“Una volta certificati i risultati, dovremmo costituire rapidamente il
parlamento e poi formare immediatamente un nuovo governo. Non abbiamo tempo da
perdere e dobbiamo procedere il più velocemente possibile, insieme”. Con il 99%
delle schede scrutinate, il primo ministro del Kosovo Albin Kurti annuncia la
vittoria delle elezioni legislative in Kosovo, dopo che a febbraio il suo
partito Vetevendosje – ora in testa con il 49,3% dei voti – non aveva raggiunto
la maggioranza. In questa tornata elettorale la sua formazione politica ha
ottenuto la metà dei voti segnando la possibile fine di una situazione di stallo
politico durata un anno. Mesi di fallimentari colloqui di coalizione avevano
spinto il presidente Vjosa Osmani a sciogliere il parlamento a novembre e a
indire elezioni anticipate.
Sul fronte invece dei 20 seggi del Parlamento assegnati per legge alle varie
minoranze nazionali, Srpska Lista (Sl), il maggior partito della comunità serba
in Kosovo, si è aggiudicato tutti i 10 seggi spettanti. Il leader del partito
Zlatan Elek, parlando in una conferenza stampa nel settore nord (serbo) di
Kosovska Mitrovica, ha aggiunto che Sl ha ottenuto il 90% dei voti nelle regioni
e località a maggioranza serba. “Se si fa il confronto con le precedenti
elezioni del 9 febbraio scorso, Srpska Lista ha registrato 3 mila voti in più”,
ha affermato. La vittoria di Srpska Lista con la conquista di tutti i 10 seggi
appannaggio dei serbi è stata confermata anche dal presidente serbo Aleksandar
Vucic, in una intervista in tarda serata alla tv privata Pink. Al voto odierno
erano in lizza altre due piccole formazioni serbe, che Belgrado considera vicine
all’opposizione serba e alla dirigenza di Pristina.
L'articolo Kosovo verso il nuovo governo: il premier Kurti vince le elezioni. A
Srpska Lista tutti i 10 seggi spettanti ai serbi proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Kosovo
di Francesco Valendino
C’era una volta la pace. Ve la ricordate? Era quella cosa noiosa che si augurava
a Natale, quella per cui davano i Nobel (a volte a caso, tipo a Obama o all’Ue,
ma tant’è) e che, in linea di massima, era considerata preferibile allo
sbudellamento di esseri umani nelle trincee. Ecco, dimenticatela. Secondo le
nuove tavole della legge vergate dai think tank illuminati che sussurrano alle
orecchie di Ursula von der Leyen, la pace è diventata la nuova peste bubbonica.
L’ultimo grido di dolore arriva dall’European Council on Foreign Relations
(Ecfr), uno di quei consessi di cervelloni che, se gli chiedi di cambiare una
lampadina, ti scrivono un paper di 40 pagine sulla resilienza energetica del
filamento di tungsteno. La tesi della dottoressa Morina è sublime nella sua
follia logica: se per sbaglio scoppia la pace in Ucraina, allora scoppierà la
guerra in Kosovo.
Avete capito bene. Il ragionamento fila liscio come un blindato in discesa senza
freni: se a Kiev si smette di sparare e si accetta che la Crimea è russa (cosa
che sanno anche i sassi, ma non si può dire), allora quel cattivone di Vučić in
Serbia si sentirà autorizzato a mangiarsi il Kosovo e un pezzo di Bosnia.
Quindi? Quindi l’unica soluzione per proteggere i Balcani è continuare a far
massacrare gli ucraini. È la geopolitica del “muoia Sansone con tutti i
filistei”, ma aggiornata alla salsa di Bruxelles: “Muoia l’ucraino affinché il
kosovaro stia tranquillo”.
Siamo di fronte alla psicosi conclamata. L’Europa, che non tocca palla da anni e
si è ridotta a fare la cameriera della Nato portando le munizioni al tavolo, è
terrorizzata dall’arrivo dell’Uomo Nero Arancione (Trump). L’analisi dell’Ecfr
trasuda sudori freddi: oddio, e se Donald arriva e fa la pace? Se chiude il
rubinetto dei dollari e costringe Zelensky a trattare? Sarebbe una “resa a
Putin”, dicono loro. Sarebbe la fine del massacro, direbbe una persona normale.
Ma per i nostri strateghi da divano, la pace è un “precedente pericoloso”. Molto
meglio il precedente attuale: una guerra d’attrito infinita, un continente in
recessione, la Germania deindustrializzata e la diplomazia sostituita dall’invio
di carri armati.
La verità è che a Bruxelles tremano non per il Kosovo, ma per loro stessi. Se
finisce la guerra, finisce la scusa. Non potranno più dire che l’inflazione è
colpa di Putin, che la crisi è colpa di Putin, che se piove è colpa di Putin. E
soprattutto, dovranno ammettere che per evitare che la Serbia faccia la Serbia,
bastava fare politica estera dieci anni fa, invece di appaltare il cervello a
Washington.
Invece no. La ricetta è sempre la stessa: curare il malato ammazzandolo. Per
salvare il Kosovo, dobbiamo distruggere l’Ucraina. Per difendere la democrazia,
dobbiamo vietare il dissenso. Per avere la pace, dobbiamo fare la guerra. Orwell
era un dilettante: non aveva previsto i policy fellow dell’Unione Europea.
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L'articolo Sostenere che la pace in Ucraina mette a rischio il Kosovo è folle.
Ma se finisce la guerra, per l’Ue finisce la scusa proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Un’odissea aerea di quasi due ore si è conclusa con un atterraggio in un Paese
diverso da quello previsto. Un volo Wizz Air partito da Venezia e diretto a
Skopje, in Macedonia del Nord, ha tentato ben 17 giri di avvicinamento
all’aeroporto di destinazione, senza mai riuscire a toccare terra. L’Airbus
A321neo è stato infine dirottato verso Pristina, in Kosovo.
La vicenda, che ha coinvolto un aereo da 239 posti, è avvenuta ieri, 25
novembre. Il jet, decollato dall’aeroporto Marco Polo alle 14:33 (ora italiana),
è arrivato sopra Skopje alle 15:41. Da quel momento è iniziata una prolungata
manovra di attesa a bassa quota: dopo due ore di giri in tondo a vuoto sopra
l’aeroporto senza riuscire a procedere all’atterraggio, il velivolo ha deviato
verso nord alle 17:33, atterrando a Pristina alle 17:55, con oltre tre ore di
ritardo sulla tabella di marcia.
La compagnia aerea, attraverso la sua divisione di Abu Dhabi, ha attribuito
l’accaduto al maltempo: “Wizz Air conferma che il volo W6 4752 da Venezia a
Skopje del 25 novembre è stato dirottato su Pristina a causa delle avverse
condizioni meteorologiche a Skopje. La sicurezza dei nostri passeggeri,
dell’equipaggio e dell’aeromobile è la nostra priorità assoluta, e ringraziamo
il nostro equipaggio per la professionalità e i passeggeri per la loro
comprensione”, ha dichiarato il vettore al Corriere della Sera scusandosi poi
per il disagio arrecato ai passeggeri-
Tuttavia, la versione della compagnia aere non convince gli esperti del settore,
da cui il “giallo”. Fonti e dati di volo non ufficiali suggeriscono infatti che,
negli stessi istanti in cui l’Airbus di Wizz Air compiva i suoi 17 giri di
attesa a bassa quota, altri aerei sono regolarmente atterrati e decollati
dall’aeroporto macedone, dove la visibilità era etichettata come massima. Un
dettaglio che solleva interrogativi sulla reale natura del problema che ha
impedito al pilota di completare la manovra. Una volta atterrati in Kosovo, ai
passeggeri è stata fornita la soluzione logistica per raggiungere la
destinazione originaria: “Tutti i passeggeri saranno trasportati a Skopje con
mezzi di trasporto via terra”, ha concluso la compagnia.
L'articolo “Per due ore ha volato in tondo facendo 17 giri sopra l’aeroporto
senza mai atterrare”: il “giallo” del volo Wizz Air Venezia-Skopje dirottato in
Kosovo proviene da Il Fatto Quotidiano.