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Da Trump nuove minacce a Cuba e Messico: “Sanzioni a chi vende petrolio a L’Havana”. La reazione: “Atto brutale di aggressione”
Donald Trump non si ferma, secondo una tecnica ormai consolidata. Stanotte è arrivata una nuova minaccia: il presidente americano ha firmato un ordine esecutivo che imporrebbe una tariffa su tutti i beni provenienti da Paesi che vendono o forniscono petrolio a Cuba. Una mossa che serve a mettere sotto ulteriore pressione il Messico. Questa settimana, infatti, la presidente messicana Claudia Sheinbaum ha dichiarato che il suo governo ha almeno temporaneamente sospeso le spedizioni di petrolio a Cuba, ma ha affermato che si trattava di una “decisione sovrana” non dettata dagli Stati Uniti. Sulla scia dell’operazione militare statunitense per deporre l’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro, Trump ha affermato che il governo cubano è pronto a cadere. Ieri un giornalista gli ha chiesto se stesse cercando di “strangolare” Cuba, definita una “nazione in declino”. “La parola ‘strangolare’ è terribilmente dura”, ha detto Trump, “Non ci sto provando, ma sembra che sia qualcosa che non riuscirà a sopravvivere“. “Un atto brutale di aggressione – ha denunciato su X il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez -. Denunciamo davanti al mondo questo atto brutale di aggressione contro Cuba e il suo popolo, sottoposto da oltre 65 anni al blocco economico più lungo e crudele mai applicato a un’intera nazione, che ora si promette di sottoporre a condizioni di vita estreme”. L'articolo Da Trump nuove minacce a Cuba e Messico: “Sanzioni a chi vende petrolio a L’Havana”. La reazione: “Atto brutale di aggressione” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Ho scritto al primo ministro coreano chiedendogli più concerti in Messico per i BTS”: la presidente Claudia Sheinbaum si mobilita per i fan disperati
Strano ma vero, ma addirittura anche la presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, ha accolto la richiesta dei fan dei BTS di aumentare il numero dei concerti nel Paese, visto che i biglietti sono andati letteralmente a ruba. Dopo il tutto esaurito della scorsa settimana, la presidente Sheinbaum c ha sfruttato il suo briefing per chiedere più date per i concerti dei BTS a maggio, affermando di aver inviato una lettera al primo ministro sudcoreano chiedendo più date per la band. “Non abbiamo ancora ricevuto una risposta, ma speriamo che sia positiva”, ha detto. Sheinbaum ha anche affermato di aver contattato gli organizzatori dei concerti per discutere la fattibilità di aggiungere date. Tuttavia, il promoter Ocesa, ha dichiarato che al momento non è possibile che il tour si allunghi. I BTS si esibiranno allo stadio GNP Seguros di Città del Messico il 7, 9 e 10 maggio. Sheinbaum aveva già festeggiato la conferma della visita dei BTS, sottolineando durante il suo briefing stampa del 19 gennaio che l’arrivo del gruppo soddisfa una “richiesta storica” dei giovani messicani. “È un gruppo coreano molto famoso che i giovani amano”, ha affermato, aggiungendo che la loro presenza è uno sviluppo positivo per il Paese. Questi commenti hanno persino avuto risonanza internazionale, apparendo su diverse testate giornalistiche sudcoreane. Durante lo stesso briefing, Sheinbaum e i funzionari dell’agenzia per la tutela dei consumatori del Messico hanno delineato gli sforzi con Ocesa e Ticketmaster Mexico per garantire la trasparenza nei prezzi e nelle condizioni di acquisto, implementando contemporaneamente misure per limitare il bagarinaggio dei biglietti. Il Messico si è affermato come una delle principali destinazioni per i tour mondiali: solo nel 2025, artisti come Lady Gaga, Shakira, Oasis e Bad Bunny hanno tenuto spettacoli epocali in tutto il Paese. Con una capienza di 65.000 spettatori, lo stadio GNP Seguros è stato nominato dalla rivista Pollstar la migliore sala concerti al mondo per il 2025, un titolo che si è aggiudicato per il secondo anno consecutivo. Dopo una pausa musicale di quasi quattro anni, i BTS, composti da RM, Jin, Jimin, V, Suga, Jung Kook e J-Hope, sono tornati con un tour mondiale e pubblicheranno un nuovo album il 20 marzo intitolato “ARIRANG”. Il tour partirà dalla Corea del Sud ad aprile e toccherà oltre 70 date in Asia, Nord e Sud America, Australia ed Europa fino a marzo 2027. Si tratta delle prime esibizioni del gruppo dal tour “Permission to Dance on Stage” del 2021-22. Negli anni tra un tour e l’altro, tutti i membri dei BTS hanno dovuto svolgere il servizio militare obbligatorio in Corea del Sud. L'articolo “Ho scritto al primo ministro coreano chiedendogli più concerti in Messico per i BTS”: la presidente Claudia Sheinbaum si mobilita per i fan disperati proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Perché Trump non combatte lo spaccio del fentanyl in Usa?”: Sheinbaum risponde alle minacce del tycoon
“Se Trump è così preoccupato per la droga, perché non inizia a combattere lo spaccio nel suo Paese? Perché non arrestano i narcotrafficanti che si trovano nel suo Paese? Mettete tutte le vostre risorse di intelligence al lavoro per trovare i narcotrafficanti”. E ancora: “Se il governo degli Stati Uniti volesse davvero affrontare il grave problema dell’uso del fentanyl, perché non contrasta lo spaccio di droga per le strade? Perché non abbiamo mai sentito parlare di arresti di gruppi criminali americani?”. In un video diffuso sui social, la presidentessa del Messico Claudia Sheinbaum – che ha già condannato l’invasione del Venezuela da parte degli Stati Uniti – risponde direttamente a Donald Trump e respinge le accuse secondo cui il Messico non avrebbe fatto abbastanza per combattere i cartelli del narcotraffico. “Il Messico – ha ribadito – collabora in modo responsabile e deciso con gli Stati Uniti, anche per ragioni umanitarie, per impedire che il fentanyl e altre droghe raggiungano la sua popolazione, in particolare i giovani” e “non vogliamo che il fentanyl o qualsiasi altra droga raggiungano i giovani, né negli Stati Uniti, né in Messico, né in qualsiasi altra parte del mondo”. Poi ha aggiunto che la violenza in Messico è in parte causata dal flusso illegale di armi dagli Stati Uniti e dal “grave problema del consumo di droga nel paese vicino”. La titolare dell’esecutivo ha inoltre sottolineato la necessità di reciprocità: se gli Usa chiedono maggiori sforzi al Messico, gli Usa devono impegnarsi altrettanto nel bloccare il traffico d’armi verso sud e il riciclaggio di denaro. “Non abbiamo bisogno di ingerenze esterne”, ha concluso, ammonendo l’opposizione sui rischi di invocare aiuti stranieri. > ATENÇÃO!! Presidenta do México Claudia Sheinbaum DETONA Trump, manda ele > cuidar do próprio país e diz que a SOBERANIA do México é INEGOCIÁVEL!! > > Claudia e Lula são os 2 maiores líderes de toda a América!! > pic.twitter.com/vMThIkb7mm > > — Thiago dos Reis ???????? (@ThiagoResiste) January 5, 2026 Dichiarazioni che arrivano dopo che nei giorni scorsi il presidente Usa ha minacciato anche il Messico, oltre a Colombia e Cuba. In una intervista a Fox News, il tycoon ha sostenuto che Sheinbaum non sta realmente governando il suo paese, ma che siano invece i cartelli della droga a controllare la nazione. “Potremmo essere politicamente corretti e dire di sì, che lo fa. Ma lei ha molta paura dei cartelli”, ha detto Trump. “Stanno governando il Messico. Le ho chiesto più volte se vuole che eliminiamo i cartelli. ‘no, no, no, signor presidente, no, no, no, per favore’. Quindi dobbiamo fare qualcosa”. Accuse da cui la presidentessa si è difesa, condannando anche l’attacco Usa al Venezuela. “Il Messico crede fermamente che l’America non appartenga a una dottrina o a una potenza. Il continente americano appartiene al popolo di ciascuno dei paesi che lo compongono”. E ha ribadito che la storia dell’America Latina “è chiara e convincente” nel sostenere che “l’intervento militare non ha mai portato democrazia, non ha mai generato benessere o stabilità duratura”. Poi ha concluso il suo messaggio con la frase: “Cooperazione, sì; subordinazione e intervento, no”. “Per il Messico, e come dovrebbe essere per tutti i messicani, la sovranità e l’autodeterminazione dei popoli non sono né facoltative né negoziabili”. Messico schierato contro l’attacco al Venezuela – Il governo messicano ha inoltre ricordato che l’America Latina e i Caraibi sono stati dichiarati zona di pace e che ogni intervento militare rappresenta un serio rischio per la stabilità dell’intera regione. Città del Messico ha ribadito che il dialogo e il negoziato sono le uniche vie legittime ed efficaci per risolvere le controversie e ha invitato le Nazioni Unite ad agire senza indugio per favorire una de-escalation delle tensioni. Parlando poi di un possibile intervento militare degli Stati Uniti, Sheinbaum lo ha definito una “possibilità molto lontana”. Nonostante le tensioni regionali legate al caso Venezuela, la leader ha rassicurato sulla solidità dei rapporti bilaterali, evidenziando l’esistenza di un dialogo fluido tra le cancellerie e i comandi militari dei due Paesi. Sheinbaum ha chiarito che alle pressioni di Washington si risponde con maggiore comunicazione, non con la sottomissione. E dopo l’operazione in Venezuela che ha portato alla cattura di Maduro, il governo del Messico ha sottolineato che tali operazioni costituiscono una violazione dell’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite, che vieta l’uso della forza nelle relazioni internazionali. Richiamandosi ai principi della propria politica estera e alla storica vocazione pacifista del Paese, il Messico ha rivolto un appello urgente al rispetto del diritto internazionale e dei principi e degli scopi sanciti dalla Carta dell’Onu, chiedendo la cessazione immediata di qualsiasi atto di aggressione contro il governo e il popolo venezuelani. 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Venezuela, Trump: “Agli Usa subito tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio”
Tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio “immediatamente” consegnati agli Stati Uniti. E’ il primo dividendo che Donald Trump prevede di incassare dopo l’operazione militare con cui Washington ha deposto Nicolas Maduro in Venezuela. “Sono lieto di annunciare che le autorità di transizione in Venezuela consegneranno agli Stati Uniti d’America tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio di alta qualità, non soggetto a sanzioni – ha scritto il presidente su Truth -. Questo petrolio sarà venduto al prezzo di mercato e il ricavato sarà gestito da me, in qualità di Presidente degli Stati Uniti d’America, per garantire che venga utilizzato a beneficio del popolo venezuelano e degli Stati Uniti!”. “Ho chiesto al segretario all’Energia Chris Wright di attuare immediatamente questo piano. Il petrolio sarà trasportato tramite navi cisterna e consegnato direttamente ai terminali di scarico negli Stati Uniti”, ha aggiunto il presidente statunitense. Continua, intanto, la conta delle conseguenze del raid del 3 gennaio. In base alle stime di funzionari degli Stati Uniti, riferisce il Washington Post, sono circa 75 le persone rimaste uccise, cifra che include decine di vittime morte in uno scontro a fuoco nel compound presidenziale a Caracas. Le fonti citate hanno parlato a condizione di mantenere l’anonimato e hanno precisato che le stime tengono conto delle forze di sicurezza venezuelane e cubane, nonché dei civili rimasti coinvolti nella sparatoria. Le cifre corrispondono approssimativamente a una stima che funzionari venezuelani avevano condiviso nei giorni scorsi. Per il Pentagono, non sono morti soldati Usa, ma 7 sono rimasti feriti. Caracas però al momento fornisce altri numeri. La presidente ad interim, Delcy Rodríguez, ha annunciato di aver indetto sette giorni di lutto nazionale in onore delle vittime venezuelane. Secondo il governo, almeno 24 soldati hanno perso la vita durante l’attacco, una cifra che porta a 56 il numero totale di morti confermate a causa dell’incursione di Washington. In precedenza, il governo di Cuba aveva annunciato il decesso di 32 membri delle sue forze di sicurezza durante questa operazione. Il resto del Sudamerica si interroga sulle prossime mosse della Casa Bianca. La presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha definito una “possibilità molto lontana” l’ipotesi di un intervento militare degli Stati Uniti in territorio messicano. Nonostante le tensioni regionali legate al caso Venezuela, la leader ha rassicurato sulla solidità dei rapporti bilaterali, evidenziando l’esistenza di un dialogo fluido tra le cancellerie e i comandi militari dei due Paesi. Sheinbaum ha chiarito che alle pressioni di Washington si risponde con maggiore comunicazione, non con la sottomissione. La titolare dell’esecutivo ha inoltre sottolineato la necessità di reciprocità: se gli Usa chiedono maggiori sforzi al Messico, ha detto, devono impegnarsi altrettanto nel bloccare il traffico d’armi verso sud e il riciclaggio di denaro. “Non abbiamo bisogno di ingerenze esterne“, ha concluso, ammonendo l’opposizione sui rischi di invocare aiuti stranieri. L'articolo Venezuela, Trump: “Agli Usa subito tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Padre single di sei figli deportato dopo 30 anni negli Usa, polemica sui metodi dell’agenzia per l’immigrazione
Un padre single di sei figli, tutti cittadini statunitensi, è stato deportato in Messico dopo aver vissuto per circa trent’anni negli Stati Uniti. La vicenda di Rosalio Vásquez Meave, 55 anni, ha suscitato un’ondata di polemiche sui metodi dell’Ice (Us Immigration and Customs Enforcement) e sull’impatto umano delle politiche migratorie. Secondo quanto riportato dai media americani, Vásquez Meave è stato fermato e arrestato il 15 settembre dagli agenti dell’Ice mentre accompagnava i figli a scuola. In un video si vedono gli agenti sbatterlo a terra e ammanettarlo. Successivamente è stato espulso dal Paese, nonostante fosse titolare di un permesso di lavoro valido e in attesa dell’esito di una richiesta di visto. Il caso è stato confermato dal Dipartimento per la Sicurezza Interna. L’avvocata dell’uomo, Michelle Edstrom, ha spiegato che Vásquez Meave era l’unico tutore legale dei figli, tutti minorenni e cittadini Usa. Arrivato negli Stati Uniti da adolescente nel 1990, l’uomo aveva lasciato il Paese nel 1999 con l’intenzione di richiedere un visto di lavoro tramite un ufficio a Ciudad Juárez, ma nel 2000 venne arrestato mentre tentava di rientrare con quei documenti. Una ricostruzione che viene però contestata dall’amministrazione. La vice segretaria dell’Homeland Security, Tricia McLaughlin, ha dichiarato che Vásquez Meave “era già stato rimpatriato in Messico nel 2000” e che “ha scelto di commettere un reato rientrando illegalmente negli Stati Uniti in una data e in un luogo sconosciuti”. McLaughlin ha inoltre precisato che l’uomo non ha chiesto che i figli fossero espulsi con lui. “L’Ice non separa le famiglie”, ha aggiunto la vice segretaria, spiegando che ai genitori viene chiesto se desiderano essere espulsi insieme ai figli oppure se preferiscono affidare i bambini a una persona di fiducia. Una procedura che, secondo il Dipartimento, sarebbe “in linea con le leggi sull’immigrazione delle amministrazioni precedenti”. I genitori, ha concluso, possono anche gestire la propria partenza tramite l’app Cbp One e mantenere la possibilità di tornare legalmente negli Usa in futuro. L'articolo Padre single di sei figli deportato dopo 30 anni negli Usa, polemica sui metodi dell’agenzia per l’immigrazione proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Terremoto di magnitudo 6.5 in Messico. Avvertita anche nella capitale
Una scossa di terremoto di magnitudo 6.5 è stata registrata a Città del Messico. Lo ha reso noto il centro sismologico nazionale. Le scosse avvertite nella capitale hanno costretto la presidente Claudia Sheinbaum a sospendere la conferenza stampa quotidiana. Articolo in aggiornamento L'articolo Terremoto di magnitudo 6.5 in Messico. Avvertita anche nella capitale proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Treno interoceanico con 250 persone a bordo deraglia in Messico: almeno 13 morti e 98 feriti
Almeno tredici persone hanno perso la vita in un incidente ferroviario in Messico. Un treno interoceanico con a bordo 250 persone è deragliato nel comune di Asunción Ixtaltepec, nei pressi della città di Nizanda, nello Stato meridionale di Oaxaca. Secondo gli ultimi aggiornamenti, 139 persone sono fuori pericolo e 98 sono rimaste ferite, di cui 36 in attesa di assistenza medica. Il fatto è avvenuto su una linea ferroviaria che è strategica per le infrastrutture del Paese: il corridoio interoceanico dell’istmo di Tehuantepec, infatti, collega il Golfo del Messico all’Oceano Pacifico. Su X, il governatore dell’Oaxaca, Salomon Jara Cruz, ha pubblicato un messaggio per esprimere solidarietà alle vittime: “Siamo profondamente addolorati per l’incidente ferroviario avvenuto nei pressi di Nizanda [. . . ] Il Governo dello Stato esprime le sue più sentite condoglianze alle famiglie di coloro che hanno perso la vita in questo tragico incidente. Offriamo il nostro pieno sostegno e impegno alle famiglie di coloro che viaggiavano sul treno interoceanico”. Le operazioni di ricerca e soccorso delle vittime sono state condotte dalla Marina messicana, che ha schierato 360 militari, venti veicoli, quattro ambulanze terrestri, tre aeroambulanze e un drone. Intanto, la Procura generale del Messico ha avviato le indagini sull’incidente, fa sapere la Procuratrice generale Ernestina Godoy Ramos in un post sui social media. L'articolo Treno interoceanico con 250 persone a bordo deraglia in Messico: almeno 13 morti e 98 feriti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Siamo ostaggi del pilota, si è barricato all’interno della cabina di pilotaggio perché non gli pagano lo stipendio”: caos e panico a bordo dell’aereo, fa irruzione la polizia
“Signore e signori, è il comandante che vi parla. Mi spiace per voi che non meritate questo trattamento ma questo aereo non partirà“. Un pilota di una compagnia aerea messicana ha annunciato ai passeggeri che il volo su cui si erano appena imbarcati non sarebbe decollato. I fatti risalgono alle ore 15 dello scorso 19 dicembre. Microfono alla mano, l’uomo ha spiegato le motivazioni alla base della sua decisione: “Sono quasi tre anni che lavoro in questa compagnia. Oggi devono pagarci quello che ci devono, aspettiamo più di 5 mesi di stipendi arretrati e diarie”. Il pilota ha aggiunto: “Non abbiamo neanche uno straccio di sindacato a proteggerci”. L’uomo è stato chiaro: “Sono comandante, ma soprattutto padre di famiglia. Questo aereo non parte finché non ci pagano tutto quello che ci spetta”. “SIAMO OSTAGGI” Un passeggero ha ripreso la scena postando il video sui social con una didascalia: “Siamo ostaggi del pilota”. Quest’ultimo, date le proteste delle persone che avevano pagato il biglietto per volare da Città del Messico a Cancun, si è barricato all’interno della cabina di pilotaggio. Poco dopo sono entrate in azione le forza speciali dell’aeroporto “Benito Juarez”. Gli agenti hanno applicato il protocollo previso per i dirottamenti, forzando la cabina dell’aereo e portando via il pilota che si era ammutinato. L'articolo “Siamo ostaggi del pilota, si è barricato all’interno della cabina di pilotaggio perché non gli pagano lo stipendio”: caos e panico a bordo dell’aereo, fa irruzione la polizia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Rissa tra deputate al Congresso di Città del Messico: le parlamentari si azzuffano sulla riforma della trasparenza
Il Congresso di Città del Messico è stato teatro di una rissa tra deputate. Le immagini diffuse dai media mostrano urla, spintoni e violente tirate di capelli tra le parlamentari di due partiti di segno opposto. Nello scontro, la legislatrice Claudia Susana Pe’rez Romero (Pan) ha riportato ferite che l’hanno costretta a indossare un collare ortopedico. La discussione è nata in merito alla controversa riforma per lo scioglimento dell’Istituto di Trasparenza, un tema che ha acceso gli animi tra i membri del partito di governo Morena e quello di opposizione Pan. Secondo le ricostruzioni, tutto è iniziato quando le deputate del Pan hanno occupato la tribuna per bloccare i lavori. La tensione è esplosa quando le esponenti di Morena hanno tentato di riprendere il controllo del podio. La sessione è stata immediatamente sospesa, lasciando il Congresso nella paralisi e sotto una pioggia di critiche per la violenza politica esibita. L'articolo Rissa tra deputate al Congresso di Città del Messico: le parlamentari si azzuffano sulla riforma della trasparenza proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il Messico è da anni la capitale mondiale delle spie russe. Gli Usa protestano, ma dal governo centramericano ancora nessuna espulsione
Glen David VanHerck, generale dell’Aeronautica Militare americana, responsabile del Comando Nord e del Comando di Difesa Aerospaziale (2020-2024), il 24 marzo 2022 durante una audizione aveva dichiarato: “La maggior parte dell’intelligence russa dislocata nel mondo, in questo momento si trova in Messico”. Le spie dietro la porta di casa, insomma. E le cose negli ultimi tre anni non sono migliorate tanto che il New York Times è tornato a sottolineare, citando cinque fonti, che i funzionari al servizio del Cremlino sono sempre lì a mangiare tacos e tendere l’orecchio, nonostante la Cia abbia individuato almeno 24 nomi. Il governo messicano – questa è la recriminazione degli Usa – non ha fatto nulla per evitare questa situazione; pur avendo una lista fornita da Washington, non ha provveduto alle espulsioni. Prima del quotidiano della Grande Mela, ad occuparsi della questione nel 2022 era stato il Wall Street Journal, indicando che in seguito agli allontanamenti avvenuti in Europa – dopo l’invasione russa in Ucraina – almeno 85 funzionari erano arrivati all’ambasciata russa di Città del Messico con la qualifica di “diplomatici”. A quanto risulta al New York Times, all’epoca il presidente Obrador era stato informato direttamente delle attività di spionaggio, senza prendere provvedimenti. E nessuna espulsione è avvenuta con la presidente Claudia Sheinbaum: i timori di Washington sono stati liquidati come “paranoie”. Al Times Juan González, direttore degli Affari dell’Emisfero Occidentale presso il Consiglio di Sicurezza Nazionale durante l’amministrazione Biden, ha dichiarato: “Abbiamo fornito i nomi di spie russe che si spacciavano per diplomatici nell’ambasciata di Città del Messico. Si trattava di spie esperte che avevano partecipato a operazioni sofisticate in tutta Europa”. Il compito dei funzionari dell’intelligence russa sarebbe anche quello di sostenere una contro informazione per spingere l’opinione pubblica messicana ad allontanarsi sia dagli Stati Uniti che dall’Europa. Un allarme preso sul serio dalla Francia che per la prima volta ha nominato un esperto a capo di un ufficio specifico per valutare il processo di disinformazione avviato nella capitale messicana. Uno degli esempi concreti per raccontare questa storia di spie è la vicenda di Héctor Alejandro Cabrera Fuentes, biologo molecolare considerato tra le “menti” messicane più in vista all’estero. Nel 2020 fu arrestato e accusato di aver svolto attività di spionaggio per la Russia. Secondo l’atto d’accusa del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, un funzionario di Mosca, la cui identità non è stata rivelata, ha reclutato Cabrera Fuentes nel 2019: il suo compito era quello recuperare notizie su un “collaborazionista” che passava agli americani informazioni sul governo russo. Il biologo diventato agente segreto è stato poi condannato a quattro anni di reclusione. Dalle serie di successo come The Americans, alla realtà di una guerra di spie tra Mosca e Washington giocata su diversi scenari. Città del Messico del resto non è nuova ad essere teatro di intrighi: nel 1940 Lev Trotsky fu ucciso da un agente segreto dell’Nkvd per essersi schierato contro la “dittatura burocratica di Stalin”. E nel 1963, sei settimane prima dell’omicidio del presidente Kennedy a Dallas, la visita di Lee Harvey Oswald alle ambasciate di Cuba e della Russia alimentò una delle tante piste cospirative sull’assassinio di JFK. L'articolo Il Messico è da anni la capitale mondiale delle spie russe. Gli Usa protestano, ma dal governo centramericano ancora nessuna espulsione proviene da Il Fatto Quotidiano.
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