Un “vecchio” farmaco potrebbe aiutare ad affrontare un problema sempre più
diffuso e spesso sottovalutato, specialmente tra i più giovani, e cioè il
disturbo da uso di cannabis (CUD). La vareniclina, un farmaco che da anni aiuta
milioni di persone a dire addio alle sigarette, sembrerebbe in grado di ridurre
anche la dipendenza da cannabis. Ma solo negli uomini, molto poco o nulla nelle
donne. A metterla alla prova con successo è stato un gruppo di ricercatori della
Medical University of South Carolina, in uno studio pubblicato sulla rivista
Addiction.
In Italia, la dipendenza da cannabis è un fenomeno reale, con circa il 42% degli
utilizzatori cronici che sperimenta sintomi di astinenza (irritabilità, ansia,
insonnia) alla sospensione. Il disturbo da uso di cannabis non è solo fumare
troppi spinelli: è quando il consumo interferisce con il lavoro, la vita sociale
o la salute mentale, provocando ansia, psicosi o disturbi del sonno. Fino ad
oggi, i medici si trovavano con le armi spuntate: non esisteva infatti alcun
farmaco approvato specificamente per trattare questa dipendenza.
Per questo i ricercatori hanno deciso di testare una “vecchia” conoscenza, la
vareniclina, coinvolgendo 174 partecipanti che utilizzavano cannabis almeno tre
giorni a settimana. L’idea di base è semplice: se il farmaco funziona bloccando
i recettori della nicotina nel cervello, riducendo il piacere di fumare e i
sintomi dell’astinenza, potrebbe avere un effetto simile anche sui circuiti
cerebrali legati alla cannabis. I risultati hanno dato ragione agli scienziati,
ma con un “effetto sorpresa” di genere.
Qui la scienza si fa intrigante. Lo studio ha rivelato che la vareniclina è
stata estremamente efficace per gli uomini. I partecipanti maschi che hanno
assunto il farmaco hanno ridotto drasticamente le loro sessioni settimanali di
consumo (passando da oltre 12 a circa 6-8), mostrandosi molto più capaci di
resistere alla tentazione rispetto a chi assumeva un semplice placebo.
Per le donne, invece, la storia è stata diversa. Non solo il farmaco non ha
ridotto il consumo, ma le donne nel gruppo vareniclina hanno riportato livelli
più alti di ansia, desiderio (craving) e sintomi di astinenza. Questo ha portato
a una minore costanza nell’assunzione della terapia, rendendo il trattamento
inefficace.
Il perché un farmaco che aiuta entrambi i sessi a smettere con il tabacco si
comporti in modo così selettivo con la cannabis non è ancora chiaro. Aimee
McRae-Clark, che ha guidato lo studio, ammette che questo è il prossimo grande
mistero da risolvere. Tra le ipotesi c’è quella secondo cui il sistema di
“ricompensa” del cervello femminile risponda in modo diverso alla combinazione
tra vareniclina e cannabinoidi, e anche quella che i fattori ormonali giochino
un ruolo decisivo nella gestione dell’astinenza.
“Il disturbo da uso di cannabis è in rapida crescita negli Stati Uniti”,
commenta McRae-Clark. “Le attuali opzioni di trattamento farmacologico sono
molto limitate, e quindi anche la nostra capacità di aiutare le persone a
ridurre il consumo di cannabis è limitata. Il nostro studio – prosegue – ha
scoperto che la vareniclina, un farmaco che aiuta le persone a ridurre o
smettere di fumare, può essere efficace anche nel ridurre il consumo di
cannabis, ma solo per gli uomini. Il nostro prossimo passo è esplorare
ulteriormente la vareniclina per il disturbo da uso di cannabis, utilizzando un
campione più ampio di donne, per comprendere meglio questa differenza di genere
nell’esito del trattamento. Nel frattempo, siamo incoraggiati dal fatto che la
vareniclina mostri un potenziale promettente nel trattamento di questo problema
in rapida crescita”.
Lo studio
L'articolo Dipendenza da cannabis, un vecchio farmaco anti sigarette funziona.
Ma solo negli uomini proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Sigarette
Dal 16 gennaio scattano i primi rincari delle sigarette previsti dalla legge di
Bilancio, dopo quelli su gasolio e pedaggi autostradali. A partire saranno le
“bionde” del gruppo Philip Morris (tra cui Marlboro, Chesterfield, Merit, Diana
e Muratti), con aumenti fino a 30 centesimi a pacchetto. Le Marlboro, ad
esempio, potrebbero arrivare a 6,80 euro. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli
ha già pubblicato la tabella con i prezzi aggiornati, mentre nei prossimi giorni
è atteso l’adeguamento anche per le altre marche.
La manovra, ricorda Assoutenti, garantirà allo Stato un maggior gettito
complessivo di 1,47 miliardi di euro nel triennio 2026-2028 (213 milioni nel
2026, 465,8 milioni nel 2027 e 796,9 milioni nel 2028), che si aggiunge ai circa
15 miliardi annui già assicurati dalla tassazione sul tabacco. L’aumento deriva
soprattutto dal rialzo progressivo dell’accisa minima: per le sigarette si passa
da 29,50 euro per 1.000 pezzi nel 2025 a 32 euro nel 2026, 35,50 nel 2027 e
38,50 nel 2028. Salgono anche le accise su sigaretti e tabacco trinciato.
Per ora non risultano coinvolti i tabacchi riscaldati (come Terea, Glo o Ploom),
segmento su cui le multinazionali stanno puntando sempre di più, mentre vengono
colpite le sigarette elettroniche: aumentano i coefficienti d’accisa sia per i
liquidi con nicotina (dal 18% nel 2026 al 22% dal 2028) sia per quelli senza
nicotina (dal 13% nel 2026 al 17% nel 2028). La Federazione Italiana Tabaccai ha
confermato che le modifiche tariffarie entreranno in vigore dal 16 gennaio 2026.
Se l’aumento effettivo è inferiore alle ipotesi iniziali, da tempo medici e
associazioni chiedono rincari molto più drastici per coprire i costi sanitari e
ambientali del fumo, rilanciando anche l’idea di una “sin tax” (tassa sul vizio)
più ampia, estesa ad altri prodotti nocivi. Anche a livello europeo si discute
di una direttiva che possa spingere verso aumenti più decisi.
L'articolo Effetto manovra, da domani aumenta il prezzo delle sigarette: fino 30
cent in più a pacchetto proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Potevo morire per la stupidità di qualcosa di così ridicolo, quindi per favore
fatevi un favore e smettete anche voi – di colpo. Non sappiamo abbastanza di
queste cose orribili”. È questa la denuncia di Fraser Olender, star del popolare
reality show Below Deck. L’attore 33enne ha rivelato sui social di essere stato
colpito da un infarto a causa di un’intossicazione da sigaretta elettronica, che
lo ha costretto a una settimana di ricovero e di esami a Londra. Come riportato
dall’Independent, Olender ha raccontato di essere stato ricoverato d’urgenza a
causa di “forti dolori al petto e difficoltà respiratorie”. Dopo numerosi
controlli, i medici gli hanno diagnosticato l’EVALI (E-cigarette or
Vaping-Associated Lung Injury), una lesione polmonare associata allo svapo, che
ha innescato una reazione cardiaca a catena.
“Qualunque cosa ci fosse nella mia sigaretta elettronica mi ha causato un
vasospasmo coronarico”, ha scritto Olender. Quindi ha spiegato in termini medici
la gravità dell’accaduto: “Le arterie che portano il sangue al mio cuore si sono
improvvisamente chiuse. Questo spasmo ha ridotto il flusso sanguigno abbastanza
da causare un infarto del miocardio con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI)
– meglio noto come infarto – non a causa di un blocco, ma perché il mio cuore
non riceveva abbastanza ossigeno durante lo spasmo”.
L’attore ha descritto un’esperienza di dolore indescrivibile, usandola come
monito per chiunque stia pensando di continuare a svapare: “Il dolore che ho
sopportato per 24 ore è stato inspiegabile, due cicli di morfina non hanno
sortito effetto, e alla fine ho dovuto ricevere il più forte antidolorifico
legale da somministrare al pronto soccorso – e quello ha portato il mio dolore
solo da 10 a 7″. Olender, che nella serie Below Deck è diventato il primo Capo
Steward uomo, ha espresso gratitudine per essere in via di recupero e ha
promesso: “Non ho più toccato una sigaretta elettronica da quando è successo e
non lo farò mai più“. L’attore ha voluto condividere la sua storia, pur
riconoscendo l’assurdità del motivo scatenante, per mettere in guardia il
pubblico: “Se questa esperienza può aiutare anche una sola persona a ripensare
allo svapo, vale la pena raccontarla… Quello NON è stato carino, nemmeno per la
storia. Vi voglio bene, state attenti, mettete la vostra salute al primo posto”.
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L'articolo “Il dolore che ho sopportato per 24 ore è stato inspiegabile, potevo
morire per una cosa stupida”: a 33 anni l’attore Fraser Olender ha un infarto a
causa dello svapo proviene da Il Fatto Quotidiano.