Una lettera indirizzata a tutti i parlamentari per chiedere un intervento
legislativo urgente che permetta a lavoratori e studenti fuori sede di votare
nel comune di domicilio in occasione del referendum del 22 e 23 marzo sulla
riforma Nordio. A sottoscrivere l’appello i portavoce di tutti i comitati per il
No: il costituzionalista Enrico Grosso e il giudice Antonio Diella per il
comitato “Giusto dire No” promosso dall’Associazione nazionale magistrati, il
fisico Giovanni Bachelet per quello della società civile, Franco Moretti a nome
degli “Avvocati per il No” e Carlo Guglielmi per il comitato promotore della
raccolta firme popolare per il referendum.
“Oltre cinque milioni e mezzo di persone – studenti, lavoratori precari, malati
costretti a curarsi lontano dalla propria residenza, cittadini che vivono
temporaneamente in un’altra regione – rischiano di essere di fatto esclusi dalla
partecipazione democratica. Non per disinteresse, non per scelta, ma per
ostacoli economici e logistici che rendono proibitivo affrontare un viaggio solo
per votare”, si legge nella lettera. “Compito delle istituzioni”, sottolineano i
rappresentanti dei comitati, “è incentivare la partecipazione: in un momento
storico in cui l’affluenza alle urne diminuisce in modo preoccupante, escludere
milioni di persone dal voto non è solo un problema tecnico, ma un vulnus
democratico. Il diritto di voto non può diventare un privilegio riservato a chi
ha tempo e risorse economiche per spostarsi”.
Nei giorni scorsi il governo ha bocciato gli emendamenti dell’opposizione
(+Europa, Pd, M5s, Avs, Iv e Azione) al decreto Elezioni che chiedevano di
confermare la sperimentazione del voto fuori sede, già messa in campo alle
Europee del 2024 (ma solo per gli studenti) e poi ai referendum su cittadinanza
e lavoro dello scorso anno: per la sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro
(Fratelli d’Italia) ripetere la procedura stavolta non è possibile per “problemi
tecnici dovuti ai tempi“. Per esercitare il diritto di voto nel comune di
domicilio, però, esiste anche un’altra strada, quella di accreditarsi ai seggi
come rappresentanti di un partito o di un comitato: in questo senso, Alleanza
Verdi e Sinistra e Movimento 5 Stelle hanno già annunciato che riserveranno agli
elettori fuorisede i posti a propria disposizione.
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L'articolo Referendum, l’appello dei comitati del No per il voto fuori sede. E
M5s e Avs offrono posti da rappresentante di lista proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Movimento 5 Stelle
“Noi ce li ricordiamo bene chi sono quelli della X Mas, quelli che combattevano
insieme ai nazisti tedeschi e uccidevano degli italiani innocenti, proprio come
a Forno. Non abbiamo paura di loro. L’antifascismo deve tornare a essere una
pratica quotidiana”. Lo ha detto il capogruppo del M5s alla Camera, Riccardo
Ricciardi, riferendosi all’eccidio nazifascista del 1944 a Forno, frazione di
Massa. Ricciardi ha postato uk video girato oggi durante l’occupazione della
sala stampa a Montecitorio da parte delle opposizioni per impedire la conferenza
stampa chiesta dal deputato leghista Domenico Furgiuele. Come si vede nel
filmato, Ricciardi cita la X Mas indicando Furgiuele, che nel 2024 fu espulso
dall’Aula per aver fatto la croce della X Mas. Nel video si vede il leghista
rispondere ricordando che “il presidente della Camera mi ha cacciato” e
ribadendo di aver mostrato la Decima.
L'articolo Tensione tra Ricciardi (M5s) e Furgiuele (Lega): “Vieni a fare la X
Mas nel mio paese, dove sono stati uccisi italiani innocenti” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
“Abbiamo stanziato un milione di euro tagliandoci gli stipendi di noi eletti, e
ora li mettiamo in votazione”. Così il leader del M5s Giuseppe Conte ha
annunciato in video che “sabato gli iscritti del Movimento sono chiamati a
votare” sulla loro destinazione ai territori di Sicilia, Calabria e Sardegna
colpiti dal ciclone Harry perché “di fronte a certi drammi le parole non bastano
più, servono i fatti”. Un’iniziativa di solidarietà che ha anche un risvolto
politico: “Ma la parte del leone la deve fare il governo, con grande speditezza
e responsabilità – ha incalzato Conte – I soldi ci sono e si possono prendere da
quel progetto faraonico del Ponte che è ormai miseramente fallito”.
L'articolo Conte: “Un milione di euro dai tagli degli stipendi M5S per
l’emergenza maltempo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
È morto contro un albero davanti agli occhi della fidanzata, nell’ultima discesa
della giornata sugli sci, a Courmayeur. Riccardo Mirarchi stava scendendo lungo
la pista 26 del comprensorio ai piedi del Monte Bianco: è deceduto per le gravi
ferite riportate, ha battuto violentemente il volto e il torace. L’incidente è
avvenuto ieri verso le 15,45 di giovedì. Ventunenne romano, studente
universitario della Luiss era anche impegnato in politica. Faceva parte del
Network giovani del Movimento 5 stelle.
E oggi in tanto del mondo della politica lo ricordano. A partire dal leader del
M5s: “Riccardo Mirarchi ci ha lasciati. Era fortemente impegnato a completare i
suoi studi universitari per inseguire i suoi sogni. Ma era anche appassionato
alla vita civile e politica del nostro Paese. Lo abbiamo avuto al fianco, in
prima fila, nelle nostre battaglie politiche. Era molto attivo nel Network
giovani del Movimento”, scrive sui social Giuseppe Conte che aggiunge: “Non si
muore a 20 anni. È una crudeltà. È un dolore enorme per la nostra comunità
politica. È una tragedia incommensurabile per la sua famiglia, i suoi cari, ai
quali ci stringiamo forte”. “Riccardo continueremo a ricordarti, a portare
avanti le battaglie in cui credevi, ad alimentare la speranza di cambiare le
cose”, conclude Conte. “Esprimo il mio più sincero cordoglio alla sua famiglia,
ai suoi affetti e a tutta la comunità del Network Giovani del Movimento 5
Stelle”, dichiara il presidente della Regione Campania Roberto Fico. “La sua
scomparsa lascia un vuoto enorme. In momenti come questi – aggiunge l’ex
presidente della Camera – le parole non bastano, resta il dolore e la vicinanza
a chi gli ha voluto bene.
Diversi messi anche dagli altri partiti. “Tutta Forza Italia esprime solidarietà
e vicinanza al presidente Giuseppe Conte, alla classe dirigente e a tutti i
militanti del Movimento 5 Stelle, per la tragica scomparsa di Riccardo Mirarchi,
giovane studente e attivista politico tra le fila del M5S. Un pensiero
affettuoso alla famiglia e agli amici di Riccardo. Un dolore che colpisce tutti
quanti. Possa riposare in pace”, scrive sui social il ministro degli Esteri e
vicepremier Antonio Tajani. “La scomparsa di Riccardo Mirarchi è una tragedia
inimmaginabile. Un giovane di 20 anni sportivo, innamorato della vita e dello
studio e appassionato di politica. Una perdita enorme, una incredibile
ingiustizia. A nome di Italia Viva esprimo profondo cordoglio alla famiglia, e
vicinanza alla comunità del Movimento 5 stelle e al presidente Conte”, dice la
senatrice di Italia viva, Daniela Sbrollini. “Come coordinatore federale della
giovanile del partito esprimo le mie condoglianze alla famiglia e a tutto il
Movimento 5 Stelle per la tragica scomparsa dell’attivista, giovane romano,
Riccardo Mirarchi. A soli 21 anni non si può morire in un modo così assurdo”,
dichiara in una nota Luca Toccalini, deputato e coordinatore federale Lega
Giovani. Anche il deputato di Fratelli d’Italia Fabio Roscani, presidente di
Gioventù Nazionale, esprime “profondo cordoglio”: “La vita spezzata del giovane
mentre sciava a Courmayer è una notizia che addolora e lascia sgomenti. La mia
vicinanza va alla sua famiglia, ai suoi amici e alla comunità del Movimento 5
Stelle nella quale si era distinto per l’impegno appassionato”, conclude.
Intanto la procura di Aosta è in attesa della relazione della polizia di stato.
Appena gli atti sulla dinamica dell’incidente saranno pronti, la procura firmerà
il nullaosta per i funerali del giovane. I genitori di Riccardo sono arrivati a
Courmayeur nella notte.
L'articolo Riccardo Mirarchi, chi era il 21enne appassionato di politica morto
in un incidente mentre sciava a Courmayeur proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Ministro Salvini, noi ce lo vediamo già il suo obiettivo di farsi una foto con
un caschetto da capo cantiere e una felpa con scritto ‘ponte’. Ma lei fa parte
di un governo dove il ministro dell’Economia ha appena annunciato uno
scostamento di bilancio per comprare altre armi. È all’interno di un governo che
pianifica di spendere 23 miliardi in armi e questi sarebbero motivi ben più
nobili per far cascare un governo, certamente più di un mojto al Papete”. Lo ha
detto Riccardo Ricciardi del Movimento 5 stelle durante il Question Time al
vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, in merito alla costruzione del
Ponte sullo Stretto di Messina. In particolare, il M5s ha chiesto conto al
ministro dei Trasporti delle divergenze tra il suo ministero e quello della
Difesa, guidato da Guido Crosetto, sul valore strategico – per fini militari –
del viadotto. Salvini, infatti, ha dichiarato nei giorni scorsi che avrebbe un
valore importante, mentre per la Difesa sarebbe la prima infrastruttura a
saltare in caso di conflitto bellico.
L'articolo Ponte sullo Stretto, il M5s attacca Salvini in Aula: “Vuole solo
farsi il selfie col caschetto”. La replica: “Ce lo chiede l’Ue” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
di Angelo Palazzolo
Dopo che la Commissione Esteri del Senato ha approvato la mozione sull’Iran
presentata dalla forzista Stefania Craxi con i voti favorevoli di tutto l’arco
parlamentare, politici e mass media si sono accaniti contro l’astensione del
Movimento 5 Stelle. I senatori pentastellati avevano chiesto di inserire una
frase all’interno della risoluzione: “la contrarietà ad azioni militari
unilaterali condotte fuori dal quadro del diritto internazionale”. Questa frase,
tanto chiara quanto essenziale, è stata rigettata.
In altre parole, il Movimento 5 Stelle viene stigmatizzato e accusato di essere
al fianco degli ayatollah solo per aver dimostrato, una volta di più, di avere
un cervello proprio e di non farsi accecare da facili ricette e risposte
preconfezionate; a poco servono le parole del capogruppo Stefano Patuanelli: “no
a caricature di un M5S pro Ayatollah, sosteniamo senza ambiguità il popolo
iraniano che si ribella a un regime teocratico brutale”, ormai la macchina del
fango e della mistificazione è partita.
Ritengo che il M5S abbia fatto bene ad astenersi su questa risoluzione, ponendo
come condicio sine qua non il rispetto del diritto internazionale. Spiego questo
mio endorsement alla luce della cornice di eventi che hanno sconvolto il mondo
contemporaneo e rimarcando, di volta in volta, il ruolo ricoperto dall’Italia:
1) Israele è alla sbarra dell’Aja per genocidio e l’Italia è stata al suo fianco
offrendole assistenza politica, militare e logistica;
2) La politica europea ha fallito in modo colossale la gestione del conflitto
russo-ucraino e l’Italia ha contribuito a questo fallimento toccando solo palle
sbagliate: scommessa sulla sconfitta militare della Russia, esecrazione della
diplomazia, diffusione di fake news;
3) la storica subalternità dell’Italia verso gli Stati Uniti ha toccato vette
mai viste (dal bacino in testa dato da Biden alla nostra premier,
all’accettazione supina di misure draconiane su dazi e riarmo); a questa triste
realtà a cui ci eravamo abituati si aggiunge l’inedita sudditanza verso Israele
(l’azione della Global Sumud Flotilla ha scoperchiato i veri rapporti di forza
tra noi e lo Stato ebraico) e l’inaudita genuflessione verso la Libia (vedi caso
Almasri);
4) a capo degli Stati Uniti si trova un megalomane senza scrupoli che – anziché
fare i conti con la realtà e cercare di riposizionare il proprio Paese in
un’ottica di necessario multilateralismo – sta collocando gli Usa fuori dalla
legalità internazionale senza neanche più preoccuparsi di nascondere un animo
meramente opportunista e imperialista (bombardamento dell’Iran, rapimento del
Presidente venezuelano, sequestro di navi in acque internazionali, minacce di
annessione alla Groenlandia e mi fermo qui per problemi di spazio).
Nonostante ciò, l’Italia continua ad orbitare attorno ad un Paese sempre più
simile ad “un bufalo ferito, che infuria in tutto il mondo” per parafrasare un
verso del cantante e poeta Umberto Fiora.
Non esistono più punti di riferimento esterni su cui fare affidamento (l’Ue si è
trasformata in un ectoplasma belligerante, gli Usa hanno gettato la maschera
disvelando un volto da film horror), pertanto bisogna ripartire dai fondamentali
del nostro Paese. Il perimetro all’interno del quale muoversi è il rispetto
della legalità internazionale e il faro da seguire è la nostra Costituzione. I
5S impuntandosi sulla necessità di quella frase dimostrano di averlo capito.
“La volpe sa molte cose – scriveva il poeta greco Archiloco – ma il riccio ne sa
una grande”. A differenza degli altri politici italiani – di destra e di
sinistra – che sanno sempre tutto (cosa è bene per l’Ucraina, cosa è bene per il
Venezuela, cosa è bene per l’Iran), il M5S ha una sola grande certezza: il
ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e
come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
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L'articolo Perché il M5s ha fatto bene ad astenersi dalla mozione sull’Iran: il
rispetto del diritto internazionale è la priorità proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Una richiesta di informativa urgente alla premier Giorgia Meloni per sapere se
il governo intenda rinviare la data del referendum. A presentarla sono Pd,
Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi e Sinistra dopo il raggiungimento del quorum
di 500mila firme da parte dell’iniziativa popolare lanciata da un gruppo di 15
giuristi. Violando la prassi costituzionale, infatti, il governo ha indetto la
consultazione il 22 e 23 marzo sulla base della richiesta già depositata dai
parlamentari, senza attendere il termine di tre mesi dalla pubblicazione della
legge in Gazzetta ufficiale (30 ottobre) entro il quale anche i cittadini
possono chiedere il voto. “Ringraziamo le cittadine e i cittadini che hanno
sottoscritto la richiesta e i due comitati (quello dell’Anm e quello della
società civile, ndr) che li hanno sollecitati e aiutati. Continuiamo a
raccogliere firme e dimostriamo anche coi numeri la forza delle ragioni del voto
per il No. Lo possiamo fare fino al 27 gennaio perché è necessario del tempo per
chiudere formalmente la raccolta e consegnare tutto in Cassazione entro il
temine di legge del 30 gennaio”, dichiarano in una nota i promotori (qui il link
per continuare a firmare con Spid o Carta d’identità elettronica).
Tra i primi a esultare per il quorum c’è il leader del Movimento 5 stelle
Giuseppe Conte: “È un risultato incredibile, un segnale dirompente. Con tutti
contro, nonostante il lavaggio del cervello a reti unificate su questa riforma,
su cui stanno illudendo i cittadini. Nonostante un governo che snobba e
ridicolizza la partecipazione, l’impegno, la raccolta firme, accelerando i tempi
per il referendum per dare meno tempo ai cittadini di discutere e informarsi”.
Dal Pd, la responsabile Giustizia Debora Serracchiani sottolinea che il
risultato “dice una cosa molto chiara: le persone vogliono capire, partecipare,
scegliere. In un tempo in cui si prova a ridurre tutto a propaganda, 500mila
persone hanno scelto la partecipazione. In pochissimo tempo, sotto le festività
natalizie. È stato un atto di responsabilità democratica: per chiedere
informazione, confronto, rispetto delle regole”.
Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana e deputato di Avs, parla di
“un grande risultato di popolo, che in pochissimi giorni ha raggiunto
l’obiettivo solo grazie al passaparola e senza grandi finanziamenti, nonostante
il boicottaggio e gli attacchi del governo e di tutto il sistema mediatico della
destra”. Per il leader di Europa Verde Angelo Bonelli, il successo
dell’iniziativa è “la miglior risposta delle cittadine e dei cittadini
all’arroganza di un governo che vuole agire in maniera impunita”. Carlo Nordio,
invece, minimizza e invita ad aspettare il 27 gennaio, quando il Tar del Lazio
deciderà sul ricorso dei promotori della raccolta firme contro la decisione del
governo sulla data: “Secondo me è inutile, ma deciderà il giudice
amministrativo, aspettiamo. Non abbiamo detto che la magistratura, anche quella
amministrativa, è sovrana e indipendente. Aspettiamo la decisione del 27”.
L'articolo Referendum, Conte: “Dalle firme un segnale dirompente”. Le
opposizioni a Meloni: “Ora rinviare il voto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il governo Meloni esclude tagli alla spesa sociale e attende i dati Istat di
marzo per confermare l’aumento dello 0,5% del Pil destinato al capitolo
sicurezza. “L’incremento delle risorse destinate alla Difesa e alla sicurezza
nazionale non graverà sui settori del welfare e delle politiche sociali, grazie
all’attivazione di specifiche deroghe europee e clausole di flessibilità”. Lo ha
detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, durante il Question Time
al Senato rispondendo a un’interrogazione di Stefano Patuanelli, capogruppo dei
senatori del Movimento 5 Stelle, sulle coperture finanziarie necessarie per
sostenere gli impegni assunti dall’Italia. Per gestire l’aumento degli
investimenti in armamenti e sicurezza senza intaccare i servizi essenziali, il
governo punta sulla clausola di salvaguardia nazionale. Accanto alla clausola
nazionale si colloca il programma Safe (Security Action For Europe). L’Italia ha
già presentato un piano per una quota massima di 14,9 miliardi di euro,
attualmente sotto esame a Bruxelles insieme alle proposte degli altri partner
UE. Il governo Meloni prevede un incremento graduale della spesa per la Difesa
che potrebbe toccare un’incidenza sul Pil superiore di circa 0,5 punti
percentuali entro la chiusura del triennio coperto dalla legge di bilancio.
“Oggi in Aula ho fatto una domanda semplice al ministro Giorgetti: dove
prenderete i soldi per aumentare di oltre 23 miliardi le spese militari nei
prossimi tre anni?” ha scritto Patuanelli. “La risposta è stata un esercizio di
fumo istituzionale. Si rinvia tutto a marzo, alle stime Istat, all’uscita
(forse) dalla procedura di infrazione, alle clausole europee, al Safe, alle
flessibilità. Ma intanto una cosa è chiarissima: l’impegno a spendere quei soldi
c’è ed è nero su bianco nei documenti ufficiali del Governo”.
L'articolo Giorgetti: “Fondi per armi non da spesa sociale”. Patuanelli: “Dove
li prenderete? Ipotecate risorse del Paese” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una seduta straordinaria della Commissione di Vigilanza Rai, bloccata da oltre
un anno dal boicottaggio della destra, per approvare “No Peace No Panel“,
l’appello per garantire alle posizioni pacifiste spazi adeguati nelle
trasmissioni del servizio pubblico. A chiederla è la presidente dell’organismo,
la senatrice M5s Barbara Floridia, nei giorni in cui si apre un nuovo fronte di
instabililità mondiale in Venezuela dopo l’attacco Usa. “In un contesto mondiale
in cui il diritto internazionale viene sistematicamente calpestato e
l’escalation militare è spesso trattata come un fatto inevitabile, serve sempre
di più un’informazione del servizio pubblico che restituisca la complessità e
proponga riflessioni complete. Altrimenti significa accettare una narrazione
mutilata”, scrive Floridia. “Oggi nei media domina una logica binaria, azione e
reazione, attacco e contrattacco, mentre vengono sistematicamente esclusi chi
lavora sul campo umanitario, chi pratica la diplomazia, chi prova a immaginare
soluzioni diverse dalla forza, chi rivendica la necessità del rispetto del
diritto internazionale. Questo squilibrio non è neutro, educa alla guerra”,
afferma.
La campagna “No Peace No Panel”, lanciata dai giornalisti Rai, ha raccolto – tra
le altre – le adesioni di Federazione nazionale della stampa, Cgil e Rete
italiana pace e disarmo. L’appello è stato trasformato in un atto di indirizzo,
incardinato in Commissione proprio per iniziativa di Floridia, che chiede di
recepire nel contratto di servizio Rai il principio portato avanti dalla
campagna. E ora la presidente chiede alla maggioranza di scendere dall’Aventino
per votare il documento: “L’appello di No Peace No Panel ricorda una cosa
semplice e radicale: la pace non è un’opinione marginale, ma il necessario
contraddittorio della guerra. Integrare nel contratto di servizio un principio
come No Peace No Panel non significa censurare, ma allargare lo sguardo, rendere
l’informazione più completa e quindi più onesta. Chiedo ufficialmente alla
maggioranza di poter riavviare le attività almeno su questo atto. Riprendere i
lavori sulla pax condicio non è solo urgente, è doveroso”. Dai promotori
dell’iniziativa si esprime soddisfazione: “Grazie a Barbara Floridia per il suo
impegno, adesso tocca al resto della Commissione deporre le armi della polemica
politica per un momento di confronto su un bene superiore: la pace”, si legge
sui social di No Peace No Panel.
L'articolo “Sbloccare la Vigilanza Rai per approvare l’appello sul pacifismo nei
talk show”: la richiesta della presidente M5s Floridia proviene da Il Fatto
Quotidiano.
La fiamma tricolore, simbolo del Movimento sociale italiano e la didascalia: “26
dicembre 1946. Le radici profonde non gelano”. È polemica per il post social su
Instagram di Riccardo Pescante, vicedirettore di Rai Sport, che negli scorsi
giorni ha ricordato sui social l’anniversario della nascita del Msi, partito
d’ispirazione neofascista.
Un gesto che non è passato inosservato e che negli ultimi giorni è stato
ampiamente criticato dai parlamentari di Pd e M5s in Commissione di vigilanza
Rai. Questi hanno chiesto all’azienda di servizio pubblico di prendere
provvedimenti dopo l’accaduto. “È vergognoso che un vicedirettore di una testata
Rai, nello specifico il vicedirettore di Rai Sport Riccardo Pescante, pubblichi
sui social la sua appartenenza politica senza alcun ritegno. Chiediamo che
Pescante si dimetta e che venga convocata immediatamente la commissione di
vigilanza Rai e i vertici della Rai per chiedere di stabilire un codice di
autoregolamentazione di tutti i componenti Rai, soprattutto dirigenti e
direttori e vicedirettori“.
A dichiararlo in una nota sono stati i parlamentari Pd della commissione di
Vigilanza sulla Rai. “Non è possibile che ormai tutti i dirigenti possano
immaginare di dire che loro appartengono ad un partito piuttosto che ad un
altro, perché così si perde di credibilità e la Rai diventa la portavoce del
partito di governo. Questo non fa bene né alla Rai né alla nostra democrazia”,
si legge nella nota.
Il post con la fiamma tricolore è stato ampiamente criticato da diversi
esponenti di Pd e M5s, tra cui anche dal capogruppo del M5s in commissione
vigilanza Rai, Dario Carotenuto: “L’uso che il vicedirettore di RaiSport fa dei
suoi canali social è incompatibile con le linee guida del servizio pubblico.
Roberto Pescante, vicedirettore di Rai Sport, usa i propri canali per celebrare
il Movimento Sociale o condividere meme di dubbio gusto paragonando Landini a
Maduro. Non è libertà d’opinione: è mancanza di senso istituzionale“.
Carotenuto ha infatti ricordato altri post di natura politica da parte di
Pescante nel corso di questi mesi, tra cui anche quello di approvazione nei
confronti dell’attacco Usa in Venezuela, come la foto su Instagram postata
domenica 4 gennaio con la scritta “Venezuela libre“.
Ad accodarsi al pensiero di Carotenuto anche il responsabile informazione nella
segreteria nazionale del Pd, Sergio Ruotolo: “Se sei del partito della
presidente del Consiglio Giorgia Meloni puoi fare quello che vuoi ed esprimerti
come vuoi. Sui social media perdi ogni parvenza di decenza. La Rai non è più ‘la
Rai di tutti’. È l’house organ di Fratelli d’Italia. Con quale credibilità si
continua a dire che la Rai è indipendente?”.
E da qui l’elenco dei vari post Instagram del vicedirettore di Rai Sport
contestati da Ruotolo: “In un post la fiamma tricolore, in un altro ‘Con la
violenza non si risolve niente, figurati senza‘. In un terzo compare un meme che
raffigura Donald Trump con la scritta ‘dopo Nicolás Maduro adesso tocca a
Maurizio Landini‘, con l’aggiunta ironica: ‘Peccato che sia solo un meme’. Non
hanno ritegno e non nascondono la sudditanza al partito. Per questo chiediamo
alla Commissione di vigilanza Rai di convocare i vertici di viale Mazzini per
chiarire e imporre una linea di comportamento pubblico per i dipendenti Rai. Il
servizio pubblico non è un megafono di partito: è un bene di tutti”.
LA RISPOSTA DELLA RAI
Dopo le polemiche delle ultime ore, con una nota è intervenuto il consigliere di
amministrazione Rai Roberto Natale: “Le regole per l’uso dei social in Rai ci
sono. Sono state affinate negli anni, anche integrando il Codice Etico con le
osservazioni formulate dalla Commissione parlamentare di Vigilanza. Al tema il
Cda ha dedicato su mia richiesta una approfondita discussione nella seduta del
16 ottobre scorso. Nessun dubbio sul fatto che debba farne uso responsabile e
non sconsiderato ogni dipendente Rai, tanto più se ricopre ruoli da dirigente.
Chi deve intervenire intervenga, senza permettere che l’irresponsabilità di
qualcuno danneggi l’immagine di tutta la Rai”.
L'articolo Il vicedirettore di Rai Sport posta la fiamma tricolore del Movimento
sociale: è polemica. Pd e M5s: “Si dimetta” proviene da Il Fatto Quotidiano.