Una cartaccia lanciata dalla finestra di un Airbnb finisce nel giardino di una
casa nel centro storico di Firenze. Quando la residente del piano terra sale a
protestare con gli ospiti dell’appartamento turistico, uno dei giovani turisti
statunitensi risponde con una frase che accende la polemica. Il fatto è avvenuto
tre giorni fa ed è stato ripreso con il telefono dalla stessa residente,
Caterina. Il video è diventato virale sui social. Nel filmato si vede la
cartaccia nel giardino sotto la finestra dell’appartamento affittato ai turisti.
La giovane sale a chiedere spiegazioni e il ragazzo prima nega. Poi, quando lei
gli ricorda che “non è casa tua” e che bisogna avere rispetto del palazzo,
arriva la risposta sprezzante: “Hai pagato mille per questo posto? Io l’ho
fatto, non so se l’hai fatto anche tu”.
“NON CI HANNO IGNORATI, È GIÀ QUALCOSA”
La replica di Caterina è immediata: “Noi paghiamo l’affitto. Ma sei stupido?”.
Dopo l’episodio, la ragazza e i suoi coinquilini, tutti studenti e giovani
lavoratori, si sono rivolti alla società che gestisce l’Airbnb. “Non ci hanno
ignorati, è già qualcosa“. Il video ha riacceso sui social il tema della
convivenza sempre più difficile tra residenti e affitti brevi nel centro
storico. “Mi sono confrontata con altri fiorentini e si identificano nel mio
video perché in tanti hanno vissuto questo tipo di piccole o grandi
prevaricazioni“, racconta Caterina. “Non è certo un caso isolato, i palazzi
ormai sono pieni di locazioni turistiche. E Firenze, nel suo complesso, è una
città vetrina che ha perso ogni equilibrio, è ormai ridotta a un bene di
consumo. Così chi compra il ‘servizio Firenze’ finisce per vedere il residente
come un elemento di disturbo”.
L'articolo Turista lancia spazzatura dalla finestra del suo Airbnb a Firenze.
Quando l’abitante del piano terra gli chiede spiegazioni, la risposta la
raggela: “Io pago mille euro per stare qui” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Firenze
Scoperta una relazione tra un’alunna sedicenne e un insegnante del suo istituto:
la storia, riportata da La Nazione, spiega che la storia è emersa negli scorsi
giorni durante una gita scolastica, scoperta dalla madre dell’alunna.
La vicenda è interna a uno dei più grandi istituti superiori dell’area
fiorentina e l’uomo coinvolto è un docente di lettere. Il quotidiano spiega che
la relazione è stata scoperta dalla madre della studentessa grazie ad alcuni
messaggi trovati sul telefono della figlia: sms e video che proverebbero un
rapporto tra l’alunna e l’insegnante. La madre ha poi segnalato la vicenda alla
scuola che ha avviato una prima verifica interna, secondo quanto si apprende.
Alcuni dettagli della storia restano ancora tutti da chiarire, ma, secondo il
giornale, il docente non è attualmente in servizio e risulta sospeso
dall’attività didattica. Da capire se si tratti di un provvedimento disciplinare
interno o di una misura temporanea adottata in attesa di accertamenti. Il
dirigente scolastico, raggiunto dal quotidiano, non ha voluto confermare o
smentire la vicenda, ma ha specificato: “Una questione delicatissima dai
contorni ancora tutti da delineare – ha spiegato – Non possiamo che mantenere il
massimo riserbo a tutela della ragazza in attesa che termini l’istruttoria a
chiarimento della vicenda”.
L'articolo Relazione tra un’alunna 16enne e il docente di un istituto del
Fiorentino: insegnante sospeso proviene da Il Fatto Quotidiano.
Non si avevano più notizie di lei dal 2 marzo scorso. Ma, fortunatamente, Elena
Rebeca Burcioiu, la 20enne scomparsa da Foggia sta bene. Di origini rumene, la
ragazza è stata ritrovata nella serata di venerdì 13 marzo a Firenze dagli
agenti della Polizia di Stato del capoluogo toscano in buone condizioni di
salute.
La denuncia della sua scomparsa era stata fatta da un’amica e connazionale
38enne con la quale la 20enne era arrivata in Italia pochi mesi fa per lavorare
come bracciante. Entrambe però avevano iniziato a svolgere attività di
prostituzione lungo la SS16, sulla strada per San Severo, e lì, il 2 marzo,
Burcioiu era stata vista l’ultima volta. Nella mattina della scomparsa le due
avevano raggiunto Foggia come nei giorni precedenti, provenendo da Canosa di
Puglia, in provincia di Barletta-Andria-Trani, dove soggiornavano.
Secondo una prima ricostruzione, come riporta il Corriere della Sera, sarebbe
stata proprio la 20enne ad avvicinare una volante nella zona stadio di Firenze.
Burcioiu si è avvicinata e si è presentata dicendo il suo nome: gli agenti hanno
poi verificato che fosse effettivamente la ragazza scomparsa
La 38enne aveva perso le tracce dell’amica dopo che la 20enne si era allontanata
a bordo di un’auto insieme ad un cliente. Il telefono cellulare, poi ritrovato
sul ciglio della statale 16 in località Borgo La Rocca, risultava spento. Così,
dopo la denuncia, la Squadra Mobile della Questura di Foggia, coordinata dalla
Procura, aveva avviato un’indagine, mentre contestualmente, temendo il peggio,
partivano le ricerche da parte di tutte le forze di polizia, dei volontari della
protezione Civile, della polizia locale e dei vigili del fuoco. In questi giorni
sono stati scandagliati pozzi, canali di scolo e casolari abbandonati,
utilizzando anche forze speciali, come cinofili e sommozzatori.
Al momento sembrerebbe un allontanamento volontario.
L'articolo Ritrovata Elena Rebeca Burcioiu, la 20enne scomparsa da Foggia
rintracciata a Firenze dalla polizia: sta bene proviene da Il Fatto Quotidiano.
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UNTITLED, 1944
©1998 by Kate Rothko Prizel and Christopher Rothko / Artist Rights Society
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LONGSTEAD
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UNTITLED
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SELFPORTRAIT ROTHKO
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UNTITLED, 1968
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UNTITLED, 1969
©1998 by Kate Rothko Prizel and Christopher Rothko / Artist Rights Society
(ARS), New York / SIAE, Roma
Ci sono mostre affollate da centinaia di quadri, che chiedono al visitatore uno
sforzo fisico eccezionale e mettono a dura prova la capacità mentale di
assorbire così tanti stimoli visivi. E ci sono mostre più selettive, meno
cariche di oggetti ma ugualmente – e forse più – intense mentalmente ed
emotivamente. Questo secondo è il caso della mostra di Mark Rothko, che si apre
sabato 14 marzo a Palazzo Strozzi a Firenze, e resterà visitabile fino al 23
agosto. La mostra riunisce infatti una settantina di opere che impegnano però
tutti i grandi spazi del piano nobile del Palazzo. Oltre a queste, altre sette
opere sono disposte in due diversi spazi fiorentini, simbolici per l’avventura
artistica del pittore – cioè il convento-museo di San Marco e la biblioteca
Laurenziana.
Rothko, lettone di nascita ma naturalizzato americano, è uno dei pittori più
impegnativi, sensoriali e mentali a un tempo, del ‘900. A Parigi, tre anni fa,
la Fondazione Luis Vuitton gli aveva dedicato un’altra grande mostra: lì il
pubblico aveva a disposizione dei piccoli panchetti distribuiti gratuitamente
per sostare davanti a ogni quadro e stabilire così un’intimità meditativa con
l’artista e la sua opera. Era una soluzione pratica, ma anche un’indicazione di
atteggiamento, un invito ad accostarsi a Rothko nel e con il tempo.
La pittura di Rothko, non semplicemente pittura astratta, è una sorta di punto
di agglutinazione di esperienze visuali, spirituali, spaziali, che occorre far
decantare dentro di sé. Non si può passare come turisti affrettati davanti ai
quadri. La posata maestosità di Palazzo Strozzi, del resto, è quasi connaturata
a una pittura di grandi dimensioni e al tempo stesso intima, depositaria di
scintille di emozioni.
Christopher Rothko, figlio di Mark e co-curatore (con Elena Geuna) della mostra,
scrive in catalogo che la pittura del padre è una sfida a produrre senso a
partire da ciò che vediamo, passando però prima da ciò che sentiamo. In effetti
ogni quadro sprigiona un’energia solo dopo qualche minuto di osservazione: i
colori sembrano sgorgare dalla profondità, sospingere gli strati che li coprono,
addensarsi in una sorta di stratificazione che crea una vera e propria
drammaturgia cromatica in cui il tempo si sospende e si accumula. Con la pittura
di Rothko, con i suoi gialli accecanti che sembrano sopraffatti dai rossi dei
tardi anni Quaranta, o con i successivi quadri dai toni più scuri e freddi –
blu, verdi, marroni – che invitano al silenzio e a una relazione meditativa tra
opera e osservatore, sembra di entrare in un’altra dimensione. È quel tipo di
relazione con l’arte che suscitano i tagli di Lucio Fontana o certi quadri di
Matisse, pittore molto amato da Rothko. Una dimensione in cui il visibile si
apre all’invisibile, all’ulteriorità che può essere un’esperienza dell’occhio
come dello spirito. E che forse fu la lezione che Rothko assorbì dall’arte
classica italiana.
Rothko non amava viaggiare, eppure venne in Italia tre volte, tra gli anni
Cinquanta e i Sessanta. Viaggiò nei luoghi dell’arte, Firenze, Roma, Pompei,
Veneto. Soprattutto a Firenze fu colpito dalla pittura quattro-cinquecentesca,
dalla ricerca di assoluto che scorgeva nel Beato Angelico, dalla densità d’arte
che quella città sa restituire più di altre. Gli accostamenti eccezionali tra
cinque quadri di Rothko e cinque affreschi in altrettante celle di San Marco
testimoniano quanto la purezza e quasi l’astrazione della costruzione spaziale
dell’Angelico si riflettano nei quadri rossi/rosa, solcati da una linea
orizzontale, segno della sintesi cercata e voluta da Rothko. E la stessa ricerca
di conquista totale dello spazio è nei due quadri disposti alla biblioteca
Laurenziana, progettata da Michelangelo nel Cinquecento, come spazio di
concentrazione assoluta, chiusura, prigione della mente che non poteva distrarsi
né quindi vedere fuori. Anche la pittura di Rothko è una pittura della chiusura,
dei sensi e della mente, della loro connessione che, sola, permette di volare al
di fuori di se stessi.
La mostra di Firenze non è un’antologica nel senso classico, non ci sono per
esempio, se non con alcuni studi preparatori, i grandi progetti degli ultimi
anni, quelli ora riuniti alla Tate Modern di Londra o alla Rothko Chapel di
Houston. Ma proprio per questo è una mostra notevole. Perché è una mostra che
nella sua asciuttezza fa pensare. E soprattutto fa sentire: la pittura, il senso
dell’arte, l’assoluto.
Foto in evidenza tratta dal Palazzo Strozzi Facebook. Foto della gallery fornite
dall’ufficio stampa
L'articolo Mark Rothko a Firenze, ogni quadro sprigiona energia: un’esperienza
sensoriale proviene da Il Fatto Quotidiano.
Uccise la fidanzata con 24 coltellate, ma oggi è libero. Lorenzo Innocenti,
l’architetto che l’8 febbraio 2025 uccise la compagna Eleonora Guidi a Rufina
(provincia di Firenze), al momento non è nelle condizioni di partecipare al
processo e non è socialmente pericoloso. L’assassino – dopo il femminicidio con
in casa anche il figlio che all’epoca aveva nemmeno due anni – tentò il suicidio
gettandosi da una finestra del secondo piano dello stabile, procurandosi gravi
lesioni. Dopo le lesioni riportate Innocenti presenta amnesie, deficit del
linguaggio e difficoltà nel ragionamento. È quanto stabilito dai periti
incaricati dal gip Alessandro Moneti prima dell’udienza prevista per il 25
marzo, come riportato dal Corriere Fiorentino e La Nazione.
“La condizione — è quanto sostengono lo psichiatra Rolando Paterniti, la
neurologa Antonella Notarelli e il medico legale Beatrice Defraia — potrebbe
risultare temporanea e suscettibile di miglioramento a seguito di percorso
riabilitativo in un centro specializzato per almeno 12 mesi, dopo i quali si
ritiene opportuna una rivalutazione dello stato neuropsicologico“. Pensiero
totalmente opposto a quello dei consulenti della famiglia di Eleonora Guidi.
“Innocenti ha colpito la povera Eleonora con ben 24 fendenti dimostrativi di
inaudita ferocia, per di più in presenza del figlio minore — sostengono al
contrario il neurologo Sandro Sorbi, il medico legale Aurelio Bonelli e lo
psichiatra Stefano Berrettini — in assenza di alcuna nota patologia neurologica
e psichiatrica, siamo di fronte a un soggetto incapace di controllare le sue
pulsioni aggressive e, quindi, estremamente pericoloso”, la tesi dei consulenti
della vittima.
Innocenti è ora ricoverato all’ospedale di Ponte a Niccheri senza alcuna
restrizione e secondo quanto riportato da La Nazione verrà rivalutato tra un
anno. “Parla, si muove, gira libero in ospedale ma non lo vogliono processare. È
uno scandalo. Qualcuno ci dovrà spiegare se d’ora in poi per salvarsi
dall’accusa di femminicidio sia sufficiente fare una sceneggiata buttandosi dal
balcone” ha dichiarato Elisabetta, sorella di Eleonora, al Corriere Fiorentino.
“Dopo la morte di mia sorella abbiamo preso solo calci. A lui non sono stati
neppure sequestrati i beni in favore del bambino, nonostante venga sempre fatto
dopo i femminicidi quando c’è di mezzo un minore. E non c’è stata ancora neppure
la formalizzazione dell’affidamento. Siamo in un limbo insopportabile”.
L'articolo “È uno scandalo” la sorella di Eleonora Guidi uccisa con 24
coltellate. Il femminicida Lorenzo Innocenti è libero proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Il carcere di Sollicciano (Firenze) finisce davanti alla Corte costituzionale.
Il Tribunale di sorveglianza di Firenze ha deciso di sollevare una questione di
legittimità costituzionale dopo aver accolto il ricorso presentato dagli
avvocati di un detenuto, denunciando le condizioni di “degrado strutturale”
dell’istituto penitenziario fiorentino e l’“oggettiva inadempienza” del
ministero della Giustizia rispetto alle richieste di intervento avanzate nei
mesi scorsi. Poco più di due anni, per esempio, a un detenuto fu concesso uno
sconto di 10 mesi sulla pena per le condizioni sopportate in carcere. Una
decisione che innescò una lunga serie di ricorsi.
IL CASO
Al centro della questione c’è la possibilità di rinviare l’esecuzione della pena
quando la detenzione avviene “in condizioni contrarie al senso di umanità”. Una
misura che oggi la legge consente solo in casi tassativi, in particolare per
gravi condizioni di salute. Il Tribunale chiede invece alla Consulta di valutare
se il rinvio possa essere applicato anche quando il detenuto è costretto a
scontare la pena in condizioni ritenute inumane o degradanti. La vicenda prende
le mosse da una decisione dello scorso 4 novembre. In quell’occasione il
Tribunale di sorveglianza aveva respinto la richiesta di arresti domiciliari
avanzata da un detenuto condannato a 22 anni di reclusione. Contestualmente però
aveva imposto al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, e quindi al
ministero della Giustizia, un termine di 80 giorni per intervenire su alcune
gravi criticità denunciate nel ricorso.
I PROBLEMI DELLA STRUTTURA
Tra i problemi segnalati figuravano infiltrazioni d’acqua nelle celle, con la
necessità di impermeabilizzare le coperture, l’assenza di acqua calda e la
presenza di infestazioni da insetti, roditori e parassiti, che richiedevano
interventi di disinfestazione. Gli stessi problemi che avevano spinto il
giudice, due anni fa, a concedere lo sconto della pena dopo aver verificato
personalmente le condizioni.
Secondo quanto rilevato dal Tribunale, allo scadere del termine il ministero non
avrebbe però risolto le questioni strutturali. Gli interventi si sarebbero
limitati a misure tampone contro la presenza di cimici, mentre per lavori più
incisivi sarebbe stata indicata una tempistica di circa quattro anni. Da qui la
decisione di rivolgersi alla Corte costituzionale per chiarire se, quando ogni
rimedio appare impraticabile, sia possibile sospendere l’esecuzione della pena
“per porre fine al perdurante abuso di un trattamento inumano e degradante”.
Sul caso è intervenuto anche il senatore di Italia Viva, Ivan Scalfarotto, che
auspica una pronuncia della Consulta capace di “fare giustizia” partendo proprio
dalla situazione di Sollicciano. Per il parlamentare si tratta del simbolo di un
“disastro del sistema carcerario italiano”, segnato da sovraffollamento, degrado
e carenze igieniche. Una situazione che, secondo Scalfarotto, sarebbe stata
aggravata dalle politiche del governo, con l’introduzione di nuovi reati e
l’inasprimento delle pene che hanno portato in carcere migliaia di persone.
Proprio nei giorni scorsi, inoltre, il penitenziario fiorentino è stato oggetto
di un sopralluogo della commissione politiche sociali del Comune di Firenze. Dal
monitoraggio è emerso un ulteriore peggioramento del sovraffollamento: 583
detenuti presenti a fronte di una capienza di 361 posti, ridotta anche a causa
dei lavori in corso in alcune sezioni. Il tasso di affollamento ha così
raggiunto il 161 per cento.
L'articolo “Condizioni degradanti”, il Tribunale di sorveglianza chiama in causa
la Consulta sul carcere di Sollicciano proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un 32enne è stato arrestato a Firenze dalla polizia di Stato con l’accusa di
violenza sessuale su minore. Tutto sarebbe iniziato alle prime luci del 14
febbraio scorso. Un ragazzo 17enne, dopo aver trascorso la notte in compagnia
degli amici, era salito su un convoglio della tramvia linea T2, diretto verso
casa. Addormentatosi sul finestrino e intontito dall’alcol, è stato preso da un
uomo di 32 anni e trasportato fino a un giaciglio di fortuna, dove si sarebbe
consumata la violenza. La vittima si era poi svegliata, fuggendo
dall’aggressore.
A riportare la notizia alcuni testate locali, che raccontano la serata di un
giovane, finita in un incubo. L’arrestato è un cittadino marocchino, residente
in Italia e già noto alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio.
Tutta l’azione dell’aggressore è stata immortalata dalle immagini di
videosorveglianza: l’uomo si avvicina al giovane, gli pone alcune domande senza
ricevere risposta. Il ragazzo sembra incosciente. Lo prende in spalla e scendono
alla fermata del parcheggio scambiatore di Viale Guidoni, poco prima
dell’aeroporto. Lo porta poi in un giaciglio di fortuna sotto un vicino
cavalcavia e lì si sarebbe consumata la violenza.
Il ragazzo dopo poco si sveglia, urla, respinge l’aggressore e riesce a fuggire,
chiedendo aiuto al gestore di un impianto di benzina vicino. Poi scatta la
denuncia per violenza sessuale su minore. Il presunto colpevole verrà poi
rintracciato proprio nel giaciglio sotto il cavalcavia. L’indagato, nel corso
dell’udienza di convalida del fermo, ha risposto alle domande del gip del
Tribunale di Firenze, Gianluca Mancuso, assistito dall’avvocato Valentina
Bertini. L’uomo ha chiesto scusa, dichiarando di aver agito sotto l’effetto
dell’alcol.
L'articolo Si addormenta sulla tramvia: 17enne sequestrato e violentato da un
32enne poi arrestato proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Il grande vuoto, la sinistra che non c’è…”, come cantano con ironia i Baustelle
da palchi lontani dal conformismo sanremese, qualcuno tenta di riempirlo. In
questi ultimi mesi il fatto politico più evidente nell’invocare il riempimento
del vuoto è stata la mobilitazione per la Flotilla e per Gaza messa in piedi da
un piccolo ma prezioso sindacato di base, l’Usb, e da un piccolo ma agguerrito
partito, Potere al popolo.
Ecco sabato 28 febbraio, dalle 10,30 al Teatro Cartiere Carrara (l’ex Teatro
Tenda) di Firenze, succede un’altra cosa. Antonella Bundu – silurata dal
Consiglio regionale per colpa di una legge elettorale truffa che consente in
Toscana a due liste con 20 mila voti in meno di accedere all’assemblea con tre
eletti lasciandola fuori – si mette in discussione, direi a disposizione della
variegata costellazione di sinistra. Si comincia con un’assemblea, in piena
continuità con le tradizioni della sinistra.
Quello che mi auguro questa volta possa essere diverso è, però, l’esito.
Antonella Bundu è seria, preparata, sempre in prima fila nelle lotte sociali e
politiche della sinistra negli ultimi anni. La leadership non sarà mai un valore
della sinistra, perché a differenza della destra da questa parte c’è diffidenza
per la donna o l’uomo soli al comando. Ma una figura come quella di Bundu, in
grado di ergersi a portavoce anche delle differenze, in grado di essere
autorevole ed efficace, manca da tempo. Allora domani chi ancora guarda a
sinistra con speranza potrebbe provare a stringersi a lei, di persona se dalle
parti di Firenze, idealmente se nell’impossibilità di esserci, sperando ci possa
essere una seconda occasione e che la tappa del Teatro Tenda sia solo la prima
di un percorso che promette di essere interessante.
“Pensiamo che sia necessario cambiare radicalmente il modello di sviluppo che
vediamo oggi – spiega Antonella Bundu -. Vengono contrapposti i diritti a una
vita dignitosa con interessi a rafforzare l’economia di guerra. Per questo
motivo ci sembra necessario chiamare a raccolta tutte le realtà che già stanno
lavorando per cambiare il sistema attuale, rimettendo al centro i bisogni delle
persone. Cercheremo di ricostruire la base per rafforzare e rimettere al centro
una vera giustizia sociale”.
L'articolo A sinistra qualcosa si muove: ci prova Antonella Bundu proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Le indagini sono ancora in corso, ma si delinea una prima ricostruzione del
delitto. Ci sarebbe spedizione punitiva dietro l’omicidio avvenuto nella notte
alla periferia di Firenze. Un uomo di 33 anni è morto dopo essere stato
accoltellato in un appartamento di via Reginaldo Giuliani, nel quartiere di
Rifredi. Altri due uomini, di 30 e 50 anni, sono rimasti feriti in modo grave ma
non sarebbero in pericolo di vita. L’episodio, secondo le prime ricostruzioni
investigative, sarebbe legato al mondo dello spaccio di droga.
Stando a quanto emerso finora, un gruppo composto da tre giovani avrebbe
inseguito la vittima a partire dalla zona della stazione di stazione di Firenze
Rifredi. L’uomo, nel tentativo di sottrarsi all’aggressione, si sarebbe
rifugiato nell’abitazione di un conoscente in via Reginaldo Giuliani. Gli
inseguitori sarebbero però riusciti a introdursi prima nel condominio e poi
nell’appartamento. All’interno dell’abitazione sarebbe scoppiata una violenta
colluttazione, culminata con diverse coltellate mortali inferte al 33enne.
Secondo una prima ricostruzione ancora al vaglio degli inquirenti, a colpire
sarebbe stato uno degli uomini coinvolti nella spedizione punitiva.
Durante la lite sono rimasti feriti anche altri due uomini presenti
nell’appartamento. Entrambi sono stati trasportati d’urgenza al vicino
al’ospedale di Careggi.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri e il personale sanitario del 118, che
hanno prestato i primi soccorsi e messo in sicurezza l’area. Le indagini sono
coordinate dal pubblico ministero Andrea Cusani. Secondo indiscrezioni non
ancora confermate ufficialmente, tre persone sarebbero state fermate per
chiarire ruoli e responsabilità nella vicenda. Gli investigatori dei carabinieri
stanno lavorando per ricostruire con precisione la dinamica dell’aggressione e
verificare i possibili collegamenti con un presunto giro di spaccio nella zona
di Rifredi. Ulteriori sviluppi sono attesi nelle prossime ore, quando potrebbero
arrivare conferme sui provvedimenti adottati e sui contorni dell’inchiesta.
L'articolo Spedizione punitiva finisce in tragedia: 33enne ucciso a coltellate a
Firenze proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Sindaca, assessori, consiglieri, venite a casa nostra per vedere con i vostri
occhi cosa sta succedendo nel nostro quartiere …”. È l’invito abbastanza
insolito che alcuni cittadini di Firenze, residenti di via San Gallo, dove si
trova l’ex l’ospedale militare, a due passi da piazza della Libertà e dal centro
storico, hanno rivolto agli amministratori e consiglieri di Palazzo Vecchio in
vista dell’inusuale “open day” delle loro abitazioni che hanno organizzato per
il 28 febbraio. Provocatorio il titolo dell’evento: “Camera con vista sui Cubi
in costruzione”. Il riferimento è al celebre film di James Ivory, girato nel
1985 in un albergo della città, protagonista una coppia di amanti, con vista
sulle bellezze della città, dal Duomo a Palazzo Vecchio.
Oggi invece la vista è su costruzioni che feriscono la bellezza della città.
Torri, cubi, studentati. “Noi nel quartiere apriremo le porte delle nostre case
a cittadini e amministratori per mostrare quello che le schede tecniche non
dicono. Vieni a vedere con i tuoi occhi. La città appartiene a chi la vive”,
dicono i cittadini di via San Gallo. Qui la vista degli abitanti è resa
impossibile – questa l’accusa – da una torre di 23 metri del resort in via di
costruzione al posto dell’ex ospedale militare. Protesta singolare: niente
dibattiti sulle carte, niente manifestazioni in piazza, ma invito a casa agli
amministratori perché si rendano conto di persona, con i propri occhi della
situazione.
Francesca Conti, autrice con Ilaria Agostini, del libro Firenze alienata.
Svendita dello spazio pubblico e finanza immobiliare, edito da Per
un’altracittà, ha condotto un giro per il quartiere di San Gallo una volta vivo
e popolare (“Negozi di vicinato, servizi per i residenti, anziane sedute di
fronte ai portoni”) e oggi invece in via di repentina trasformazione con
attività destinate al turismo e al lusso. Nell’ex ospedale stanno per essere
costruiti immobili così alti che impediscono la vista della luce dalle finestre
degli abitanti del quartiere. I residenti lamentano la perdita del diritto alla
luce e alla privacy. Contro la trasformazione dell’ex ospedale militare è stato
presentato dagli abitanti del quartiere un esposto alla magistratura e lanciata
questa inedita iniziativa di invitare nelle loro gli amministratori. La vicenda
dell’ex ospedale militare è solo una delle tante storie di urbanistica
contestata a Firenze.
Basti pensare al cubo nero (“Libro Nero sul Cubo nero” è il testo pubblicato da
La Firenze che vorrei) spuntato come un fungo sull’ex teatro comunale. La città
è sull’orlo di una crisi di nervi. Contro la politica urbanistica di Palazzo
Vecchio degli ultimi anni sono scesi in campo comitati civici, i nobili
rappresentanti delle famiglie più influenti della città e persino ex assessori e
esponenti influenti della sinistra. Da Simone Siliani, ex assessore regionale e
comunale, all’ex presidente della Provincia Andrea Barducci. Hanno stilato un
lungo documento dall’incipit che suona come un vero e proprio j’accuse nei
confronti delle ultime amministrazioni di sinistra: “Gli interessi di ristretti
gruppi e l’iniziativa speculativa della grande finanza globale, politicamente
sollecitata senza alcuna visione della città, mettono fortemente in discussione
l’ambiente urbano, l’abitare, la possibilità di risiedere in città a prezzi
sostenibili alle persone comuni e a chi viene qui per studiare o lavorare.
Firenze esposta gravemente al turismo dilagante e a trasformazioni che puntano
alla residenza e agli studentati di lusso non è la città che vogliamo. Non è la
città di tantissimi suoi cittadini che stanno esprimendo in più modi la loro
critica”.
L'articolo Il nuovo resort extralusso di Firenze oscura il sole, i cittadini
invitano sindaca e assessori a casa: “Venite a vedere coi vostri occhi” proviene
da Il Fatto Quotidiano.