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Ambulanze incendiate a Londra, attacco nella comunità ebraica di Golders Green. Starmer: “Sconvolgente”
Un incendio doloso ha colpito nella notte il quartiere di Golders Green, nel nord di Londra, dove si trova una delle più grandi comunità ebraiche della capitale britannica. Quattro ambulanze appartenenti a un’organizzazione di volontariato per il soccorso sono state date alle fiamme in quello che la polizia sta trattando come un attacco antisemita. Le esplosioni, avvertite intorno all’1.40 di notte, hanno svegliato numerosi residenti della zona. Sul posto sono intervenute sei autopompe e circa 40 vigili del fuoco, che hanno lavorato per domare il rogo, dichiarato sotto controllo intorno alle 3 del mattino. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le ambulanze appartenevano all’organizzazione Hatzola Northwest. Le immagini delle telecamere di sorveglianza avrebbero ripreso tre persone con il volto coperto mentre si avvicinano a uno dei mezzi e appiccano l’incendio. La Metropolitan Police Service ha confermato che l’episodio è trattato come un crimine d’odio a sfondo antisemita. È stata avviata una caccia all’uomo per identificare e fermare i tre sospetti. Sull’accaduto è intervenuto anche il primo ministro britannico Keir Starmer, che ha condannato duramente l’episodio: “Si tratta di un incendio doloso a sfondo antisemita profondamente sconvolgente”. “Il mio pensiero va alla comunità ebraica che si sveglia stamattina con questa orribile notizia. L’antisemitismo non ha posto nella nostra società. Chiunque abbia informazioni è pregato di contattare la polizia”. Per motivi di sicurezza, alcuni residenti sono stati evacuati in via precauzionale durante le operazioni di spegnimento. L'articolo Ambulanze incendiate a Londra, attacco nella comunità ebraica di Golders Green. Starmer: “Sconvolgente” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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L’AI fa paura: scioperi della fame e proteste a Londra. I più catastrofici? Gli ex dipendenti delle Big Tech
Proteste, paure e una battaglia contro l’Ai che non sembra volersi fermare. Il dibattito sull’intelligenza artificiale è passato dalle discussioni tra esperti alla protesta di piazza. A Londra centinaia di manifestanti hanno protestato davanti alle sedi britanniche di società come OpenAi, Meta, Google DeepMind. La paura è multiforme: da chi teme la perdita di posti di lavoro a chi invece ha paura di disinformazione e fake news, fino ad arrivare alle possibili evoluzioni più catastrofiche. In base a quanto racconta La Stampa, la protesta ha visto centinaia di persone ammassate nella zona di King’s Cross. Gli organizzatori rivedono in questa iniziativa la più grande manifestazione contro l’intelligenza artificiale di sempre. Non è, al momento, una protesta da migliaia di partecipanti, ma la MIT Technology Review sottolinea la rapida escalation del fenomeno: nel maggio del 2023 furono tre le persone che contestarono Sam Altman, patron di OpenAi, durante un evento a Londra. A giugno 2025 la protesta aveva già un nome – “Pause AI” – e alcune decine di manifestanti. Lo scorso fine settimana erano in centinaia. Il quotidiano sottolinea come la folla sia caratterizzata da una grande differenza di età. Tra i contrari e più catastrofisti ci sono proprio gli ex dipendenti e lavoratori del mondo big tech. Michaël Trazzi, 29 anni, ex ricercatore nel campo della sicurezza dell’AI, siede davanti alla sede di DeepMind dove procede nel suo sciopero della fame: “Nel 2019, i sistemi di AI non mentivano, non ingannavano e non erano in grado di causare danni reali da soli. Anche oggi, non credo che i modelli attuali possano infliggere direttamente danni catastrofici. – ma aggiunge – Ciò che mi preoccupa è ciò che verrà dopo. Il mio rapporto con l’Ai è cambiato nel corso degli anni: dallo studiarla e svilupparla, all’attuale impegno nel denunciarne i rischi”. A fargli da eco c’è anche Guido Reichstadter, ormai presenza fissa a San Francisco davanti alla sede di Anthropic dove anche lui prosegue con il suo sciopero della fame. Ha scritto direttamente al patron Dario Amodei chiedendogli di fermare la ricerca prima che sia troppo tardi. Emblematico è il caso del report pubblicato a fine febbraio da Citrini Research, una società di ricerca macro finanziaria, che analizza la potenziale influenza dell’Ai sull’economia dei colletti bianchi. La scelta di scriverlo come un racconto distopico ambientato nel 2028, che parla al passato del 2026, ha scatenato un panico economico completamente imprevisto: la storia è andata talmente virale, che il blog letterario LitHub riferisce e ironizza su come una short story distopica sia stata così realistica da far perdere in un giorno 200 miliardi di dollari a Wall Street. Nel testo si leggeva di una sostituzione di dipendenti umani a favore dell’utilizzo dell’Ai, causa di una successiva crisi globale. Proprio durante la London Book Fair, appena terminata a Londra, la Society of Authors, che rappresenta gli scrittori professionisti nel Regno Unito, ha proposto l’introduzione di un bollettino per identificare i libri scritti da autori umani contro il dilagare di quelli generati con l’Ai. La battaglia contro l’Ai sembra appena iniziata e non sembra volersi arrestare, spinta dal vento delle paure per il futuro. L'articolo L’AI fa paura: scioperi della fame e proteste a Londra. I più catastrofici? Gli ex dipendenti delle Big Tech proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Parassiti, cosa sapevi di tuo fratello e Epstein?”: re Carlo III contestato dai sudditi. E intanto Meghan mette in vendita weekend con lei da 1600 euro
Elisabetta II nel 1992 si lamentava per l’annus horribilis della monarchia afflitta da una serie di divorzi: Carlo e Diana, Andrea e Sarah Ferguson e la principessa Anna, da sommare all’incendio dell’amato castello di Windsor. Cosa dovrebbe dire oggi Carlo III diventato re da quattro anni nei quali non ha avuto un solo giorno di pace? La ciliegina sulla torta di un regno disgraziato gliela stanno servendo i suoi familiari più stretti, tra il figlio Harry e la moglie Meghan ed il fratello Andrea e la ex moglie Fergie. Il calo di popolarità della corona, sopraffatta dagli scandali, è tangibile al punto che le ultime uscite del sovrano sono costellate di proteste, manifestanti anti monarchici e cori che chiedono la verità sui rapporti tra il predatore sessuale americano Jeffrey Epstein e la famiglia dell’ex duca di York, comprese le due figlie. L’ultimo assalto, a suon di cartelli e grida come “parassiti”, “cosa sapevi?” (di tuo fratello ndr), ha accolto l’arrivo di Carlo e Camilla alla cerimonia per il Commonwealth Day Service di inizio marzo. Fuori dall’abbazia di Westminster, un gruppo di manifestanti ha inveito contro il sovrano che ha continuato a salutare chi lo stava accogliendo con un sorriso, portando avanti il dovere per cercare di far dimenticare gli scandali. Le proteste ormai sono diventate un appuntamento fisso ad accompagnare le uscite pubbliche del re che le ignora, mostra sicurezza e incassa, suo malgrado. Ma il segnale non è positivo e l’attesa dei prossimi passi che la polizia intende condurre nel prosieguo delle indagini sul fratello Andrea, posto in stato di fermo per 11 ore il giorno del suo ultimo compleanno, non fanno presagire nulla di buono. Come se non bastasse, poi, i fendenti che arrivano all’indirizzo di Buckingham Palace non si fermano all’Inghilterra. La pioggia di brutte notizie è sempre in agguato quando si valica l’oceano, in direzione California. Harry, il figlio ribelle che da un lato mostra di voler tendere la mano alla famiglia reale e dall’altra tira dritto nel voler condurre la vita di uno pseudo reale in salsa americana, ha fatto sapere che in aprile sarà in Australia insieme alla moglie. Sarà un viaggio ricco di appuntamenti legati alle loro attività benefiche, ma Meghan si è già guadagnata l’attenzione dei media britannici, e non solo dei tabloid, perchè è stata messa in vendita la possibilità di trascorrere un weekend al femminile, insieme a lei, pagando circa 1600 euro. Un’occasione imperdibile per ascoltare la duchessa del Sussex durante la cena di gala per ospiti VIP, con foto di gruppo con Meghan. D’altronde la debacle dell’esperienza tra i fornelli con le serie sul lifestyle vendute a Netflix va recuperata facendo soldi in qualche altro modo. With Love, Meghan è stato un fiasco, le due serie, compreso lo speciale per Natale, non hanno conquistato altro se non critiche e sfottò senza fine, al punto da spingere il colosso americano a chiudere il contratto siglato con i Sussex che, nel 2020, era valso 100 milioni di sterline. As Ever, il marchio fondato da Meghan, deve cercare di portare a casa introiti da fonti alternative e per questo, la sua titolare è banalmente in vendita al miglior offerente. Presto, 300 signore australiane potranno godere dell’opportunità di un fine settimana esclusivo con Meghan organizzato da Gemma O’Neill, personaggio noto per aver lavorato come assistente per Nicole Kidman. E’ stata lei stessa, nel suo podcast Her Best Life, ad annunciare l’appuntamento lanciando la vendita dei posti a tavola con Meghan in una due giorni di attività, incontri, yoga, meditazione e musica. Harry nel frattempo porterà avanti le sue attività caritatevoli tenendosi lontano dagli Stati Uniti e questa, per Carlo III, alla fine potrebbe essere una buona notizia perchè proprio in aprile è prevista la sua visita di Stato in America per rispondere all’invito di Donald Trump. Separati da un oceano, padre e figlio eviteranno l’imbarazzo di trovarsi nello stesso Paese senza avere un posto in agenda per potersi incontrare. L'articolo “Parassiti, cosa sapevi di tuo fratello e Epstein?”: re Carlo III contestato dai sudditi. E intanto Meghan mette in vendita weekend con lei da 1600 euro proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Mandelson rilasciato su cauzione dopo l’arresto: era stato fermato per il coinvolgimento nel caso Epstein
È stato rilasciato su cauzione l’ex ministro ed ex ambasciatore britannico a Washington Peter Mandelson, arrestato ieri con “il sospetto di cattiva condotta in un incarico pubblico” in relazione ai suoi legami con il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein. La notizia arriva da Londra, dove nella notte un portavoce della polizia metropolitana ha riferito che “un uomo di 72 anni è stato rimesso in libertà sotto cauzione mentre proseguono le indagini”. La conferma ufficiale non cita direttamente il nome di Mandelson, ma il riferimento all’età e al contesto dell’inchiesta riguarda l’ex esponente laburista. In una nota, la polizia ha precisato di non poter fornire ulteriori dettagli “per non pregiudicare l’integrità” del procedimento nei confronti di Mandelson. Le indagini, dunque, restano in corso e al momento non sono stati diffusi elementi aggiuntivi sulle contestazioni specifiche. Mandelson, già ministro e in passato ambasciatore britannico a Washington, respinge l’accusa di un reato che, nel sistema britannico, riguarda l’eventuale abuso o uso improprio delle proprie funzioni istituzionali. L’arresto si inserisce nel più ampio filone di attenzione e polemiche internazionali legate alla figura di Epstein, il finanziere statunitense al centro di uno dei più gravi scandali degli ultimi anni per una rete di abusi e relazioni con personalità di primo piano della politica e dell’economia. L'articolo Mandelson rilasciato su cauzione dopo l’arresto: era stato fermato per il coinvolgimento nel caso Epstein proviene da Il Fatto Quotidiano.
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L’ennesimo ritorno di Tyson Fury rivitalizza l’asfittico mondo dei pesi massimi: “Vedrete che diventerà di nuovo campione”
Tyson Fury è tornato ad allenarsi da qualche mese e a breve salirà nuovamente sul ring dopo aver dato l’addio alla boxe nel dicembre del 2024. Sabato 11 aprile affronterà in Inghilterra il peso massimo russo (naturalizzato canadese) Arslanbek Makhmudov. Sarà ancora il campione di un paio d’anni fa o l’assenza dal quadrato avrà lasciato strascichi? Lo scrittore e influencer di boxe Marco Nicolini aveva redatto nel 2021 la prefazione per l’edizione italiana dell’autobiografia del campione. Crede ancora molto in Fury e nel suo rientro. “Torna e diventa nuovamente campione del mondo, almeno di una sigla – è il suo pronostico per ilfattoquotidiano.it – e in un eventuale terzo incontro con Usyk lo do alla pari: non sarei affatto sorpreso se stavolta toccasse a lui vincere“. Come mai ancora tanta fiducia in Tyson Fury? È un pugile che ha dimostrato già in passato una forza d’animo incredibile, specialmente nel gestire la depressione dopo essere arrivato in cima al mondo. Per me resta l’avversario più pericoloso per Usyk. Se guardiamo al loro primo incontro, Fury stava vincendo, poi ha preso quel colpo sul naso che ha cambiato l’inerzia del match, altrimenti l’avrebbe portato a casa. Il secondo incontro, invece, lo ha perso meritatamente. Nel terzo potrebbe farcela. Molti criticano il suo stile poco ortodosso. Esteticamente può non piacere, a tratti è quasi “brutto” da vedere, ma grande e grosso, con delle braccia lunghissime, sa fare la boxe. È praticamente nato in palestra. Dal vivo resti sconcertato dalla sua velocità, che in TV non si percepisce appieno. È ancora relativamente giovane e non è rimasto fermo per troppo tempo; non dimentichiamo che solo l’altro Tyson, Mike, era già nel pieno della carriera a un’età giovanissima. Il derby inglese con Anthony Joshua è fattibile? La vedo dura. Persino Eddie Hearn, che di solito è un entusiasta, sembra non crederci più. Il tragico incidente in Nigeria dove sono scomparsi due suoi amici è stata una botta al cuore difficile da assorbire. Il derby inglese con Fury andava fatto anni fa, purtroppo la boxe di oggi è così, i migliori non si incontrano quasi mai perché combattono troppo poco rispetto al passato. Oggi i pugili hanno giustamente una priorità diversa: non vogliono arrivare a 60 anni con i segni dei colpi subiti. Entrambi sono stati sconfitti da Oleksandr Usyk. Usyk è il più piccolo del lotto, ma compensa con un’intelligenza pugilistica superiore a tutti e tre. Ha un colpo d’occhio pazzesco e un movimento continuo. Forse il suo stile può annoiare qualcuno, ma è un pugile nato. Tra i nuovi, invece, mi piace molto Moses Itauma: ricorda il Mike Tyson degli inizi, ma va testato con avversari veri. L’ultimo che ha affrontato Dillian Whyte era lì solo per prendere la borsa. Confronti con il passato? I campioni vanno inquadrati nella loro epoca. Se prendiamo il Marciano di allora, oggi farebbe quasi tenerezza: era piccolo e lento rispetto ai canoni attuali. Ovviamente, se rinascesse oggi, sarebbe anche fisicamente diverso, ma il paragone tecnico diretto non regge. Se pensiamo a sfide storiche come Lyle contro Foreman, quello era un pugilato incredibile, ma se oggi mettessimo quei pesi massimi contro Fury, lui sarebbe il grande favorito. Spostandoci di categoria, nei Mediomassimi ci sono tre talenti impressionanti. Bivol è il mio preferito da anni, ora mi piacerebbe vederlo contro Benavidez. Parliamo di tre atleti di un livello immenso, incluso Beterbiev che a 41 anni non ha paura di nessuno, anche se sappiamo che dopo i 40 si invecchia “come i cani” in questo sport. Benavidez però ha un tempismo da peso leggero e dei bei colpi. Seguo con interesse gli atleti dell’est: amavo il calcio sovietico di Lobanovsky e oggi apprezzo quei pugili che vengono da quella parte del mondo per la loro scuola, senza alcuna motivazione politica. E in Italia? In Italia la concorrenza degli altri sport è spietata. Servirebbero strutture adeguate e, soprattutto, grandi operazioni di marketing. Il bambino deve vedere la boxe in TV per innamorarsene. Attualmente mi piacciono Sarchioto, Zucco e Squeo, ma se guardo al passato recente, pugili come De Carolis e Boschiero erano eccezionali, avevano un talento superiore. Ho tutti i ragazzi di oggi nel cuore e ho un rispetto immenso per ogni pugile che sale sul ring, ma onestamente, al momento, non vedo nessuno al livello dei campioni del passato. L'articolo L’ennesimo ritorno di Tyson Fury rivitalizza l’asfittico mondo dei pesi massimi: “Vedrete che diventerà di nuovo campione” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Luigi Di Maio diventa professore onorario al King’s College di Londra
Luigi Di Maio, rappresentante speciale dell’Ue per la regione del Golfo, è stato insignito della nomina a professore onorario del Dipartimento di studi sulla Difesa del King’s College di Londra. Ad annunciarlo è stato lo stesso Di Maio sui propri profili social: “Assumerò questo nuovo ruolo con l’obiettivo di contribuire al dialogo sulla sicurezza internazionale, le relazioni Europa-Golfo e le dinamiche geopolitiche. Una nuova sfida. Sempre con la stessa passione”, ha commentato l’ex ministro in ben tre governi. Di Maio è stato nominato in questo ruolo il 15 maggio 2023, su proposta dell’allora Alto rappresentante Ue per la politica estera Josep Borrell. Ha iniziato il suo primo mandato, della durata di 21 mesi, il 1° giugno 2023. Il suo incarico è stato successivamente prorogato, su proposta dell’Alta rappresentante Kaja Kallas, per altri due anni, fino al 28 febbraio 2027 e può essere ancora rinnovato. Il King’s College è la quarta più antica università britannica ed è considerato uno degli atenei più prestigiosi al mondo. Dodici, tra alunni e accademici dell’università, sono stati insigniti del premio Nobel, tra i quali l’arcivescovo Desmond Tutu e Mario Vargas Llosa. Tra gli studenti più illustri la scrittrice Virginia Woolf e il poeta John Keats, il patologo Thomas Hodgkin e il fisico Peter Higgs, teorizzatore del bosone e anche lui Nobel. Di Maio era uscito dal Movimento Cinque Stelle nel 2022 dopo aver effettuato una rapida ascesa all’interno dello stesso. Ha guidato il M5s dal 2017 al 2020, anni nei quali è stato anche ministro dello Sviluppo Economico e vicepremier nel governo Conte I e poi ministro degli Esteri nei governi Conte II e Draghi. Dopo l’addio al Movimento, ha fondato Impegno Civico ottenendo però un vero e proprio flop elettorale alle Politiche del settembre 2022. L'articolo Luigi Di Maio diventa professore onorario al King’s College di Londra proviene da Il Fatto Quotidiano.
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È morto Mariano Rubinacci, stilista simbolo della sartoria napoletana: tra i clienti De Sica e Pavarotti, le sue giacche in mostra al V&A di Londra
È morto Mariano Rubinacci, stilista di fama internazionale. L’imprenditore napoletano aveva 83 anni e il suo nome era legato all’idea di eleganza fatta su misura e di artigianalità autentica. Rubinacci era cresciuto nella London House di via Chiaia, dove il padre Gennaro “Bebè” Rubinacci inventò negli anni ’30 la celebre “giacca napoletana”, con la manica a mappina e la tasca a toppa. Mariano portò avanti la tradizione del padre, fondando la Maison Rubinacci, divenuta un fiore all’occhiello della sartoria italiana. Alcune creazioni sono rimaste impresse nella storia della moda, tanto da entrare a far parte della collezione permanente del Victoria and Albert Museum di Londra. Come riporta l’Ansa, nella capitale inglese Mariano conobbe Lord Rothschild e, grazie alla sua amicizia, aprì a Mount Street un atelier “più inglese di quelli britannici”, come dichiarava l’artista. Mariano Rubinacci ha lasciato la sua eredità alla moglie Barbara e ai quattro figli, Luca, Alessandra Chiara e Marcella, che porteranno avanti la Maison al posto del padre. Il figlio ha rilasciato un’intervista a Il Corriere della Sera raccontando i valori ereditati dal padre e la capacità di adattarsi alle mode e ai giovani. Rubinacci ha spiegato: “Mio nonno è stato il capostipite della giacca napoletana destrutturata: i suoi clienti nobili napoletani volevano qualcosa di diverso dagli imprenditori che venivano a Napoli per business e si servivano dai sarti di Savile Row”. Ha aggiunto: “Quando i clienti non venivano da te, dovevi andare da loro. Sono nato velista e sono stato più volte campione italiano: grazie a questo background ho affinato la mia competitività. Prima di entrare nella azienda di famiglia sono stato due anni a Savile Row, dove ho imparato a tagliare e cucire. Quando sono partito per Londra avevo il guardaroba di un velista, è stato mio padre ad occuparsi del mio bagaglio. Mi ha dato tre cambi: un abito blu per tutti i giorni, uno grigio per il venerdì e una giacca sportiva per lo spezzato”. Luca Rubinacci ha proseguito l’intervista ricordando una frase di Mariano: “Al rientro da Londra papà mi ha detto: ‘Le forbici non le toccherai più, il nostro mestiere è avere i migliori sarti e guidarli’ “. La Maison Rubinacci ha vestito su misura volti storici del cinema e della musica italiana come Vittorio De Sica e Luciano Pavarotti. Luca ha raccontato un simpatico aneddoto sul cantante lirico: “Pavarotti mi diceva: “Luca tuo padre usa il centimetro sbagliato”. Era un modo per dare ad altri la responsabilità del suo girovita“. Come riportato dall’Ansa, i funerali si sono svolti nella giornata di oggi, 19 febbraio, nella Chiesa di San Giuseppe alla Riviera di Chiaia. L'articolo È morto Mariano Rubinacci, stilista simbolo della sartoria napoletana: tra i clienti De Sica e Pavarotti, le sue giacche in mostra al V&A di Londra proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Harry Styles è stato nominato direttore artistico del Meltdown Festival di Londra. Prima di lui David Bowie, Robert Smith, Yoko Ono e Patti Smith
Forse non tutti lo sanno ma a Londra dal 1993 ospita al Southbank Centre il Meltdown Festival, che quest’anno si svolgerà dall’11 al 21 giugno. È l’evento curato dagli artisti che si sono distinti per la propria arte e percorso, più longevo al mondo. Ogni anno cambia il direttore artistico che riceve la gestione ed organizzazione del Southbank Centre per 10 giorni, selezionando personalmente una line-up che riflette i propri gusti e influenze. Anche l’Italia ha fatto parte della rassegna con Cristina Donà, invitata da Robert Wyatt nel 2001 e Carmen Consoli da David Byrne nel 2015. E quest’anno chi sarà il direttore artistico? La scelta è caduta su Harry Styles per il 75esimo anniversario del Southbank Centre. Prima del cantautore hanno ricoperto il ruolo artisti del calibro di David Bowie, Robert Smith, Yoko Ono e Patti Smith. Immediato il commento di Styles: “Il mio obiettivo come curatore è condividere la musica e l’arte che amo e celebrare la ricca storia del locale. Entrambi condividiamo la convinzione che la musica sia una parte vitale della vita. Ci unisce e il Southbank Centre ne è stato il cuore, offrendo un facile accesso alla grande musica negli ultimi 75 anni”. L’organizzazione ha spiegato che è stato scelto Harry Styles perché “attinge alle sue ampie influenze: dal pop, soul, elettronica e rock alle scene underground e ai giovani talenti britannici emergenti”. La line-up sarà annunciata in primavera, il tempo per il neo direttore artistico di chiamare amici e colleghi. Il 23 gennaio scorso è uscito il nuovo singolo dell’artista “Aperture”, tratto dal quarto album di inediti, “Kiss All The Time. Disco, Occasionally.”, previsto per il 6 marzo. Il nuovo progetto discografico vedrà Kid Harpoon come produttore esecutivo e sarà composto da 12 nuove tracce. Nel nuovo tour mondiale “Together, Together Tour”, l’Italia è assente, si spera nel 2027 negli stadi. La formula è quella di una “residency” che si concentra su 7 città: Amsterdam, Paesi Bassi (Johan Cruijff Arena): 16, 17, 20, 22, 23, 26, 29 e 30 maggio; 4 giugno. Londra, Regno Unito (Wembley Stadium): 12, 13, 17, 19, 20, 23, 26 e 27 giugno. San Paolo, Brasile (Estadio Morumbi): 17 e 18 luglio. Città del Messico, Messico (Estadio GNP Seguros): 31 luglio e 1 agosto. New York, USA (Madison Square Garden): ben 30 date tra agosto e ottobre. Melbourne, Australia (Marvel Stadium): 27 e 28 novembre. Sydney, Australia (Accor Stadium): 12 e 13 dicembre. L'articolo Harry Styles è stato nominato direttore artistico del Meltdown Festival di Londra. Prima di lui David Bowie, Robert Smith, Yoko Ono e Patti Smith proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Non mi piaccio sempre. Le labbra non sono in proporzione coi miei denti, il mio naso lo vedo molto grosso. Ho una mente un po’ autodistruttiva”: così Giulia Stabile
Giulia Stabile, ballerina, vincitrice di “Amici 20” e conduttrice di “Tu si que vales” si è raccontata a Londra, dove attualmente vive, per 48 ore a “Le Iene“. Dal successo alle offese sui social: attacchi al fisico e al talento. “Qui (a Londra, ndr) c’è un’altra mentalità. – ha affermato Stabile – Nell’ultimo periodo in Italia, per esempio, sono stata giudicata tanto esteticamente, sul mio corpo… Non riuscivo più a capire se non mi piacevo io perché non mi piacevo io o perché non piacevo agli altri”. Il ricordo poi va alla vittoria ad Amici: “Mi davano dell’oca per la mia risata. Dicevano che non me la meritavo, che avrebbe dovuto vincere Sangiovanni. Nei momenti di buio faccio fatica a vedere ciò che c’è di buono in me e intorno a me. Non riuscivo più a capire se non mi piacevo io o se ero io a non piacere agli altri. La terapia? Mi ha permesso di guardarmi con occhi diversi”. E ancora: “Non mi piaccio sempre allo specchio. Le labbra non sono in proporzione con i miei denti, il mio naso lo vedo molto grosso. Ho questi denti molto particolari. Cambierei un po’ tutto, ma allo stesso tempo non vorrei mai cambiare. Anche se tutti mi dicessero che sono bella, purtroppo ascolterei sempre quella che mi dice che non lo sono. Ho una mente un po’ autodistruttiva”. Il percorso non è stato facile per la ballerina e conduttrice: “Una ragazza ha imitato la mia risata e mi ha detto: ‘Prima di ridere sistemati i denti’. Da quel momento ho smesso di aprire la bocca, anche per parlare. Ho detto ai miei genitori che volevo mettere l’apparecchio. Mi hanno fatto credere di non andare bene, di avere qualche chilo di troppo per fare la ballerina. Sono in salute e mi alleno ogni giorno, anche senza la tartaruga. Se dieci persone mi dicono che sono bella e una che non lo sono, io ascolterò sempre quella”. E poi l’incontro con Maria De Filippi: “Mi chiedono spesso come sarebbe stata la mia vita senza Maria e mi dicono: ‘Ringraziala, raccomandata’. In realtà non l’ho mai fatto per vergogna: ‘grazie perché hai visto qualcosa in me che anche io dovevo vedere. Mi hai ricordato che sono brava’”. Interpellata al telefono la conduttrice di “Amici” ha detto: “Giulia è proprio buona, a volte anche un po’ ‘tonta’ da quanto è buona. E poi soffre sempre per amore”. L'articolo “Non mi piaccio sempre. Le labbra non sono in proporzione coi miei denti, il mio naso lo vedo molto grosso. Ho una mente un po’ autodistruttiva”: così Giulia Stabile proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Tom Cruise lascia Londra: venduto l’attico in centro città dal valore di 40 milioni di euro. Il motivo? Una rapina in pieno giorno
Tom Cruise avrebbe venduto il suo attico a Knightsbridge, quartiere di Londra, per oltre 40 milioni di euro. Il motivo? Un furto in pieno giorno, avvenuto lo scorso 20 gennaio, in una gioielleria Rolex nei pressi della residenza. A riportarlo è il Daily Mail, che ha reso nota la decisione dell’attore di tornare negli Stati Uniti e vendere l’attico londinese. La star di Hollywood aveva acquistato l’appartamento nel 2021, una casa che si estende per circa 1670 metri quadrati, con soffitti altre 8 metri e che dispone di 5 camere da letto con bagno privato, camini in vetro e una cucina dallo stile orientale. L’appartamento affaccia su Hyde Park e veniva sfruttata dal 63enne durante i suoi soggiorni europei, in ultimo una serata di gala trascorsa con William e Kate. Dopo il furto alla boutique Rolex, Tom Cruise non riterrebbe Londra una città sicura e, per questo motivo, avrebbe deciso di vendere l’attico. Negli scorsi giorni, alcuni collaboratori di Cruise sarebbero stati fotografati mentre uscivano dal suo appartamento con degli scatoloni. L'articolo Tom Cruise lascia Londra: venduto l’attico in centro città dal valore di 40 milioni di euro. Il motivo? Una rapina in pieno giorno proviene da Il Fatto Quotidiano.
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