A pochi giorni dal caso di Riccardo, l’11enne costretto a scendere dal bus
perché senza il nuovo biglietto “olimpico” e rientrato a casa a piedi per
diversi chilometri nella neve, c’è stato un momento importante per le parti in
causa. La notizia è stata riportata dal giornalista Alessandro Banchero durante
la trasmissione del 3 febbraio di Uno mattina su Rai 1: l’autista Salvatore
Russotto ha incontrato la famiglia del bambino. Il faccia a faccia è avvenuto a
porte chiuse dopo le polemiche seguite all’episodio avvenuto sulla linea tra
Vodo e San Vito di Cadore, nel Bellunese.
Russotto, che è stato sospeso dalla ditta e non sta percependo lo stipendio, ha
spiegato di aver voluto parlare direttamente con i genitori e ha raccontato: “Ho
incontrato la famiglia, ci siamo stretti la mano”. L’autista ha aggiunto di aver
espresso le proprie scuse e ha definito il colloquio un momento di chiarimento,
dicendo: “Mi sono tolto un peso”. Per i genitori la faccenda è chiusa e hanno
deciso di non intraprendere azioni legali nei confronti dell’uomo. “Ora devo
andare con il sindacato davanti all’azienda e spiegare cos’è successo e poi
saranno loro a decidere se licenziarmi oppure no”, ha spiegato Russotto.
Riccardo, dopo l’accaduto, è tornato alla quotidianità ed è stato invitato a
partecipare alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali, ormai alle
porte. Il caso era emerso a fine gennaio, quando il ragazzino, di ritorno da
scuola, era salito sul pullman con un biglietto ordinario da 2,50 euro. Con
l’introduzione della tariffa speciale da 10 euro legata al periodo olimpico, il
titolo non era stato ritenuto valido. Il conducente gli aveva quindi chiesto di
scendere.
Il bambino aveva proseguito a piedi per circa sei chilometri, lungo la ciclabile
innevata, con temperature sotto zero, impiegando oltre due ore per arrivare a
casa. Una volta rientrato, i familiari avevano riferito che faticava a parlare e
a camminare, con i vestiti bagnati e segni di freddo intenso. Dopo la denuncia
sporta dai genitori, assistiti dalla nonna avvocata, la società di trasporto
Dolomiti Bus aveva avviato accertamenti interni e disposto la sospensione del
dipendente, mentre la procura aveva aperto un fascicolo per chiarire le
responsabilità.
L'articolo Bimbo di 11 anni costretto a scendere dal bus, l’autista incontra i
genitori: “Ci siamo stretti la mano, mi sono tolto un peso” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Bambini
Un grave incidente si è verificato nella tarda mattinata del 2 febbraio sulle
piste da sci del Monte Elmo, in val Pusteria. Secondo una prima ricostruzione ,
un bambino polacco di 10 anni è rimasto seriamente ferito dopo uno scontro con
un altro sciatore. Quest’ultimo non avrebbe riportato conseguenze rilevanti. Le
cause dell’incidente sono ancora in fase di accertamento.
L’incidente è avvenuto intorno alle 11:30 nella località situata tra l’Alto
Adige e il Tirolo Orientale. Immediato l’intervento dei soccorsi: sul posto sono
arrivati i carabinieri di San Candido in servizio sull’impianto, insieme ai
sanitari della Croce Bianca. Vista la gravità delle condizioni del minore, è
stato attivato anche l’elicottero di soccorso Pelikan 2. Dopo le prime cure
prestate direttamente sulla neve, il piccolo è stato infatti elitrasportato
all’ospedale di Bolzano, dove è stato ricoverato nel reparto di terapia
intensiva.
L'articolo Incidente sugli sci in val Pusteria: bimbo di 10 anni in terapia
intensiva all’ospedale di Bolzano proviene da Il Fatto Quotidiano.
Omicidio aggravato. È l’accusa per cui sono stati arrestati i due zii della
piccola Alessandra, la bimba di quattro anni morta a Tufino (Napoli) nella notte
tra il 13 e il 14 dicembre 2024. La piccola era stata temporaneamente affidata
dai servizi sociali ai due dopo la sospensione dalla patria potestà per i
genitori naturali. E gli zii erano stati indagati da subito per maltrattamenti e
omicidio colposo, dopo che sul corpo della piccola erano stati riscontrati segni
di ustioni. La spiegazione iniziale fu che Alessandra fosse morta cadendo dalle
scale, ma l’inchiesta ha fatto emergere un quadro di abbandono e violenze.
L’arresto arriva dopo un anno di indagini: i Carabinieri della Compagnia di Nola
hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa della misura cautelare della
custodia in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Nola, su richiesta della
Procura nolana, nei confronti dei due indagati. La complessa indagine ha preso
avvio a seguito del decesso avvenuto nell’abitazione del nucleo familiare
affidatario e alla richiesta di intervento del medico del pronto intervento
giunto sul luogo del decesso, allarmato per le condizioni del cadavere, che
riportava lividure, bruciature e segni di malnutrizione.
Gli elementi raccolti nel corso dei rilievi effettuati da personale
specializzato della Sezione Rilievi del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di
Castello di Cisterna e del Reparto Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri
di Roma – Sezione Biologia, insieme agli esiti di una di consulenza
medico-legale collegiale, di una consulenza informatica e l’acquisizione di
elementi di natura documentale, hanno consentito agli inquirenti di ricostruire
in ordine cronologico lo sviluppo della vicenda che ha condotto alla morte della
bambina, a decorrere dall’affido della minore alla coppia, avvenuta nell’estate
del 2024, dopo la sospensione della patria potestà dei genitori naturali.
Inoltre, dallo scambio di messaggi tra indagati e dalle dichiarazioni rese
durante gli interrogatori, sono emersi episodi gravi di maltrattamenti ai danni
della piccola, tecnicamente qualificati come child neglect, che hanno
determinato una grave denutrizione della bambina. Sono state accertate anche
condotte violente che, unitamente allo stato di denutrizione, hanno condotto la
vittima ad un profondo decadimento fisico, sino ad uno stato ”cachettico”, che
ha determinato il decesso, favorendo – unitamente ad altri traumi sopportati
dalla minore, tra i quali gravi ustioni, piaghe da decubito ed una frattura –
l’insorgenza di una grave patologia polmonare.
L'articolo Arrestati gli zii di Alessandra, la bimba di 4 anni morta a Tufino un
anno fa: l’accusa è di omicidio aggravato proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il 27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria. Una ricorrenza
internazionale istituita dalle Nazioni Unite nel 2005 per commemorare le vittime
dell’Olocausto.Tale data è stata scelta in ricordo della liberazione del campo
di concentramento di Auschwitz da parte dell’Armata rossa, avvenuta il 27
gennaio nel 1945.
Perché è importante “fare memoria storica” e spiegare questa giornata ai
bambini?
Fare memoria significa raccontare e testimoniare un passato storico terribile,
affinché le nuove generazioni imparino a non commettere più gli errori commessi
in precedenza.
Educare i bambini a una forma di pensiero critico, distinguendo il rispetto dal
non-rispetto, il bene dal male, induce a creare in loro la formazione di un
pensiero libero basato sull’accettazione dell’altro non come diverso, ma come un
arricchimento nella propria vita; costruendo un futuro di pace, di rispetto, di
tolleranza e di solidarietà.
Affrontare la Shoah richiede delicatezza, sensibilità e un approccio adatto
all’età di ogni bambino.
Spiegare concetti complessi in modo sensibile in base all’età è fondamentale e i
libri sono validi strumenti per poterlo fare.
Un libro edito da Gallucci sul valore del coraggio, dell’amicizia e dell’aiuto
reciproco è proprio “La porta aperta”, scritto da Mario Pacifici che racconta
una storia vera, quella di un Giusto tra le Nazioni: Ferdinando Natoni.
La mattina del 16 ottobre, il sig. Natoni salvò la vita a due sorelline, Marina
e Mirella Limentani, dal rastrellamento del quartiere ebraico di Roma.
La storia, illustrata da Lorenzo Terranera, merita di essere raccontata e di
fare memoria, per quelle nuove generazioni che hanno il diritto di sapere cosa è
accaduto di atroce in passato. Una storia scritta con parole delicate, che
esalta il valore di un uomo che predilige il bene dell’umanità, rispetto ad un
ideale politico.
Una storia di coraggio e umanità.
Il 14 novembre 1994 lo Yad Vashem di Gerusalemme, l’Ente per la Memoria della
Shoah, ha riconosciuto a Ferdinando Natoni il titolo di Giusto tra le Nazioni.
Un libro pubblicato con il patrocinio della Fondazione Museo della Shoah. da
regalare ai bambini, in quanro stumento indispensabile per raccontare, per “fare
memoria”.
IL VIAGGIO INTERVISTA CON MARIO PACIFICI
Un viaggio intervista con l’autore Mario Pacifici, per addentrarci di più in
questa giornata:
1. Come spiegare ai bambini la Giornata mondiale della memoria?
La storia che narro nel libro La Porta Aperta è una storia profondamente
legata alla mia famiglia. Una storia vera di cui furono protagoniste mia
mamma e la sorella gemella.
Era il 16 ottobre del ’43, le truppe naziste erano penetrate nel cuore del
quartiere ebraico di Roma per rastrellarne la popolazione ed avviarla ai
campi di sterminio. Mentre più di mille ebrei venivano caricati sui camion
della deportazione, mia mamma e sua sorella furono strappate a quel destino
dalla furiosa e decisiva reazione di un fascista che le accolse in casa,
sostenendo, contro ogni evidenza, che quelle due erano sue figlie.
2. Perché hai sentito il dovere di trattare questo argomento e che linguaggio
hai usato per comunicare con i bambini?
Cento volte ho ascoltato mia mamma raccontare questa storia. La narrava a
noi bambini, soffermandosi sui particolari che ce la rendevano vividamente
tangibile. La paura, le urla, il rumore dei tacchi degli stivali dei nazisti
che salivano le scale. E ancora la rassegnazione, la preghiera recitata
quando ormai ogni speranza era persa, l’attesa passive dell’ineluttabile.
Allora non lo capivo, ma era il suo modo di avvicinare noi bambini alla
memoria di una tragedia con la quale avremmo dovuto fare i conti tutta la
vita.
Più tardi, da adulto, ho spesso pensato di scrivere quella storia ma non
trovavo mai l’ispirazione creativa. Finché un giorno ho capito che dovevo
seguire l’insegnamento inconscio di mia madre.
Raccontala ai bambini, mi sono detto: “Aiutali a comprendere l’abisso del
male e contrapponi ad esso l’opzione del bene, della comprensione,
dell’amore, del coraggio.”
Non avevo mai scritto per i bambini. Dovevo inventarmi un nuovo linguaggio,
un nuovo approccio. E così scelsi di affidare la narrazione a mia mamma, che
ci aveva lasciati da tempo, offrendole il ruolo di voce narrante di fronte a
un uditorio di bisnipoti. Una nonna che parla, racconta e avvince i
nipotini, in una narrazione piena di significati. Dalla quale emerge, in
modo prepotente, la figura di Ferdinando Natoni, con il suo coraggio, la sua
capacità di distinguere in un momento decisivo fra il bene e il male e la
sua scelta di schierarsi, per una volta nella vita, sebbene fascista, dalla
parte giusta della storia.
3. Come aiutare i genitori a scegliere un libro per intraprendere un tema
delicato come la Shoah?
Nello scrivere questo libro volevo, naturalmente, offrire ai ragazzi una
lettura avvincente e stimolante. E volevo, al tempo stesso, offrire a
genitori, maestri e docenti uno strumento didattico per affrontare il tema
della possibile malvagità dell’uomo e della contagiosità del male quando
diviene ideologia. Uno strumento per parlare della Shoah e indicare la via
della resistenza e della redenzione. Per mostrare come ognuno possa e debba
scegliere in coscienza fra il bene e il male, al di fuori dei
condizionamenti ideologici.
4. La porta aperta è una storia reale o frutto della tua fantasia?
Sebbene il Giorno della Memoria non sia oggi avulso da interpretazioni
divisive, esso rappresenta per tutti un doveroso momento di riflessione. Un
momento che non sfugge ai ragazzi, considerato tutto ciò che passa in
televisione. Normale che se ne domandino la ragione.
La Porta Aperta è anche in questo senso un possibile strumento di
comprensione e chiarimento. La Memoria, come emerge dal libro, è la prima
contrapposizione alle catastrofi ideologiche del passato, alle derive
razziste, ai pericoli totalitaristi. E le figure di mia mamma, di Natoni e
dell’ufficiale nazista, pur vere al 100%, rappresentano, nella loro
semplicità, i punti cardinali per comprendere e giudicare la tragedia della
Shoah.
5. Come si può spiegare ai bambini che cos’è un “Giusto tra le nazioni”?
L’enfasi realistica che ho dispiegato nel dipingere il personaggio di
Ferdinando Natoni è strettamente connessa al significato del titolo di
Giusto fra le Nazioni conferito dallo Yad Vashem di Gerusalemme.
Lo spiega bene mia mamma, la nonna Mirella del libro. La giustizia non può
consistere solo nell’assicurare alla condanna dei tribunali chi si è fatto
strumento del male. La giustizia deve anche essere capace di riconoscere le
benemerenze di chi a quel male si è opposto. Di chi non ha esitato a mettere
a rischio la propria vita, per assicurare la salvezza a sconosciuti
perseguitati, accolti e riconosciuti come fratelli.
Ferdinando Natoni ha salvato mia mamma e la sua gemella mettendo a rischio
sé stesso e la sua famiglia. E salvando loro ha salvato un mondo intero,
come dice il Talmud. Non è una vuota astrazione. Senza di lui io oggi non
sarei qui. E non sarebbero qui decine di discendenti di quelle due ragazze
che il 16 ottobre del 43 furono strappate alla morte da un gesto di assoluto
coraggio.
Io benedico la memoria di Ferdinando Natoni e di tutti i Giusti fra le
Nazioni.
6. Perché “viaggiare” con La porta aperta?
Perchè è un viaggio nel tempo e nella memoria che va sempre ricordata.
La porta aperta
di Mario Pacifici
illustrazioni di Lorenzo Terranera
Editore Gallucci, età di lettura: da 5 anni
L'articolo “La porta aperta”, un libro per spiegare ai bambini la Giornata della
Memoria: “Bisogna aiutarli a comprendere l’abisso del male e a contrapporvi il
bene” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Emily Powell, una mamma statunitense, ha trovato un mazzo di chiavi appartenenti
a una pattuglia della polizia nello zaino di sua figlia. La donna ha dichiarato
a Today.com di non avere idea di come il mazzo possa essere finito nella
cartella della sua bimba di 4 anni. La piccola frequenta l’asilo e, talvolta,
porta a casa strani oggetti, tra cui un “anello magico” rubato nell’ufficio del
preside e un “coltello di Barbie”.
Durante le vacanze di Natale, in fondo allo zaino è comparso un portachiavi
giallo con la scritta “Iowa State Patrol” e un distintivo della polizia. La
signora Emily ha deciso di documentare il ritrovamento su Instagram.
Nel video andato virale si vede la mamma che, con tono minaccioso, si avvicina
alla bimba dicendole “dobbiamo parlare”. La figlia si rende conto di essere
stata beccata e giustifica le chiavi nello zaino come un regalo di una compagna
dell’asilo.
Powell ha scherzato su Instagram dicendo: “Ora ho paura che la polizia venga a
riprendersele”. Il filmato è andato virale sui social, come oltre un milione e
mezzo di visualizzazioni. Come reso noto dalla mamma, le chiavi sono state
restituite alla polizia il giorno successivo al ritrovamento nello zaino.
L'articolo “Non me lo so spiegare, porta a casa oggetti dall’asilo”: una mamma
ha ritrovato un mazzo di chiavi appartenenti alla polizia nello zaino della
figlia di 4 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.
Come fare per avvicinare i bambini al linguaggio Lis? Ancora oggi si pensa che
la disabilità sia qualcosa da temere, specialmente nei bambini, in quanto il
linguaggio comunicativo non è quello standard. Infatti ci sono linguaggi che
ancora oggi sono poco conosciuti e poco utilizzati, soprattutto nei bambini, tra
questi il linguaggio Lis.
Che cos’è la LIS – Lingua dei Segni italiana? La LIS, acronimo di Lingua dei
Segni Italiana, è una lingua utilizzata dalla comunità sorda come mezzo di
comunicazione, basata sul movimento delle mani, unito ad espressioni facciali e
postura. La LIS può essere utilizzata anche in musica per esprimere le parole
delle canzoni, rendendole accessibili alle persone sorde. Avvicinare i bambini a
questo linguaggio può essere interessante sia dal punto di vista
dell’inclusione e dell’integrazione, ma anche trovare una nuova forma
comunicativa innovativa come lo è la Lis. Tale linguaggio non è altro che uno
strumento indispensabile per superare le barriere ed entrare in contatto con chi
è definito “un bambino speciale”.
Come Giulio un bambino capace di fare fischi potentissimi e proprio per questo
ammirato da tutta la scuola. Peccato che il Re dei fischi, così definito, non
può sentirli in quanto affetto dalla sordità. A scuola di Giulio infatti tutti
conoscono questo “linguaggio segreto” così definito, una sorta di mezzo
potentissimo tanto da trasformare i suoi compagni dei piccoli 007.
Un linguaggio che suscita persino un pizzico di curiosità, ma che sicuramente
non emargina nessuno e rende uguali tutti, non solo nel contesto scolastico, ma
anche fuori al parco o a casa. Insieme, si impara a conoscersi andando oltre le
parole e scoprire che «molti “suoni” è possibile “sentirli” anche senza
orecchie».
Se parli ad un uomo in una lingua che può comprendere, avrai la sua attenzione.
Se parli ad un uomo nella sua lingua, avrai il suo cuore diceva Nelson Mandela,
infatti un bambino che si avvicina alla lingua LIS sarà un adulto più inclusivo
e dotato di una sensibilità disarmante, pronto all’integrazione e al senso di
comunità, in un mondo che senza questi principi sarebbe un mondo perso.
IL VIAGGIO INTERVISTA CON SILVIA SPERANZA
Un viaggio intervista con Silvia Speranza, l’autrice del libro edito da Buk buk
per darci spunti e nozioni su questa tematica:
Un libro per bambini che parla della lingua dei segni (Lis). Come mai hai
sentito l’esigenza di trattare questa tematica?
L’interesse è nato sin dai tempi universitari, poi ho avuto un prezioso incontro
con Francesca, una ragazza che di professione fa l’interprete LIS nelle scuole.
Francesca ha accompagnato una bambina sorda dalla scuola primaria fino alla fine
del suo ciclo di studi. Ho avuto l’idea di coinvolgerla facendomi raccontare il
suo lavoro e le implicazioni relazionali ed emotive tra lei, la bambina con
sordità e la classe e così è nata l’idea di tradurre il testo del mio racconto
in LIS, attraverso un video e a seguirne altri sui canali social, accessibile a
tutti i bambini che voglio ascoltare storie.
Come approcciarsi ad un bambino con questa problematica? C’è inclusione tra i
bambini?
È importante ricordare che quando si parla con una persona sorda è fondamentale
parlargli di fronte. Se pensiamo al contesto scolastico poi, fondamentale è un
approccio uno a uno o in piccoli gruppi, parlare uno alla volta, usare gesti che
accompagnano la parola, utilizzare i segni se si conoscono, supportare le
attività didattiche e ludiche con materiale visivo, abbinare alle parole e alle
immagini i segni anche solo i più semplici (non necessariamente una frase intera
in Lis) e i più usati nella quotidianità, facendo sì che li imparino e li
interiorizzino anche i compagni. I bambini, si sa, imparano alla velocità della
luce e se esposti alla dattilologia e alla LIS (con cartelloni appesi in classe
ad esempio) diventeranno loro stessi il veicolo privilegiato di inclusione per
il bambino/a sordo/a attraverso il gioco, la scoperta e grazie, ovviamente, alla
guida di adulti altrettanto interessati e aperti a nuove forme comunicative.
Cosa possono fare i genitori/gli adulti per favorire un ambiente inclusivo dove
tutti si possano sentire accettati e accolti?
I genitori e più in generale gli adulti di riferimento dovrebbero favorire
momenti di incontro e socializzazione tra i bambini: feste di compleanno,
attività sportive ed extrascolastiche, il ritrovarsi al parco giochi dopo scuola
o nei giorni di festa… è l’incontro che permette lo sviluppo di relazioni. I
bambini riescono a superare barriere che a noi adulti sembrano a volte
invalicabili, la loro modalità di comunicazione viaggia attraverso il gioco e
per loro la parola ha una dimensione diversa se non minore rispetto al mondo
adulto. Gli adulti devono creare le occasioni di incontro, un ambiente aperto
all’accoglienza… al resto ci pensano i bambini!
Pensi che nelle scuole ci sia bisogno di insegnare ai bambini il linguaggio Lis?
La LIS è una lingua e come per tutte le altre lingue L2, con il suo
apprendimento, permette un’apertura emotiva e culturale verso l’altro e verso la
diversità come occasione di crescita.
La LIS, in particolare, attraverso la gestualità, la prossemica e le espressioni
del viso permette di centrare la comunicazione sull’aspetto più espressivo e più
“fisico” dell’interazione interpersonale, favorendo quindi un approccio empatico
con l’altro e questo vale per tutti i bambini. Personalmente credo quindi che la
sua introduzione nelle programmazioni curriculari delle scuole, al pari
dell’inglese o di un’altra lingua, sarebbe un valore aggiunto per tutti, al di
là di ogni singola specificità di ognuno perché permette di parlarsi attraverso
altri canali comunicativi diversi dalla voce. Questo significherebbe avere una
figura all’interno dell’istituto scolastico formato in LIS che possa a sua volta
formare altri insegnanti e che guidi il percorso di conoscenza della LIS. Questo
significherebbe un investimento economico nella scuola anche in questa direzione
che porterebbe però, a lungo termine, notevoli benefici in termini di competenze
comunicative e relazionali negli adulti di domani.
Perchè viaggiare con “Fischia”?
Fischia! prima di tutto è un racconto di amicizia e di voglia di riscatto, dove
anche il bulletto di turno viene costretto da una sfida ai rigori a guardare la
realtà con occhi diversi. È una narrazione semplice, vicina alla realtà dei
bambini e delle bambine che li accompagna a conoscere cosa sia la LIS, la sua
bellezza e anche il suo mistero. Giulio, il protagonista, verso la fine del
libro segna ai compagni una frase molto importante: INSIEME STIAMO BENE. È
questo il messaggio centrale della storia: insieme si può fare.
Fischia!
di Silvia Speranza
illustrazioni di Ilaria Pasqua
Editore Buk buk, Età di lettura: da 7 anni
L'articolo Un libro per insegnare il linguaggio Lis ai bambini: perché è
importante conoscere questa forma di inclusione e integrazione proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Ti consiglio 5 libri per affrontare l’inverno e rimanere incantati dalla magia
della neve, dal cambiamento della natura, per scoprire mondi fiabeschi, con una
tazza di cioccolata calda ed essere coccolati dal calore di un abbraccio. Perchè
anche la stagione invernale per i bambini può essere interpretata come una
continua scoperta, dagli animali che vanno in letargo, agli alberi che si
spogliano per poi rigenerarsi, un mezzo, il libro, per far comprendere come
anche la natura è soggetta a trasformazione. Un percorso nella natura,
attraverso ambienti familiari per contrastare il Blue Monday, il giorno più
triste dell’anno, che cade il terzo lunedì di gennaio, in cui anche i bambini
possono sperimentare sentimenti di malinconia o tristezza. Basta saperli
affrontare, parlandone e soprattutto concedere momenti di svago, magari leggendo
un bel libro.
I 5 LIBRI CONSIGLIATI
Una raccolta di albi illustrati per bambini per illuminare l’inverno con un
sorriso:
È inverno lepre
di Giuditta Campello
illustrazioni di Arianna Cicciò
Editore Emme, Età di lettura: dai 3 anni
Nel bosco gli animali aspettano qualcosa di speciale… Eccola che arriva! È la
neve! Lepre, Cincia e Scoiattolo escono a giocare a nascondino in attesa che
arrivi qualcosa di speciale: la neve. Ma purtroppo qualcosa va storto, perchè
Lepre si perde a causa del fitto bosco imbiancato, ma troverà il modo per
riuscire a tornare a casa. Un albo illustrato per i più piccini, cartonato e con
testi in rima per vivere un momento magico e allegro con tutti gli animali del
bosco.
Un libro scritto da Giuditta Campello e arricchito dalle magiche illustrazioni
di Arianna Cicciò, che insegna come l’amicizia sia importante e crea unione.
Un’eccezionale nevicata
di Richard Curtis
illustrazioni di Rebecca Cobb
Editore Gallucci, Età di lettura: dai 3 anni
Si sa quando nevica quasi nessuno vuole andare a scuola, ma purtroppo per Danny
non va proprio così: è costretto ad andare a scuola, nonostante non ci sia
nessuno in classe, a causa dei suoi genitori impegnati e poco premurosi per lui.
Danny è l’alunno più svogliato della classe e proprio quel giorno dovrà
confrontarsi con l’insegnante più severo, il signor Trapper.
I due costretti al confronto iniziano, grazie alla magia della neve, a
conoscersi, attraverso un racconto di avventura che cambierà per sempre due
persone, e il loro rapporto.
Il Signor Trapper decide di insegnare al bambino come costruire con successo un
pupazzo di neve.
Tra realtà e fantasia, i due protagonisti accompagnano i bambini in un racconto
avventuroso che cambierà per sempre due persone, e il loro rapport, prendendo
confidenza con l’ambiente scolastico e superando certe insofferenze.
Una storia toccante scritta da Richard Curtis, noto sceneggiatore
cinematografico, creatore di Mr. Bean, Bridget Jones, Quattro matrimoni e un
funerale e I Love Radio Rock un testo accompagnato dalle illustrazioni della
pluri-premiata artista Rebecca Cobb edito da Gallucci editore.
Indovina quanto bene ti voglio in inverno. Libro pop-up.
di Sam McBratney
illustrazioni di Anita Jeram
traduzione di Marinella Barigazzi
di Rebecca Cobb
Editore Nord-Sud, Età di lettura: dai 3 anni
Un libro pop-up che coinvolge non sono attraverso il testo ma anche attraverso
le illustrazioni che permettono al lettore di curiosare dietro le finestrelle e
interagire con il testo.
Una storia da leggere in una giornata di neve tra Papà Leprotto e Leprottino che
giocano a “Indovina indovinello”. Un libro dinamico e divertente edito da
Nord-Sud.
La muffola rossa
di Francesca Pirrone
Editore La Margherita, Età di lettura: dai 3 anni
Un libro di Francesca Pirrone edito da La Margherita Edizioni una storia
ispirata ad un racconto popolare ucraino.
Racconta di un uomo grande che durante la sua traversata nel bosco innevato
perse una mussola rossa.
Una mussola che diviene tana per molti amici animali, il problema è capire se
c’è posto per tutti. Una storia delicata e ricca di gentilezza e accoglienza.
Selvabbacche va in letargo
di Valeria Troncarelli
Editore Chiaredizioni, Età di lettura: dai 5 anni
Valeria Troncarelli ha realizzato per Chiaraedizioni una quadrilogia di storie
legate al cambio delle stagioni nel bosco di Selvabbacche.
Racconta attraverso le meravigliose illustrazioni di come tutti gli animaletti
stanno ultimando i preparativi prima del loro letargo invernale.
Tutti tranne Lucas lo scoiattolo che passa il tempo a giocare, in quanto non ha
voglia di lavorare, del resto chi non ama giocare.
Ma un rapporto di amicizia che protrae nel tempo con Maria e il pettirosso Cip
sarà la sua salvezza.
Un libro che oltre ad insegnare il valore dell’amicizia, permette di imparare a
prenderci ognuno le proprie responsabilità.
L'articolo 5 libri per bambini per capire come cambia la natura in inverno
attraverso mondi fiabeschi: la nostra guida proviene da Il Fatto Quotidiano.
Momenti di forte apprensione nel pomeriggio a Cervaro, in provincia di
Frosinone, dove uno scuolabus con a bordo sette bambini delle elementari si è
ribaltato su un fianco al termine di una ripida discesa. L’incidente è avvenuto
in via Fionda, all’altezza dell’incrocio con via Pacitti, mentre il mezzo stava
affrontando una curva.
Secondo le prime ricostruzioni, il veicolo avrebbe perso aderenza proprio lungo
il tratto in pendenza. I piccoli passeggeri sono stati fatti uscire rompendo il
vetro posteriore: nessuno di loro ha riportato ferite serie, anche se lo
spavento è stato notevole. Un bambino è stato accompagnato in via precauzionale
al pronto soccorso di Cassino dopo aver battuto la testa e riportato un lieve
livido; le sue condizioni non destano preoccupazione. Per accertamenti è stato
condotto in ospedale anche l’autista.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri, insieme alla polizia locale e ai
soccorsi, per mettere in sicurezza l’area ed effettuare i rilievi necessari a
chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto. Tra le ipotesi al vaglio c’è quella
del possibile surriscaldamento dei freni. A poche ore dall’episodio, il Comune
di Cervaro ha diffuso una nota ufficiale per rassicurare la cittadinanza e le
famiglie coinvolte: oltre alle forze dell’ordine, anche il sindaco Ennio
Marrocco si è recato immediatamente sul luogo dell’incidente.
L'articolo Scuolabus si ribalta in provincia di Frosinone: a bordo sette bambini
delle elementari proviene da Il Fatto Quotidiano.
I Lego diventano tecnologici. In occasione del Ces 2026 (Consumer Electronics
Show) di Las Vegas, l’azienda di mattoncini giocattolo ha presentato il nuovo
sistema Smart Play. La novità si basa su tre elementi principali: i mattoncini
2×4, le Smart Minifigures e le Smart Tag.
In pratica, in consistono i nuovi Lego? I blocchetti e le Minifigures rilevano
le Smart Tag, ossia piastrelle con la superficie liscia e senza i classici
bottoncini, con un Id digitale che indica al mattoncino come comportarsi. Ad
esempio, se uno Smart Tag appartiene alla costruzione di un elicottero, il
mattone Smart si illumina e riproduce il suono di un elica. Come riporta il sito
Igizmo, grazie a un accelerometro integrato nel mattoncino, le luci e i suoni si
adattano al movimento dell’elicottero. Spostando rapidamente il giocattolo il
suono delle eliche aumenta, quando l’elicottero atterra il rumore diminuisce
progressivamente.
Un’altra novità introdotta da Lego è il Brick Net, ossia una connessione
Bluetooth che permette agli Smart Bricks di interagire tra loro. L’azienda ha
svelato che i primi due Smart Play saranno a tema Star Wars e saranno in vendita
dall’1 marzo 2026. Il primo, ossia il “set Luke’s Red Five X-wing”, costerà
69.99 dollari. Il secondo, “Throne Room Duel and A-wing”, avrà un costo di
159.99 dollari. I due set interagiranno tra loro.
LA QUESTIONE DELLA PRIVACY
L’azienda ha dichiarato che i mattoncini Smart assicurano una protezione
avanzata per privacy e sicurezza. Per accedere alle funzioni degli Smart Bricks
non è necessaria alcuna configurazione e non ci sono telecamere all’interno dei
mattoncini. Secondo quanto riportato dal sito Nerdist, i nuovi mattoncini sono
alimentati dal chip Asic e si ricaricheranno tramite la connessione wireless.
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L'articolo Dagli elicotteri che emettono suoni ai mattoncini che si illuminano:
Lego presenta il nuovo sistema Smart Play, ecco quanto costa proviene da Il
Fatto Quotidiano.
La Befana esiste davvero? Ha davvero le scarpe rotte? È davvero la moglie di
Babbo Natale? Dopo Babbo Natale, la figura tanto attesa, con un pizzico di
paura, è la Befana, una vecchietta con un naso storto e le scarpe tutte rotte
che viaggia su una scopa.
Esistono diverse ipotesi sulla sua origine, quel che è certo è che arriva tra la
notte del 5 e il 6 gennaio, la notte dell’Epifania, che tutte le feste porta
via.
L’Epifania è una celebrazione prevalentemente cristiana che cade 12 giorni dopo
Natale, celebra la rivelazione del figlio di Dio all’umanità, rappresentata
dall’arrivo dei Re Magi alla capanna di Betlemme, seguendo la stella cometa, e
dalla loro adorazione del piccolo Gesù.
Molti sono i racconti o le leggende che parlano della vecchietta che vola sulla
sua scopa, portando dolci ai bambini buoni e carbone a quelli cattivi. Un’antica
leggenda racconta come quella notte i Re Magi chiesero indicazioni sulla strada
da seguire per raggiungere Betlemme a una vecchietta, per poter raggiungere la
capanna di Gesù bambino, chiedendole di accompagnarli.
Sul momento la vecchietta rifiutò l’invito, in quanto impegnata nelle faccende
domestiche, ma il giorno dopo se ne pentì e così si mise in viaggio portando con
sè tutto ciò che possedeva in casa.
Da allora, ogni anno, la notte del 6 gennaio porta i regali ai bambini di tutto
il mondo.
In Russia si chiama Babushka, una simpatica vecchietta dalle sembianze simili a
quelle della nostra Befana.
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moglie di Babbo Natale? La risposta a tutti gli interrogativi in libro proviene
da Il Fatto Quotidiano.