Il processo Ambiente svenduto riparte da Potenza. Il giudice per l’udienza
preliminare Francesco Valente ha disposto il rinvio a giudizio di 21 imputati —
18 persone fisiche e tre società — nell’inchiesta sul ipotizzato disastro
ambientale prodotto dall’ex Ilva di Taranto tra il 1995 e il 2012, durante la
gestione della famiglia Riva. La prima udienza è stata fissata per il prossimo
21 aprile.
Il gup ha accolto integralmente le richieste avanzate dal procuratore facente
funzioni di Potenza, Maurizio Cardea, e dal sostituto Vincenzo Montemurro. Tra
gli imputati figurano Nicola e Fabio Riva, ex proprietari del siderurgico,
numerosi dirigenti e consulenti dell’epoca, oltre all’ex presidente della
Regione Puglia Nichi Vendola, chiamato a rispondere dell’accusa di concussione
per presunte pressioni esercitate sui vertici di Arpa Puglia in relazione alle
attività di controllo dello stabilimento, accuse da lui sempre respinte.
Il processo bis è stato trasferito da Taranto a Potenza per competenza
territoriale, dopo che nel settembre 2024 la Corte d’assise d’appello di
Taranto, sezione distaccata di Lecce, ha annullato la sentenza di primo grado
emessa il 31 maggio 2021. In quella occasione erano state inflitte 26 condanne,
ma la decisione è stata cancellata per un vizio procedurale: tra le numerose
parti civili figuravano anche due giudici onorari come scritto dal
FattoQuotidiano subito dopo la lettura del verdetto.
Un anno fa causa prescrizione azzerò il “livello politico”. La lunghezza del
processo, il successivo annullamento e il conseguente spostamento a Potenza ha
definitivamente dimezzato il procedimento. La procura lucana – un annoi fa – ha
infatti chiesto e ottenuto l’archiviazione per prescrizione della metà degli
imputati, che scendono da 47 a 23. Per questi ultimi, i pubblici ministeri hanno
chiesto il rinvio a giudizio.
Di questi 21 andranno a processo, mentre per due è stato disposto il non luogo a
procedere per morte del reo. Restano invariate le contestazioni, la più grave
delle quali è l’associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale,
all’avvelenamento di sostanze alimentari e all’omissione dolosa di cautele sui
luoghi di lavoro. Alcuni capi area e capi reparto devono inoltre rispondere di
cooperazione in omicidio colposo in relazione agli incidenti sul lavoro costati
la vita agli operai Claudio Marsella e Francesco Zaccaria.
Tra i rinviati a giudizio anche l’ex direttore dello stabilimento di Taranto
Luigi Capogrosso, l’avvocato Francesco Perli, alcuni fiduciari della proprietà e
un ex consulente della Procura, accusato di aver redatto una perizia compiacente
in cambio di denaro. È stato invece prosciolto Bruno Ferrante, chiamato alla
guida dell’azienda nell’estate del 2012, quando la crisi giudiziaria era già
esplosa.
Nel procedimento sono coinvolte anche Ilva Spa, Riva Forni Elettrici e la
holding del gruppo, chiamate a rispondere per la responsabilità amministrativa
degli enti. Il gup ha inoltre disposto un sequestro conservativo di beni per 675
mila euro, da eseguire sul conto corrente intestato a Nicola Riva, ritenuto
necessario a tutela di eventuali risarcimenti futuri in favore delle parti
civili.
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Vendola. Il gup dispone sequestro preventivo per 675mila euro proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Tag - Nichi Vendola
Era stata una candidatura sbandierata, difesa a oltranza, anche a rischio di
strappare e far saltare ciò che era considerato cosa ovvia, il nome di Antonio
Decaro come aspirante governatore. Si è trasformata nella caporetto di Alleanza
Verdi Sinistra e nel tramonto politico definitivo dell’uomo che in Regione
Puglia ha aperto la stagione cavalcata poi da Michele Emiliano e ora dall’ex
sindaco di Bari. Il partito di Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, altri due
figli dell’entusiasmo e dei temi di quel tempo, è fuori dal Consiglio regionale
e resta a casa Nichi Vendola. La “Primavera pugliese” ha subito numerose
metamorfosi ma continua nella sua sostanza, invece per l’uomo che la fece
sbocciare è arrivato il grande inverno. Una gelata, un flop, chiamatelo come
volete. Triste, solitario y final.
AVS SOTTO LA SOGLIA DI SBARRAMENTO
L’elezione che doveva consacrare il suo ritorno dopo l’addio alla scena politica
e il grande imbarazzo – mai dimenticato da molti – legato alle intercettazioni
sull’Ilva svelate dal Fatto (La Corte di Cassazione ha confermato in estate che
non fu diffamazione) si è trasformato nel ballo d’addio. Avs è rimasta fuori dal
Consiglio nonostante la decisione di candidare Vendola in tre circoscrizioni
(Bari, Brindisi e Lecce) nella speranza di trainare la lista. La sinistra ha
invece raccolto 54.358 preferenze, il 4,09% degli 831.315 voti espressi per i
partiti. Ma la legge elettorale pugliese prevede che ai fini dello sbarramento
le percentuali si calcolino sui voti espressi ai candidati presidenti. E Decaro
ne ha presi ben 919.665, così Avs è scivolata sotto il 4 per cento.
NESSUN “EFFETTO VENDOLA”: MENO DI 10MILA VOTI
Addio seggi e niente “effetto Vendola”. In 9.698 hanno scritto il nome dell’ex
presidente sulla scheda, un risultato tutt’altro che eccezionale se paragonato
ai recordman di preferenze e alla sua presenza in più collegi (due terzi sono
arrivati nel Barese). E pensare che Fratoianni, la cui culla politica è stata la
giunta Vendola dove fu assessore, e Bonelli, che negli anni ha impostato le sue
battaglie sulla “e” di Sel che stava per ecologia, si erano letteralmente
imputati sulla candidatura difendendola dall’aut-aut di Decaro che aveva
minacciato di rimanere a Bruxelles se si fossero presentati lui e Michele
Emiliano.
IL GRADIMENTO PERSONALE DI DECARO AFFONDA AVS
Alla fine, lo strappo era stato formalmente ricucito. Ma Decaro si era coperto
“a sinistra” nelle sue liste. Il resto lo hanno fatto il gradimento personale
del neo-governatore, capace di convogliare 88mila voti sul solo presidente, e la
legge elettorale pugliese che prevede di calcolare le percentuali su quel monte
di preferenze. Un sistema nato proprio quando Vendola governava. La
ciliegina-beffa sull’epitaffio politico del vendolismo.
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il successo di Decaro ha svuotato Avs proviene da Il Fatto Quotidiano.