Nella puntata di ieri di “Verissimo“, 24 gennaio, è stato ospite l’ex
concorrente de “L’isola dei famosi 2011” e modello Killian Nielsen (vero nome
Marcus Gastineau), figlio di Brigitte Nielsen e dell’ex giocatore di football
americano Mark Gastineau. Killian ha raccontato dei suoi problemi con l’alcol e
del rapporto con la sua famiglia, in particolare con la madre che è stato sempre
difficile.
“Mia mamma ha cinque figli. Alla fine degli Anni 80 ha avuto una relazione con
Mark Gastineau, ma non andavano molto d’accordo – ha detto Killian -. Dopo la
mia nascita si separano. Mia mamma è scappata ed è andata a vivere in Svizzera
con il nuovo compagno Raoul Meyer. Fino all’età di 8 anni credevo che Raoul
fosse mio padre. Ho scoperto che mi chiamavo Marcus Gastineau trovando per caso
il mio passaporto. Chiesi spiegazioni a mia madre e lei mi disse che il mio vero
nome era Marcus e che il mio vero padre era Mark Gastineau”.
Una volta terminata la storia con Raoul Meyer, Brigitte Nielsen frequenta Mattia
Dessì e torna negli Stati Uniti. “A 16 anni mi sono ritrovato solo, vivevo fuori
Milano – ha continuato Killian – e in diverse occasioni mi sono ritrovato con
niente, con scarpe bucate, mangiavo patate e cipolle. Ero sempre alla ricerca di
mia mamma. Da lì ho iniziato ad abusare di alcol e droga. Ed è stato così per
cinque anni. Mi sono ritrovato senza nulla, dormivo per strada”.
La svolta nella sua vita è arrivata grazie alla fidanzata Laura Mara Barbieri:
“Ci eravamo conosciuti per caso, prima che mi trovassi senza casa, poi lei mi ha
visto dormire in mezzo alla strada e ha deciso di aiutarmi. Mi ha pagato degli
hotel a Milano e piano piano mi ha aiutato a uscire dalle dipendenze”.
“Ci siamo rivisti due anni fa, – ha continuato l’attore parlando della madre
Brigitte – poi ci sono state delle incomprensioni che ci hanno di nuovo
distaccati. Ho provato ad andare in Spagna, dove vive. Il marito è uscito dalla
casa e mi ha detto: ‘Non mi piacciono queste sorprese, per vedere tua mamma devi
avvisare’. Mia mamma era in casa. Non me l’ha fatta vedere. Ci sono rimasto
malissimo”.
E ancora: “Avevo visto che i miei fratelli avrebbero fatto un evento a Milano e
sono andato lì per vedere mia mamma anche se non ero sicuro che ci fosse. Sono
andato là fuori. A un certo punto ho visto una macchina e ho urlato a
squarciagola: ‘Mamma, mamma’ e mia mamma non si è neanche girata. La amo
tantissimo e ho sempre la porta aperta per lei”.
L'articolo “Abusavo di alcol e droga, dormivo per strada. Mi sono ritrovato con
niente, con scarpe bucate, mangiavo patate e cipolle”: lo confessa Killian
Nielsen proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Alcolismo
Anthony Hopkins celebra 50 anni di… sobrietà. Sulla sua pagina Instagram,
l’88enne interprete di Il silenzio degli innocenti ricorda quando il 29 dicembre
del 1975 smise di bere alcolici. “Ho capito che avevo bisogno di aiuto.
Cinquant’anni fa è stata la fine”, spiega nel video dove si trova comodamente
seduto su una poltrona del suo appartamento. “Scegliete la vita e cercate
aiuto”, continua l’attore gallese ricordando il momento preciso in cui decise di
smettere di bere ovvero dopo aver rischiato la vita guidando in quello che
definisce uno “stato di blackout alcolico”.
“Senza voler fare il moralista, auguro a tutti di scegliere la vita invece
dell’opposto”, ha continuato Hopkins sottolineando che chi vuole “esagerare”
deve riflettere. “Ormai ho 88 anni, forse qualcosa l’ho fatta bene”, ha poi
concluso il premio Oscar che in questi giorni si racconta a tutto tondo nel
libro autobiografico “È andata bene, ragazzino”, edito in Italia da Longanesi.
> View this post on Instagram
>
>
>
>
> A post shared by Anthony Hopkins (@anthonyhopkins)
L'articolo “Ho rischiato di morire guidando in uno stato di blackout alcolico, è
stata la fine. Riflettete prima di esagerare, scegliete la vita”: il monito di
Anthony Hopkins proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il “Dry January”, letteralmente “gennaio a secco”, non è mai stato così popolare
come adesso. Sono sempre più numerose le persone che scelgono di non consumare
alcol per tutto il mese di gennaio: si è passati dai soli 4mila astemi (almeno a
breve termine) nel 2013, in occasione del lancio del Dry January, a milioni in
tutto il mondo oggi. E la scienza premia questa scelta. Nuove ricerche
suggeriscono che rimanere a secco di alcol per tutto il mese possa portare
benefici alla salute, tra cui un miglioramento dell’umore e del sonno, oltre a
una riduzione della glicemia e della pressione sanguigna.
Una revisione di 16 studi sul Dry January, pubblicata recentemente sulla rivista
Alcohol and Alcoholism, ha rilevato che anche una breve pausa dal consumo di
alcol è legata a miglioramenti della salute fisica e psicologica. I partecipanti
al Dry January hanno riferito un umore migliore, un sonno più riposante e una
perdita di peso, oltre a valori più sani di pressione, zuccheri nel sangue e
funzionalità epatica. Inoltre, diversi studi hanno rilevato che i partecipanti
hanno tratto benefici anche semplicemente riducendo il consumo di alcol (pratica
nota come “Damp January”, ovvero un “gennaio umido”), anziché astenersi
completamente.
Il consumo di alcol è infatti sempre più legato a problemi di salute. A gennaio,
il Surgeon General degli Stati Uniti ha pubblicato un rapporto consultivo
avvertendo che l’alcol può causare sette tipi di cancro, inclusi quelli al seno
e al colon-retto. Inoltre, uno studio del 2025 pubblicato sulla rivista BMJ
Evidence-Based Medicine ha suggerito che nessuna quantità di alcol è sicura per
quanto riguarda il rischio di demenza. “L’alcol influenza molti più aspetti
della nostra salute fisica rispetto al comunemente citato danno al fegato”,
spiega sul Washington Post Megan Strowger, ricercatrice presso l’Università di
Buffalo e autrice principale della nuova revisione. Strowger e i suoi colleghi
sono rimasti sorpresi dalla portata degli effetti sulla salute di un solo mese
senza alcol, inclusi cambiamenti nella pressione sanguigna,
nell’insulino-resistenza, nel glucosio ematico, nella funzionalità epatica e
persino nei fattori di crescita legati al cancro.
Anche chi non si è astenuto per l’intero mese ha riportato benefici, come un
migliore benessere mentale a distanza di un mese. Due studi citati nella
revisione hanno inoltre riscontrato una “diminuzione della frequenza del bere,
una riduzione degli stati di ebbrezza e un minor consumo di alcol” sei mesi
dopo.
Strowger vede il Dry January come un’opportunità utile. “Ciò che lo rende
davvero efficace è la sua portata massiccia e l’approccio unico e non
stigmatizzante; si concentra su risultati di salute positivi e accessibili,
piuttosto che soffermarsi sulle abitudini passate o sui problemi di dipendenza”,
dice. Per limitare il consumo di alcol, gli esperti consigliano di iniziare a
provare il “Damp January”: se non sei pronto a rinunciare del tutto all’alcol,
puoi puntare a una riduzione dei consumi. Questo aiuta a prevenire quello che
gli esperti chiamano “effetto violazione dell’astinenza”, ovvero quando, dopo un
piccolo sgarro, si tende a mollare tutto pensando: “Tanto vale ubriacarsi, visto
che ho fallito l’obiettivo”. Poi si raccomanda di monitorare i progressi: scrivi
su un taccuino o su un’app quando bevi e come ti senti. Esistono strumenti
digitali come l’app Try Dry che rendono più semplice il tracciamento. Gli
esperti consigliano inoltre di creare un ambiente favorevole, cioè di
frequentare contesti sociali che supportino l’obiettivo, come club sportivi.
Partecipare al Dry January spesso riduce lo stigma sociale legato al voler bere
meno, perché è un’iniziativa condivisa da moltissime persone. “Il Dry January ti
aiuta davvero a valutare il tuo rapporto con l’alcol”, dichiara George F. Koob,
direttore del National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism. “Se ti senti
meglio quando non bevi, dovresti ascoltare il tuo corpo: ti sta dicendo
qualcosa”, conclude.
L'articolo La sfida del “gennaio senza alcol” (e l’alternativa del “Damp
January”): ecco cosa succede davvero al nostro corpo se non beviamo alcolici per
un mese proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una notte di Capodanno sotto pressione per i medici e infermieri impegnati nei
pronto soccorso sanitari, con un dato che torna a preoccupare: l’abuso di alcol
tra i minorenni. Non solo ustioni o amputazioni da botti e petardi, ma
intossicazioni pesantissime. Un dato che dal bilancio degli interventi del 118
di Torino – Azienda Zero, la cui Centrale Operativa era stata potenziata proprio
in vista dei festeggiamenti di fine anno, ma anche da altre città.
Intorno alle 5 del mattino le chiamate risultavano circa il 50% in più rispetto
a una notte normale. Oltre un terzo degli interventi ha riguardato
intossicazioni alcoliche, spesso accompagnate da traumi conseguenti allo stato
di ebbrezza: cadute, malori e incidenti. Tra i casi segnalati figurano diversi
giovanissimi, a conferma di un fenomeno che si ripete ogni anno e che mette a
dura prova il sistema di emergenza.
Situazioni analoghe si sono registrate anche in Emilia-Romagna: i carabinieri e
il personale sanitario sono intervenuti più volte per malori legati
all’eccessivo consumo di alcol, tra cui il soccorso a una ventenne colta da
malore a Gualtieri. Nel savonese molti gli interventi del 118 per abusi d’alcol,
soprattutto tra minori.
L’abuso di alcol è stato inoltre all’origine di numerosi lite o risse e
interventi delle forze dell’ordine, in locali pubblici, tra vicini di casa e
persino all’interno delle abitazioni. In alcuni casi la situazione è degenerata
in aggressioni e danneggiamenti. Il quadro complessivo restituisce l’immagine di
un Capodanno segnato non solo da incidenti isolati, ma da un fenomeno
strutturale che coinvolge soprattutto i più giovani. L’alcol assunto senza
controllo, spesso in età adolescenziale, espone a rischi immediati per la salute
e può avere conseguenze gravi e durature, oltre a generare situazioni di
pericolo per sé e per gli altri.
L'articolo Allarme intossicazioni da alcol per i ragazzini: molti minorenni in
ospedale per l’abuso a Capodanno proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tra brindisi che si moltiplicano, cene aziendali, pranzi in famiglia e bicchieri
che “tanto è Natale”, l’alcol diventa uno degli ospiti più assidui delle feste.
Spesso sottovalutato, perché non si mastica e non si pesa nel piatto, l’alcol
porta però con sé un conto calorico tutt’altro che simbolico: 7 chilocalorie per
grammo, più dei carboidrati e quasi quanto i grassi. Ma non è solo una questione
di calorie “vuote”. Quando l’organismo deve smaltire l’alcol, mette in pausa la
combustione dei grassi, favorendo l’accumulo proprio nel periodo dell’anno in
cui si mangia di più e ci si muove di meno. Da qui una domanda che accompagna
tutto il periodo natalizio e riemerge puntuale a gennaio, insieme ai buoni
propositi: quanto pesa davvero l’alcol sull’aumento di peso?
L’ESPERTO: “CALORIE CHE SI TRASFORMANO IN GRASSO”
“Le bevande alcoliche contengono una quantità di kcal ragguardevole e quindi il
loro consumo, sia nel contesto che al di fuori dei pasti, aggiunge sempre una
quota di energia che pesa nel bilancio finale – spiega al FattoQuotidiano.it il
dottor Paolo Pigozzi, medico nutrizionista e autore di numerosi saggi sulla sana
alimentazione -. Inoltre è noto che le calorie da alcol sono immediatamente
fruibili dall’organismo. Al quale non resta quindi che accumulare sotto forma di
grasso di deposito una quota di energia racchiusa negli alimenti e ‘risparmiata’
grazie alla disponibilità di alcol. L’aumento di peso è inevitabile”.
QUANTO BEVI?
Dottor Pigozzi, nell’ambito di pranzi abbondanti e sedentarietà forzata, che
ruolo gioca l’alcol nel favorire l’aumento di peso? È corretto pensare che il
brindisi incida meno del piatto abbondante o, dal punto di vista metabolico,
l’alcol rischia di amplificare gli effetti degli eccessi alimentari tipici delle
feste?
“È ovviamente sempre una questione di quantità e quindi di frequenza. Tuttavia è
indubbio che gli effetti negativi degli eccessi alimentari sono sempre
amplificati, in misura più o meno ampia, dal consumo di bevande alcoliche. Da
questo punto di vista, non esiste quindi una soglia accettabile di consumo.
Anche se occorre convenire che ‘un dito’ di vino bevuto occasionalmente produce
oggettivamente conseguenze più limitate rispetto a diversi bicchieri consumati
nel pasto”.
Il conto, però, arriva soprattutto dopo. A gennaio molte persone decidono di
ridurre drasticamente o eliminare l’alcol, nella speranza di dimagrire più
facilmente.
“Evitare l’alcol riduce sicuramente l’apporto calorico della dieta giornaliera e
quindi favorisce, a parità di altre condizioni, una perdita di peso. Questo
effetto è evidentemente più chiaro in chi era abituato a consumare ogni giorno
bevande alcoliche, mentre potrebbe essere più sfumato nei consumatori
occasionali. In ogni caso evitare gli alcolici è indispensabile per impostare
correttamente una dieta salutare e dimagrante”.
I FARMACI CONTRO L’ALCOL FUNZIONANO?
Infine, c’è il capitolo più recente e discusso. Negli ultimi mesi alcuni farmaci
utilizzati contro la dipendenza da alcol o per il trattamento dell’obesità hanno
mostrato effetti che vanno oltre l’obiettivo iniziale, agendo sui circuiti
cerebrali della ricompensa e riducendo sia il desiderio di bere sia l’appetito.
“Si tratta di un gruppo di farmaci che agiscono con meccanismi diversi e che,
come sempre, possono produrre anche effetti collaterali. Alcuni bloccano la
sensazione di piacere prodotta dall’alcol, altri disincentivano l’assunzione di
alcol producendo sintomi sgradevoli come nausea, vomito, alterazioni del ritmo
cardiaco. Di introduzione più recente è la semaglutide, un farmaco utilizzato
nella terapia del diabete e per ottenere un calo di peso e che sembrerebbe
ridurre anche il desiderio di alcol e di fumo.
In ogni caso, la loro prescrizione e il loro consumo richiedono sempre una
stretta sorveglianza medica. Anche per non considerarli come una facile e
innocua scorciatoia (‘Mangio molto a Natale, tanto poi…’). La dipendenza da
alcol richiede, per uscirne, interventi più articolati della semplice
somministrazione di farmaci come un’assistenza psicologica e l’accompagnamento
da parte di sanitari specializzati. Ne sono ben consapevoli gli operatori dei
SERD (i servizi per le dipendenze attivi in ogni ULS) e anche i volontari degli
Alcolisti anonimi, opportunità presenti sul territorio e che andrebbero, al
bisogno, interpellate”.
L'articolo L’alcol fa ingrassare? Sì, e più di quanto immaginiamo: ecco cosa
succede davvero al corpo tra Natale e Capodanno e perché smette di bruciare
grassi. I consigli del nutrizionista proviene da Il Fatto Quotidiano.
In Giappone cresce l’attenzione delle autorità nei confronti della sicurezza
stradale e, in particolare, di un comportamento spesso sottovalutato: andare in
bicicletta dopo aver bevuto alcolici. Tra gennaio e settembre 2025 quasi 900
persone hanno subito la sospensione della patente di guida dopo essere state
fermate mentre pedalavano in stato di ebbrezza. Un dato significativo, che
riflette l’impatto delle nuove norme entrate in vigore alla fine del 2024.
La revisione del codice della strada ha infatti introdotto sanzioni più severe
anche per chi utilizza la bicicletta. Superare la soglia consentita di alcol nel
sangue non comporta più soltanto una multa, ma come detto può portare
direttamente alla sospensione della patente, anche se l’infrazione avviene su un
mezzo considerato leggero. L’obiettivo delle autorità è chiaro: prevenire
comportamenti pericolosi e ridurre il rischio che chi dimostra scarsa
responsabilità in bici possa poi mettersi alla guida di un’auto.
Secondo la polizia giapponese, il ciclismo in stato di ebbrezza rappresenta un
pericolo reale, soprattutto nelle aree urbane densamente popolate, dove
biciclette, pedoni e automobili condividono spazi spesso limitati. Gli incidenti
causati dall’alcol, anche sulle due ruote, possono avere conseguenze gravi e
coinvolgere altri utenti della strada.
Le sanzioni previste sono particolarmente dure. Oltre alla sospensione della
patente, i trasgressori rischiano multe elevate e, nei casi più seri, anche pene
detentive che possono arrivare fino a tre anni di carcere. Una linea dura che
vuole scoraggiare in modo deciso ogni forma di guida in stato alterato.
Le nuove regole rientrano in un piano più ampio di rafforzamento della sicurezza
stradale. Dal 2026 saranno infatti puniti anche altri comportamenti ritenuti
pericolosi, come l’uso dello smartphone mentre si pedala, il mancato rispetto
dei semafori, l’assenza di luci di notte o l’abitudine di andare in bicicletta
con l’ombrello aperto.
L'articolo Giappone, stretta su chi va in bicicletta ubriaco. Quasi 900 patenti
sospese in nove mesi proviene da Il Fatto Quotidiano.