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Minneapolis, ProPublica: “Identificati i due agenti che hanno ucciso Alex Pretti”
Le autorità si sono finora rifiutate di diffondere i nomi e hanno fornito poche informazioni riguardo all’incidente, ma i due agenti che hanno ucciso a sangue freddo Alex Pretti in strada a Minneapolis sono stati identificati. Secondo il sito di giornalismo investigativo americano ProPublica si tratta “dell’agente della Border Patrol Jesus Ochoa“, 43 anni, “e l’ufficiale della Customs and Border Protection (CBP) Raymundo Gutierrez“, di 45 anni. Ochoa è un agente della Border Patrol entrato a far parte della CBP nel 2018. Gutierrez è entrato a far parte della CBP nel 2014 e lavora per l’Ufficio Operazioni sul Campo. È assegnato a una squadra di intervento speciale, che conduce operazioni ad alto rischio simili a quelle delle unità SWAT della polizia. I registri mostrano che entrambi gli uomini provengono dal Sud del Texas. Entrambi erano stati assegnati a “Metro Surge“, un’operazione di controllo dell’immigrazione lanciata a dicembre che ha inviato decine di agenti armati e mascherati in diverse la città. Le retate sono state caratterizzate da scene di violenza, contro immigrati e cittadini statunitensi, da parte di agenti autorizzati a nascondere la propria identità con maschere, “una pratica quasi inaudita nelle forze dell’ordine”, sottolinea ProPublica. Ochoa che, riporta ProPublica, si fa chiamare “Jesse” si è laureato in giustizia penale presso l’Università del Texas-Pan American, secondo quanto racconta la sua ex moglie, Angelica Ochoa. Residente da tempo nella Rio Grande Valley, Ochoa sognava da anni di lavorare per la Border Patrol e finalmente è riuscito a trovare un impiego lì, ha raccontato la donna. Quando la coppia si è separata nel 2021, lui era diventato un appassionato di armi e possiede circa 25 tra fucili, pistole e fucili da caccia. Martedì scorso, riferisceh ancora ProPublica, l’agenzia ha inviato un report ad alcuni membri del Congresso, riconoscendo che due agenti hanno sparato con pistole Glock durante la colluttazione in cui è morto Pretti, ma senza indicare i loro nomi. L’agente della CBP “ha tentato di spostare la donna e Pretti fuori dalla carreggiata. La donna e Pretti non si sono mossi”, si legge. “Il personale della CBP ha tentato di prendere in custodia Pretti. Pretti ha opposto resistenza ai tentativi del personale della CBP e ne è seguita una colluttazione”. Secondo il report, un agente ha poi urlato più volte “Ha una pistola!” e altri due hanno “scaricato” le loro pistole Glock. In alcuni video ampiamente condivisi online, Pretti è raffigurato mentre tiene in mano solo un telefono. Dopo l’incidente funzionari statali e federali hanno riferito che Pretti era armato con una pistola legalmente detenuta. Alcuni video realizzati da passanti sembrano mostrare un agente federale che estrae la pistola di Pretti dal suo fianco prima che venissero sparati i primi colpi. Le maschere degli agenti e il caos della colluttazione rendono difficile distinguere chi faccia effettivamente cosa. L'articolo Minneapolis, ProPublica: “Identificati i due agenti che hanno ucciso Alex Pretti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Minneapolis, Homan prospetta una riduzione di agenti dell’Ice, ma l’operazione anti-immigrati illegali prosegue: “Sono qui per aggiustare le cose”
Via lo “sceriffo” Greg Bovino, ecco lo “zar” Tom Homan, che veste un pochino i panni di Mr.Wolf, il personaggio che nel film Pulp Fiction “risolve problemi”. Si presenta a Minneapolis il nuovo responsabile dell’operazione anti immigrazione in Minnesota, incontrando la stampa: “Sono qui per trovare soluzioni. Il presidente Trump vuole che si aggiustino le cose, e io le aggiusterò”. Homan annuncia di aver indicato alle autorità federali un piano di “riduzione” delle forze dell’Ice nello Stato, ma, nello stesso tempo, conferma che non ci sarà un passo indietro nelle attività dedicate all’immigrazione illegale. “Non voglio sentire dire che tutto ciò che è stato fatto qui è stato perfetto – ha detto Homan – niente è perfetto e tutto può essere migliorato. Quello su cui lavoriamo adesso è rendere questa operazione più sicura, più efficiente e più conforme alle regole. Nessuna agenzia è perfetta e il presidente Trump e io, insieme ad altri membri dell’amministrazione, abbiamo riconosciuto che alcuni miglioramenti potrebbero e dovrebbero essere apportati”. Un monito Homan lo lancia a quegli agenti dell’Ice dalla pistola facile e dalla violenza immotivata, dunque gli ufficiali federali che non agiranno con professionalità saranno “trattati come qualsiasi altro appartenente a una agenzia federale. Abbiamo degli standard di condotta”. Poi Homan tende la mano al reparto: “Questi uomini e queste donne, che portano quel distintivo e quella pistola, sono patrioti americani. Si mettono in gioco per questa nazione ogni giorno. Che Dio benedica ognuno di loro”. Al momento, il Dipartimento della sicurezza interna (Dhs) ha confermato che i due agenti coinvolti nell’omicidio di Alex Pretti sono stati sospesi e messi in congedo amministrativo “secondo il protocollo standard”. L’obiettivo di Homan rimane quello iniziale: rimuovere gli immigrati che “costituiscono una minaccia per la sicurezza pubblica e nazionale”. Tra le nuove disposizioni indicate dal funzionario, quella di evitare l’interazione tra agenti e “agitatori” in modo da puntare l’attenzione solo su immigrati con condanne, o che abbiano pendenze penali. Homan ha chiarito il suo punto di vista sulle manifestazioni anti-Ice: “Sostengo il vostro diritto di protestare. Chiedo solo che lo facciate in modo pacifico. Ma minacciare le forze dell’ordine, ostacolarle, impedire il loro operato e aggredirle non è mai accettabile e non ci sarà alcuna tolleranza. Chi interferisce, ostacola o aggredisce un agente dell’Ice verrà arrestato”. Il responsabile delle frontiere della Casa Bianca, ha dichiarato che “la retorica ostile, le minacce pericolose e l’odio” contro gli agenti addetti all’immigrazione “devono cessare”. Ed ancora: “Ho implorato in Tv durante gli ultimi due mesi che questa retorica finisse. A marzo ho detto che se non si fosse fermata, ci sarebbe stato uno spargimento di sangue, e così è stato. Vorrei non aver avuto ragione”. Homan ha affermato di aver discusso con i responsabili delle forze dell’ordine di Minneapolis la necessità di garantire la sicurezza degli agenti federali, in modo da ridurre il loro numero sul territorio: “I capi con cui ho parlato si sono impegnati a rispondere alle chiamate al 911 quando i manifestanti diventano violenti, gli agenti si trovano in situazioni pericolose e si verificano aggressioni. Le forze di polizia si sono impegnate a garantire la sicurezza pubblica; non si occuperanno di far rispettare le leggi sull’immigrazione, ma di mantenere la tranquillità”. La riduzione dei 3.000 agenti Ice potrà avvenire – sostiene Homan – in base alla disponibilità da parte delle autorità locali di accettare le richieste dello Stato di aprire i propri penitenziari ai federali: “Più agenti nelle prigioni significa meno agenti per le strade. Questa collaborazione basata sul buon senso ci permetterà di ritirare il numero delle persone che abbiamo qui”. Dunque, Homan parla di un accordo di collaborazione con le forze statali su questi punti: 1) La sicurezza della comunità è la priorità. 2) La legittimità dell’azione dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice). 3) Gli arrestati per motivi di sicurezza pubblica “potrebbero essere” trasferiti in custodia all’Ice. 4) Lavorare insieme per identificare coloro che rappresentano una minaccia per la sicurezza pubblica, e rimuoverli. Se questo riporterà la serenità a Minneapolis, lo si vedrà nei prossimi giorni. L'articolo Minneapolis, Homan prospetta una riduzione di agenti dell’Ice, ma l’operazione anti-immigrati illegali prosegue: “Sono qui per aggiustare le cose” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Tom Homan, l’uomo delle deportazioni record: 432mila in un solo anno. Chi è lo “zar delle frontiere” inviato da Trump a Minneapolis
Gregory Bovino “non è stato sollevato dal suo incarico”, ha precisato su X la portavoce del Dipartimento della Sicurezza interna, Tricia McLaughlin. Ma la decisione è presa: il comandante della Border Patrol, sotto accusa per le violenze commesse nelle ultime settimane a Minneapolis dai suoi uomini, dovrebbe lasciare oggi la città insieme ad una parte dei suoi agenti. Ora nel Minnesota è atteso Tom Homan, l’uomo scelto da Donald Trump per gestire le operazioni di rimpatrio degli immigrati che nelle ultime tre settimane hanno causato la morte di due cittadini statunitensi. Sessantaquattro anni, Homan è tornato al centro della scena politica Usa come “border czar”, zar delle frontiere, dell’amministrazione Trump, incaricato di sovrintendere alla più ampia offensiva sull’immigrazione irregolare annunciata dal presidente, al quale riferirà direttamente sull’andamento delle operazioni. Con oltre quarant’anni di esperienza nell’enforcement migratorio, Homan inizia la sua carriera nel 1984 come agente della Border Patrol, per poi entrare nel 2003 nella Immigration and Customs Enforcement (ICE), l’agenzia nata dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 per contrastare il terrorismo. Con Barack Obama alla Casa Bianca guida l’ufficio Enforcement and Removal Operations (ERO) di ICE, responsabile dell’individuazione e dell’espulsione delle persone con ordini di deportazione definitivi. In quegli anni, pur mantenendo un profilo pubblico relativamente basso, diventa una figura centrale nelle politiche di rimpatrio: nel 2013, sotto il suo coordinamento, gli Stati Uniti raggiungono il picco storico di 432 mila deportazioni in un solo anno. Associato alle politiche che portarono alla separazione delle famiglie migranti, Homan riceve nel 2015 un Presidential Rank Award dall’amministrazione Obama per l’efficacia della sua azione. Nel gennaio 2017, durante la sua festa di pensionamento, viene convinto dall’allora designato segretario alla Sicurezza interna John Kelly a restare in servizio. Accetta dopo un breve periodo di riflessione e diventa uno dei volti più riconoscibili della prima amministrazione Trump, attraversando quattro anni di scontri politici e polemiche sull’immigrazione. Nonostante la linea dura, le deportazioni sotto Trump non superano mai le 350 mila annue. Riconfermato come figura chiave nella nuova fase trumpiana, Homan è considerato un dirigente che combina allineamento ideologico e competenza operativa. Ha sempre descritto l’immigrazione irregolare in termini netti, sostenendo che chi si trova negli Stati Uniti senza status legale debba aspettarsi l’applicazione della legge, indipendentemente dalla presenza di legami familiari o dalla durata della permanenza nel Paese. “Se sei qui illegalmente, dovresti essere preoccupato”, ha detto in passato, paragonando l’immigrazione irregolare a qualsiasi altra violazione della legge. Pur difendendo l’obiettivo di una repressione estesa, Homan ha più volte respinto l’idea di raid indiscriminati o campi di detenzione di massa, definendoli irrealistici. “La gente mi chiede continuamente perché abbiamo espulso una persona che era qui da 12 anni e aveva due figli cittadini statunitensi. Io rispondo: perché ha avuto il suo giusto processo”, ha detto all’Associated Press. “La gente pensa che io mi diverta a farlo – ha aggiunto -. Sono un padre. Mi dispiace per la situazione di queste persone, ma ho un lavoro da fare”. In diverse interviste televisive ha sostenuto che la priorità debba essere data alle minacce alla sicurezza pubblica e nazionale, promettendo che le operazioni verranno condotte in modo “umano”. Alla domanda su come evitare la separazione delle famiglie, ha risposto che “le famiglie possono essere deportate insieme”. Homan è stato coinvolto anche in una controversia giudiziaria nel 2024, quando l’FBI ha avviato un’indagine per presunta corruzione dopo che aveva accettato 50 mila dollari da agenti sotto copertura che si fingevano imprenditori. L’inchiesta è stata successivamente archiviata dal Dipartimento di Giustizia nel secondo mandato Trump, e la Casa Bianca ha parlato di un tentativo di “incastrare” uno dei principali alleati del presidente. L'articolo Tom Homan, l’uomo delle deportazioni record: 432mila in un solo anno. Chi è lo “zar delle frontiere” inviato da Trump a Minneapolis proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Addestramento da 112 a 50 giorni, corsie preferenziali per i veterani, campagne di reclutamento rivolte all’estrema destra: così l’ICE di Trump assume i suoi agenti
La prossima infornata è prevista per la fine dell’estate 2026. Le domande per diventare “Ufficiale addetto alle Deportazioni” dovranno essere presentate tra il 1° agosto e il 30 settembre. Il Department of Homeland Security continua a cercare agenti ERO – Enforcement Removal Operations: sono gli uomini dell’ICE, l’Agenzia federale anti-immigrazione, che hanno ucciso Renee Nicole Good il 7 gennaio e di Alex Pretti il 24 gennaio in strada a Minneapolis. Basta non aver compiuto 40 anni, superare un test antidroga, un altro di idoneità fisica, seguire un periodo addestramento e per uno stipendio che va dai 51.632 agli 84.277 dollari all’anno si potrà, tra le altre cose, “assistere nell’arresto di individui accusati di aver violato le leggi sull’immigrazione” e “avviare procedimenti penali e civili ed espellere migranti in paesi stranieri”. I rastrellamenti sono aumentati da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca, il 20 gennaio 2025. In campagna elettorale il tycoon ha promesso di espellere un milione di immigrati illegali all’anno e per farlo serve riempire l’ICE di agenti, sia nel reparto ERO – gli operativi che vanno in strada a effettuare gli arresti – sia nella Homeland Security Investigations (HSI), responsabile delle indagini contro le organizzazioni criminali e terroristiche. Un anno dopo, il 3 gennaio 2026, l’Agenzia ha annunciato di aver assunto “oltre 12.000 funzionari e agenti in meno di un anno” grazie a una “campagna di reclutamento senza precedenti”. Di fatto da quando a luglio il Congresso ha approvato il One Big Beautiful Bill Act, che ha stanziato 8 miliardi di dollari per le assunzioni, l’ICE ha “ricevuto oltre 220.000 domande di adesione da parte di patrioti americani” e “abbiamo più che raddoppiato il numero di agenti e funzionari, passando da 10.000 a 22.000“. “Si tratta di un aumento del 120% della nostra forza lavoro. E questo in soli quattro mesi”, ha dichiarato la Vice Segretaria Tricia McLaughlin. Come hanno fatto? Grazie ai fondi, certo. Ma anche dimezzando i tempi dell’addestramento: se fino al 2025 i candidati dovevano frequentare un corso di lingua spagnola di cinque settimane e un “programma di formazione di base per le forze dell’ordine in materia di immigrazione ERO di 16 settimane“, oggi bastano “circa 50 giorni“, come riporta l’ultimo bando dell’Agenzia. L’amministrazione ha fretta. A maggio dello scorso anno Stephen Miller, vice capo di gabinetto della Casa Bianca, ha chiesto all’Agenzia di portare da 1.000 a 3.000 gli arresti giornalieri di immigrati. I risultati ristagnano ancora molto al di sotto delle aspettative e l’amministrazione punta a migliorarli. A metà gennaio il Dipartimento ha ammesso che a ottobre, nel pieno della maxi-campagna di assunzioni, circa 200 reclute senza adeguata formazione sono state inviate negli uffici territoriali per un errore del programma di AI che aveva selezionato i loro curriculum. Nello stesso periodo, ha rivelato Nbc News, l’ICE ha iniziato ad addestrare gente che non aveva superato i test di ingresso: i funzionari del Federal Law Enforcement Training Center di Glynco, in Georgia, hanno scoperto che uno era accusato di rapina a mano armata e violenza domestica, altri non avevano presentato le impronte digitali per la verifica dei precedenti. “La stragrande maggioranza dei nuovi assunti hanno già frequentato con successo un’accademia di polizia – spiegò all’emittente McLaughlin -. Si prevede che questa popolazione rappresenterà oltre l’85% delle nuove assunzioni (…)” che “seguono una procedura semplificata, ma rimangono soggette a requisiti medici, di idoneità e di background”. Corsie preferenziali per i membri delle forze dell’ordine, quindi, ma non solo: procedure semplificate sono previste anche per i veterani, soldati tornati a casa dalle varie guerre che gli Usa hanno condotto il giro per il mondo, che secondo la stessa agenzia sono “un terzo della forza lavoro dell’ICE” (dato aggiornato al 1° gennaio 2026). Tutto va bene, pur di aumentare il numero di agenti in strada. A partire dalle campagne di comunicazione rivolte all’estrema destra. Il Southern Poverty Law Centre, no-profit che monitora la galassia del suprematismo bianco, ha pubblicato uno studio in cui analizza i post che sponsorizzano il reclutamento sui social. L’11 agosto 2025 il Department of Homeland Security ha pubblicato su X un’immagine dello Zio Sam a un bivio sormontata dalla scritta “Da che parte scegli di andare, uomo americano?” che ha totalizzato 5,8 milioni di visualizzazioni. Il post riecheggia un meme popolare tra gli influencer di destra – “Quale strada, uomo occidentale?” – che è anche il titolo di un saggio antisemita pubblicato da una casa editrice neonazista nel 1978, in cui l’autore William Gayley Simpson sostiene la deportazione di tutti i neri e gli ebrei. Il 9 gennaio, poche ore dopo l’uccisione di Renee Good, lo stesso DHS ha pubblicato un annuncio per la campagna di reclutamento con la scritta “Riavremo la nostra casa“. Su Instagram il post è apparso per la prima volta con una clip di una canzone omonima dei Pine Tree Riots: secondo un’analisi di Open Measures, società di ricerca specializzata nell’analisi dell’estremismo online, dal 2020 il brano viene diffuso su Telegram quasi esclusivamente da account collegati all’ultradestra. L'articolo Addestramento da 112 a 50 giorni, corsie preferenziali per i veterani, campagne di reclutamento rivolte all’estrema destra: così l’ICE di Trump assume i suoi agenti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Quattro minori arrestati dall’ICE in Minnesota, anche un bimbo di 5 anni”: la denuncia del distretto scolastico
A Minneapolis cresce la tensione dopo l’uccisione dell’attivista Renee Good da parte di un agente dell’ICE. Secondo il Washington Post, i funzionari del distretto scolastico pubblico di Columbia Heitghs hanno accusato gli agenti dell’anti-immigrazione dell’arresto di 4 minori, studenti delle scuole del distretto, tra cui due bambini. In particolare, il caso di Liam Conejo Ramos è diventato virale. Liam, 5 anni, sarebbe stato utilizzato come “esca” per far arrestare il padre e le sue foto, diffuse sui social insieme a un agente sono diventate virali. Liam indossa un berretto blu da coniglio (Conejo è il suo soprannome) e ha alle spalle lo zaino di Spiderman, in un’altra foto in mano all’ICE. La CBS ha riportato le dichiarazioni dei funzionari del distretto scolastico, che hanno dichiarato: “Martedì sono stati rapiti due minori, tra cui un ragazzo di 17 anni mentre andava a scuola. Fatto scendere dall’auto e portato via”. Poi nel pomeriggio è toccato a Liam, “mentre si trovava sul vialetto di casa, rapito insieme al padre“. Il ragazzino sarebbe appena rientrato dall’asilo quando è stato avvicinato dagli agenti che lo avrebbero “usato come esca per bussare alla porta e chiedere di entrare, permettendo agli agenti di controllare se ci fosse qualcun altro in casa”. “Non potete mica dirmi che questo bambino verrà classificato come un criminale violento”, ha detto la sovrintendente Zena Stenvik. Due settimane fa, scrive l’emittente, una bambina di 10 anni è stata avvicinata mentre andava a scuola con la madre. La bimba ha chiamato il padre per dirgli che gli agenti dell’ICE la stavano accompagnando a scuola, e quando il genitore si è recato nell’istituto le due “erano già state rapite“. Secondo quanto affermato da professori e funzionari, i bambini sarebbero in un centro di detenzione in Texas. Hanno anche reso noto che la famiglia Ramos avrebbe una regolare richiesta d’asilo senza alcun ordine di espulsione. La scuola chiede attenzione, in quanto “questo sta accadendo a studenti in tutto lo stato del Minnesota”. Non è l’unico istituto ad aver denunciato. Molte scuole dello stato raccontano di esperienze simili. Mercoledì, verso la fine della giornata scolastica a St. Louis Park, i genitori hanno dichiarato di aver assistito a un’operazione delle forze dell’ordine proprio di fronte alla scuola elementare Aquila, che ha poi modificato le procedure di ritiro “in risposta all’attività dell’ICE negli appartamenti circostanti”. Alcuni studenti delle scuole di Minneapolis avrebbero ricevuto la possibilità di seguire le lezioni online, mentre il sindaco di St. Louis Park Nadia Mohamed ha detto: “Ciò che sta accadendo nelle nostre comunità sta peggiorando sempre di più di giorno in giorno”. Le scuole pubbliche della zona di Robbinsdale hanno inviato un messaggio alle famiglie avvisando che: “Gli agenti dell’ICE hanno fermato un genitore alla fermata dell’autobus”. Sono solo alcune segnalazioni fornite dai dipendenti scolastici, che continuano a denunciare la presenza dell’ICE fuori dagli istituti. Un padre della zona, intervistato dalla CBS, si è detto preoccupato e ha affermato: “Questo diventerà parte della loro storia, della loro infanzia. È una cosa assurda“. * La foto è stata diffusa ai media dalla Columbia Heighs School L'articolo “Quattro minori arrestati dall’ICE in Minnesota, anche un bimbo di 5 anni”: la denuncia del distretto scolastico proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Donald Trump sulla morte di Renee Good: “Orribile, mi sono sentito malissimo: l’Ice a volte fa degli errori”.
“L’Ice a volte fa degli errori. A volte sono troppo duri, ma hanno a che fare con gente difficile”, ha detto Donald Trump riguardo alle tattiche dell’agenzia federale anti immigrazione, l’Ice, durante la conferenza stampa alla Casa Bianca, a un anno dall’inizio del secondo mandato. “Mi sono sentito malissimo” per l’uccisione di quella “giovane donna”, ha poi detto il presidente in riferimento alla morte di Renee Good, avvenuta la mattina del 7 gennaio a Minneapolis per mano di un agente dell’Ice. “E’ una tragedia. E’ una cosa orribile”, ha aggiunto, riferendo di avere poi scoperto che i genitori della Good, “in particolare il padre, sono dei fan di Trump”. Tuttavia, la conferenza è iniziata proprio mostrando decine di foto segnaletiche di immigrati arrestati dall’Ice in Minnesota: “Assassini, stupratori, spacciatori di droga…”. Per lunghi minuti il presidente si è intrattenuto sull’argomento, ripetendo le consuete critiche alla politica sull’immigrazione della precedente amministrazione. “Volete vivere con loro? La maggior parte di loro sono assassini internazionali”. “Arrivano senza soldi, non hanno mai avuto soldi, non hanno neanche un Paese, non hanno neanche una cosa che assomigli a un Paese e arrivano qui e diventano ricchi”, ha aggiunto parlando degli immigrati di origine somala. Trump si era già scagliato contro i dimostranti che domenica hanno partecipato in una chiesa di St Paul alla protesta contro le operazioni dell’Immigration and Customs Enforcement nelle Twin Cities. “Ho appena visto il video del raid nella chiesa in Minnesota da parte di agitatori e insurrezionisti, queste persone sono professionisti, sono addestrati a urlare, sbraitare e delirare”. “Sono sobillatori che devono essere gettati in prigione o fuori dal Paese”, ha concluso Trump, riferendosi al fatto che il vice ministro della Giustizia, Todd Blanche, suo ex avvocato personale, ha annunciato che i partecipanti alla protesta saranno indagati da Fbi e dipartimento per la Sicurezza Interna. L'articolo Donald Trump sulla morte di Renee Good: “Orribile, mi sono sentito malissimo: l’Ice a volte fa degli errori”. proviene da Il Fatto Quotidiano.
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ICE, ora anche Trump ha il suo esercito personale. Per me una nuova forma di fascismo
“Talvolta la storia si ripete. La prima volta è una tragedia, la seconda volta è una farsa”. Così Karl Marx nel suo saggio 18 Brumaio di Luigi Bonaparte commentava il colpo di Stato del 2 dicembre 1951 con cui Luigi Napoleone, nipote di Napoleone I sciolse l’Assemblea Nazionale e instaurò il Secondo Impero diventando Napoleone III. Una emulazione dello zio che durò poco. Speriamo che l’operato di Donald Trump in materia di sicurezza con la fondazione del suo esercito personale, l’ICE, (Immigration and Customs Enforcement) sia davvero una farsa, ma comunque bisognerebbe avere il coraggio, cosa che manca assolutamente alla nostra Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, di cominciare a dire che quell’organizzazione composta da uomini mascherati pronti ad uccidere chiunque abbia un colore della pelle non bianca, con i suoi poteri extra costituzionali assomiglia troppo a quell’esercito personale che Adolf Hitler costituì, passato alla storia del ‘900 con il nome di Gestapo. Altro esempio che non fu affatto una farsa ma una tragedia immensa, l’esercito personale di Pinochet. Sono consapevole del fatto che è un azzardo fare paragoni storici di questa portata ma devo confessare che alcune similitudini fanno impressione. L’assassinio a freddo di Renee Good, la donna uccisa da un agente dell’ICE o le modalità con le quali l’esercito di Donald Trump si muove extra lege, con sequestri di persona o vere e proprie deportazioni ricordano, lo si voglia o no, tragici eventi del passato. Una nuova forma di fascismo. La politica di Donald Trump non è meno grave se si sostiene che lui, il diktator della Casa Bianca, agisce spesso non per motivi ideologici ma per denaro. Come giustamente sosteneva in una trasmissione televisiva Gustavo Zagrebelsky, il Dio denaro decide tutto, introduce il principio che tutto si può comprare, dalla striscia di Gaza alla Groenlandia, con il risultato di picconare fino alla distruzione i pilastri della democrazia sulla quale è ripartita l’Europa post nazista. Potremmo definirla la Dittatura del denaro che in un sol colpo tenta di frantumare la tripartizione dei poteri di Montesquieu o i contropoteri di cui andava orgogliosa la democrazia americana. Il quesito è come fermare questo tsunami più che conservatore che sta invadendo gli Stati Uniti e parti importanti del pianeta. Possiamo soltanto sperare che gli americani rinsaviscano dall’ubriacatura trumpiana. Sembra che i sondaggi lo diano in caduta libera, pare che Police Ice non piaccia neppure a chi soffre il tema dell’immigrazione. Ma gli europei non possono illudersi, se vogliono fermare questo vento da brivido dell’Ovest devono darsi una mossa in gran fretta, con un’unica voce. Cosa che Giorgia Meloni non ha capito. Devono diventare un soggetto alternativo al modello di Trump. Altrimenti è inevitabile che nuove forme di terrorismo prima o poi ricompariranno nella storia. L'articolo ICE, ora anche Trump ha il suo esercito personale. Per me una nuova forma di fascismo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Usa, “ucciso un immigrato in un centro di detenzione dell’ICE”. Con Trump le morti in custodia sono aumentate
“È stato dichiarato deceduto alle 22:16 dopo aver accusato gravi problemi di salute. La causa del decesso è in fase di accertamento”. Dice così il comunicato stampa con cui la Immigration and Custom Enforcement ha dato notizia del decesso di Geraldo Lunas Campos, morto il 3 gennaio mentre era in custodia nel centro di detenzione di Camp East Montana, a El Paso, in Texas, il più grande degli Stati Uniti. Quel giorno Lunas, cubano 55 anni, “aveva iniziato a disturbare gli altri mentre era in coda per le medicine e si era rifiutato di tornare al dormitorio assegnato – prosegue il comunicato -. Successivamente è stato messo in isolamento. Durante l’isolamento, il personale lo aveva notato in difficoltà e aveva contattato il personale medico in loco per assistenza. Il personale medico è intervenuto, ha avviato le misure salvavita e ha richiesto l’intervento dei servizi medici di emergenza. Lunas è stato dichiarato deceduto dal servizio di emergenza medica”. Secondo un dipendente dell’Ufficio medico legale di El Paso, però, le cose non sarebbero andate così. In un audio consegnato dalla figlia al Washington Post, l’uomo sostiene che l’ufficio potrebbe classificare la morte come omicidio: un medico “sta indicando come causa preliminare del decesso l’asfissia dovuta alla compressione del collo e del torace“. Una conclusione di questo tipo attirerebbe quasi certamente l’attenzione sul Camp East Montana, un colossale accampamento di tende al confine con il Messico costato 1,2 miliardi di dollari, dove i migranti hanno denunciato condizioni di detenzione precarie e abusi fisici. Il 2025, secondo i dati pubblicati sul proprio sito dalla stessa agenzia federale responsabile del controllo dell’immigrazione, è stato un anno record per le morti in custodia: sono 18 quelle conteggiate dall’ICE “nell’anno fiscale 2025”, numero che comprende 3 decessi verificatisi nel 2024. L’anno precedente erano state 12, nel 2023 il conteggio si era fermato a 4, nel 2022 a 3. Nel 2020, ultimo anno del primo mandato Trump, i decessi erano stati 21. Per il sito tedesco statista.com, tuttavia, il conto del 2025 è ancora più alto: “Secondo i dati dell’ICE , almeno 30 cittadini non statunitensi sono morti durante la custodia cautelare nell’anno solare 2025″. E, sempre secondo i dati pubblicati dalla stessa agenzia, solo nei primi nove giorni del 2026 hanno perso la vita 4 persone: oltre a Lunas Campos il 5 gennaio è morto il 42enne honduregno Luis Gustavo Nunez Caceres, il 6 gennaio il 68enne honduregno Luis Beltran Yanez–Cruz e tre giorni dopo il 46enne cambogiano Parady La. La morte di Lunas Campos avviene in un momento di forte tensione nel paese dopo l’uccisione di Renee Nicole Macklin Good, 37 anni, da parte di un agente dell’ICE a Minneapolis la scorsa settimana, un evento che per molti ha sollevato interrogativi sulla formazione e la supervisione del personale dell’agenzia. L'articolo Usa, “ucciso un immigrato in un centro di detenzione dell’ICE”. Con Trump le morti in custodia sono aumentate proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“La sparatoria di Minnesota per autodifesa? Una stron…”: il sindaco contro Washington. E il governatore Waltz attacca Trump: “Basta così, non abbiamo bisogno di voi”
“Fuori da Minneapolis. Non vi vogliamo qui. Il motivo dichiarato per cui siete in questa città è quello di creare una sorta di sicurezza, e state facendo esattamente l’opposto”. Ad esprimersi così sulla vicenda dell’agente dell’Ice che ha sparato ed ucciso Renee Good, è stato il sindaco Jacob Frey (Minnesota Democratic–Farmer–Labor Party), che senza mezzi termini ha condannato l’azione dei federali impegnati nel contrasto all’immigrazione clandestina. Se le fonti dell’amministrazione Trump difendono la reazione del poliziotto – la portavoce del Dipartimento per la Sicurezza Interna, Tricia McLaughlin, ha descritto la sparatoria come un atto di autodifesa, e Kristi Noem, segretaria per la Sicurezza domestica ha definito le azioni della vittima un “atto di terrorismo interno” – Frey è di tutt’altro avviso: “Avendo visto il video personalmente, voglio dirlo a tutti senza mezzi termini: è una stronzata. Si tratta di un agente che ha usato il potere in modo sconsiderato, provocando la morte e l’uccisione di qualcuno”. Frey ha poi concluso: “Risponderemo a quell’odio con l’amore. Vogliono una scusa per entrare e mostrare il tipo di forza che creerà ancora più caos e disperazione. Non permettiamoglielo”. Sulla stessa linea le dichiarazioni del governatore Tim Walz: “Lo Stato non ha bisogno di ulteriore aiuto dal governo federale. A Donald Trump e Kristi Noem dico: avete fatto abbastanza”. Walz ha emesso un ordine di allerta per preparare la Guardia nazionale in base al timore che le proteste possano prendere una brutta piega, ma ha anche ricordato: “Da settimane avvertiamo che le operazioni pericolose e sensazionalistiche dell’amministrazione Trump rappresentano una minaccia per la nostra sicurezza pubblica, e che qualcuno potrebbe farsi male”. Walz ha definito la ricostruzione ufficiale un atto di “propaganda” ed ha assicurato che “lo Stato garantirà un’indagine completa, equa e rapida per garantire l’accertamento delle responsabilità e la giustizia” Il presidente Trump sul suo social Truth ha ribadito: “La donna che urlava era, ovviamente, un’agitatrice professionista, alla guida dell’auto era molto turbolenta, ostacolava e opponeva resistenza, e poi ha investito violentemente, volontariamente e brutalmente l’agente dell’ICE, che sembra le abbia sparato per legittima difesa”. Poi, ai giornalisti del New York Times, il capo della Casa Bianca ha aggiunto: “Non voglio vedere nessuno che viene colpito da spari, non voglio neanche vedere nessuno che urla e tenta di investire agenti” ed ha liquidato come “propaganda” e “spazzatura” le versioni, corredate dal video, che mostrano come l’agente non venga investito. Tra chi condanna l’azione dell’Ice, c’è il neo sindaco di New York, Zohran Mamdani: “Le notizie che arrivano da Minneapolis sono orribili. Questo è uno degli aspetti di un anno pieno di crudeltà, e sappiamo che quando gli agenti dell’Ice attaccano gli immigrati, attaccano ognuno di noi in tutto il Paese”. E sulla situazione della Grande Mela rispetto ai migranti, dice così: “Ho chiarito a tutti i membri dell’amministrazione cittadina, incluso il New York City Police Department, che rispetteremo le politiche delle città rifugio”. Un appello arriva dall’arcivescovo di Saint Paul e Minneapolis, mons. Bernard A. Hebda: “Uniamoci come nazione e approviamo una riforma significativa dell’immigrazione che renda giustizia a tutte le parti. Più a lungo rifiutiamo di affrontare questa questione sul piano politico, più essa diventa divisiva e violenta”. L'articolo “La sparatoria di Minnesota per autodifesa? Una stron…”: il sindaco contro Washington. E il governatore Waltz attacca Trump: “Basta così, non abbiamo bisogno di voi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Padre single di sei figli deportato dopo 30 anni negli Usa, polemica sui metodi dell’agenzia per l’immigrazione
Un padre single di sei figli, tutti cittadini statunitensi, è stato deportato in Messico dopo aver vissuto per circa trent’anni negli Stati Uniti. La vicenda di Rosalio Vásquez Meave, 55 anni, ha suscitato un’ondata di polemiche sui metodi dell’Ice (Us Immigration and Customs Enforcement) e sull’impatto umano delle politiche migratorie. Secondo quanto riportato dai media americani, Vásquez Meave è stato fermato e arrestato il 15 settembre dagli agenti dell’Ice mentre accompagnava i figli a scuola. In un video si vedono gli agenti sbatterlo a terra e ammanettarlo. Successivamente è stato espulso dal Paese, nonostante fosse titolare di un permesso di lavoro valido e in attesa dell’esito di una richiesta di visto. Il caso è stato confermato dal Dipartimento per la Sicurezza Interna. L’avvocata dell’uomo, Michelle Edstrom, ha spiegato che Vásquez Meave era l’unico tutore legale dei figli, tutti minorenni e cittadini Usa. Arrivato negli Stati Uniti da adolescente nel 1990, l’uomo aveva lasciato il Paese nel 1999 con l’intenzione di richiedere un visto di lavoro tramite un ufficio a Ciudad Juárez, ma nel 2000 venne arrestato mentre tentava di rientrare con quei documenti. Una ricostruzione che viene però contestata dall’amministrazione. La vice segretaria dell’Homeland Security, Tricia McLaughlin, ha dichiarato che Vásquez Meave “era già stato rimpatriato in Messico nel 2000” e che “ha scelto di commettere un reato rientrando illegalmente negli Stati Uniti in una data e in un luogo sconosciuti”. McLaughlin ha inoltre precisato che l’uomo non ha chiesto che i figli fossero espulsi con lui. “L’Ice non separa le famiglie”, ha aggiunto la vice segretaria, spiegando che ai genitori viene chiesto se desiderano essere espulsi insieme ai figli oppure se preferiscono affidare i bambini a una persona di fiducia. Una procedura che, secondo il Dipartimento, sarebbe “in linea con le leggi sull’immigrazione delle amministrazioni precedenti”. I genitori, ha concluso, possono anche gestire la propria partenza tramite l’app Cbp One e mantenere la possibilità di tornare legalmente negli Usa in futuro. L'articolo Padre single di sei figli deportato dopo 30 anni negli Usa, polemica sui metodi dell’agenzia per l’immigrazione proviene da Il Fatto Quotidiano.
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