Botta e risposta a Otto e mezzo (La7) tra il direttore de Il Fatto Quotidiano,
Marco Travaglio, e l’editorialista del Corriere della Sera Beppe Severgnini sul
referendum sulla separazione delle carriere. Severgnini, a favore della riforma
Nordio, dissente da Travaglio secondo cui inevitabilmente i pm finirebbero sotto
il controllo dell’esecutivo attraverso l’attuazione della legge Cartabia, che
affida alla maggioranza parlamentare il potere di fissare le priorità dei reati
da perseguire, comprimendo l’autonomia della magistratura.
La firma del Corriere non è d’accordo: “Accade già adesso che i magistrati, a
seconda delle loro passioni, scelgano quale azione portare avanti e quale invece
lasciare da un’altra parte. Basta avere una pila di carte e poi scegliere quella
che va sopra e quella che va sotto, quindi i condizionamenti ci sono anche
oggi”.
“Se è il governo a decidere quella pila di carte, mi preoccupo molto di più –
replica il direttore del Fatto – perché il magistrato con l’obbligatorietà
dell’azione penale è costretto a occuparsi dei fascicoli, mentre con le priorità
stabilite dal governo si deciderà che corruzione, concussione, falsi in
bilancio, reati finanziari, reati fiscali finiranno addirittura sotto il tavolo.
Io ai politici non farei decidere nulla in materia di giustizia, men che meno le
priorità dei reati, perché di solito quelli che sono più gravi per loro sono i
più lievi per noi cittadini e viceversa”.
“Ma ci sono magistrati come Sabino Cassese che non mi sembra un reazionario e
tanti altri che hanno espresso opinioni non tanto diverse dalle mie”, ribatte
Severgnini.
“Cassese è un amministrativista, non un magistrato”, obietta Travaglio.
Il direttore del Fatto poi osserva: “Noi andiamo verso una giustizia
all’americana dove il pm è l’avvocato dell’accusa. E quindi, prima ancora che il
governo decida di metterlo sotto, già gli viene cambiata la testa, già diventa
quello che deve accusare e che quindi perde di vista completamente
l’imparzialità, entrando nell’ottica della polizia per cui contano il risultato,
le statistiche, la convenienza politica. In Italia abbiamo un fiore
all’occhiello: non solo l’indipendenza, ma anche l’imparzialità del pm. Questo
ci ha consentito di vedere puniti, sia pure tra mille deviazioni e depistaggi,
casi Cucchi, casi G8, Bolzaneto, scuola Diaz“.
Travaglio cita il caso dell’omicidio di Renee Nicole Good, uccisa il 7 gennaio
scorso a Minneapolis dall’agente dell’ICE Jonathan Ross: “Quando le forze
dell’ordine deviano dal loro alveo, c’è il giudice. Ma con un pm che comincia a
pensare a quello che gli conviene e diventa un poliziotto più che un giudice
nella sua testa, un processo finirebbe come, secondo, me finirà in America, dove
un procuratore che dipende dal ministro della giustizia deciderà che non gli
conviene mettersi contro l’amministrazione per seguire quel poliziotto
assassino”.
L'articolo Referendum, Travaglio a La7: “Così corruzione e reati fiscali
finiranno sotto il tavolo”. Botta e risposta con Severgnini proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Beppe Severgnini
Polemica vivace a Otto e mezzo (La7) tra il direttore del Fatto Quotidiano,
Marco Travaglio, e il giornalista del Corriere della Sera, Beppe Severgnini, sul
piano di pace per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina. Il documento a 28
punti, inizialmente stilato dall’inviato Usa Steve Witkoff e dal capo del Fondo
russo per gli investimenti Kirill Dmitriev, è passato a una versione a 19 punti
dopo i negoziati tra gli americani, gli ucraini e gli europei.
Beppe Severgnini obietta al precedente intervento di Travaglio: “Io ricordo che
la Russia ha invaso l’Ucraina, voleva prenderla tutta, ha puntato su Kiev e dopo
tre anni e mezzo è ancora ferma e ha conquistato una parte del Donbass. Quanto
al piano di Trump, quando l’ho letto non ci potevo credere: era un piano
completamente sbilanciato, probabilmente scritto da qualcun altro, si sospetta
fosse stato scritto in Russia. Alla Russia veniva dato tutto, anche più di
quello che chiedeva”.
Il giornalista poi critica l’apertura del Fatto Quotidiano: “Vedo che titola: ‘I
bellicisti d’Europa contro il piano Usa’. Ma è possibile che tutti quelli che
osano contraddire Putin siano bellicisti? Il piano che con l’aiuto europeo hanno
proposto adesso è un po’ più realistico. Del fatto poi che la Russia poi possa
andare avanti per molto tempo ancora, io non sono sicurissimo. Secondo me,
vogliono dare l’impressione di avere tutto il tempo del mondo, ma magari non ce
l’hanno”.
“Io sono abbastanza basito dalle parole di Severgnini – commenta Travaglio – Lui
ci aveva detto che se non li fermavamo in Ucraina, i russi arrivavano a Lisbona.
Adesso ci dice che sono impantanati nel Donbass e quindi probabilmente sono loro
che non reggono e non gli ucraini. Una delle due: o invadono l’Europa e arrivano
a Lisbona oppure non riescono nemmeno a prendere il Donbass”.
E aggiunge: “Severgnini ci aveva detto siamo 40 contro 1, noi buoni della Nato,
quindi vinciamo noi. E adesso scopriamo che a vincere è quell’uno contro i 40,
perché altrimenti sarebbe lui a implorare noi di fermarci. E invece siamo noi
che imploriamo lui di fermarsi, il che mi fa sospettare che l’abbiamo capito che
le cose stanno andando male, tant’è che ci stiamo affannando per vedere se
riusciamo a far finire la guerra mentre lui non ha nessun interesse e sta lì
come la principessa sul pisello ad aspettare che qualcuno faccia una proposta
che non può rifiutare”.
Il direttore del Fatto poi cita la prima versione del piano per confutare l’idea
che Mosca voglia conquistare tutta l’Ucraina: “Se fosse vero quello che dice
Severgnini, e cioè che la Russia vuole prendersi tutta l’Ucraina, mentre è
impantanata nel Donbass, i russi avrebbero scritto che si prendevano tutta
l’Ucraina. Evidentemente non è così”.
Poi una stoccata alla tesi di Severgnini: “Se la Russia rimane solo col Donbass
più i due terzi di Zaporizia e Kherson, ha perso, no? E allora perché dite che
il piano di Trump segna il trionfo di Putin e la resa dell’Ucraina? Mettetevi
d’accordo con voi stessi, io non capisco che cosa pensate, ma sono quattro anni
che non capisco quello che pensate, perché dite continuamente tutto e il
contrario di tutto. Se in questo momento la Russia è in difficoltà, lasciamo che
vada avanti la guerra e così l’Ucraina riconquisterà i territori che ha perduto,
anzi forse invade anche la Russia”.
E aggiunge: “Se invece sotto sotto lo sapete anche voi che sta vincendo la
Russia e che più aiutiamo l’Ucraina più l’Ucraina perde territori e uomini,
allora mettetevi una mano sulla coscienza e finitela di mentire e di raccontare
due bugie, che tra l’altro si contraddicono fra di loro. E cominciate a fare i
conti anche voi con la realtà e cioè che questa guerra più la facciamo durare e
più la Russia la vince. Questo – conclude – è purtroppo il paradosso di questa
guerra che ha sostituito il paradosso di Tucidide. Ma sono tre anni che va
avanti così. Il generale Milley, che è americano non russo e non scrive sul
Fatto Quotidiano, lo disse già nel novembre del 2022. Se gli avessero dato retta
quanti morti avremmo risparmiato. E l’Ucraina sarebbe molto più grande di quando
finalmente firmerà”.
L'articolo Scontro Severgnini-Travaglio. “La Russia non avanza, è ferma al
Donbass”. “Avevi detto che sarebbe arrivata a Lisbona. Deciditi”. Su La7
proviene da Il Fatto Quotidiano.