Anche in carcere Puff Daddy “ha un grosso problema con gli stipendi, dato che
alcuni dei suoi dipendenti sono arrabbiati perché non vengono pagati mentre è
rinchiuso, ma il suo rappresentante legale insiste nel dire che ha la situazione
sotto controllo”. Lo riporta il sito TMZ.
Secondo fonti interpellate da TMZ il patrimonio di Daddy è gestito dalla società
di gestione aziendale Tri Star Sports & Entertainment mentre è in carcere:
“Stanno tenendo i suoi soldi sotto stretto controllo, troppo stretto per alcune
persone a libro paga. Ad esempio, ci è stato detto che alcuni avvocati che si
occupano della montagna di cause civili di Daddy non sono stati pagati, e anche
tra gli altri membri dello staff non va meglio, almeno uno di loro si è
dimesso”.
A smentire tutto questo il rappresentante dell’ex magnate dell’hip hop, Juda
Engelmayer, ha dichiarato: “Persone, personale e avvocati vengono tutti pagati e
nessuno se ne va. Daddy gestisce autonomamente le proprie finanze. Tutti vengono
pagati per il proprio lavoro una volta completato e confermato, dopo la
revisione di routine”.
Ma TMZ rilancia: “Le nostre fonti affermano che i familiari dell’ex produttore
non hanno accesso illimitato e gratuito ai suoi soldi il che significa che
devono anche confrontarsi con Tri Star. Ci è stato detto che la famiglia Combs
lavora entro un budget stabilito (l’importo e la frequenza dei pagamenti
rimangono poco chiari) e che, se lo superano, sono tenuti a presentare fatture a
Tri Star, che non sempre vengono approvate”.
Puff Daddy sta scontando una pena di 50 mesi per reati legati alla prostituzione
presso l’FCI Fort Dix, un carcere federale di bassa sicurezza nel New Jersey,
insieme a 500mila dollari di multa.
L'articolo Puff Daddy nell’occhio del ciclone: “I suoi dipendenti sono furiosi
perché non vengono pagati mentre è in prigione”. L’avvocato: “È tutto sotto
controllo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Accusato di essere un narcotrafficante, tra le celle potrebbe incrociare il boss
dei cartelli messicani. Il Metropolitan detention center di Brooklyn è il
carcere federale in cui è stato condotto il presidente venezuelano Nicolás
Maduro, in attesa del processo dopo la cattura da parte degli Stati Uniti. La
struttura, secondo quanto riferiscono le agenzie, è destinata a ospitare anche
la moglie Cilia Flores fino alla comparizione davanti a un giudice per
rispondere delle accuse, tra cui quella di narcoterrorismo.
Ex funzionari del Bureau of prisons, agenzia che si occupa della gestione del
sistema carcerario federale, confermano che l’istituto ha “sostanziale
esperienza” con imputati di alto profilo. Per Maduro è previsto un iniziale
isolamento in una special housing unit, seguita da un trasferimento in un’unità
speciale condivisa con altri vip.
La prigione di Brooklyn, infatti, è nota per aver ospitato nel tempo detenuti
famosi. Tra questi il rapper Sean Combs aka Puff Daddy, rimasto all’Mdc per poco
più di un anno prima di essere condannato a ottobre a oltre quattro anni di
carcere federale e trasferito in New Jersey. Sempre nella stessa struttura è
detenuto Luigi Mangione, il ventisettenne accusato di aver sparato e ucciso
l’amministratore delegato di UnitedHealthcare, Brian Thompson.
A scontare la pena lì è anche Sam Bankman-Fried, cofondatore della piattaforma
di criptovalute Ftx, condannato a 25 anni di carcere per frode. L’elenco dei
detenuti celebri comprende inoltre il famigerato narcotrafficante messicano
Joaquin “El Chapo” Guzman e l’imprenditrice Ghislaine Maxwell, legata al
finanziere Jeffrey Epstein.
Oltre per i suoi ospiti di spicco, il Metropolitan detention center è
tristemente famoso per le sue condizioni: una struttura definita “disumana, non
sicura e insalubre”. Un giudizio ribadito anche dall’analista John Miller alla
Cnn, secondo cui la coppia “non avrà una suite da luna di miele”. All’esterno
della struttura, folle di venezuelani hanno festeggiato con applausi e bandiere
l’arresto del deposto leader di Caracas.
L'articolo Nicolas Maduro in carcere con El Chapo, Luigi Mangione e Ghislaine
Maxwell. Per lui iniziale isolamento proviene da Il Fatto Quotidiano.
C’è molta agitazione attorno a “Sean Combs: la resa dei conti” il docu-film
prodotto da 50 Cent e disponibile su Netflix, che accende i riflettori ancora
una volta sulle vicende giudiziarie e personali legate all’ex magnate dell’hip
hop, Puff Daddy, attualmente in carcere. Prima che il prodotto arrivasse su
Netflix.
Alla vigilia dell’uscita sulla piattaforma, che era stata fissata al 2 dicembre,
gli avvocati di Puff Daddy si sono scatenati, su mandato del loro cliente, sia
contro 50 Cent, suo acerrimo nemico, che contro Netflix. In una dichiarazione
rilasciata alla CNN, l’ufficio stampa dell’ex produttore ha anche accusato
Netflix di aver utilizzato “filmati rubati mai autorizzati alla pubblicazione”
in quello che hanno definito un “vergognoso articolo diffamatorio”. Il filmato a
cui si riferisce il portavoce di Combs è mostrato nel trailer ufficiale di
Netflix, pubblicato lunedì mattina scorso.
“Dobbiamo trovare qualcuno che lavori con noi e che abbia lavorato nel più
sporco dei settori sporchi”, afferma Puff Daddy nel trailer di un minuto. Il
portavoce dell’ex magnate, Juda Engelmayer, ha dichiarato alla CNN che il suo
cliente si filmava ininterrottamente da decenni nel tentativo di raccontare la
sua vita per un eventuale documentario. Engelmayer ha spiegato che il filmato
presente nel trailer di Netflix, girato sei giorni prima dell’arresto nel
settembre 2024, faceva parte di quel progetto documentaristico.
“Lui stava realizzando il suo documentario da quando aveva 19 anni. Questo
filmato è stato commissionato come parte di esso – ha detto la Engelmayer – Né
il mio assistito che sta scontando una condanna a quattro anni, né il suo team
hanno visto la docuserie Netflix in anticipo. Né Netflix né la produzione sono
stati così gentili da offrirci la visione in anteprima”.
Nella loro lettera di diffida, gli avvocati di Combs minacciano di intraprendere
ulteriori azioni legali: “Come senza dubbio saprete, il signor Puff Daddy non ha
esitato a intraprendere azioni legali contro entità mediatiche e altri che
violano i suoi diritti, e non esiterà a farlo contro Netflix”.
LA SINOSSI DI “SEAN COMBS: LA RESA DEI CONTI”
Diddy, Puff Daddy, Love: gli pseudonimi con cui è noto sono diversi, ma chi si
nasconde davvero dietro all’icona hip hop Sean Combs? Con la produzione
esecutiva di Curtis Jackson (“50 Cent”), vincitore di Emmy e Grammy, e la regia
di Alexandria Stapleton, vincitrice di Emmy, il documentario in quattro parti
Sean Combs: la resa dei contiindaga sulla sorprendente storia di questa leggenda
della musica e personalità dei media, condannata dalla giustizia. Animato da
un’insaziabile sete di celebrità e da un talento per la scoperta di nuovi
artisti, Sean Combs scala rapidamente l’industria musicale con la Bad Boy
Entertainment, portando l’hip hop al grande pubblico.
Lancia le carriere di numerosi artisti rivoluzionari, tra cui The Notorious
B.I.G., Mary J. Blige, Jodeci e Danity Kane. Ma con il passare del tempo, come
raccontano i suoi ex collaboratori, amici d’infanzia, artisti e dipendenti,
l’ambizione di Sean Combs assume toni oscuri. Questo documentario, arricchito da
immagini inedite ed esplosive e da interviste esclusive al suo ex entourage,
ripercorre la storia di un potente imprenditore, dell’impero dorato che ha
costruito e del mondo che si celava dietro alle apparenze.
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in carcere: “Ci sono filmati non approvati e rubati. Va ritirato da Netflix o
partono le diffide” proviene da Il Fatto Quotidiano.