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Francesca Albanese: “Sanzioni? Ho chiesto un incontro al Governo italiano, mi è stato negato. Negli altri paesi vengo trattata con rispetto”
“Ci sono delle interlocuzioni da parte delle Nazioni unite, da parte del governo italiano non lo so. Se lo Stato italiano ha fatto qualcosa per la rimozione delle sanzioni non ne sono al corrente, perché non ho mai avuto un incontro con questo governo. L’ho richiesto ma mi è stato negato ed è un fatto abbastanza unico”. Lo ha detto Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i Territori palestinesi occupati, a margine di una conferenza stampa alla Camera, risponde a chi chiede un commento sulla possibile revoca delle sanzioni statunitensi. “Negli altri Paesi vengo ricevuta con rispetto e dignità”. L'articolo Francesca Albanese: “Sanzioni? Ho chiesto un incontro al Governo italiano, mi è stato negato. Negli altri paesi vengo trattata con rispetto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“A Gaza si continua a morire. Board of peace? Nulla a che vedere con la pace”: la proiezione di “Disunited Nations” con Oliva, Albanese, Germano e Nucci
“Quello che si sta tentando di fare a Gaza non ha niente a che vedere con la pace. Non si può ricostruire sulle fosse comuni e su quella che è la scena di un crimine, il crimine dei crimini, quello di genocidio“. A denunciare quanto continua ad avvenire in Palestina, non solo nella Striscia di Gaza, è Francesca Albanese, relatrice Speciale Onu per la Palestina e i Territori Occupati, nel corso della proiezione speciale a Roma del film documentario “Disunited Nations” di Cristophe Cottaret. Una serata introdotta dalla vicedirettrice del Fatto Quotidiano, Maddalena Oliva, e conclusa con un dibattito con il pubblico alla quale hanno partecipato anche l’attore Elio Germano e lo scrittore Matteo Nucci. “Negli ultimi tre mesi abbiamo iniziato a parlare di tregua. Pochissimi di noi ci hanno creduto. È di due giorni fa la notizia di un nuovo raid israeliano, oltre 30 civili palestinesi uccisi, moltissimi bambini sotto le bombe, di nuovo hanno ripreso a camminare come fantasmi”, ha ricordato Oliva. “Si è realizzato quello che io prevedevo quattro mesi fa. I palestinesi a Gaza continueranno a morire di fame, di stenti, di malattie e di bombe. Imporre la parola pace col pugno è stato necessario per mettere a tacere la voce delle piazze, la mobilitazione che stava scuotendo i Paesi occidentali, soprattutto l’Italia, e che stava scuotendo dall’interno Paesi i cui governi sono a sostegno o alleati di Israele e degli Stati Uniti“, ha continuato Albanese. “Il Board of peace di Trump? Non ci può essere pace lì dove c’è usurpazione, c’è pace invece dove si rispetta il diritto internazionale. I palestinesi hanno diritto ad essere liberi dall’apartheid, dall’oppressione e dal genocidio ed è questo che chiede il diritto internazionale”, ha continuato la relatrice. E ancora: “Si tratta di un progetto di immobiliaristi americani, israeliani e di altre parti del mondo, incluso il mondo arabo. Non è possibile che chi ha finanziato, chi ha armato il genocidio, ovvero gli Stati Uniti, abbia il potere di decidere le sorti di un popolo. Credo che il governo italiano abbia fatto bene a non associarsi, invocando la Costituzione italiana. Auspicherei che l’esecutivo, al netto di tutto ciò che è stato fatto, cambiasse rotta e seguisse il dettato costituzionale”. “C’è molta distanza tra rappresentanti e popoli. Non tutti gli americani si riconoscono in Trump, come evidentemente non tutti gli italiani si riconoscono in Giorgia Meloni e nelle sue politiche, ma è proprio un distacco di cittadinanza che ha prodotto la vittoria di questi personaggi e quindi penso sia molto importante manifestare”, ha spiegato Germano. Per poi sottolineare: “Una volta che uno ha deciso che c’è un nemico e che quello è il responsabile della tua infelicità, allora si può commettere qualsiasi tipo di atrocità. E questa cosa è possibile con una modalità sola, è possibile grazie alla propaganda. E attenzione perché in questa propaganda ci siamo cascati tutti quanti quando le bombe le mettevamo noi, bombardavamo noi l’Afghanistan. La ragione ultima è arricchire le economie, le grandi industrie italiane sono le uniche che si arricchiscono con le guerre. Tutte le altre motivazioni sono propaganda”. Per Nucci invece a preoccupare è il fatto che “sotto attacco sia soprattutto la critica. Mi sconvolge che il suicidio del mondo occidentale si completi proprio con la distruzione dello spirito critico. Quindi in questi giorni tutti gli sforzi sono concentrati sul non parlare di quanto avviene ancora a Gaza”. Eppure, ricorda Albanese, nelle scorse settimane “mai tanta gente si è mobilitata contro un genocidio”: “Il potere non reagisce perché il potere fa questo da sempre, protegge se stesso. Ma questa per noi è un’opportunità di democratizzazione. Dobbiamo continuare a resistere” L'articolo “A Gaza si continua a morire. Board of peace? Nulla a che vedere con la pace”: la proiezione di “Disunited Nations” con Oliva, Albanese, Germano e Nucci proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sala piena a Roma per la proiezione speciale del doc Disunited Nations. In sala il regista Cotteret, Francesca Albanese e Maddalena Oliva: “Teniamo accesa la luce su Gaza”
Sala piena al Cinema Adriano di Roma dove ieri sera, 3 gennaio, è stato proiettato il film documentario Disunited Nations di Cristophe Cottaret. A introdurre la serata Francesca Albanese, Relatrice Speciale Onu per la Palestina e i Territori Occupati, il regista Christophe Cotteret insieme a Maddalena Oliva, vicedirettrice del Fatto Quotidiano. “Un film importante anche alla luce di quello che sta accadendo in questi giorni e ore, con il bando di 37 ong che non potranno più lavorare in Palestina” ha commentato Oliva. “È importante tenere la luce accesa su Gaza e continuare a lavorare per un progetto di pace e cooperazione. E lo facciamo anche noi del Fatto Quotidiano con iniziative come queste che sono a sostegno non solo della popolazione di Gaza, ma anche di personalità come quella di Francesca Albanese, voci del diritto internazionale in un’epoca così buia”. Il lungometraggio, distribuito da Mezcalito film, prende avvio nel marzo 2024, quando Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi Occupati, ha denunciato un genocidio a Gaza. Seguendo i suoi passi tra missioni, incontri istituzionali e pressioni politiche, questo documentario ci porta nel cuore della crisi delle Nazioni Unite, messa di fronte alla propria incapacità di impedire il massacro dei civili. Attraverso interviste, materiali d’archivio e il dietro le quinte del lavoro diplomatico, il film racconta il difficile equilibrio tra diritto internazionale, informazione e potere, mostrando come l’ONU e la comunità globale appaiano sempre più divise di fronte al conflitto. Le Nazioni Unite nacquero nel periodo in cui, nel 1947, venne deciso il Piano di Partizione della Palestina. Oggi la questione palestinese è la prova decisiva: l’Organizzazione saprà reggere, o ne uscirà irreversibilmente indebolita? L'articolo Sala piena a Roma per la proiezione speciale del doc Disunited Nations. In sala il regista Cotteret, Francesca Albanese e Maddalena Oliva: “Teniamo accesa la luce su Gaza” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Perché la situazione di Israele mi sembra a tutti gli effetti emblematica della crisi mondiale in atto
di Felice Musicco Ho ascoltato la recente presentazione di Francesca Albanese alla scuola del Fatto Quotidiano, conclusione del corso sulla costruzione della Pace. Ha effettuato un excursus storico, basato sui suoi studi, delle origini del conflitto israelo-palestinese a partire da progetto iniziale post seconda guerra mondiale. Tale progetto è stato definito una impresa coloniale occidentale che ancora si perpetua. Lo Stato israeliano è stato presentato come una democrazia assolutamente imperfetta, a carattere militare. La risoluzione internazionale del conflitto è stata considerata estremamente problematica, anche per le implicazioni economiche e capitalistiche che coinvolgono anche le democrazie occidentali e i loro rapporti con Israele. Gli argomenti crisi delle democrazie, dell’economia, della politica li ho affrontati anche in altri corsi della scuola del Fatto, nonché leggendo, ascoltando e approfondendo per mio conto. Ho letto anche il recente libro di Anna Momigliano Fondato sulla sabbia. Un viaggio nel futuro di Israele. La complessità della questione emerge nella discussione e nei discorsi comuni attraverso le parole che usiamo e leggiamo quotidianamente, tipo democrazia, politica, economia, religione, guerra. Cosa siano queste parole e come vengano interpretate dalle persone è fondamentale per capirsi ed esercitare il pensiero critico. L’opinione comune, ad esempio, mi pare si riferisca a Israele come a una democrazia occidentale inserita logisticamente in un ambiente ostile di finte democrazie, oligarchie, autocrazie. Anche Albanese ha definito molti Paesi arabi delle finte democrazie. Da questo predominante punto di vista, veniamo richiamati genericamente alla difesa dei valori di Israele come democrazia occidentale, rispetto al resto da cui è circondata. Dalle parole di Albanese e Momigliano emergono i limiti della democrazia e delle politiche che possono originare in Paesi che pur tengono elezioni a suffragio universale e hanno sistemi di governo democratici rappresentativi. Emerge anche il valore della costituzione e dei meccanismi di controllo e bilanciamento del potere del governo. I palestinesi sono stati da sempre considerati cittadini di seconda fascia, qualcosa che ci ricorda i limiti delle democrazie greche, con donne e schiavi senza gli stessi diritti degli altri. I conflitti sono diventati armati con morti, feriti, sofferenza da entrambe le parti. Sionismo, antisemitismo sono parole che rappresentano posizioni che categorizzano parti non comunicanti. Nel passato, pur tuttavia, ci sono stati tentativi, da parte di illuminati governi israeliani e membri della leadership palestinese, di cambiare questa situazione; di trovare un accordo tramite il riconoscimento delle altrui istanze. Subito dopo quanto successo nel 2023 e successivamente, è evidente quanto il pensiero complesso e profondo possa sembrare inappropriato, trovando forte opposizione. La nebbia causata dalla fossilizzazione e dall’inasprimento della situazione è fittissima. Si vedono solo dolore, incompatibilità e incomunicabilità, che si risolvono con l’eliminazione fisica. Mi interessa innanzitutto capire se questo è compatibile con il pensiero democratico occidentale. Con il mio pensiero, i miei valori e la mia cultura. La democrazia è una idea che definisce la rappresentazione del volere dei cittadini, che nella realtà è soggetta alla continua messa alla prova da parte delle contingenze interne ed esterne agli Stati sovrani. Come dicevano Sartori e altri, la democrazia richiederebbe che i cittadini se ne prendessero continuamente cura, monitorando, manutenendo. La situazione di Israele sembra a tutti gli effetti emblematica della crisi mondiale in atto, crisi dei cittadini quindi, delle persone in quanto individui facenti parte di comunità non coese ma divise a forte impronta individualista; laddove semplificazione, pigrizia, assuefazione, adattamento e rassegnazione prevalgono. Le minacce alle democrazie occidentali sembrerebbero più interne che esterne. IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! 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Anche a Reggio Emilia i docenti si mobilitano contro le ispezioni di Valditara nelle scuole che ospitano Albanese: oltre 200 firme
Continua la mobilitazione dei maestri e dei professori contro le ispezioni inviate dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, in Toscana e in Emilia Romagna, a seguito di alcuni incontri tenuti nelle scuole con Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori occupati in Palestina. A Castelnovo ne’ Monti (Reggio Emilia), un gruppo di docenti si è mosso coinvolgendo i colleghi di tutta la provincia arrivando a raccogliere duecento firme in poche ore per esprimere solidarietà nei confronti dei colleghi dell’istituto “Cattaneo- Dall’Aglio” di Castelnovo e del “Mattei” di San Lazzaro dove un’altra professoressa ha fatto lezione collegandosi con la giurista. Una levata di scudi contro l’inquilino di viale Trastevere – dopo quella di oltre 100 genitori bolognesi – che ha creato un vero e proprio movimento a difesa della libertà d’insegnamento. “Esprimiamo profonda preoccupazione per quanto sta accadendo in alcuni istituti scolastici, a seguito dell’azione del ministro dell’Istruzione e del Merito. Riteniamo che incontri come quello sopra citato siano momenti importanti e necessari per suscitare negli studenti dubbi, riflessioni e domande sul presente e sul passato, in piena coerenza con le Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica, che promuovono la conoscenza delle istituzioni nazionali e internazionali, l’educazione ai diritti umani, alla cittadinanza attiva e al pensiero critico”, cita la missiva resa pubblica sui quotidiani locali. Il personale della scuola non ha alcuna intenzione di abbassare la testa: “Rifiutiamo l’idea – prosegue la lettera -che tali interventi possano avere l’effetto di ‘indottrinare‘ gli studenti; siamo convinti, al contrario, che sia sempre possibile, anche attraverso questi incontri, dialogare in maniera aperta e non dogmatica. La scuola è e deve essere uno spazio aperto, libero e orientato a un confronto costante e proficuo, lontano da polemiche sterili. Manifestiamo pertanto la nostra sicuri che gli accertamenti richiesti faranno emergere la solidità e la coerenza delle intenzioni didattico-educative, pienamente conformi alle indicazioni normative e pedagogiche vigenti in materia di educazione civica, alla base del lavoro dei docenti e delle docenti”. Tra i tanti firmatari c’è anche Rita Pignatelli, professoressa al liceo Canossa: “Quello che sta accadendo è disarmante. Ricevere – spiega a ilfattoquotidiano.it – ispezioni significa, aprire la strada verso provvedimenti disciplinari che potrebbero essere emanati solo per aver svolto la propria attività di insegnamento. Al ‘Cattaneo’ – dove ho insegnato – c’è un clima di tensione”. Pignatelli è convinta che l’attività del ministro porti dritto dritto ad una sorta di auto-censura: “Io continuerò a fare quel che faccio pur rischiando ma colleghi più anziani o stanchi evitano di affrontare certi argomenti ora per non correre rischi. È dall’inizio dell’anno che Valditara sta agendo attraverso l’imposizione di regole che violano l’autonomia gestionale della scuola interferendo con la libertà d’insegnamento”. Nei giorni scorsi sul caso è intervenuta anche Tatiana Giuffredi, segretaria Generale Flc Cgil di Reggio Emilia che a ilfattoquotidiano.it spiega: “Quanto sta accadendo è emblematico del fatto che le premure principali di questo ministro siano rivolte a mettere in atto un pervasivo tentativo di costringere i docenti a epurare la loro libertà d’insegnamento da temi scomodi ideologicamente al governo stesso. Valditara dovrebbe invece essere orgoglioso e accogliere con plauso il fatto che la scuola pubblica italiana esprime la propria vitalità riappropriandosi della realtà di ciò che accade nel mondo, mostrandosi capace di addentrarsi nell’attualità e nella sua complessità per aiutare gli studenti a comprenderne le dinamiche e i risvolti meno superficiali”. L'articolo Anche a Reggio Emilia i docenti si mobilitano contro le ispezioni di Valditara nelle scuole che ospitano Albanese: oltre 200 firme proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Albanese a Scanzi: “Sanzioni Usa? Mattarella e Crosetto non mi hanno protetto”
“No, le istituzioni italiane sono state assolutamente silenti, non hanno fatto nulla, il che è gravissimo”. Così Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati dal 1967, risponde al giornalista del Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, che le chiede se le più alte cariche dello Stato italiano, come il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il ministro della Difesa Guido Crosetto, l’abbiano difesa a fronte delle sanzioni statunitensi che l’hanno colpita per il lavoro svolto nell’ambito del suo mandato Onu. Albanese denuncia l’inerzia totale dello Stato italiano e dell’Unione europea. Non chiede una condivisione politica delle sue posizioni, ma una tutela istituzionale dovuta a qualsiasi cittadina italiana che svolge una funzione internazionale: “Possono condividere o meno ciò che io faccio o ciò che io dico, però mi devono tutelare in quanto cittadina italiana. Ho diritto alla protezione funzionale, non voglio neanche dire diplomatica, ma mi devono proteggere e non lo fanno”. Accanto alla passività delle istituzioni, Francesca Albanese racconta il peso incredibile di una campagna di delegittimazione mediatica che la colpisce da mesi. A Scanzi che le cita la firma del Corriere della Sera Fabrizio Roncone, autore di due articoli sprezzanti e praticamente uguali sulla giurista, e il conduttore di La7 David Parenzo, particolarmente prolifico su X contro la relatrice Onu, Albanese risponde di non leggere più molti articoli e post che la riguardano, perché farlo “è un farsi male in modo non necessario”. Ma le accuse che circolano non sono marginali: “Mi sono sentita dire che sono la bodyguard di Hamas. Sono accuse pesanti”. Poi lancia una sfida diretta: “Trovatemi uno straccio di prova sul fatto che io sia pagata da qualcuno per fare il mio lavoro, trovate uno straccio di prova di contatti tra me e Hamas e io mi dimetto domani”. Il problema è il meccanismo della menzogna ripetuta: “Sono le mille balle blu, come dicevano Travaglio e Gomez: se le ripeti sette volte alla Berlusconi maniera, poi diventano delle verità”. Un sistema che Albanese individua in un attore preciso: UN Watch. “È il megafono del Ministero degli Affari Strategici israeliano – spiega la giurista – UN Watch opera a Ginevra come organizzazione non governativa accreditata presso l’Onu, ma senza trasparenza sui finanziamenti. Perché non si fa un’inchiesta su questa organizzazione? Non fa altro che impacchettare vere e proprie balle, che vengono poi rilanciate come fonti autorevoli solo perché contengono la sigla “UN” nel nome”. E aggiunge: “Ho sentito in Italia gente autorevole dire: sì, ma l’ha detto UN Watch. Ma non è un’organizzazione che monitora, è un’organizzazione che dileggia di professione, un insieme di minion al servizio dello Stato genocida”. Da qui un giudizio durissimo su una parte del giornalismo italiano: “Giornalisti che utilizzano UN Watch come fonte a me sembrano dei dilettanti dell’informazione. Perché mi dovrei cimentare con questa gente? Sì, la delusione c’è, ma parla della loro miseria, non definisce chi sia io come professionista – continua – La cosa che mi ha fatto ridere è che della gente che si definisce giornalista e che scrive per il Corriere della Sera, mi dedichi sette colonne, tre e mezzo delle quali parlano della mia acconciatura, della mia montatura di occhiali, di quanto muova le mani, del colore dei miei vestiti, del fatto che mi vesta in un determinato modo. Ma che pezzenti siete?“. E sottolinea: “Perché dovrei perdere tempo con gente così quando c’è un genocidio nel mondo? Continuiamo a vederlo, non si è fermato. Usiamo la parola ‘cessate il fuoco’ per metterci a posto con la coscienza. Ma la storia ci giudicherà. È sempre successo e succederà anche questa volta”. Alla delegittimazione Albanese contrappone il riconoscimento internazionale, come l’accoglienza ricevuta in Sudafrica, la stima della famiglia Mandela, il rispetto di chi “conta davvero”. E conclude con un riferimento sarcastico al massacro mediatico subito per le parole rivolte al sindaco di Reggio Emilia: “In Sudafrica avevo il timore di andare per il fatto di essere europea bianca. E invece sono stata accolta come un idolo. Ma ti pare che io possa andare appresso a… com’è che si chiama? Roncone? Non dico ‘li perdoniamo’ perché sennò mi mettono alla gogna pure per quello. Non perdono più nessuno“. L'articolo Albanese a Scanzi: “Sanzioni Usa? Mattarella e Crosetto non mi hanno protetto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Francesca Albanese intervistata da Scanzi: “Le ispezioni di Valditara nelle scuole? Venga da me, ministro, parli con me”
“Il fatto di avere un ministro che manda le ispezioni punitive nei confronti di docenti e studenti è vergognoso. Ministro Valditara, vieni da me, parla con me”. È con questo affondo diretto che Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati dal 1967, risponde alle iniziative del ministero dell’Istruzione dopo i suoi incontri con studenti e studentesse in alcune scuole toscane. Intervistata da Andrea Scanzi, Albanese respinge l’idea di aver trasformato quegli appuntamenti in comizi politici e denuncia un clima di delegittimazione che colpisce non solo lei, ma chiunque metta in discussione l’operato dello Stato italiano sul conflitto israelo-palestinese. “Mi accusano di corruzione di giovani, cioè non so se si sia mai sentita una cosa del genere”, afferma, rivendicando il diritto di parlare di diritto, etica e Costituzione. La giurista racconta come l’attacco mediatico le abbia provocato ferite personali profonde, soprattutto quando arriva da figure che stimava. “Per me è stato doloroso vedermi criticare da persone di cui avevo stima, come Romano Prodi o Corrado Augias”, dice. Una delusione che, però, si trasforma in consapevolezza: “Alla fine ho capito che nessuno dei due abbia letto niente di ciò che ho scritto”. È qui che, spiega, scatta l’emancipazione: “Non avete diritto di esprimervi sulla mia persona, sul mio lavoro. Della serie: vivo anche con la vostra critica”. Secondo la relatrice Onu, il caso italiano rivela un problema più ampio. “In Italia c’è un problema di sionismo diffuso”, afferma, chiarendo che non si tratta di un fenomeno legato alle comunità ebraiche, ma di un’ideologia che porta “all’oscurantismo rispetto alla condotta dello Stato di Israele”, nonostante i crimini che commette. Albanese nega di aver mai definito fascista il governo Meloni, ma aggiunge che, anche se l’avesse fatto, “non è un crimine”. Ricorda come esponenti della maggioranza “si vantano di essere fascisti” e “criticano più il 25 aprile che le ragioni storiche che l’hanno prodotto”, parlando di una vera e propria “commedia dell’assurdo”. Quanto alle accuse di istigazione alla protesta, chiarisce di non aver mai invitato gli studenti a occupare le scuole, ma di aver riconosciuto il ruolo dei giovani come primi oppositori del genocidio a Gaza, anche attraverso le occupazioni universitarie. “Siete voi, cittadini e cittadine, i guardiani ultimi della legalità”, ribadisce, richiamando l’etica del diritto e il primato della Costituzione come cardini della formazione giuridica in Italia. Albanese rivendica anche la portata dei suoi incontri: oltre diecimila studenti raggiunti in pochi giorni, grazie a collegamenti online che coinvolgono decine e poi centinaia di scuole. “Ma non è colpa mia. Lo facessero pure loro”, osserva, respingendo l’idea che questo possa configurare una colpa o un abuso. Il nodo focale resta però la responsabilità politica. “Io ho detto assolutamente che questo governo è corresponsabile dei crimini che Israele sta commettendo”, afferma senza esitazioni. Una corresponsabilità che, sottolinea, spetta all’autorità giudiziaria valutare nel “quid e nel quantum”, ma che lei fonda su elementi concreti. “Ho portato le prove empiriche di questo nell’ultimo rapporto che ho pubblicato per le Nazioni Unite”, aggiunge, accusando i ministri italiani di non averlo nemmeno letto. Nel mirino c’è il ruolo dello Stato italiano, che a suo dire “primeggia tra i governi occidentali nell’aver garantito supporto politico, diplomatico, economico, finanziario e militare” a Israele, per ragioni prevalentemente ideologiche. Un sostegno che accompagna, nella sua analisi, la trasformazione di Israele “da uno Stato di apartheid che mantiene un’occupazione illegale su Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est in uno Stato genocida”. Da qui la richiesta finale di un confronto pubblico basato sui fatti, non sulle ispezioni e sul “killeraggio mediatico”. “Se hanno qualcosa da dire si confrontassero, rispondessero con i fatti – conclude la giurista – Dimostrare coi fatti che Francesca Albanese si sbaglia: questo è il vostro ruolo in quanto istituzioni”. L'articolo Francesca Albanese intervistata da Scanzi: “Le ispezioni di Valditara nelle scuole? Venga da me, ministro, parli con me” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Valditara contro le scuole che ospitano Francesca Albanese, 107 genitori scrivono a Mattarella: “Indifferenza non protegge i ragazzi”
Dopo gli incontri online tra gli studenti e Francesca Albanese – seguiti dall’invio degli ispettori da parte del ministro Valditara – anche le mamme e i papà dell’istituto “Mattei” di San Lazzaro di Savena (Bologna) si schierano a difesa della loro scuola. Con una lettera pubblica indirizzata al Quirinale, i genitori degli alunni difendono la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati; ma anche la professoressa che ha organizzato la lezione con gli alunni della scuola. Nella missiva – spedita al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al ministero dell’Istruzione e del Merito e alla cittadinanza – i genitori scrivono: “Ci sentiamo in dovere di esprimere profonda solidarietà a tutte quelle docenti e quei docenti che quotidianamente lavorano insieme alle nostre figlie e ai nostri figli, per insegnare loro a trovare i criteri e le parole per saper dire e valutare il mondo, in tutti i suoi molteplici aspetti, e per metterli in grado di soppesare gli eventi che vi accadono attraverso lo scambio di libero pensiero plurale e l’apporto di riflessione critica”. A scatenare la polemica nei giorni scorsi è stato l’annuncio del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, sull’intenzione di inviare gli ispettori del dicastero anche al “Mattei” dopo i casi registrati in Toscana. A schierarsi dalla parte della collega sono stati prima 126 su 155 professori del “Mattei”, con una nota al preside della scuola Roberto Fiorini e al Capo dello Stato. Ora a prendere posizione sono 107 genitori che presa carta e penna hanno alzato la voce: “I ‘nostri’ docenti devono occuparsi di tutto: dall’educazione stradale alla prevenzione degli abusi di alcool, droghe, gioco d’azzardo. Devono occuparsi di mafie e di violenza alle donne, dell’educazione affettiva. Attivano iniziative per le giornate di commemorazioni civili. La scuola, insomma, si occupa del mondo a 360 gradi. Dunque, se il legislatore affida questo valore alle comunità educanti, lo stesso occorre che si faccia anche noi genitori. Noi affidiamo alla scuola le nostre figlie e i nostri figli riconoscendo alla scuola stessa il ruolo fondamentale di cerniera fra la famiglia e il mondo circostante”. L’ufficio scolastico regionale ha chiesto agli ispettori di verificare il rispetto della circolare del ministero dell’Istruzione e del merito con cui si sono invitate le scuole a organizzare attività scegliendo relatori con contraddittorio. Un richiamo che non è piaciuto alle famiglie degli allievi del “Mattei” che replicano con queste parole: “Sottrarre i nostri ragazzi al torpore dell’inerzia, sottrarli al ritrarsi, alla noia paralizzante dell’indifferenza. L’indifferenza non protegge i nostri figli, tutt’altro, si ritorce contro di loro come un boomerang che li paralizza, li infantilizza, li induce a rimanere piccoli e impauriti, sfiduciati dinanzi a un mondo che spesso viene dipinto come pericoloso, minaccioso, in ultima istanza da cui ritrarsi. Crediamo, invece, che la scuola non debba tradire il suo carattere costitutivo di comunità aperta. La scuola non può presentarsi come una fortezza monocratica e gerarchica, identica a sé, chiusa, difesa contro il mondo che le gira attorno”. La lettera termina con un appello alle docenti e ai docenti: “Aprite i ragazzi al mondo! perché questo è, e deve continuare a essere, il vostro compito. Quello che la Costituzione vi impone”. L'articolo Valditara contro le scuole che ospitano Francesca Albanese, 107 genitori scrivono a Mattarella: “Indifferenza non protegge i ragazzi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ispezioni nelle scuole che invitano Albanese, i genitori: “A cosa servono?”. “Così nessun dirigente farà più nulla”
Le ispezioni inviate dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, in alcune scuole toscane ed emiliane dov’è intervenuta Francesca Albanese, la relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi occupati, interrogano il mondo dei genitori tra chi è convinto del rischio di far diventare la scuola “un terreno di battaglia politica” e chi – come la Rete degli Studenti Medi – difende comunque la libertà di parola della scrittrice. Tutti, tuttavia, sono persuasi che mandare gli ispettori serva a poco o nulla. Le associazioni che raggruppano mamme e papà, rispondono con un certo imbarazzo alla questione, ma non si tirano indietro. Claudia di Pasquale, legale e presidente dell’Associazione genitori, commenta: “La politica non deve entrare nelle aule a gamba tesa. I nostri ragazzi devono avere un’opinione, ma non dev’essere influenzata in maniera spacciata dai docenti. Un professore che va a una manifestazione pro Palestina mostrandosi sui social in maniera fanatica perde di credibilità”. Quanto al caso Albanese aggiunge: “La relatrice dell’Onu sapendo che viene invitata in un’aula a parlare a dei ragazzi dovrebbe moltiplicare la sensibilità e l’attenzione nell’uso del linguaggio nei loro confronti. Tuttavia, mi lasci fare una domanda: a che serviranno le ispezioni di Valditara? Così anche il ministro agisce schierandosi, trasformando tutto in una guerra”. Per la presidente di Genitori Democratici, Angela Nava, oltre ad Albanese potrebbero esserci altri autorevoli relatori sul tema, ma aggiunge: “Ad oggi l’esperta di diritto internazionale non ha compiuto alcun reato, non è indagata, non è stata condannata quindi non vedo perché non possa parlare in una scuola. Diciamolo chiaramente: le ispezioni fanno puzza di censura. Avanti di questo passo nessun dirigente farà più nulla”. Più cauto Antonio Affinita direttore del Moige, Movimento italiano genitori che a ilfattoquotidiano.it rivendica “la centralità del ruolo dei genitori nella scelta degli interlocutori chiamati a trattare temi di alta sensibilità etica e politica nelle scuole. Riteniamo indispensabile che il sistema educativo garantisca autentici momenti di confronto e contraddittorio, coinvolgendo preventivamente le famiglie nelle decisioni che riguardano la formazione dei propri figli. Solo attraverso il dialogo e il pluralismo delle posizioni si possono affrontare i temi di attualità senza cadere nella politicizzazione e nell’ideologizzazione, preservando l’imparzialità che deve caratterizzare l’istruzione pubblica e il rispetto del patto educativo tra scuola e famiglia”. A puntare il dito contro il ministro è, invece, Angela Verdecchia, coordinatrice della Rete studenti medi: “È grave che Francesca Albanese non venga tutelata: lei è la portavoce di un’occupazione ed è più che legittimata a parlare con dei giovani. Purtroppo proseguono gli atteggiamenti di Valditara per delegittimare la questione palestinese. Domandiamo al ministro: esiste o no l’autonomia della scuola e dell’insegnamento?”. Quanto al pluralismo tanto evocato dal professore di diritto romano, la studentessa replica: “In questo caso non può esistere un contradditorio perché stiamo parlando di un esercito, quello israeliano, che occupa un territorio che non gli appartiene”. L'articolo Ispezioni nelle scuole che invitano Albanese, i genitori: “A cosa servono?”. “Così nessun dirigente farà più nulla” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Giuseppe Valditara
Albanese, Valditara chiede ispezioni anche in Emilia Romagna. “Serve contraddittorio. Chi non è d’accordo? Non m’interessa”
Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha esteso le ispezioni ministeriali precedentemente richieste in Toscana ad altri due istituti scolastici situati in Emilia Romagna. L’intervento fa seguito alle polemiche suscitate dagli incontri tenuti dalla relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, che aveva partecipato a sessioni in videoconferenza con gli studenti mobilitando Fratelli d’Italia che aveva presentato un’interrogazione al ministro. Dopo una nuova circolare agli istituti per ribadire la necessità che ospiti e relatori garantiscano il contraddittorio quando si tratta di tematiche di rilevanza politica e sociale, e la richiesta di avviare ispezioni al Liceo Montale di Pontedera (Pisa) e all’Istituto Comprensivo “Massa 6”, il ministro conferma che la richiesta è stata fatta l’Emilia Romagna: “Credo che le ispezioni siano partite anche in questi casi”, ha detto a Milano, a margine della visita in una scuola. L’obiettivo delle verifiche è lo stesso: accertare se, come dichiarato da alcuni dirigenti scolastici ai giornali, l’iniziativa sia stata realizzata senza informali e senza coinvolgere i genitori. Le ispezioni, aveva già spiegato il ministro, dovrebbero anche chiarire se Albanese abbia, come riportato dal Giornale e dal Tempo, accusato l’attuale governo di essere “fascista” o “complice di un genocidio”, o se sia vero che gli studenti siano stati invitati a occupare le scuole. Accertamento che avverrà “con grande serenità, ma anche con grande determinazione e fermezza”, ha assicurato il ministro. Le eventuali conseguenze delle ispezioni saranno di competenza degli uffici scolastici regionali, che potranno avviare procedimenti in base alla relazione degli ispettori. Valditara ha rilanciato sulla scuola “democratica e costituzionale” che deve prevedere il pluralismo e non l’indottrinamento. Ha ribadito che a scuola si va per imparare e crescere, acquisendo lo spirito critico e la capacità di leggere i fatti “senza condizionamenti, senza indottrinamento e senza propaganda”. A chi gli ha chiesto un commento sulle critiche mosse dal sindacato Cobas Scuola di Bologna, che aveva parlato di “caccia alle streghe”, ha risposto che “francamente dei Cobas non mi interessa assolutamente nulla”. Aggiungendo che coloro che utilizzano l’espressione “caccia alle streghe” dimostrano di non aver “ancora acquisito una maturità democratica e una consapevolezza dei valori della nostra Costituzione”. Concludendo, il ministro ha ribadito la sua visione della scuola: “Io amo la nostra Costituzione, credo nei valori di una scuola libera che faccia crescere tutti i giovani. Chi non è d’accordo, libero di pensarla diversamente, ma non mi interessa il suo pensiero”. L'articolo Albanese, Valditara chiede ispezioni anche in Emilia Romagna. “Serve contraddittorio. Chi non è d’accordo? Non m’interessa” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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