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“C’era qualcuno che girava nel cortile, la porta era aperta”: la telefonata tra la madre di Chiara Poggi e quella di Alberto Stasi in onda a ‘Chi l’ha visto?’
“C’era qualcuno che girava nel cortile, la porta era aperta”. Un nuovo tassello emerge sul delitto di Garlasco. Nell’ l’ultima puntata di Chi l’ha visto? è stata svelata una telefonata tra la madre di Chiara Poggi e la madre di Alberto Stasi, avvenuta a nemmeno 24 ore dall’omicidio di Chiara Poggi. Sono le 8:34 del 14 agosto 2007 quando Rita Preda, la madredi Chiara, digita il numero della madre di Alberto Stasi, Elisabetta Ligabó. il contenuto della conversazione è rimasto per anni chiuso nei faldoni del palazzo di giustizia, ma rivela l apprensione della madre di Chiara per le sorti del fidanzato della figlia che ha appena passato ore sotto interrogatorio della polizia. “Lo hanno torchiato da matti”, spiega la madre di Alberto alla madre di Chiara. E nonostante il dolore e il pianto per la perdita della figlia, la Preda è pronta a rincuorare la famiglia Stasi. Sono momenti concitati in cui non si fa altro che parlare di dettagli tecnici che in quei minuti sembrano scagionare Alberto. Ed è in quegli istanti che la madre di Chiara ipotizza: “C’era qualcuno che girava nel cortile”. La Ligabó aggiunge: “Alberto mi ha detto che quando è entrato la porta era aperta“. Dopodiché Rita Preda parla direttamente con Alberto Stasi. Il tono della donna è molto materno, gli chiede se è riuscito a riposare, come si sente, insomma gli è estremamente vicino. Atteggiamento che l’intera famiglia Poggi avrà verso Alberto per parecchi mesi, fino a quando una serie di di elementi probatori che diventeranno presunti indizi durante il primo processo contro Stasi, non farà che fargli cambiare idea. L'articolo “C’era qualcuno che girava nel cortile, la porta era aperta”: la telefonata tra la madre di Chiara Poggi e quella di Alberto Stasi in onda a ‘Chi l’ha visto?’ proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Due ragazze straniere strangolate e sepolte nel ranch di Epstein, una delle due potrebbe essere Santina Renda?”: la rivelazione a Chi l’ha Visto?
“Ci potrebbero essere dei corpi di ragazze straniere sepolti nei dintorni di uno dei ranch di Jeffrey Epstein”: è scritto in una e-mail contenuta negli Epstein files, l’archivio pubblicato (per ora solo in parte) dall’FBI sul sito del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, mettendo a nudo la rete di abusi sessuali su minori messa in piedi dal finanziere pedofilo Jeffrey Epstein. DA EPSTEIN ALLA SCOMPARSA DI SANTINA RENDA La mail ieri é stata diffusa dal programma Chi l’ha visto e traccia un collegamento con uno dei primi casi di scomparsa trattati dalla trasmissione: quello di Santina Renda. La piccola fu sottratta alla famiglia il 23 marzo del 1990. Aveva appena sei anni e stava giocando nel cortile di casa a Palermo, insieme alla sorella Francesca di un anno più piccola. Le due sorelline vivevano in simbiosi. Fu davanti ai suoi occhi che un’auto bianca con a bordo un uomo e una donna si accostò al gruppetto di bimbi con pupazzi e caramelle. L’uomo poi prese Santina per un braccio e la catturò. “Era alto, magro e ben vestito, aveva una barba folta e nera. Ha portato via con prepotenza mia sorella, perché proprio lei tra tutti: me lo chiedo da quel giorno”, ha detto ieri davanti alle telecamere Francesca. Ma torniamo alla lettera e all’oscuro legame con il più grande scandalo degli ultimi decenni, quello del giro di abusi legati a Jeffrey Epstein e alla sua compagna Ghislaine Maxwell. Qual è o quale potrebbe essere il filo rosso che lega la piccola Santina al finanziere pedofilo? LA RIVELAZIONE DI CHI L’HA VISTO “Sapevi che da qualche parte, sulle colline appena fuori Zorro, ci sono sepolte due ragazze straniere per ordine di Epstein e Madame G.?”: a dirlo è un mittente oscurato dall’FBI che il 21 novembre del 2019 (dopo la morte del miliardario) scrisse a un certo Edward. Benché oscurato possiamo leggere qualcosa dell’indirizzo del mittente: la sigla dfd43299 che però non dice nulla. Perché il mittente è anonimo anche per la polizia federale, ha scritto a tale Edward attraverso proton mail, il sistema di posta elettronica americana criptato. Sappiamo solo che Zorro è il nome del ranch di Esptein in New Mexico. IL CONTENUTO DELLA MAIL Si legge dalla mail diffusa da Chi l’ha visto: “Edward, questa è una cosa delicata. Sarà la prima e ultima mail a tua discrezione. Puoi scegliere se prenderla in considerazione o cestinarla. Proviene da una persona che stava lì e ha visto tutto in quanto membro dello staff di Zorro”. Quindi, a scrivere sarebbe un ex dipendente di Epstein che continua: “Ho rubato anche suoi video da casa di Epstein, come garanzia in caso di future controversie legali sul caso”. Edward intanto, sappiamo che è il conduttore radiofonico statunitense Edward Aragon che stava portando avanti un’inchiesta sul caso Epstein, nel 2019. E infine: “Cosa ci sia di così pericoloso su Epstein, è ancora da scrivere. Le due ragazze straniere sepolte nei dintorni di Zorro sono morte per strangolamento durante un rapporto sessuale fetish”. Anche una delle prime vittime di Epstein, Virginia Giuffre, nel suo memoriale postumo al suo suicidio “Nobody’s girl” ha raccontato di essere stata strangolata dal primo ministro israeliano durante un rapporto sessuale. C’È SANTINA RENDA NEGLI EPSTEIN FILES? Ma dal New Mexico torniamo in Sicilia. Perché ieri Federica Sciarelli ha tirato in ballo questa mail parlando del caso di Santina Renda? Ebbene, perché a trovarla pare sia stato proprio l’avvocato difensore della famiglia Renda, Luigi Ferrandino che spiega: “Quando è morto Epstein, ho dato incarico a un esperto di cyber sicurezza, il dottor Umberto Mauro, di cercare indicazioni della presenza di Santina Renda nei cosiddetti Epstein Files. Si parlava di tanti bambini, portati nelle sue decine proprietà in cui adesso stanno indagando per cercare tracce di quanti potrebbero essere stati sotterrati lì. Ho chiesto alla Farnesina di fare pressione sugli Usa per appurare se c’è qualche traccia che possiamo ricondurre a Santina. Anche noi, continuiamo a investigare”, ha concluso. Proprio nei giorni scorsi, la procura di Palermo ha chiesto l’archiviazione dell’ultima inchiesta sulla bambina scomparsa a Palermo. Ma Santina, li ricordiamo, non è la sola per cui si ipotizza un legame con il giro di pedofilia messo su da Epstein che ha coinvolto anche il principe Andrea, spogliato di ogni titolo. Soltanto nei giorni scorsi si parlava della presenza nei file della piccola Maddie Mccain, scomparsa in Portogallo nel 2007. L'articolo “Due ragazze straniere strangolate e sepolte nel ranch di Epstein, una delle due potrebbe essere Santina Renda?”: la rivelazione a Chi l’ha Visto? proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Emanuela Orlandi, Chi l’ha visto mostra un appunto inedito della Polizia: “Ho chiesto a suor Dolores, la ragazza misteriosa era Laura Casagrande”
Il mistero della scomparsa di Emanuela Orlandi è tutto lì, in quel predatore che il 22 giugno del 1983 l’avvicina davanti al Senato con la scusa di farle fare un lavoretto per l’Avon pagato bene, anche troppo. Lei è una ragazzina e chissà cosa sogna di comprare con quei 375mila lire. Quell’uomo non è stato mai rintracciato o identificato ma ha fatto intanto sparire la cittadina vaticana di cui non si hanno notizie da 43 anni. Ieri, nel corso di “Chi l’ha visto” sono stati aggiunti nuovi elementi sugli ultimi attimi in cui la Orlandi è stata vista in vita, rimessi in fila dalla giornalista Federica Sciarelli, alla luce delle nuove indagini su un’amica di Emanuela che frequentava la sua stessa scuola di musica da cui scomparve quel pomeriggio senza lasciare traccia. GLI ULTIMI MINUTI DI EMANUELA Quel pomeriggio, Emanuela Orlandi viene inghiottita lungo i pochi metri che separano la scuola di musica “Ludovico da Victoria” in piazza Sant’Apollinare dalla fermata dell’autobus in corso Rinascimento, davanti al Senato. Tutto accade poco dopo le sette di sera, in una manciata di minuti. Quattro anni dopo, le sue compagne di scuola, le stesse con cui esce dall’istituto, verranno intervistate da Corrado Augias in “Telefono Giallo”. Una di loro, Laura Casagrande, è ora indagata per false dichiarazioni ai pm e l’inchiesta è tutt’ora in corso. Di quei momenti cruciali ripercorriamo i passi. Per farlo, ci affidiamo alle interviste dell’epoca mandate in onda ieri da “Chi l’ha visto”. Nel 1987, un’altra allieva del Da Victoria, Raffaella Monzi, dichiara davanti alle telecamere che Emanuela quel giorno arrivò in ritardo a lezione “E ci sembrò strano, lei era molto puntuale”. “Arrivò in aula affannata perché aveva fatto scale di corsa”: è sempre Raffaella che parla. Poi c’è la testimonianza del vigile urbano Alfredo Sambuco, in servizio davanti al Senato (dove a Emanuela fu tesa la trappola) che ha dichiarato di aver visto un uomo con la valigetta targata Avon parlare con questa ragazzina. Aveva parcheggiato la sua Bmw verde tundra sul marciapiede tant’è che il vigile gli disse di spostarsi. SUOR DOLORES E LA RAGAZZA MISTERIOSA Suor Dolores non c’è più, è morta da anni ma quando venne intervistata all’epoca ricordava bene che “Emanuela Orlandi chiese di uscire prima da scuola per telefonare a casa”. Come ormai è risaputo, a casa la Orlandi non trovò sua madre ma la sorella Federica a cui chiese di poter accettare quel lavoretto così allettante. La ragazza ne parlò anche con Raffaella Monzi: le chiese un consiglio sul da farsi mentre uscivano da scuola insieme. “Mi sembrò eccessiva le dissi, fa un po’ tu”, fu la risposta dell’amica. E poi c’è Laura Casagrande che 11 giorni dopo la scomparsa andò in questura con sua madre perché a casa loro arrivò una telefonata da parte di chi diceva di avere in mano Emanuela. A prendere la telefonata fu sua madre che passò quelli che “Si credeva fossero dei terroristi internazionali a sua figlia, una bambina di 14 anni che con calma scrisse tre pagine sotto dettatura. Ma era solo una ragazzina. Potrei pensare che quella telefonata non c’è mai stata in realtà”, dichiara il fratello di Emanuela Pietro Orlandi a Chi l’ha visto. Le due ragazze ogni tanto prendevano il 64 insieme, quel giorno Emanuela avrebbe dovuto prendere il 70 per raggiungere sua sorella Cristina davanti al “Palazzaccio”, con cui i romani chiamano la Cassazione. C’è ancora un’altra amica, Mariagrazia Casini: l’ultima forse ad aver visto in vita Emanuela. Dalle sue testimonianze sappiamo che la vide alle 19, davanti alla fermata del 70. Lei poi su quell’autobus salì ma Emanuela “rimase ferma dove si trovava, in attesa di qualcuno. Trovai il suo atteggiamento molto teso, impaziente, mi salutò distrattamente. Era insieme a un’altra ragazza poco più bassa di lei, con i capelli corti e ricci”. Le due ragazze non salirono quel giorno sul bus, stavano aspettando qualcuno? E chi è la ragazza misteriosa? UN NUOVO APPUNTO DELLA POLIZIA Il primo agosto del 1983, un agente della squadra mobile della Polizia, sezione 1, scrive un promemoria. “Per oltre 40 anni queste carte della Questura non sono mai confluite nel fascicolo della Procura”, spiega la Sciarelli ma adesso salta fuori grazie alle nuove indagini che hanno portato all’iscrizione della Casagrande nel registro degli indagati. Da quest’appunto emerge un pezzo fondamentale del macabro puzzle: “Ho interpellato telefonicamente suor Dolores per sapere se la ragazza (alla fermata dell’autobus con Emanuela, ndr) fosse stata identificata. La suora mi ha riferito di aver fatto visionare le schede scolastiche all’allieva Mariagrazia Casini che ha riconosciuto in Laura Casagrande la ragazza in compagnia di Emanuela alla fermata”. Cosa accadde dopo questa dichiarazione? Suor Dolores convocò la Casagrande e le chiese se fosse lei con Emanuela quel giorno. La ragazza le rispose di essersi recata alla fermata con Emanuela e di averla lasciata lì, dopo pochi minuti, per proseguire per Corso Vittorio, dove avrebbe preso il 64. LE TRE VERSIONI Da questa ricostruzione emerge ancora più chiaramente perché negli anni, le versioni rese da Laura Casagrande non coincidono. Il 4 agosto 1983 disse cose diverse ai Carabinieri, ovvero di essere andata di corsa alla fermata del bus da sola, vedendo che il gruppo di amici, tra cui Emanuela, alle sue spalle. Disse di essersi affrettata per rientrare verso casa perché il gruppo si attardava a parlare. Non disse di essersi intrattenuta con la Orlandi ma di averla vista da lontano, mentre veniva raggiunta da tutto il gruppetto di amici. Poi, non vedendola più, chiese a un amico dove fosse finita Emanuela (per quale motivo, verrebbe da chiedersi) ma lui non seppe dirle niente. “Mi sono girata diverse volte per vedere se il gruppo si era mosso e ho appurato che Emanuela era 20 metri dietro di me con tutti altri. Mi sono rigirata e ho visto solo gli amici: Emanuela non c’era più”. Questa è dunque la seconda versione completamente diversa da quella data a Suor Dolores. La commissione di inchiesta Orlandi-Gregori nei mesi scorsi l’ha interrogata e le ha chiesto se avesse mai avuto i capelli ricci e scuri: “Sì, ho fatto la permanente ma successivamente a questi fatti, forse quell’estate o quella dopo”. L'articolo Emanuela Orlandi, Chi l’ha visto mostra un appunto inedito della Polizia: “Ho chiesto a suor Dolores, la ragazza misteriosa era Laura Casagrande” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Mia cugina Emanuela Orlandi? Siamo stati richiamati tutti dal Pm che vuole ricostruire la vicenda. Ecco cosa contengono le videocassette perquisite a casa nostra”: a ‘Chi l’ha visto’ parla il figlio di Mario Meneguzzi
Il cugino di Emanuela Orlandi Pietro Meneguzzi ha rilasciato ieri un’intervista per il programma Rai Chi l’ha Visto, che è tornato sul mistero della scomparsa della cittadina vaticana. Pietro è il figlio di Mario Meneguzzi, su cui negli ultimi giorni si è focalizzata l’attenzione del giornalista Massimo Giletti che ha condotto un’inchiesta che ha riacceso il focus sullo zio di Emanuela e sulla pista per cui all’epoca gli inquirenti si erano focalizzati su di lui. “Questa pista riproposta dopo che era stata accantonata, rilanciata senza nessun nuovo elemento di indagine e nessun fondamento e un po’ gli Orlandi da vittime in un soffio diventano carnefici. Natalina (la sorella maggiore di Emanuela, ndr) è stata assaltata dalle telecamere sotto casa”, ha sottolineato la conduttrice del programma Federica Sciarelli. I SOSPETTI SU ZIO MARIO Il nome di Mario Meneguzzi, lo ricordiamo, è riemerso dai faldoni del tempo dopo che nel 2023, durante il Tg La7, Enrico Mentana diffuse la notizia di una confessione che nel 1978 Natalina Orlandi fece al suo padre spirituale, un sacerdote sudamericano al quale confessò si essere turbata per delle attenzioni particolari da parte del marito della sorella di suo padre, Lucia Orlandi. “Mio zio mi fece delle semplici anavces verbali e finirono lì”, ha chiarito poi la donna in conferenza stampa. Per questo episodio l’uomo fu indagato all’epoca dagli inquirenti e tutti i sospetti presto caddero. Le famiglie Meneguzzi e Orlandi tuttavia sono rimaste molto legate, questa storia non ha scalfito la loro unione come confermano Pietro Orlandi e Pietro Meneguzzi a Chi l’ha visto. LE PAROLE DI MENEGUZZI “Come succede per tutti i casi di scomparsa, si indaga anche tra i familiari ma all’epoca accertarono che non c’era nessun orco in famiglia. Mio padre è deceduto nel luglio del 2009. Oggi avrebbe avuto 93 anni e credo che se fosse vivo non sarebbe neanche uscita questa cosa. Si tratta di un vecchio sospetto – ha spiegato il figlio – accantonato. Furono delle avances verbali e niente di più come ha detto nel 2023 Natalina in conferenza stampa. Sono sempre le stesse storie che tirano fuori per allontanare dalla verità, quella vera ma noi siamo ancora qui. Comunque è giusto che dopo 42 anni la Procura è giusto riparta da zero e indaghi di nuovo su tutte le piste. Siamo stati richiamati tutti dal Pm che vuole ricostruire la vicenda”. LA PERQUISIZIONE Nei giorni scorsi, il programma “Lo stato delle cose” condotto dal giornalista Massimo Giletti ha diffuso un servizio in cui si parlava di una perquisizione recente della Polizia a casa dei Meneguzzi. Questa perquisizione risale all’aprile del 2024. “La Polizia Giudiziaria ha perquisito la casa a Roma dove mia madre vive in affitto e che non è più quella dove vivevamo nel 1983, adesso abitata da mia sorella Monica”, ha spiegato Meneguzzi. “Ha preso delle micro casette audio e dei timbri, era tutto in cantina”. Alcune di queste cassette non sono state mai utilizzate, altre erano state utilizzate per registrare. Sono state analizzate e sottoposte ad accertamenti dei Ris “Ma non contengono nulla di importante – ha specificato Meneguzzi –. Poi hanno chiesto di perquisire altre case: quella in montagna attuale a Spedino e quella di famiglia a Roma ormai di mia sorella”. Lì le forze di Polizia hanno trovato solo dei Vhs analizzati e verbalizzati e che contengono: un concerto dei Backstreet Boys, una puntata del programma Telefono Giallo, una puntata di “Sei forte maestro”, il matrimonio di Monica Meneguzzi e tutta la famiglia al mare. “Voglio dirvelo per anticipare lo scoop del secolo di chi non vuol fare cronaca e vuol fare altro”, ha concluso Meneguzzi figlio, evidentemente turbato dal riemergere di una vecchia vicenda ormai dimenticata. L’IDENTIKIT Negli ultimi tempi la foto di Mario Meneguzzi è stata confrontata (perché indicata come somigliante) all’identikit dell’uomo che davanti al Senato quel giorno, il 22 giugno del 1983, fece una strana proposta di lavoro a Emanuela Orlandi: distribuire volantini per l’Avon per 375mila lire, una cifra considerevole per i tempi. Quell’offerta fu in realtà la trappola messa in atto per attuare il sequestro della ragazza all’uscita della scuola di musica nella Basilica di Sant’Apollinare. E questo evento è l’unica e ultima certezza sulla sua scomparsa perché la ragazza ne parlò al telefono alla sorella Federica, a cui telefonò dalla scuola di musica, poco prima di sparire per sempre. “Emanuela disse a Federica: un uomo mi ha fermato non mio zio mi ha fermato, lo avrebbe riconosciuto”, fa notare Pietro Orlandi rispondendo a chi in tempi recenti ha evidenziato la somiglianza tra Mario Meneguzzi e l’uomo misterioso. L’ALIBI DI MENEGUZZI Quel giorno Mario Meneguzzi era con la moglie Lucia, la figlia Monica e la cognata Anna Orlandi a Torano, località di montagna dove trascorrevano le vacanze. Il suo alibi venne evidentemente accertato da chi condusse le indagini all’epoca. Racconta il figlio: “Ero a casa con la mia fidanzata dell’epoca, stavamo festeggiando il suo compleanno. Alle dieci chiama zio Ercole e mi dice: Emanuela non è tornata a casa, mio padre era in montagna a Torano. Mio padre lascia tutto e scappa a Roma. Entrambi ci trasferiamo a casa di Emanuela. “Mio zio dormiva in camera con mio padre, vicino al telefono. Prendeva lui le chiamate perché mio padre come me era completamente perso. Da quel 22 giugno dice Pietro Orlandi non so cosa sarebbe accaduto se non ci fossero stati loro. Mio cugino Pietro per me è stata ed è ancora la persona più vicina”, ci ha tenuto a sottolineare Pietro Orlandi. L'articolo “Mia cugina Emanuela Orlandi? Siamo stati richiamati tutti dal Pm che vuole ricostruire la vicenda. Ecco cosa contengono le videocassette perquisite a casa nostra”: a ‘Chi l’ha visto’ parla il figlio di Mario Meneguzzi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Chiedo scusa a tutti”, Tatiana Tramacere chiude i profili social dopo gli insulti e le critiche
“Chiedo scusa a tutti: alla mia famiglia, alle forze dell’ordine, a ogni cittadino di Nardò”. Tatiana Tramacere, 27enne di Nardò che era data per scomparsa ma si era allontanata volontariamente da casa, fa mea culpa sul suo comportamento. In un’intervista integrale che andrà in onda questa sera sulla trasmissione Chi l’ha visto, la giovane ha espresso il suo rammarico. La giovane era scomparsa il 24 novembre scorso, scatenando immediatamente una mobilitazione di parenti, amici e forze dell’ordine per cercarla. Era stato anche temuto il peggio per la sua vita. Le ricerche si sono concluse undici giorni dopo, quando la giovane è stata rintracciata poco distante dalla sua abitazione, nascosta nella mansarda del suo amico Dragos Ioan Gheormescu. La sua decisione di allontanarsi e simulare di fatto la scomparsa ha generato forti polemiche e critiche, soprattutto per l’ansia e l’apprensione causata ai familiari e alla comunità locale. La vicenda, pur senza sfociare in reati, ha acceso un dibattito sulla responsabilità personale e sull’impatto emotivo di simili gesti. L’intervista di Chi l’ha visto offrirà una ricostruzione diretta dei motivi che hanno portato Tatiana a compiere questa scelta, fornendo al contempo uno spazio in cui la giovane possa esprimere le proprie scuse e spiegazioni, nell’ottica di chiudere una pagina delicata per lei e per chi le è vicino. Su Facebook, dove ha circa 9mila follower, sotto i post condivisi qualche mese fa continuano a giungere commenti critici. Cancellato invece del tutto il suoi profilo Instagram, sia quello principale con il suo nome, sia quello usato con il nickname ‘cacciatrice di emozioni’. La Procura di Lecce sta facendo ulteriori verifiche sulla versione dei due, che sembra concordare, però, sull’ipotesi dell’allontanamento volontario. Al momento resta sequestrato il cellulare del 30enne. L'articolo “Chiedo scusa a tutti”, Tatiana Tramacere chiude i profili social dopo gli insulti e le critiche proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Emanuela Orlandi, la rivelazione di Chi l’ha visto: dai documenti dei servizi sbuca “lo zio” di piazza Navona
Mentre si continua a scavare sotto Villa Osio (oggi sede della Casa del Jazz di Roma) arriva, nel corso dell’ultima puntata di “Chi l’ha visto”, una notizia importante sulla storia dell’immobile confiscato alla criminalità romana e diventato un polo culturale. I SEGRETI DI VILLA OSIO Enrico Nicoletti, il cassiere della fazione testaccina della Banda della Magliana, ha comprato questa villa dal Vicariato di Roma, il 22 marzo del 1983. A regolare la compravendita fu l’allora vicario, il cardinale Ugo Poletti, uno dei personaggi più volte entrati nella vicenda della scomparsa di Emanuela Orlandi. E in base a quanto raccontato a Pietro Orlandi da un criminale, circa otto anni fa, lì sotto potrebbero esserci anche i resti di sua sorella. Così, almeno, avrebbe raccontato Enrico de Pedis a quest’uomo, rivelandogli tutti i suoi segreti prima di venire trucidato nel 1990 a Roma. Un’ipotesi che resta tale e che per ora non ha nessun riscontro ancora. Quella del collegamento con la cittadina vaticana scomparsa resta una suggestione così come lo è il fatto che la sua sparizione sia avvenuta tre mesi dopo la compravendita. A risalire alla data esatta della cessione è stato Don Domenico Celano, ieri ospite in collegamento della trasmissione Rai condotta da Federica Sciarelli. Don Celano era membro della congregazione religiosa che ha venduto la villa a Nicoletti e che sta dando un sostanziale aiuto nelle operazioni di scavo, indicando il punto esatto in cui è stata, dopo giorni, trovata la botola di accesso alla galleria sotterranea tombata da Nicoletti dopo la scomparsa del giudice Paolo Adinolfi, avvenuta nel 1994 quando dell’uomo si persero completamente le tracce. A indicare quel posto come luogo di sepoltura del giudice scomparso che stava indagando su grosse operazioni finanziarie illecite gestite anche da Nicoletti, è stato un pentito che lo ha confessato, anni fa, al giudice Guglielmo Muntoni. Il magistrato, oggi non più in servizio, ha trovato dei fondi privati pur di scoprire cosa c’è nei sotterranei di Villa Osio. IL MONTAGGIO DELLE ATTRAZIONI Nel corso del programma, la Sciarelli torna anche su un’altra pista sulle tracce di Emanuela Orlandi, quella percorsa negli ultimi giorni dalla commissione bicamerale di inchiesta che indaga sulla sua scomparsa. Questa pista parte da un appunto su dei fogli ritrovati all’epoca a casa di Emanuela, su cui c’è scritto di un cineforum al “Montaggio delle attrazioni”. In seguito la sala è diventato il Teatro stabile del giallo. Il presidente della Commissione Andrea De Priamo ha dichiarato all’Ansa che Emanuela scrive di un spettacolo teatrale visto in quel posto, un mese prima di sparire nel nulla. Davanti alle telecamere di Chi l’ha visto, le persone del posto raccontano di questo cineclub in cui venivano proiettati “film intellettuali, alternativi. Era un punto di riferimento per noi giovani, una cosa carina e interessante nel quartiere. Facevano anche corsi di regia e laboratori cinematografici”. La pista dei cinematografari era stata già seguita all’epoca come possibile trappola per mettere in atto il sequestro della Orlandi che, secondo questa ipotesi, potrebbe essere stata tratta in inganno da un finto provino. L’interesse della commissione è ancora alto su un regista, come ha spiegato lo stesso De Priamo di B-Movies. Il suo nome era Bruno Mattei e all’epoca della scomparsa aveva 51 anni. Viveva proprio a pochi metri dal Montaggio delle attrazioni, sulla Cassia. Nel 1983 venne ascoltato dagli inquirenti perché legato a una 24enne, figlia della segretaria della scuola di musica “Ludovico da Victoria” frequentata da Emanuela Orlandi. Anche la 24 enne fu sospettata al tempo. Tuttavia, ricordiamo che la cosiddetta pista dei cinematografari fu accantonata dagli inquirenti, e che non ci fu nessun indagato, perché non venne trovato alcun riscontro rispetto alla vicenda della Vatican Girl. Una donna di nome Francesca che ha aperto la tintoria sulla Cassia nel febbraio del 1983 dice, davantii alle telecamere del programma Rai, di non aver mai visto Emanuela da quelle parti. Il suo negozio si affaccia sul posto in cui c’era “Il montaggio”, è rimasto tutto così com’era. “Che io sappia qui non facevano audizioni o provini”, afferma Francesca. “I ragazzi se venivano, ci venivano in gita con i pullman. Ricordo le scolaresche che arrivavano qui il pomeriggio con i professori a vedere delle repliche di alcuni spettacoli”. Emanuela Orlandi potrebbe essere andata al Montaggio delle attrazioni con la sua classe del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II? Questa domanda è stata fatta a un suo compagno di scuola che però, dopo ben 42 anni, non ricorda se ciò sia avvenuto o meno. LO “ZIO” DI PIAZZA NAVONA Poi c’è un’altra figura quella di un uomo soprannominato “lo zio”, chiaramente non un parente di Emanuela. Questo losco personaggio compare in un documento dei Servizi che all’epoca scrissero: La zona di piazza Navona è frequentata da un uomo di circa 40 anni calvo e di statura inferiore alla media. Un noto spacciatore di droghe leggere il quale ha sempre mostrato predilezione per le ragazze di 15-16 anni che sarebbe solito ospitare nella sua abitazione di Monteverde. l’uomo non frequenterebbe la zona da molto tempo. “Chiediamo a queste ragazze molestate all’epoca e oggi donne di farsi avanti”: questo l’appello lanciato in tv dalla Sciarelli. LA TESTIMONIANZA DI CRISTINA A indicare altri due simili ambigui personaggi è, il 18 luglio del 1983 (neanche un mese dopo la scomparsa), un’amica di Emanuela del gruppo dell’Azione Cattolica della Parrocchia di Sant’Anna, Cristina. Si legge dagli atti: “Ho sentito di parlare di un paio di giovani che avrebbero infastidito Emanuela. Gli stessi giovani, di cui io non conosco le fattezze, sarebbero stati notati in Piazza Navona mentre affiggevano manifesti per l’ingaggio di giovani attrici”. Tuttavia, gli amici di Emanuela che erano con lei quando la ragazza, pochi giorni prima di scomparire, fu tampinata e quasi presa per un braccio da uno di loro, li riconobbero poi in alcune foto segnaletiche mostrate loro dagli inquirenti. Vennero identificati in due membri del gruppo criminale della Magliana. Queste identificazioni trovarono poi altri riscontri, negli anni successivi, tra cui la testimonianza in punto di morte del padre di uno di loro, Salvatore Sarnataro a cui il figlio Marco avrebbe confessato mentre erano entrambi in carcere, durante l’ora d’aria (come si legge dagli atti della seconda inchiesta) di essere stato coinvolto nel sequestro della Orlandi da Enrico De Pedis. Così almeno raccontò l’uomo al magistrato romano Giancarlo Capaldo, poco prima di morire per una lunga malattia. LA TESTIMONIANZA DI GIUSEPPINA Tornando ai cinematografi, ieri una donna di nome Giuseppina ha contattato “Chi l’ha visto” dalla Spagna. La sua di certo è una testimonianza interessante: “Quando ho sentito il nome del regista, della Cassia e della sua macchina (una Bmw) ho pensato a un episodio avvenuto quando avevo 22 anni. Era il 1992, lavoravo per un’agenzia immobiliare e prendevamo i numeri sul giornale di annunci Porta Portese. Un uomo molto più grande di me vendeva una casa a Tomba di Nerone, e lì nacque un contatto telefonico con questa persona che chiese il mio numero di casa per chiamarmi dopo l’orario di lavoro. Non ci vidi nulla di male e glielo diedi. Non era giovane, era romano, molto colto e benestante. Mi disse che faceva il regista. Io dovevo trasferirmi a Budapest per 5 anni e prima di partire mi mandò a casa un mazzo di rose rosse, finì lì. Ma accadde che tornai prima del previsto: lui mi richiamò non appena rientrai in Italia. Forse mi teneva sotto controllo e io non me ne accorgevo o come faceva a sapere che io ero tornata? Sapeva anche quando io ero a casa, perché mi chiamava sempre se c’ero. Avevo l’impressione che mi seguisse o mi facesse controllare”. L'articolo Emanuela Orlandi, la rivelazione di Chi l’ha visto: dai documenti dei servizi sbuca “lo zio” di piazza Navona proviene da Il Fatto Quotidiano.
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