La città di Rovigo omaggia la sua mascotte: il gatto Rossini. Lo scorso 14
febbraio, il micio dal pelo rosso e gli occhi verdi è morto dopo essere stato
investito da un’auto in via Celio. Gli abitanti di Rovigo hanno voluto
commemorare il simbolo della città con un monumento. Come riportato da Il
Corriere della Sera, sulle scale del municipio sorgerà una statua a lui
dedicata. Rossini era il gatto di tutti. Le persone hanno raccontato che per
anni hanno accarezzato quel micio arrivato in Italia nel 2013 dalla Bosnia.
All’epoca una volontaria lo salvò dalle macerie di una casa distrutta e lo portò
con sé. Il gatto fu adottato poi da Valentina Pasotto, un’altra volontaria che
si occupa di curare i gatti con disabilità. La donna ha raccontato: “Lo curai e
decisi di tenerlo con me, ma la vita domestica gli stava stretta. Non riusciva a
convivere con gli altri gatti, dunque decisi di darlo al mio ex compagno, che
aveva un bel giardino proprio in via Celio. Ma anche lì Rossini dimostrò
intolleranza verso le quattro mura. Ogni giorno scappava, andava a trovare i
negozianti della città e chiamavano me per andare a riprenderlo”.
L’avvocata Elena Perini ha ricordato così il micio: “Rovigo perde una parte di
sé. Grazie delle infinite ore insieme in tribunale, dove tu mi guardavi
sornione”. Rossini era un’anima ribelle, come raccontato dalle persone che lo
hanno visto passeggiare tra le forze dell’ordine in piazza o camminare al fianco
della sindaca Valeria Cittadin. Sui social, la prima cittadina ha ricordato così
il micio: “Rovigo perde un pezzo del suo cuore, compagno silenzioso delle nostre
giornate, presenza discreta ma capace di unire un’intera comunità”. E ancora:
“Sei stato molto più di una mascotte: sei stato un simbolo di affetto, di
semplicità, di quella dolcezza che rende speciale la nostra città. Oggi Rovigo
ti saluta con gratitudine e commozione. La tua assenza lascia un vuoto, ma il
ricordo resterà vivo nelle piazze, tra le nostre vie e nei cuori di tutti noi”.
Rossini aveva anche una pagina Facebook – con quasi 20 mila followers – dove le
persone hanno scritto post di cordoglio in sua memoria. La giunta comunale ha
deciso di rendere onore al micio più amato ed emblematico di Rovigo,
dedicandogli una statua.
LA MORTE DI ROSSINI
Rossini è morto prima delle 8:00 di sabato 14 febbraio. Il micio è stato
investito e ucciso da un’auto all’angolo della Farmacia Tre Mori, in via Celio.
Dopo la sua morte non sono mancate le polemiche. Alcune persone hanno chiesto
giustizia, altre hanno messo alla gogna l’automobilista che l’ha investito. La
polizia ha chiarito che si è trattato di una tragica fatalità. Il conducente,
infatti, si è fermato subito e ha chiamato i soccorsi.
L'articolo Una statua per il gatto Rossini: il tributo della città di Rovigo al
micio-star morto investito nella notte di San Valentino proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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Addio Rossini. Il celebre gatto dal manto arancione considerato la mascotte
della città, è stato investito e ucciso da un’auto. L’incidente è avvenuto poco
prima delle 8 di questa mattina, 14 febbraio, giorno di San Valentino,
all’angolo della Farmacia Tre Mori, in via Celio, e oggi tutta la città ha detto
addio ad un animale che per oltre un decennio è stato parte integrante del
paesaggio urbano e della vita sociale del capoluogo polesano.
LA STORIA DEL “SINDACO FELINO”
Arrivato in Italia dalla Bosnia nel 2013, quando aveva circa un anno, Rossini si
era guadagnato sul campo i gradi di “sindaco felino”. Spirito libero e
indipendente, aveva scelto le vie del centro storico come suo regno personale.
Non aveva padroni nel senso stretto del termine, ma apparteneva all’intera
cittadinanza: frequentava quotidianamente il mercato, si accomodava sui
plateatici dei bar, entrava nei negozi e presenziava persino negli uffici
comunali e nelle sedi istituzionali, dove veniva accolto e fotografato come
un’autorità. La sua popolarità aveva varcato i confini provinciali grazie ai
social network, dove migliaia di follower seguivano le sue avventure quotidiane,
trasformandolo in un fenomeno mediatico finito più volte anche in televisione.
LE DISAVVENTURE E IL LEGAME CON ROVIGO
La sua vita vagabonda era stata costellata da episodi rocamboleschi che ne
avevano accresciuto la fama. In diverse occasioni si era reso necessario
l’intervento dei Vigili del Fuoco per recuperarlo da tetti di chiese o edifici
in cui era rimasto intrappolato. Celebre fu l’episodio in cui, dopo essersi
intrufolato nel furgone di un corriere, finì involontariamente in Toscana prima
di essere riportato a casa. Ogni sua assenza prolungata scatenava appelli
preoccupati sui social, seguiti dal sollievo collettivo al suo ritorno.
IL CORDOGLIO DELLE ISTITUZIONI
La notizia della morte si è diffusa rapidamente tra residenti e commercianti e,
già nelle prime ore della mattinata, diversi cittadini si sono fermati sul luogo
dell’investimento per un saluto silenzioso. A farsi interprete del sentimento
della città è stata la sindaca Valeria Cittadin, che ha affidato ai social un
messaggio istituzionale di cordoglio: “Rovigo perde un pezzo del suo cuore,
compagno silenzioso delle nostre giornate, presenza discreta ma capace di unire
un’intera comunità”, ha dichiarato la prima cittadina. “Sei stato molto più di
una mascotte: sei stato un simbolo di affetto, di semplicità, di quella dolcezza
che rende speciale la nostra città. Oggi Rovigo ti saluta con gratitudine e
commozione. La tua assenza lascia un vuoto, ma il ricordo resterà vivo nelle
piazze, tra le nostre vie e nei cuori di tutti noi”.
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pieno centro a Rovigo nel giorno di San Valentino proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Un funerale celebrato “in forma ridotta” perché la famiglia ha scelto di
conservare in casa l’urna cineraria. È il caso che sta facendo discutere
Lendinara, in provincia di Rovigo, dopo la segnalazione di un figlio che ha
raccontato al Messaggero la propria amarezza per le esequie della madre,
definite “frettolose e poco rispettose”. Secondo il racconto, durante l’incontro
preparatorio il parroco avrebbe spiegato che, in caso di cremazione con ceneri
non tumulate in cimitero, sarebbe stata celebrata solo la liturgia della parola.
Il sacerdote avrebbe citato un documento vescovile, sostenendo che la scelta di
tenere l’urna in casa “privatizza la morte” e impedisce alla comunità di portare
un fiore in un luogo ritenuto sacro. “Ho provato a spiegare che le ceneri sono a
casa per un motivo affettivo e che chiunque può venire a rendere omaggio –
riferisce il figlio – ma non è servito”.
Il disagio, però, non si sarebbe fermato alle modalità liturgiche: “Siamo
rimasti quasi dieci minuti ad aspettare il parroco all’ingresso della chiesa –
racconta ancora – poi ha iniziato con un richiamo fuori luogo: ‘Sputate le
chewing gum, togliete i cappelli, spegnete i cellulari’. La cerimonia è stata
rapidissima, senza spiegazioni ai presenti sulle parti mancanti”. L’uomo lamenta
anche richieste di offerte “insistenti e indecorose”, tanto che alcuni
partecipanti avrebbero deciso di non contribuire. A portare parole di conforto
sarebbe stato un sacerdote di un paese vicino, amico di famiglia, chiamato a
concelebrare. “Ci sentiamo offesi – conclude – davvero nel 2026 una persona non
può avere un funerale completo solo perché viene cremata e non sepolta in
cimitero?”.
Secca la replica del parroco, sempre al Messaggero: “La liturgia è stata
celebrata come previsto e concordato”, afferma, spiegando che la prassi seguita
è quella indicata dall’Istruzione Ad resurgendum cum Christo della Congregazione
per la Dottrina della Fede. “Quando ho illustrato queste modalità, i familiari
non hanno sollevato obiezioni né chiesto chiarimenti. La struttura del rito è
stata rispettata, con canti scelti insieme e omelia affidata al concelebrante,
come richiesto”. E aggiunge: “I social non sono il luogo adatto per affrontare
questi problemi. Sarebbe stato meglio parlarne di persona”.
L'articolo “Il prete ci ha punito durante il funerale perché abbiamo scelto di
tenere le ceneri di mamma in casa”: la rabbia del figlio e la replica del
parroco proviene da Il Fatto Quotidiano.
I Vigili del fuoco di Rovigo hanno ritrovato il cadavere del 26enne scomparso
lunedì sera ad Adria, in provincia di Rovigo. Il giovane era andato a pescare in
località Passetto e aveva parcheggiato la sua auto vicino alla chiesa della
frazione.
Di lui non si erano più avute notizie: le operazioni di ricerca erano scattate
intorno alle 2 di notte e i carabinieri avevano trovato l’attrezzatura da pesca
sotto un ponte nei pressi del fiume Adigetto. Mezz’ora dopo erano intervenuti
anche i sommozzatori del nucleo di Venezia, affiancati dai vigili del fuoco del
Comune.
Il ritrovamento del corpo è avvenuto intorno alle 16 grazie all’impiego
dell’ecoscandaglio, strumento nautico a ultrasuoni: il corpo del ragazzo era sul
fondo del canale, a pochi passi dalla sponda del fiume verso Cavarzere. A
recuperare la salma ci hanno pensato i sommozzatori del nucleo regionale dei
Vigili del Fuoco. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, la Polizia di Stato
e la Polizia locale.
Foto d’archivio
L'articolo Ritrovato senza vita il 26enne scomparso in provincia di Rovigo: il
corpo sul fondo del fiume Adigetto proviene da Il Fatto Quotidiano.
È rimasto schiacciato dal muletto mentre operava all’interno di un’azienda che
lavora materiale plastico. È morto così un operaio di 47 anni a Sant’Apollinare,
in provincia di Rovigo. Si tratta dell’ennesimo incidente mortale sul lavoro.
Sul posto, in via Martiri Belfiore, è intervenuta intorno alle 16.30 la squadra
dei Vigili del fuoco di Rovigo con l’ausilio dell’Autogru. Nonostante i soccorsi
degli operatori del 118 , però, per il 47enne non c’è stato nulla da fare. Gli
ispettori dello Spisal e i Carabinieri stanno svolgendo gli accertamenti per
chiare le cause dell’incidente.
L'articolo Incidente sul lavoro nel Rodigino: operaio 47enne muore schiacciato
dal muletto proviene da Il Fatto Quotidiano.