Non c’è verso di far cambiare idea a Trasnova e alle sue sub-appaltatrici
Logitech e Teknoservice: le aziende che lavorano nell’indotto di Stellantis,
scaduto il prolungamento di un anno della commessa, sono intenzionate a tirare
dritto con la procedura di licenziamento collettivo per 232 dipendenti. La
richiesta riguarda 94 lavoratori di Trasnova, 90 di Logitech e 48 di
Teknoservice che lavorano negli stabilimenti di Pomigliano d’Arco (95), Melfi
(78), Cassino (45) e Mirafiori-Rivalta (14).
Nell’incontro al ministero delle Imprese e del Made in Italy, le aziende si sono
dette indisponibili a utilizzare ammortizzatori sociali e quindi a ritirare i
licenziamenti, nonostante le richieste sindacali e istituzionali. Fim, Fiom e
Uilm parlano di “assoluta noncuranza verso i lavoratori”, visto il diniego
all’utilizzo degli ammortizzatori sociali. Il tutto, sostengono, “evitando di
attivarsi per qualsivoglia opportunità di ricollocazione”. Non solo, i sindacati
accusano Teknoservice: “Risulta aver ricevuto in subappalto nuove attività
proprio nella provincia di Frosinone (dove c’è lo stabilimento di Cassino, ndr)
e ciò nonostante non aver offerto alcuna ricollocazione”.
Al ministero, spiegano i metalmeccanici, si è presentata un’impresa della
logistica, Napoli Uno, che ha mostrato interesse all’assunzione immediata di una
ventina di lavorativa nelle sedi di Caserta, Gricignano di Aversa, Casoria e
Milano: “Inoltre si è detta intenzionata a espandere la sua attività
prioritariamente a Pomigliano, per cui è già in corso una interlocuzione con la
Regione Campania sulla potenziale individuazione di un sito”. Il Mimit ha
inoltre riferito di due ulteriori potenziali investitori interessati a
insediarsi a Cassino e sempre a Pomigliano.
“Bisognerà fare i necessari approfondimenti, anche in sede regionale, in merito
alla proposta per poter fare una valutazione completa”, dicono anche Fim, Fiom e
Uilm che hanno chiesto anche di “verificare subito la solidità della
disponibilità di Napoli Uno, dando ai lavoratori la possibilità di candidarsi
alle posizioni disponibili”. La vertenza legata alle appaltatrici di Stellantis
era deflagrata nel dicembre 2024 quando il gruppo automobilistico aveva
annunciato che non avrebbe rinnovato la commessa nei servizi della logistica
negli stabilimenti italiani motivandola con la volontà di internalizzare le
attività svolte. Era scoppiata la rabbia degli operai che avevano sollecitato
anche la politica. Dopo giorni di lotta, Stellantis aveva assicurato l’appalto
per altri dodici mesi. Un agonia prolungata, ora arrivata al capolinea.
L'articolo Torna l’incubo nelle aziende della logistica di Stellantis: 232
licenziamenti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Mirafiori
‹ ›
1 / 7
FIAT 500 HYBRID
‹ ›
2 / 7
FIAT 500 HYBRID
‹ ›
3 / 7
FIAT 500 HYBRID
‹ ›
4 / 7
FIAT 500 HYBRID
‹ ›
5 / 7
FIAT 500 HYBRID
‹ ›
6 / 7
FIAT 500 HYBRID
‹ ›
7 / 7
FIAT 500 HYBRID
La “nuova” Fiat 500 che i clienti sono pronti a comprare è quella ibrida,
assicurano sia John Elkann, presidente di Stellantis, sia Olivier François, Ceo
di Fiat. Tuttavia, le virgolette sono d’obbligo perché il modello è un
adattamento della 500 sviluppata per essere solo elettrica: il costruttore non
l’ha rinnegata, ma ha ripiegato su una soluzione meno sostenibile dal punto di
vista ambientale, ma decisamente più accessibile dal punto di vista economico.
Il prezzo di lancio promozionale italiano parte dai 16.950 euro (solo con
finanziamento Stellantis) dell’allestimento Pop (gli altri due sono Icon e La
Prima, oltre alla serie speciale Torino, quella del debutto che riprende i
colori della città giallo e azzurro).
È stata espressamente adeguata, come ha chiarito François: “Abbiamo dovuto
modificare il vano motore per installare un propulsore termico al posto di
quello elettrico e abbiamo cambiato il sottoscocca per installare il serbatoio e
le tubazioni del carburante. E tutto senza snaturare la 500”. Che in versione
ibrida ha una presa d’aria all’anteriore per raffreddare il tre cilindri Firefly
a 12 Volt (l’elettrificazione più blanda, ovvero la mild) da un litro che arriva
da Termoli abbinato ad un cambio solo manuale e a sei marce che viene invece
prodotto proprio a Mirafiori. La (non rimarchevole) potenza è di 65 cavalli e la
coppia di 92 Nm, quanto basta per la città, come confermano anche lo sterzo
terribilmente morbido, un assetto assai poco rigido e uno spunto da 0 a 100 non
esattamente sportivo (16,2” nella migliore delle configurazioni).
Nei 363 centimetri di lunghezza (232 di passo) stanno comodi soprattutto il
conducente ed il passeggero anteriore (che sente parecchio la mancanza di una
maniglia al tetto), mentre chi viaggia dietro qualche sacrificio lo deve fare.
Ma alla 500 si chiede di non passare inosservata e di muoversi agilmente negli
spazi stretti, entrambe missioni compiute. A completare il quadro, un peso tra i
1.055 e i 1.04 kg, un serbatoio di 37 litri e consumi dichiarati tra 5,2 e 5,3
l/100 km (5,5 nella prova torinese).
Con questo modello, il costruttore (quello con i maggiori volumi del gruppo
Stellantis) prova a riprendersi i clienti perduti, quelli spariti con
l’elettrificazione a zero emissioni voluta dall’Unione Europea e “sposata” anche
dal ripudiato Ceo Carlos Tavares. La svolta “non sta aiutando il segmento delle
citycar”, osserva François. “Il prezzo medio è salito del 60% in 6 anni e il
mercato europeo ha perso un milione di citycar nell’anno del Covid: meno 90%”,
insiste François, che ricorda cone nel 2019 i modelli complessivi nel segmento
erano 17, oggi sei. Lo stesso numero uno di Fiat anticipa le possibili
obiezioni, dato che Fiat, una 500 ibrida ce l’aveva, ma l’ha tolta dal mercato:
“Era quella prodotta in Polonia, la generazione del 2007”, mentre questa riporta
il secondo turno nello storico stabilimento torinese, dove Fiat conta di
assemblarne 100 mila l’anno (quasi cinque volte tanto rispetto alla gemella
elettrica). E pazienza se la nuova arrivata ha emissioni più alte: tra i 117 e i
123 grammi per chilometro di CO2, contro i 105-107 della vecchia generazione
made in Poland.
Le linee di oggi sono diverse, perché sono quelle della elettrica, con ruote più
grandi, fari a Led e altro ancora. È offerta con guida a destra e sinistra, come
berlina, cabrio e 3+1. Con il rilancio di Mirafiori Fiat spera di assicurare
anche la filiera, prima di tutto del Piemonte, dove si trovano 70 dei 145
fornitori italiani. François sottolinea anche che il marchio “rappresenta il 60%
delle auto prodotte in Italia” (che tuttavia come sappiamo sono crollate) e che
“la metà delle vendite di Fiat in Europa sono Made in Italy”. Un po’ come la
Grande Punto anni fa, la 500 ibrida è gravata da enormi responsabilità. Sulle
strade cittadine se la cava, al botteghino non è ancora dato sapere, ma il primo
“porte aperte” è in calendario proprio questo fine settimana.
L'articolo Fiat 500 hybrid, la prova de Il Fatto.it – La citycar EV diventata
termica (per necessità) – FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.