Le giornate al Centro Grandi Ustionati dell’ospedale Niguarda di Milano seguono
un protocollo di attesa e speranza che non ammette pause. Per la famiglia di
Sofia, la sedicenne studentessa del Liceo Virgilio ferita nel rogo di Crans
Montana la notte di Capodanno, la vita si è fermata tra le corsie della terapia
intensiva. “Siamo sempre tutti insieme, abbiamo scelto di non alternarci”,
racconta Mattia Donadio, 26 anni, fratello maggiore della ragazza, in
un’intervista al Corriere della Sera. “Approfittiamo delle prime ore del mattino
per lavorare o fare commissioni, poi passiamo tutta la giornata qui”.
IL QUADRO CLINICO E IL TRAUMA PSICOLOGICO
Il percorso che attende Sofia è estremamente complesso. Secondo quanto riferito
dal fratello, la prognosi non si misura nel breve periodo: “La guarigione sarà
un processo lungo, non si parla di mesi ma di anni. Il rischio di infezioni è
altissimo”. Oltre alle ustioni, preoccupano i danni da inalazione: “A Crans
hanno respirato la fuliggine e le sostanze tossiche dei pannelli
fonoassorbenti”. L’evento ha lasciato ferite profonde anche in chi non era tra
le fiamme. Mattia riferisce lo sviluppo di una sindrome post-traumatica che
accomuna molti familiari: “Molti fra noi hanno scoperto di avere una grandissima
paura dei luoghi chiusi. Appena entriamo in luoghi sotterranei, come i parcheggi
o alcune palestre, cerchiamo subito l’uscita di sicurezza”. In questo senso,
l’ospedale sta garantendo ai parenti un supporto psicologico costante.
LA NOTTE DELL’INCENDIO: IL RITROVAMENTO A LOSANNA
Mattia ripercorre i momenti drammatici della notte del 31 dicembre. Sofia era
ospite di una compagna di classe e i fratelli, arrivati in Svizzera all’ultimo
momento, si sono trovati nel cuore dell’emergenza. “Abbiamo riconosciuto Sofia
dalle unghie“, ricorda Mattia, aggiungendo che due ragazzi francesi si sono
presi cura di lei nelle prime fasi. Dopo il primo soccorso, la ragazza è stata
“persa” per circa tre ore durante il trasferimento: “Chiamando tutti gli
ospedali l’abbiamo ritrovata a Losanna. Intanto vedevamo altri ragazzi ustionati
che parlavano, camminavano, poi all’improvviso peggioravano”. Attualmente la
giovane è in terapia intensiva, dove riceve stimoli dai familiari durante i
brevi momenti di risveglio: “Le parliamo molto. Aiuta lei e anche noi a essere
più forti. Vederla attaccata ai macchinari non è facile”.
LA RICHIESTA DI GIUSTIZIA E LA RETE DI SOLIDARIETÀ
Sulle responsabilità del rogo, la posizione della famiglia è netta e priva di
acredine: “Cerchiamo tutti giustizia, non vendetta e abbiamo fiducia nella
magistratura. Non mi guardo indietro: ora è importante restare nel presente,
essere oggettivi e lucidi”. A sostenere la famiglia è un’eccezionale
mobilitazione che attraversa il confine tra Italia e Svizzera. Al Niguarda
giungono quotidianamente offerte di aiuto da ristoratori e privati cittadini,
oltre a raccolte fondi e messaggi di supporto. In terra elvetica, la risposta
non è stata da meno: “Duecento famiglie ci hanno offerto gratuitamente casa a
Losanna quando Sofia era ricoverata lì. Quando starà bene le faremo conoscere
chi ci ha ospitato”. Mattia definisce il personale del Niguarda — medici,
infermieri e OSS — come “parte della famiglia”, sottolineando l’eccellenza delle
cure ricevute.
L'articolo “La guarigione? Non si parla di mesi ma di anni. L’abbiamo
riconosciuta dalle unghie”: parla Lorenzo, il fratello di Sofia, sopravvissuta
al rogo di Crans Montana proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Incendio Doloso
“Elsa ha aperto gli occhi e ci ha riconosciuti”. È con queste parole che Lorenzo
Rubino racconta il primo segnale arrivato dall’ospedale di Zurigo, dove la
figlia quindicenne è ricoverata da oltre tre settimane dopo essere rimasta
gravemente ferita nell’incendio scoppiato la notte di Capodanno nel locale Le
Constellation di Crans-Montana.
La ragazza, studentessa di Biella, si è svegliata dal coma dopo 22 giorni: “È
stata una giornata positiva perché Elsa ci ha riconosciuto”, ha spiegato il
padre. “Per me e sua madre è stata una grande emozione, difficile anche solo da
immaginare, ma la situazione è ancora delicata”. Il risveglio è avvenuto in un
momento in cui la sedazione era stata ridotta ma, nonostante questo passo
avanti, le sue condizioni restano critiche e la prognosi è ancora riservata.
Elsa si trovava nel locale svizzero per festeggiare l’arrivo del nuovo anno
quando è divampato il violentissimo incendio: ha riportato ustioni su circa il
60% del corpo e in Svizzera è già stata sottoposta a due interventi chirurgici.
Una terza operazione all’intestino, inizialmente prevista nei giorni scorsi, è
stata rinviata perché il quadro clinico era troppo delicato. La giovane resta
ricoverata in terapia intensiva.
Mentre a Zurigo si attende l’evoluzione delle condizioni di Elsa, in Italia la
situazione di altri feriti mostra segnali di miglioramento. All’ospedale
Niguarda di Milano sono ancora ricoverati dieci giovani, per la maggior parte
tra i 15 e i 16 anni, rimasti ustionati nella stessa tragedia. Alcuni di loro
potrebbero essere dimessi già nei prossimi giorni, “se il quadro clinico
continuerà a migliorare”, ha spiegato l’assessore al Welfare di Regione
Lombardia, Guido Bertolaso.
“Fin dal primo minuto il nostro impegno è stato quotidiano e costante”, ha
sottolineato Bertolaso. “Li stiamo seguendo e curando come se fossero nostri
figli o, per quanto mi riguarda, nipoti”. Dei dieci pazienti ancora al Niguarda,
quattro si trovano in Terapia intensiva e sei nel Centro ustioni. Il percorso di
cura resta complesso e di lunga durata, con fasi di controllo e prevenzione che
proseguiranno nelle prossime settimane: “Stiamo ricevendo risposte straordinarie
da questi ragazzi”, ha aggiunto Bertolaso, parlando di un sistema ospedaliero
che sta dimostrando “qualità, efficacia e grande umanità”. Tra i feriti,
migliorano anche le condizioni di Leonardo e Kean, due sedicenni compagni di
scuola al liceo Virgilio di Milano, che sono stati risvegliati dalla sedazione
profonda e ora comunicano tramite un computer, anche per vedere i videomessaggi
di amici e parenti. Al Niguarda sono ricoverate anche Francesca e Sofia,
entrambe sedicenni dello stesso liceo. Il gruppo si trovava in vacanza insieme a
Capodanno, ospite nella casa dei genitori di Francesca.
Il primo a essere trasferito dalla Svizzera in elicottero, la sera del primo
gennaio, era stato il milanese Giuseppe Giola, ricoverato per ustioni
soprattutto a una mano: da diversi giorni non è più intubato e le sue condizioni
sono in miglioramento. Restano invece necessari nuovi interventi per altri
pazienti, come Manfredi, sedicenne romano, che dovrà affrontare un’ulteriore
operazione entro la settimana.
L'articolo “Elsa ha aperto gli occhi e ci ha riconosciuti”: parla Lorenzo
Rubino, il papà della 15enne sopravvissuta al rogo di Crans Montana e ricoverata
a Zurigo proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Dietro ogni articolo e ogni titolo di giornale c’è stata la vita vera”.
Eleonora Palmieri lo scrive mostrando sui social le ustioni sul volto e sulle
mani, le cicatrici lasciate dal rogo di Crans-Montana. È una delle sopravvissute
all’incendio scoppiato la notte di Capodanno nel locale Le Constellation, in
Svizzera, una tragedia che ha causato 40 morti e decine di feriti.
Palmieri, 29 anni, veterinaria originaria di San Giovanni in Marignano (Rimini),
è ancora ricoverata in terapia intensiva. In un video pubblicato sui social ha
alternato immagini della sua vita prima dell’incendio a quelle scattate in
ospedale, tra bendaggi e segni evidenti delle ustioni: “La vita è fatta di
paura, ma soprattutto di coraggio e forza per andare avanti”, scrive, spiegando
di aver deciso di mostrarsi così com’è oggi. Nel messaggio ringrazia chi non
l’ha mai lasciata sola: la famiglia e il fidanzato Filippo Bonifacio, che quella
notte l’ha salvata trascinandola fuori dal locale in fiamme e portandola
all’ospedale di Sion. Il ragazzo era al piano superiore del Constellation, non
nel seminterrato dove si è concentrato il maggior numero delle vittime, ed è
riuscito a ritrovarla nel caos e a portarla in salvo. Da lì è iniziato un lungo
percorso clinico che l’ha condotta prima al Niguarda di Milano e poi al Centro
grandi ustionati del Bufalini di Cesena. “Insieme anche in quella stanza”,
scrive Palmieri riferendosi al fidanzato, mostrando una foto scattata in
ospedale. Le ustioni interessano soprattutto mani e volto, oltre ai danni
causati dall’inalazione dei fumi. Le sue condizioni vengono definite stabili ma
il recupero sarà lungo. Nel post c’è anche un pensiero per chi non è
sopravvissuto: “Un pensiero agli angeli che non sono tornati a casa. Non
smettete mai di onorare la vita”.
Accanto alla sua storia c’è quella di Elsa Rubino, studentessa quindicenne di
Biella, ricoverata da 22 giorni all’ospedale di Zurigo con ustioni su oltre il
60% del corpo. La ragazza si è risvegliata dalla sedazione e ha riconosciuto i
genitori. Un segnale importante, ma non risolutivo: “È stata un’emozione
grandissima, ma non possiamo abbassare la guardia”, ha spiegato il padre
Lorenzo, sottolineando che le condizioni restano critiche e la prognosi
riservata. Elsa è già stata sottoposta a due interventi chirurgici e dovrà
affrontarne un altro all’intestino, rinviato finché il quadro clinico non sarà
più stabile.
L'articolo “Dietro ogni articolo e ogni titolo di giornale c’è stata la vita
vera”: Eleonora Palmieri mostra sui social il volto ustionato nel rogo di Crans
Montana proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Che vergogna!”. Eleonora Daniele non trattiene lo sdegno parlando delle
dichiarazioni di Jacques e Jessica Moretti, proprietari de Le Constellation, che
hanno provato a scaricare la colpa di quanto accaduto a Crans-Montana la notte
di Capodanno su una loro giovane cameriera che ha trovato la morte nel rogo
divampato nel locale. Dai verbali emergono diverse incongruenze riguardanti il
ruolo della “ragazza con il casco”, come è stata definita la giovane lavoratrice
morta nell’incendio. “Non sarebbe salita sulle spalle del collega di sua
spontanea volontà” spiega Daniele nella puntata di “Storie italiane” del 16
gennaio riferendosi alle famigerate immagini in cui si vede Cyane Panine –
questo il suo nome – sulle spalle di un’altra persona mentre tiene in mano i
bengala da cui sarebbe partito l’incendio.
È l’inviato della trasmissione a informare sulle ultime novità del caso
direttamente dalla Procura di Sion. “Jacques e Jessica in occasione degli
interrogatori avrebbero accusato indirettamente ‘la sorellina’ così definita,
Cyane, scaricando su di lei la responsabilità della tragedia dicendo ‘È stata
una sua iniziativa, è salita perché voleva, noi non abbiamo mai detto di
farlo’”. “Che vergogna” commenta dallo studio Eleonora Daniele, “Capisci bene
Eleonora” prosegue il giornalista, “parlare di una ragazza di 24 anni morta in
modo terrificante mentre lavorava, dicendo verità smentite dall’avvocato della
famiglia che ha ribaltato la non verità data dai coniugi Moretti in occasione
degli interrogatori in cui sono stati sentiti prima come non indagati e poi come
indagati”.
“Ci sono messaggi che proverebbero che la vittima 24enne si sarebbe rivolta
anche ai sindacati, avrebbe mandato messaggi in cui si sentiva sfruttata,
maltrattata, non pagata, non correttamente retribuita da parte della coppia” fa
sapere ancora l’inviato, così come le affermazioni di un’altra collaboratrice
del locale presente quella notte e rimasta illesa secondo cui “quel che
raccontano i Moretti è falso, erano loro a dirci di fare show ed esagerare”.
Stando a un’altra indiscrezione degli investigatori da Zurigo “nelle prime ore
la coppia, specialmente Jessica, voleva incassare 100mila franchi subito,
velocemente ecco perché secondo chi indaga avrebbero riempito senza vergogna il
locale facendolo quasi esplodere, scegliendo di fare queste consegne ai tavoli
in modo esasperato, esagerato, scenografico”.
L’intervista all’avvocato dei familiari di Cyane fa poi luce sulla natura del
rapporto tra la 24enne e i Moretti. Un rapporto tutt’altro che idilliaco come
quel soprannome, ‘sorellina’, farebbe pensare: “Cyane aveva dovuto interrompere
il servizio di protezione dei lavoratori per ottenere il suo contratto di
lavoro, le buste paga e il suo certificato di lavoro che non riusciva ad avere
dai datori di lavoro, quindi la loro relazione non era così idilliaca come
cercano di far credere”. Quanto all’esistenza di prove che la direzione
incoraggiasse l’uso di bengala o altri strumenti pirotecnici nel locale,
l’avvocato afferma: “Sì, ho dei testimoni che possono attestarlo, e non mancherò
di fornire le loro deposizioni al pubblico ministero”. Ma non è tutto. Il legale
parla infine di elementi che dimostrano che quella sera né Cyane né altri
dipendenti erano stati informati dell’uso di dispositivi pirotecnici: “Molto
semplicemente perché Jacques durante la deposizione ha confermato di non aver
mai formato i suoi dipendenti né sulle norme anti incendio, né sulle regole di
sicurezza” chiosa.
L'articolo “Fanno lo scaricabarile, che vergogna”: lo sdegno di Eleonora Daniele
a Jacques e Jessica Moretti per le frasi sulla cameriera morta nel rogo di
Crans-Montana proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Gli estintori c’erano, saremo in grado di dimostrarlo”. Lo afferma Jean-Marc
Gabrielli, il “figliocci” di Jaques Moretti, intervistato dal Corriere della
Sera e dall’emittente francese Bfm, intervenendo per la prima volta
pubblicamente sul rogo della discoteca Le Constellation di Crans-Montana, che
nella notte di Capodanno ha causato la morte di quaranta giovani, molti dei
quali minorenni. Gabrielli, ripreso di spalle e senza mostrare il volto, difende
Jacques Moretti e la compagna Jessica, proprietari del locale: “Jacques e
Jessica li stimo enormemente. Sono persone che lavorano con passione, presenti
nei loro affari e pieni di umanità”, dichiara. E respinge le accuse di alcuni
dipendenti secondo cui nel locale non sarebbero state presenti misure di
sicurezza: “Non è vero che non ci fossero estintori“. Jean-Marc Gabrielli è
indicato negli atti giudiziari come il fidanzato di Cyane Panine, la giovane
cameriera immortalata nei video della serata mentre porta le bottiglie con le
fontane pirotecniche, morta anche lei per le ustioni riportate nell’incendio:
“Cyane era una ragazza straordinaria, piena di gioia di vivere”, afferma.
Originario della Corsica, come Jacques Moretti – che a verbale ha dichiarato di
averlo “cresciuto come se fosse stato mio” – Gabrielli si occupava della
gestione del Vieux Chalet, una baita-ristorante situata sopra Lens, non lontano
da Crans-Montana, uno dei tre locali di proprietà della famiglia Moretti.
Proprio il Vieux Chalet è finito al centro dell’attenzione degli investigatori:
ieri il Tg1 ha trasmesso immagini che mostrano tre uomini intenti a caricare su
un furgone nero un mobile e alcuni scatoloni chiusi, prelevati dal retro del
ristorante, che non risulta sequestrato. Secondo una segnalazione anonima citata
negli atti, gli inquirenti dovrebbero verificare eventuali irregolarità legate a
quel locale, anche in relazione a presunti traffici di droga. Al momento non
risultano conferme ufficiali.
Sulla presenza di Gabrielli al Le Constellation la sera dell’incendio emergono
versioni discordanti. La madre ha riferito che il figlio, dopo essersi separata
da Jacques Moretti, aveva deciso di seguirlo a Crans per lavorare con lui. Agli
inquirenti, Moretti ha dichiarato che quella notte Jean-Marc si trovava nel
locale solo per vedere Cyane: “Non lavorava, aveva appena finito il turno al
Vieux Chalet“. Diversi testimoni, però, raccontano il contrario. Una giovane ha
messo a verbale: “Era all’ingresso, faceva la selezione, non so se controllasse
le età“. Un altro testimone ha riferito di avergli detto: “Me ne vado, ci sono
troppi gamins”, ovvero troppi minorenni. Durante l’incendio, Gabrielli ha
dichiarato di aver cercato Cyane all’interno del locale insieme a Jacques
Moretti. “L’abbiamo adagiata…”, racconta, interrompendosi visibilmente commosso
davanti alle telecamere.
L'articolo “Jacques e Jessica? Li stimo enormemente, fanno le cose con passione.
Gli estintori c’erano, Cyane una ragazza straordinaria”: parla Jean-Marc
Gabrielli, il “figlioccio” di Moretti proviene da Il Fatto Quotidiano.
“La ricerca della verità è appena cominciata”. Andrea Costanzo esce da Palazzo
Chigi con una convinzione nuova: le famiglie delle vittime del rogo di
Crans-Montana non sono più sole. Lo racconta al Corriere della Sera dopo
l’incontro avvenuto ieri mattina nella sede del governo con i parenti dei sei
giovani italiani morti nella notte di Capodanno nell’incendio della discoteca
“Le Constellation”. Costanzo è il padre di Chiara, 16 anni, studentessa del
liceo “Moreschi” di Milano, deceduta insieme a Riccardo Minghetti, Emanuele
Galeppini, Achille Barosi, Giovanni Tamburi e Sofia Prosperi, nata a Roma ma
residente vicino a Lugano. Al tavolo istituzionale erano presenti, tra gli
altri, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il
ministro della Giustizia Carlo Nordio, il capo della Protezione civile Fabio
Ciciliano e l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado. Al
Corriere della Sera, Costanzo definisce l’incontro “molto soddisfacente”: “Ho
avuto la conferma diretta che perseguiamo tutti lo stesso obiettivo”, spiega.
“C’è un coordinamento fra noi famiglie, i nostri avvocati e il governo. Tutti
noi auspichiamo che sia l’inizio di un lavoro che sarà ordinato e congiunto”.
A colpirlo, racconta, è stata soprattutto la disponibilità delle istituzioni:
“Ho apprezzato, e con me anche gli altri familiari dei ragazzi, la grandissima
disponibilità del governo, ma anche dell’Avvocatura dello Stato ad andare fino
in fondo”. Un impegno che, sottolinea, ha un valore concreto: “Da una parte
sappiamo di poter contare su una pressione costante affinché emerga la verità su
quello che è successo, dall’altra su un sostegno continuo. Per noi è molto
importante”. Alla domanda sulla possibile nascita di un comitato delle vittime,
Costanzo mantiene prudenza: “Non so ancora se ci sarà un comitato. Un
coordinamento sì”. Precisa che ogni famiglia è assistita da un proprio legale:
“Sono professionisti intelligenti che sapranno come muoversi nel migliore dei
modi per accertare i fatti e le responsabilità nella maniera più rapida”.
Molto più difficile, per lui, commentare il lavoro svolto finora dalle autorità
svizzere: “Solo pensarci mi provoca un dolore immenso“, dice riferendosi agli
errori attribuiti alla Procura di Sion. “Faccio davvero fatica a sentire anche
solo una loro dichiarazione. Mi sento male, non riesco nemmeno a gestire le
informazioni che arrivano da quell’ufficio. Mi limito a voler sapere solo le
cose che sono sicuro sono vere”. Ancora più netta la sua reazione alle ipotesi
di omissioni da parte del Comune di Crans-Montana: “Non mi faccia dire nulla.
Perché a parole neanche riuscirei a esprimere quello che provo contro il
Comune”, afferma.
Costanzo giudica invece “fondamentale” l’apertura di un’inchiesta da parte della
Procura di Roma: “Secondo me è un passaggio assolutamente centrale“, sottolinea,
ribadendo l’importanza di un coinvolgimento diretto della magistratura italiana.
Quanto ai prossimi passi, spiega che non esiste ancora un calendario definito:
“Abbiamo avviato un tavolo, ma non è stata ancora schedulata una vera e propria
agenda”. Molto, aggiunge, dipenderà dagli sviluppi delle indagini. “Mi auguro
che questo sia stato solo il primo di una serie di incontri. L’importante è aver
preso atto dell’ampia disponibilità che c’è nei nostri confronti”.
L'articolo “Mi sento male, non riesco nemmeno a gestire le informazioni che
arrivano dalla Svizzera. Troppi errori, solo pensarci mi provoca un dolore
immenso”: parla il papà della 16enne morta nel rogo di Crans Montana proviene da
Il Fatto Quotidiano.
“La proprietaria ha visto il fuoco, ha preso la cassa, ha detto ‘Dobbiamo
andare’ ed è scappata. Ha lasciato tutti i ragazzi lì”. Ad affermarlo è Jean
Daniel Clivaz, marito della vicesindaca di Crans-Montana, Nicole Bonvin Clivaz,
che ha rivelato la presunta testimonianza di una dipendente sopravvissuta
all’incendio de “Le Constellation”, dove hanno perso la vita almeno 40 persone,
molte delle quali giovanissime. L’uomo è stato raggiunto dalla troupe di Quarta
Repubblica, il programma condotto su Rete 4 da Nicola Porro, che lo ha
intervistato.
Nel servizio, realizzato dall’inviata Lodovica Bulian, Clivaz racconta ciò che
sarebbe successo all’interno del locale quando è scoppiato l’incendio. Stando
alla sua versione, emergerebbe l’esistenza di una testimonianza sulle
indiscrezioni secondo cui Jessica Moretti, titolare del locale, sarebbe fuggita
subito da “Le Constellation” con il registratore di cassa: “(La dipendente
sopravvissuta, ndr) Ha spiegato che la proprietaria ha visto il fuoco, è
scappata con la cassa, ha lasciato tutti i ragazzi lì, tutte le vie di fuga. Se
lei ha visto questa signora? Sì, sì. Ha visto il fuoco, ha preso la cassa ed è
partita. Ha fatto: “Dobbiamo andare” ed è scappata. Gli altri hanno aspettato 50
secondi in più, è arrivato il fuoco, finiti”, sono le parole dette da Clivaz.
La versione dell’uomo, dunque, sembrerebbe confermare le indiscrezioni che
parlavano di una fuga della titolare al momento del rogo: “Una dipendente che
lavora lì l’ha vista e deve andare dal giudice”. Secondo quanto riporta “Quarta
Repubblica”, la dipendente citata da Clivaz sarebbe già stata sentita dai
magistrati. “È così che mi ha detto, lei lavorava lì, è l’unica che è
sopravvissuta”, aggiunge.
Per quanto riguarda le misure di sicurezza presenti nel locale, come ad esempio
gli estintori, Clivaz sostiene che “ce n’era uno sopra, uno c’è un ufficio non
so dove e un altro nell’ufficio chiuso”, spiega ai microfoni della trasmissione
di Rete 4. Sull’assenza di controlli periodici nel locale dal 2020, come ha
ammesso anche il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud, l’uomo afferma invece
che “ad oggi in Svizzera è chiaro che non ci sia né il tempo né il numero di
persone che possono fare questo tipo di controlli ogni anno. È una cosa
impossibile”. Poi aggiunge: “In comune c’è gente come te (rivolto
all’intervistatrice, ndr) e me, non è che sono professionisti. Hanno dato
priorità ad altre cose”.
Durante l’intervista, che sembrerebbe essere stata ripresa a telecamera
nascosta, Clivaz dice la sua sui pannelli fonoassorbenti che gli inquirenti
indicano come una delle cause dell’incendio: “Hanno messo questi pannelli, lo
hanno fatto loro da soli sapendo che non hanno il diritto di farlo. Vai, metti
il fuoco e vedi come fa”, dice mimando il gesto di un’esplosione. Secondo
l’uomo, dunque, a montare quei pannelli sul soffitto sarebbe stato Jacques
Moretti, marito di Jessica e al momento accusato insieme alla moglie di omicidio
colposo, incendio doloso colposo e lesioni personali colpose: “Lo abbiamo visto
tutti che faceva i lavori – prosegue Clivaz -. La verità è che hanno fatto una
mer*a e lo sapevano. Io ho visto la plastica, gliel’ho anche detto qualche anno
fa: ‘Stai attento a quello che usi’. Mi ha detto ‘Sì, sì, non preoccuparti’. A
chi l’ho detto? A Jacques, sono andato a vedere il posto e gli ho detto: ‘Stai
attento a quello che usi’ perché faceva i lavori lui da solo. Mi ha detto: ‘Sì,
sì, tranquillo. Io prendo tutte le precauzioni necessarie’”, conclude.
L'articolo “Ha visto il fuoco ed è scappata con la cassa lasciando lì tutti i
ragazzi. I pannelli sul soffitto? Li hanno montati da soli sapendo che non
avevano il diritto di farlo”: la testimonianza esclusiva sulla titolare de “Le
Constellation” a Crans-Montana proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Non riesco a credere che sia successo. Ero così felice di comprare i regali,
ora dovrò acquistare delle bare“. Sono queste le parole di Jourdan Feasby che
hanno creato una ondata di commozione sul Web.
Intervistata al programma Local News della CBS 58, la mamma ha raccontato la
tragica fine dei tre figli, morti per un incendio divampato nella casa del padre
il giorno del Ringraziamento.
Come riportato dal tg, le cause dell’incidente sono ancora da accertare. I due
bambini di 10 e 7 anni sono morti all’interno della casa, mentre la più piccola,
che di anni ne aveva appena 7, è stata trasportata con l’elisoccorso in ospedale
ma per lei non c’è stato comunque nulla da fare.
Jourdan Feasby ha raccontato le vicende della giornata. La mamma ha accompagnato
i tre bimbi dal papà per trascorrere con lui il giorno del Ringraziamento.
La Feasby ha raccontato che stava programmando lo shopping natalizio per
acquistare i regali per i suoi tre bambini: “Ero così felice, ora dovrò
acquistare delle bare. Abbracciate i vostri bambini perché non sapete quando
potrete farlo per l’ultima volta”.
L'articolo “Al posto dei regali di Natale per i miei bimbi dovrò comprare tre
bare”: le parole disperate di una madre dopo la morte dei figli di 10, 9 e 7
anni proviene da Il Fatto Quotidiano.