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Minneapolis, l’annuncio dello “zar dei confini” Homan: Trump ritira 700 agenti federali di Ice e Border Patrol
Le uccisioni di Renee Good e Alex Pretti dispiega i suoi primi effetti visibili sul modo in cui l’amministrazione Trump si interfacia con la città di Minneapolis e il Minnesota. Tom Homan, lo ‘zar dei confini’ inviato da Donald Trump nello Stato, ha annunciato che 700 agenti federali per l’immigrazione lasceranno “immediatamente” la città. Il gruppo in partenza, riferisce il Washington Post, include agenti e funzionari dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) e della Customs and Border Protection (CBP). Il ritiro riduce la presenza federale da circa 3.000 agenti a 2.300, una diminuzione significativa ma il loro numero resta comunque molto superiore agli 80 presenti nell’area di Minneapolis prima dell’inizio dell’Operazione Metro Surge il 1° dicembre. “Vogliamo rendere la nostra operazione più efficiente e intelligente – ha detto -. Non ci stiamo arrendendo”. Nella seconda conferenza stampa dal suo arrivo, la scorsa settimana, nella città precipitata nel caos dall’avvio delle operazioni anti-immigrati, Homan ha affermato che il ritiro è stato reso possibile da una maggiore “collaborazione” con le autorità carcerarie del Minnesota. “Questo ha reso disponibili più agenti per arrestare e rimuovere i criminali stranieri, più agenti che prendono in custodia i criminali stranieri direttamente dalle prigioni, e significa che vi saranno meno agenti sulle strade a condurre operazioni”. Il ritiro avrà “effetto immediato”, senza precisare se interesserà solo Minneapolis o tutto il Minnesota. Una cosa è certa, ha tenuto a mettere in chiaro l’inviato del tycoon: “Solo perché si dà la priorità alle minacce alla sicurezza pubblica non significa che noi ci dimentichiamo degli altri”, ha detto Homan ribadendo che, per quanto il target delle deportazioni di massa siano i cosiddetti “stranieri criminali”, anche altri immigrati senza documenti, con nessun precedente penale, potranno essere arrestati. Homan “non partirà”, ha aggiunto, fino a quando “tutto non sarà completato”, intendendo l’operazione anti-immigrati avviata nei mesi scorsi. “Dobbiamo ricordare che abbiamo agenti federali incaricati dell’inchiesta sulle frodi, non si muoveranno, finiranno il loro lavoro”, ha poi aggiunto, riferendosi all’indagine sulle frodi a carico del sistema del welfare, per il quale sono stati incriminati in maggioranza cittadini di origine somala, usata dalla Casa Bianca per giustificare l’operazione in Minnesota. L'articolo Minneapolis, l’annuncio dello “zar dei confini” Homan: Trump ritira 700 agenti federali di Ice e Border Patrol proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Minneapolis, ProPublica: “Identificati i due agenti che hanno ucciso Alex Pretti”
Le autorità si sono finora rifiutate di diffondere i nomi e hanno fornito poche informazioni riguardo all’incidente, ma i due agenti che hanno ucciso a sangue freddo Alex Pretti in strada a Minneapolis sono stati identificati. Secondo il sito di giornalismo investigativo americano ProPublica si tratta “dell’agente della Border Patrol Jesus Ochoa“, 43 anni, “e l’ufficiale della Customs and Border Protection (CBP) Raymundo Gutierrez“, di 45 anni. Ochoa è un agente della Border Patrol entrato a far parte della CBP nel 2018. Gutierrez è entrato a far parte della CBP nel 2014 e lavora per l’Ufficio Operazioni sul Campo. È assegnato a una squadra di intervento speciale, che conduce operazioni ad alto rischio simili a quelle delle unità SWAT della polizia. I registri mostrano che entrambi gli uomini provengono dal Sud del Texas. Entrambi erano stati assegnati a “Metro Surge“, un’operazione di controllo dell’immigrazione lanciata a dicembre che ha inviato decine di agenti armati e mascherati in diverse la città. Le retate sono state caratterizzate da scene di violenza, contro immigrati e cittadini statunitensi, da parte di agenti autorizzati a nascondere la propria identità con maschere, “una pratica quasi inaudita nelle forze dell’ordine”, sottolinea ProPublica. Ochoa che, riporta ProPublica, si fa chiamare “Jesse” si è laureato in giustizia penale presso l’Università del Texas-Pan American, secondo quanto racconta la sua ex moglie, Angelica Ochoa. Residente da tempo nella Rio Grande Valley, Ochoa sognava da anni di lavorare per la Border Patrol e finalmente è riuscito a trovare un impiego lì, ha raccontato la donna. Quando la coppia si è separata nel 2021, lui era diventato un appassionato di armi e possiede circa 25 tra fucili, pistole e fucili da caccia. Martedì scorso, riferisceh ancora ProPublica, l’agenzia ha inviato un report ad alcuni membri del Congresso, riconoscendo che due agenti hanno sparato con pistole Glock durante la colluttazione in cui è morto Pretti, ma senza indicare i loro nomi. L’agente della CBP “ha tentato di spostare la donna e Pretti fuori dalla carreggiata. La donna e Pretti non si sono mossi”, si legge. “Il personale della CBP ha tentato di prendere in custodia Pretti. Pretti ha opposto resistenza ai tentativi del personale della CBP e ne è seguita una colluttazione”. Secondo il report, un agente ha poi urlato più volte “Ha una pistola!” e altri due hanno “scaricato” le loro pistole Glock. In alcuni video ampiamente condivisi online, Pretti è raffigurato mentre tiene in mano solo un telefono. Dopo l’incidente funzionari statali e federali hanno riferito che Pretti era armato con una pistola legalmente detenuta. Alcuni video realizzati da passanti sembrano mostrare un agente federale che estrae la pistola di Pretti dal suo fianco prima che venissero sparati i primi colpi. Le maschere degli agenti e il caos della colluttazione rendono difficile distinguere chi faccia effettivamente cosa. L'articolo Minneapolis, ProPublica: “Identificati i due agenti che hanno ucciso Alex Pretti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Ice out”: i ciclisti invadono le strade di Minneapolis contro la politica migratoria di Trump – Video
A Minneapolis un gruppo di ciclisti ha dato vita a una protesta contro l’Ice e la politica migratoria dell’amministrazione Trump. La manifestazione si è svolta nelle strade della città con il passaggio davanti a un memoriale improvvisato dedicato ad Alex Pretti, infermiere di terapia intensiva di 37 anni ucciso da agenti federali. L'articolo “Ice out”: i ciclisti invadono le strade di Minneapolis contro la politica migratoria di Trump – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Minnesota: partiti giovani e classe media, sono rimasti anziani e meno abbienti che si sentono accerchiati dagli immigrati. Così Trump sfrutta la situazione con l’Ice
All’aeroporto di San Diego c’e’ un nuovo terminal per i voli internazionali. Tutto è nuovo di zecca, dai bagni ai caroselli fino alle procedure d’ingresso. A chi viaggia con un visto decennale non si chiedono più le impronte digitali, basta una foto, un sorriso due chiacchiere e via e si entra negli Stati Uniti. Per chi arriva dall’Europa, dove l’eco sinistro della caccia all’emigrato dell’ICE e del border patrol fa tornare alla mente i raid dei nazisti, l’accoglienza di San Diego è una vera sorpresa. A pochi chilometri dal confine messicano, questa è una città dove si sente parlare piu’ spagnolo che inglese. I latini sono talmente tanti che a seconda dei quartieri ci si puo’ illudere di essere in una capitale sudamericana. E tanti sono gli emigrati senza documenti. Qual è la differenza tra San Diego e Minneapolis? A San Diego, come nel resto della costa occidentale (California, Oregon e Washington) c’e’ un alto numero dei cosiddetti migranti semi-legali. Si tratta di individui che hanno un permesso di lavoro che il governo gli rinnova ogni due anni, ma che non sono cittadini, non hanno né green card né passaporto. Non possono uscire dagli Stati Uniti, se lo fanno non rientreranno piu’. Tra questi c’e’ José che viene da Sinaloa, roccaforte del cartello messicano a poca distanza dal confine californiano. Pulisce le stanze in un motel vicino all’aeroporto di San Diego. Paga regolarmente le tasse, il social security, ma non avrà mai una pensione, quei soldi, centinaia di miliardi di dollari che gente come lui versa, rimarranno nelle casse del fisco americano. Ed ecco alcuni dati interessanti: nel 1990 i migranti non autorizzati erano 3,5 milioni, il picco venne raggiunto nel 2007 con 12,2 milioni. Nel 2008 è iniziata una flessione che è durata fino al 2019 quando si scese a 10,2 milioni. Questi dati corrispondono a quelli dell’occupazione degli immigrati illegali che pagano le tasse, nel 1990 erano 3,7 milioni, nel 2007 8,3 milioni, nel 2019 7,4 milioni per poi risalire a 8,3 milioni nel 2022. Morale: la maggior parte lavora, produce e paga le tasse. José non è naturalizzato ma ha un codice fiscale datogli dall’IRS, l’ufficio delle tasse federali americano, con il quale può lavorare e che gli ha permesso di ottenere la residenza, che va rinnovata continuamente. Con documenti falsi acquistati in Arizona ha preso la patente. Quelli come lui vivono in questo limbo, per il fisco esistono ma per lo stato sono clandestini. Gente come José è abituata alla precarietà e quando gli chiedo se ha paura dell’ICE alza le spalle e dice che ai tempi di Obama la situazione nel sud della California non era migliore. Obama ha deportato più di mille persone al giorno, ma a differenza di Trump si è concentrato su chi infrangeva la legge. Bastava una contravvenzione per essere internati. È successo a Charlie il figlio di Maricela, cameriera del Montana. “Sono entrata 35 anni fa con mio figlio, lui aveva 6 anni. Siamo arrivati in aereo da Città del Messico con tanto di visto, e non siamo piu’ tornati.” Mi spiega. “Quando non hanno rinnovato il permesso di soggiorno a mio figlio per una contravvenzione sono andata dall’avvocato, avevo letto che Obama aveva varato una nuova legge che permetteva ai genitori ed ai loro figli entrati da bambini di ottenere la cittadinanza, ci chiamavano i dreamers. L’avvocato mi ha chiesto la documentazione che provava che eravamo entrati legalmente, voleva la carta di imbarco! Dopo 35 anni. Mi ha spiegato che avrei dovuto conservarla … ma chi lo sapeva?”. Secondo il Pew Research Centre nel 2023 gli immigrati illegali erano 14 milioni. Non ci sono ancora i dati per il 2024 e 2025 ma si parla di una leggera flessione. Tuttavia, il numero complessivo rimane alto e se messo a confronto con i valori bassi della disoccupazione americana è chiaro che l’economia americana non solo ha bisogno di questa forza lavoro, ma ne beneficia. Se non fosse cosi’ il modo per sbarazzarsi velocemente, senza inseguimenti ed arresti pubblici ci sarebbe, basterebbe incrociare i dati del fisco con quelli dei permessi di residenza per trovare tutti i dreamers e rimpatriarli. Ma l’obiettivo non è questo. Come è successo con gli altri presidenti americani il tema dell’immigrazione non ha nulla a che vedere con l’andamento dell’economia americana, è un tema politico che viene usato per combattere gli avversari, consolidare il consenso e dare a certi elettori il loro osso da succhiare – Trump ha avuto il voto dei latini “legali” che non vogliono la concorrenza dei loro compaesani senza documenti, gente disposta a lavorare per molto meno. “L’emigrazione è un perfetto capro espiatorio ed uno specchietto per le allodole,” spiega Ron Gerson, presidente del partito democratico della regione di Flat Head nel Montana. “Confonde le idee sul perché del declino economico”. Per decenni il Minnesota è stato uno stato operaio, sindacalizzato, con città industriali compatte e campagne stabili. Un pilastro del cosiddetto blue wall. Poi, lentamente, ha iniziato a cambiare. Non perché siano arrivate masse di nuovi elettori, ma perché quelli storici se ne sono andati. I giovani hanno lasciato lo stato già prima del Covid, attratti da mercati del lavoro più dinamici e da un costo della vita che, paradossalmente, in altri stati era più basso ed offriva più opportunità. Con la pandemia il processo si è accelerato: chi poteva lavorare da remoto ha scelto il sud e l’ovest, spazi aperti, tasse più basse. I pensionati hanno seguito i figli qualche anno dopo, in direzione Florida, Arizona, Nevada. Le città non si sono svuotate del tutto, ma hanno perso la loro classe media stabile: operai specializzati, tecnici, piccoli proprietari. È rimasta una popolazione più anziana, più fragile economicamente e sempre più diffidente verso le élite urbane e politiche, una popolazione che si è sentita accerchiata dai nuovi flussi migratori composti da migranti non autorizzati e rifugiati, impiegati nei servizi, nella logistica, nella trasformazione alimentare. Sebbene questa forza lavoro tenga in piedi interi settori dell’economia locale, non c’e’ mai stata integrazione. Se si aggiunge che la stragrande maggioranza non può votare, questo gruppo di individui è facile bersaglio del malcontento. “I rad di ICE sono voluti, servono a far vedere che l’amministrazione Trump ha muscoli e sono diretti verso stati governati dai democratici, Oregon, Carolina del Nord, Minnesota, accusati di non proteggere i cittadini americani dalla minaccia dell’emigrazione. Il criterio è razziale perche’ è piu’ visibile, la dicotomia tra noi e loro piu’ forte. In Minnesota, ad esempio, esiste una grossa comunità somala, molti sono legali, hanno la carta verde, ma sono fisicamente diversi. Il criterio è anche poco sofisticato, la gente viene presa a caso, in Montana hanno preso molti nativi americani convinti che fossero latini”. A riprova che le azioni di ICE sono motivate da ragioni politiche e di propaganda il successo mediatico dei raid, che tutto il mondo guarda in televisione, dipende dalla reazione della comunità non da chi arrestano, se la prima reagisce nel modo giusto ICE lascia il campo. “La scorsa estate a Los Angeles,” continua Gerson, “la comunità ha fermato ICE e la guardia nazionale, se ne sono dovuti andare.” A Minneapolis, dove esiste uno zoccolo duro pro-Trump che fa sentire la propria voce, la situazione è diversa. Minneapolis è anche la città di Black Life Matter, è qui che venne ucciso George Floyd. Perche’ i neri rimangono in silenzio? Ron Gerson è continto che sia per paura, tra la polizia e la comunità nera non corre buon sangue. Ma forse il motivo è diverso e va cercato nell’abilità della propaganda politica dell’amministrazione Trump di sfruttare le contraddizioni locali a suo vantaggio. E’ chiaro che ICE incentiva la guerra razziale tra poveri, e a Minneapolis questo conflitto si combatte da tempo. L'articolo Minnesota: partiti giovani e classe media, sono rimasti anziani e meno abbienti che si sentono accerchiati dagli immigrati. Così Trump sfrutta la situazione con l’Ice proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Usa, partecipa a una protesta contro l’Ice: giornalista arrestato e incriminato
Il 18 gennaio era stato presente a una protesta contro l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) che aveva interrotto una funzione religiosa in una chiesa di St. Paul, in Minnesota. Per questo motivo Don Lemon, ex anchorman della Cnn, è arrestato, incriminato e poi rilasciato. Il giornalista è stato fermato a Los Angeles e successivamente comparso davanti a un giudice federale, che ne ha disposto la liberazione senza il pagamento di una cauzione. L’accusa, formalizzata da un grand jury del Minnesota, parla di cospirazione e di interferenza con i diritti garantiti dal Primo Emendamento ai fedeli presenti alla funzione, disturbata dall’irruzione di manifestanti che scandivano slogan contro l’ICE. L’accusa sostiene che Lemon ha partecipato consapevolmente all’azione di protesta. In aula, l’assistente procuratore federale Alexander Robbins aveva chiesto una cauzione da 100.000 dollari, richiesta poi respinta dal giudice. Lemon ha respinto con decisione ogni addebito, ribadendo di trovarsi sul posto esclusivamente in qualità di cronista indipendente. “Non sarò messo a tacere – ha detto ai cronisti dopo l’udienza -. Ho passato tutta la mia carriera a raccontare i fatti e continuerò a farlo”. La protesta al centro dell’inchiesta si è svolta alla Cities Church, appartenente alla Southern Baptist Convention. Uno dei suoi pastori, David Easterwood, è anche responsabile dell’ufficio ICE di St. Paul, un elemento che ha contribuito a rendere la chiesa un obiettivo simbolico per i manifestanti. Durante l’azione sono stati scanditi slogan come “ICE out” e richieste di giustizia per Renee Good, la donna uccisa da un agente dell’ICE a Minneapolis. Oltre a Lemon, sono stati arrestati altri soggetti, tra cui un’altra giornalista indipendente e due partecipanti alla protesta. Tutti sono stati rilasciati su cauzione e hanno dichiarato la propria innocenza. Le immagini dei fermi e delle udienze hanno rapidamente fatto il giro dei social media, alimentando reazioni contrastanti. Numerose organizzazioni per la difesa della libertà di stampa hanno criticato l’operato del Dipartimento di Giustizia, accusandolo di usare leggi sui diritti civili per intimidire i reporter. Anche la National Association of Black Journalists ha espresso “profonda preoccupazione”, definendo l’arresto di Lemon un tentativo di criminalizzare il lavoro giornalistico. Sul fronte opposto, il Dipartimento di Giustizia ha difeso l’azione investigativa. La procuratrice generale Pam Bondi ha dichiarato che l’amministrazione intende garantire il diritto di ogni cittadino a praticare la propria fede senza interferenze, promettendo conseguenze severe per chi viola tale principio. Il caso assume una valenza simbolica anche alla luce del percorso professionale di Lemon, licenziato dalla Cnn nel 2023 dopo un periodo turbolento come conduttore mattutino e oggi attivo come commentatore indipendente su YouTube, dove non ha mai nascosto le sue posizioni critiche nei confronti di Donald Trump. Durante la diretta realizzata davanti alla chiesa, aveva più volte precisato di non essere un attivista, ma un osservatore sul campo e ha sempre sostenuto di distinguere il suo attivismo personale dal lavoro giornalistico. Ora si prepara ad affrontare il processo in Minnesota, annunciando che si dichiarerà non colpevole. Mentre il procedimento giudiziario entra nel vivo, la vicenda si trasforma così in un banco di prova per l’equilibrio tra sicurezza, libertà religiosa e diritto di cronaca, in un Paese sempre più polarizzato. Per molti, l’inchiesta rappresenta un precedente pericoloso che rischia di restringere lo spazio di manovra del giornalismo investigativo e di protesta negli Stati Uniti. 2023 dopo un periodo turbolento come conduttore mattutino e oggi attivo come commentatore indipendente su YouTube, dove non ha mai nascosto le sue posizioni critiche nei confronti di Donald Trump. Durante la diretta realizzata davanti alla chiesa, aveva più volte precisato di non essere un attivista, ma un osservatore sul campo. Esperti di diritto dei media, come Jane Kirtley dell’Università del Minnesota, mettono in dubbio la legittimità delle accuse, sostenendo che le norme invocate non siano state concepite per colpire chi raccoglie notizie. Per molti, l’inchiesta rappresenta un precedente pericoloso che rischia di restringere lo spazio di manovra del giornalismo investigativo e di protesta negli Stati Uniti. Mentre il procedimento giudiziario entra nel vivo, la vicenda di Don Lemon si trasforma così in un banco di prova per l’equilibrio tra sicurezza, libertà religiosa e diritto di cronaca, in un Paese sempre più polarizzato. L'articolo Usa, partecipa a una protesta contro l’Ice: giornalista arrestato e incriminato proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Agenti dell’Ice arrestano alcune persone e vengono contestati a Minneapolis: “Andatevene via” – Video
Proteste con grida e fischietti a Bloomington. Gli agenti dell’Ice, la polizia e gli agenti dell’Ero (Enforcement and Removal Operations) hanno arrestato alcune persone in un sobborgo di Minneapolis e le hanno costrette a salire in auto, mentre i vicini protestano fischiando e urlando loro di andarsene: “Andatevene da qui”. Una delle persone fermate è stata poi rilasciata. L'articolo Agenti dell’Ice arrestano alcune persone e vengono contestati a Minneapolis: “Andatevene via” – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Minneapolis, Homan prospetta una riduzione di agenti dell’Ice, ma l’operazione anti-immigrati illegali prosegue: “Sono qui per aggiustare le cose”
Via lo “sceriffo” Greg Bovino, ecco lo “zar” Tom Homan, che veste un pochino i panni di Mr.Wolf, il personaggio che nel film Pulp Fiction “risolve problemi”. Si presenta a Minneapolis il nuovo responsabile dell’operazione anti immigrazione in Minnesota, incontrando la stampa: “Sono qui per trovare soluzioni. Il presidente Trump vuole che si aggiustino le cose, e io le aggiusterò”. Homan annuncia di aver indicato alle autorità federali un piano di “riduzione” delle forze dell’Ice nello Stato, ma, nello stesso tempo, conferma che non ci sarà un passo indietro nelle attività dedicate all’immigrazione illegale. “Non voglio sentire dire che tutto ciò che è stato fatto qui è stato perfetto – ha detto Homan – niente è perfetto e tutto può essere migliorato. Quello su cui lavoriamo adesso è rendere questa operazione più sicura, più efficiente e più conforme alle regole. Nessuna agenzia è perfetta e il presidente Trump e io, insieme ad altri membri dell’amministrazione, abbiamo riconosciuto che alcuni miglioramenti potrebbero e dovrebbero essere apportati”. Un monito Homan lo lancia a quegli agenti dell’Ice dalla pistola facile e dalla violenza immotivata, dunque gli ufficiali federali che non agiranno con professionalità saranno “trattati come qualsiasi altro appartenente a una agenzia federale. Abbiamo degli standard di condotta”. Poi Homan tende la mano al reparto: “Questi uomini e queste donne, che portano quel distintivo e quella pistola, sono patrioti americani. Si mettono in gioco per questa nazione ogni giorno. Che Dio benedica ognuno di loro”. Al momento, il Dipartimento della sicurezza interna (Dhs) ha confermato che i due agenti coinvolti nell’omicidio di Alex Pretti sono stati sospesi e messi in congedo amministrativo “secondo il protocollo standard”. L’obiettivo di Homan rimane quello iniziale: rimuovere gli immigrati che “costituiscono una minaccia per la sicurezza pubblica e nazionale”. Tra le nuove disposizioni indicate dal funzionario, quella di evitare l’interazione tra agenti e “agitatori” in modo da puntare l’attenzione solo su immigrati con condanne, o che abbiano pendenze penali. Homan ha chiarito il suo punto di vista sulle manifestazioni anti-Ice: “Sostengo il vostro diritto di protestare. Chiedo solo che lo facciate in modo pacifico. Ma minacciare le forze dell’ordine, ostacolarle, impedire il loro operato e aggredirle non è mai accettabile e non ci sarà alcuna tolleranza. Chi interferisce, ostacola o aggredisce un agente dell’Ice verrà arrestato”. Il responsabile delle frontiere della Casa Bianca, ha dichiarato che “la retorica ostile, le minacce pericolose e l’odio” contro gli agenti addetti all’immigrazione “devono cessare”. Ed ancora: “Ho implorato in Tv durante gli ultimi due mesi che questa retorica finisse. A marzo ho detto che se non si fosse fermata, ci sarebbe stato uno spargimento di sangue, e così è stato. Vorrei non aver avuto ragione”. Homan ha affermato di aver discusso con i responsabili delle forze dell’ordine di Minneapolis la necessità di garantire la sicurezza degli agenti federali, in modo da ridurre il loro numero sul territorio: “I capi con cui ho parlato si sono impegnati a rispondere alle chiamate al 911 quando i manifestanti diventano violenti, gli agenti si trovano in situazioni pericolose e si verificano aggressioni. Le forze di polizia si sono impegnate a garantire la sicurezza pubblica; non si occuperanno di far rispettare le leggi sull’immigrazione, ma di mantenere la tranquillità”. La riduzione dei 3.000 agenti Ice potrà avvenire – sostiene Homan – in base alla disponibilità da parte delle autorità locali di accettare le richieste dello Stato di aprire i propri penitenziari ai federali: “Più agenti nelle prigioni significa meno agenti per le strade. Questa collaborazione basata sul buon senso ci permetterà di ritirare il numero delle persone che abbiamo qui”. Dunque, Homan parla di un accordo di collaborazione con le forze statali su questi punti: 1) La sicurezza della comunità è la priorità. 2) La legittimità dell’azione dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice). 3) Gli arrestati per motivi di sicurezza pubblica “potrebbero essere” trasferiti in custodia all’Ice. 4) Lavorare insieme per identificare coloro che rappresentano una minaccia per la sicurezza pubblica, e rimuoverli. Se questo riporterà la serenità a Minneapolis, lo si vedrà nei prossimi giorni. L'articolo Minneapolis, Homan prospetta una riduzione di agenti dell’Ice, ma l’operazione anti-immigrati illegali prosegue: “Sono qui per aggiustare le cose” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Minneapolis, la deputata dem Ilhan Omar dopo l’aggressione: “Dobbiamo abolire l’Ice, questo momento lo richiede”
La deputata statunitense Ilhan Omar ha reagito con fermezza dopo essere stata attaccata ieri durante un town hall a Minneapolis, dove un uomo le ha spruzzato addosso una sostanza sconosciuta da una siringa mentre parlava. Nonostante lo shock, Omar oggi ha dichiarato: “La paura e l’intimidazione non funzionano su di me”, sottolineando la sua determinazione a non farsi fermare dalla violenza politica. L’assalitore, poi arrestato, ha agito mentre la deputata criticava le politiche di immigrazione e chiedeva cambiamenti nell’Ice. Secondo le autorità, l’uomo è stato rapidamente bloccato dalla sicurezza. Omar ha collegato l’attacco alla crescente retorica divisiva e ha ribadito che non permetterà che minacce o intimidazioni la fermino nel suo lavoro. L'articolo Minneapolis, la deputata dem Ilhan Omar dopo l’aggressione: “Dobbiamo abolire l’Ice, questo momento lo richiede” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Una città in fiamme ha combattuto fuoco e ghiaccio sotto gli stivali dell’esercito privato di Re Trump”: il significato di “Streets of Minneapolis” di Bruce Springsteen
“Streets of Philadelphia” è una delle canzoni più importanti del repertorio di Bruce Springsteen, scritta nel 1993 appositamente per la colonna sonora del film “Philadelphia”, diretto da Jonathan Demme. Il testo è scritto in prima persona e adotta il punto di vista di un uomo che sta morendo di AIDS. Il brano ha vinto il Premio Oscar per la Migliore Canzone Originale nel 1994. Trentatrè anni dopo l’artista è tornato sul titolo del celebre brano stavolta mutandolo in “Streets of Minneapolis”. E non a caso. Con questa iniziativa Bruce Springstee critica duramente le misure di controllo dell’immigrazione adottate dal presidente Donald Trump. La canzone descrive Minneapolis come “una città in fiamme” sotto “l’esercito privato di Re Trump”. Springsteen afferma di averla scritta e registrata durante lo scorso fine settimana. Springsteen dedica la canzone alla gente di Minneapolis e in memoria di Alex Pretti e Renee Good. Il cantautore è da tempo critico nei confronti di Trump, definendo la sua amministrazione corrotta e incompetente. Un portavoce della Casa Bianca ha affermato che l’amministrazione non si è concentrata su “canzoni casuali con opinioni irrilevanti e informazioni inaccurate”. Bruce Springsteen dedica la sua nuova canzone alla gente di Minneapolis, criticando le continue operazioni di controllo dell’immigrazione del presidente Donald Trump in città. Il testo di “Streets of Minneapolis”, pubblicato mercoledì, descrive come “una città in fiamme abbia combattuto fuoco e ghiaccio sotto gli stivali di un occupante”, che Springsteen definisce “l’esercito privato di Re Trump”. Springsteen, in una dichiarazione, ha affermato di aver scritto e registrato la canzone durante il fine settimana e di averla pubblicata in risposta a una seconda sparatoria mortale da parte di agenti federali dell’immigrazione a Minneapolis. “È dedicata alla gente di Minneapolis, ai nostri innocenti vicini immigrati e in memoria di Alex Pretti e Renee Good”, ha scritto, citando le due vittime. Abigail Jackson, portavoce della Casa Bianca, ha risposto: “L’amministrazione Trump si concentra sull’incoraggiare i democratici statali e locali a collaborare con le forze dell’ordine federali per rimuovere pericolosi criminali clandestini dalle loro comunità, non su canzoni casuali con opinioni irrilevanti e informazioni inaccurate”. Il brano di Springsteen, dal ritmo lento, si sviluppa partendo solo da chitarra acustica e voce per arrivare a un brano più completo, con un assolo di armonica, e si conclude con i cori di “ICE Out!”. “Oh nostra Minneapolis, sento la tua voce”, canta The Boss. “Cantando attraverso la nebbia insanguinata / Prenderemo posizione per questa terra / E per lo straniero in mezzo a noi”. Il brano segue “City of Heroes” del cantautore inglese Billy Bragg, scritto dal cantante di protesta domenica scorsa e pubblicato il giorno successivo. Bragg ha dichiarato in una nota che il brano è stato ispirato dall’omicidio di Prettì e che si concentra “sul coraggio della gente di Minneapolis”. Springsteen è da tempo critico nei confronti del presidente, che a sua volta ha definito l’icona del rock “sopravvalutata”. L’ultimo scontro pubblico tra i due è avvenuto l’anno scorso, quando Springsteen, in tournée in Inghilterra, ha dichiarato al pubblico che l’America “è attualmente nelle mani di un’amministrazione corrotta, incompetente e traditrice”. Trump ha risposto definendo Springsteen “un rocker secco e pruriginoso”. Sempre a Minneapolis venerdì si terrà l’evento benefico “Un concerto di solidarietà e resistenza per difendere il Minnesota”, con Tom Morello, Rise Against, Al Di Meola e Ike Reilly. Tutto il ricavato andrà alle famiglie di Good e Pretti. “Arriviamo a Minneapolis, dove la gente si è eroicamente ribellata all’ICE, si è ribellata a Trump, si è ribellata a questa ondata crescente di terrore di stato”, ha dichiarato Morello. L'articolo “Una città in fiamme ha combattuto fuoco e ghiaccio sotto gli stivali dell’esercito privato di Re Trump”: il significato di “Streets of Minneapolis” di Bruce Springsteen proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Alex Pretti ebbe uno scontro con gli agenti Ice 11 giorni prima di morire”. Sospesi i federali che gli hanno sparato
Alex Pretti è stato ucciso per le strade di Minneapolis il 24 gennaio, crivellato da dieci colpi di pistola dagli agenti dell’Ice, dopo essere stato scaraventato a terra durante un controllo sabato scorso. Undici giorni prima di essere ammazzato però, scrive Cnn, aveva già avuto uno scontro con gli agenti federali: in un video l’infermiere 37enne appare urlare contro gli agenti federali in un’interazione durata solo qualche secondo. Intanto gli agenti coinvolti nella sparatoria mortale sono stati sospesi dal servizio, ha confermato un alto funzionario del Dipartimento per la sicurezza interna, come da prassi, per consentire lo svolgimento delle indagini interne. Nel subbuglio generato dalle proteste e dagli scontri in Minnesota – dove il 28 gennaio la deputata somalo-americana Ilhan Omar è stata aggredita da un 55enne con una siringa caricata con liquido maleodorante -, gli agenti dell’Immigration and customs enforcement (Ice) hanno ricevuto l’ordine di evitare di interagire con “agitatori” durante le azioni disposte dal presidente Donald Trump in materia di immigrazione. Le nuove linee guida, di cui parla Reuters, offrono la panoramica più dettagliata finora su come cambieranno le operazioni degli agenti dopo le due sparatorie in cui sono morti due cittadini statunitensi che protestavano a Minneapolis. Le linee guida inoltre ordinano inoltre agli agenti dell’Ice di prendere di mira solo gli immigrati con accuse o condanne penali. “Non comunicare con gli agitatori (scritto a caratteri maiuscoli, ndr)”, si legge in un’e-mail diffusa da un alto funzionario dell’Ice. “Non serve a altro che a fomentare la situazione. Nessuno convincerà l’altro. L’unica comunicazione dovrebbe essere quella degli ufficiali che impartiscono ordini”. In risposta a una richiesta di commento alla Casa Bianca, un funzionario dell’amministrazione ha dichiarato: “Sono in corso discussioni su come condurre le operazioni in Minnesota nel modo più efficace. Nessuna direttiva dovrebbe essere considerata definitiva finché non sarà ufficialmente emanata”. Intanto i Democratici del Senato pongono le loro condizioni per votare a favore del pacchetto di spesa per il governo federale che consentirebbe di evitare lo shutdown che scatterebbe venerdì. I Dem chiedono di allentare la repressione sull’immigrazione illegale messa in atto dall’Amministrazione Trump in Minnesota: e richieste, presentate dal leader della minoranza democratica al Senato, Chuck Schumer, prevedono che gli agenti federali operino senza maschere e indossino delle bodycam, oltre a mettere fine ai raid a tappeto nelle strade delle città. I Democratici chiedono inoltre che gli agenti federali rispettino gli standard convenzionali delle forze dell’ordine in materia di uso della forza e che quando sono in servizio si identifichino. “Questa non è sicurezza delle frontiere, non è ordine pubblico, è caos, creato ai vertici e avvertito in molti dei nostri quartieri”, ha dichiarato Schumer nell’illustrare le sue richieste. L'articolo “Alex Pretti ebbe uno scontro con gli agenti Ice 11 giorni prima di morire”. Sospesi i federali che gli hanno sparato proviene da Il Fatto Quotidiano.
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