Il governo Meloni esclude tagli alla spesa sociale e attende i dati Istat di
marzo per confermare l’aumento dello 0,5% del Pil destinato al capitolo
sicurezza. “L’incremento delle risorse destinate alla Difesa e alla sicurezza
nazionale non graverà sui settori del welfare e delle politiche sociali, grazie
all’attivazione di specifiche deroghe europee e clausole di flessibilità”. Lo ha
detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, durante il Question Time
al Senato rispondendo a un’interrogazione di Stefano Patuanelli, capogruppo dei
senatori del Movimento 5 Stelle, sulle coperture finanziarie necessarie per
sostenere gli impegni assunti dall’Italia. Per gestire l’aumento degli
investimenti in armamenti e sicurezza senza intaccare i servizi essenziali, il
governo punta sulla clausola di salvaguardia nazionale. Accanto alla clausola
nazionale si colloca il programma Safe (Security Action For Europe). L’Italia ha
già presentato un piano per una quota massima di 14,9 miliardi di euro,
attualmente sotto esame a Bruxelles insieme alle proposte degli altri partner
UE. Il governo Meloni prevede un incremento graduale della spesa per la Difesa
che potrebbe toccare un’incidenza sul Pil superiore di circa 0,5 punti
percentuali entro la chiusura del triennio coperto dalla legge di bilancio.
“Oggi in Aula ho fatto una domanda semplice al ministro Giorgetti: dove
prenderete i soldi per aumentare di oltre 23 miliardi le spese militari nei
prossimi tre anni?” ha scritto Patuanelli. “La risposta è stata un esercizio di
fumo istituzionale. Si rinvia tutto a marzo, alle stime Istat, all’uscita
(forse) dalla procedura di infrazione, alle clausole europee, al Safe, alle
flessibilità. Ma intanto una cosa è chiarissima: l’impegno a spendere quei soldi
c’è ed è nero su bianco nei documenti ufficiali del Governo”.
L'articolo Giorgetti: “Fondi per armi non da spesa sociale”. Patuanelli: “Dove
li prenderete? Ipotecate risorse del Paese” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ho scritto sulla leva obbligatoria, auspicando un esercito europeo che utilizzi
razionalmente i miliardi spesi in difesa dall’Ue, già molti di più di quelli
spesi dalla Russia. Nell’attesa che gli eserciti siano smantellati, mentre
ancora ci sono, sarebbe meglio non lasciarli in mano ai bellicisti. Non vedo
minacce russe alla sicurezza europea, visti i risultati della guerra in Ucraina.
La Russia vuole appropriarsi delle regioni russofone e non vuole basi militari
vicine ai suoi confini. Le conviene riprendere i rapporti commerciali con
l’Europa occidentale, con reciproco vantaggio.
L’aumento delle spese militari è pazzesco, ma pare, almeno per il momento,
ineludibile, visto che dalla transizione ecologica stiamo passando a quella
militare, entrambe impersonate da Roberto Cingolani. I partiti contrari sono
pochissimi. I media martellano messaggi che evocano invasioni, ora anche da sud.
Se invaderanno la Sicilia, come potremo fuggire alle orde barbariche senza il
Ponte sullo Stretto? Con incuranza del ridicolo si insiste con questi messaggi.
Pare che funzioni.
Che volevo dire con la leva obbligatoria? Mi ripeto perché quasi tutti i
commentatori hanno inteso il contrario di quel che intendevo. L’Art. 52 recita:
La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è
obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non
pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti
politici. L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico
della Repubblica. I costituenti sapevano cosa significa un esercito in grado,
almeno in parte, di opporsi alla dittatura. Dopo l’8 settembre una parte dei
militari fu deportata (mio padre finì a Buchenwald), una parte si unì alla
Resistenza, e una parte restò con i nazisti. Con l’amnistia di Togliatti i
fascisti restarono in carica, e nei settori cruciali della Repubblica nata dalla
Resistenza restarono gli ex fascisti. I militari di leva, però, rappresentavano
la totalità della popolazione maschile.
Ho già raccontato la mia esperienza militare, nel 1976, quando il Pci fu
prossimo a vincere le elezioni. Gli ufficiali pianificavano un colpo di stato,
noi soldati eravamo pronti ad opporci, con le armi. So bene che il servizio
militare era in gran parte un’inutile farsa, ma questo non significa che allora
le forze armate siano da lasciare in mano a chi la “pensa in un certo modo”. E
lo stesso vale per le forze dell’ordine.
Gli esiti elettorali mostrano che “chi la pensa in un certo modo” prevale e
impone una folle corsa agli armamenti. Lasciamo solo “loro” a gestire le forze
armate? Penso che i costituenti fossero consapevoli di questi rischi quando
scrissero che le Forze Armate devono rispecchiare lo spirito democratico della
Repubblica: l’unico modo per ottenerlo è che esprimano tutte le componenti del
popolo italiano. Chi ha fatto la Resistenza era probabilmente contrario all’uso
delle armi, ma le usò per contrastare nemici interni (i fascisti).
La deriva bellicista che pervade il nostro paese e l’Europa tutta va contrastata
con la democrazia, anche partecipando alla costituzione delle Forze Armate. I
bellicisti chiedono la leva obbligatoria, e quindi la “mia” proposta e la loro
paiono collimare, ma solo apparentemente. In effetti collidono, visto che
auspico forze interne di contrasto a derive antidemocratiche, sostenute dal
populismo.
In passato, per fornire un reddito agli italiani e comprare il consenso, lo
stato assunse, di solito in modo clientelare, un personale che andava ben oltre
le necessità operative delle varie strutture. Temo che le Forze Armate saranno
qualcosa del genere: un ammortizzatore sociale per garantire un reddito minimo a
chi non trova lavoro. E le industrie che fabbricavano beni “civili” saranno
riconvertite verso la produzione militare. Il tutto, ovviamente, con fondi
pubblici, a detrimento dello stato sociale (welfare) e a favore dello stato
militare (warfare). Vogliamo questo?
Io no ma, nel caso avvenga, dovremmo essere pronti. Un’alternativa ci sarebbe:
votare per i partiti che si oppongono al bellicismo. Ma pare che gli italiani
non siano inclini a questa scelta. O non votano, o votano per i bellicisti,
presenti anche nella cosiddetta sinistra. A questo punto chi non è d’accordo
farebbe meglio, secondo me, a non restare disarmato, anche per difendere i
principi della Costituzione, con i mezzi che essa mette a disposizione, incluso
l’Art. 52.
L’Art. 11 ripudia la guerra con i popoli di altre nazioni: proprio quello che ci
prepariamo a fare, tradendo la Costituzione. Se, in parallelo assurdo, la
Magistratutra fosse dominata da forze antidemocratiche, quale sarebbe la
soluzione? Non perseguire la carriera in Magistratura? Nella magistratura ci
sono i corrotti, vedi il lodo Mondadori, ma ci sono anche Magistrati che usano
l’arma della Legge per far valere principi di Giustizia. Se lo scudo della
giustizia e quello delle armi tradissero la democrazia, perderebbero ogni
legittimità. Il paradosso è che, democraticamente, si approva il tradimento
della Costituzione democratica. Starà a noi restituire all’idea di “difesa” la
dignità della partecipazione collettiva — prima che la riducano a potere e
profitto.
Ora vediamo se, in tutto questo, qualcuno capisce che auspico che i nostri
giovani siano mandati al fronte.
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partecipando alla costituzione delle Forze Armate proviene da Il Fatto
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