La guerra commerciale di BYD a Stellantis deve fermarsi. Anzi, si è già fermata.
Su ordine del Giurì dell’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria il colosso
cinese delle auto elettriche ha dovuto fermato la campagna “Operazione
Purefication”, lanciata a inizio anno per promuovere la rottamazione di vetture
con la cinghia a bagno d’olio. Traduzione: un attacco frontale a uno specifico
gruppo di auto di Peugeot, marchio di Stellantis, e al motore Puretech 1.2.
VIOLATI TRE ARTICOLI DEL CODICE
Il Giurì, presieduto dal vicepresidente Mario Libertini, ordinario di Diritto
industriale e commerciale a La Sapienza, ha intimato a BYD di cancellare da ogni
piattaforma la pubblicità, rimuovendola anche da ogni concessionaria, perché ha
violato 3 articoli del codice relativamente alla comunicazione ingannevole, alla
comparazione e alla denigrazione di altri operatori del mercato. “La tua cinghia
dà i numeri? Te ne diamo un po’ anche noi”, chiedeva ironicamente BYD
promettendo incentivi fino a 10.000 euro a chi rottamava un’autovettura con
cinghia a bagno d’olio.
I PROBLEMI DEL PURETECH E IL RICHIAMO DEI VEICOLI
In passato, alcune vetture con motore Puretech che montano la cinghia di
distribuzione a bagno d’olio hanno rilevato problemi legati a una contaminazione
l’olio dovuta allo sfaldamento della cinghia stessa con conseguente consumo
anomalo di lubrificante e rotture del motore. Tra il 2019 e il gennaio dello
scorso anno, Psa – diventata Stellantis dopo la fusione con Fca – ha dovuto
affrontare il richiamo di centinaia di migliaia di veicoli per controlli e ha
aperto una piattaforma per indennizzare chi aveva dovuto affrontare riparazioni
a guasti prima di dieci anni o di 180mila chilometri percorsi. Il gruppo
franco-italiano ha sempre parlato di un problema che ha interessato circa il 6%
dei veicoli venduti.
STELLANTIS: “IMPORTANTE RICONOSCIMENTO”
Dopo la decisione del Giurì, Stellantis si è detta soddisfatta parlando di un
“importante riconoscimento della necessità di tutelare i consumatori ed i
concorrenti da messaggi pubblicitari scorretti” e annunciando che “continuerà a
promuovere una competizione basata sulla qualità dei prodotti e su una
comunicazione chiara, completa e trasparente sulle caratteristiche degli
stessi”. BYD non ha commentato e già eseguito la decisione del Giurì.
LE CAMPAGNE DI BYD GUIDATA DALL’EX FCA
Quella del costruttore cinese non è la prima campagna aggressiva degli ultimi
mesi. A settembre aveva lanciato una propria promozione, anticipando gli
incentivi statali che in quel momento non erano ancora stati attivati
chiamandola “CASI-NO Incentivi Statali”: l’offerta era fino a 10.000 euro a
privati e partite IVA senza limiti di reddito o attese. Lo Special Advisor per
il mercato europeo dell’azienda cinese di auto elettriche è Alfredo Altavilla,
una vita in Fiat ed Fca. Il manager tarantino ha trascorso oltre vent’anni alla
corte della famiglia Agnelli ed è stato braccio destro di Sergio Marchionne,
ricoprendo il ruolo di leader delle operazioni europee del gruppo. È a capo del
comparto continentale di BYD dal settembre 2024. Tra gennaio e dicembre del
2025, il marchio cinese ha immatricolato in Italia 23.621 auto. Nei dodici mesi
precedenti erano state poco più di 2mila.
L'articolo Il Giurì ferma la guerra commerciale di BYD a Stellantis: “Stop alla
pubblicità sulla rottamazione del motore Puretech” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Stellantis
Una “opportunità di business”, non una delocalizzazione. Con quali risorse resta
da capire, visto che il 27% delle aziende dell’indotto, secondo un rapporto di
Pwc, è in “distress finanziario”, strozzata da volumi in calo con margini
ridotti e fatturato contratto mentre gli investimenti sono stati alti. Nel
giorno del faccia a faccia tra Stellantis e le aziende piemontesi della
componentistica auto per invitarle ad aprire proprie filiali in Algeria, a
supporto della fabbrica di Tafraoui dove il gruppo franco-italiano sta portando
avanti importanti investimenti, si accende un faro sulla manovra tentata dalla
multinazionale controllata da Exor della famiglia Agnelli-Elkann. Ad avviso di
Stellantis, l’incontro con i propri fornitori può aprire “nuove opportunità di
business”, mentre i suoi investimenti in Italia latitano.
“IL NORD AFRICA NON È IN COMPETIZIONE”
“L’incontro svoltosi oggi non ha nulla a che fare con delocalizzazioni o
produzioni realizzate in Algeria per essere esportate in Europa, ma si tratta di
un modello di produzione sul mercato algerino per il mercato algerino”, sostiene
Stellantis escludendo che l’ecosistema industriale che intende implementare in
Nord Africa sia in competizione con quello europeo.
INCENTIVI LOCALI E MANODOPERA A BASSO COSTO
Si tratta tuttavia delle stesse aziende che negli ultimi anni hanno patito più
di tutte la contrazione della produzione del gruppo in Italia, fino al record
negativo di 213mila vetture sfornate nel 2025, mai così poche dal 1954. Insomma:
il comparto in questo momento non ha grandi risorse per investire e, spingere
verso l’Algeria, lasciando immaginare incentivi locali e costi certamente bassi
per la manodopera, rappresenta un rischio per le fabbriche italiane.
PWC: “ITALIA MERCATO A BASSA PRODUZIONE”
Anche perché i volumi ridicoli dell’ultimo biennio si sono tradotti, secondo
un’analisi di Pwc, in un momento delicatissimo che risente anche del contesto
stagnante di vendite in Europa: “Nel 2025 la filiera della componentistica ha
subito gli effetti della contrazione dei volumi di produzione di veicoli in
Europa ed in Italia, ai minimi storici – si legge nel rapporto – La produzione
di veicoli continua a spostarsi dall’Europa verso la Cina, l’India e il Sud-Est
asiatico configurando l’Italia come mercato a bassa produzione locale ed elevata
incidenza di autovetture importate”.
LO STUDIO: FATTURATO GIÙ DEL 15%
I risultati? Secondo Pwc, tra i primi 315 operatori della componentistica
automotive italiana, il mercato ha registrato un calo del fatturato del 15%
rispetto al picco del 2023, con una marginalità in ulteriore contrazione
rispetto al 2024, dovuta principalmente alla difficoltà nell’assorbire i costi
fissi a seguito del calo dei ricavi. Così ad oggi il 27% delle aziende, sostiene
Pwc, è in distress finanziario. Esistono profitti solidi, specifica la
multinazionale della consulenza, “per chi punta sull’aftermarket e sul mercato
dei veicoli pesanti”.
LE FUSIONI COME STRUMENTO PER SOPRAVVIVERE
Per il futuro, Pwc vede numerose operazioni di acquisizione o fusione trainate
da investitori e buyer stranieri. La posizione di Stellantis, tra l’altro,
secondo i sindacati resta un suggerimento ad “abbandonare il territorio” invece
di “difendere e rilanciare l’eccellenza manifatturiera locale”. In una
lettera-appello alle aziende dell’indotto firmata da Fim, Fiom, Uilm, Fismic,
Uglm e Associazione Quadri, si ricorda che negli ultimi anni sono già state
perse 500 aziende e 35.000 posti di lavoro: “Non è solo una statistica, ma una
ferita aperta nel nostro tessuto sociale”.
I SINDACATI CHIEDONO RESPONSABILITÀ
Così oggi – proseguono – “migliaia di noi vivono nell’incertezza, tra salari
ridotti dalla cassa integrazione e la mancanza di un piano industriale di lungo
respiro. Questo declino è stato accelerato dal progressivo disimpegno di
Stellantis, che ha dirottato risorse e modelli strategici verso altri poli
produttivi, privando Torino del suo ruolo centrale”. Da qui la richiesta:
“Un’assunzione di responsabilità: il futuro di Torino si costruisce restando
qui, valorizzando il lavoro e restituendo dignità a chi, con fatica, continua a
sostenere l’economia di questa provincia”.
L'articolo Stellantis: “L’Algeria? Nuove opportunità per le aziende
dell’indotto”. Ma Pwc avvisa: “Una su 4 in distress finanziario” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Non c’è soltanto il rischio delocalizzazione per l’indotto auto piemontese in
Algeria, dopo la richiesta di Stellantis alle aziende della componentistica e
dei fornitori di seguirla nel Paese nordafricano, dove prevede di espandere la
produzione nello stabilimento di Tafraoui, al quale ha assegnato 6 nuovi modelli
e punta all’assemblaggio di 90mila vetture all’anno. Sotto al ministero delle
Imprese e del Made in Italy, in occasione della convocazione da parte del
ministro Adolfo Urso del tavolo sull’Automotive, c’è anche chi ha scelto di
venire a Roma e mobilitarsi.
Perché, di fatto, il lavoro rischia di averlo già perso, al massimo con la sola
prospettiva della cassa integrazione fino a fine anno. È il caso di un centinaio
di lavoratori della Primotecs di Avigliana, fornitore storico di componenti per
auto, Stellantis inclusa, della città metropolitana di Torino, che affronta una
grave crisi e il rischio chiusura: “Algeria? Da noi la famiglia Agnelli-Elkann
ha già raggiunto il suo obiettivo, di fatto quello di mandarci a casa. Fino a
qualche anno fa eravamo più di 500 persone, negli anni siamo scesi sotto i 160
dipendenti. Ora finiremo in cassa perché non abbiamo più commesse, grazie anche
alla politica di Stellantis e alla volontà di esternalizzare tutto verso Paesi
‘low cost’“, denuncia un lavoratore. Ma la vicenda Primotecs non è certo
l’unica, forse soltanto simbolica. Circa 300 sono i lavoratori in presidio
provenienti da aziende di tutta Italia: dagli stabilimenti Stellantis di
Pomigliano, Torino Mirafiori, Melfi, Cassino e Termoli, passando per Bekaert
Sardegna, Iveco, Dana e Marelli e non solo. Tutti con storie e destini simili,
tra casse integrazioni infinite e crisi permanenti.
“Nel nostro Paese ci troviamo di fronte a un processo di autodistruzione del
sistema dell’automotive che va fermato. Ci sono 10mila lavoratori a rischio. Va
fermata la fuga di Stellantis dall’Italia. Gli investimenti vengono fatti
ovunque, ma non da noi”, attacca Michele De Palma, segretario generale della
Fiom Cgil. E, in vista dell’incontro del prossimo 2 febbraio nella sede
dell’Unione industriali di Torino, chiamato “Stellantis Algeria meets Turin
companies”, con il quale l’azienda franco-italiana che ha come primo azionista
Exor sta cercando di chiamare a raccolta i fornitori per convincerli a investire
nel Paese nordafricano, De Palma rivendica: “Si riuniscono le aziende della
componentistica per provare ad inseguire posti dove si pagano meno i lavoratori
e dove non si rispettano i diritti sindacali. Come si difende e si protegge la
produzione industriale dell’automotive del nostro Paese? Delocalizzando le
produzioni in Algeria e poi magari comprando da quel Paese le auto, magari pure
con un bonus pagato dagli italiani?”, continua il segretario Fiom Cgil.
E ancora: “Come mai il ministro non ha detto una sola parola sulla
delocalizzazione in Algeria? Cioè il governo che ogni mattina si sveglia e ci
dice che dobbiamo mettere la mano sul cuore per cantare l’inno nazionale, poi
dopo quando si tratta di garantire la sovranità industriale del Paese non dice
una parola? E come è possibile che c’è un intervento di vendita di Iveco a Tata
(gruppo franco-indiano, ndr) senza che ci sia la presenza e la garanzia del
governo italiano? Abbiamo già avuto un’esperienza: si chiamava Marelli. Noi
stiamo permettendo alla famiglia Elkann di fare soldi sulla pelle di un intero
Paese”, attacca.
Così, mentre la crisi dell’auto in Italia è dimostrata dai numeri, appena
213mila auto prodotte nel 2025 e il -60% in due anni, mai così poche dal 1954,
Stellantis continua a guardare altrove, lasciando gli operai nell’ansia: “Dal
1999 lavoro in Stellantis, in carrozzeria. In quegli anni l’azienda era sempre
piena di gente, sempre piena di lavoro. Ad oggi siamo molto preoccupati perché
ci rendiamo conto che un modello solo non basterà. Siamo molto preoccupati per
l’incontro che ci sarà per cercare di spostare l’indotto, i fornitori e tutto il
sistema che ci dà lavoro e che ci fornisce materiale, in Algeria”, spiega una
lavoratrice. Altri temono lo stesso destino: “Spostare la produzione vorrebbe
dire una crisi che può toccare migliaia di dipendenti”. Attacca anche Rocco
Palombella, segretario generale Uilm: “Anche Tavares aveva fatto la stessa cosa
in Marocco. È cambiato l’amministratore delegato, ma la musica rimane la stessa?
Noi ci aspettiamo che il nostro indotto possa poter lavorare, perché gli
stabilimenti sono qui, i lavoratori sono qui. Sono quelli che stanno pagando di
più il peso di queste scelte sbagliate che si stanno realizzando, quindi
consideriamo sia il Marocco che l’Algeria due scelte sbagliate”.
Intanto, dal tavolo automotive, sottolinea la Fiom, “non sono arrivate risposte
sufficienti”, precisano lo stesso De Palma e il segretario nazionale Samuele
Lodi, segnalando la “riduzione del fondo automotive, da 8 a 1,6 miliardi in
cinque anni, senza alcuna condizione nei finanziamenti pubblici per garantire
l’occupazione in Italia”. E ancora: “Il tavolo automotive deve diventare un
tavolo permanente a Palazzo Chigi. La presidenza del Consiglio deve assumersi la
responsabilità di guidare un confronto per contrastare il reale pericolo di
perdere un settore strategico per la nostra industria”.
“Viviamo di cassa integrazione. In passato era concepita come un fatto
momentaneo, per poi rilanciare le aziende. Oggi invece è utilizzata per spegnere
le aziende, per far prendere tempo per delocalizzare. Cassino sta morendo, è una
fabbrica che si sta svuotando e con essa tutto il territorio. Chiediamo la
discesa in campo del governo: difende tanto l’italianità a chiacchiere, ma nei
fatti vogliamo che prenda posizione”, denuncia un’altra lavoratrice in presidio.
“Il governo dimostra di essere arrendevole di fronte ai poteri forti. Ed è
Elkann lo è”. Altri lanciano un appello: “Se lui è diventato quello che è
diventato, è grazie all’Italia, perché è stato aiutato parecchio, sia lui che la
sua famiglia. Credo che questa non sia la ricompensa giusta per il popolo
italiano e i suoi lavoratori. Ci ripensi. ll futuro è in Italia e in Europa”.
L'articolo Gli operai di Stellantis: “Invita i fornitori ad andare in Algeria e
il governo dei patrioti tace di fronte ai poteri forti come Elkann” proviene da
Il Fatto Quotidiano.
La rivendicazione è chiara: la produzione in Italia crescerà nel 2026. E non è
che ci volesse molto a raggiungere un simile obiettivo dopo il peggior anno dal
1954. Limpido anche il secondo target: “Potremo ridurre il ricorso a strumenti
di cassa integrazione o contratti di solidarietà in alcuni dei nostri
stabilimenti”. Un traguardo che preannuncia già l’uso senza cambiamenti rispetto
ai numeri massicci in corso in altre fabbriche. Stellantis va al ministero delle
Imprese e del Made in Italy ad annunciare una ripartenza, davanti ad Adolfo
Urso, che non significherà piena occupazione né un rilancio sistemico. Basta
addentrarsi tra le pieghe delle dichiarazioni e guardare dentro le fabbriche del
gruppo per capire come gli annunci sono un gigante dai piedi di sabbia, sui
quali resta – tra l’altro – la spada di Damocle del piano industriale che l’ad
Antonio Filosa presenterà in primavera.
Alla vigilia di un incontro con le aziende dell’indotto piemontese alle quali
chiederà di investire in Algeria per sostenere la filiera corta a supporto
dell’espansione della fabbrica di Tafraoui, nonché nel giorno in cui annuncia un
nuovo stop agli impianti di Cassino, il gruppo controllato da Exor della
famiglia Agnelli-Elkann ha sostenuto che i segnali della ripartenza ci sono
tutti e il 2026 porterà volumi migliori. Si intravedono – sostengono – a
Mirafiori grazie alla 500 ibrida e a Melfi con la Jeep Compass. Si tratta di due
modelli che, nelle previsioni, varranno oltre 100mila vetture in più prodotte
nei prossimi undici mesi. Se Stellantis dovesse replicare i numeri degli altri
modelli fatti registrare nel 2025, supererà comodamente le 300mila unità. Cioè
poco più del 2024, che fu un anno disastroso. Del resto, negli scorsi dodici
mesi, si è fermata a 213mila auto: mai così poche dal 1954.
La vera sfida, oltre a vedere confermate sul mercato le stime per la 500 e la
Compass, è legata ai numeri della Fiat Pandina sfornata a Pomigliano d’Arco.
L’utilitaria soffre la concorrenza della Grande Panda, assegnata alla Serbia, e
quindi non è detto che quest’anno replichi i dati ottimi ma comunque in calo del
2025. Pur restando l’auto più venduta in Italia, infatti, si è registrata una
flessione del 14% che ha portato i sindacati a drizzare le orecchie perché la
Pandina è strategica per Pomigliano, l’unico stabilimento performante in Italia.
Melfi è l’altra fabbrica chiave con la Compass e l’avvio nei prossimi mesi della
produzione di Ds7 e Ds8, due modelli che in ogni caso non genereranno grandi
volumi. La prospettiva, tuttavia, è quella del ritorno del secondo turno e di
una saturazione dell’impianto all’80% nell’ultimo trimestre dell’anno.
Aspettative che dipendono dal mercato, soprattutto domestico, e che in ogni caso
non coinvolgono almeno altri due impianti. Stellantis ha confermato che Termoli
continuerà a fabbricare motori e cambi anche oltre il 2030. Il non detto è che
la gigafactory è sempre più probabile che non vedrà la luce e la fabbrica
molisana resterà appesa a un mercato che, in ogni caso, andrà verso la
consunzione seppur più lenta rispetto alle previsioni. Chi rischia sempre più è
invece Cassino, nel Frusinate: in quell’impianto Stellantis continua a produrre
modelli anziani, poco apprezzati dal mercato e costosi, e nel frattempo il
lancio dei nuovi è stato rimandato.
La fabbrica viene da un anno nero, segnato da 17mila unità sfornate, e da inizio
gennaio ha lavorato appena 4 giorni. Cassino si fermerà nuovamente a inizio
febbraio e non è escluso che lo stop venga allungato. Al momento, insomma,
l’azienda non è in grado di stimare quanto si produrrà neanche a marzo e le
previsioni dei volumi sono drammatiche. Se va bene, si tratta di un altro anno
di sofferenza e transizione. Nella peggiore delle ipotesi, lo stabilimento è a
rischio. Uno scenario che Stellantis continua a negare, così come la possibilità
di cederlo, nonostante le voci si rincorrano da tempo. Si tratterebbe, tra
l’altro, di una novità radicale perché vorrebbe dire che si aprirebbero le porte
a un altro costruttore chiudendo l’era del monopolio di Stellantis in Italia.
L'articolo Stellantis va al ministero a raccontare la ripartenza. Ma due
fabbriche sono in bilico e la gigafactory è scomparsa proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Stellantis chiama a raccolta le aziende dell’indotto auto piemontese a seguirla
in Algeria. L’azienda franco-italiana che ha come primo azionista Exor della
famiglia Agnelli-Elkann vorrebbe costruirsi una filiera nel Paese nordafricano
dove prevede di espandere la produzione nello stabilimento di Tafraoui, al quale
ha assegnato 6 nuovi modelli e punta all’assemblaggio di 90mila vetture
all’anno. Così ha organizzato un incontro nella sede dell’Unione industriali di
Torino chiamato “Stellantis Algeria meets Turin companies” per spingere i
fornitori a investire in Algeria con l’obiettivo di creare un polo dell’indotto
capace di fornire più del 35% dei componenti.
L’iniziativa ha fatto saltare dalla sedia la Fiom-Cgil, che intravede
nell’iniziativa un nuovo, potenziale inaridimento delle aziende con sede in
Piemonte: “Questa iniziativa è un’ulteriore conferma che Stellantis ha scelto di
fare i veri investimenti, quelli che garantiscono volumi e livelli
occupazionali, fuori dal nostro Paese. Va ricordato che oltre agli investimenti
in Nord Africa sono stati annunciati oltre 13 miliardi di investimenti negli Usa
che determineranno migliaia di posti di lavoro anche nell’indotto”, scrivono
Samuele Lodi, segretario nazionale e responsabile settore mobilità, e Ciro
D’Alessio, coordinatore nazionale automotive del sindacato.
“Al netto dei molti annunci e qualche importante novità come il lancio della 500
ibrida a Mirafiori e la nuova Compass a Melfi, comunque non sufficienti a
saturare e a dare prospettiva ai due stabilimenti, per l’Italia – aggiungono –
manca un vero e proprio piano industriale che possa garantire la piena attività
e l’occupazione dei nostri stabilimenti. Cassino, Termoli e Pomigliano attendono
urgentemente risposte”. Stellantis è attiva a Tafraoui da oltre due anni e
produce in quello stabilimento i modelli Tipo, Scudo, Ducato, Doblò e la Grande
Panda, dedicata al mercato domestico. A breve si aggiungerà anche la Opel
Frontera.
A fronte di un aumento delle auto assemblate, evidentemente, il gruppo ritiene
necessario creare una filiera corta abbattendo i costi e velocizzando la
disponibilità dei componenti. Anche perché, questo il suggerimento alle aziende
dell’indotto, il mercato automobilistico algerino “sta attraversando una fase di
forte crescita, trainata dall’aumento della domanda di veicoli nuovi e usati e
dalle politiche di investimento nel settore”. Insomma, esiste una “opportunità”
– si spiega nell’invito anticipato da TorinoCronaca – di “avviare linee di
produzione o di approvvigionamento locali, riducendo i costi logistici e
migliorando i tempi di consegna”. La traduzione è ovvia: venite, vi aiuteremo
noi ed esistono anche incentivi statali. Un invito che richiama quello del
gennaio 2024 con il quale spingeva la componentistica italiana a investire in
Marocco, altro Paese a basso costo nel quale Stellantis sta spingendo molto.
Per la Fiom si tratta di un disegno inaccettabile: “Ora che l’Ue sta modificando
il percorso di transizione verso l’elettrico, commettendo probabilmente un grave
errore di strategia e politica industriale, Stellantis non ha più alibi. È
necessario che il nuovo piano industriale anticipi i lanci già annunciati a
dicembre 2024 e li integri con ulteriori investimenti a partire dalla ricerca e
sviluppo e dalla gigafactory a Termoli”, dicono Lodi e D’Alessio chiedendo
“trasparenza” al governo. “Non si può affermare che con Stellantis tutto stia
andando bene – aggiungono stigmatizzando le parole del ministro delle Imprese
Adolfo Urso – La produzione precipita e la componentistica è in una condizione
ancora più critica. Il Governo deve prendere posizione rispetto alla volontà
della multinazionale di investire esclusivamente fuori dall’Europa”.
L'articolo Stellantis chiama a raccolta le aziende dell’indotto auto di Torino:
“Venite in Algeria con noi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’anno nero della fabbrica di Cassino vive la sua coda lunga anche in questo
inizio di 2026. Il sito frusinate di Stellantis avrebbe dovuto rientrare al
lavoro in maniera completa, dopo un primo rinvio, il 16 gennaio. Ma così non
sarà. E almeno fino al 27 gennaio lo stabilimento non girerà mai a pieno ritmo
confermando una ripartenza lenta che continua a coinvolgere molte fabbriche del
gruppo franco-italiano in Europa. Basti pensare a come sta accadendo in Polonia:
nella storica sede di Tychy, la “Mirafiori dell’Est”, Stellantis ha annunciato
320 esuberi strutturali che, sospettano i sindacati, diventeranno 740 con i
contratti a termine in scadenza.
Il 2026, insomma, non ha finora conosciuto una nuova spinta e le difficoltà
dello scorso anno, con la produzione crollata in Italia ai livelli del 1954, non
sembrano superate. Domani, 15 gennaio, Cassino riavvierà l’impianto di
lastratura che lavorerà regolarmente il giorno seguente. Il 19 gennaio, invece,
si fermerà l’intera fabbrica. Il giorno dopo lavorerà la sola lastratura e
inizierà il riavvio dell’impianto di verniciatura. Il 22 lavoreranno entrambe le
linee, ferme il 23 perché è il giorno del santo patrono di Cassino. Il 26
gennaio la fabbrica si fermerà nuovamente. Solo il 27 gennaio – finalmente –
torneranno al lavoro tutti e tre i reparti, compreso il montaggio.
Continua quindi l’agonia dopo i 105 giorni di fermo produttivo del 2025, anno in
cui l’impianto ha prodotto appena 19.364 auto registrando un pesante -27,9%
rispetto al 2024: si tratta del dato peggiore nella storia del sito. Basti
pensare che nel 2017, primo anno con le produzioni Alfa Romeo Giulietta, Giulia
e Stelvio, si raggiunsero le 135.263 unità. Le difficoltà sono legate
soprattutto al rinvio delle produzioni delle nuove Alfa Romeo Stelvio e Giulia,
inizialmente previste negli scorsi mesi.
Un’altra Alfa, la Junior, è tra le concause dei prolemi in Polonia, insieme a
Fiat 600 e Jeep Avenger. La scarsa domanda, insieme ai costi dell’energia
elettrica, hanno portato Stellantis ad avviare una procedura di licenziamento
collettivo, che entrerà nel vivo prima della fine di aprile. La riduzione
iniziale sarà di 320 posti (su 2.378 dipendenti) ma i sindacati fanno notare che
l’impatto potrebbe arrivare a 740 operai e impiegati alla luce dei contratti in
scadenza nel primo trimestre del 2026 che con ogni probabilità non verranno
rinnovati. Come già avvenuto in Italia, Stellantis gestirà gli esuberi con la
formula dell’esodo volontario incentivando le uscite.
L'articolo Stellantis, Cassino riparte a singhiozzo dopo l’anno nero. E
l’azienda taglia in Polonia: 740 esuberi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Meno di 380mila unità totali, con le auto inchiodate a 213.706. Mai così poche
dal 1955. Numeri più che dimezzati rispetto al 2023, l’anno in cui il ministro
delle Imprese Adolfo Urso aveva annunciato l’obiettivo di 1 milione di veicoli
sfornati in Italia ogni dodici mesi. Invece la produzione di Stellantis fa un
salto indietro di 70 anni e solo grazie a un ultimo trimestre con flebili
segnali di vita non chiude con un rosso ancora più pesante. Il report della
Fim-Cisl sullo stato delle fabbriche italiane di auto e veicoli commerciali del
gruppo che fa capo a Exor della famiglia Elkann è da far tremare i polsi:
379.706 unità da gennaio a dicembre 2025, un arretramento del 20% rispetto al
2024, con le autovetture ferme a 213.706 (-24,5%) e i veicoli commerciali a
166mila (-13,5%). “È necessario anticipare i tempi del nuovo piano industriale,
servono investimenti e modelli”, avvisa il segretario generale Ferdinando
Uliano. Anche perché ci sono segnali di cedimento anche rispetto a “certezze”
come i volumi della Pandina, prodotta a Pomigliano d’Arco, stritolata dai numeri
della Grande Panda assegnata alle fabbriche serbe e ora anche dalla Leapmotor
T03.
PRODUZIONE STELLANTIS DIMEZZATA IN DUE ANNI
“Le produzioni si sono dimezzate rispetto al 2023, quando si attestavano a
751.384 veicoli, nonostante nei tavoli ministeriali fosse stato indicato
l’obiettivo di 1 milione di unità. Questa flessione particolarmente
significativa ha portato quasi la metà della forza lavoro del gruppo a essere
interessata da ammortizzatori sociali”, ricorda il sindacato. I numeri delle
automobili sono ancora più drammatici visto che nei dodici mesi del 2023 ne
furono prodotte 521.104: un calo che supera il 60%. “Il risultato – fa notare la
Fim – avrebbe potuto essere ancora peggiore. Il lancio produttivo nell’ultimo
trimestre della 500 ibrida a Mirafiori e della Nuova Jeep Compass a Melfi ha
infatti consentito di recuperare parte della perdita, che sarebbe stata ben più
consistente alla luce del crollo di circa un terzo delle produzioni auto
registrato nei primi nove mesi dell’anno. Anche i veicoli commerciali hanno
fornito un contributo positivo, recuperando circa 10 punti percentuali
nell’ultimo trimestre”.
A MELFI PERSI 2.510 LAVORATORI DAL 2021
Nessuna svolta sia chiaro, men che meno qualcosa di salvifico. L’unico dato
positivo rispetto al 2024 è quello di Mirafiori che fa segnare un +16,5% grazie
al lancio della 500 ibrida: in poco più di un mese ne sono state prodotte 4.580
unità. Volumi che dovranno aumentare per rispettare le 100mila vetture auspicate
da Stellantis. “Qualora la crescita dei volumi venisse confermata, sarà
possibile superare progressivamente la fase di cassa integrazione”, dice la
Fim-Cisl. I numeri degli altri stabilimenti sono invece da dimenticare: tutti
chiudono con perdite in doppia cifra, comprese tra il -13,5% di Atessa e il
47,2% di Melfi. Dalla fabbrica lucana sono uscite appena 32.760 auto in un anno
di forte transizione con l’uscita di 3 modelli e l’avvio della Nuova Jeep
Compass, decisiva per l’andamento del 2026, e la DS8 in full electric (che ha
macinato appena 1.706 unità). “La perdita di volumi ha già avuto importanti
ricadute occupazionali: dal 2021 circa 2.510 lavoratori sono usciti su base
volontaria incentivata, portando il numero degli occupati a 4.530 unità”,
rimarcano i metalmeccanici della Cisl.
L’ANNO NERO DI CASSINO
La possibilità di tornare a livelli di produzione accettabili nel prossimo anno,
avvicinando i volumi del 2023, dipenderà – spiega la Fim – in larga misura dalla
tenuta degli stabilimenti di Pomigliano e Cassino, quest’ultimo in forte
difficoltà a seguito del rinvio delle produzioni delle nuove Alfa Romeo Stelvio
e Giulia, inizialmente previste negli scorsi mesi. Nel 2015, l’impianto laziale
ha realizzato appena 19.364 auto, registrando un pesante -27,9% rispetto al
2024: si tratta del dato peggiore nella storia del sito. Basti pensare che nel
2017, primo anno con le produzioni Alfa Romeo Giulietta, Giulia e Stelvio, si
raggiunsero le 135.263 unità. Anche Pomigliano non sorride, nonostante la
produzione complessiva sia stata di 131.180 vetture.
I TIMORI PER LA CONCORRENZA INTERNA ALLA FIAT PANDA
La Fiat Panda, con 112.690 unità, resta il modello Stellantis con i volumi più
elevati, coprendo da sola il 53% della produzione automobilistica nazionale:
“Tuttavia, anche su questo modello si registra una flessione del 14%, un dato
che desta forte preoccupazione in prospettiva futura”, nota la Fim. La Pandina è
stata confermata fino al 2030, insieme all’arrivo della nuova versione, ma
l’andamento produttivo è in lento ma continuo calo a causa della concorrenza
diretta dalla Grande Panda, assegnata a Kragujevac, e ora anche da un’ulteriore
insidia interna, la Leapmotor T03, sul mercato a 15.900 euro. “Siamo preoccupati
dai segnali di rallentamento che, se confermati, potrebbero aprire una fase
fortemente critica per lo stabilimento – ha spiegato Uliano – È pertanto
necessario che i due nuovi modelli compatti, previsti dal 2028 sulla piattaforma
STLA Small, vengano anticipati nel prossimo piano industriale, al fine di
garantire continuità produttiva e occupazionale”.
L'articolo Stellantis, solo 213mila auto prodotte in Italia nel 2025: -60% in
due anni, mai così poche dal 1955 proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tutto rinviato all’anno prossimo. Si terrà l’11 febbraio 2026 l’udienza per
decidere sulla richiesta di messa alla prova di John Elkann. Il rinvio è stato
deciso dalla gip di Torino, Giovanna De Maria, che ha anche fissato nel 21
gennaio l’udienza per discutere del patteggiamento del commercialista Gianluca
Ferrero, presidente della Juventus. Oltre alla vendita delle testate del gruppo
Gedi, dunque, nel 2026 si definiranno anche i destini giudiziari del presidente
di Stellantis e del suo braccio destro, finiti nei guai per le vicende relative
all’eredità della nonna di Elkann, Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli.
Per poter accedere a undici mesi di messa alla prova, nel settembre scorso, il
nipote dell’Avvocato aveva versato all’Agenzia delle Entrate 183 milioni di
euro. Imposte e tassa di successione non pagate su un patrimonio di Marella
Caracciolo ricostruito all’estero e in Italia per oltre un miliardo di euro.
L’inchiesta penale era stata avviata dalla procura torinese dopo un esposto di
Margherita Agnelli, figlia dell’Avvocato e madre di Elkann, che rivendica
l’eredità materna e paterna. Elkann dovrebbe svolgere la messa alla prova
facendo da tutor tra gli allievi delle scuole salesiane, di formatore per gli
insegnanti e di consulente dei dirigenti salesiani. Su Ferrero, invece, i pm
avevano dato parere favorevole per un patteggiamento a un anno, poi nella scorsa
udienza si era convertita in una sanzione di 73mila euro. Il 21 gennaio, dunque,
sarà definita la modalità della pena.
L'articolo Eredità Agnelli, rinviata all’anno prossimo l’udienza per la messa
alla prova di John Elkann proviene da Il Fatto Quotidiano.
Stellantis e Bolt avviano una collaborazione per accelerare la diffusione della
mobilità senza conducente in Europa. Le due aziende hanno annunciato un
Memorandum of Understanding volto a integrare le Piattaforme AV-Ready™ di
Stellantis all’interno dell’ecosistema di mobilità condivisa di Bolt, attiva in
oltre 50 Paesi e presente in 23 Stati membri dell’Unione Europea.
L’accordo prevede lo sviluppo congiunto di veicoli autonomi di livello 4, basati
in particolare sulle piattaforme eK0 – destinata ai veicoli commerciali di medie
dimensioni – e STLA Small. Le soluzioni AV-Ready™ sono progettate per garantire
flessibilità, scalabilità industriale e riduzione del costo totale di proprietà,
integrando sistemi di sensorizzazione avanzati, capacità di calcolo ad alte
prestazioni e architetture ridondate per rispondere agli standard di sicurezza
europei.
Le prime sperimentazioni su strada sono previste dal 2026, con un percorso che
partirà dai prototipi per arrivare a flotte pilota e successivamente a una
produzione su larga scala, inizialmente programmata per il 2029. Entrambe le
aziende collaboreranno con le autorità regolatorie europee per assicurare un
processo di test, certificazione e distribuzione conforme alle norme su
sicurezza, protezione dei dati e cybersecurity.
Dal punto di vista strategico, l’iniziativa consente a Stellantis di ampliare il
proprio ecosistema di partner nel settore della guida autonoma e di rafforzare
la propria roadmap tecnologica per i veicoli senza conducente. Per Bolt,
rappresenta invece un passaggio chiave verso l’obiettivo di introdurre 100.000
veicoli autonomi nella propria piattaforma entro il 2035.
Secondo le dichiarazioni dei rispettivi vertici aziendali, la collaborazione
mira a sviluppare soluzioni autonome ottimizzate per il contesto europeo, con
potenziali benefici anche in termini di efficienza della mobilità condivisa e
riduzione delle emissioni. E’ utile chiarire, infine, che tale Memorandum of
Understanding non è vincolante e le fasi successive saranno subordinate alla
definizione di accordi definitivi e alle necessarie autorizzazioni
regolamentari.
L'articolo Stellantis e Bolt, collaborazione per la guida autonoma su larga
scala in Europa proviene da Il Fatto Quotidiano.
Donald Trump allenta gli standard per le emissioni delle auto volute da Joe
Biden. “Mettiamo definitivamente fine agli orribili e ridicoli standard alle
emissioni di auto che hanno causato problemi alle cause automobilistiche”. Lo ha
annunciato il presidente Ue, durante una cerimonia alla Casa Bianca, a cui hanno
partecipato anche vertici dell’industria automobilistica americana. Presenti
anche gli amministratori delegati di Ford e Stellantis, Jim Farley e Antonio
Filosa, insieme ai vertici di General Motors. E le case automobilistiche
festeggiano. “È la vittoria del buon senso. Apprezziamo la leadership del
presidente Trump nell’allineare gli standard di efficienza alla realtà del
mercato” ha detto l’amministratore delegato di Ford. “È un grande giorno per
Stellantis perché riteniamo che sia il giorno in cui le regole si riconciliano
con la domanda reale” ha aggiunto il ceo di Stellantis, Antonio Filosa.
L’ANNUNCIO DI TRUMP
Con l’allentamento degli standard si passerebbe a 55,5 chilometri ogni 3,8 litri
di benzina rispetto agli 81,1 chilometri che Biden aveva imposto (entro il 2031)
per le auto e mezzi leggeri. “Stiamo riportando la produzione di auto negli
Stati Uniti” ha aggiunto Trump, sottolineando di voler autorizzare la produzione
negli Stati Uniti di auto ultra-compatte. “La mia amministrazione sta
intraprendendo un’azione storica per abbassare i costi per i consumatori
americani, proteggere i posti di lavoro nel settore auto e rendere l’acquisto di
un’auto molto più alla portata per un enorme numero di famiglie americane” ha
detto Trump, definendo le regole adottate dall’amministrazione Biden “un peso
ridicolo”. “Hanno messo una pressione enorme per far salire i prezzi delle auto,
insieme al folle mandato per le auto elettriche” ha aggiunto. Secondo le stime
della Casa Bianca i nuovi standard sulle emissioni delle auto faranno calare i
prezzi delle vetture “schizzati in media a 50mila dollari” e “risparmiare agli
americani 109 miliardi”. E d’altronde, già a gennaio 2025 Trump aveva
dichiarato: “I cittadini americani potranno finalmente comprare l’auto che
vogliono”, tagliando le gambe all’auto elettrica.
FESTEGGIANO LE CASE AUTOMOBILISTICHE
“Apprezziamo la leadership del presidente Trump nell’allineare gli standard di
efficienza alla realtà del mercato” ha commentato l’ad di Ford, Jim Farley. “Da
tempo sosteniamo un unico standard nazionale che garantisca la libertà di scelta
del cliente e la stabilità a lungo termine al settore automobilistico” ha
aggiunto General Motors. “Noi crediamo nella crescita e siamo pronti a investire
di più” ha aggiunto Filosa ricordando che Stellantis ha deciso di investire in
Jeep, Ram, Dodge e Chrysler 13 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni,
aumentando produzione e occupazione. Un investimento che, secondo la società, è
positivo per tutti i paesi dove è presente il gruppo ed è stato deciso alla luce
delle regole chiare presenti sul mercato americano. “Collaboreremo con la Nhtsa
(l’agenzia americane per la sicurezza del traffico, ndr) – ha detto – su
politiche ecologicamente responsabili che ci consentano anche di offrire ai
nostri clienti la libertà di scegliere i veicoli che desiderano a prezzi
accessibili”.
LA STOCCATA DELL’AD FILOSA ALL’UNIONE EUROPEA
Una chiara stoccata all’Unione europea. Di fatto, Filosa ha più volte paragonato
gli Usa all’Ue, dove “le regole sono ancora restrittive e devono essere cambiate
urgentissimamente” in modo che “riflettano la realtà del mercato e restituiscano
ai clienti europei la libertà di scegliere la macchina che vogliono” ha detto in
una recente intervista a Bruno Vespa nel corso della trasmissione Cinque Minuti.
Già prima dell’incontro, complici le voci che si rincorrevano sul possibile
annuncio di Trump, le azioni di Stellantis erano volate in borsa chiudendo, il 3
dicembre, in rialzo del 7,7% a 9,832 euro, spinta anche dalla promozione di Ubs.
Una crescita proseguita anche dopo l’incontro con Trump (+0,62%).
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Biden un peso ridicolo”. E i costruttori festeggiano proviene da Il Fatto
Quotidiano.