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Referendum, Francesca Albanese: “Difendere l’indipendenza della magistratura significa proteggere i nostri diritti fondamentali”
“Non è una questione tecnica, è una questione di democrazia”. Con queste parole Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, interviene al Teatro Italia di Roma, durante la maratona “La Costituzione è nostra”, l’iniziativa promossa dal fronte del No al referendum costituzionale sulla giustizia in programma il 22 e 23 marzo. La giurista collega la difesa dell’indipendenza della magistratura italiana a un principio universale che l’Italia è tenuta a rispettare in quanto Stato membro delle Nazioni Unite. “Mesi fa – esordisce Albanese – la mia collega Margaret Satterthwaite, la relatrice speciale dell’Onu sull’indipendenza della magistratura e dell’avvocatura, ha espresso grande preoccupazione per la riforma costituzionale proposta dal governo italiano, che rischia di minare al cuore l’indipendenza della magistratura, esponendo giudici e pm a pressioni e a interferenze politiche”. La relatrice Onu sottolinea come la posta in gioco superi i confini nazionali: “L’Italia è vincolata a garantire processi equi dinanzi a giudici indipendenti. Difendere questa indipendenza dei giudici significa difendere chi ha il compito di giudicare il potere senza dipendere dal potere e quindi significa proteggere noi stessi e i nostri diritti”. E conclude con il suo appello: “È per questo che è necessario votare No al referendum sulla separazione delle carriere e sulla riforma del Csm”. L'articolo Referendum, Francesca Albanese: “Difendere l’indipendenza della magistratura significa proteggere i nostri diritti fondamentali” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ddl antisemitismo, passa la definizione sulla “percezione degli ebrei”: gli 11 criteri stabiliti i timori per la libertà d’espressione
Il 3 marzo il Senato ha approvato il disegno di legge contro l’antisemitismo (in attesa del via libera definitivo alla Camera) adottando la definizione dell’Ihra, l’International holocaust remembrance alliance (Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto). La formula “descrive l’antisemitismo come una percezione degli ebrei che può manifestarsi come odio nei loro confronti, attraverso atti verbali o fisici diretti contro persone, beni, istituzioni o luoghi di culto ebraici”. Una definizione a maglie larghe che secondo alcuni potrebbe condurre a restringere il campo della libera espressione, alimentando i timori di censura. Esistono 11 criteri definiti dall’Irha e citati dal Rapporto annuale sull’antisemitismo della Fondazione Cdec (Centro di documentazione ebraica contemporanea). Il testo – pubblicato il 3 marzo – inserisce nella categoria degli antisemiti non solo Vauro e Maurizio Crozza, ma anche Francesca Albanese e Alessandro Di Battista. Tutti e quattro sono accusati di aver espresso commenti su Israele utilizzando la metafora del nazismo. Nel girone degli antisemiti c’è anche il comico televisivo Enzo Iacchetti. Accostare Israele al nazismo è un esempio di antisemitismo secondo la definizione dell’Ihra, per l’esattezza il punto 10. GLI 11 CRITERI PER IDENTIFICARE L’ANTISEMITISMO SECONDO LA DEFINIZIONE IHRA Ecco gli “esempi operativi” della working definition di antisemitismo Ihra: Punto 1: Incitare, sostenere o giustificare l’uccisione di ebrei o danni contro gli ebrei in nome di un’ideologia radicale o di una visione religiosa estremista. Punto 2: Fare insinuazioni mendaci disumanizzanti, demonizzanti o stereotipate degli ebrei come individui o del loro potere come collettività – per esempio, specialmente ma non esclusivamente, il mito del complotto ebraico mondiale o degli ebrei che controllano i mezzi di comunicazione, l’economia, il governo o altre istituzioni all’interno di una società. Punto 3: Accusare gli ebrei come popolo responsabile di reali o immaginari crimini commessi da un singolo ebreo o un gruppo di ebrei, o persino da azioni compiute da non ebrei. Punto 4: Negare il fatto, la portata, i meccanismi (per esempio le camere a gas) o l’intenzione di genocidio del popolo ebraico per mano della Germania Nazionalsocialista e dei suoi seguaci e complici durante la Seconda Guerra Mondiale (l’Olocausto). Punto 5: Accusare gli ebrei come popolo o Israele come stato di essersi inventati l’Olocausto o di esagerarne i contenuti. Punto 6: Accusare i cittadini ebrei di essere più fedeli a Israele o a presunte priorità degli ebrei nel mondo che agli interessi della loro Nazione. Punto 7: Negare agli ebrei il diritto all’autodeterminazione, per esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è un’espressione di razzismo. Punto 8: Applicare due pesi e due misure nei confronti di Israele richiedendo un comportamento non atteso da o non richiesto a nessun altro stato democratico. Punto 9: Usare simboli e immagini associati all’antisemitismo classico (per esempio l’accusa del deicidio o della calunnia del sangue) per caratterizzare Israele o gli israeliani. Punto 10: Fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti. Punto 11: Considerare gli ebrei collettivamente responsabili per le azioni dello Stato di Israele. IL GOVERNO NETANYAHU E L’ACCOSTAMENTO AL NAZISMO I 963 episodi di antisemitismo registrati dal Rapporto sono stati raccolti con il setaccio della definizione Irha. Attenzione particolare merita il punto 10: secondo il rapporto, “nel Web la narrativa principale continua ad essere il paragone tra Israele e la Germania nazista”. A macchiarsi di antisemitismo, secondo questo criterio, sarebbero Maurizio Crozza, Vauro, Alessandro Di Battista, Francesca Albanese. Dell’ex pentastellato il rapporto cita due post su Facebook. Quello del 15 novembre: “Italia serva di Washington e dei sionisti”. L’altro del 22 agosto 2025: “I sionisti sono peggio dei nazisti”. Di Battista è descritto come “influencer e polemista ‘antisionista’, i cui numerosi interventi contro il sionismo, definito ‘cancro del mondo’ e i sionisti ‘bestie di Satana’, riempiono le sale e ottengono centinaia di migliaia di like sui social”. Anche Francesca Albanese viene additata come antisemita e accusata di aver usato il paragone tra Israele e il nazismo: “Non si contano le volte in cui Albanese ha paragonato lo Stato di Israele ed il sionismo al nazismo hitleriano, la guerra a Gaza alla Shoah”. Tra i gesti di antisemitismo, il rapporto include una frase della Relatrice speciale Onu sui territori palestinesi, pronunciata nel novembre 2022: “Avete il diritto di resistere”. Secondo la relazione, Albanese avrebbe esortato i gazawi “partecipando in videoconferenza al summit ‘Sedici anni di assedio a Gaza’, dove erano presenti i vertici dei gruppi terroristici della Striscia di Gaza”. Non si salva la satira: “Significativo anche il caso di Maurizio Crozza che da tempo fa l’imitazione del primo ministro israeliano Netanyahu in veste di nuovo Adolf Hitler”. Oppure, si cita lo sketch in cui lo showman si traveste da Netanyahu/Mosè e dice sul palco: “Mosè ha salvato il popolo ebreo dagli egizi, io lo salverò dai palestinesi”. Secondo il rapporto, la satira di Crozza “ritrae gli ebrei come uccisori di Cristo. Traendo spunto dal conflitto di Gaza, afferma: ‘con noi Gesù non c’entra nulla, con noi ha fatto la fine che farà Flotilla’”. L’altro indizio di antisemitismo, per lo showman, sarebbe la frase “l’economia mondiale è in mano nostra”: il luogo comune secondo il quale gli ebrei dominerebbero l’economia e le Nazioni. A Crozza si rimprovera anche “il sostegno al boicottaggio di Israele, l’accusa di ‘genocidio’ e di razzismo”. Oppure la vignetta di Vauro, sempre nell’alveo della satira, pubblicata sul Fatto Quotidiano del 25 luglio: un bambino palestinese si rivolge al suo coetaneo immaginario, ebreo nel lager nazista: “dicono che la mia (fame) non è uguale alla tua”. L’Osservatorio sull’Antisemitismo giudica la vignetta secondo il parametro della verità, e conclude così il suo giudizio: “Il riferimento voluto da Vauro, tra le righe, è rivolto al rifiuto di considerare la parola genocidio per descrivere la tragedia che si sta vivendo a Gaza. In questo senso, l’intera vignetta è un prodotto di ‘distorsione’ della Shoah, poiché equipara impropriamente le condizioni del bambino palestinese a quelle del bambino ebreo deportato dai nazisti”. Tutti casi di antisemitismo, secondo il rapporto, anche se non troppo gravi: in una scala da 1 a 5 siamo al secondo livello. Ma anche intellettuali filo israeliani hanno azzardato un parallelo tra la politica di Netanyahu e il nazismo. Ad esempio il direttore della rivista Il Mulino Paolo Pombeni, con cui collabora Sergio Della Pergola, fervente sostenitore della guerra di Israele e firmatario di un contributo per il rapporto sull’antisemitismo. Sul Mulino, Della Pergola aveva definito lo sterminio dei civili a Gaza un “danno collaterale” sollevando la rivolta di 22 soci. Per placare gli animi, Pombeni ha firmato un articolo esprimendo la sua ostilità alla politica di Netanyahu accostandola al millenarismo, perfino nazista: “Si tratta sempre più della folle illusione di risolvere per sempre la questione palestinese cancellandola: una “soluzione finale” che rimetterebbe a posto tutta la questione”. Un’impostazione, secondo il direttore de Il Mulino, “insensata, così come lo sono tutte le operazioni millenaristiche che abbiamo conosciuto e che di questi tempi tendono a tornare (dopo il Reich millenario e i colli fatali dell’impero romano, abbiamo il neo imperialismo di Putin e di tutti gli altri)”. IL RUOLO DI COMICI, INFLUENCER E OSPITI TV: ENZO IACCHETTI A CARTA BIANCA Il rapporto sull’antisemitismo si dilunga sulla satira come un sintomo “della popolarità e dell’accettazione dell’antisemitismo in veste di antisionismo”. Infatti “influencer e comici (i cui video ottengono centinaia di migliaia di visualizzazioni) usano lo strumento dei pregiudizi contro gli ebrei per suscitare il riso del pubblico”. Il caso “più eclatante”, per gli ospiti sul piccolo schermo, sarebbe quello di Enzo Iacchetti e dei suoi commenti sullo sterminio di Gaza espressi durante la trasmissione televisiva Carta Bianca, condotta da Bianca Berlinguer. Ecco i virgolettati incriminati: “l’antisemitismo lo fanno loro nei confronti degli ebrei veri…il sionismo controlla tutto il mondo…le banche svizzere sono controllate dai sionisti ebrei”. Il rapporto cita anche la lite con Mizrahi (esponente della Comunità ebraica milanese) del 16 settembre 2025. Il noto botta e risposta sulle vittime civili a Gaza, inclusi i minori, con Mizrahi che chiedeva a Iacchetti: “definisci bambino”. “Dopo queste polemiche contro gli ebrei – si legge nel rapporto – il comico è stato spesso ospite di altre trasmissioni ed eventi in qualità di ‘esperto’ di Israele”. IL DISEGNO DI LEGGE SULL’ANTISEMITISMO E IL PD DIVISO Il 3 marzo il testo lungamente negoziato è passato al Senato. Dal testo sono state eliminate le sanzioni penali e il divieto di autorizzare manifestazioni che potrebbero ospitare slogan riconducibili alla definizione Irha. Dunque, cassate le parti più controverse, quelle che alimentavano dubbi sulle garanzie per la libertà d’espressione. Il disegno di legge istituisce la figura del Coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo, nominato dalla Presidenza del Consiglio. A supporto, potrà contare su un comitato di esperti riuniti in un tavolo tecnico. Ne faranno parte rappresentanti di Chigi e dei ministeri, ma anche delle associazioni ebraiche. La novità più rilevante è l’adozione della definizione Irha, che ha contribuito a dilaniare il Partito democratico. Su 27 senatori dem presenti a Palazzo madama, 21 si sono astenuti e 6 hanno votato a favore, con le destre. Il Sì è arrivato dai riformisti, trainati da Graziano Delrio. Su X non ha risparmiato critiche Roberto Della Seta, ex senatore democratico: “Separare la lotta all’#antisemitismo da quella al razzismo, contrabbandare x odio antiebraico la solidarietà con #Gaza: questi gli obiettivi della destra con la legge votata oggi. Bene che #Pd e centrosinistra non siano stati a questo gioco sporco, desolante il sì di Delrio e co.”. Gli ha risposto la senatrice Sandra Zampa, che in Aula ha votato sì al ddl: “Desolanti le tue parole”. L'articolo Ddl antisemitismo, passa la definizione sulla “percezione degli ebrei”: gli 11 criteri stabiliti i timori per la libertà d’espressione proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La nostra “strana disfatta” morale nei confronti di Gaza: così abbiamo permesso il genocidio
Nei giorni in cui la relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese era nuovamente al centro di una campagna diffamatoria, ho ricevuto un saggio di Didier Fassin (Una strana disfatta, Feltrinelli Idee), antropologo e medico francese, professore all’Institute for Advanced Studies di Princeton (Usa) e al Collège de France. Il titolo riprende quello usato da Marc Bloch all’indomani della sconfitta francese nel 1940: disfatta militare quella del secolo scorso, morale quella attuale. Le leadership del Nord del mondo tendono sempre, con qualche eccezione, a selezionare le cause per cui valga la pena agire politicamente e, di conseguenza, trascurano o dimenticano pezzi di umanità che vengono distrutti qua e là nel mondo. Ma nei confronti di quel pezzo di umanità che è la popolazione palestinese della Striscia di Gaza si è andati oltre la dimenticanza: la sua distruzione, all’indomani dei crimini di guerra commessi da Hamas nel sud d’Israele, è stata attivamente difesa, condonata, sostenuta e incoraggiata. Non solo non ci si è opposti a un progetto genocidario ma si è dato appoggio alla sua realizzazione: di nuovo con qualche eccezione, si è sposata la narrazione di Israele che stava difendendo la sua stessa esistenza, si è dato credito alla versione degli eventi fornita da Israele e si è messo in dubbio quella palestinese, si è giudicato inammissibile che lo stato le cui generazioni precedenti avevano subito un genocidio potesse commettere tale crimine. È passata l’equazione genocidio = Olocausto, per sostenere che siccome nella Striscia di Gaza non era in corso nulla di quelle dimensioni, non c’era genocidio: omettendo che il paragone non avrebbe dovuto essere con l’Olocausto ma con la Convenzione sul genocidio del 1948. Quella parola, genocidio, è stata a lungo pronunciata solo da chi negava che tale crimine fosse in corso. L’abdicazione morale del Nord del mondo, secondo Fassin, “è stata giustificata in nome della morale stessa”: a causa della responsabilità storica, nei confronti degli ebrei, degli stati europei, il consenso di questi ultimi all’annientamento della Striscia di Gaza è stato “l’espiazione per procura della loro partecipazione alla distruzione degli ebrei d’Europa”. La legittimazione del genocidio israeliano – del suo intento ripetutamente e pubblicamente dichiarato prima ancora che degli atti commessi – nella Striscia di Gaza è stata accompagnata dalla delegittimazione di chi criticava la risposta militare di Israele e i suoi immani effetti, soprattutto quando venivano definiti con quella parola-tabù. Quella delegittimazione ha strumentalizzato l’antisemitismo, ampliandone a dismisura l’applicazione: paradossalmente, proprio l’Europa cristiana e storicamente antisemita ha accusato di antisemitismo chi, nell’ambito della ricerca accademica e storica, dell’attivismo per i diritti umani e dell’azione politica (comprese molte persone di religione e cultura ebraica) osava criticare lo stato di Israele e i suoi governanti. Questo libro pone dunque sotto accusa l’ordine morale del mondo e il suo “consenso all’annientamento di Gaza”: ecco le challenges, le sfide, di cui parlava Francesca Albanese il 7 febbraio. Ecco il “comune nemico dell’umanità”, che evidentemente – come hanno compreso tutte le persone in buona fede – non è Israele. L'articolo La nostra “strana disfatta” morale nei confronti di Gaza: così abbiamo permesso il genocidio proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Attacco Usa-Israele, Von der Leyen parla di “sviluppi in Iran”. Francesca Albanese: “Quali? I massacri di decine di civili?”
Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, ha replicato su X a un post in cui la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha commentato l’attacco di Usa e Israele all’Iran sottolineando la necessità di garantire la “stabilità regionale” e la “sicurezza nucleare” senza menzionare l’operazione militare condotta da Washington e Tel Aviv contro il regime di Teheran. “Gli sviluppi in Iran sono molto preoccupanti – ha scritto il capo dell’esecutivo comunitario -. Restiamo in stretto contatto con i nostri partner nella regione. Riaffermiamo il nostro fermo impegno a salvaguardare la sicurezza e la stabilità regionale. È di fondamentale importanza garantire la sicurezza nucleare e prevenire qualsiasi azione che possa ulteriormente aggravare le tensioni o indebolire il regime globale di non proliferazione. L’Unione Europea ha adottato sanzioni estese in risposta alle azioni del regime omicida iraniano e delle Guardie rivoluzionarie e ha costantemente promosso sforzi diplomatici volti ad affrontare i programmi nucleari e balistici attraverso una soluzione negoziata. In stretto coordinamento con gli Stati membri dell’UE, adotteremo tutte le misure necessarie per garantire che i cittadini dell’UE nella regione possano contare sul nostro pieno sostegno. Invitiamo tutte le parti a esercitare la massima moderazione, a proteggere i civili e a rispettare pienamente il diritto internazionale”. “Quali sviluppi? – ha replicato la Relatrice Speciale dell’Onu – L’aggressione USA/Israele? I massacri di decine di civili? Il rischio di una ritorsione dell’Iran? Invocare la sicurezza nucleare mentre si sostengono politiche che mettono in pericolo milioni di persone non è leadership: è escalation. Possano i cittadini dell’UE vedere cosa viene approvato in loro nome”. L'articolo Attacco Usa-Israele, Von der Leyen parla di “sviluppi in Iran”. Francesca Albanese: “Quali? I massacri di decine di civili?” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La famiglia di Francesca Albanese ha fatto causa a Trump contro le sanzioni del governo Usa
La famiglia di Francesca Albanese ha fatto causa al presidente Trump e ad alti funzionari dell’amministrazione Usa, contestando le sanzioni che il governo statunitense le ha imposto per il suo sostegno al perseguimento giudiziario dei leader israeliani e delle aziende internazionali coinvolte nella guerra a Gaza. La notizia è stata diffusa nel giorno in cui la Francia, dopo le polemiche, ha rinunciato a chiedere le dimissioni della relatrice speciale per i palestinesi nei territori occupati. Il ricorso civile, depositato presso il Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia, sostiene che l’amministrazione Trump ha violato i diritti garantiti alla Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i diritti dei palestinesi nei territori occupati, dal Primo, Quarto e Quinto Emendamento, sequestrando irragionevolmente i suoi beni senza il dovuto processo legale. Il ricorso chiede al tribunale di dichiarare le sanzioni incostituzionali. La causa è stata intentata dal marito, Massimiliano Cali, e dal figlio della coppia – il cui nome non è stato reso pubblico – poiché le regole delle Nazioni Unite impediscono a Francesca Albanese di presentare la denuncia a proprio nome. Nel ricorso, la famiglia della Albanese denuncia la perdita dell’accesso ai conti bancari, ai rapporti con diverse università, alla possibilità di viaggiare negli Stati Uniti e all’accesso a un appartamento dell’esperta Onu a Washington. “Le sanzioni, se utilizzate in modo appropriato, sono uno strumento potente per interrompere e indebolire le attività di terroristi, criminali e regimi autoritari”, si legge nel ricorso: “Tuttavia, le sanzioni vengono abusate quando mirano a mettere a tacere punti di vista sgraditi e a violare i diritti costituzionali di persone che il governo non gradisce”. L'articolo La famiglia di Francesca Albanese ha fatto causa a Trump contro le sanzioni del governo Usa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La richiesta di dimissioni di Francesca Albanese per parole mai dette è un’operazione di delegittimazione
di Angelo Palazzolo Il 23 febbraio, al Consiglio per i Diritti umani dell’Onu, verranno chieste formalmente le dimissioni di Francesca Albanese, relatrice speciale per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati. A promuovere l’iniziativa sarà il ministro degli Esteri francese, affiancato dai colleghi di Germania, Italia (non poteva mancare il nostro Tajani), Austria e Repubblica Ceca. L’accusa è pesante: aver definito Israele “nemico comune dell’umanità”. Una formula che, se fosse vera, sarebbe gravissima. Ma non è vera. È il prodotto di un video tagliato, estrapolato, rilanciato fuori contesto e trasformato nel giro di poche ore in una verità ufficiale. La prova regina di una colpa che non esiste. Francesca Albanese quelle parole non le ha mai pronunciate. Non solo: il senso del suo intervento non è nemmeno lontanamente assimilabile a ciò che le viene attribuito. Sostenere il contrario significa o non aver capito nulla — analfabetismo funzionale — oppure, più realisticamente, confidare nella distrazione e nella superficialità di un sistema mediatico che amplifica prima e verifica poi (se va bene), o è semplicemente corrotto da interessi diversi da quelli della ricerca della “verità sostanziale dei fatti”. L’intervento integrale, pronunciato a Doha e diffuso dalla stessa Albanese, smentisce in modo limpido l’accusa. Eppure la macchina del fango non si è fermata. Perché quando una narrazione prende piede, rettificare non fa notizia. Qui non siamo davanti a un incidente comunicativo. Siamo davanti a una operazione di delegittimazione tout court. Colpire Albanese significa colpire il ruolo che ricopre: quello di chi, nel quadro del diritto internazionale, documenta violazioni e richiama governi e poteri alle proprie responsabilità. Francesca non è un’opinionista da talk show. È una funzionaria delle Nazioni Unite che da anni lavora su dossier che molti preferirebbero non leggere. Ed è qui che il discorso si fa politico. Che questa destra — la peggiore, a mio giudizio, dai tempi più bui della nostra storia repubblicana — non abbia sentito il dovere di difendere una cittadina italiana finita nel mirino di governi stranieri è coerente con la sua postura internazionale: l’allineamento prima di tutto. Più difficile da comprendere è il silenzio del Presidente della Repubblica. Il 18 febbraio ha presenziato ai lavori del Consiglio Superiore della Magistratura, riaffermando con autorevolezza l’autonomia e l’equilibrio dell’ordine giudiziario. Un gesto giusto, istituzionalmente ineccepibile. Proprio per questo sarebbe stato altrettanto importante affermare un principio semplice: nessun cittadino italiano può essere esposto alla gogna internazionale sulla base di parole mai pronunciate, senza che lo Stato pretenda rigore e rispetto dei fatti. Non si tratta di condividere le analisi di Albanese, né di entrare nel merito delle sue posizioni. Si tratta di difendere un metodo: prima i fatti, poi le accuse. Prima il diritto, poi la propaganda. In altre stagioni della Repubblica, di fronte ad attacchi infondati contro un connazionale, le istituzioni intervenivano con misura ma fermezza. Oggi prevale un gelo che inquieta. Perché il silenzio, in certi casi, non è neutralità: rischia di diventare una forma di acquiescenza. Albanese, intanto, continua il suo lavoro, senza arretrare. In democrazia si può e si deve criticare. Ciò che non è accettabile è la condanna preventiva costruita su parole mai dette. Se l’Italia vuole essere qualcosa di più di un’eco timida delle capitali europee, dovrebbe dirlo chiaramente: basta manipolazioni, basta diffamazioni politiche contro chi richiama al rispetto dei diritti umani. Francesca Albanese è oggi la voce di chi non ha voce. Difenderla significa difendere il diritto di dire ciò che è scomodo, senza temere di essere travolti da una campagna costruita ad arte. Perché quando si colpisce chi dice ciò che è scomodo, si colpisce la libertà di tutti. IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA” POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ – MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE. L'articolo La richiesta di dimissioni di Francesca Albanese per parole mai dette è un’operazione di delegittimazione proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Gli Stati che chiedono la rimozione di Francesca Albanese compiono una ripicca di basso livello
di Pietro Francesco Maria De Sarlo La Francia, la Germania, l’Italia e altri stati europei stanno chiedendo all’Onu la rimozione di Francesca Albanese dall’incarico di Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. Ovviamente ci sono relatori speciali per la Cina, per la Corea del Nord, per gli Stati Uniti e ogni relatore dà fastidio a qualcuno. Ma chi li nomina? I Relatori Speciali non sono diplomatici né funzionari di carriera. Sono esperti indipendenti nominati dal Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu per monitorare singoli Paesi o temi specifici (tortura, libertà di espressione, territori occupati, ecc.). Del consiglio fanno parte 47 paesi: 13 per l’Africa, 13 per l’Asia, 6 per l’Est Europa, 8 per l’America del Sud, e 7 per l’Europa dell’Ovest. La maggioranza è parte del Sud Globale. Quando un mandato si libera – per scadenza o dimissioni – si apre una procedura pubblica di candidatura. Un gruppo consultivo interno al Consiglio esamina i profili e propone una short list. La decisione finale spetta al Presidente del Consiglio, con l’avallo dei 47 Stati membri. Non è un’elezione popolare né un voto dell’Assemblea generale. È una procedura tecnico-politica interna al Consiglio. Il mandato dura in genere tre anni, rinnovabile una sola volta. Nessun relatore può restare in carica oltre sei anni complessivi. Alla scadenza, il Consiglio può rinnovare l’incarico, scegliere un altro esperto, oppure non rinnovare affatto il mandato. Il mancato rinnovo non è una sanzione: è una decisione ordinaria. In ogni caso per Francesca Albanese, che è stata rinnovata nel 2025 ed è già nel suo secondo triennio, scadrà in via definitive nel 2028. Si può “destituire” un relatore? Sì, ma non per semplice dissenso politico. I relatori sono vincolati a un Codice di condotta che impone indipendenza, imparzialità e integrità. Una rimozione anticipata può avvenire solo in caso di violazioni formali di queste regole. Non esiste una soglia automatica di voti come in un parlamento. Serve una decisione del Consiglio basata su motivazioni procedurali, non su pressioni politiche. Ed è un evento rarissimo. Il Consiglio può anche decidere di chiudere o modificare il mandato stesso, attraverso una risoluzione votata dai suoi 47 membri. In quel caso non viene “cacciata” la persona, ma viene ridefinito il meccanismo. In sintesi: i Relatori Speciali non dipendono dai governi che criticano. Non vengono eletti dall’Assemblea generale. Non possono essere rimossi per semplice irritazione diplomatica. Ma il loro rinnovo dipende inevitabilmente dagli equilibri politici del Consiglio. A mio modo di vedere, nell’improbabile caso che si arrivi a un voto del Consiglio, voterebbero a favore Francia, Regno Unito, Italia, Repubblica Ceca, Estonia, Olanda. Poi ci saranno gli incerti e gli astenuti e poi la marea dei paesi del Sud del Mondo. Comunque questo è l’elenco degli altri paesi attualmente membri e ognuno può fare le proprie ipotesi: Islanda, Spagna, Svizzera, Angola, Benin, Burundi, Costa d’Avorio, Congo, Egitto, Etiopia, Gambia, Ghana, Kenya, Malawi, Mauritius, Sudafrica, Cina, Cipro, India, Indonesia, Iraq, Giappone, Kuwait, Isole Marshall, Pakistan, Qatar, Korea, Thailandia, Vietnam, Albania, Bulgaria, Macedonia del Nord, Slovenia, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Cuba, Repubblica Dominicana, Ecuador, Messico. A me pare molto improbabile, soprattutto avendo negli occhi l’immagine dei delegati Onu che lasciarono l’aula appena Netanyahu iniziò a parlare, che l’iniziativa europea abbia successo. Servirà solo a disgustare ulteriormente gli stati del mondo non occidentale, come se ce ne fosse ancora bisogno, perdendo sempre più autorevolezza e spessore morale. Rende solo evidente il tentativo di vendetta contro Albanese per aver denunciato la complicità in genocidio di molti Stati europei, tra cui Francia, Germania e Italia. Una ripicca di basso profilo che otterrà solo l’aumento delle indignazione popolare verso i propri governi complici di Netanyahu. IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! 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Moni Ovadia difende Francesca Albanese: “Il suo coraggio è straordinario, un’infamia l’attacco contro di lei”
“L’Occidente è marcio, non ha più nessuno statuto etico. Ha starnazzato di democrazia andando a guardare in casa degli altri e non ha mai messo gli occhi nel sacco smisurato delle proprie infamie“. Ai microfoni di Battitori liberi, su Radio Cusano Campus, Moni Ovadia sceglie l’affondo più duro per intervenire sulla bufera che ha investito Francesca Albanese, relatrice speciale Onu per i territori palestinesi occupati. La polemica è nata da un video artatamente troncato e manipolato del suo intervento del 7 febbraio 2026 all’Al Jazeera Forum di Doha. Una frase mai pronunciata è diventata il fulcro delle accuse avanzate da deputati macronisti francesi, poi riprese anche in Italia e Germania. L’associazione Jurdi, a riguardo, ha presentato una denuncia alla Procura di Parigi contro il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot per “diffusione di false notizie”, sostenendo che le sue dichiarazioni abbiano esposto la relatrice a rischi e intaccato l’indipendenza delle Nazioni Unite. Ovadia puntualizza fermamente: “Francesca Albanese è anche una mia carissima amica, è una donna straordinaria, di una competenza e di una onestà intellettuale come io rarissimamente ho incontrato nella mia vita. E affronta tutte queste aggressioni a testa alta, giustamente, perché quelle accuse sono solo squallidi pretesti. Francesca Albanese – continua – fa i suoi rapporti sulla base della conoscenza e del diritto internazionale, però questo non piace a coloro che del diritto internazionale hanno fatto carne di porco. E quindi la attaccano perché temono il confronto, nel quale verrebbe fuori tutta la verità che Francesca Albanese in anni di lavoro, a cui ha dedicato se stessa, ha fatto emergere. Lei ha stanato l’infamia dell’Occidente”. Lo scrittore aggiunge: “L’Occidente ha diffuso guerre dappertutto, ha fatto 20 sanzioni contro la Federazione Russa, ma a Israele, che ha violato tutte le risoluzioni dell’Onu e le convenzioni di Ginevra, neanche un leggero rimprovero. E allora se la prendono con Albanese, perché lei ha rivelato semplicemente la verità e la verità è diventata davvero pericolosa. Ma io cito una frase evangelica: la verità vi rende liberi. Francesca ci dona libertà perché ci dà verità, il suo coraggio è straordinario. È un’infamia questo attacco, si vergogneranno tutti – rincara – Ma questi sono uomini che non sanno più cos’è la vergogna, né l’onore. Per loro vale la frase di Churchill, quella che rivolse a quelli della conferenza di Monaco: “Vi è stata data la scelta tra la guerra e il disonore. Avete scelto il disonore, e avrete la guerra“. Questi sedicenti politici, queste caricature ridicole non hanno veramente neanche il più lontano senso dell’onore e sanno solo combinare catastrofi”. Nel passaggio più ampio della conversazione, lo scrittore evoca anche le parole del patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa, che definisce il cosiddetto “Board of Peace” un’“operazione colonialista”: “Non ci sono i palestinesi, non si può concepire una vergogna più grande di questa. Che il popolo palestinese, nel suo martirio che è sotto gli occhi di tutti, non abbia giustizia e pace e soprattutto l’autodeterminazione alla sua terra è un crimine fra i più grandi di tutta la storia dell’umanità, che si ritorcerà contro i criminali che hanno abbandonato un intero popolo“. Alla domanda sul futuro di Israele, Ovadia non chiude alla possibilità di un cambio di rotta e cita la storica Anna Foa e il suo libro “Il suicidio di Israele”. “Se Israele non vuole finire in una maniera catastrofica, a mio parere, deve arrivare a una rottura di questo suo cammino, che Anna Foa ha chiamato suicida, per accedere all’unica soluzione vera, non ‘appappocchiata’. Ovvero uno Stato unico, democratico, laico per tutti gli abitanti della Palestina ex mandataria. Uno Stato laico – spiega – dove un ebreo possa serenamente andare a pregare al Muro del Pianto, come un musulmano alla Spianata delle Moschee, un cristiano al Sepolcro, insieme a beduini, drusi e a tutti gli altri cittadini. Uno Stato che veramente si incammini in un futuro di pace. Ogni trucco, ogni appappocchiamento non sarà una pace, ma quello che in inglese si chiama ‘appeasement’, cioè una pacificazione apparente che preparerà nuove guerre”. Infine, respinge le accuse di protagonismo rivolte alla relatrice Onu: “Francesca Albanese è una gran donna con una bellissima famiglia ed è appassionata. Quindi, se c’è qualche piccola sbavatura è dovuta alla passione, non al protagonismo. L’ho conosciuta, è un’incantevole donna della nostra Irpinia. Io invito chiunque a incontrarla e ad avere un confronto civile con lei”. L'articolo Moni Ovadia difende Francesca Albanese: “Il suo coraggio è straordinario, un’infamia l’attacco contro di lei” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Albanese, Travaglio smentisce Sallusti sul Nove: “Falso che sia antisemita, mai una sua parola contro gli ebrei”
Accuse da parte dell’ex direttore di Libero e de il Giornale, Alessandro Sallusti, nei confronti della relatrice dell’Onu, Francesca Albanese. Ospite di Accordi&Disaccordi, Sallusti chiama la chiama ripetutamente “signora Albanese” (con l’intento di sminuirla) e poi la definisce “antisemita” e “pro-Hamas”: “La signora Albanese ha il diritto di dire ciò che crede, ma che sia antisemita e pro-Hamas è ampiamente documentato. Ma il problema non è la signora Albanese, che non è nessuno, ma è l’Onu, che è su quelle posizioni”. Lo smentisce il direttore de il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, presente in studio nella trasmissione condotta da Luca Sommi: “Antisemita vuol dire che ce l’ha con gli ebrei. Io non l’ho mai sentita dire una parola contro gli ebrei. Pro-Hamas? Non l’ho mai sentita dire una parola a favore di Hamas. Ognuno può dire ciò che vuole, ma è chiaro che sono bugie. Così come sono bugie le frasi artefatte, tagliuzzate, strumentalizzate da esponenti di governi europei. Albanese conta per ciò che scrive nell’esercizio delle sue funzioni, e conta così tanto che è stata sanzionata dal governo Usa. E alcuni Paesi europei ne chiedono le dimissioni”. L'articolo Albanese, Travaglio smentisce Sallusti sul Nove: “Falso che sia antisemita, mai una sua parola contro gli ebrei” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il video di Pascale che insulta i pro Pal: “Lavatevi, fate schifo”. E dà della terrorista a Francesca Albanese: “Deve andare in carcere”
Sta facendo il giro dei social il video dello scontro (che risale allo scorso 12 febbraio), a Viareggio, tra Francesca Pascale e un gruppo di persone che manifestava in sostegno della Palestina. Nel filmato, si vede Pascale che urla contro i manifestanti, denigrandoli: “Lavatevi, fate schifo“. Poi cita Silvio Berlusconi, di cui è stata a lungo compagna: “Dicono tanto ‘Berlusconi, Berlusconi’. Ma loro cosa hanno fatto? Vogliono l’assistenzialismo, il reddito di cittadinanza. Sono comunisti”. Particolarmente gravi le accuse di Pascale dirette alla relatrice dell’Onu, Francesca Albanese: “Ha fatto bene la Francia. Quella terrorista dovrebbe stare in galera“. Il riferimento è alla richiesta di Parigi di dimissioni nei confronti di Albanese per parole che non ha mai pronunciato. Il giorno successivo, con un lungo video pubblicato sui propri canali social, Pascale è ritornata sulla vicenda, difendendosi così: “Un gruppo di pro Pal è arrivato sotto il palco in un contesto riservato all’organizzazione del Carnevale. Fra questi c’è chi mi ha urlato insulti di genere, mi hanno urlato ‘cortigiana di Berlusconi’, più definizioni che potete immaginare”, “hanno scelto un contesto che con quella protesta c’entra ben poco. Ma avevano un obiettivo ben preciso: istigare”. “Hanno insultato il mio genere, le mie scelte sentimentali – continua – mi hanno definito fascista, mi dicevano ‘una che è stata con Silvio Berlusconi non ha il diritto di parlare’, queste le femministe pro Pal. Ero sola, 40 contro una. Ma mi sono difesa ugualmente, anche con toni accesi certamente”. Video Facebook/Votiamo i carri del Carnevale di Viareggio L'articolo Il video di Pascale che insulta i pro Pal: “Lavatevi, fate schifo”. E dà della terrorista a Francesca Albanese: “Deve andare in carcere” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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