Per molti anni Daryl Hannah ha scelto il silenzio. Non ha mai commentato
pubblicamente la sua relazione con John F. Kennedy Jr., non ha mai risposto ai
pettegolezzi, alle ricostruzioni romanzate o ai titoli sensazionalistici che per
decenni hanno accompagnato quella storia. Oggi però, a 65 anni, l’attrice rompe
quella regola che si era imposta. E lo fa con un lungo intervento pubblicato
sulle pagine del New York Times, un testo duro, personale, che è insieme una
smentita e una riflessione sul modo in cui l’intrattenimento contemporaneo può
deformare la vita reale.
Il punto di partenza è un ricordo lontano, un consiglio ricevuto molti anni fa
da una delle donne più osservate del Novecento: “Jacqueline Onassis una volta mi
diede un saggio consiglio: mi disse che, sebbene i tabloid, le riviste e i
giornali vendessero spesso bugie ridicole, il giorno dopo non erano altro che
carta da gabbia per uccelli”, scrive Hannah. “All’epoca quelle parole mi diedero
grande conforto. Ma oggi non sono più vere. Nell’era digitale le notizie non
scompaiono. Le bugie restano online per sempre. Vengono archiviate, trasformate
in meme e riproposte all’infinito. Una rappresentazione drammatizzata può
diventare, per milioni di spettatori, la versione definitiva della vita di una
persona reale”.
È da questa constatazione che nasce la decisione di intervenire pubblicamente.
Il bersaglio delle sue critiche è Love Story, la nuova serie ideata da Ryan
Murphy per Hulu e Disney+, che nelle prime nove puntate ricostruisce la storia
d’amore tra John F. Kennedy Jr. e Carolyn Bessette. Il progetto dovrebbe
diventare una vera e propria antologia televisiva sulle coppie celebri — con
future stagioni dedicate, secondo le anticipazioni, a Elizabeth Taylor e Richard
Burton o a Madonna e Sean Penn — ma per Hannah la prima stagione rappresenta un
caso emblematico di come la fiction possa trasformarsi in un racconto
fuorviante.
Attrice diventata celebre negli anni Ottanta grazie a film come Splash – Una
sirena a Manhattan accanto a Tom Hanks e protagonista di cult come Blade Runner
e Kill Bill, Hannah ebbe effettivamente una relazione con l’erede della dinastia
Kennedy prima del matrimonio di lui con Carolyn Bessette. Di quella storia non
ha mai parlato pubblicamente. La serie, però, l’ha convinta a cambiare idea:“In
genere ho scelto di non rispondere”, scrive. “Da tempo penso che reagire alle
distorsioni spesso non faccia altro che amplificarle. Tuttavia una recente serie
televisiva che sfrutta la tragedia di John F. Kennedy Jr. e Carolyn Bessette
presenta un personaggio che usa il mio nome e che viene descritto come me”. Il
problema, spiega, non è solo la presenza di un personaggio ispirato a lei. È il
modo in cui viene rappresentato. Nella serie la figura di “Daryl Hannah” viene
dipinta come irritante, egocentrica, lamentosa e manipolatrice. Un ritratto che
l’attrice considera non solo falso ma funzionale a un meccanismo narrativo ben
preciso. “La scelta di ritrarmi in questo modo non è stata casuale”, scrive.
“Una buona narrazione richiede spesso un’antagonista”.
Hannah collega questa scelta a una dinamica più ampia che riguarda la
rappresentazione femminile nella cultura popolare. “La cultura popolare esalta
alcune donne ritraendone altre come rivali cattive”, osserva. “Ma non è forse
misoginia da manuale demolire una donna per esaltarne un’altra?”. Le sue parole
si inseriscono in una polemica già sollevata anche dalla famiglia Kennedy.
Mentre Caroline Kennedy, sorella di John Jr., è rimasta in silenzio — segnata
dall’ennesimo lutto familiare dopo la morte della figlia Tatiana a 36 anni — il
nipote Jack Schlossberg ha criticato pubblicamente la serie definendola uno
“spettacolo grottesco” che sfrutta per intrattenimento la vita privata e la
tragica morte dello zio, morto nel 1999 in un incidente aereo al largo di
Martha’s Vineyard.
Nel suo intervento Hannah entra anche nel merito delle singole accuse o
insinuazioni che la serie suggerirebbe: “Il personaggio di ‘Daryl Hannah’
descritto nella serie non è nemmeno lontanamente accurato rispetto alla mia
vita, al mio comportamento o al mio rapporto con John”, scrive. “Le azioni e i
comportamenti che mi vengono attribuiti sono falsi”. L’attrice passa poi a
elencare una serie di smentite precise: “Non ho mai fatto uso di cocaina in vita
mia né ho mai organizzato feste a base di cocaina. Non ho mai fatto pressione su
nessuno per sposarlo. Non ho mai profanato alcun cimelio di famiglia né ho mai
violato la privacy di nessuno. Non ho mai diffuso notizie alla stampa. Non ho
mai paragonato la morte di Jacqueline Onassis a quella di un cane”.
Il punto, però, non è solo ristabilire la verità dei fatti. Hannah racconta
anche le conseguenze molto concrete che la serie ha avuto sulla sua vita: “Trovo
sconcertante dovermi difendere da una serie televisiva”, scrive. “Non si tratta
di abbellimenti creativi della personalità. Sono affermazioni sul comportamento,
e sono false”. Dopo la messa in onda, spiega, ha ricevuto messaggi ostili e
persino minacce da spettatori convinti che la rappresentazione fosse veritiera.
“Quando l’intrattenimento prende in prestito il nome di una persona reale, può
avere un impatto permanente sulla sua reputazione”. Come attrice di lungo corso
Hannah sa bene che la vita pubblica comporta anche interpretazioni distorte. Fa
parte del “gioco”, ammette. Proprio per questo negli anni ha scelto di non
reagire quasi mai. Ha preferito lavorare e mantenere la sua vita privata lontana
dai riflettori. “Ma a quanto pare la mia discrezione mi rende un bersaglio”,
scrive con amarezza.
Negli ultimi anni Hannah ha dedicato gran parte del suo tempo ad attività
filantropiche e ambientali: documentari sulla difesa dell’ecosistema, programmi
di terapia assistita con animali per anziani affetti da Alzheimer e demenza,
iniziative di sensibilizzazione ecologica. Difendere la propria reputazione,
spiega, non ha nulla a che fare con l’ego ferito. È una necessità professionale:
“Come in qualsiasi carriera, per fare bene il proprio lavoro è necessaria una
reputazione intatta. È per questo che ho deciso di difendere me stessa ora”.
Nel finale dell’articolo l’attrice si concede anche un’ultima stoccata ai
cosiddetti “bene informati” che per anni hanno raccontato la sua storia: “La
maggior parte — se non tutti — coloro che affermano di avere una conoscenza
approfondita delle nostre vite personali sono sensazionalisti egoisti che
trafficano in pettegolezzi, insinuazioni e speculazioni”. Poi il tono si fa più
morbido, quasi meditativo. Coerente con l’immagine che Hannah ha costruito negli
ultimi decenni lontano da Hollywood e vicino all’impegno civile. “Che l’amore e
la verità possano prevalere”, conclude.
L'articolo “Love story piena di falsità. Io dipinta come una rivale cattiva, le
bugie restano online per sempre”: Daryl Hannah rompe il silenzio su JFK Jr. e fa
a pezzi la serie di Ryan Murphy proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Divieto assoluto di rivolgere la parola o persino lo sguardo al fondatore Calvin
Klein, ma anche la smentita categorica delle vecchie voci che dipingevano
Carolyn Bessette come una donna algida e snob. Sono questi i due fulcri attorno
a cui ruotano le testimonianze dirette delle ex dipendenti del brand, che in
questi giorni di febbraio 2026 stanno utilizzando TikTok per ricostruire
l’esatta atmosfera che si respirava negli uffici minimalisti della maison negli
anni ’90.
A innescare le rivelazioni della Generazione X è stata la messa in onda di Love
Story, la nuova serie FX di Ryan Murphy incentrata sulla storia d’amore tra John
F. Kennedy Jr. e Carolyn Bassette, appunto, morti in un incidente aereo nel 1999
a soli 33 e 37 anni. Confrontando la finzione televisiva con la loro esperienza
reale vissuta sul posto di lavoro, le ex colleghe hanno delineato un quadro
netto, fatto di regole estetiche e comportamentali ferree imposte da Klein, in
netto contrasto con l’inaspettata umanità e gentilezza dimostrata
quotidianamente dalla Bessette.
IL DIVIETO DI CONTATTO E IL “TRUCCO ALLA CAROLYN”
Kara Mendelsohn, che ha lavorato da Calvin Klein a fine anni ’90 (arrivando due
anni dopo le dimissioni di Carolyn Bessette, avvenute per le nozze del 1996), ha
pubblicato dei video diventati virali in pochissimo tempo. “Vi racconto alcune
cose che succedevano quando lavoravo lì e che oggi manderebbero le persone in
coma per quello che potevamo o non potevamo fare”, esordisce Mendelsohn.
L’ossessione per il minimalismo dettava regole ferree sull’aspetto fisico. Le
dipendenti non potevano indossare smalto per le unghie e il trucco doveva essere
quasi invisibile. “Il trucco di tutte sembrava quello di Carolyn”, spiega.
“Avevamo sopracciglia molto sottili… e le persone indossavano un trucco minimo,
davvero minimo. Niente ombretti accesi, niente labbra sgargianti, tutto era
super neutro, e tipicamente i capelli erano raccolti in una coda di cavallo”.
Anche i gioielli non sfuggivano al controllo: “Ti chiedevano di toglierli se
indossavi qualcosa che non fosse super semplice”.
Mendelsohn commenta poi un aneddoto presente nella serie tv Love Story,
riguardante la consegna di diversi mazzi di rose rosse alla Bessette: “Ho riso
quando l’ho visto, perché era un’altra cosa vietata sulle nostre scrivanie”,
precisa l’ex dipendente. “Calvin era molto severo sull’immagine e ogni piano si
apriva su una reception con delle calle sulla scrivania. C’erano sempre fiori
bianchi, ma non ti era permesso avere sulla scrivania fiori che non fossero
bianchi”. La regola più rigida, tuttavia, riguardava le interazioni con il
fondatore della maison: “Non potevi guardarlo, non potevi parlargli, facevi il
tuo lavoro e non intralciavi la strada”, rivela Mendelsohn. “Andare da lui e
conversare era un grandissimo no”.
PARETI RIDIPINTE OGNI GIORNO E SCRIVANIE VUOTE
A confermare il rigore estetico del quartier generale è un’altra ex dipendente
dell’epoca, Tracey Kane, che ha descritto l’ambiente come incontaminato e quasi
chirurgico: “Le pareti erano bianche, bianche, bianche, e c’era una squadra di
imbianchini lì ogni singolo giorno per coprire qualsiasi segno di usura”. Anche
la personalizzazione della postazione di lavoro era bandita. “Non avevamo
oggetti personali sulle nostre scrivanie, come nessuna foto. Se ricevevi dei
fiori in regalo, ci si aspettava che li portassi a casa quella sera stessa. Non
potevi lasciarli sulla scrivania”, ricorda Kane. Tuttavia, l’ex dipendente
ammette che i vantaggi economici compensavano la rigidità dell’ambiente. Lo
staff aveva accesso alle nuove collezioni prima ancora che arrivassero nei
negozi, acquistandole a una frazione del costo. “Potevamo fare ordini con
un’enorme percentuale di sconto rispetto al prezzo all’ingrosso”, racconta.
“Così indossavamo queste collezioni meravigliose… io non avrei mai potuto
permettermi questa linea, ma noi potevamo grazie a queste vendite esclusive”.
LA VERITÀ SU CAROLYN BESSETTE
Tra i racconti emersi spicca quello di Mary Beth Kelley, che ha pubblicato
alcune clip il 17 febbraio 2026 indossando un maglione vintage dei suoi anni da
Calvin Klein. Oltre a ricordare con stupore di aver visto Kate Moss passeggiare
accanto alla sua scrivania, Kelley ha voluto smentire alcune voci sul conto di
Carolyn Bessette, con cui ha condiviso lo stesso piano di lavoro: “Alcune
persone dicono che fosse fredda e distaccata”, chiarisce Kelley. “Non avrebbe
potuto essere più gentile. Era così simpatica, così alla mano. Ti salutava
dicendo: ‘Ciao tesoro, come stai?’. Era sorprendente. Aveva sempre un aspetto
incredibile”. Sulla ricostruzione fatta dallo show Love Story, Kelley ha
confermato che la serie è riuscita a “catturare l’essenza dell’ufficio in modo
impeccabile”.
L’ARCHIVIO CALVIN KLEIN CONQUISTA LA GEN Z
Il fascino per quel rigore anni ’90 si è rapidamente tradotto in un interesse
concreto per la moda dell’epoca. In due video pubblicati il 18 e 19 febbraio
2026 – che hanno superato il milione di visualizzazioni – Ella, la figlia della
Mendelsohn, ha fatto da modella indossando i capi d’archivio salvati dalla
madre: una gonna in pelo di cammello, un dolcevita in cashmere e una borsa
foderata in seta. Pezzi considerati il “Santo Graal” dai minimalisti di oggi,
che dimostrano come l’eredità estetica di Calvin Klein continui a influenzare
fortemente le nuove generazioni, ben oltre i severi corridoi dai muri
immacolati.
L'articolo “Ecco com’era davvero lavorare con Carolyne Bessette da Calvin Klein
negli anni ’90”: le ex dipendenti raccontano su TikTok i retroscena dopo la
serie cult Love Story proviene da Il Fatto Quotidiano.
La Disney minaccia azioni legali e il colosso tecnologico cinese ByteDance si
autocensura. Galeotta fu la app Seedance 2.0, il modello più avanzato di AI
generativa, che ha portato ad una serie di creazioni online contestate da mezzo
mondo del cinema.
Nemmeno una settimana fa era toccato a Tom Cruise e Brad Pitt ritrovarsi senza
saperlo in un video generato con la AI cinese dove avviene una scazzottata tra
loro. Clip diventata virale ma che probabilmente ha scatenato definitivamente
l’ira di altri colossi dell’intrattenimento come Disney. Ad Hollywood è suonato
l’allarme con l’accusa rivolta a ByteDance di aver violato le leggi del
copyright di divi in carne ed ossa come di soggetti dell’animazione.
La Disney ha inviato così una lettera di diffida ai cinesi accusandoli di aver
fornito a Seedance una “libreria pirata” di personaggi protetti da copyright
dello studio, tra cui quelli di Marvel e Star Wars. Gli avvocati della Disney
hanno accusato ByteDance di aver commesso un “furto virtuale” della loro
proprietà intellettuale. ByteDance ha dichiarato alla BBC che l’azienda
“rispetta i diritti di proprietà intellettuale”, ma che comunque stanno
“adottando misure per rafforzare le attuali misure di sicurezza mentre lavoriamo
per impedire l’uso non autorizzato della proprietà intellettuale e delle sue
immagini da parte degli utenti”.
Insomma, una mezza colpevolezza, perfino ammessa. Come scrive il Guardian “come
per altri strumenti di intelligenza artificiale generativa, Seedance può creare
video basati su brevi prompt di testo. Molte delle clip di Seedance sono basate
su attori e spettacoli reali e alcune sono diventate virali dopo il lancio della
sua ultima versione 2.0”.
La BBC ha anche trovato online delle clip che si dice siano state generate da
Seedance e che mostrano i personaggi di Star Wars Anakin Skywalker e Rey che
combattono con le loro spade laser e Spider-Man che combatte contro Capitan
America per le strade di New York. Ricordiamo infine che nel 2025 la Disney ha
stretto un accordo da un miliardo di dollari con il produttore di ChatGPT e
dello strumento di generazione video Sora, OpenAI, che ha consentito alle
piattaforme di accedere a 200 personaggi dei suoi franchise, tra cui Pixar,
Marvel e Star Wars. Anche Paramount Skydance avrebbe anche inviato a Bytedance
una lettera di diffida chiedendo a Seedance di interrompere l’utilizzo dei suoi
contenuti, come ha fatto pure il sindacato degli attori Sag-Aftra ha accusando
Seedance di “palese violazione del copyright”.
L'articolo Personaggi Marvel e Star Wars “rubati”: la diffida di Disney all’AI
cinese Seedance proviene da Il Fatto Quotidiano.
Chi non ha mai sognato un cocker dopo aver visto Lilli e il Vagabondo? O un
cucciolo di dalmata all’uscita de La carica dei 101, quando quelle macchie
bianche e nere invasero le vetrine degli allevamenti? E ancora: chi non ha
desiderato un micio dopo Gli Aristogatti o un acquario tropicale dopo Alla
ricerca di Nemo? Il cinema ha sempre avuto il potere di trasformare gli animali
in oggetti del desiderio. La differenza, oggi, è che la nuova ondata di
emulazione non riguarda un cane o un pesce, ma un serpente. E non uno qualunque:
una specie velenosa. È quanto sta accadendo in Cina dopo il successo di
“Zootropolis 2”, diventato non solo un trionfo al botteghino, ma anche l’innesco
di una tendenza controversa: l’acquisto di veri serpenti velenosi ispirati a
Gary De’Snake, il nuovo personaggio blu del film. A ricostruire il fenomeno è la
Cnn, che racconta come la popolarità del serpente animato abbia spinto numerosi
spettatori – soprattutto giovani – a cercare e acquistare vipere indonesiane,
conosciute anche come “island bamboo pit viper”. Una moda che mette in luce una
linea sempre più sottile tra passione per gli animali esotici, rischio per la
sicurezza e nuove forme di sfruttamento.
“IL FILM HA CAMBIATO LA PERCEZIONE DEI RETTILI”
Tra i primi casi documentati c’è quello di Qi Weihao, 21 anni, originario della
provincia centrale di Jiangxi. Due giorni dopo l’uscita del film, il 26
novembre, Qi ha acquistato una vipera indonesiana pagando 1.850 yuan, circa 223
euro. “Zootropolis 2 aiuta a dare una migliore immagine agli animali rettili:
non sono strani; e Gary è il personaggio più rappresentativo tra loro”, ha
spiegato Qi alla Cnn. “Amo il suo atteggiamento entusiasta e il suo senso di
responsabilità”. Qi racconta di essere appassionato di rettili da tempo, ma
ammette che il film è stato determinante: la rappresentazione “positiva e
adorabile” del serpente, doppiato dall’attore Ke Huy Quan, lo ha convinto a fare
il passo. E avverte: “Se non avete un’esperienza approfondita e attrezzature di
sicurezza per allevare serpenti, per favore non affrettatevi a tenere serpenti
velenosi per un capriccio”.
RICERCHE IN AUMENTO E PREZZI ALLE STELLE
Qi non è un’eccezione. Secondo la Cnn, dopo l’uscita del film le principali
piattaforme di e-commerce cinesi hanno registrato un’impennata delle ricerche e
dei prezzi della vipera indonesiana. Il quotidiano statale The Paper riferisce
che i costi oscillavano da poche centinaia a diverse migliaia di yuan, a seconda
dell’età e della colorazione dell’animale. Il fenomeno si inserisce in un
mercato già in forte espansione. A fine 2024, oltre 17 milioni di cinesi
possedevano animali esotici, per un giro d’affari vicino ai 10 miliardi di yuan,
secondo dati citati dall’agenzia Xinhua. Più del 60% dei proprietari appartiene
alla Generazione Z e, secondo un rapporto del 2025, i serpenti rappresentano
oltre il 50% dei rettili tenuti come animali domestici. Una parte degli animali
è allevata in cattività e venduta in negozi fisici, ma una quota significativa
passa attraverso canali online, con spedizioni dirette ai compratori.
LEGALE NON SIGNIFICA SICURO
In Cina la spedizione di “animali vivi” o di “oggetti pericolosi come le
tossine” è vietata, ma l’allevamento della vipera indonesiana non è illegale.
Una zona grigia che ha attirato l’attenzione delle autorità e dei media. La
stampa statale ha preso posizione. The Beijing News ha scritto che “nel film, il
serpente blu è dotato di tratti umani affettuosi e coraggiosi, ma il serpente
velenoso reale, la vipera indonesiana, è ben lontano dall’essere un ‘giocattolo
alla moda’ innocuo”. E ancora: “Se un serpente velenoso fugge o attacca, mette
in pericolo non solo il proprietario e la sua famiglia, ma può trasformarsi in
un incidente di sicurezza pubblica”. La vipera del bambù è velenosa: il morso
raramente è mortale per l’uomo, ma provoca dolore intenso, gonfiore e danni ai
tessuti e richiede cure mediche urgenti. È un serpente arboricolo, notturno e in
genere non aggressivo, ma colpisce rapidamente se si sente minacciato. Il suo
veleno emotossico è particolarmente potente sulle piccole prede. Dopo una
verifica della Cnn, la vipera blu risultava non più in vendita su piattaforme
come Douyin, Xiaohongshu e Xianyu. Restavano inserzioni su JD, il maggiore
rivenditore online cinese. In seguito alla segnalazione, anche questi annunci
sono stati rimossi. Un portavoce di JD ha dichiarato: “Proibiamo rigorosamente
la vendita di animali velenosi sulla nostra piattaforma e, una volta
identificati, gli articoli vengono rimossi immediatamente”.
IL PESO DEL SUCCESSO CINEMATOGRAFICO
Il contesto aiuta a capire la portata del fenomeno. “Zootropolis 2” è diventato
il film d’animazione straniero con il maggiore incasso di sempre in Cina,
superando i 3,55 miliardi di yuan (circa 429 milioni di dollari), migliorando un
record che apparteneva già al primo capitolo del 2016. A livello globale, il
film ha superato il miliardo di dollari di incassi, secondo Box Office Mojo. Nel
sequel, Gary De’Snake cerca di riscattare la reputazione della sua famiglia e
dei rettili in generale, affiancando Judy Hopps e Nick Wilde. Un arco narrativo
che, secondo molti osservatori, ha contribuito a rendere il serpente una figura
empatica e positiva. Qi lo dice apertamente: “I proprietari di rettili come me
hanno affrontato a lungo pregiudizi in Cina, spesso considerati persone con un
‘gusto strano per creature inquietanti’”. E aggiunge di sperare che Gary possa
cambiare questa percezione.
L'articolo “Nel film è affettuoso e coraggioso, ma nella realtà è tutto tranne
che un innocuo giocattolo”: scatta l’allarme per il boom di acquisti di serpenti
velenosi dopo Zootropolis 2 proviene da Il Fatto Quotidiano.
Colpo di scena dall’America. Walt Disney Company ha annunciato un investimento
massiccio da 1 miliardo di dollari in OpenAI, sancendo una partnership che
porterà icone come Paperino, Topolino, Cenerentola, Biancaneve e Luke Skywalker
all’interno di Sora, il potente generatore di video dell’azienda guidata da Sam
Altman.
L’intesa, resa nota giovedì 11 dicembre, rende così Disney il primo grande
partner a licenziare ufficialmente i propri contenuti per Sora. L’accordo ha una
durata triennale e apre scenari inediti per i fan: sarà possibile creare e
condividere brevi video basati su oltre 200 personaggi tratti dagli universi
Disney, Pixar, Marvel e Star Wars, utilizzando semplici prompt di testo.
“Questo accordo dimostra come le aziende di IA e i leader creativi possano
collaborare in modo responsabile per promuovere l’innovazione a beneficio della
società”, ha commentato Sam Altman, CEO di OpenAI. Bob Iger, CEO di Disney, ha
aggiunto che l’intesa “amplierà la portata della nostra narrazione attraverso
l’IA generativa, rispettando e proteggendo al contempo i creatori e le loro
opere“.
La collaborazione tra Disney e OpenAI va oltre il campo dell’intrattenimento
degli utenti, assumendo una valenza strategica significativa. Il colosso
dell’intrattenimento diventerà infatti un “cliente chiave” dell’azienda di
intelligenza artificiale, implementando le sue tecnologie nello sviluppo di
nuovi prodotti e rendendo ChatGPT disponibile ai propri dipendenti.
L’accordo giunge in una fase critica: se da una parte l’impressionante capacità
di Sora di produrre filmati di straordinario realismo suscita meraviglia,
dall’altra si intensificano le preoccupazioni riguardo alla proliferazione di
“AI slop” (contenuti di bassa qualità generati in massa), alla diffusione di
deepfake e alle potenziali violazioni del diritto d’autore.
L'articolo Walt Disney Company investe un miliardo di dollari in OpenAI:
Paperino, Topolino, Cenerentola, Biancaneve e Luke Skywalker sbarcheranno su
Sora proviene da Il Fatto Quotidiano.
La crociera da sogno della Disney si è trasformata in un incubo per un uomo di
73 anni. La vicenda ha coinvolto un passeggero originario di Moonee Ponds salito
sulla Disney Wonder, diretta a Auckland, a Melbourne, ma che non è riuscito ad
arrivare a destinazione. Intorno alle 4.30 dello scorso sabato, infatti, sarebbe
stato scaraventato in mare e da quel momento nessuno ha più registrato sue
tracce. Subito dopo, la nave ha interrotto la rotta originaria e ha effettuato
un’inversione per avviare le ricerche.
Secondo quanto riferito dai passeggeri, il cambio di direzione è stato notato
verso mezzogiorno. L’equipaggio avrebbe trascorso circa cinque ore a
scandagliare l’area, utilizzando anche telecamere termiche. Le ricerche non
hanno portato risultati. Un passeggero, Mitch Talbot, ha raccontato a 7News: “Il
capitano è intervenuto e ha detto di aver invertito la rotta perché c’era
qualcuno, un passeggero, caduto fuori bordo, ma che non erano riusciti a
trovarlo”. Talbot ha aggiunto: “L’atmosfera è stata un p0′ cupa e inquietante
per tutta la giornata, anche i membri dell’equipaggio sembravano scioccati“.
La Disney Wonder proseguirà comunque il viaggio verso Auckland, con arrivo
previsto un giorno più tardi, il 26 novembre, rispetto alla tabella originaria.
L’itinerario iniziale era un viaggio di cinque giorni, uno degli ultimi
programmati da Disney in Australia. La nave può accogliere fino a 1.750
passeggeri distribuiti su 11 ponti. Nel contesto della programmazione globale,
Disney Cruise Line aveva annunciato all’inizio del 2024 che non avrebbe previsto
crociere con partenza dall’Australia per la stagione 2026-27. L’ultimo viaggio
Disney nella regione australiana è previsto per il 30 gennaio 2026, con partenza
da Sydney. La scomparsa del passeggero si inserisce quindi in uno degli ultimi
itinerari locali previsti prima della sospensione delle operazioni nella zona da
parte della compagnia.
L'articolo Uomo scaraventato in mare durante un viaggio in crociera: “Non ci
sono più tracce di lui”. Scattano le indagini proviene da Il Fatto Quotidiano.