Tentata evasione nella mattina del 4 febbraio dal carcere Sollicciano di
Firenze, dove il romeno Vasile Frumuzache, accusato degli omicidi di prostitute
fra Prato e Montecatini, ha provato a fuggire durante l’ora d’aria. Secondo
quanto riferito dal sindacato di polizia penitenziaria Osapp, il detenuto ha
tentato l’evasione verso le 10 ed “è riuscito a scavalcare prima il muro dei
passeggi e poi quello di cinta usando una corda rudimentale ricavata, pare, da
lenzuola per scalare la parete”.
Il gesto è stato sventato dall’unico agente penitenziario di pattuglia che stava
guidando nel perimetro del carcere per fare un giro di ronda. Dopodiché, il
32enne romeno è stato bloccato e riportato in cella dal poliziotto. Stando alla
ricostruzione, se Frumuzache fosse riuscito a superare completamente anche il
secondo muro, “poi avrebbe attraversato un tratto di terreno e avrebbe potuto
raggiungere e superare l’alta recinzione metallica esterna, scappando nei campi
intorno al carcere di Sollicciano”.
Frumuzache aveva confessato l’omicidio volontario e l’occultamento di cadavere
di due donne, entrambe escort: Maria Denisa Paun, 30 anni, decapitata dopo un
incontro sessuale a pagamento nella notte tra il 15 e il 16 maggio scorsi a
Prato, e Ana Maria Andrei, 28 anni, scomparsa da Montecatini Terme il 1º agosto
2024 e ritrovata in un campo alla periferia della città. A breve inizierà il
processo a suo carico per i due femminicidi.
“Pieno apprezzamento per l’operato dell’agente”, ha affermato in un comunicato
il delegato nazionale del sindacato, Canio Colangelo, che ha espresso anche
“forti perplessità sulle capacità organizzative e sulla sicurezza della
struttura che, anche in questo caso, ha dimostrato di essere una groviera”. E ha
concluso: ““Ci si domanda infatti come ha potuto un detenuto che dovrebbe essere
super sorvegliato per motivi di sicurezza e anche di incolumità rendersi autore
di una tale azione”.
L'articolo Il serial killer Vasile Frumuzache tenta di evadere dal carcere: è
accusato di aver ucciso e nascosto il corpo di due donne proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Firenze
L’autostrada del Sole è bloccata, poco dopo le 15, in direzione Nord nel nodo di
Firenze a causa di un incidente che ha coinvolto un camion, andato a fuoco nella
galleria “Le Croci”, subito dopo Calenzano e prima del bivio della variante di
Valico. Al momento ci sono 8 km di coda nel tratto bloccato tra la galleria e
Calenzano e altri 8 per l’uscita obbligatoria a Calenzano. L’incendio è stato
spento dai vigili del fuoco e sono poi iniziate le bonifiche e le verifiche
della Società Autostrade su eventuali danni agli impianti e al rivestimento
della galleria.
Il tratto dell’A1 è stato riaperto poco dopo le 19. Sul posto hanno operato
squadre e mezzi di Aspi “per portare a termine gli interventi di messa in
sicurezza della porzione di calotta danneggiata dalle fiamme, attività
imprescindibile per consentire la riapertura al traffico”. “Poco dopo le ore 20
– sostiene in una nota Autostrade per l’Italia -, sulla A1 Milano-Napoli, sono
terminate le code”.
Tra gli interventi del personale e dei mezzi di Aspi per rimettere in sicurezza
la galleria c’è stato quello alla parte di calotta danneggiata dalle fiamme del
camion bruciato, attività necessaria per la riapertura al traffico
dell’autostrada. Notevole l’impatto sulla viabilità ordinaria e sul traffico
locale di Firenze e della sua area metropolitana per i veicoli usciti dall’A1
alla ricerca di percorsi alternativi.
L'articolo Camion a fuoco in galleria sull’autostrada A1, 16 km di coda a
Firenze proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un intervento strategico per la mobilità di Firenze. Per questo motivo oggi – 24
gennaio – Rfi interrompe la circolazione ferroviaria tra le stazioni di Rifredi
e Campo di Marte per 24 ore, dalle 15 alla stessa ora di domani, 25 gennaio,
come comunicato alcuni giorni fa. Con un’inevitabile ripercussione alla
circolazione anche dell’Alta Velocità, sia di Trenitalia che di Italo. Il punto
è infatti nevralgico per gli spostamenti tra Sud e Nord: di fatto l’Italia
dell’Alta Velocità sarà tagliata in due. I lavori del cavalcaferrovia stradale
Ponte al Pino – una struttura dell’Ottocento che collega i quartieri centrali a
Campo di Marte, Coverciano e le zone collinari – sono considerati come una tappa
fondamentale nel percorso di rinnovo e potenziamento della viabilità urbana di
Firenze e vengono attuati da Rfi in coordinamento con il Comune.
Nello specifico tra oggi e domani verrà installata una nuova passerella pedonale
provvisoria. La posa del passaggio pedonale avrà un impatto non indifferente
nelle 24 ore di stop alla circolazione. Rete ferroviaria italiana ha messo in
piedi un’organizzazione straordinaria per tentare di limitare il più possibile
l’impatto dei disagi – che saranno comunque inevitabili per i passeggeri
dell’Alta Velocità sia diretti verso Sud che verso Nord – e che potranno
ulteriormente essere limitati scegliendo soluzioni di viaggio che “aggirano”
l’orario dei lavori.
La prima soluzione trovata da Rfi è la riduzione del 50 per cento i treni
previsti: la circolazione è garantita con un treno ogni ora per ciascuna
direzione. Alcuni collegamenti sono instradati sulla linea Tirrenica, con
incrementi dei tempi di percorrenza che potranno arrivare fino a due ore. I
restanti convogli sono interrotti nelle stazioni di Firenze Rifredi e di Firenze
Campo di Marte: i passeggeri possono usufruire di una navetta per raggiungere
l’altra stazione e continuare il loro viaggio.
La scelta di limitare il numero dei bus, spiega Rete Ferroviaria Italiana,
risponde all’esigenza di evitare ulteriori criticità alla viabilità cittadina,
anche perché oggi alle 18 è in programma la partita Fiorentina-Cagliari. Per lo
stesso motivo, entrambe le imprese ferroviarie hanno deciso di limitare la
vendita dei biglietti per ciascun treno che dovrebbe arrivare a Firenze nelle 24
ore dei lavori.
Tutte le modifiche – spiega Rfi – sono state inserite nei sistemi di vendita di
Trenitalia e Italo, così da garantire la massima trasparenza per i viaggiatori.
A ciò si aggiunge un rafforzamento dell’assistenza al pubblico di Trenitalia: 40
persone sono presenti nelle stazioni e durante i trasferimenti per supportare i
viaggiatori e garantire la continuità del servizio in una fase particolarmente
delicata per il nodo ferroviario fiorentino. Anche i canali di vendita, conclude
Rfi, sono aggiornati. Nei prossimi mesi, sempre a causa dei lavori al cavalcavia
in questione, Rfi prevede altre giornate con limitazioni al traffico ferroviario
che verranno comunicate in seguito e sempre con anticipo.
L'articolo Disagi per chi viaggia in treno: circolazione interrotta a Firenze
tra oggi e domani, tutte le misure messe in campo da Rfi proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Un cadavere totalmente carbonizzato è stato ritrovato nella giornata di giovedì
22 gennaio a Vinci, in provincia di Firenze. Nella tarda serata di giovedì in
via di Faltognano i vigili del fuoco erano arrivati nella zona per spegnere un
incendio scoppiato in una legnaia. Domate le fiamme, la macabra scoperta. L’uomo
era in condizioni tali da non poterne permettere l’identificazione.
All’inizio non si era esclusa nessuna delle opzioni, ma secondo gli ultimi
aggiornamenti si tratterebbe di un 23enne datosi volontariamente alla fiamme. Il
suicidio, secondo quanto ricostruito, è avvenuto dopo un’aggressione ai danni
della madre con un martello. Il ragazzo era da tempo in terapia per problemi
psichiatrici e viveva con i genitori. Ora la donna si trova in ospedale, mentre
il padre era assente nella giornata di ieri, giovedì 22 gennaio.
I carabinieri di Empoli e del nucleo investigativo di Firenze continuano a
indagare per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti. Per questo, la
zona è stata posta sotto sequestro. Sul corpo del 23enne, intanto, con ogni
probabilità verrà eseguita l’autopsia.
Foto d’archivio
L'articolo Cadavere di un 23enne trovato carbonizzato vicino Firenze: “Si è dato
fuoco dopo aver aggredito la madre” proviene da Il Fatto Quotidiano.
La Corte d’appello di Firenze ha confermato una serie di condanne per otto
agenti della polizia penitenziaria e un’ispettrice del carcere di Sollicciano
(Firenze), accusati di torture, lesioni, falso e calunnia. I fatti risalgono al
periodo tra il 2018 e il 2020, quando i detenuti, uno di origine marocchina e
l’altro italiano, furono, secondo l’accusa, brutalmente aggrediti dagli agenti.
Inflitte pene che vanno da 5 anni e 4 mesi per una ispettrice a 3 anni e 4 mesi
per gli altri agenti coinvolti. Il verdetto ribalta il giudizio di primo grado
quando era caduta l’accusa di tortura ed erano state emesse condanne per
lesioni.
LE VIOLENZE E LE TORTURE NEL CARCERE DI SOLLICCIANO
I fatti risalgono principalmente a due episodi distinti di violenze avvenuti
all’interno del carcere fiorentino di Sollicciano. Il primo, il 27 aprile 2019,
ha coinvolto un detenuto di origine marocchina, che era stato picchiato da
almeno sette agenti penitenziari. Secondo la ricostruzione del pubblico
ministero, il detenuto sarebbe stato assalito con pugni, schiaffi e calci fino a
perdere conoscenza. Non contenti, due agenti gli sarebbero saliti sulla schiena
per ammanettarlo, quindi lo avrebbero condotto in una stanza di isolamento dove,
nudo, sarebbe rimasto per circa tre minuti. In seguito, il detenuto è stato
portato in infermeria.
L’accusa aveva sostenuto che l’ispettrice della polizia penitenziaria aveva
cercato di coprire l’aggressione, redigendo una relazione ufficiale che accusava
il marocchino di aver tentato di aggredirla sessualmente. L’indagine ha rivelato
che questo atto di copertura fosse stato messo in atto per giustificare l’uso
della violenza. La stessa ispettrice avrebbe continuato a esercitare una
condotta violenta nei confronti di altri detenuti, quando un altro detenuto
straniero sarebbe stato insultato e definito “un cammello”, con l’indicazione
che dovesse essere trattato “come un cammello”.
IL SECONDO EPISODIO
In un altro episodio risalente al dicembre 2018, un detenuto italiano fu
picchiato fino a perforarsi un timpano. Anche in questo caso, gli agenti
intervennero in modo eccessivo: il detenuto venne immobilizzato da otto agenti e
picchiato in una stanza dell’ufficio del capoposto. La violenza inflitta a
quest’ultimo detenuto si aggiungeva ai crimini compiuti in quel periodo
all’interno della struttura penitenziaria. Le indagini iniziali erano emerse
quando nel gennaio del 2021 erano scattati gli arresti.
L'articolo Violenze nel carcere di Sollicciano, in appello riconosciuta la
tortura: tra le pene più alte quella per una ispettrice proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Un uomo è stato investito da un treno nella stazione di Firenze Campo di Marte
dopo le 19 al binario 3. Secondo quanto appreso, si tratta di un gesto autonomo,
di un tentato suicidio. Sul posto è intervenuta la Polfer per gli accertamenti
di polizia giudiziaria. L’incidente ha provocato ritardi per molti convogli nel
nodo di Firenze, in particolare sulla linea Firenze-Roma e sulle lunghe
percorrenze Roma-Milano.
“La circolazione permane fortemente rallentata per accertamenti dell’Autorità
Giudiziaria a seguito dell’investimento non mortale di una persona a Firenze
Campo Marte”, si legge sul di Trenitalia. Il treno coinvolto è un Frecciarossa
partito da Napoli e diretto a Gorizia. “I treni Alta Velocità e Intercity,
alcuni dei quali instradati sulla linea convenzionale, e Regionali possono
registrare un maggior tempo di percorrenza fino a 60 minuti“, scrive ancora
Trenitalia.
L'articolo Uomo investito da treno alla stazione di Firenze Campo di Marte:
circolazione rallentata, ritardi di 60 minuti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un intervento strategico per la mobilità di Firenze costringerà Rfi a
interrompere la circolazione ferroviaria tra le stazioni di Rifredi e Campo di
Marte per 24 ore, dalle 15 di sabato 24 gennaio alla stessa ora del giorno
successivo. Con un’inevitabile ripercussione alla circolazione anche dell’Alta
Velocità, sia di Trenitalia che di Italo. I lavori del cavalcaferrovia stradale
Ponte al Pino – una struttura dell’Ottocento che collega i quartieri centrali a
Campo di Marte, Coverciano e le zone collinari – rappresentano una tappa
fondamentale nel percorso di rinnovo e potenziamento della viabilità urbana di
Firenze e vengono attuati da Rfi in coordinamento con il Comune.
In particolare tra sabato e domenica verrà installata una nuova passerella
pedonale provvisoria, lunga 44 metri e larga circa 3 metri, funzionale ai lavori
che seguiranno nei prossimi mesi. La posa del passaggio pedonale avrà un impatto
non indifferente sulla circolazione tra le 15 di sabato e le 15 di domenica ma –
con anticipo – Rete ferroviaria italiana ha messo in piedi un’organizzazione
straordinaria tesa a diminuire il più possibile l’impatto dei disagi – che
saranno comunque inevitabili per i passeggeri dell’Alta Velocità sia diretti
verso Sud che verso Nord – e che potranno ulteriormente essere limitati
scegliendo soluzioni di viaggio che “aggirano” l’orario dei lavori.
La prima soluzione trovata da Rfi è la riduzione del 50 per cento i treni
previsti: la circolazione sarà garantita con un treno ogni ora per ciascuna
direzione. Alcuni collegamenti saranno instradati sulla linea Tirrenica, con
incrementi dei tempi di percorrenza che potranno arrivare fino a due ore. I
restanti convogli verranno interrotti nelle stazioni di Firenze Rifredi e di
Firenze Campo di Marte: i passeggeri potranno usufruire di una navetta – tre
batterie da 6 bus ciascuna, più sei autobus di riserva, condivisi tra Trenitalia
e Italo – per raggiungere l’altra stazione e continuare il loro viaggio verso la
destinazione prescelta.
La scelta di limitare il numero dei bus, spiega Rete Ferroviaria Italiana,
risponde all’esigenza di evitare ulteriori criticità alla viabilità cittadina,
anche perché sabato alle 18 è in programma la partita Fiorentina-Cagliari. Per
lo stesso motivo, entrambe le imprese ferroviarie hanno deciso di contingentare
la vendita dei biglietti per ciascun treno che dovrebbe arrivare a Firenze nelle
24 ore dei lavori, così da assicurare una gestione sostenibile dei flussi.
Tutte le modifiche – fa sapere Rfi – sono state inserite nei sistemi di vendita
di Trenitalia e Italo, così da garantire la massima trasparenza per i
viaggiatori. A ciò si aggiunge un rafforzamento dell’assistenza al pubblico di
Trenitalia: 40 persone saranno presenti nelle stazioni e durante i trasferimenti
per supportare i viaggiatori e garantire la continuità del servizio in una fase
particolarmente delicata per il nodo ferroviario fiorentino. Anche i canali di
vendita, conclude Rfi, sono già aggiornati. Nel corso del 2026, sempre a causa
dei lavori al cavalcavia ferroviario Ponte al Pino, Rfi prevede altre giornate
con limitazioni al traffico ferroviario che verranno comunicate in seguito e
sempre con anticipo.
L'articolo Circolazione ferroviaria interrotta a Firenze tra sabato 24 e
domenica 25: tutte le misure messe in campo da Rfi proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Percorrendo via Faenza, direzione Fortezza da Basso, nel secondo giorno di Pitti
Uomo 109, sono i cori a rompere la ritualità della fiera. Slogan scanditi con
decisione, striscioni, bandiere, cartelli. A pochi metri dalla vetrina
internazionale dell’abbigliamento maschile, circa cinquanta lavoratrici e
lavoratori Woolrich, arrivati in pullman da Bologna, hanno organizzato un
presidio proprio nel giorno in cui l’azienda presenta alla stampa e agli addetti
ai lavori il nuovo piano per il marchio appena acquisito dal gruppo BasicNet.
Una scelta simbolica e deliberata: portare all’attenzione le istanze dei
lavoratori che rendono possibili e concreti i prodotti esposti nello stand
allestito pochi metri più avanti.
Il motivo della protesta è chiaro. Dopo l’acquisizione di Woolrich da parte di
BasicNet – gruppo piemontese che controlla, tra gli altri, K-Way, Superga,
Sebago, Kappa, Robe di Kappa e Briko – per un’operazione complessiva da 90
milioni di euro, la nuova proprietà ha comunicato l’intenzione di trasferire a
Torino 139 lavoratori della sede storica di Bologna e circa 30 dipendenti di
Milano. Una decisione che, per i sindacati, equivale a un “licenziamento
collettivo mascherato”. “Mandarci a lavorare a oltre 300 chilometri da casa non
è un trasferimento, è un licenziamento”, ripetono i lavoratori in presidio,
prima in italiano e poi in inglese, rivolgendosi anche ai buyer e agli
stakeholder internazionali che entrano in fiera. Gli striscioni parlano chiaro:
“Il lavoro merita chiarezza”, “Dialogo, non scorciatoie”, “Occhi aperti sulla
trattativa BasicNet–Woolrich”.
L’iniziativa è stata indetta unitariamente da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e
Uiltucs-Uil. Laura Chiarini, segretaria generale Fisascat Cisl dell’area
bolognese, spiega il nodo centrale: “BasicNet sta ipotizzando di trasferire 139
famiglie – 109 da Bologna e 30 da Milano – direttamente a Torino. Se questo
accadesse, non sarebbe un trasferimento reale, ma un’operazione che mette a
rischio l’occupazione. Chiediamo un chiarimento vero da parte dell’azienda”.
Aldo Giammella, segretario generale Uiltucs Emilia-Romagna, ci spiega che “siamo
riusciti a sospendere, non a revocare, la procedura fino al 30 gennaio”. Ma
aggiunge un punto politico preciso: “Oggi a Pitti la nuova proprietà parla di
rilancio del marchio Woolrich. Per noi rilancio non può significare fare fuori
160 persone. Dicono di voler rafforzare la rete retail, ma non è chiaro perché
serva concentrare tutto il back office a Torino”.
La vertenza si è spostata nelle ultime ore anche sul piano istituzionale. Al
tavolo convocato in Regione Emilia-Romagna, alla presenza di Cgil, Cisl e Uil,
l’assessore regionale al lavoro Giovanni Paglia ha annunciato, come riferisce
l’Ansa, un primo risultato: “Abbiamo concordato di sospendere la procedura in
corso e trasferire il confronto sul tavolo istituzionale. Abbiamo riportato
indietro le lancette: ora la discussione ricomincia e siamo moderatamente
soddisfatti. Era molto sbagliato pensare che l’unica condizione di discussione
fosse il trasferimento di tutti i lavoratori”. L’assessore ha chiarito che il
trasferimento non è scongiurato, ma che “la discussione può continuare”. Il
prossimo appuntamento è fissato per il 30 gennaio, con un calendario di incontri
tecnici già definito. Al tavolo era presente anche il sindaco di Bologna, Matteo
Lepore, che si è rivolto direttamente ai lavoratori: “L’azienda deve capire che
il valore siete voi. Qui a Bologna potete fare la differenza per un marchio così
importante”.
Dal canto suo, la replica dell’azienda è arrivata a stretto giro, durante la
presentazione del nuovo corso del brand. Lorenzo Boglione, amministratore
delegato di BasicNet, ha dichiarato: “Questo è un tema molto delicato, la
negoziazione è in corso su tavoli istituzionali e non possiamo attualmente
parlare degli sviluppi. Non abbiamo spostato le attività a Torino, è quello che
abbiamo detto che avremmo fatto, ma stiamo negoziando con i sindacati per
valutare tutte le opportunità. Ci sta estremamente a cuore la tutela dei
dipendenti”. Una posizione che conferma la sospensione, ma non scioglie il nodo
di fondo.
Il caso Woolrich mette così in tensione due piani che a Pitti spesso convivono
senza toccarsi: la narrazione del brand e la realtà industriale. E proprio la
storia di Woolrich rende la vertenza ancora più simbolica: fondato in
Pennsylvania nel 1830 da John Rich, lungo il fiume Susquehanna, il marchio nasce
per vestire chi affrontava il freddo per necessità, non per stile. È uno dei più
antichi produttori di abbigliamento degli Stati Uniti, autodefinitosi The
Original Outdoor Clothing Company. I primi capi in lana proteggevano boscaioli,
operai, esploratori, fino agli ingegneri impegnati nel Circolo Polare Artico.
Nel 1850 nasce il motivo Buffalo Check, l’iconica camicia a quadri rossi e neri
che diventa simbolo del workwear americano. Nel tempo, Woolrich ha trasformato
la funzione in estetica, portando l’outdoor dal bosco alla città, fino a
diventare un riferimento per l’urban explorer contemporaneo: parka, piumini,
capispalla tecnici che uniscono tradizione e ricerca sui materiali. “Abbiamo
comprato Woolrich per il suo nome, la sua storia e il suo archivio, quindi
l’heritage è molto importante. Da qui iniziamo. Porteremo il valore aggiunto di
Basicnet che è il nostro know-how e la capacità di gestire realtà con una grande
storia, trasformandole da marchi di prodotto a brand a 360°”, ha sottolineato
Boglione. “Il compito di Marco (Marco Tamponi, nominato global brand manager di
Woolrich, ndr) sarà quello di navigare in tutta questa travolgente storia,
assicurandosi di riuscire a renderla contemporanea, indossabile e interessante
per i consumatori finali”, ha aggiunto Boglione. “Siamo qui per il lungo
periodo. Non abbiamo fretta. Faremo le cose un passo alla volta, ma ovviamente
abbiamo piani ambiziosi”.
Oggi, mentre il brand si prepara a una nuova fase sotto l’ombrello di un grande
gruppo italiano, il tema non è solo dove sarà il quartier generale, ma quale
idea di industria della moda si vuole costruire. Per i lavoratori, la partita è
tutta qui: salvaguardare occupazione, competenze e una sede storica che, a
Bologna, ha contribuito negli anni all’identità europea di un marchio nato in
America. La data del 30 gennaio dirà se il rilancio passerà anche da una
mediazione sociale o se lo scontro è destinato a proseguire.
L'articolo La protesta dei lavoratori di Whoolrich a Pitti: “Ci vogliono
trasferire a Torino, è un licenziamento collettivo mascherato”. La replica del
gruppo: “Procedura sospesa” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Uccisa per incassare l’assicurazione sulla sua vita. Sarebbe stato questo il
movente, secondo la procura di Firenze, per cui è morta Franca Ludwig, cittadina
tedesca di 52 anni e il cui cadavere fu ritrovato la mattina del 2 luglio 2025
in un bosco di San Godenzo (Firenze). Il corpo, sul ciglio di uno sterrato,
aveva profonde ferite a un arto e alla testa. In un primo momento si ritenne
fosse stata vittima di un incidente stradale, perché fu ritrovata era lungo la
provinciale 95, detta “Del Castagno”.
Ieri, dopo le indagini, sono stati emessi due provvedimenti di fermo su ordine
dei pm eseguiti dai carabinieri del nucleo investigativo di Firenze e dalla
compagnia di Pontassieve. Sono stati quindi bloccati Emiliano Milza e Simona
Hirsch. Il primo, fiorentino di 52 anni, era stato il compagno della vittima. La
seconda, 59 anni, era una amica di Milza e della stessa Ludwig e ha detto agli
investigatori di essere uscita con lei per passeggiare nei boschi il giorno
della morte della donna. Entrambi gli indagati accusati si trovano nel carcere
di Sollicciano. Per le indagini, che son condotte con sistemi di cooperazione
internazionale giudiziaria e di polizia tra Italia Germania e Georgia, l’uomo
sarebbe ideatore, organizzatore e mandante dell’omicidio. Hirsch, invece,
l’esecutrice materiale.
Per gli inquirenti Emiliano Milza avrebbe sottoposto fin da subito la vittima a
un “lungo processo di manipolazione affettiva” al fine di sottrarle del denaro.
Un processo iniziato nel 2016 e culminato con l’induzione al concepimento
tramite ovodonazione eterologa. Dopo la nascita del bambino, nel 2025, Milza
avrebbe acquistato ben cinque polizze assicurative sulla vita della compagna. In
ciascuna polizza era stata inoltre inserita una clausola specifica che prevedeva
la triplicazione dell’importo assicurato nel caso in cui il decesso fosse stato
causato da un incidente stradale. L’indennizzo complessivo sarebbe stato di tre
milioni di euro.
Coinvolgendo anche i genitori, Milza ha poi organizzato, sempre secondo
l’ipotesi della procura, un soggiorno turistico in cui Ludwig sarebbe stata
convinta a tenere una passeggiata all’aria aperta, nei boschi del monte
Falterona e con la complice dell’omicidio. Sarebbe subentrata qui Hirsch, che
avrebbe somministrato di nascosto la mattina del 2 luglio una pesante dose di
benzodiazepine. Una volta in stato di incoscienza, Ludwig sarebbe stata
trasportata dalla donna con l’auto sul ciglio della strada e qui colpita
ripetutamente con una grossa pietra sul capo. Dopo, sarebbe anche stata
investita per simulare l’incidente.
Nell’inchiesta è indagato anche un consulente del lavoro di Firenze, per
concorso in frode assicurativa. Si pensa che l’uomo possa aver aiutato Milza
nell’individuazione delle migliori compagnia assicurative e degli agenti con i
quali stipulare le polizze. Ai due indagati, martedì sottoposti a perquisizioni
domiciliari e informatiche, sono contestati anche reati di maltrattamenti
aggravati ai danni di familiari, truffa aggravata e frode assicurativa. Ludwig,
in Germania, lavorava come estetista ed è stata descritta come una personalità
riservata, poco conosciuta dai vicini. Milza si occuperebbe, invece, di
ristorazione mentre Simona Hirsch di grafica ed eventi culturali. L’uomo è
difeso dai legali Vittorio Sgromo e Cristiano Calussi, la donna dall’avvocato
Stefano Borgheresi.
L'articolo “Franca Ludwig uccisa per incassare l’assicurazione da tre milioni”.
Arrestati compagno e un’amica proviene da Il Fatto Quotidiano.
Doveva essere un viaggio di piacere quello di Letizia Ciampi, originaria di
Firenze, in vacanza alle Canarie durante le festività. È terminato, invece, in
tragedia perché la donna – 47enne – è stata trovata morta la mattina di venerdì
2 gennaio nella camera del bed&breakfast di Fuerteventura dove alloggiava. Le
circostanze della morte sono ancora da chiarire, ma da giorni la donna lamentava
forti dolori al petto e una difficoltà respiratorie.
Come riporta il quotidiano La Nazione, Ciampi era atterrata sull’isola il 31
dicembre ed era partita da Pisa per raggiungere un suo amico. Due suoi amici,
Patrizia e Davide, hanno fornito informazioni sull’accaduto. Atterrata in
Spagna, la donna si era recata anche in un pronto soccorso locale, dove è stata
dimessa dopo alcuni accertamenti dai medici, che le avrebbero diagnosticato un
“accumulo di stress” oltre a consigliarle dei controlli ai polmoni una volta
rientrata in Italia. Le condizioni della donna non sarebbero però migliorate una
volta ritornata in hotel.
Sempre la sera del 31, dopo aver rifiutato l’invito a festeggiare il nuovo anno
dell’amico, Ciampi ha richiamato l’ambulanza per farsi ricoverare. Ritornata in
ospedale, avrebbe ricevuto la stessa diagnosi e sarebbe stata ancora una volta
dimessa. Ritornata in camera, racconta Davide, “avrebbe contattato una persona
di riferimento per avvisarla delle sue condizioni, poi si sarebbe messa a
letto”. Quel contatto sarebbe stata l’ultima notizia diretta fornita dalla
47enne.
Il giorno successivo, l’amico presente con lei avrebbe passato l’intera giornata
provando a mettersi in contatto con il proprietario dell’appartamento (di cui
non aveva nessuna informazione). Una volta rintracciato, il 2 gennaio, l’uomo
sarebbe entrato in camera insieme al proprietario e ai vigili del fuoco. Qui è
stato scoperto il cadavere della donna, in posizione fetale e con alcune gocce
di sangue sul lenzuolo. Letizia racconta alla Nazione che “i medici hanno detto
che si è trattato di edema polmonare”, ma per avere notizie più precise si
attende l’autopsia del 5 gennaio.
La donna è stata descritta come una persona molto attiva, piena di vita e spesso
in viaggio. Agente di commercio e impegnata politicamente, a Firenze era molto
conosciuta. La madre, che abita a Reggello, straziata dal dolore ha commentato:
“Avevo solo lei, eravamo noi due. Non so come andare avanti”.
L'articolo Va in vacanza a Fuerteventura e muore per un malore. Era stata
dimessa due volte dall’ospedale proviene da Il Fatto Quotidiano.