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Nel Reggiano un 75enne colpisce una gallina mentre è in bici, cade, sbatte la testa e muore sul colpo
Colpisce una gallina mentre è in bicicletta, cade e muore sul colpo dopo aver battuto la testa. È questa la dinamica dell’incidente che ha portato alla morte di Danilo Ghirardini, un 75enne di Scandiano di Reggio Emilia. Il ciclista è deceduto poco dopo le 9 di ieri in via Faggiano a Rondinara, una frazione scandianese che risale verso l’Appennino. L’incidente è accaduto mentre era in compagnia dello storico gruppo di amici, formato da grandi appassionati di bici. Il ciclista stava percorrendo via Faggiano, una stradina di campagna che costeggia il corso del torrente Tresinaro nella zona di Rondinara. La squadra di ciclisti è passata vicino a una zona dove si trova anche un pollaio con le galline lasciate a razzolare in libertà nel verde. La vittima ha colpito con la ruota anteriore la gallina, la bicicletta si è sbilanciata è ha sbalzato in avanti il 75enne. L’uomo ha urtato la testa contro l’asfalto e l’impatto gli è stato fatale: un trauma gravissimo, che nel giro di qualche minuto lo ha portato alla morte. La vittima indossava regolarmente il casco protettivo. Il gruppo di amici ha subito chiamato i soccorsi, giunti dal pronto soccorso dell’ospedale di Scandiano: da qui sono partite un’ambulanza e un’auto medica, mentre da Parma è decollato anche l’elisoccorso. Tutto vano. Le lesioni interne sono risultate troppo gravi, tanto da portare l’uomo alla morte in pochi minuti. L’elicottero è stato fatto tornare alla base a Parma, e sono state organizzate le operazioni per il recupero della salma. Assieme ai soccorsi, hanno raggiunto via Faggiano anche gli agenti della polizia locale del corpo unico Tresinaro Secchia, che hanno effettuato i rilievi necessari e chiuso momentaneamente la strada al traffico. Spetterà a loro determinare i dettagli della dinamica e completare le valutazioni del caso sull’accaduto. L'articolo Nel Reggiano un 75enne colpisce una gallina mentre è in bici, cade, sbatte la testa e muore sul colpo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Otto ore in sella per la patente. La proposta che divide automobilisti e ciclisti
Insulti, commenti aggressivi e una diffusa ostilità verso chi si muove in bicicletta o in monopattino sono ormai parte della quotidianità urbana. Tra social network e strade cittadine, chi sceglie le due ruote deve spesso fare i conti con automobilisti distratti, manovre azzardate e una conoscenza approssimativa del codice della strada. Anche se, ad onor del vero, a volte anche i ciclisti dimostrano di essere indisciplinati. È comunque da questo contesto di insofferenza reciproca che nasce una proposta destinata a far discutere: rendere obbligatorie otto ore di pratica in bicicletta nei corsi delle scuole guida. L’iniziativa arriva dal collettivo spontaneo torinese Belparcheggio, una rete di centinaia di persone che si spostano quotidianamente in bici, monopattino o cargo-bike. L’idea è semplice quanto radicale: far vivere in prima persona ai futuri automobilisti cosa significa muoversi su due ruote in città. “L’educazione può arrivare dove la repressione non riesce”, spiega Sirio Romagnoli, cicloattivista e promotore della proposta. La petizione ha già raccolto quasi 14 mila adesioni, con un dato che va oltre la dimensione locale: solo il 10% dei firmatari vive a Torino, mentre la grande maggioranza arriva dal resto d’Italia e anche dall’estero. Un segnale, secondo i promotori, di un’esigenza condivisa che supera i confini regionali. Il modello di riferimento sono i Paesi del Nord Europa, dove la cultura della mobilità ciclabile è sostenuta non solo da infrastrutture adeguate, ma anche da percorsi educativi strutturati. Nei Paesi Bassi, ad esempio, gli studenti devono ottenere un patentino simbolico che certifica la conoscenza delle regole di sicurezza stradale in bicicletta. L’obiettivo finale è arrivare a numeri ancora più consistenti e consegnare le firme a un referente politico, affinché la proposta diventi oggetto di un confronto istituzionale. Senza illusioni, ammettono gli attivisti, ma con la convinzione che solo un cambio culturale profondo possa migliorare la sicurezza e la convivenza sulle strade italiane. L'articolo Otto ore in sella per la patente. La proposta che divide automobilisti e ciclisti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Giappone, stretta su chi va in bicicletta ubriaco. Quasi 900 patenti sospese in nove mesi
In Giappone cresce l’attenzione delle autorità nei confronti della sicurezza stradale e, in particolare, di un comportamento spesso sottovalutato: andare in bicicletta dopo aver bevuto alcolici. Tra gennaio e settembre 2025 quasi 900 persone hanno subito la sospensione della patente di guida dopo essere state fermate mentre pedalavano in stato di ebbrezza. Un dato significativo, che riflette l’impatto delle nuove norme entrate in vigore alla fine del 2024. La revisione del codice della strada ha infatti introdotto sanzioni più severe anche per chi utilizza la bicicletta. Superare la soglia consentita di alcol nel sangue non comporta più soltanto una multa, ma come detto può portare direttamente alla sospensione della patente, anche se l’infrazione avviene su un mezzo considerato leggero. L’obiettivo delle autorità è chiaro: prevenire comportamenti pericolosi e ridurre il rischio che chi dimostra scarsa responsabilità in bici possa poi mettersi alla guida di un’auto. Secondo la polizia giapponese, il ciclismo in stato di ebbrezza rappresenta un pericolo reale, soprattutto nelle aree urbane densamente popolate, dove biciclette, pedoni e automobili condividono spazi spesso limitati. Gli incidenti causati dall’alcol, anche sulle due ruote, possono avere conseguenze gravi e coinvolgere altri utenti della strada. Le sanzioni previste sono particolarmente dure. Oltre alla sospensione della patente, i trasgressori rischiano multe elevate e, nei casi più seri, anche pene detentive che possono arrivare fino a tre anni di carcere. Una linea dura che vuole scoraggiare in modo deciso ogni forma di guida in stato alterato. Le nuove regole rientrano in un piano più ampio di rafforzamento della sicurezza stradale. Dal 2026 saranno infatti puniti anche altri comportamenti ritenuti pericolosi, come l’uso dello smartphone mentre si pedala, il mancato rispetto dei semafori, l’assenza di luci di notte o l’abitudine di andare in bicicletta con l’ombrello aperto. L'articolo Giappone, stretta su chi va in bicicletta ubriaco. Quasi 900 patenti sospese in nove mesi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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