Donald Trump non si ferma, secondo una tecnica ormai consolidata. Stanotte è
arrivata una nuova minaccia: il presidente americano ha firmato un ordine
esecutivo che imporrebbe una tariffa su tutti i beni provenienti da Paesi che
vendono o forniscono petrolio a Cuba. Una mossa che serve a mettere sotto
ulteriore pressione il Messico. Questa settimana, infatti, la presidente
messicana Claudia Sheinbaum ha dichiarato che il suo governo ha almeno
temporaneamente sospeso le spedizioni di petrolio a Cuba, ma ha affermato che si
trattava di una “decisione sovrana” non dettata dagli Stati Uniti.
Sulla scia dell’operazione militare statunitense per deporre l’ex presidente
venezuelano Nicolás Maduro, Trump ha affermato che il governo cubano è pronto a
cadere. Ieri un giornalista gli ha chiesto se stesse cercando di “strangolare”
Cuba, definita una “nazione in declino”. “La parola ‘strangolare’ è
terribilmente dura”, ha detto Trump, “Non ci sto provando, ma sembra che sia
qualcosa che non riuscirà a sopravvivere“.
“Un atto brutale di aggressione – ha denunciato su X il ministro degli Esteri
cubano Bruno Rodriguez -. Denunciamo davanti al mondo questo atto brutale di
aggressione contro Cuba e il suo popolo, sottoposto da oltre 65 anni al blocco
economico più lungo e crudele mai applicato a un’intera nazione, che ora si
promette di sottoporre a condizioni di vita estreme”.
L'articolo Da Trump nuove minacce a Cuba e Messico: “Sanzioni a chi vende
petrolio a L’Havana”. La reazione: “Atto brutale di aggressione” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
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Strano ma vero, ma addirittura anche la presidente del Messico, Claudia
Sheinbaum, ha accolto la richiesta dei fan dei BTS di aumentare il numero dei
concerti nel Paese, visto che i biglietti sono andati letteralmente a ruba. Dopo
il tutto esaurito della scorsa settimana, la presidente Sheinbaum c ha sfruttato
il suo briefing per chiedere più date per i concerti dei BTS a maggio,
affermando di aver inviato una lettera al primo ministro sudcoreano chiedendo
più date per la band. “Non abbiamo ancora ricevuto una risposta, ma speriamo che
sia positiva”, ha detto.
Sheinbaum ha anche affermato di aver contattato gli organizzatori dei concerti
per discutere la fattibilità di aggiungere date. Tuttavia, il promoter Ocesa, ha
dichiarato che al momento non è possibile che il tour si allunghi. I BTS si
esibiranno allo stadio GNP Seguros di Città del Messico il 7, 9 e 10 maggio.
Sheinbaum aveva già festeggiato la conferma della visita dei BTS, sottolineando
durante il suo briefing stampa del 19 gennaio che l’arrivo del gruppo soddisfa
una “richiesta storica” dei giovani messicani.
“È un gruppo coreano molto famoso che i giovani amano”, ha affermato,
aggiungendo che la loro presenza è uno sviluppo positivo per il Paese. Questi
commenti hanno persino avuto risonanza internazionale, apparendo su diverse
testate giornalistiche sudcoreane.
Durante lo stesso briefing, Sheinbaum e i funzionari dell’agenzia per la tutela
dei consumatori del Messico hanno delineato gli sforzi con Ocesa e Ticketmaster
Mexico per garantire la trasparenza nei prezzi e nelle condizioni di acquisto,
implementando contemporaneamente misure per limitare il bagarinaggio dei
biglietti.
Il Messico si è affermato come una delle principali destinazioni per i tour
mondiali: solo nel 2025, artisti come Lady Gaga, Shakira, Oasis e Bad Bunny
hanno tenuto spettacoli epocali in tutto il Paese. Con una capienza di 65.000
spettatori, lo stadio GNP Seguros è stato nominato dalla rivista Pollstar la
migliore sala concerti al mondo per il 2025, un titolo che si è aggiudicato per
il secondo anno consecutivo.
Dopo una pausa musicale di quasi quattro anni, i BTS, composti da RM, Jin,
Jimin, V, Suga, Jung Kook e J-Hope, sono tornati con un tour mondiale e
pubblicheranno un nuovo album il 20 marzo intitolato “ARIRANG”. Il tour partirà
dalla Corea del Sud ad aprile e toccherà oltre 70 date in Asia, Nord e Sud
America, Australia ed Europa fino a marzo 2027. Si tratta delle prime esibizioni
del gruppo dal tour “Permission to Dance on Stage” del 2021-22. Negli anni tra
un tour e l’altro, tutti i membri dei BTS hanno dovuto svolgere il servizio
militare obbligatorio in Corea del Sud.
L'articolo “Ho scritto al primo ministro coreano chiedendogli più concerti in
Messico per i BTS”: la presidente Claudia Sheinbaum si mobilita per i fan
disperati proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Se Trump è così preoccupato per la droga, perché non inizia a combattere lo
spaccio nel suo Paese? Perché non arrestano i narcotrafficanti che si trovano
nel suo Paese? Mettete tutte le vostre risorse di intelligence al lavoro per
trovare i narcotrafficanti”. E ancora: “Se il governo degli Stati Uniti volesse
davvero affrontare il grave problema dell’uso del fentanyl, perché non contrasta
lo spaccio di droga per le strade? Perché non abbiamo mai sentito parlare di
arresti di gruppi criminali americani?”. In un video diffuso sui social, la
presidentessa del Messico Claudia Sheinbaum – che ha già condannato l’invasione
del Venezuela da parte degli Stati Uniti – risponde direttamente a Donald Trump
e respinge le accuse secondo cui il Messico non avrebbe fatto abbastanza per
combattere i cartelli del narcotraffico. “Il Messico – ha ribadito – collabora
in modo responsabile e deciso con gli Stati Uniti, anche per ragioni umanitarie,
per impedire che il fentanyl e altre droghe raggiungano la sua popolazione, in
particolare i giovani” e “non vogliamo che il fentanyl o qualsiasi altra droga
raggiungano i giovani, né negli Stati Uniti, né in Messico, né in qualsiasi
altra parte del mondo”. Poi ha aggiunto che la violenza in Messico è in parte
causata dal flusso illegale di armi dagli Stati Uniti e dal “grave problema del
consumo di droga nel paese vicino”. La titolare dell’esecutivo ha inoltre
sottolineato la necessità di reciprocità: se gli Usa chiedono maggiori sforzi al
Messico, gli Usa devono impegnarsi altrettanto nel bloccare il traffico d’armi
verso sud e il riciclaggio di denaro. “Non abbiamo bisogno di ingerenze
esterne”, ha concluso, ammonendo l’opposizione sui rischi di invocare aiuti
stranieri.
> ATENÇÃO!! Presidenta do México Claudia Sheinbaum DETONA Trump, manda ele
> cuidar do próprio país e diz que a SOBERANIA do México é INEGOCIÁVEL!!
>
> Claudia e Lula são os 2 maiores líderes de toda a América!!
> pic.twitter.com/vMThIkb7mm
>
> — Thiago dos Reis ???????? (@ThiagoResiste) January 5, 2026
Dichiarazioni che arrivano dopo che nei giorni scorsi il presidente Usa ha
minacciato anche il Messico, oltre a Colombia e Cuba. In una intervista a Fox
News, il tycoon ha sostenuto che Sheinbaum non sta realmente governando il suo
paese, ma che siano invece i cartelli della droga a controllare la nazione.
“Potremmo essere politicamente corretti e dire di sì, che lo fa. Ma lei ha molta
paura dei cartelli”, ha detto Trump. “Stanno governando il Messico. Le ho
chiesto più volte se vuole che eliminiamo i cartelli. ‘no, no, no, signor
presidente, no, no, no, per favore’. Quindi dobbiamo fare qualcosa”. Accuse da
cui la presidentessa si è difesa, condannando anche l’attacco Usa al Venezuela.
“Il Messico crede fermamente che l’America non appartenga a una dottrina o a una
potenza. Il continente americano appartiene al popolo di ciascuno dei paesi che
lo compongono”. E ha ribadito che la storia dell’America Latina “è chiara e
convincente” nel sostenere che “l’intervento militare non ha mai portato
democrazia, non ha mai generato benessere o stabilità duratura”. Poi ha concluso
il suo messaggio con la frase: “Cooperazione, sì; subordinazione e intervento,
no”. “Per il Messico, e come dovrebbe essere per tutti i messicani, la sovranità
e l’autodeterminazione dei popoli non sono né facoltative né negoziabili”.
Messico schierato contro l’attacco al Venezuela – Il governo messicano ha
inoltre ricordato che l’America Latina e i Caraibi sono stati dichiarati zona di
pace e che ogni intervento militare rappresenta un serio rischio per la
stabilità dell’intera regione. Città del Messico ha ribadito che il dialogo e il
negoziato sono le uniche vie legittime ed efficaci per risolvere le controversie
e ha invitato le Nazioni Unite ad agire senza indugio per favorire una
de-escalation delle tensioni. Parlando poi di un possibile intervento militare
degli Stati Uniti, Sheinbaum lo ha definito una “possibilità molto lontana”.
Nonostante le tensioni regionali legate al caso Venezuela, la leader ha
rassicurato sulla solidità dei rapporti bilaterali, evidenziando l’esistenza di
un dialogo fluido tra le cancellerie e i comandi militari dei due Paesi.
Sheinbaum ha chiarito che alle pressioni di Washington si risponde con maggiore
comunicazione, non con la sottomissione. E dopo l’operazione in Venezuela che ha
portato alla cattura di Maduro, il governo del Messico ha sottolineato che tali
operazioni costituiscono una violazione dell’articolo 2 della Carta delle
Nazioni Unite, che vieta l’uso della forza nelle relazioni internazionali.
Richiamandosi ai principi della propria politica estera e alla storica vocazione
pacifista del Paese, il Messico ha rivolto un appello urgente al rispetto del
diritto internazionale e dei principi e degli scopi sanciti dalla Carta
dell’Onu, chiedendo la cessazione immediata di qualsiasi atto di aggressione
contro il governo e il popolo venezuelani.
L'articolo “Perché Trump non combatte lo spaccio del fentanyl in Usa?”:
Sheinbaum risponde alle minacce del tycoon proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio “immediatamente” consegnati agli
Stati Uniti. E’ il primo dividendo che Donald Trump prevede di incassare dopo
l’operazione militare con cui Washington ha deposto Nicolas Maduro in Venezuela.
“Sono lieto di annunciare che le autorità di transizione in Venezuela
consegneranno agli Stati Uniti d’America tra i 30 e i 50 milioni di barili di
petrolio di alta qualità, non soggetto a sanzioni – ha scritto il presidente su
Truth -. Questo petrolio sarà venduto al prezzo di mercato e il ricavato sarà
gestito da me, in qualità di Presidente degli Stati Uniti d’America, per
garantire che venga utilizzato a beneficio del popolo venezuelano e degli Stati
Uniti!”. “Ho chiesto al segretario all’Energia Chris Wright di attuare
immediatamente questo piano. Il petrolio sarà trasportato tramite navi cisterna
e consegnato direttamente ai terminali di scarico negli Stati Uniti”, ha
aggiunto il presidente statunitense.
Continua, intanto, la conta delle conseguenze del raid del 3 gennaio. In base
alle stime di funzionari degli Stati Uniti, riferisce il Washington Post, sono
circa 75 le persone rimaste uccise, cifra che include decine di vittime morte in
uno scontro a fuoco nel compound presidenziale a Caracas. Le fonti citate hanno
parlato a condizione di mantenere l’anonimato e hanno precisato che le stime
tengono conto delle forze di sicurezza venezuelane e cubane, nonché dei civili
rimasti coinvolti nella sparatoria. Le cifre corrispondono approssimativamente a
una stima che funzionari venezuelani avevano condiviso nei giorni scorsi. Per il
Pentagono, non sono morti soldati Usa, ma 7 sono rimasti feriti.
Caracas però al momento fornisce altri numeri. La presidente ad interim, Delcy
Rodríguez, ha annunciato di aver indetto sette giorni di lutto nazionale in
onore delle vittime venezuelane. Secondo il governo, almeno 24 soldati hanno
perso la vita durante l’attacco, una cifra che porta a 56 il numero totale di
morti confermate a causa dell’incursione di Washington. In precedenza, il
governo di Cuba aveva annunciato il decesso di 32 membri delle sue forze di
sicurezza durante questa operazione.
Il resto del Sudamerica si interroga sulle prossime mosse della Casa Bianca. La
presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha definito una “possibilità molto
lontana” l’ipotesi di un intervento militare degli Stati Uniti in territorio
messicano. Nonostante le tensioni regionali legate al caso Venezuela, la leader
ha rassicurato sulla solidità dei rapporti bilaterali, evidenziando l’esistenza
di un dialogo fluido tra le cancellerie e i comandi militari dei due Paesi.
Sheinbaum ha chiarito che alle pressioni di Washington si risponde con maggiore
comunicazione, non con la sottomissione. La titolare dell’esecutivo ha inoltre
sottolineato la necessità di reciprocità: se gli Usa chiedono maggiori sforzi al
Messico, ha detto, devono impegnarsi altrettanto nel bloccare il traffico d’armi
verso sud e il riciclaggio di denaro. “Non abbiamo bisogno di ingerenze
esterne“, ha concluso, ammonendo l’opposizione sui rischi di invocare aiuti
stranieri.
L'articolo Venezuela, Trump: “Agli Usa subito tra i 30 e i 50 milioni di barili
di petrolio” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un padre single di sei figli, tutti cittadini statunitensi, è stato deportato in
Messico dopo aver vissuto per circa trent’anni negli Stati Uniti. La vicenda di
Rosalio Vásquez Meave, 55 anni, ha suscitato un’ondata di polemiche sui metodi
dell’Ice (Us Immigration and Customs Enforcement) e sull’impatto umano delle
politiche migratorie.
Secondo quanto riportato dai media americani, Vásquez Meave è stato fermato e
arrestato il 15 settembre dagli agenti dell’Ice mentre accompagnava i figli a
scuola. In un video si vedono gli agenti sbatterlo a terra e ammanettarlo.
Successivamente è stato espulso dal Paese, nonostante fosse titolare di un
permesso di lavoro valido e in attesa dell’esito di una richiesta di visto. Il
caso è stato confermato dal Dipartimento per la Sicurezza Interna.
L’avvocata dell’uomo, Michelle Edstrom, ha spiegato che Vásquez Meave era
l’unico tutore legale dei figli, tutti minorenni e cittadini Usa. Arrivato negli
Stati Uniti da adolescente nel 1990, l’uomo aveva lasciato il Paese nel 1999 con
l’intenzione di richiedere un visto di lavoro tramite un ufficio a Ciudad
Juárez, ma nel 2000 venne arrestato mentre tentava di rientrare con quei
documenti. Una ricostruzione che viene però contestata dall’amministrazione. La
vice segretaria dell’Homeland Security, Tricia McLaughlin, ha dichiarato che
Vásquez Meave “era già stato rimpatriato in Messico nel 2000” e che “ha scelto
di commettere un reato rientrando illegalmente negli Stati Uniti in una data e
in un luogo sconosciuti”. McLaughlin ha inoltre precisato che l’uomo non ha
chiesto che i figli fossero espulsi con lui.
“L’Ice non separa le famiglie”, ha aggiunto la vice segretaria, spiegando che ai
genitori viene chiesto se desiderano essere espulsi insieme ai figli oppure se
preferiscono affidare i bambini a una persona di fiducia. Una procedura che,
secondo il Dipartimento, sarebbe “in linea con le leggi sull’immigrazione delle
amministrazioni precedenti”. I genitori, ha concluso, possono anche gestire la
propria partenza tramite l’app Cbp One e mantenere la possibilità di tornare
legalmente negli Usa in futuro.
L'articolo Padre single di sei figli deportato dopo 30 anni negli Usa, polemica
sui metodi dell’agenzia per l’immigrazione proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una scossa di terremoto di magnitudo 6.5 è stata registrata a Città del Messico.
Lo ha reso noto il centro sismologico nazionale. Le scosse avvertite nella
capitale hanno costretto la presidente Claudia Sheinbaum a sospendere la
conferenza stampa quotidiana.
Articolo in aggiornamento
L'articolo Terremoto di magnitudo 6.5 in Messico. Avvertita anche nella capitale
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Almeno tredici persone hanno perso la vita in un incidente ferroviario in
Messico. Un treno interoceanico con a bordo 250 persone è deragliato nel comune
di Asunción Ixtaltepec, nei pressi della città di Nizanda, nello Stato
meridionale di Oaxaca. Secondo gli ultimi aggiornamenti, 139 persone sono fuori
pericolo e 98 sono rimaste ferite, di cui 36 in attesa di assistenza medica. Il
fatto è avvenuto su una linea ferroviaria che è strategica per le infrastrutture
del Paese: il corridoio interoceanico dell’istmo di Tehuantepec, infatti,
collega il Golfo del Messico all’Oceano Pacifico.
Su X, il governatore dell’Oaxaca, Salomon Jara Cruz, ha pubblicato un messaggio
per esprimere solidarietà alle vittime: “Siamo profondamente addolorati per
l’incidente ferroviario avvenuto nei pressi di Nizanda [. . . ] Il Governo dello
Stato esprime le sue più sentite condoglianze alle famiglie di coloro che hanno
perso la vita in questo tragico incidente. Offriamo il nostro pieno sostegno e
impegno alle famiglie di coloro che viaggiavano sul treno interoceanico”.
Le operazioni di ricerca e soccorso delle vittime sono state condotte dalla
Marina messicana, che ha schierato 360 militari, venti veicoli, quattro
ambulanze terrestri, tre aeroambulanze e un drone. Intanto, la Procura generale
del Messico ha avviato le indagini sull’incidente, fa sapere la Procuratrice
generale Ernestina Godoy Ramos in un post sui social media.
L'articolo Treno interoceanico con 250 persone a bordo deraglia in Messico:
almeno 13 morti e 98 feriti proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Signore e signori, è il comandante che vi parla. Mi spiace per voi che non
meritate questo trattamento ma questo aereo non partirà“. Un pilota di una
compagnia aerea messicana ha annunciato ai passeggeri che il volo su cui si
erano appena imbarcati non sarebbe decollato. I fatti risalgono alle ore 15
dello scorso 19 dicembre. Microfono alla mano, l’uomo ha spiegato le motivazioni
alla base della sua decisione: “Sono quasi tre anni che lavoro in questa
compagnia. Oggi devono pagarci quello che ci devono, aspettiamo più di 5 mesi di
stipendi arretrati e diarie”. Il pilota ha aggiunto: “Non abbiamo neanche uno
straccio di sindacato a proteggerci”. L’uomo è stato chiaro: “Sono comandante,
ma soprattutto padre di famiglia. Questo aereo non parte finché non ci pagano
tutto quello che ci spetta”.
“SIAMO OSTAGGI”
Un passeggero ha ripreso la scena postando il video sui social con una
didascalia: “Siamo ostaggi del pilota”. Quest’ultimo, date le proteste delle
persone che avevano pagato il biglietto per volare da Città del Messico a
Cancun, si è barricato all’interno della cabina di pilotaggio. Poco dopo sono
entrate in azione le forza speciali dell’aeroporto “Benito Juarez”. Gli agenti
hanno applicato il protocollo previso per i dirottamenti, forzando la cabina
dell’aereo e portando via il pilota che si era ammutinato.
L'articolo “Siamo ostaggi del pilota, si è barricato all’interno della cabina di
pilotaggio perché non gli pagano lo stipendio”: caos e panico a bordo
dell’aereo, fa irruzione la polizia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il Congresso di Città del Messico è stato teatro di una rissa tra deputate. Le
immagini diffuse dai media mostrano urla, spintoni e violente tirate di capelli
tra le parlamentari di due partiti di segno opposto. Nello scontro, la
legislatrice Claudia Susana Pe’rez Romero (Pan) ha riportato ferite che l’hanno
costretta a indossare un collare ortopedico. La discussione è nata in merito
alla controversa riforma per lo scioglimento dell’Istituto di Trasparenza, un
tema che ha acceso gli animi tra i membri del partito di governo Morena e quello
di opposizione Pan. Secondo le ricostruzioni, tutto è iniziato quando le
deputate del Pan hanno occupato la tribuna per bloccare i lavori. La tensione è
esplosa quando le esponenti di Morena hanno tentato di riprendere il controllo
del podio. La sessione è stata immediatamente sospesa, lasciando il Congresso
nella paralisi e sotto una pioggia di critiche per la violenza politica esibita.
L'articolo Rissa tra deputate al Congresso di Città del Messico: le parlamentari
si azzuffano sulla riforma della trasparenza proviene da Il Fatto Quotidiano.
Glen David VanHerck, generale dell’Aeronautica Militare americana, responsabile
del Comando Nord e del Comando di Difesa Aerospaziale (2020-2024), il 24 marzo
2022 durante una audizione aveva dichiarato: “La maggior parte dell’intelligence
russa dislocata nel mondo, in questo momento si trova in Messico”. Le spie
dietro la porta di casa, insomma. E le cose negli ultimi tre anni non sono
migliorate tanto che il New York Times è tornato a sottolineare, citando cinque
fonti, che i funzionari al servizio del Cremlino sono sempre lì a mangiare tacos
e tendere l’orecchio, nonostante la Cia abbia individuato almeno 24 nomi. Il
governo messicano – questa è la recriminazione degli Usa – non ha fatto nulla
per evitare questa situazione; pur avendo una lista fornita da Washington, non
ha provveduto alle espulsioni.
Prima del quotidiano della Grande Mela, ad occuparsi della questione nel 2022
era stato il Wall Street Journal, indicando che in seguito agli allontanamenti
avvenuti in Europa – dopo l’invasione russa in Ucraina – almeno 85 funzionari
erano arrivati all’ambasciata russa di Città del Messico con la qualifica di
“diplomatici”. A quanto risulta al New York Times, all’epoca il presidente
Obrador era stato informato direttamente delle attività di spionaggio, senza
prendere provvedimenti. E nessuna espulsione è avvenuta con la presidente
Claudia Sheinbaum: i timori di Washington sono stati liquidati come “paranoie”.
Al Times Juan González, direttore degli Affari dell’Emisfero Occidentale presso
il Consiglio di Sicurezza Nazionale durante l’amministrazione Biden, ha
dichiarato: “Abbiamo fornito i nomi di spie russe che si spacciavano per
diplomatici nell’ambasciata di Città del Messico. Si trattava di spie esperte
che avevano partecipato a operazioni sofisticate in tutta Europa”. Il compito
dei funzionari dell’intelligence russa sarebbe anche quello di sostenere una
contro informazione per spingere l’opinione pubblica messicana ad allontanarsi
sia dagli Stati Uniti che dall’Europa. Un allarme preso sul serio dalla Francia
che per la prima volta ha nominato un esperto a capo di un ufficio specifico per
valutare il processo di disinformazione avviato nella capitale messicana.
Uno degli esempi concreti per raccontare questa storia di spie è la vicenda di
Héctor Alejandro Cabrera Fuentes, biologo molecolare considerato tra le “menti”
messicane più in vista all’estero. Nel 2020 fu arrestato e accusato di aver
svolto attività di spionaggio per la Russia. Secondo l’atto d’accusa del
Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, un funzionario di Mosca, la cui
identità non è stata rivelata, ha reclutato Cabrera Fuentes nel 2019: il suo
compito era quello recuperare notizie su un “collaborazionista” che passava agli
americani informazioni sul governo russo. Il biologo diventato agente segreto è
stato poi condannato a quattro anni di reclusione.
Dalle serie di successo come The Americans, alla realtà di una guerra di spie
tra Mosca e Washington giocata su diversi scenari. Città del Messico del resto
non è nuova ad essere teatro di intrighi: nel 1940 Lev Trotsky fu ucciso da un
agente segreto dell’Nkvd per essersi schierato contro la “dittatura burocratica
di Stalin”. E nel 1963, sei settimane prima dell’omicidio del presidente Kennedy
a Dallas, la visita di Lee Harvey Oswald alle ambasciate di Cuba e della Russia
alimentò una delle tante piste cospirative sull’assassinio di JFK.
L'articolo Il Messico è da anni la capitale mondiale delle spie russe. Gli Usa
protestano, ma dal governo centramericano ancora nessuna espulsione proviene da
Il Fatto Quotidiano.