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BYD ATTO 2 DM-I
La presentazione della nuova BYD Atto 2 DM-i, nella moderna Tech House della
Casa cinese nella ultracool zona Garibaldi, è stato un vero e proprio lancio del
guanto di sfida nei confronti della concorrenza. “Siamo competitivi, non
economici! ” , ha tuonato il country manager Italia dell’azienda cinese
Alessandro Grosso. “L’intelligenza artificiale ce la facciamo noi, abbiamo 125
mila ingegneri”, ha sottolineato lo Special Advisor per l’Europa Alfredo
Altavilla. Il 3 per cento del mercato lo conquisteremo presto, tutti i nostri
canali commerciali sono sani e arriveremo a 150 punti vendita entro la fine del
2026″. Insomma, una vis pugnandi in linea con la comunicazione del Costruttore
asiatico che, a dispetto del nome quasi romantico (BYD significa Build your
dreams, Costruisci i tuoi sogni…), non disdegna l’agone della competizione.
Così com’è competitivo l’approccio al mercato della Atto 2 ibrida, che scende in
campo nel segmento più corposo del mercato italiano, quello dei B-Suv. I mille
km di autonomia complessiva (90 in modalità pure elettrica, nella versione
Boost), il consumo medio dichiarato intorno ai 20 km con un litro, il nutrito
pacchetto di assistenza alla guida di serie, fanno del nuovo B-Suv con la doppia
motorizzazione un potenziale protagonista della categoria. E anche se bisogna
stare attenti a non parlare di “economia”, l’offerta di lancio propone prezzi
intriganti: 23.900 euro per la Active (contro i 27.600 di listino) e 26.500 per
la Boost (contro i 30.100 euro di listino). “BYD vuol dimostrare ancora la sua
capacità di sviluppare modelli specifici per l’Europa, realizzando all’interno
batterie, motori elettrici e sistemi di controllo”, ha ribadito Alessandro
Grosso.
L’obiettivo di BYD è di crescere rubando quote alla concorrenza. Mentre infatti
in casa, in Cina, il mercato è di conquista, perché le immatricolazioni
seguitano ad aumentare, in Europa la battaglia è di sostituzione, quindi un
brand che vuol incrementare la propria percentuale sul mercato deve
necessariamente far sì che una cliente lo scelga a danno di un competitor. E i
competitor sono trasversali, visto che, come è stato raccontato in conferenza
stampa, “i nostri concessionari ritirano in permuta anche parecchie Tesla”. Ora
il focus per la conquista è proprio la nuova Atto 2 Super Hybrid, che ha già in
cascina 10 mila pre-ordini.
Vediamola allora, la compatta che vuol dare schiaffoni (metaforici) in ogni
direzione. Con i suoi 4,33 metri di lunghezza si colloca nella fascia alta del
segmento e si propone sia come vettura per la famiglia che come seconda auto.
Dispone della ripartenza classica delle EV, raggiungendo i 100 orari in 7
secondi e mezzo. E riesce a lavorare con il solo motore elettrico per tutti i
trasferimenti cittadini e fino a quando non supera i 90 all’ora o non si
vogliono bruciare i tempi appena scatta il verde. L’altezza la rende comoda ma
la penalizza un pochino, in termine di rollio, nelle curve allegrotte. Lo stile
è quello tipico di una Suv urbana che non ambisce al compasso d’oro e privilegia
l’abbondanza di spazio a bordo. Quattro i colori disponibili. Tutti molto seri,
compreso il nuovo e dedicato Midnight Blue.
L’asso nella manica della cinese all’assalto sta sotto il cofano è la tecnologia
Super DM-i, concepita per mettere al centro del sistema il motore elettrico da
197 cavalli (nella Boost), che fa il grosso del lavoro, coadiuvato da un
propulsore termico a benzina di 1,5 litri con 98 cavalli, il cui incarico
principale è quello di generatore. Insieme, i due motori regalano una
rispettabile potenza di 212 cavalli, lavorando in sinergia con una fluidità
piacevole alla guida. Il Super ibrido è un plug-in (tutte le BYD sono elettriche
o ibride Plug-in): può dunque essere ricaricato alle colonnine.
A proposito, entro fine 2027 il gruppo cinese dovrebbe piazzare tra 150 e 170
stazioni di ricarica sul territorio italiano, creando una rete aperta abbastanza
capillare. La BYD ha programmi ambiziosi, in patria è un gigante e non ha alcun
timore di pestare i piedi a qualcuno. Se non ci fossero i dazi sulle auto cinesi
e si desse il via libera alla pubblicità comparativa deregolamentata, c’è da
scommettere che farebbe i fuochi d’artificio come al carnevale cinese. Comunque,
automobilisticamente parlando, la Cina non è mai stata così vicina.
L'articolo Byd ATTO 2 DM-i, la prova de Il Fatto.it – Il suv ibrido che sfida
tutti – FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Auto Ibride
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DS N°7
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DS N°7
La prima cosa che colpisce è la firma luminosa. Una linea a V attraversa il
frontale e rende la nuova DS N°7 immediatamente riconoscibile. È uno dei segni
più evidenti del rinnovamento voluto dalla maison francese per uno dei modelli
più importanti della sua gamma. La N°7 prende dunque il posto della DS 7, ed è
la prima grande novità di prodotto da quattro anni a questa parte per il marchio
premium del gruppo Stellantis. Motivo per cui nel 2025 ha perso terreno, e tenta
di ripartire proprio da qui. Rispetto al modello arrivato in commercio nel 2018,
si tratta di un’evoluzione netta: dimensioni leggermente maggiori, design
aggiornato e nuove soluzioni tecnologiche, soprattutto in tema di
elettrificazione.
Nell’abitacolo della DS N°7, sicuramente il suo punto forte, tecnologia, comfort
e spazio si combinano in modo naturale. L’attenzione alla sostenibilità si
estende ai materiali: pelle conciata con foglie di ulivo, tessuti e moquette
riciclati, sostituzione del cromo con alluminio e acciaio spazzolato. I sedili
anteriori offrono riscaldamento, raffreddamento e funzione massaggio, mentre
quelli posteriori possono essere riscaldati e regolati singolarmente per il
flusso d’aria.
Il grande schermo centrale da 16 pollici con il sistema Iris 2.0, il quadro
strumenti digitale da 10 pollici e l’head-up display proiettano informazioni
essenziali in modo elegante e mai invasivo. Sistemi come Drive Assist 2.0 e
Night Vision, poi, aumentano sicurezza e comfort, mentre le sospensioni attive
leggono la strada grazie a una telecamera e regolano automaticamente gli
ammortizzatori, garantendo stabilità e comfort anche su superfici irregolari.
La lunghezza sale a 4,66 metri (+7 cm rispetto alla generazione precedente), con
un passo più lungo di 5 cm che raggiunge i 2,79 metri. L’altezza rimane 1,63
metri e la larghezza 1,90 metri. Le porte posteriori sono state allargate,
aumentando del 30% la superficie dei finestrini, e il tetto panoramico opzionale
guadagna il 40% di spazio aggiuntivo. Il bagagliaio arriva fino a 560 litri e
dispone di un pianale a due posizioni, per una superficie di carico
completamente piana con gli schienali 40/20/40 abbattuti.
Le proporzioni rimangono equilibrate e, sebbene le linee esterne siano un po’
“cariche”, l’aerodinamica (che deriva come concetto dalla concept Ds Aero Sport
Lounge del 2020, ricorda il designer Thierry Metroz) è studiata per ridurre i
consumi, con un coefficiente di resistenza Cx di 0,26 e SCx di 0,69 nelle
versioni elettriche. Il frontale mostra la nuova identità visiva del marchio,
con griglia illuminata Luminascreen e luci Light Blade, mentre il tetto
inclinato e lo spoiler posteriore conciliano estetica e funzionalità. Le ruote,
dal diametro di 740 mm con cerchi fino a 21 pollici, danno alla vettura un
aspetto deciso ma raffinato. La DS N°7 può inoltre essere personalizzata con
tetto nero a contrasto o finiture bicolore, e sei colorazioni tra cui il nuovo
Verde Seta, il Grigio Palladio e il Blu Topazio.
La novità più evidente è l’elettrificazione. La versione E-TENSE FWD Long Range
monta una batteria da 97,2 kWh e raggiunge fino a 740 chilometri di autonomia
nel ciclo WLTP. La gamma include anche versioni con batteria da 73,7 kWh
(autonomia 543 km) e la potente AWD Long Range con doppio motore da 350 cavalli,
che accelera da 0 a 100 km/h in 5,4 secondi. Tutti i motori elettrici dispongono
di funzione boost, che porta temporaneamente la potenza fino a 375 CV nella
versione AWD Long Range.
Chi preferisce un powertrain ibrido può scegliere la (mild) HYBRID da 145
cavalli, con motore benzina tre cilindri abbinato a un motore elettrico
integrato nel cambio automatico a doppia frizione, capace di guidare fino al 50%
del tempo in modalità completamente elettrica, con emissioni di CO₂ tra 121 e
127 g/km e consumi di 5,4 l/100 km. Questa la gamma al debutto commerciale, in
agenda per ottobre 2026. Più avanti, dovrebbe arrivare anche una versione full
hybrid.
La DS N°7, infine, nasce e viene prodotta in Europa: batterie e motori sono
francesi, mentre l’assemblaggio finale avviene nello stabilimento di Melfi, in
Italia. Che rappresenta il secondo mercato mondiale per DS, dopo quello
domestico.
L'articolo DS N°7, il ritorno del premium alla francese. Elettrificazione,
design sofisticato e più comfort – FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dopo aver messo piede nel segmento dei Suv di dimensioni medie con la Bigster,
Dacia svela la Striker, un crossover inedito che punta su pragmatismo e
accessibilità. La Striker non è solo un nuovo modello, ma il (secondo) pilastro
di una strategia commerciale ambiziosa: portare la quota di vendite dei veicoli
Dacia nel segmento C dall’attuale quinto a ben un terzo del totale nei prossimi
anni.
Lunga 4,62 metri, l’ultima arrivata del marchio romeno ha cromosomi da station
wagon ma senza rinunciare all’altezza da terra e allo “standing” tipici di una
sport utility. Il look è “robusto”, accordato col family feeling di Duster e
Bigster, pur introducendo nuovi concetti di stile, specie in coda.
La Striker nasce come veicolo multi-energia: la gamma motori – i dettagli
tecnici non sono stati ancora rivelati ma dovrebbero ricalcare fedelmente quelli
della Bigster – punterà su una versione Ibrida (proposta con trazione anteriore
o 4×4) e su una edizione GPL, alimentazione apprezzata in Italia.
Insieme a Bigster, Striker formerà una coppia complementare nel segmento C: due
personalità distinte unite dalla stessa filosofia del miglior rapporto
qualità/prezzo. Dacia ha confermato un prezzo d’ingresso inferiore ai 25.000
euro, rendendo la Striker una soluzione competitiva sia per i clienti privati
che per le flotte aziendali. Il debutto in società è fissato per il mese di
giugno.
L'articolo Dacia svela Striker, il nuovo crossover accessibile che punta al
segmento C proviene da Il Fatto Quotidiano.
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HONDA PRELUDE
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HONDA PRELUDE
In un panorama europeo dove le coupé sono ormai quasi scomparse, Honda sceglie
di andare contro tendenza riportando sulle strade la Prelude, assente dal
mercato dal 2001. Il nuovo modello nasce dalla piattaforma della Civic e
utilizza lo stesso sistema ibrido, arricchito da una funzione che simula le
cambiate di una trasmissione automatica a otto rapporti. Questa tecnologia
riproduce sia la sensazione di spinta sia il sound tipico, anche grazie alle
palette poste dietro al volante, ma ci ritorneremo dopo.
Dicevamo dello stretto legame con la Civic, che è evidente già dalla
carrozzeria: misura poco più di 4,5 metri di lunghezza, con una larghezza di
1,88 metri e un’altezza di 1,35 metri. Ma sono le proporzioni a essere
particolari, poiché alcuni punti chiave del telaio non hanno cambiato posizione
rispetto alla berlina, in particolare tutta la zona del montante A, dal
parafiamma alla sommità del parabrezza. Quindi la cabina è leggermente avanzata
verso il frontale e, di conseguenza, il tetto è molto inclinato e allungato.
L’altra parentela con la Civic riguarda la trazione anteriore, che è parte del
sistema full hybrid basato su un motore benzina 2.0 da 143 cavalli. Questo
propulsore si collega direttamente alle ruote solo alle velocità più elevate,
perché il cambio ha un solo rapporto piuttosto lungo, mentre nelle altre
situazioni funge principalmente da generatore per alimentare la batteria. La
potenza complessiva del sistema raggiunge i 184 cavalli, pari a quella del
motore elettrico, che sviluppa 315 Nm di coppia e consente alla Prelude di
accelerare da 0 a 100 km/h in 8,2 secondi.
La velocità massima è limitata elettronicamente a 188 km/h, in linea con gli
altri modelli della gamma Honda. Ci si aspettava qualcosa in più, considerando
la linea della vettura e anche quella parte di scheda tecnica che afferisce alla
dinamica di guida, partendo dall’ottimo impianto frenante Brembo, continuando
con la gommatura generosa e finendo con l’assetto a controllo elettronico.
Insomma, più che una sportiva pura, la Honda Prelude si presenta come una
granturismo con cui non correre troppo: le linee morbide e pulite suggeriscono
una guida dinamica ma scorrevole, più orientata al comfort che alle prestazioni.
Quando si richiama il gas all’uscita di una curva, per esempio, la Prelude
risponde subito grazie alla coppia istantanea dell’elettrico, ma poi non ha un
allungo “bruciante” e quindi la curva successiva arriva più lentamente di quanto
ci si aspetti.
La funzione S+ Shift, poi, è un giochino simpatico ma che finisce presto, anche
perché i rapporti simulati rimangono innestati solo per pochi secondi, fin
quando il software non riprende il controllo. Meglio godersi lo sterzo rapido e
preciso, insieme alle ottime sospensioni, che limitano i trasferimenti di carico
senza penalizzare il comfort. A questo proposito, i sedili sportivi con
poggiatesta integrato sono contenitivi e comodi al tempo stesso e curiosamente
privi di regolazioni elettriche. Semmai, se fossero stati montati più in basso,
la posizione di guida ne avrebbe giovato.
Anche la plancia è praticamente la stessa di quest’ultima, con un design
semplice e i comandi del climatizzatore che rimangono fisici, mentre le altre
funzioni sono gestite tramite un display centrale touchscreen da 9 pollici.
Dietro le spalle di pilota e passeggero sono presenti due piccoli posti
aggiuntivi, adatti al massimo a due ragazzini, ma abbattibili per ampliare la
capacità del bagagliaio, che di base è di 264 litri. I consumi della Prelude
sono senza dubbio un punto di forza: nella guida reale si attestano facilmente
intorno ai 17-18 km con un litro.
Così ci si ritrova a sperimentare una nuova forma di granturismo, quella della
guida ibrida, dove le curve si percorrono velocemente per poi scorrere, anzi
veleggiare, nei tratti rettilinei che le uniscono. La nuova coupé di Honda è già
disponibile sul mercato: viene proposta a 50.900 euro, con una dotazione molto
completa e una gamma di sei colori tra cui scegliere.
L'articolo Honda Prelude, la prova de Il Fatto.it – Il laboratorio della coupé
granturismo ibrida – FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nel 2026 Nissan X-Trail raggiunge i 25 anni dal lancio commerciale. Presentato
nel 2001, il modello è arrivato alla quarta generazione e ha superato
complessivamente gli 8 milioni di unità vendute a livello globale. Nato come suv
compatto con vocazione fuoristradistica, nel tempo si è evoluto in un crossover
hi-tech, mantenendo come elementi distintivi robustezza e versatilità.
Il nome richiama le caratteristiche del modello: la “X” rimanda alle attività
estreme, mentre “Trail” indica la capacità di affrontare percorsi di diversa
difficoltà. Al momento del debutto, Nissan lo propose come alternativa ai
tradizionali fuoristrada a trazione integrale, puntando su consumi più
contenuti, maggiore maneggevolezza e un posizionamento di prezzo competitivo.
Secondo Shinchiro Irie, Program Design Director del progetto, il design semplice
e funzionale ha contribuito fin dall’inizio alla diffusione del modello, in
particolare tra famiglie e clienti con uno stile di vita attivo e orientato alle
attività all’aria aperta.
Nel corso delle quattro generazioni X-Trail ha consolidato la propria presenza
in numerosi mercati internazionali, ottenendo risultati commerciali
significativi in Africa, Oceania, Asia e Sud America. A partire dalla terza
generazione il modello è stato introdotto anche negli Stati Uniti con il nome
Rogue, dove rappresenta il veicolo Nissan più venduto.
L’attuale generazione integra soluzioni di elettrificazione come il sistema
ibrido e-POWER e la trazione integrale e-4ORCE, affiancati in alcuni mercati da
motorizzazioni mild hybrid. Oggi Nissan X-Trail è commercializzato in 95 Paesi e
continua a rappresentare uno dei modelli principali della gamma globale del
costruttore giapponese.
L'articolo Nissan X-Trail, 25 anni di storia e oltre 8 milioni di unità vendute
nel mondo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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AUDI RS 5 AVANT
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AUDI RS 5 AVANT
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AUDI RS 5 SEDAN
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AUDI RS 5 SEDAN
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AUDI RS 5 AVANT
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AUDI RS 5 AVANT
Audi toglie i veli alla nuova RS5, ora disponibile in versione berlina e station
wagon, che ereditano i cromosomi delle precedenti RS4: sotto il corpo vettura
“al testosterone”, dotato di parafanghi che sembrano scoppiare per ospitare le
carreggiate maggiorate (allargate di 4 centimetri per lato rispetto alla A5
base), si nasconde una meccanica ibrida plug-in, cioè ricaricabile alla spina,
che sfiora i 640 cavalli di potenza massima e risulta dall’accoppiata fra un V6
biturbo da 510 CV e un motore elettrico da 177 alimentato da una batteria da
25,9 kWh (col caricatore in AC “accetta” fino a 11 kW, ricaricandosi in circa
2,5 ore ). Numeri “monstre”, messi a terra dalle quattro ruote motrici, con
differenziale centrale autobloccante che permette di inviare fino all’85% della
coppia motrice al retrotreno.
Le prestazioni velocistiche sono da sportiva vera – il canonico zero-cento
divorato in 3,6 secondi e la velocità massima di 285 km/h sono lì a dimostrarlo
– nonostante il peso complessivo accusi le dimensioni “large” e il carico
tecnologico: quello della berlina è di 2.355 kg, quello della giardinetta di
2.370 kg. Se non altro è possibile viaggiare in modalità 100% elettrica per 84
km, magari nel commuting quotidiano, grazie alla spinta del motore elettrico,
che è integrato nella trasmissione automatica a otto rapporti con convertitore
di coppia. La nuova RS5 Avant ha un bagagliaio da 361 litri di capacità,
limitato in profondità dalla presenza della batteria, installata sotto il piano
di carico.
Da segnalare la presenza di un sistema di torque vectoring elettromeccanico
sull’asse posteriore: è composto da un motore elettrico, un pacco ingranaggi e
un differenziale convenzionale a bassa percentuale di bloccaggio. È attivo in
ogni fase di guida, migliorando stabilità o motricità a seconda dei frangenti.
La scocca della vettura è stata irrigidita del 10% rispetto alla A5, rispetto a
cui lo sterzo è più diretto. In opzione i freni carboceramici, ideali per l’uso
dell’auto su tracciato. Prezzi da 111.500 euro.
L'articolo Audi RS5, 640 cavalli di potenza ibrida alla spina per berlina e
Avant – FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.
Crescita a doppia cifra e forte spinta da elettrico e full hybrid: MG Motor
festeggia la milionesima auto immatricolata in Europa, consolidando la propria
presenza in 34 Paesi con oltre 1.300 concessionari. Dal ritorno nel Regno Unito
nel 2011, il marchio ha costruito un percorso in costante ascesa, superando
anche le 300.000 elettriche consegnate grazie al successo della MG4 EV e
all’immagine distintiva della roadster Cyberster.
Il Regno Unito resta il primo mercato con 386.000 unità complessive, mentre
l’Italia è oggi il principale mercato UE e il secondo in Europa. Tornata nel
2021, MG nel nostro Paese ha superato le 50.000 unità nel 2025, con una quota
oltre il 3% e una rete capillare di 70 concessionari, circa 150 punti vendita e
140 centri di assistenza.
A trainare l’espansione è soprattutto l’Hybrid+, l’“ibrido vero” introdotto nel
2024 su MG3 (nella foto) e oggi protagonista anche su ZS. In Italia le versioni
full hybrid rappresentano il 57% del mix, in crescita del 26% sull’anno
precedente, portando il brand ai vertici del segmento HEV.
Per il 2026 sono attese ulteriori novità di prodotto, a conferma di una
strategia che punta su tecnologie accessibili e su un’offerta sempre più ampia
tra elettrico e ibrido.
L'articolo MG raggiunge il traguardo di un milione di vetture vendute in Europa
proviene da Il Fatto Quotidiano.
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AUDI Q5 E-HYBRID
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AUDI Q5 E-HYBRID
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AUDI Q5 E-HYBRID
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AUDI Q5 E-HYBRID
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AUDI Q5 E-HYBRID
L’Audi Q5 e-hybrid è il Suv perfetto per tutti quegli indecisi tra termico ed
elettrico che possono spendere almeno 70.000 euro e hanno una wallbox a
disposizione a casa o al lavoro. Grazie al suo powertrain ibrido plug-in,
infatti, questa Audi è in grado di percorrere fino a 101 km con il motore a
scoppio spento, a patto che la batteria da 25,9 kWh sia completamente carica.
Per fare il pieno occorrono due ore e mezza, visto che gli accumulatori
accettano 11 kW di potenza in corrente alternata. Quando invece vanno a zero, i
consumi salgono fino a 7-8 l/100 km, perché la vettura supera di slancio i 22
quintali e il 2.0 TFSI a Ciclo Miller, per quanto efficiente, non può fare
miracoli, anche perché si porta dietro il peso del pacco batterie e dei
componenti della trazione integrale. La cosa migliore, dunque, è non far mai
scendere a zero la batteria, e qui viene in aiuto la modalità Hybrid che, con il
navigatore attivo, studia il tragitto e seleziona in automatico i tratti dove
conviene guidare in elettrico.
Altrimenti il guidatore può forzare il mantenimento del livello di elettricità o
addirittura la ricarica in movimento attraverso il motore a benzina. Inoltre può
selezionare due livelli di recupero di energia in frenata, disattivarlo o
lasciarne la gestione all’auto che anche in questo caso sfrutta i dati della
navigazione.
Le prestazioni in fase di recupero del sistema di frenata elettroidraulico sono
state migliorate, tanto che delle decelerazioni lievi si occupa solo il motore
elettrico, agendo da alternatore; in quelle medie e forti, invece, viene
chiamato in causa anche l’impianto idraulico. Sulle performance, però, non si
discute perché ci sono a disposizione ben 299 cavalli e 450 Nm e infatti l’Audi
Q5 e-hybrid passa da 0 a 100 km/h in 6,2 secondi – parte del merito va al al
cambio doppia frizione a 7 rapporti, all’interno del quale si trova l’unità
elettrica – e raggiunge i 250 km/h. Volendo c’è anche una versione più potente
in cui il sistema ibrido è tarato per esprimere 367 CV e 550 Nm, ma francamente
non se ne sente la necessità.
Il suv medio di Ingolstadt, che è anche l’Audi più venduta nel mondo, è un’auto
molto equilibrata e non c’è bisogno di andare così veloce per godersela. La Q5
e-hybrid è disponibile solo con la trazione integrale quattro, che è quella
classica con l’albero di trasmissione e il differenziale centrale, che si attiva
solo quando necessario.
La vera scelta da fare è quella tra le due carrozzerie disponibili, Suv o
Sportback, ed è meramente estetica visto che le dimensioni sono le stesse e la
capacità del vano bagagli differisce solo di qualche litro. La strategia di
avere due varianti di carrozzeria sullo stesso modello deriva dal fatto che in
Europa un’Audi nuova su due è un suv e che anche le sfumature possono fare la
differenza. A livello tecnico, invece, non cambia nulla: due dotazioni chiave
come lo sterzo a servoassistenza e demoltiplicazione variabili e l’assetto
sportivo sono di serie su entrambe.
Come detto il Suv tedesco è divertente da guidare, mentre all’interno c’è tanto
spazio, soprattutto grazie al passo di 2,82 metri. L’abitacolo stupisce per il
livello di tecnologia con i tre schermi (uno anche per il passeggero) che
caratterizzano tutte le Audi di gamma medio-alta. Il sistema di infotainment
connesso, basato su Android Automotive, permette l’interazione tra
l’intelligenza artificiale (ChatGPT) e l’assistente vocale.
Per quanto riguarda la sicurezza, invece, spiccano l’assistente adattivo alla
guida e il sistema di sicurezza proattiva degli occupanti. Il primo gestisce le
dinamiche longitudinali e trasversali dell’auto, integra i dati cartografici e
le informazioni Car-to-X; il secondo monitora l’imminenza di una collisione
avviando misure di protezione preventiva. Infine, a proposito di prezzi il
listino della Q5 e-hybrid parte dai 69.150 euro della carrozzeria Suv e sale ai
75.450 della Sportback, che però parte da un allenamento superiore. La
prevendita inizierà a giugno e le prime auto arriveranno a novembre.
L'articolo Audi Q5 e-hybrid, la prova de Il Fatto.it – L’anello di congiunzione
tra elettrico e termico – FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.
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SUZUKI ACROSS PLUG-IN HYBRID
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SUZUKI ACROSS PLUG-IN HYBRID
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SUZUKI ACROSS PLUG-IN HYBRID
Suzuki rinnova la propria proposta nei suv elettrificati con la nuova Across
Plug-In Hybrid, un modello che punta a coniugare autonomia in modalità
elettrica, versatilità d’impiego e tecnologie di assistenza alla guida di ultima
generazione. Il nuovo sistema ibrido plug-in, più compatto ed efficiente,
rappresenta il cuore tecnico della vettura e si integra con una dotazione di
sicurezza e comfort pensata per un utilizzo quotidiano e per affrontare percorsi
a bassa aderenza.
Dal punto di vista estetico, la nuova Across mantiene un’impostazione robusta e
funzionale. Le linee tese, la griglia frontale dal profilo rialzato e i
passaruota squadrati sottolineano l’impostazione da sport utility orientato
anche all’off-road. L’ampia carreggiata e le ruote di grandi dimensioni
contribuiscono a trasmettere una presenza solida su strada. La gamma colori si
arricchisce di tre nuove tinte – bianco, grigio e verde – che si affiancano al
nero.
L’abitacolo è progettato secondo un concetto di disposizione “sospesa” dei
comandi principali, che riunisce cluster digitale, infotainment e selettore del
cambio in un’unica area facilmente raggiungibile. Il quadro strumenti digitale
da 12,3 pollici e il display centrale da 12,9 pollici gestiscono navigazione,
climatizzazione e funzioni multimediali. A completare la dotazione tecnologica
c’è l’head-up display, che proietta sul parabrezza le informazioni principali di
guida.
Particolare attenzione è stata riservata al comfort. I sedili anteriori,
regolabili elettricamente e dotati di funzione memoria, sono riscaldabili e
rivestiti in una combinazione di pelle sintetica e tessuto. Il vano bagagli
offre una capacità di 446 litri e dispone di portellone elettrico hands-free,
mentre l’abbattimento dei sedili posteriori consente di ottenere una superficie
di carico quasi piana.
Il sistema PHEV di nuova generazione abbina un motore a benzina 2.5 litri a
quattro cilindri a unità elettriche integrate in modo più compatto. L’utilizzo
di semiconduttori in carburo di silicio riduce le perdite energetiche e migliora
l’efficienza complessiva, mentre la batteria ad alta capacità incrementa
l’autonomia in modalità elettrica e ibrida.
La trazione integrale elettronica AllGrip E-Four gestisce la distribuzione della
coppia tra asse anteriore e posteriore in base alle condizioni di guida,
contribuendo anche al controllo di sottosterzo e sovrasterzo. Oltre alle NORMAL,
ECO e SPORT, è disponibile la modalità TRAIL, pensata per superfici a bassa
aderenza.
Sul fronte della sicurezza, la nuova Across integra numerosi sistemi ADAS. Tra
cui quello pre-collisione con assistenza alla frenata e allo sterzo, il cruise
control adattivo con radar e funzioni di gestione del traffico, il mantenimento
attivo della corsia, il monitoraggio del conducente e la telecamera a 360 gradi.
Un insieme di tecnologie che punta a migliorare la protezione degli occupanti e
a ridurre il carico di lavoro durante la guida.
L'articolo Suzuki Across, debutta la versione Plug-in Hybrid. Più efficiente e
hi-tech – FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.
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OMODA 7 SHS-P
Non c’è la neve sulla tangenziale di Milano che scorre di fianco all’Arena Santa
Giulia, il palazzo del ghiaccio destinato a ospitare l’hockey delle Olimpiadi
invernali. A bordo della Omoda 7 SHS-P scorre lo schermo multimediale, così il
passeggero può scipparlo al guidatore e goderselo. Lo schermo che si sposta
longitudinalmente è una delle tante chicche edonistico-tecnologiche di questa
cinesona del gruppo Chery, sbarcato in Italia nel secondo semestre del 2024 con
i due marchi cugini Omoda e Jaecoo, presenti in 64 Paesi.
Fondato nel 1997, Chery è uno dei gruppi cinesi dell’auto più “in sintonia”,
diciamo così, con il governo di Pechino, ed è strategicamente votato all’export.
E’ stato il primo in assoluto a essere autorizzato a puntare sull’estero: quasi
la metà dei 2,8 milioni di veicoli venduti nel 2025 sono stati acquistati fuori
dai confini della Repubblica Popolare. E i numeri sono destinati a crescere,
anche in Italia, dove Omoda & Jaecoo ci hanno messo meno di due anni per
superare la soglia psicologica del 2 per cento del mercato, considerata la porta
d’ingresso nel giro di quelli che contano.
La Omoda 7 SHS-P è una crossover ibrida dall’aspetto moderno, che ambiziosamente
punta a essere un po’ slanciata e un po’ massiccia. Ce la fa? Non ce la fa?
Andatela a sbirciare in concessionaria e fateci sapere. Il carattere comunque
c’è, e pure la stazza, visto che è lunga 4,66 metri. Vista di profilo è
abbastanza filante ed è il muso a caratterizzarla decisamente, con la linea dei
fari che ricordano gli occhi truccati di una geisha e l’immancabile e ormai
“classica” calandra tempestata di esagoni.
Salendo a bordo si è accolti da materiali piacevoli al tatto senza essere
lussuosi, con una riuscita alternanza di ecopelle e vellutino. Dopo aver smesso
di “litigare” con l’eventuale passeggero per la posizione dello schermo
scorrevole – innegabilmente, una irresistibile attrazione… – ci si può dedicare
alla messa in moto, tramite pulsante, del motore termico di 1,5 litri, da 143
cavalli che collabora con due motori elettrici. Uno da 204 cavalli, spinge la
vettura insieme al termico o in solitaria; il secondo recupera energia e
ricarica le batterie. Grazie al lavoro “oscuro” del secondo motore, detto anche
“secondario”, usando l’auto in città o per tragitti breve si può stare parecchio
(in teoria anche sempre) senza dover ricorrere alla spina del plug-in.
Come lascia immaginare la sigla SHS-P, la Omoda dispone del sistema Super Hybrid
System, dove la “P” finale significa proprio plug-in. Carica di tutto punto, di
benza (il serbatoio tiene 60 litri) e di energia elettrica, la casa cinese
attribuisce alla crossover un’autonomia totale superiore ai 1200 km. In modalità
EV si possono percorrere tra 90 e 128 km: dato confermato dalla nostra pur
piccola prova (una cinquantina km circa percorsi nella periferia urbana
meridionale di Milano), il display ha detto che abbiamo consumato una 19
kiloWatt/ora per 100 km, che significa una novantina km in puro elettrico. La
taratura è morbidosa e fa un po’ rollare la vettura nelle sterzate allegrotte ma
la guida della Omoda 7 è ottima per l’approccio relax & zen.
Anche con i prezzi l’ultima novità del gruppo Chery prova a conquistare con la
tranquillità, stavolta economica. Si parte dai 38.900 euro della versione Pure.
Garanzia otto anni o 160 mila km. Una curiosità: tutte le persone che operano al
call-center Omoda vengono formate anche guidando le vetture di cui parleranno
con la clientela che telefona. Rossi ed esperti, raccomandava Mario Capanna ai
suoi studiosi katanga del Movimento Studentesco, citando commosso il presidente
Mao.
L'articolo Omoda 7 SHS-P, la prova del Il Fatto.it – Il comfort high-tech che
convince – FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.