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“Non mi piaccio sempre. Le labbra non sono in proporzione coi miei denti, il mio naso lo vedo molto grosso. Ho una mente un po’ autodistruttiva”: così Giulia Stabile
Giulia Stabile, ballerina, vincitrice di “Amici 20” e conduttrice di “Tu si que vales” si è raccontata a Londra, dove attualmente vive, per 48 ore a “Le Iene“. Dal successo alle offese sui social: attacchi al fisico e al talento. “Qui (a Londra, ndr) c’è un’altra mentalità. – ha affermato Stabile – Nell’ultimo periodo in Italia, per esempio, sono stata giudicata tanto esteticamente, sul mio corpo… Non riuscivo più a capire se non mi piacevo io perché non mi piacevo io o perché non piacevo agli altri”. Il ricordo poi va alla vittoria ad Amici: “Mi davano dell’oca per la mia risata. Dicevano che non me la meritavo, che avrebbe dovuto vincere Sangiovanni. Nei momenti di buio faccio fatica a vedere ciò che c’è di buono in me e intorno a me. Non riuscivo più a capire se non mi piacevo io o se ero io a non piacere agli altri. La terapia? Mi ha permesso di guardarmi con occhi diversi”. E ancora: “Non mi piaccio sempre allo specchio. Le labbra non sono in proporzione con i miei denti, il mio naso lo vedo molto grosso. Ho questi denti molto particolari. Cambierei un po’ tutto, ma allo stesso tempo non vorrei mai cambiare. Anche se tutti mi dicessero che sono bella, purtroppo ascolterei sempre quella che mi dice che non lo sono. Ho una mente un po’ autodistruttiva”. Il percorso non è stato facile per la ballerina e conduttrice: “Una ragazza ha imitato la mia risata e mi ha detto: ‘Prima di ridere sistemati i denti’. Da quel momento ho smesso di aprire la bocca, anche per parlare. Ho detto ai miei genitori che volevo mettere l’apparecchio. Mi hanno fatto credere di non andare bene, di avere qualche chilo di troppo per fare la ballerina. Sono in salute e mi alleno ogni giorno, anche senza la tartaruga. Se dieci persone mi dicono che sono bella e una che non lo sono, io ascolterò sempre quella”. E poi l’incontro con Maria De Filippi: “Mi chiedono spesso come sarebbe stata la mia vita senza Maria e mi dicono: ‘Ringraziala, raccomandata’. In realtà non l’ho mai fatto per vergogna: ‘grazie perché hai visto qualcosa in me che anche io dovevo vedere. Mi hai ricordato che sono brava’”. Interpellata al telefono la conduttrice di “Amici” ha detto: “Giulia è proprio buona, a volte anche un po’ ‘tonta’ da quanto è buona. E poi soffre sempre per amore”. L'articolo “Non mi piaccio sempre. Le labbra non sono in proporzione coi miei denti, il mio naso lo vedo molto grosso. Ho una mente un po’ autodistruttiva”: così Giulia Stabile proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Tom Cruise lascia Londra: venduto l’attico in centro città dal valore di 40 milioni di euro. Il motivo? Una rapina in pieno giorno
Tom Cruise avrebbe venduto il suo attico a Knightsbridge, quartiere di Londra, per oltre 40 milioni di euro. Il motivo? Un furto in pieno giorno, avvenuto lo scorso 20 gennaio, in una gioielleria Rolex nei pressi della residenza. A riportarlo è il Daily Mail, che ha reso nota la decisione dell’attore di tornare negli Stati Uniti e vendere l’attico londinese. La star di Hollywood aveva acquistato l’appartamento nel 2021, una casa che si estende per circa 1670 metri quadrati, con soffitti altre 8 metri e che dispone di 5 camere da letto con bagno privato, camini in vetro e una cucina dallo stile orientale. L’appartamento affaccia su Hyde Park e veniva sfruttata dal 63enne durante i suoi soggiorni europei, in ultimo una serata di gala trascorsa con William e Kate. Dopo il furto alla boutique Rolex, Tom Cruise non riterrebbe Londra una città sicura e, per questo motivo, avrebbe deciso di vendere l’attico. Negli scorsi giorni, alcuni collaboratori di Cruise sarebbero stati fotografati mentre uscivano dal suo appartamento con degli scatoloni. L'articolo Tom Cruise lascia Londra: venduto l’attico in centro città dal valore di 40 milioni di euro. Il motivo? Una rapina in pieno giorno proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il tiramisù più lungo al mondo sbarca a Londra: oltre 300 metri sotto la supervisione dei giudici del Guinness World Records. Sarà dedicato a Re Carlo e Camilla
Per chi ama il tiramisù l’appuntamento è il 25 e 26 aprile a Londra. Sbarca nel Regno Unito la sfida di “The Longest Tiramisu – Guinness World Record Official Attempt“, ossia del tentativo di realizzare il tiramisù ufficialmente più lungo al mondo, oltre 300 metri, sotto la supervisione dei giudici del Guinness World Records. L’iniziativa si terrà alla sede municipale della Chelsea Old Town Hall e ha un importante scopo benefico. Attraverso il sito www.longesttiramisu.uk è già possibile fare donazioni prenotando una fetta o un vassoio a sostegno della Esharelife Foundation, charity britannica impegnata in progetti sociali e nel Food Bank Project del sindaco di Londra. Il record viene messo nel mirino in partnership con marchi dell’eccellenza italiana e con il supporto di chef e pastry chef coordinati da Federazione Italiana Cuochi UK, Italian Culinary Consortium ed Etica del Gusto. Previsti anche concerti dal vivo, un’Expo dedicata al Made in Italy e la possibilità di partecipare come volontari. Il super tiramisù sarà dedicato a re Carlo III e alla regina Camilla, simbolo del legame tra Italia e Regno Unito, a un anno di distanza dalla recente visita di Stato dei reali nella Penisola. Il progetto si propone come espressione di eccellenza gastronomica e creatività culinaria in un periodo storico significativo, che vede la cucina italiana, prima al mondo, riconosciuta dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’Umanità. L’evento è organizzato da Complitaly TV e promosso da Nexa Events Ltd, con il patrocinio delle principali istituzioni italiane nel Regno Unito, incluso l’Istituto di Cultura. L'articolo Il tiramisù più lungo al mondo sbarca a Londra: oltre 300 metri sotto la supervisione dei giudici del Guinness World Records. Sarà dedicato a Re Carlo e Camilla proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Proteste per l’Iran a Londra, manifestante si arrampica sui muri dell’ambasciata iraniana e sostituisce la bandiera – Video
A Londra un manifestante ha scalato il balcone dell’ambasciata iraniana a Westminster e ha sostituito la bandiera della Repubblica islamica con quella dell’era monarchica, nel corso di una protesta a sostegno dei manifestanti che in Iran da settimane contestano il regime degli ayatollah. Filmati diffusi via social mostrano l’uomo in piedi sul balcone mentre rimuove la bandiera ufficiale e la sostituisce con il Leone e Sole, simbolo dell’ex Iran imperiale, con agenti della polizia schierati sotto l’edificio. L'articolo Proteste per l’Iran a Londra, manifestante si arrampica sui muri dell’ambasciata iraniana e sostituisce la bandiera – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il cambio di passo di Washington e Londra sulla flotta ombra russa: dal passaggio indisturbato nella Manica di decine di navi, all’abbordaggio della Marinera
La clamorosa notizia della settimana ha avuto una eco internazionale: in un’operazione che ha ricordato gli scontri della Guerra Fredda, le forze statunitensi hanno sequestrato il 7 gennaio 2026 la petroliera Marinera, battente bandiera russa, nelle acque internazionali dell’Atlantico settentrionale, tra Islanda e Scozia. La nave, precedentemente nota come Bella 1, era sfuggita a un blocco della Guardia Costiera USA al largo del Venezuela alla fine di dicembre 2025, scatenando un inseguimento transatlantico durato due settimane. Le operazioni sono state condotte dai Navy Seal (ma si ipotizza anche il coinvolgimento di unità della Delta Force), supportati da elicotteri del 160th Special Operations Aviation Regiment, noti come “Night Stalkers”. Il Regno Unito ha fornito supporto cruciale, inclusa la sorveglianza aerea dalle basi RAF e una nave della Royal Navy per il monitoraggio, senza però personale britannico a bordo. La petroliera, vuota al momento del sequestro ma legata a traffici di petrolio venezuelano sanzionato e potenzialmente diretto a entità affiliate a Hezbollah, è stata presa in custodia simultaneamente a un’altra operazione: il sequestro della M/T Sophia nel Mar dei Caraibi, con 1,8 milioni di barili di greggio venezuelano sotto embargo. Fin qui la cronaca. Ora il contesto: una mobilitazione di questo livello e di questo impatto geopolitico è in netto contrasto con la presenza di decine di altre petroliere della shadow fleet – vecchie navi spesso prive di assicurazione, usate per eludere le sanzioni su petrolio russo, iraniano e venezuelano – che hanno transitato nelle acque britanniche senza interferenze militari negli ultimi giorni. L’8 gennaio, almeno dieci navi di questo tipo, inclusa una “zombie tanker” (un’imbarcazione ad alto rischio e sanzionata), hanno attraversato il Canale della Manica indisturbate. La Tavian, inserita nella lista nera degli USA nel 2024 per evasione di sanzioni, è passata a nord delle Isole del Canale, probabilmente diretta verso porti russi. Altro esempio è l’Arcusat, ex Tia, che ora opera sotto falsa bandiera camerunense dopo un cambio di nome da un’origine russa, e che è transitata probabilmente diretta in Turchia. Tra il 6 e l’8 gennaio, la sorveglianza NATO ha tracciato almeno 50 navi sospette della shadow fleet vicino alle coste britanniche, senza ulteriori abbordaggi oltre alla Marinera. La selettività dell’intervento rafforza l’ipotesi che il fatto riportato l’8 gennaio, cioè che la Marinera trasportasse qualcosa di molto più strategico del semplice petrolio sanzionato. Sebbene ufficialmente vuota, gli analisti suggeriscono possibili carichi ad alto valore come droni FPV, attrezzature sensibili per missioni o sistemi di intelligence, sorveglianza e ricognizione, merci troppo pesanti o critiche per il trasporto aereo. La presenza di un sottomarino russo e le proteste diplomatiche di Mosca indicherebbero un “trasferimento protetto” piuttosto che un semplice contrabbando. Il fatto che navi simili come Tavian e Arcusat abbiano transitato senza ostacoli sottolinea l’eccezionalità della Marinera: i trasporti di petrolio di routine non giustificano raid con forze speciali o scorte sottomarine, nemmeno sotto regime sanzionatorio. Almeno finora. Alcuni analisti, infatti, ritengono che gli USA di Donald Trump, supportati dal Regno Unito, stiano iniziando ad applicare una strategia più decisa con l’obiettivo di privare la Russia del principale… carburante economico che alimenta anche la guerra in Ucraina. Un punto di svolta, dal regime di sanzioni porose e simboliche a una “costrizione” aggressiva dell’ecosistema della shadow fleet russa. Colpendo assicurazioni, bandiere, porti e finanziamenti, Washington e Londra mirano a ridurre drasticamente i ricavi petroliferi di Mosca per strangolare i fondi che alimentano la guerra in Ucraina, e vendere petrolio USA a prezzi più alti. Lo scopo geopolitico di media durata sarebbe l’indebolimento dell’asse Iran-Venezuela-Russia, con l’Europa come vittima collaterale. Un approccio duro che crea precedenti per sequestri globali complica la diplomazia internazionale, ma mette sotto pressione la Cina, grande acquirente di petrolio russo, iraniano e in misura minore venezuelano. L'articolo Il cambio di passo di Washington e Londra sulla flotta ombra russa: dal passaggio indisturbato nella Manica di decine di navi, all’abbordaggio della Marinera proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Anthony Joshua si ritira, Tyson Fury torna: ecco perché non sono una buona notizia per il solito teatrino dei pesi massimi
Dopo il drammatico incidente stradale avvenuto in Nigeria, dove hanno perso la vita due suoi cari amici e collaboratori, Anthony Joshua sembrerebbe intenzionato a dire addio alla boxe. Manca l’ufficialità, ma lo zio Adedamola ha lasciato trapelare che il match farlocco di dicembre vinto con lo youtuber Jake Paul possa essere l’ultimo in carriera per il peso massimo inglese. AJ è stato campione olimpico (a Londra vittoria immeritata sul nostro Cammarelle), campione del mondo unificato per due volte e gallina dalle uova d’oro per la Matchroom di Eddie Hearn perché il ragazzo classe 1989 ha saputo riempire gli stadi come forse nessun altro nell’ultimo decennio. Fisico scultoreo e volto da attore, è stato un grande della categoria regina, mettendo fine nel 2017 al regno di Wladimir Klitschko, andato giù due volte all’undicesima ripresa. Un suo match è stato una delle sorprese più grandi della storia recente della boxe, sconfitto da Andy Ruiz di cui poi si sarebbe vendicato sei mesi dopo. Non ci riuscì invece con Usyk, che lo sconfisse due volte tra il 2021 e 2022. Da quel momento la carriera di AJ è entrata nella parabola discendente, ma lui comunque è rimasto uno dei migliori della categoria. L’incontro che non si è mai fatto è quello con Tyson Fury, un derby inglese che avrebbe riempito non uno ma due stadi. Tanta attesa, ma le firme sui contratti non sono mai arrivate. Fury si è ritirato l’anno scorso e proprio in questi giorni l’annuncio – la storia della boxe e del personaggio dimostrano che non poteva accadere niente di diverso – del rientro. La categoria più amata, oltre a perdere un protagonista, rimane senza la possibilità di vedere questo derby tra Manchester e Londra (Anthony è nato a Watford). Fury, con il suo talento e la capacità di fare show, a quasi 38 anni saprà rivitalizzare una categoria che ha sì un campionissimo (non più giovane neanche lui) come Usyk, ma non un trascinatore di folle? Perché per il resto non si vedono fenomeni in giro. Ha per il momento la cintura WBO Fabio Wardley, uno che viene dalla White Collar Boxing, cioè quella boxe fatta in tutta l’Inghilterra da gente abituata a lavorare otto ore in ufficio e che poi per raccogliere fondi per beneficenza sale sul ring alla sera in tornei regolarmente organizzati. Oggi è uno dei migliori, ha dimostrato di avere il pugno del ko ma non stiamo parlando di Muhammad Ali. C’è sì una promessa, si chiama Moses Itauma, anche lui inglese ma nato in Slovacchia, sta vincendo quasi sempre per ko, è molto giovane (ha appena compiuto 21 anni) e forse non è ancora pronto per Usyk. Il prossimo 24 gennaio combatte a Manchester contro Jermaine Franklin Jr. Tanto altro non sembra di esserci all’orizzonte. Daniel Dubois, Filip Hrgovic, Joseph Parker hanno talvolta balbettato. Paradossalmente dopo tanti anni (non si vince un Europeo dei massimi da Paolone Vidoz) non siamo poi messi così male in Italia. Guido Vianello frequenta l’America da alcune stagioni, alterna prestazioni grigie ad altre straordinarie e sogna l’occasione mondiale. In Italia si allena anche un cubano, Angelo Morejon, che presto vuole vincere il mondiale Wbc della categoria Bridger per poi salire di categoria e provarci pure lui. Dai dilettanti e passato pro anche Abbes Mouhiidine, come massimo leggero, che da dilettante è stato un campione vero. Ovvio che per i nostri confrontarsi con i top 5 della boxe mondiale sarebbe come disputare un altro campionato, ma chissà che in questo momento di crisi non possano inserirsi anche loro in certi giochi. Ovviamente come è tornato Fury (e come più o meno nella storia sono tornati quasi tutti) magari un giorno potrebbe fare il comeback in questo teatrino dei Pesi Massimi anche Joshua. Ma una sfida tra due quasi quarantenni farebbe bene al movimento o sarebbe un altro colpo mortale a questo sport ancora affascinante ma sempre più umiliato? L'articolo Anthony Joshua si ritira, Tyson Fury torna: ecco perché non sono una buona notizia per il solito teatrino dei pesi massimi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Colpo di scena, il principe Harry vince la battaglia legale per la scorta: via libera al ritorno nel Regno Unito con Meghan, Archie e Lilibet
Il progressivo riavvicinamento di Harry al Regno Unito sarebbe solo una questione di tempo. Il nuovo anno porta novità positive al ribelle di casa Windsor che, secondo quando anticipato dai tabloid, sarebbe pronto ad incassare una vittoria nella lunga disputa ingaggiata contro il ministero dell’Interno britannico che gli aveva negato la scorta durante i suoi viaggi nel paese. La decisione del Ravec, il comitato esecutivo britannico che valuta i livelli di rischio per i membri della famiglia reale e i Vip, sarebbe solo da formalizzare e questo per Harry significa solo una cosa: vittoria. Il duca del Sussex aveva fatto di questa battaglia una questione di merito e di giustizia legata alla morte della madre, Lady Diana. La decisione del governo di negare la sicurezza della polizia a chi non abbia più un ruolo attivo per conto della corona, mai accettata da Harry, portò Lady D a Parigi, su un’auto in corsa sotto al tunnel dell’Alma in fuga dai paparazzi che la inseguivano ossessivamente e accompagnata solo dalla scorta di Al Fayed che, a suo dire, non avrebbe scongiurato la tragica fine dell’amata madre. Harry non ha mai voluto che questa regola potesse mettere a repentaglio la sua vita e quella della sua famiglia, per questo l’ha impugnata con ogni forza, al punto da tirare in campo il padre, re Carlo III, sia dal punto di vista personale che formale. Da nonno avrebbe smesso di vedere i suoi nipoti perchè Harry si rifiutava di portarli in Regno Unito senza le dovute condizioni di sicurezza e come capo dello stato, il sovrano avrebbe forse potuto caldeggiare la sua posizione. Generando l’ennesimo forte imbarazzo a palazzo. Dopo aver fatto appello presso l’Alta Corte, lo scorso maggio, la posizione del duca del Sussex si era resa più forte grazie ai fatti. Durante la sua ultima visita a Londra, lo scorso settembre, Harry aveva subito la presenza molesta di una stalker che lo aveva seguito durante i suoi impegni pubblici per conto della associazione benefica che promuove da anni e durante una vista ad un centro di eccellenza presso l’Imperial College. Non era la prima volta e non era il primo tentativo di avvicinamento da parte di una donna che lo avrebbe anche minacciato on line. La notizia aveva fatto scalpore e costretto il governo a fornirgli una scorta per un giorno dando così sostanza alle sue preoccupazioni circa la necessità di vedersi assicurata la presenza delle forze dell’ordine, pagate dai contribuenti inglesi. Il figlio minore del re aveva anche scritto al ministro dell’Interno, Shabana Mahmood, chiedendo “una rivalutazione” della sua posizione, che ora sarebbe finalmente arrivata. Secondo il Mail on Sunday, la decisione è presa ed Harry e la sua famiglia avranno diritto ad avere una scorta garantita dal ministero dell’Interno quando in visita nel Regno Unito; la trascrizione della misura “sarebbe solo una formalità”. Da questo momento in poi, dunque, il duca del Sussex dovrà informare la Metropolitan Police del suo arrivo con un anticipo di almeno 30 giorni, attivando così il riesame della sua posizione che verrà stabilita “caso per caso” dando ragione ai suoi legali che avevano portato avanti la causa teorizzando che la vita di Harry “era stata messa in gioco” per questa sottovalutazione. In fondo, lui resta il figlio del re ed il quinto in linea di successione per la monarchia britannica ed ha combattuto come militare in Afganistan: la sua richiesta si limita allo spazio ed al tempo che trascorrerà nel Regno Unito, ha voluto sottolineare Jennie Bond, esperta di reali che ha accolto con favore la decisione. Ma se, a suo dire, il popolo è pronto e felice di riaprire le braccia al figliol prodigo che il sovrano starebbe a sua volta aspettando con favore, la parte più difficile resta quella legata alla posizione di Meghan. La duchessa continua a non essere la benvenuta, nè a corte nè a Londra. L'articolo Colpo di scena, il principe Harry vince la battaglia legale per la scorta: via libera al ritorno nel Regno Unito con Meghan, Archie e Lilibet proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Luke Littler, il fenomeno anticonvenzionale della generazione social gioca a freccette
Se durante le vacanze natalizie la parola “darts” e il numero “180” urlato fortissimo hanno invaso il vostro feed sui social significa solo una cosa: il fenomeno Luke Littler è arrivato anche in Italia. Per qualche giorno, infatti, l’attenzione mediatica si è spostata all’Alexandra Palace di Londra, palcoscenico internazionale che ha ospitato i World Darts Championship. I campionati di mondiali di freccette, per intenderci. E il merito è di un 18enne che per la seconda volta consecutiva ha incassato un mega assegno da un milione di sterline (poco più di un milione di euro) stracciando la concorrenza. Con scioltezza e un pizzico di sfacciataggine. Il giovane Luke “The Nuke” – suo soprannome – ha così trasformato uno sport di nicchia in uno show globale. Rivoluzionando un gioco apparentemente noioso nel passatempo preferito di milioni di persone. E non solo: Littler ci ha insegnato che – in un modo che viaggia alla spasmodica ricerca della perfezione – per essere un fenomeno di massa non serve fare qualcosa di sensazionale. Ma basta essere semplicemente sé stessi. Ma chi è esattamente il game changer della disciplina nata nel XVII secolo nei pub inglesi? L’ASCESA DEL GIOVANE CAMPIONE Figlio di un tassista e di una commessa di un negozio di candele profumate, Luke si appassiona al mondo delle freccette quando ancora non sapeva parlare. E non è una frase fatta. Perché come testimoniato da un video diventato poi virale, centrare il bersaglio diventa il suo gioco preferito all’età di 18 mesi. Immagine perfetta di quello che si può definire talento precoce. Convinto dal padre a puntare sulle darts, piuttosto che al calcio, Littler vince il suo primo titolo senior all’Irish Open nel 2021. A soli 14 anni. A 16 – con una media di 106,12 la più alta mai registrata per un esordiente – perde la finale dei World Championship contro il connazionale inglese Luke Humphries. L’anno successivo si ripresenta, si prende la sua rivincita e diventa la persona più giovane a vincere un mondiale. E qualche giorno fa si è ripetuto, per la seconda volta consecutiva e con un nuovo record: Littler è infatti diventato il quarto giocatore della storia a laurearsi Campione del Mondo per almeno due anni di fila dopo Phil Taylor, Adrian Lewis e Gary Anderson. UNA ROUTINE PARTICOLARE E UNA PASSIONE SMISURATA…PER IL KEBAB Il suo ristorante da asporto preferito “Hot Spot” nella zona di Warrington, cittadina nella contea dello Cheshire in cui è cresciuto da quando ha 6 anni, ha una piadina che porta il suo nome. Rimanendo in tema di cibo, Littler segue una routine durante i Mondiali che rispetta fedelmente: “La mattina prendo la mia frittata con prosciutto e formaggio, poi vengo qui, mangio una pizza e poi preparo alla lavagna. È quello che faccio ogni giorno”. E per concludere la giornata: “un kebab e Coca-Cola”. Uno dei più grandi negozi di kebab del Regno Unito gli ha offerto “kebab a vita” in caso di vittoria del Mondiale. Ecco spiegato il netto 7-1 contro l’olandese Gian Van Veen. L’EFFETTO LUKE LITTLER L’effetto Luke Littler è tutto quello che oggi definiremmo con il termine “aura”. Un fascino innato che unisce stile e personalità. Emanare grandezza nell’immaginario collettivo, ma soprattutto con i fatti. Perché il quasi 19enne ha reso questo sport popolare e mainstream senza cadere nel ridicolo. “Rappresenta quel cambiamento di cui a volte lo sport ha bisogno. C’è solo bisogno che arrivi una grande figura e catturi davvero l’attenzione”, racconta di lui un suo avversario. Da quando Littler gioca anche le freccette hanno cambiato forma. C’è stato l’allargamento del tabellone per i Mondiali, i premi raddoppiati, gli investimenti dei broadcaster e l’inserimento di un alcuni tra i brand globali più importanti. Un’espansione che va di pari passo con la crescita (e le vittorie) del baby prodigio. Insomma, con Littler le freccette hanno raggiunto un livello di popolarità che non si era mai visto. Ne parlano tutti: anche tra gli atleti più famosi del mondo. E pensare che c’è chi – come Declan Rice e Aaron Ramsdale dell’Arsenal – ha dovuto implorare la security per potergli chiedere una foto. In un mondo in cui apparire vale più di dimostrare, Luke Littler ci insegna che è la semplicità a renderci speciali. D’altronde è un adolescente come tanti. Dall’aspetto normale. Una tuta grigia e nulla di più. Genuino nelle esultanze e con i fan. Il nuovo idolo della generazione social non canta la trap e non si esibisce con balletti virali su TikTok. Ma gioca a freccette. L'articolo Luke Littler, il fenomeno anticonvenzionale della generazione social gioca a freccette proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Barman italiano trovato morto a Londra. Figlio di un comandante dei carabinieri di Pescara, si attende l’autopsia
Un italiano di 31 anni, Matteo Leone, è stato trovato morto nella sua abitazione di Londra, città in cui lavorava come bartender. Il fatto è avvenuto nella notte tra sabato e domenica, quando i coinquilini lo hanno trovato privo di sensi. Lanciato l’allarme, in casa sono subito arrivati i soccorritori, ma per il ragazzo, morto probabilmente nel sonno, non c’è stato niente da fare. Nell’abitazione sono intervenute anche le autorità locali, per tutti gli accertamenti del caso. All’origine del decesso potrebbe esserci un malore, ma a chiarire le cause della morte sarà l’autopsia, di cui si attendono gli esiti. Il ragazzo, nato in Puglia, aveva a lungo vissuto in Abruzzo e fino all’adolescenza aveva abitato a Castiglione Messer Raimondo, nel Teramano; dopo gli studi si era trasferito a Londra. Il Consolato italiano generale a Londra sta seguendo la vicenda in raccordo con la famiglia, fornendo tutto il sostegno necessario. Il 31enne è il figlio del maresciallo Graziano Leone, comandante della Stazione Carabinieri di Pescara Colli, che ha subito raggiunto la capitale britannica. Non si conoscono al momento i tempi di rientro della salma in Italia. “Profondo cordoglio” viene espresso dalla Asl di Pescara. “La Direzione strategica e tutta la comunità aziendale – si legge – si stringono con sincera partecipazione al maresciallo Leone e alla sua famiglia, colpiti da un dolore improvviso e lancinante. Il maresciallo Leone rappresenta da anni un riferimento autorevole e sempre disponibile per l’ospedale di Pescara, rientrando il nosocomio tra i presidi dell’Arma territorialmente competenti e collaborando con costanza e senso di responsabilità con l’azienda sanitaria. In questo momento di così grande dolore, il direttore generale Vero Michitelli, unitamente al direttore sanitario Rossano Di Luzio e al direttore amministrativo Francesca Rancitelli, esprime non solo il proprio cordoglio istituzionale, ma anche una vicinanza autentica e rispettosa, condividendo il dolore di un padre, di una famiglia e di una comunità profondamente colpite”. L'articolo Barman italiano trovato morto a Londra. Figlio di un comandante dei carabinieri di Pescara, si attende l’autopsia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Ho passato 22 anni in prigione per omicidio, ma ora che sono libero voglio tornare dentro. La vita fuori è impossibile”: l’incredibile storia di Iain Macpherson
Strano, ma vero. La libertà per alcuni è insostenibile o molto difficile. È la storia, raccolta dal Daily Star, del 54enne Iain Macpherson, 54enne originario di Harrow (Londra), che è stato condannato a due ergastoli con un minimo di 12 anni per reati tra cui omicidio nel febbraio 1992. Alla Central Crown Court di Londra, Iain si è dichiarato non colpevole di due capi d’accusa per omicidio e un tentato omicidio, pur ammettendo di aver commesso rapina e furto con scasso. L’uomo ha scontato 22 anni di carcere ed è uscito di galera nel 2014, ma ha rivelato a sorpresa che preferirebbe tornare in carcere piuttosto che affrontare le difficoltà di trovare un lavoro o un alloggio fuori. Ha inizialmente ha alloggiato in un ostello a Ealing, destinato ad aiutare gli ex detenuti a reintegrarsi nella società, prima di trasferirsi a Bedford con la sua allora fidanzata. Nonostante abbia trascorso tre anni a cercare lavoro come come addetto alle ristrutturazioni di case e come personal trainer attraverso otto centri per l’impiego, Iain non ha avuto successo. “La prigione è orribile e il cibo è disgustoso, – ha affermato ma almeno avrei un tetto sopra la testa. Per me è insostenibile nel mondo reale: sono un peso enorme per la famiglia, gli amici e il mio fragile conto in banca. Almeno in prigione avrei un alloggio sicuro e accesso all’assistenza legale. È impossibile qui fuori, a meno che non abbia commesso un reato e non sono disposto a oltrepassare quel limite. Nessuno vuole perdere la propria libertà, ma con un avvocato e meno stress potrei arrivare da qualche parte. Se hai precedenti penali come questi, non puoi sfuggirgli, non importa quanto tempo sia passato. Quando le persone lo scoprono, te lo leggi negli occhi: quel momento mette fine alla relazione che avevi”. E ancora: “Cercherei un lavoro e direi di avere una condanna, ma non appena scoprono che la mia condanna è per omicidio, sarebbe finita: niente lavoro. È impossibile, quindi ho chiesto al mio agente di sorveglianza di richiamarmi, ma mi hanno detto di no”. L’uomo ha affermato anche che uno degli impiegati del centro gli avrebbe addirittura suggerito che “non aveva senso” candidarsi a causa dei suoi precedenti penali, e i suoi tentativi di mettersi in proprio sono stati ostacolati da un’assicurazione auto troppo costosa. Dopo aver rotto con la sua ragazza, Iain ha iniziato a dormire su un divano letto nell’appartamento della madre nell’Hertfordshire alla fine del 2016. Ad aggravare il quadro generale l’ansia e il mal di schiena gli hanno reso ancora più difficile trovare lavoro. Nel 2023, ha dovuto lasciare la casa della madre e ora dorme sui divani degli amici oppure in hotel, dilapidando così i suoi pochi risparmi. Nonostante odi il periodo trascorso dietro le sbarre, Iain ha espresso il desiderio di tornare in prigione solo per avere un tetto sopra la testa. Attualmente disoccupato e residente a Hertford, nell’Hertfordshire, ha dichiarato: “Sarebbe più facile tornare dentro, ma senza dover commettere alcun reato”. L'articolo “Ho passato 22 anni in prigione per omicidio, ma ora che sono libero voglio tornare dentro. La vita fuori è impossibile”: l’incredibile storia di Iain Macpherson proviene da Il Fatto Quotidiano.
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