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Ex Ilva, proposta vincolante di Jindal ma senza dettagli sull’occupazione. Usb: “Con Flacks una gara a chi lascia a casa più lavoratori”
La partita per l’ex Ilva si riapre con la proposta “vincolante” presentata da Jindal. Ma tra documenti incompleti, nodi finanziari irrisolti e forti dubbi sull’impatto occupazionale, il confronto tra i pretendenti appare ancora lontano da un esito definito. Il gruppo indiano ha inviato ai commissari l’offerta in anticipo rispetto alla scadenza fissata per lunedì. Tuttavia, secondo diverse fonti, la proposta è solo un avanzamento della manifestazione di interesse già presentata dieci giorni fa, con cui gli indiani erano tornati sui propri passi dopo aver abbandonato la gara circa sei mesi fa, e non contiene ancora tutti gli elementi necessari per una valutazione compiuta. Sia sul piano finanziario sia sul fronte occupazionale. Jindal, per cui l’impianto italiano sarebbe un presidio europeo dopo che sembra essersi impantanato il progetto di rilevare gli impianti ThyssenKrupp in Germania, indica un obiettivo di 6 milioni di tonnellate annue di acciaio “verde” entro il 2030, con una fase transitoria sostenuta da due altoforni e una produzione intermedia intorno ai 4 milioni di tonnellate. A regime, il modello prevederebbe un forno elettrico a Taranto e due forni elettrici affiancati da impianti Dri in Oman. Un assetto che solleva interrogativi non solo sulla tempistica della decarbonizzazione, ma anche sulla reale centralità degli impianti italiani rispetto alla filiera internazionale del gruppo. La proposta recepisce inoltre la richiesta del ministero delle Imprese di liberare le aree non più funzionali alla siderurgia, aprendo a nuovi insediamenti produttivi. Ma anche su questo fronte restano da chiarire tempi, modalità e ricadute occupazionali. Intanto il fondo americano Flacks Group dopo tre mesi di trattativa in esclusiva conferma il proprio impegno per l’acquisizione del siderurgico e chiede un confronto diretto con i commissari sottolineando che “la qualità complessiva e la solidità finanziaria delle proposte rappresentano elementi chiave nella valutazione del dossier” e “particolare attenzione viene riservata alla reale capacità di sostenere nel tempo gli ingenti investimenti richiesti, sia sul piano industriale sia su quello ambientale”. L’Unione sindacale di base parla apertamente di “trattative ghigliottina”, denunciando il rischio che la competizione tra gli investitori si traduca in una corsa a ridurre il perimetro occupazionale. “Sembra una gara a chi lascia a terra più lavoratori”, accusano Francesco Rizzo e Sasha Colautti, chiedendo garanzie per tutti i lavoratori, inclusi quelli dell’indotto. La richiesta è di misure straordinarie per gestire gli esuberi e di un cambio di paradigma, fino alla nazionalizzazione dell’azienda come unica soluzione per tenere insieme occupazione e risanamento ambientale. Ora la decisione passa ai commissari, chiamati entro la prossima settimana a tirare le fila di un processo che, più che avvicinarsi alla conclusione, sembra ancora in una fase interlocutoria. L'articolo Ex Ilva, proposta vincolante di Jindal ma senza dettagli sull’occupazione. Usb: “Con Flacks una gara a chi lascia a casa più lavoratori” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Economia
Ilva
Ilva, ora torna in campo Jindal. Urso: “Ha presentato offerta con piano industriale ambizioso”
La partita si riapre o è solo un diversivo? Domanda legittima, visti i corsi e ricorsi di interessamenti, fughe e grandi ritorni legati all’Ilva di Taranto. L’ultimo coup de théâtre è andato in scena al Senato, durante un’informativa del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. Di fronte a un’aula semi-deserta, con appena una trentina di parlamentari presenti, il titolare del Mimit ha annunciato che nella notte i commissari di Acciaierie d’Italia, il gestore del siderurgico in amministrazione straordinaria, hanno ricevuto una manifestazione di interesse da Jindal, il colosso indiano dell’acciaio che sfidò ArcelorMittal per prendersi gli impianti nel 2017. Una notizia “particolarmente rilevante”, l’ha definita Urso visto che si tratta di un “primario operatore su scala globale” e che l’interessamento arriva mentre il governo è costretto a vendere per garantire il funzionamento della fabbrica, attraverso un prestito ponte autorizzato dall’Ue ma vincolato alla cessione. Attualmente l’unica offerta sul piatto è quella di Flacks Group, family office di Michael Flacks con zero esperienze nel settore siderurgico. Una proposta, quella del fondo americano, che presenta diversi punti oscuri e lascia con molti dubbi anche gli stessi commissari. Ora però spunta Jindal, il cui nome era emerso già la scorsa settimana dopo un viaggio in India dello stesso Urso. Il colosso ha offerto un “piano industriale ambizioso, garantendo il processo di piena decarbonizzazione”, ha affermato il ministro precisando che la procedura di gara, a differenza di quanto si fece con Mittal, consente il miglioramento comparativo dell’offerta al fine di meglio garantire l’interesse nazionale e ricorda che i commissari “attendono proprio per la giornata di oggi, tutti i chiarimenti” da Flacks. Con il gruppo statunitense, dal mese di gennaio, il ministro ricorda che è in corso un negoziato diretto e nel decreto che dà ai commissari il mandato di trattare è precisata “l’imprescindibilità di 3 requisiti”. Questi sono “la disponibilità a cedere alcune aree a Taranto e a Genova, non più utilizzate per la produzione siderurgica, al fine di collocarvi progetti di reindustrializzazione che sono già in campo; la presenza nella compagine azionaria dell’offerente di uno o più soggetti industriali del settore siderurgico, al fine di rafforzare il know how dell’acquirente; da ultimo, ma direi in primis, la imprescindibilità dei requisiti di sostenibilità finanziaria dell’operazione nel tempo”. L'articolo Ilva, ora torna in campo Jindal. Urso: “Ha presentato offerta con piano industriale ambizioso” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Economia
Adolfo Urso
Ilva
Acciaio
Ilva, Urso parla al Senato ma l’aula è deserta: solo 30 parlamentari presenti, appena 9 della maggioranza
È una delle vertenze italiane più importanti, non fosse altro perché coinvolge circa 20mila lavoratori tra diretti e indiretti oltre a rappresentare l’industria chiave per intere filiere che vivono di acciaio. Eppure, nonostante il momento critico, in Parlamento sembra non interessare a molti. Anzi, a nessuno o giù di lì. Quando giovedì mattina il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso è arrivato al Senato per la sua informativa su Ilva, l’aula di Palazzo Madama era pressoché deserta. Gli scranni sono rimasti quasi vuoti in ogni area dell’emiciclo. Erano presenti una trentina di parlamentari, appena 9 della maggioranza. Solo due di Fratelli d’Italia, il partito del ministro. A documentare lo scenario è stato il senatore del Pd Filippo Sensi con uno scatto postato sui suoi social: “Giovedì mattina. Non sabato. Informativa del ministro Urso. Su Ilva. Non un nonnulla – ha scritto – Due senatori due di Fratelli d’Italia ad ascoltare il ministro, peraltro del loro partito. Gli altri avranno judo. O c’è il referendum. Non so. Nove senatori della maggioranza in tutto in aula. Sarebbero centoventi”. Come detto, la partecipazione è scarsa anche tra gli scranni dell’opposizione. Dove, oltre a Sensi, sedevano una ventina di senatori, tra i quali Marco Lombardo e Annarita Furlan, rispettivamente di Azione e Italia Viva. Una scena desolante, nonostante a fine agosto dello scorso anno il fronte parlamentare sia stato investito del problema anche dai sindacati con un incontro apposito. E proprio i metalmeccanici si sono fatti sentire: “Il vuoto di questa foto è un danno per i lavoratori ma anche per la democrazia. Noi non ci arrendiamo”, ha scritto sui suoi social il segretario generale della Fiom Michele De Palma rilanciando la foto di Sensi. “La Repubblica fondata sul lavoro? In Senato il ministro Urso parla della più grande vertenza europea: l’ex Ilva. Ne parla dopo due morti in fabbrica. Ne parla mentre tutto sta collassando. Non sono un populista, so che ci sono momenti in cui i parlamentari sono a fare altre cose importanti ma oggi si discuteva di Ilva. La democrazia è svuotata. Tocca ai lavoratori riempirla. Noi non ci fermiamo per la salute, l’occupazione, la decarbonizzazione”, ha continuato De Palma definendo “inaccettabile che tutte le forze politiche lascino i banchi vuoti”. Tra l’altro, l’informativa di Urso arriva in un momento delicatissimo per l’acciaieria, ferma a 2 milioni di tonnellate di acciaio prodotte. Il governo ha urgenza di uscire dalla gestione commissariale decisa da Urso, altrimenti la Commissione Europea non darà l’ok al prestito ponte da 369 milioni di euro. L’iniezione di soldi pubblici è vincolata alla vendita ed è vitale per il funzionamento della fabbrica, che perde oltre 50 milioni di euro al mese e attualmente ha 4.500 persone in cassa integrazione per tentare di limitare i costi di gestione. Proprio nelle scorse ore, come annunciato dal ministro in Aula, ha mostrato interesse verso il dossier il gigante indiano dell’acciaio Jindal. Ora spetterà ai commissari valutare la portata dell’offerta e compararla con quella di Flacks Group, con il quale il governo sta negoziando in esclusiva tra mille dubbi legati alla solidità finanziaria del gruppo e sulla capacità industriale di un gruppo che non ha mai operato nel campo della siderurgia. L'articolo Ilva, Urso parla al Senato ma l’aula è deserta: solo 30 parlamentari presenti, appena 9 della maggioranza proviene da Il Fatto Quotidiano.
Politica
Adolfo Urso
Ilva
Senato
Senatori
Ilva: zero risposte dal governo, avanti con Flacks ma crescono i dubbi. I sindacati: “Ottimismo sfrenato dei commissari”
Un tavolo senza reali novità sulla cessione, l’ennesimo, mentre il potenziale acquirente smentisce sé stesso e le dichiarazioni di un ministro. L’Ilva sta diventando una farsa, ma la situazione è seria perché in ballo ci sono oltre 10mila posti di lavoro e l’indipendenza dalle importazioni delle filiere dell’industria che campano di acciaio. L’incontro tra i ministeri competenti e i sindacati metalmeccanici si è chiuso con un sostanziale “ci aggiorniamo”. I commissari di Acciaierie d’Italia, in amministrazione straordinaria, e i rappresentanti dei lavoratori si vedranno il 13 marzo a Taranto per parlare di sicurezza insieme agli ispettori dell’Inail, dopo due incidenti mortali in meno di due mesi, mentre il governo riconvocherà le parti entro la fine del mese. Nel mezzo, in teoria, dovrebbe avvicinarsi il closing con Michael Flacks, il finanziere inglese che sta negoziando in esclusiva con il governo. Prima nota: ora è chiaro a tutti che l’esecutivo è ancora a caccia di garanzie riguardanti la solidità finanziaria e la capacità di gestire un’acciaieria, settore sconosciuto al suo family office, tanto da aver richiesto esplicitamente un partner industriale. Secondo punto: la trattativa, a differenza di quanto lasciato intendere dal ministro delle Imprese Adolfo Urso, non ha subito alcun rallentamento dopo la sentenza del tribunale di Milano che ha imposto lo spegnimento degli impianti il 24 agosto se non verranno puntualizzate le tempistiche di alcuni interventi dell’Aia. Flacks ha detto in giornata: “Pur rappresentando un’evoluzione imprevista, la decisione non è considerata dal Gruppo un ostacolo al processo in corso, che viene attentamente valutato per adeguare il piano industriale di conseguenza”. Insomma, nessuna richiesta di scudo penale né volontà di rallentare il closing. Un’opzione che – paradossalmente – era stata adombrata dallo stesso Flacks e anche Urso. Restano, invece, chiare e plastiche le ombre sulla capacità di Flacks di gestire e rilanciare lo stabilimento. Il segretario generale della Uilm Rocco Palombella è tornato a chiedere l’intervento diretto dello Stato, come anche l’Usb. “L’unica soluzione possibile è la gestione pubblica degli impianti per arrivare alla decarbonizzare, garantendo la continuità produttiva e la sicurezza. La soluzione non è il fondo”, ha ribadito Michele De Palma, leader della Fiom. Di “testardaggine del governo” parla Ferdinando Uliano della Fim-Cisl: “Abbiamo ribadito che devono iniziare a pensare a un piano B, un piano B dove il governo è la parte trainante dell’assetto proprietario, poi aggregando gli industriali del paese”. E ha poi accusato i commissari di coltivare “un ottimismo, secondo noi, sfrenato” riguardo le capacità del finanziere. L’acciaieria – che ha chiuso il 2025 producendo appena 2 milioni di tonnellate – va avanti a stento, i commissari hanno ribadito che è necessario procedere alla vendita per garantirsi il prestito ponte, autorizzato dall’Unione Europea solo perché finalizzato alla cessione. La triade nominata da Urso ha ribadito che dal loro insediamento è stato speso quasi 1 miliardo di euro per le manutenzioni, ma evidentemente non è bastato. Due operai sono morti in situazioni quasi analoghe tra fine gennaio e gli scorsi giorni: griglie “marce” che hanno ceduto al loro passaggio. E i sindacati territoriali sono tornati a tuonare due giorni fa in una lettera resa nota nelle scorse ore denunciando “grave criticità in materia di sicurezza nel reparto Tfc dell’area ghisa”, già segnalate ai capireparto. “Tuttavia, ad oggi, non risulta effettuata neppure la pulizia delle aree interessate, utile almeno a consentire un controllo visivo adeguato dello stato delle strutture”, denunciano chiedendo “un intervento immediato per la verifica tecnica” di tutte le strutture indicate e per la loro messa in sicurezza. All’interno delle aree segnalate, chiedono inoltre i sindacati, va vietato il transito del personale “fino a quando non sarà accertata con certezza l’assenza di pericoli”. L'articolo Ilva: zero risposte dal governo, avanti con Flacks ma crescono i dubbi. I sindacati: “Ottimismo sfrenato dei commissari” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Lavoro
Adolfo Urso
Ilva
Taranto
Ex Ilva, De Palma: “Serve serietà, basta con le dichiarazioni di Urso. Meloni si occupi del dossier”
“Jindal? Fino all’altro giorno discutevano degli azeri, poi del fondo Flacks. Bisogna avere la serietà dei tavoli istituzionali, non continuare con le dichiarazioni alla stampa. La premier Meloni prenda in mano il dossier”. Ad attaccare è il segretario generale della Fiom Michele De Palma, a margine di una conferenza stampa, sull’incontro tra il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e i vertici di Jindal Steel sull’ex Ilva. “Due infortuni mortali per uno che fa il sindacalista sono una sconfitta. L’intero Paese e il governo dovrebbero sentire quello che è successo come una sconfitta”, ha continuato il segretario generale della Fiom Cgil, dopo l’incidente mortale nella quale ha perso la vita Loris Costantino, operatore di una ditta esterna, precipitato dopo aver fatto “un passo nel vuoto” e aver calpestato una griglia letteralmente marcia, coperta dagli avanzi delle polveri nel reparto Agglomerato dell’acciaieria di Taranto. Circostanze simili a quelle nelle quali, a gennaio, aveva perso la vita Claudio Salamida, 46enne impiegato da oltre 20 anni nello stabilimento, che era deceduto a causa del cedimento di un grigliato sotto ai suoi piedi, in Acciaieria 2. “Gli infortuni non sono frutto del caso – ha sottolineato De Palma – e quindi è del tutto evidente che chi ha delle responsabilità deve togliersi di mezzo. Abbiamo sempre detto che prendere tempo vorrebbe dire perdere tempo e perdere soldi pubblici. Per questo abbiamo detto che si investa e si gestisca il processo di transizione con le lavoratrici e lavoratori”. Riguardo la convocazione dei sindacati a Palazzo Chigi prevista per domani, arrivata dopo settimane di silenzi e la scelta di Fiom, Uilm e Fim di autoconvocarsi, De Palma ha aggiunto: “Siamo stati lasciati soli nel corso di questi mesi, non ci hanno mai ascoltato. Ora andremo a Palazzo Chigi e ci andremo a confrontare con la base di quello che saranno le novità che saranno oggetto di un tavolo istituzionale”. L'articolo Ex Ilva, De Palma: “Serve serietà, basta con le dichiarazioni di Urso. Meloni si occupi del dossier” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Lavoro
Adolfo Urso
Ilva
Fiom
Ex Ilva, 10 indagati per la morte dell’operaio di 36 anni precipitato nello stabilimento di Taranto
Sono dieci le persone indagate per la morte di Loris Costantino, il 36enne operaio della ditta d’appalto Gea Power, precipitato lunedì mattina da oltre dieci metri mentre puliva un nastro trasportatore nella linea E dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto. L’operaio è morto dopo avere calpestato una griglia letteralmente marcia e il piano di calpestio, vetusto, ha ceduto (qui i dettagli). Gli avvisi di garanzia sono stati firmati dal pm Marco Colascilla Narducci, che coordina le indagini dello Spesal e dei carabinieri del Nil per chiarire dinamica e responsabilità dell’incidente. Tra gli indagati per omicidio colposo figurano sei dirigenti e responsabili di Acciaierie d’Italia, tra cui il direttore generale Maurizio Saitta, il direttore dello stabilimento Benedetto Valli, il capo area agglomerato Giovanni Cellamare, il capo reparto Salvatore Sperto e i tecnici Cosimo Pace e Fabio Franciosa. Per la ditta di pulizie Gea Power sono indagati Gabriele Dell’Anna, Fabio Pagliari, Gino Pierri ed Enrico Pozzessere. Saitta e Valli risultavano già indagati – insieme ad altre 15 persone – per omicidio colposo in concorso per il decesso di un altro operario: Claudio Salamida, operaio di 46 anni originario di Alberobello e residente a Putignano, morto il 12 gennaio scorso dopo essere precipitato durante un controllo delle valvole. Il pm ha disposto che l’autopsia sarà eseguita dal medico legale Davide Ferorelli il prossimo 6 marzo, giorno in cui sarà conferito l’incarico. L’esame si svolgerà nell’obitorio dell’ospedale SS. Annunziata di Taranto, dove la salma è custodita, considerato necessario per la partecipazione agli accertamenti irripetibili e per fare piena luce sulle cause della tragedia. Le indagini, coordinate tra Procura, Spesal e carabinieri del Nil, mirano a ricostruire con precisione le responsabilità, verificando eventuali violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro e della vigilanza sugli impianti. L'articolo Ex Ilva, 10 indagati per la morte dell’operaio di 36 anni precipitato nello stabilimento di Taranto proviene da Il Fatto Quotidiano.
Giustizia
Morti sul Lavoro
Ilva
Taranto
Ilva: ecco la grata “marcia” dalla quale è precipitato l’operaio, morto per la caduta
Loris Costantino è precipitato e ha perso la vita dopo aver fatto “un passo nel vuoto”. Ha calpestato una griglia letteralmente marcia, coperta dagli avanzi delle polveri nel reparto Agglomerato dell’ex Ilva di Taranto, e il piano di calpestio, vetusto, ha ceduto inghiottendo la sua vita, terminata dieci metri più in basso per le ferite riportate. C’è una foto, pubblicata da Veraleaks di Luciano Manna, che da anni si batte denunciando l’inquinamento e la scarsa sicurezza dentro l’acciaieria, a dimostrare in quali condizioni vengo mandati a lavorare gli operai in un impianto che in questo momento è nelle mani dello Stato. Costantino, operatore di una ditta esterna, è morto in circostanze simili a quelle nelle quali, a gennaio, ha perso la vita Claudio Salamida, 46enne impiegato da oltre 20 anni nello stabilimento, che è deceduto causa del cedimento di un grigliato sotto ai suoi piedi, in Acciaieria 2. Lunedì mattina è successo di nuovo. La procura di Taranto, quaranta giorni fa, aveva sequestrato solo la zona dell’incidente e lo stesso è stato fatto dopo il decesso di Costantino. Mentre il governo tenta di cedere il siderurgico, la situazione degli impianti sembra peggiorare ulteriormente rasentando un rischio intrinseco di sicurezza a causa della loro età. Nel reparto Agglomerato, spiega Manna ricordando di aver già denunciato anni fa in procura la situazione in quella zona del siderurgico, “si cuoce l’omogeneizzato che poi viene introdotto nell’altoforno e il materiale finissimo perso su questi nastri e rulli viene, nel vero senso della parola, spalato e recuperato dagli operai delle ditte dell’indotto con pale, scopettoni e carriole per essere reintrodotto nel circolo produttivo, specie il materiale finissimo che ha una pezzatura non adatta all’altoforno”. Il 4 marzo Manna tornerà in procura per depositare una nuova denuncia, relativa all’incidente mortale, e agli eventi emissivi di febbraio causati dagli altoforni 2 e 4. L'articolo Ilva: ecco la grata “marcia” dalla quale è precipitato l’operaio, morto per la caduta proviene da Il Fatto Quotidiano.
Lavoro
Morti sul Lavoro
Ilva
Taranto
Ex Ilva, la Spoon River dei “morti di lavoro”: dal 2003 25 vittime in incidenti nello stabilimento di Taranto
Due vittime in un mese e mezzo all’ex Ilva di Taranto con una dinamica che, in attesa dei riscontri delle autorità, appare con evidenti elementi comuni. Ieri Loris Costantino, 36 anni, operaio della ditta di pulizie Gea Power, è precipitato nel vuoto mentre effettuava operazioni di pulizia di un nastro trasportatore nell’area agglomerato, dove si preparano i materiali per la carica dell’altoforno, “a causa del cedimento di un grigliato”. Lo scorso 12 gennaio a perdere la vita a causa del cedimento di un grigliato sotto ai suoi piedi, in Acciaieria 2, è stato Claudio Salamida, 46enne impiegato da oltre 20 anni nello stabilimento. Due tragedie che, unite a quelle avvenute dal 2003, portano negli ultimi 23 anni a un totale di 24 morti dovuti a incidenti sul lavoro all’ex Ilva di Taranto. “Questa tragedia rappresenta lo stato di degrado dello stabilimento. Sono mesi che chiediamo un confronto per la salute la sicurezza, gli investimenti, la messa in sicurezza degli impianti”, denuncia il segretario generale della Fiom-Cgil, Michele De Palma, mentre è in corso lo sciopero di 24 ore (su tre turni) indetto dai sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb dopo aver sottolineato di aver “denunciato più volte la condizione di pericolosità degli impianti e dei luoghi di lavoro in seguito alle mancate manutenzioni”. Le morti sul lavoro nel siderurgico tarantino sono state per le cause più disparate: molti operai sono deceduti in seguito a cadute da ponteggi di impianti, ad esplosioni di macchinari o al crollo di gru o perché colpiti, nel corso delle fasi delle varie lavorazioni. Il 12 giugno 2003, sotto la gestione Riva, due giovani operai dell’Ilva, Paolo Franco e Pasquale D’Ettorre (24 e 27 anni), morirono a causa del crollo di una gru nell’area Parchi Minerari. Il commissario Giancarlo Quaranta Quaranta, all’epoca responsabile, è stato condannato in via definitiva insieme ad altri quattro imputati. Il 10 aprile 2004 a perdere la vita dopo sette giorni di agonia per un incidente avvenuto nel reparto Tubificio 1 è stato Saverio Paracolli, di 45 anni: rimase incastrato fra un tubo e un macchinario. Silvio Murri aveva 38 anni quando il 21 maggio 2004 morì, dopo 9 giorni di agonia, per il crollo di un ponteggio. La famiglia seppe trasformare quel sacrificio in un grande ed estremo gesto di solidarietà: donò gli organi e salvò cinque vite. L’incidente che è costato la vita il 9 settembre 2005 a Gianluigi Di Leo, un operaio di 25 anni, è avvenuto nel deposito Bramme 1 dello stabilimento siderurgico Ilva dove è stato colpito da una trave che non gli ha lasciato scampo. L’operaio, dipendente dell’Ilva, fu schiacciato e ucciso da una trave in seguito allo scontro fra due carri-ponte. Nello stesso mese, il 27, a perdere la vita è stato l’operaio di 47 anni, Giovanni Satta, dipendente di una ditta appaltatrice: è morto durante i lavori di demolizione del reparto agglomerato 1. Il 25 settembre 2006 Luciano Di Natale, 55 anni, titolare di una ditta appaltatrice è morto schiacciato dopo essere rimasto impigliato in un nastro trasportatore. Il 2 giugno 2007 il giovanissimo Andrea D’Alessano, operaio di 19 anni della ditta di appalto Modomec, nei pressi dell’altoforno 4, in attesa di prendere l’ascensore, è stato colpito alla testa da un pesante martello caduto dall’alto. Dopo una settimana di ricovero, in cui è sempre rimasto in coma, l’operaio è morto. Aveva 26 anni anni, Domenico Occhinegro, l’operaio morto il 31 luglio 2007, nell’ennesimo infortunio mortale all’Ilva di Taranto. Dell’azienda Domenico era dipendente da tre anni. È rimasto schiacciato tra due tubi, poco prima di finire il suo turno di lavoro. Il 22 aprile 2008 a perdere la vota all’interno dello stabilimento Ilva di Taranto è stato Gjoni Arjan, operaio di 47 anni, di origini albanesi, che lavorava per l’impresa d’appalto Pedretti. È precipitato da una passerella alta oltre 15 metri mentre si occupava dell’assemblaggio di strutture metalliche. Il primo luglio 2008 è toccato ad Antonio Alagni, 45 anni, originario di Casoria, rimasto schiacciato da un pesante blocco metallico nell’acciaieria 1. Alagni fu colpito alla testa da un gancio che si sganciò dopo la recisione delle funi che lo legavano a una gru da 15 tonnellate di proprietà della stessa impresa. L’operaio era impegnato con un collega nella movimentazione di due grosse lastre d’acciaio, imbragate sul macchinario. L’11 dicembre 2008 Zygmunt Paurovvicz, dipendente di una ditta specializzata in montaggi è morto in un infortunio avvenuto nel reparto altoforno 4, dove l’operaio stava smontando alcune parti. L’impianto era fermo dal mese di luglio per lavori di rifacimento, quando è stato colpito dal braccio di una gru ed precipitato da un’altezza di 14 metri. Passano 4 anni in cui gli incidenti (che pur si sono succeduti all’Ilva) provocano feriti ma nessun morto, fino al 30 ottobre 2012 quando Claudio Marsella, 29 anni, resta schiacciato da un locomotore durante le operazioni di aggancio della motrice ai vagoni. Il 28 novembre del 2012 ha perso la vita Francesco Zaccaria. La gru sulla quale operava fu sdradicata da un tornado che colpì l’area della fabbrica ma anche il vicino comune di Statte. La gru finì in parte in mare e il corpo senza vita dell’operaio fu recuperato qualche giorno dopo dai sommozzatori. Incidente che è poi finito all’interno del processo “Ambiente Svenduto”. Il 28 febbraio 2013 è morto Ciro Moccia, aveva 43 anni. È precipitando al suolo da una pensilina a dieci metri d’altezza, mentre un altro lavoratore, Antonio Liddi, rimase gravemente ferito. Angelo Iodice, 54enne operaio dell’azienda “Global Service”, è morto il 4 settembre 2014 mentre impegnato in alcune attività di manutenzione nell’area dell’Acciaieria 1, dove nei giorni precedenti si era verificato uno sversamento di ghisa: fu travolto sui binari da un mezzo meccanico guidato da un altro operaio. È morto dopo quattro giorni di agonia Alessandro Morricella, 35enne operaio dell’Ilva d Taranto, che il 12 giugno del 2015 è stato investito da un getto di ghisa incandescente mentre misurava la temperatura del foro di colata dell’Altoforno 2 dello stabilimento siderurgico. Il 17 novembre 2015 un altro operaio, Cosimo Martucci, dipendente dell’impresa appaltatrice Pitrelli ha perso la vita mentre effettuava delle lavorazioni nell’area Agglomerato. Giacomo Campo, operaio 25enne di un’azienda dell’indotto Ilva, è stato stritolato in un nastro trasportatore dell’altoforno 4 il 17 settembre 2016. Il 17 maggio 2018 a perdere la vita è stato il 28enne Angelo Fuggiano. Dipendente di una ditta appaltatrice è stato colpito alla schiena da un cavo di acciaio durante alcune operazioni nell’area portuale. È il 10 luglio 2019 quando Cosimo Massaro, 40 anni, precipita in mare per il crollo della gru su cui stava lavorando nell’area portuale, travolto da una tromba d’aria periodo nel quale l’azienda era già passata ad ArcelorMittal. Il 26 febbraio 2021 Francesco Tomai ha timbrato l’ingresso col badge alle 6.30 ed è entrato nello spogliatoio per cambiarsi e prendere servizio nel reparto Trh-Afo (Trattamento acqua altoforni). Ma dopo circa 15 minuti, mentre tre colleghi lo attendevano fuori per andare assieme sugli impianti, il 38enne è stato colto da malore ed è morto. L'articolo Ex Ilva, la Spoon River dei “morti di lavoro”: dal 2003 25 vittime in incidenti nello stabilimento di Taranto proviene da Il Fatto Quotidiano.
Economia
Morti sul Lavoro
Ilva
Taranto
Ex Ilva, morto operaio di 26 anni: è precipitato nel vuoto da un’altezza di circa 10 metri
Un operaio della ditta di pulizie Gea Power dell’indotto ex Ilva è precipitato da un piano di calpestio nel reparto Agglomerato del siderurgico di Taranto. L’operaio si chiamava Loris Costantino, aveva 26 anni e la caduta da un altezza di circa dieci metri gli è stata fatale a causa delle gravi ferite riportate: lesioni al torace e ad un braccio. Secondo quanto riferito da fonti sindacali, la vittima è stata subito soccorsa. Il giovane è stato trasportato in ambulanza all’ospedale Santissima Annunziata. Sul posto sono intervenuti anche i vigili del fuoco e il personale dello Spesal. Ancora da accertare dinamica e responsabilità. Il 12 gennaio, in un incidente simile, morì l’operaio 46enne Claudio Salamida. L'articolo Ex Ilva, morto operaio di 26 anni: è precipitato nel vuoto da un’altezza di circa 10 metri proviene da Il Fatto Quotidiano.
Lavoro
Ilva
Incidenti sul lavoro
Il Tribunale di Milano: “Stop dal 24 agosto all’area a caldo dell’ex Ilva. Rischi per la salute”
Il Tribunale civile di Milano, su richiesta dei residenti del Comune di Taranto, ha ordinato la “sospensione” dal 24 agosto della “attività produttiva dell’area a caldo dello Stabilimento” dell’ex Ilva. La decisione è stata presa “a tutela dei ricorrenti e delle altre persone residenti in Taranto, Statte e nei quartieri limitrofi allo stabilimento Ilva da rischi attuali di pregiudizi alla salute“, “con riferimento ad alcune prescrizioni in relazione alle quali non sono stati previsti termini di esame e di realizzazione dei relativi interventi di ambientalizzazione e dunque in funzione acceleratoria della loro esecuzione”. Il provvedimento della sezione del Tribunale specializzata in materia di impresa è stato preso in applicazione della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 25 giugno 2024 e non è immediatamente esecutivo. Entro il 24 agosto di quest’anno Acciaierie d’Italia spa, Acciaierie d’Italia Holding e Ilva spa, tutte in amministrazione straordinaria, potranno adoperarsi per ottenere un’integrazione dell’Autorizzazione integrata ambientale 2025 che indichi “tempi certi” e “ragionevolmente brevi”, si legge in una nota, entro i quali gli “studi di fattibilità, i piani ed i cronoprogrammi” relativamente alle prescrizioni ambientali ritenute “illegittime” perché non realizzate o per le quali non sono stati previsti “termini” trovino “effettiva” e “tempestiva attuazione”. Oltre quella data, in caso di mancati “adempimenti” da parte delle società, “dovranno iniziare le attività tecniche ed amministrative necessarie alla sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dello Stabilimento Ilva di Taranto”. L'articolo Il Tribunale di Milano: “Stop dal 24 agosto all’area a caldo dell’ex Ilva. Rischi per la salute” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Economia
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