“Eppure il vento soffia ancora”, scriveva e cantava Pierangelo Bertoli. Il vento
dell’antifascismo, della gratitudine di un governo ai combattenti che nella
prima metà del secolo scorso lottarono e morirono “a favore della libertà e
della democrazia”. Non è però il governo italiano di Giorgia Meloni a esternare
la gratitudine ma quello spagnolo di Pedro Sánchez. Novanta anni dopo il colpo
di Stato da cui prese origine la lunga dittatura fascista e oppressiva del
generale Francisco Franco, la Spagna rende onore ai combattenti delle “Brigate
Internazionali” che da tutto il mondo si recarono a difendere la democrazia in
appoggio delle forze armate repubblicane. Lo fa concedendo la nazionalità
spagnola onoraria a 171 figli e nipoti di quei combattenti che hanno dimostrato
“un impegno costante nel diffondere la memoria dei loro antenati”.
Bruna Pattacini, moglie di Pierangelo Bertoli, e i loro quattro figli Lorna,
Emiliano, Alberto e Petra, figurano nell’elenco dei discendenti di quei
combattenti che compongono il gruppo più numeroso per nazionalità: gli italiani.
Bruna si dice semplicemente commossa per questo riconoscimento. Il padre di lei
e della sorella Alice era Fausto Pattacini “Sintoni”, apprendista calzolaio che
a 21 anni nel 1938 espatriò clandestinamente e si arruolò nella Brigata
Garibaldi combattendo in Spagna sul duro fronte del fiume Ebro. Terminata quella
“trasferta” fu internato nei campi di prigionia francesi, conobbe il confino a
Ventotene e venne condannato per renitenza alla leva prima di passare alla
Resistenza col ruolo di comandante della divisione SAP di pianura a Reggio
Emilia. Nel dopoguerra lavorò come funzionario della Federazione Comunista nella
sua città. Un curricolo di combattente che si ripete nelle storie degli altri
italiani ai cui discendenti va oggi il riconoscimento del governo spagnolo.
Diciassette di loro sono emiliano romagnoli di Forlì, Ravenna e Fusignano; di
Reggio Emilia, Sassuolo e Formigine. Altri sono originari di Milano e Roma, di
Napoli e Venezia, di città e Paesi del Veneto e della Lombardia, della Campania
e delle Marche, del Piemonte e del Friuli. Dall’estero a combattere quella
guerra contro la dittatura arrivarono da tutto il mondo. Nell’elenco diffuso il
4 novembre 2025 il governo spagnolo cita 47 italiani ma figurano discendenti di
combattenti nati a Cuba e negli Stati Uniti; in Tunisia, Cecoslovacchia,
Polonia, Albania e nella ex Iugoslavia; in Francia, Scozia, Germania e
Inghilterra. Ai quali si aggiungono i provenienti da Paesi lontani come Messico
e Nuova Zelanda, Uganda, Bolivia, Venezuela e Sudan. Un combattente arrivò in
Spagna anche dall’Uzbekistan, ma chiamandosi sua figlia Stellina Ossola è facile
immaginare di che nazione fosse originario.
Alberto Bertoli ricorda oggi il nonno combattente dicendo che tutta la famiglia
si sente orgogliosa del suo impegno contro il fascismo, sebbene la lotta di
Liberazione abbia sconvolto la prima parte della vita privata di Fausto Sintoni,
sacrificata “al dovere di lottare per la libertà e per la dignità di tutti gli
uomini e le donne”. Questo riconoscimento, aggiunge Alberto che si è affermato
come cantautore sulle orme del padre, “ci onora, perché arriva nel momento
giusto. In un’epoca segnata dalla egemonia dei soldi e delle guerre, dai
rigurgiti del fascismo e dalla compressione dei diritti dei cittadini”.
Parole che risuonano con quelle pronunciate dal presidente spagnolo Pedro
Sánchez: “Per la Spagna libera e democratica che siamo, sarà un onore poter
chiamare compatrioti i discendenti dei combattenti. Riconoscendo loro questo
diritto, facciamo appello alla difesa stessa della democrazia in un momento di
minaccia e regressione in tutto il mondo”.
Nell’ottobre del 1938, l’allora Primo Ministro spagnolo Juan Negrín aveva
promesso “diritto e onore” ai membri delle Brigate Internazionali ritirate
dall’Esercito Popolare della Repubblica. La promessa in Spagna è stata mantenuta
e in Emilia-Romagna il 27 marzo tutti i discendenti dei combattenti saranno
ricevuti dal presidente della Regione Michele De Pascale e dall’ambasciatore
spagnolo in Italia Miguel Fernandez-Palacios. Per dire loro che l’unità dei
valori antifascisti è ancora capace di superare confini e barriere. Di opporsi,
per concludere con le parole della canzone di Pierangelo Bertoli, al “freddo
interesse” che ha “sbarrato le porte alla vita”.
L'articolo Cittadinanza spagnola agli eredi delle Brigate internazionali, tra
loro la famiglia di Pierangelo Bertoli: “Un onore” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Cittadinanza Onoraria
“Non ci sono le condizioni“. A Firenze salta la concessione della cittadinanza
onoraria a Francesca Albanese. La Commissione Pace di Palazzo Vecchio,
presieduta da Stefania Collesei (Pd), ha scelto di rinviare il voto sulla
risoluzione proposta da Dmitrij Palagi (Sinistra Pc) dal titolo ‘Solidarietà e
cittadinanza onoraria a Francesca Albanesè, relatrice speciale dell’Onu. A
sentire Collesei, “in questo momento non ci sono le condizioni per la
cittadinanza onoraria, non ci sono i numeri in Consiglio comunale – ha spiegato
– C’è una presa di posizione forte della sindaca Funaro. Quello che io cerco di
riaffermare è il contenuto principale dell’atto, vogliamo che vengano
riconosciuti i contenuti del report che Albanese ha fatto per l’Onu”.
La relatrice speciale delle Nazioni Unite, quindi, non avrà la cittadinanza
onoraria del capoluogo toscano, anche perché la stessa Collesei ha anticipato
alcuni emendamenti (che saranno discussi nella seduta successiva) e si pensa ad
un riconoscimento per il lavoro fatto da Albanese. “Che tipo di riconoscimento?
È ancora da verificare – ha risposto l’esponente del Pd – Se si intende un
riconoscimento ufficiale come un Leone d’oro, nell’emendamento questo non c’è.
Ma c’è il riconoscimento del proprio lavoro: fare ad esempio un convegno in
Palazzo Vecchio sui report è il riconoscimento del proprio lavoro”.
“Si deve lavorare per trovare una concretezza del riconoscimento – ha spiegato
Caterina Arciprete di Avs-Ecolò – Il riconoscimento anche a Francesca Albanese e
non solo al suo rapporto è quello su cui ci dobbiamo lavorare. Ben venga un
convegno ma non è sufficiente, bisogna lavorare nella maggioranza per fare un
passo in più”. Secondo Palagi “c’è una responsabilità politica della sindaca che
ha scelto, lunedì, di anticipare la discussione senza permettere di spiegare le
nostre argomentazioni. Per noi è imprescindibile che ci sia una riconoscimento a
Albanese che faccia capire che lei è la benvenuta in questa città. Do per
scontato che la prossima settimana ci sarà una aggiornamento della discussione”,
ha concluso Palagi.
L'articolo Firenze, salta la cittadinanza onoraria a Francesca Albanese. “Non ci
sono le condizioni”. Si va verso un altro tipo di riconoscimento proviene da Il
Fatto Quotidiano.
“Purché mi sia risparmiato l’esilio perpetuo….”, scrive Francesca Albanese sulla
piattaforma X, in calce al posto della sindaca di Firenze Sara Funaro. Anche lei
esprime forti dubbi sul riconoscimento della cittadinanza onoraria alla
relatrice Onu per la questione palestinese, colpita duramente dalle sanzioni
americane. Un’onorificenza “inopportuna”, ha scritto sul social la prima
cittadina dem. E non è l’unica a pensarla così, dopo il commento di Albanese al
raid pro-pal nella sede del quotidiano La Stampa a Torino: “un monito” ai
giornalisti per “tornare a fare il proprio lavoro”, aveva dichiarato l’esperta,
condannando fermamente la violenza dell’atto vandalico. Parole che hanno
alimentato polemiche e rimostranze su l’onorificenza in diversi Comuni,
soprattutto in casa Pd.
BOLOGNA, GUERRA NEL PD SU ALBANESE: L’ONOREVOLE E L’EX SINDACO CONTRO IL PRIMO
CITTADINO MATTEO LEPORE
A Bologna, dopo il clamore, nessuna revoca della cittadinanza per Albanese.
“Abbiamo cose più importanti di cui occuparci”, ha tagliato corto il sindaco dem
Matteo Lepore. Era stato il collega di partito e deputato Andrea De Maria, ad
accendere la miccia invocando il passo indietro in unaìintervista a Repubblica:
“Le parole di Francesca Albanese sono inaccettabili, incompatibili con la
cittadinanza onoraria conferitale a Bologna, alternative all’idea di libertà e
ai valori costituzionali. Erano le squadracce fasciste a distruggere le sedi dei
giornali”, ha accusato l’onorevole del Pd, già sindaco di Marzabotto. Poi è
giunta la rimostranza di un altro dem, l’ex sindaco Virginio Merola. Le
opposizioni hanno cavalcato la polemica presentando ordini del giorno per la
revoca dell’onorificenza. Ma ieri il Consiglio comunale li ha congelati: la
maggioranza ha votato l’ammissibilità, ma non l’urgenza degli ordini del giorno,
scatenando la reazione leghista. Una scelta “vergognosa della sinistra che non
riesce a prendere le distanze da Albanese”, ha tuonato il capogruppo del
Carroccio Matteo Di Benedetto.
A FIRENZE LA SINDACA E ITALIA VIVA CHIUDONO SU ALBANESE. INSORGE AVS: “PARTITO
FINANZIATO DA BIN SALMAN”
Firenze invece discuterà domani sulla possibile cittadinanza onoraria per
Albanese, presso la commissione pace di Palazzo Vecchio. Ma la sindaca del Pd
oggi ha ribadito la sua ferma contrarietà: “Non solo con le ultime
dichiarazioni, ma anche con tante altre, le posizioni che porta Francesca
Albanese sono più divisive che unitarie e questo non è rappresentativo della
città di Firenze”. In ogni caso, sarà il Consiglio comunale a valutare
riconoscimenti. La proposta dell’onorificenza è stata sollevata da Dmitrij
Palagi di Sinistra progetto comune. Ma Fratelli d’Italia è scesa subito in
trincea: Alessandro Draghi, vicepresidente del Consiglio comunale, domani in
commissione pace presenterà una questione pregiudiziale per fermare
l’iniziativa. Secondo l’esponente fiorentino del partito della premier, la
proposta di cittadinanza onoraria “può essere avanzata dal sindaco o da almeno
un quinto dei consiglieri comunali. Palagi non ha i numeri per presentare
l’atto”. Neppure Italia Viva sostiene Francesca Albanese a Firenze, con Matteo
Renzi che chiude la porta: “Non vedo un solo motivo per cui la dottoressa
Albanese riceva una onorificenza così prestigiosa”. Il veto ha suscitato l’ira
del gruppo consiliare di Alleanza verdi e sinistra: “I primi ad essere
contraddittori siano proprio i consiglieri di Italia Viva, che ritengono normale
che il leader del loro partito sia finanziato da Bin Salman, mandante
dell’uccisione del giornalista Jamal Khashoggi”. Dunque continua la guerra su
Albanese, nella città del Giglio.
NAPOLI, MANFREDI BLOCCA LA DELIBERA E FERMA LA CITTADINANZA
A Napoli, già ad agosto il Consiglio comunale aveva approvato la mozione per la
cittadinanza onoraria di Francesca Albanese. Tuttavia mancherebbe la delibera di
giunta, con il sindaco riottoso a firmarla. “La proposta è stata votata dal
Consiglio comunale, ma ritengo doverose una ulteriore valutazione e una
riflessione condivisa”, ha dichiarato il primo cittadino Gaetano Manfredi,
presidente Pd dell’Associazione nazionale dei Comuni (Anci).
TORINO, LA SINISTRA SI DIVIDE: NIENTE ONORIFICENZA
A Torino, con il sindaco Stefano Lorusso (area moderata del Partito
democratico), il cambio di rotta su Albanese era già avvenuto. La proposta di
conferire la cittadinanza onoraria era giunta dal Movimento 5 stelle il 15
settembre. In principio Dem e Sinistra ecologista hanno accettato, poi hanno
dubitato, così il 31 ottobre (ben prima del commento sui vandali pro pal nella
redazione de La Stampa) la mozione si è arenata. Neppure al sindaco di Torino
non sono piaciute le parole di Albanese: “Grave che di fronte a un atto violento
del genere qualcuno arrivi a suggerire che la responsabilità sia anche solo in
parte della stampa”.
REGGIO EMILIA, IL SINDACO “SGRIDATO” DA ALBANESE NON TORNA INDIETRO: “GIUSTO IL
RICONOSCIMENTO PER L’ATTIVITÀ DI RELATRICE ONU SULLA PALESTINA”
A Reggio Emilia invece nessun dubbio su l’onorificenza per Albanese. Il sindaco
Marco Massari fu il primo a conferirle il tricolore e già alla cerimonia non
mancarono le polemiche. Il primo cittadino sul palco aveva ricordato come “la
fine del genocidio e la liberazione degli ostaggi sono condizioni necessarie per
avviare per quanto possibile un processo di pace”. Dopo i fischi del pubblico
arrivò la ramanzina du Albanese: “Il sindaco si è sbagliato ha detto una cosa
non vera, la pace non ha bisogno di condizioni (…) Io il sindaco non lo giudico,
lo perdono, però mi deve promettere che questa cosa non la dice più”. Malgrado
le polemiche e la “ramanzina” sul palco, Massari conferma l’onorificenza del
tricolore: “Le è stato dato per la sua meritoria attività di relatrice speciale
delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati e non per altre sue
iniziative o prese di posizione”.
L'articolo Francesca Albanese cittadina onoraria, anzi no: il Pd e la sinistra
si spaccano sull’onorificenza per la relatrice Onu proviene da Il Fatto
Quotidiano.