università di Bologna, “per produrre un carburante sintetico bisogna impiegare molta più energia elettrica di quella consumata per ricaricare la batteria delle vetture […] Per valutare gli effetti inquinanti non bisogna limitarsi solo all’anidride carbonica (CO2) ma allargare a tutti gli altri, soprattutto agli ossidi di azoto […] In quanto alle polveri sottili, c’è sì una sostanziale diminuzione (circa l’85%), anche se i livelli restano preoccupanti. Ma crescono le emissioni di ammoniaca, quasi il doppio rispetto a quelle dei combustibili fossili. Ed essendo l’ammoniaca il precursore della formazione di polveri pm2,5, ecco che l’effetto ecologico è un boomerang”. La narrazione green sui carburanti sintetici è utile soprattutto a chi questi carburanti li deve fornire, alla Formula 1 e non solo. Un nome tra tutti: la saudita Aramco, uno dei partner principali della F1, ma anche di una delle scuderie (l’Aston Martin). Queste benzine sintetiche necessitano infatti anche di idrogeno per essere prodotte e questo viene fornito da parchi eolici di grandi dimensioni attraverso l’elettrolisi dell’acqua e in determinate condizioni climatiche, come avviene in Cile (già “colonizzato” da Porsche). Oppure attraverso fotovoltaico con elettrolisi da acqua desalinizzata, procedimento che, non proprio casualmente, oggi è possibile solo in Arabia Saudita. Unendo i puntini, è facile individuare il disegno di una filosofia ecologica più di facciata che reale, con modestissime ricadute sul mondo delle auto, per le menzionate ragioni riguardanti i costi e lo scarso potenziale produttivo. Una filosofia però remunerativa per i produttori, con la propaganda a tingere di verde ciò che non è propriamente tale. Un’altra questione riguarda l’aerodinamica. Le articolate, sofisticate ed estremizzate soluzioni architettate in questi anni, che hanno fatto parlare di una F1 più da ingegneri/programmatori che non da piloti, hanno ricevuto una nuova, ulteriore spinta dal regolamento del 2026, grazie all’introduzione dell’aerodinamica attiva quale uno degli elementi chiave per “saziare”, attraverso la riduzione della resistenza all’avanzamento (drag), la fame di energia delle batterie delle monoposto. Anche in questo caso ci affidiamo al parere di un esperto, nello specifico l’ingegnere strutturista meccanico Claudio Gianini, che ha lavorato nel motorsport con Ferrari, Dallara, Toyota e Sauber, e oggi collabora con la propria azienda con team quali Porsche, Peugeot e Cadillac (in F1). Intervistato dal quotidiano svizzero LaRegione, Gianini ha parlato dell’enorme utilizzo di risorse che avviene durante questo processo. “L’aerodinamica delle vetture da competizione è oggi troppo sofisticata e quanto è stato fatto per agevolare i sorpassi, e quindi lo spettacolo, è solamente un palliativo, dal DRS alla Straight line mode (SLM) di entrambe le ali del regolamento 2026. Inoltre, non va dimenticato che forme alari così complesse generano costi: per disegnarle; per creare modelli numerici Cfd, per creare modelli fisici in scala da testare in galleria del vento; per creare i modelli numerici Cae atti a validarne l’integrità strutturale e la rigidezza necessaria a superare gli innumerevoli test FIA di flessibilità; per creare modelli numerici Cad che serviranno a realizzare gli stampi; per costruirle fisicamente – essendo dei manufatti di teli di fibra di carbonio, più complessa è la geometria e maggiore è il tempo richiesto alla realizzazione. Ogni aggiornamento, il cosiddetto “pacchetto”, richiede che tutto il ciclo venga rifatto da zero. Dov’è quindi la sostenibilità? […] Aggiungo che l’aerodinamica di una vettura a ruote scoperte è fine e sé stessa, non può avere una ricaduta su vetture “di serie’” per quanto queste possano essere delle sportive spinte. Mentre la ricerca sui materiali, ad esempio, potrebbe portare a innovazioni che si riflettono nelle auto di tutti i giorni. Quindi vedo un controsenso: aumentare la resistenza all’avanzamento con un carico verticale più basso è totalmente contro l’efficienza e quindi, di nuovo, contro la sostenibilità”. Il terzo punto, non meno importante, riguarda il calendario, oramai cristallizzato in 24 appuntamenti fissi, con possibilità di arrivare fino a 30, come previsto dal Patto della Concordia. La globalizzazione della F1 voluta da Liberty Media, all’insegna di un progressivo scivolamento lontano dall’eurocentrismo che, a livello di circuiti, ha sempre caratterizzato le epoche passate della F1, ha portato all’incremento di gare. La crescita commerciale del marchio ha generato un’appetibilità del prodotto F1 senza precedenti, con conseguente fila fuori dalla porta di Liberty Media per entrare nel giro. Con diverse strategie, unite da un unico comune denominatore: sborsare più soldi dei concorrenti. Il circolo virtuoso/vizioso che si è creato è alla base del calendario extra-large, e non occorrono particolari doti di perspicacia per comprendere che più corse equivalgono a più spostamenti (e il Circus muove un numero imponente tra mezzi e persone), quindi a un maggiore impatto ambientale. Anche in questo caso, è tutta una questione di soldi, con buona pace di tutti i discorsi sul green. 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“Aveva 8 anni, dopo due giri fece il record della pista. Per Ferrari era ancora troppo piccolo”: così Kimi Antonelli ha scelto la Mercedes
Andrea Kimi Antonelli è il pilota del momento: a 19 anni ha conquistato pole e vittoria nel Gp di Cina, secondo appuntamento del campionato di Formula 1 2026. Il primo italiano a tornare sul gradino più alto del podio dal 2006, quando non era ancora nato. Il mondo dei motori aspettava un talento del genere da decenni: Antonelli, con questa Mercedes, può già pensare di lottare per il Mondiale. E il team manager Toto Wolff se lo coccola: è stato lui a dare fiducia al giovante astro nascente italiano, mentre la Ferrari sceglieva di prendergli Lewis Hamilton. Ma la scelta di Kimi Antonelli di andare a Mercedes nasce molto tempo prima, quando aveva appena 8 anni, come racconta Giovanni Minardi in un’intervista alla Gazzetta dello Sport. Il manager, figlio di Gian Carlo Minardi, è stata tra i primi a scoprire il talento di Antonelli. La folgorazione avvenne sulla pista di Sarno durante il Kart Summer Camp 2014. Minardi vide questo bambino di 8 anni salire su un kart e percorrere un tracciato mai visto: “Dopo due giri aveva già fatto il record della pista“. L’esperienza lo ha portato subito a cogliere “un talento naturale” per sensibilità e stile di guida: “Io gestisco da molti anni la Minardi Management e quando vedi tanti ragazzi sei abituato a riconoscere subito quando qualcuno ha qualcosa in più. Lui però era proprio di un’altra categoria, è una sensazione impossibile da spiegare”. Minardi si convinse subito che quel bambino sarebbe arrivato fino alla Formula 1 e quindi insieme al padre Marco Antonelli cominciò a cercare un’Academy per farlo crescere: “Per proseguire nelle monoposto servono disponibilità economiche molto importanti e garanzie sul futuro, al giorno d’oggi entrare nell’Academy di un team è fondamentale”. Ecco quindi la sliding doors della scelta tra Ferrari e Mercedes. Minardi e Antonelli parlarono con entrambe le scuderie, poi la scelta: “Bisognava muoversi bene e scegliere chi poteva dare le garanzie maggiori. Per Ferrari Kimi era ancora troppo piccolo, invece Mercedes poteva dare garanzie migliori su una prospettiva futura”. Antonelli quindi non è stato scartato da Maranello, ma semplicemente in quel momento la Mercedes pareva una soluzione migliore e ha deciso di investire su di lui: “Toto Wolff restò colpito da come parlassi di questo ragazzo e mandò una persona fidata di Mercedes a vederlo in pista ad Adria. Quel giorno Kimi fece una gara strepitosa, e da lì molte altre”, racconta ancora Minardi. “Toto venne a vederlo più avanti, quando i suoi gli dissero che effettivamente valeva la pena dargli un’occhiata, e il resto è storia: entrò nell’Academy Mercedes nel 2019, quando ancora correva sui kart”. Sette anni dopo, è già in lotta per il Mondiale di Formula 1. L'articolo “Aveva 8 anni, dopo due giri fece il record della pista. Per Ferrari era ancora troppo piccolo”: così Kimi Antonelli ha scelto la Mercedes proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Esuberanza, leggerezza e consapevolezza, ma non solo: perché Kimi Antonelli può davvero vincere il Mondiale
Provate a ricordarvi dove eravate il 19 marzo 2006, giorno dell’ultima vittoria italiana in Formula 1 di Giancarlo Fisichella in Malesia nel 2006. Sicuramente non potrà fare questo esercizio di memoria Kimi Andrea Antonelli che in quella data non era ancora nato. Sarebbe venuto al mondo cinque mesi più tardi (il 25 agosto). A quattro giorni dal ventesimo anniversario il pilota bolognese ha ripotato l’Italia sul gradino più alto del podio. Emozioni, lacrime e tutta la felicità del mondo per un ragazzo che “ha appena realizzato uno dei suoi sogni da bambino”. Plurale, perché il più grande è chiaramente diventare campione del mondo. E Antonelli quest’anno può farlo davvero. Non importa che sia appena alla sua seconda stagione, il talento non conosce tempistiche, irrompe all’improvviso. Mercedes è nettamente la macchina più forte di questo 2026 (oggi 25 secondi rifilati alla Ferrari di Lewis Hamilton – primo podio con la Rossa – secondo team al traguardo). La F1 è uno sport che corre tremendamente veloce e non aspetta e quando c’è l’occasione va colta al volo. Seppur giovanissimo, Kimi sa che quest’opportunità capita poche volte nella vita, forse addirittura una. Toto Wolff, team principal Mercedes, lo ha coccolato e cresciuto e messo al posto di Hamilton quando l’inglese ha deciso di sposare Ferrari. Un’eredità pesante, pesantissima, che gli è stata consegnata perché il manager austriaco ha visto in lui le potenzialità da campione del mondo fin dal giorno zero. E Kimi la prima vera chance di vincere un Gran Premio l’ha colta al volo. Se dopo i controlli Fia del primo giugno sul famigerato rapporto di compressione, il motore Mercedes non cambierà di una virgola, allora sì che il discorso mondiale sarà un tema di casa. Scendendo più nel dettaglio tecnico, Russell è un pilota molto veloce, soprattutto in qualifica. Da ragazzino era soprannominato Mr. Saturday, proprio per la differenza che faceva sul giro secco. Dall’adolescenza, invece, Kimi è sempre stato un fulmine sul bagnato. Una particolarità che l’ha aiutato a vincere il titolo in Formula Regional nel 2023 (alla partenza a Zandvoort era ottavo, primo dopo 4 giri) e l’ha presentato al mondo della Formula 1: lo scorso anno al debutto in Australia scattava sedicesimo e sotto il diluvio di Melbourne ha rimontato fino alla quarta posizione. Negli ultimi anni, per ragioni di sicurezza, abbiamo visto sempre meno gare sul bagnato. Ma quest’anno può essere diverso perché la sparizione delle vetture a effetto suolo, quindi dei canali Venturi, gli spruzzi d’acqua che si alzano in condizioni da bagnato saranno molti meno. Perciò, maggior sicurezza e possibilità di tornare a vedere gare in contesti che hanno consacrato all’epica della Formula 1 tanti piloti: Senna a Monaco il giorno del primo podio in carriera e la vittoria leggendaria a Donigton o Schumacher in Belgio, fino a Verstappen in Brasile nel 2024. Dunque Kimi potrebbe anche cercare aiuto nella cabala e far la danza della pioggia per esaltarsi ancora di più. George Russell, all’ottava stagione in F1 e attuale leader del mondiale, ha l’esperienza dalla sua e la grande chance della carriera. Antonelli, invece, ha l’esuberanza del ragazzino e sa che la pressione è tutta sul compagno di squadra, una responsabilità di favorito che pesa. Kimi dovrà correggere gli errori di gioventù che si porta dietro. Normali al primo anno, meno al secondo se vuole davvero lottare. Nel primo weekend, l’incidente nelle terze libere dell’Australia ha compromesso la sua qualifica. Poi l’errore in partenza l’ha messo fuori dai giochi vittoria. Stesso copione di ieri nella Sprint cinese. Ma oggi no, Antonelli è stato perfetto e ha saputo rispondere con talento e testa alla partenza fionda Ferrari e poi ha saputo gestire e allungare, facendo una gara ad elastico (aiutata anche dalla lotta interna Ferrari che ha coinvolto anche Russell) risparmiando gomma e alternando giri veloci. Fino al brivido finale, quel bloccaggio che l’ha portato largo. Lì l’emozione era già al massimo, i battiti altissimi e, forse, le prime lacrime dentro il casco stavano già scendendo. La pietra miliare di oggi è quella che nella testa di uno sportivo può far fare il click decisivo per eliminare insicurezze e sbavature e far pensare con decisione: “Posso vincere il mondiale”. In fin dei conti lo aveva già detto prima dell’inizio della stagione. Ora, c’è una consapevolezza in più. L'articolo Esuberanza, leggerezza e consapevolezza, ma non solo: perché Kimi Antonelli può davvero vincere il Mondiale proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Guerra in Iran, è ufficiale: cancellati i gran premi di Formula 1 in Bahrein e Arabia Saudita. “Speriamo torni presto la calma e la sicurezza”
I Gran Premi di Formula 1 del Bahrein e di Jeddah, in Arabia Saudita, previsti per metà aprile, sono stati cancellati a causa della guerra in corso in Medio Oriente: lo ha annunciato domenica la Fia. “Abbiamo confermato oggi che, a seguito di attente valutazioni, a causa della situazione in corso in Medio Oriente, i Gran Premi del Bahrein e dell’Arabia Saudita non si terranno ad aprile”, ha dichiarato in un comunicato l’organo di governo mondiale degli sport motoristici, inclusa la Formula 1. La notizia era nell’aria, era stata anticipata da Sky Sports Germania e mancava soltanto l’ufficialità, arrivata poco prima del Gp in Cina. I test, le qualifiche e le gare di Formula 1 in questi due stati arabi del Golfo, bersaglio di raid aerei iraniani dalla fine di febbraio, erano in programma dal 10 al 12 aprile e dal 17 al 19 aprile e non saranno sostituiti da altri Gran Premi. “La Fia darà sempre la priorità alla sicurezza e al benessere della nostra comunità professionale”, ha assicurato il presidente dell’organizzazione, Mohammed bin Sulayem, in una dichiarazione. Il leader della FIA ha affermato di “sperare nella calma, nella sicurezza e in un rapido ritorno alla stabilità nella regione”. Il Regno del Bahrein e la monarchia saudita sono “incredibilmente importanti per l’ecosistema della nostra stagione di Formula 1“, ha sostenuto il capo emiratino della FIA, senza fornire alcuna valutazione finanziaria di tale cancellazione. I media britannici, come la BBC e The Independent, hanno riportato sabato che il costo totale si aggirerebbe sulle decine di milioni di dollari. Oltre al circuito di Sakhir in Bahrein, situato al centro di questa piccola isola di fronte all’Iran, e al circuito di Jeddah sulla costa del Mar Rosso, anche il Qatar e Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti) ospitano gli ultimi due Gran Premi della stagione tra fine novembre e inizio dicembre. La cancellazione o il rinvio dei Gran Premi del Bahrein e dell’Arabia Saudita, che ogni anno attraggono centinaia di migliaia di spettatori, era stata presa in considerazione fin dall’inizio della guerra: una fonte vicina alla vicenda ha dichiarato venerdì all’AFP che i due importanti eventi sportivi, economici e mediatici sarebbero stati “cancellati o riprogrammati”. La stagione 2026 sarà quindi composta da soli 22 Gran Premi, con il secondo in programma domenica a Shanghai, in Cina, e il successivo il 29 marzo a Suzuka, in Giappone. La Formula 1 si sposterà poi negli Stati Uniti, a Miami, all’inizio di maggio. L'articolo Guerra in Iran, è ufficiale: cancellati i gran premi di Formula 1 in Bahrein e Arabia Saudita. “Speriamo torni presto la calma e la sicurezza” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Hamilton chiude terzo il Gp di Cina: è il primo podio in Ferrari. Poi festeggia nel team radio: “Forza, un lavoro fantastico”
Un primo podio con la Ferrari inseguito e finalmente raggiunto, un po’ messo in ombra dalla storica impresa dell’italiano Kimi Antonelli. Lewis Hamilton conquista il terzo posto nel gran premio di Cina e torna sul podio in quello che per lui è quasi un Gp di casa. È il decimo podio nel circuito cinese, nessuno come lui. Una battaglia bellissima da vedere e spettacolare con il compagno di squadra Charles Leclerc, fatta di sorpassi e controsorpassi che hanno regalato emozioni. La Mercedes a oggi sembra decisamente davanti a tutte, ma le Ferrari sono subito dietro. Il pilota britannico aveva lasciato la Mercedes per abbracciare il progetto Ferrari, ma il primo anno con la scuderia di Maranello era stato però deludente: scarsi risultati, mai davvero competitivo e nessun podio conquistato. La prima volta in maglia rossa, seppur sul gradino più basso del podio, giunge in una giornata speciale: quella della vittoria di Kimi Antonelli, il pilota italiano 19enne in cui Toto Wolff aveva rivisto il sostituto perfetto del britannico. In un mondiale che, almeno nelle prime due gare, è dominato dalla Mercedes, Lewis Hamilton si è preso la sua personale rivincita battendo il proprio compagno di scuderia Charles Leclerc. La lotta tra i due è stato il reale spettacolo della gara: sorpassi, controsorpassi, traiettorie ai limiti, ma sempre con una correttezza assoluta, fattore fondamentale per i futuri equilibri della scuderia. Leclerc ha infine chiuso quarto alle spalle del compagno, a causa di un bloccaggio durante le ultime battute della gara, che ha permesso l’ultimo decisivo sorpasso al pilota britannico. In collegamento radio con il team, subito dopo aver tagliato il traguardo, Hamilton non si è lasciato a grandi esultanze, ma ha usato parole ben precise per spiegare le aspettative per il resto della stagione: “Crediamoci, dobbiamo continuare a spingere. Forza Ferrari”. Poi in conferenza stampa ha dichiarato: “Innanzitutto congratulazioni a Kimi Antonelli. Per me è un onore condividere questo momento con te. Lui si è preso il mio sedile in un grande team, congratulazioni alla Mercedes. Al momento sono fortissimi, abbiamo tanto lavoro da fare per raggiungerli. Però sono davvero contento, sono partito bene ed ho provato a tenere i piloti Mercedes dietro. Solo per la battaglia è stata una delle gare più piacevoli che ho vissuto”. Il focus si è poi spostato sulla battaglia con il compagno di squadra: “Anche la battaglia con Charles (Leclerc, ndr) è stata dura, ma corretta e molto divertente. Dobbiamo continuare a spingere. Ci siamo anche toccati ma il contatto è stato leggero. Questa è la natura delle corse, bisogna lottare. Devo fare un ringraziamento a tutti gli uomini di Maranello. Non siamo nella posizione che vorremmo ma abbiamo una grande base su cui lavorare”. Le Mercedes sembrano al momento irraggiungibili, ma le Ferrari sono subito dietro con una monoposto tornata competitiva dopo le delusioni degli ultimi anni. L'articolo Hamilton chiude terzo il Gp di Cina: è il primo podio in Ferrari. Poi festeggia nel team radio: “Forza, un lavoro fantastico” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Lo avevo promesso all’Italia, ma nel finale mi sono cag*to addosso”: le lacrime di Kimi Antonelli
“Non riesco a parlare, sto per piangere”. Andrea Kimi Antonelli vince il Gp di Cina e scrive una pagina di storia dell’Italia in Formula 1. Il pilota italiano trova il primo successo in carriera, sul circuito di Shanghai, e non contiene le emozioni a fine gara, appena salito sul podio. “Lo avevo promesso all’Italia”, ha spiegato il giovanissimo pilota 19enne dopo lo storico trionfo in Cina. L’ultimo era infatti stato Giancarlo Fisichella, sempre a marzo, ma nel 2006 in Malesia. Quando Antonelli non era ancora nato. “All’inizio ho dato troppo spazio alle Ferrari ma poi ho recuperato e sono riuscito a portare a termine la gara anche se nel finale con quel bloccaggio ho rischiato l’infarto”, ha aggiunto Antonelli. “Mi sono ca*ato addosso“, ha anche ammesso davanti a Stefano Domenicali. Dopo la premiazione, Antonelli ha spiegato anche a Sky Sport le sue sensazioni: “Avevo sognato che ci sarebbe stata la possibilità e fortunatamente il sogno si è avverato. Sono al settimo cielo, questa vittoria dà gusto. Di cosa sono più orgoglioso? La partenza, perché le precedenti erano state terribili. Lo stacco non è stato male, anche se ho perso la posizione su Hamilton. Poi il passo è stato buono. Alla fine mi sono rilassato troppo e ho fatto un errore, non bisognerà più farlo”. Per il 19enne bolognese, il primo trionfo ha una dedica speciale: “Oggi ero tranquillo, sono riuscito a restare calmo. Lo dedico alla mia famiglia, al mio team e a tutti quelli che mi seguono da casa. Era uno dei miei grandi obiettivi, avrò ora un approccio leggermente diverso e più consapevole. Battere gli altri non sarà facile, bisognerà continuare a martellare”, ha concluso Antonelli. L'articolo “Lo avevo promesso all’Italia, ma nel finale mi sono cag*to addosso”: le lacrime di Kimi Antonelli proviene da Il Fatto Quotidiano.
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All’esordio in F1 si schiantò, ora Antonelli è nella storia: è il più giovane poleman di sempre e fa sognare l’Italia. “Voglio vincere”
L’Italia ha fatto colazione con la storia. Perché in uno sport tendenzialmente avaro di primati per gli atleti italiani, ora ne vanta uno bellissimo. Kimi Andrea Antonelli è diventato il pilota più giovane in 77 stagioni di Formula 1 a conquistare una pole position a 19 anni, 6 mesi e 18 giorni. Battuto il primato di Sebastian Vettel che durava da 18 anni (Monza 2008), uno in meno rispetto all’ultima italiana di Giancarlo Fisichella in Belgio nel 2009. Ma non c’è molto da stupirsi perché Antonelli è sempre stato un campione di precocità. Nel 2021 Mercedes lo ha inserito nel suo programma junior annunciandolo con la descrizione ben precisa (e lungimirante) “our future star”. Nel 2023 ha vinto il campionato di Formula Regional Middle East europea con due gare di anticipo, dominando la categoria. Poi il salto diretto in Formula 2 e neanche un anno dopo l’annuncio a una settimana di distanza come pilota titolare in Formula 1 per sostituire il detentore di ogni record di grandezza Lewis Hamilton. E pensare che la storia di Antonelli in F1 è cominciata con uno schianto. Quando dopo dieci minuti delle prime prove libere è uscito alla Parabolica di Monza. L’attesa in macchina, qualche lacrima e il messaggio di Toto Wolff, che ha sempre creduto in lui, fin dal giorno zero: “Non importa Kimi”. Un nome di battesimo che rimane iconico per i tifosi Ferrari, quello di Raikkonen a oggi ancora l’ultimo campione del mondo in rosso nel 2007. Ma non è riferito al finlandese: i suoi genitori cercavano un secondo nome da affiancare ad Andrea e, un amico di famiglia, suggerì ‘Kimi’. Nato e cresciuto in una famiglia motoristica, Kimi ha sempre seguito come un’ombra papà Marco, pilota di GT. La prima volta lo ha introdotto in un paddock di F1 nascondendolo dentro a una pila di gomme. Kimi è nato a Bologna e con la sua città ha un legame profondissimo. Gli amici di una vita sono sempre quelli e con loro condivide la vita come un ragazzo normale, ordinario. La maturità affrontata tre giorni dopo il primo podio in carriera in Canada e la notte prima degli esami a ripassare, godersi i momenti e guardare con i suoi compagni il basket (gran tifoso della Virtus). Kimi è diventato grande e ora è andato a vivere da solo: “Mi sta anche piacendo tenere in ordine la casa e fare le lavatrici”. Lui che dormiva in una cameretta a casa di Toto Wolff quando era a Brackley in sede Mercedes. Tappe ordinarie di vita di un ragazzo che le ha sempre bruciate. Cresciuto forse troppo in fretta in un ambiente che non ammette ritardi ed errori. E con la stessa velocità Antonelli ha saputo affrontare e superare le criticità fisiologiche della prima annata in Formula 1. Una parte centrale di stagione quasi disastrosa, solo due punti nelle gare europee. Difficoltà iniziate in quello che è stato per lui il weekend più speciale a Imola, dietro casa. Per la prima volta li ha assaggiato veramente cosa significa essere un pilota di F1 a tutto tondo. L’attenzione spasmodica, le attività media sfinenti che accompagnano la vigilia del Gran Premio di casa: “Non me l’aspettavo, le ho sottovalutate”, ammise. L’eroe locale che comunque rimane ragazzo. I compagni di scuola nel paddock a caricarlo, le lasagne della mamma da condividere con il team. Italianità e veracità. Kimi ha sempre voluto rimanere con i piedi per terra nonostante quello che la vita gli sta (meritatamente) offrendo ed è rimasto attaccato ai suoi valori: il rispetto come prima cosa. Proprio la traccia di attualità che ha scelto di sviluppare all’esame di maturità. “Job’s not done” dicono in F1 dopo il sabato di qualifiche. C’è una gara da provare a vincere ora – l’ultimo italiano a farlo è stato Fisichella il 19 marzo 2006, siamo a 5 giorni dai vent’anni esatti – resistendo al compagno Russell e al ritorno dei due Ferrari. E Kimi fa già sognare tutti: “Vorrei riportare l’Italia alla vittoria“, ha dichiarato dopo la pole position. Hamilton, suo predecessore, l’aveva già individuato da bambino e lo ha designato come suo erede quando gli faceva da chioccia nell’ultimo anno in Mercedes e oggi lo ha esaltato: “È un teenager fantastico”. Il ‘piccolo’ del Circus è pronto a diventare (definitivamente) grande. Anche perché non si è nascosto: “Quest’anno voglio lottare per il mondiale”. Un italiano non lo vince dal 1953 quando Ascari trionfò in Ferrari. L'articolo All’esordio in F1 si schiantò, ora Antonelli è nella storia: è il più giovane poleman di sempre e fa sognare l’Italia. “Voglio vincere” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Gp di Cina F1, le Mercedes dominano: la sprint race va a Russell, Antonelli in pole. È il più giovane di sempre. Ferrari terza e quarta
Le Mercedes confermano anche in Cina quanto di buono fatto vedere in Australia: le due frecce argentee iniziano a spaventare in un mondiale che sembra aver già scelto il suo favorito. Kimi Antonelli, il giovanissimo pilota italiano della Mercedes, conquista la sua prima pole position in carriera e diventerà il più giovane pilota della storia della Formula 1 a partire per primo in griglia domani. È La giornata si apre con la sprint race sul circuito di Shangai: vince George Russell su Mercedes, ma le due Ferrari di Charles Leclerc e Lewis Hamilton finiscono subito alle spalle del vincitore. Antonelli sbaglia la partenza e sconta una penalità per un contatto con la Red Bull di Isack Hadjar e finisce quinto, tra le due Mclaren di Lando Norris e Oscar Piastri, rispettivamente quarto e sesto. Per le qualifiche non c’è storia: doppietta Mercedes che domani partiranno entrambe dalla prima fila. La vera novità è che il pilota davanti della scuderia di Toto Wolf è Kimi Antonelli. Il giovanissimo pilota italiano, classe 2006, domani diventerà il più giovane della storia della Formula 1 a partire dalla pole position, conquistando un record che prima deteneva Sebastian Vettel. Subito dietro, rispettivamente al terzo e quarto posto in griglia, ci saranno le due Ferrari di Hamilton e Leclerc. Le due SF-26 sono dotate di una notevole velocità sullo scatto rispetto alle altre monoposto e questa differenza potrebbe rivelarsi fondamentale alla partenza. In terza fila le due Mclaren, notevolmente ridimensionate rispetto alla scuderia che aveva trionfato durante lo scorso mondiale. Pierre Gasly su Alpine settimo, mentre le Red Bull di Max Verstappen e Isack Hadjar finiscono all’ottavo e nono posto, un lontano ricordo della scuderia che in questi anni era stata sempre coinvolta nella lotta per i posti al vertice. L'articolo Gp di Cina F1, le Mercedes dominano: la sprint race va a Russell, Antonelli in pole. È il più giovane di sempre. Ferrari terza e quarta proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Guerra in Iran, Formula 1: “Cancellati i gran premi del Bahrein e dell’Arabia Saudita”
L’attacco di Usa e Israele all’Iran, con la conseguente guerra estesa a tutto il Medioriente, provoca i primi effetti concreti anche nel mondo dello sport. La Formula 1 infatti ha deciso di cancellare il gran premio del Bahrein e quelllo dell’Arabia Saudita dal calendario del Mondiale 2026. Lo riporta Sky Sports Germania, che parla di un imminente comunicato ufficiale. Il Gp del Bahrein era in programma il 12 aprile, mentre la gara sul circuito di Gedda si sarebbe dovuta svolgere una settimana più tardi. La Formula 1, per il momento, ha in programma di tornare nel Golfo persico solo a fine stagione, quando sono in programma il Gp del Qatar il 29 novembre e ad Abu Dhabi, il 6 dicembre, gara che come accade da alcuni anni concluderà la stagione. Resta da capire cosa farà la MotoGp: : il 12 aprile sarebbe previsto il Gp del Qatar sul circuito di Losail. Secondo le informazioni del tabloid tedesco Bild, una decisione definitiva sulla cancellazione dei Gp di Formula 1 avrebbe dovuto essere presa entro il 20 marzo al più tardi. Dopo tale data, sarebbe stato logisticamente impossibile far arrivare in tempo personale e materiali nella regione del Golfo. La decisione è legata non solo a motivi di sicurezza e alla difficoltà a volare verso quell’area, ma anche ai costi. Il Gran Premio costa al Bahrein circa 40 milioni di dollari (circa 34,7 milioni di euro). Se l’organizzatore annulla, i costi rimangono a suo carico. Se invece è la Formula 1 ad annullare, la quota dell’organizzatore viene annullata. Fonti interne hanno riferito di trattative per un compromesso finanziario. Dietro le quinte, riporta ancora Bild, si dice che i sauditi abbiano lottato duramente per organizzare l’evento a Gedda. Secondo alcune fonti, avrebbero persino offerto voli charter per team e personale. Già nel 2022, dopo gli attacchi della milizia yemenita Houthi a un deposito di petrolio vicino al circuito, gli organizzatori avevano sottolineato la solidità del loro sistema di difesa aerea. Tuttavia, senza la gara in Bahrein, sarebbe stato praticamente impossibile spedire l’attrezzatura in Arabia Saudita in tempo. Gli ostacoli logistici sono considerati enormi. Qualora la doppia cancellazione venisse confermata – come ora prevede Sky Sports Germania – non ci sarà alcuna sostituzione. La MotoGp invece starebbe valutando di sostituire il Gp del Qatar con l’Argentina – Termas de Rio Hondo – che è uscita dal calendario per problemi economici. L'articolo Guerra in Iran, Formula 1: “Cancellati i gran premi del Bahrein e dell’Arabia Saudita” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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