Se avete visto il programma televisivo Airport Security, saprete che negli
aeroporti possono capitare ritrovamenti incredibili, dalla droga agli oggetti
più assurdi. Ma Zhang Kequn, cittadino cinese, ha portato il concetto di
insolito a un livello tutto suo: all’aeroporto internazionale Jomo Kenyatta di
Nairobi, è stato arrestato dopo essere stato fermato con oltre 2000 formiche
“regine” nel bagaglio, destinate alla Cina. Un traffico tanto insolito quanto
illegale.
L’uomo non ha ancora fornito spiegazioni ufficiali, ma gli investigatori
ritengono che possa essere collegato a una rete di traffico di formiche
smantellata lo scorso anno in Kenya. Le formiche, protette dai trattati
internazionali sulla biodiversità, rientrano in una categoria di specie il cui
commercio è severamente regolamentato, proprio per prevenire danni agli
ecosistemi locali.
Negli ultimi anni, il Kenya Wildlife Service ha segnalato una crescente
richiesta di formiche da giardino, scientificamente note come Messor cephalotes,
soprattutto in Europa e Asia. Qui i collezionisti le allevano come animali
domestici, e fanno di un insetto minuscolo in un bene ambito e redditizio.
Questo boom ha alimentato un mercato nero pericoloso, spesso nascosto in valigie
o spedizioni internazionali.
PRECEDENTI GIUDIZIARI
Non è il primo caso del genere nel Paese. Lo scorso maggio, un tribunale keniano
ha condannato quattro uomini, due belgi, un vietnamita e un cittadino locale, a
un anno di carcere per aver tentato di esportare migliaia di formiche regine. Un
caso senza precedenti, che aveva già messo in luce quanto il contrabbando di
insetti protetti possa assumere contorni paradossali ma gravi sul piano legale e
ambientale.
L'articolo Nascondeva oltre oltre 2000 formiche “regine” in valigia:
l’incredibile scoperta ai controlli in aeroporto. La polizia: “C’è una rete di
trafficanti di questi insetti usati come animali domestici” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Aeroporti
L’annuncio era stato dato domenica sera: il governo di Cuba ha emanato un avviso
rivolto alle compagnie aeree e ai piloti per informare che il carburante non
sarà disponibile in nove aeroporti dell’isola, tra cui l’aeroporto
internazionale José Martí dell’Avana. Una misura attiva a partire da martedì 10
febbraio e valida fino all’11 marzo.
Prima conseguenza: Air Canada ha annunciato la sospensione dei voli. Più
flessibili le compagnie americane come Delta Air Lines e Southwest; la prima non
ha evidenziato problemi, la seconda ha comunicato che i suoi aerei diretti a
Cuba avrebbero trasportato carburante sufficiente anche per affrontare la rotta
di ritorno. American Airlines è attendista: “Monitoriamo la situazione”. A farne
le spese immediate potrebbe essere il settore turistico dell’isola caraibica,
capace di generare almeno in passato fino a 3 milioni di dollari l’anno.
Questa crisi è direttamente collegata alle iniziative dell’amministrazione
Trump: a fine gennaio, il presidente americano ha firmato un ordine esecutivo
per imporre dazi sui beni provenienti da paesi che vendono o forniscono petrolio
a Cuba. In questo modo Washington ha interrotto l’accesso del governo cubano
alle sue principali fonti di petrolio, rappresentate da Venezuela e Messico.
Quest’ultimo Paese sta cercando di reagire: lunedì la presidente Sheinbaum ha
annunciato supporto a Cuba: “Nessuno può ignorare la situazione che sta vivendo
il popolo cubano a causa delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti a qualsiasi
paese che invia petrolio, in modo molto ingiusto”. La Marina messicana ha
preparato una spedizione con 800 tonnellate di aiuti umanitari.
Solidarietà all’Avana arriva anche dalla Cina che condanna le “interferenze
straniere” e assicura che “fornirà sempre supporto e aiuto alla parte cubana al
meglio delle sue capacità”. Fatto è che il carburante per rifornire gli aerei
non c’è, e la ricaduta è soprattutto sui voli internazionali. Una situazione
simile si verificò più di dieci anni fa: gli aerei che si dirigevano in Europa
facevano rifornimento alle Bahamas.
Ma la crisi energetica non riguarda solo il trasporto aereo. Sono stati sospesi
eventi come la Fiera Internazionale del Libro dell’Avana, le banche hanno
ridotto l’orario di apertura e le società di distribuzione di carburante hanno
dichiarato che non venderanno più benzina in pesos cubani, ma solo in dollari e
con un limite di 20 litri per cliente. Le ultime misure si aggiungono ad altre
che erano state annunciate venerdì scorso, fra cui tagli ai servizi di bus e
treni. Un periodo nero per l’isola che qualcuno paragona al Periodo Speciale, la
crisi economica degli anni ’90 che si registrò in seguito ai tagli degli aiuti
che provenivano dall’allora Unione Sovietica. Il ministro degli Esteri russo,
Sergei Lavrov ha riaffermato “la solidarietà con i popoli del Venezuela e di
Cuba, che sono sottoposti a forti pressioni esterne”. Parole di vicinanza, che
però non aiuteranno i cubani ad affrontare le interruzioni di corrente che ormai
arrivano fino a 10 ore.
L'articolo Effetto Trump su Cuba: L’Avana avvisa le compagnie aeree, niente
carburante. Air Canada sospende i voli proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un problema tecnico allo scalo e la fitta nebbia hanno bloccato per ore
l’aeroporto di Orio al Serio, a Bergamo, provocando numerosi disagi ai
passeggeri tra ritardi e voli cancellati. Tutto questo in un fine settimana di
grande traffico aereo, visto il ponte della Befana. Il guasto al “sistema di
avvicinamento strumentale Enav” si è registrato poco prima delle 18 di sabato e
a questo si sono aggiunte le “condizioni di bassa visibilità in pista”, come
spiega domenica mattina in una nota Sacbo, la società di gestione dello scalo.
Così è iniziata una lunga notte di problemi per migliaia di passeggeri coinvolti
e i disagi sono continuati anche domenica.
Sono in tutto 63 i voli in arrivo che hanno registrato ritardi, cancellazioni o
dirottamenti su altri scali e 39 quelli in partenza cancellati o riprogrammati,
tra ieri sera e questa mattina. Alcuni passeggeri si sono accampati nei corridoi
dell’aeroporto, altri hanno optato per passare la notte in hotel o per mettersi
in viaggio in bus, taxi o auto, con conseguenti spese extra. Durante la notte
non sono mancate tensioni tra i passeggeri e il personale di terra a causa delle
lunghe attese: è dovuta anche intervenire la polizia.
Nel dettaglio, dei voli in arrivo dalle 18 di ieri a questa mattina, 34 sono
stati dirottati su altri scali, 21 sono stati cancellati e 8 ritardati e
riprogrammati per la giornata di oggi. Di conseguenza, sono stati cancellati 26
voli previsti in partenza, mentre 6 sono stati operati da altri scali e altri 7
riprogrammati oggi. Nel frattempo, spiegano ancora da Sacbo, il problema tecnico
al sistema di avvicinamento strumentale è stato “risolto intorno alla
mezzanotte“. Sacbo, con il proprio personale e quello addetto alla sicurezza
aeroportuale, fa sapere di avere “provveduto ad attivare nell’immediato il piano
di assistenza ai passeggeri, con il supporto della Protezione Civile di Dalmine
per quanti sono rimasti in attesa nell’aerostazione, e agevolando i
trasferimenti di quelli che hanno scelto di rientrare nelle rispettive sedi o i
cui voli sono stati operati da altri aeroporti”.
I disagi hanno coinvolto anche la squadra della Roma, reduce dalla partita con
l’Atalanta di sabato a Bergamo. Come tantissimi altri passeggeri, anche i
giallorossi di mister Gasperini sono rimasti bloccati. I giallorossi avrebbero
dovuto ripartire per la Capitale da Orio al Serio. Hanoo così raggiunto in
autobus l’aeroporto di Milano Linate per un volo nella notte diretto a Roma e
che è poi decollato regolarmente.
Più complessa la situazione di un gruppo di bergamaschi in vacanza in Lapponia
rimasto bloccato a Rovaniemi, nel nord della Finlandia: nella notte la
temperatura nella località lappone è scesa a -28 gradi. Il volo Ryanair FR4312,
previsto inizialmente per le 21 di sabato, è stato prima posticipato e poi
gestito con ore di attesa senza comunicazioni ai passeggeri. Ancora a
mezzogiorno di domenica i passeggeri erano bloccati in Lapponia. “Dopo ore di
totale assenza di comunicazioni ufficiali – hanno raccontato al sito de L’Eco di
Bergamo – ci è stato semplicemente detto che potevamo lasciare l’aeroporto e
tornare il giorno successivo, senza alcun aiuto per trovare una sistemazione.
Gli hotel risultano tutti al completo e uscire dall’aeroporto significa
affrontare temperature di circa -28°C, senza un luogo dove andare né soluzioni
alternative”, hanno aggiunto.
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disagi per i passeggeri tra ritardi e voli cancellati proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Momenti di tensione domenica mattina all’aeroporto londinese di Heathrow, dove
diverse persone sono rimaste ferite a causa di un’aggressione con quello che la
polizia britannica descrive come “una sorta di spray al peperoncino”. L’episodio
è avvenuto nel parcheggio multipiano del Terminal 3 e ha richiesto l’intervento
immediato delle squadre di emergenza.
Secondo la polizia metropolitana, l’incidente è isolato e non ha alcun
collegamento con il terrorismo o con proteste. “Non stiamo trattando questo
incidente come un atto terroristico”, ha chiarito il comandante Peter Stevens,
sottolineando che al momento si ritiene che l’aggressione sia stata il risultato
di una discussione degenerata all’interno di un gruppo di persone che si
conoscevano.
Le vittime dell’aggressione sono state assistite sul posto dal personale
sanitario e trasportate in ospedale. “Si ritiene che le loro ferite non siano
mortali o pericolose per la vita”, ha confermato la polizia. Alcuni dei presenti
hanno subito disagi a causa del traffico, ma il Terminal 3 è rimasto operativo.
L’aggressione è avvenuta quando un gruppo di uomini ha spruzzato lo spray al
peperoncino contro diverse persone, per poi allontanarsi. La polizia è
intervenuta, arrestando un uomo con l’accusa di aggressione, mentre proseguono
le ricerche per individuare eventuali altri sospettati. “I nostri agenti sono
intervenuti rapidamente e la presenza della polizia all’aeroporto sarà
rafforzata per tutta la mattinata, per garantire la sicurezza delle persone
presenti nella zona”, ha aggiunto Stevens. Le autorità hanno ringraziato i
presenti per la collaborazione e hanno invitato chiunque abbia informazioni
sull’accaduto a contattare la polizia, sottolineando che l’indagine è ancora in
corso.
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persone ferite proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un’evasione fiscale da oltre due milioni di euro nel settore dei voli privati è
stata scoperta dai militari della Guardia di finanza di Bologna e Milano, grazie
a un’indagine che ha messo sotto la lente il traffico degli aerotaxi operati da
compagnie straniere. Si tratta della mancata applicazione dell’imposta
ambientale dovuta per ogni passeggero imbarcato su voli privati on demand, una
tassa introdotta nel 2011 per compensare l’impatto ecologico degli aerei di
lusso e destinare fondi alla tutela ambientale.
L’inchiesta è partita dal monitoraggio dei movimenti all’aeroporto Marconi di
Bologna tra il 2021 e il 2024. I finanzieri hanno analizzato i voli di 200
compagnie estere, incrociando i dati sugli atterraggi e decolli con le
informazioni fiscali disponibili nelle banche dati del Corpo. Ne è emerso un
quadro chiaro: oltre 12.700 passeggeri su 2.600 voli avrebbero versato l’imposta
alle società, che però non l’hanno poi trasferita allo Stato. L’importo varia da
10 a 200 euro a persona, a seconda della lunghezza della tratta.
Un’analisi parallela, condotta dal Gruppo di Linate (Milano), ha rilevato un
fenomeno identico anche sui voli monitorati nell’area milanese. Qui i controlli
si sono concentrati su circa 100 compagnie straniere e su più di 5.150 voli
utilizzati da oltre 16 mila viaggiatori solo nel 2025. Anche in questo caso
l’imposta, pur incassata dai passeggeri, non è stata versata all’erario.
Dai riscontri delle Fiamme Gialle emerge che molte delle società coinvolte hanno
sede nei Balcani, in particolare in Croazia, ma compaiono anche compagnie
registrate in Austria, Germania e Malta. Proprio una società maltese risulta tra
le più attive: avrebbe effettuato oltre 170 voli nel solo triennio analizzato e
accumulato le sanzioni più alte. Per garantirsi il recupero del credito fiscale,
l’Agenzia delle Entrate ha avviato il sequestro di uno dei suoi velivoli. In
totale, tra imposta evasa e sanzioni, il conto supera i due milioni di euro.
L’indagine prosegue per verificare eventuali responsabilità penali e per
estendere i controlli ad altri aeroporti italiani.
Foto di archivio
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ambientale per oltre 2 milioni proviene da Il Fatto Quotidiano.