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Paura in alta quota, si blocca la seggiovia di San Martino di Castrozza: 170 persone salvate in provincia di Trento
Sospesi e bloccati in alta quota: non il migliore dei modi per cominciare l’anno. Stamattina c’è stato un guasto alla seggiovia a due posti di San Martino di Castrozza, in provincia di Trento. La linea, a una quota tra i 1.600 e i 1.900 metri, è la Coston che da Ces porta a Valcigolera, due malghe – pascoli in montagna con edifici annessi. Verso mezzogiorno, l’impianto ha avuto un blocco improvviso e 170 persone sono rimaste a bordo. La società che gestisce le seggiovie della zona ha subito allertato il numero unico per le emergenze, ma l’intervento delle forze dispiegate non è stato necessario: il personale dell’impianto è infatti riuscito a far girare il meccanismo grazie alle procedure d’emergenza, consentendo ai passeggeri di evacuare in sicurezza. I vigili del fuoco di Primiero San Martino hanno supportato lo staff nelle operazioni di salvataggio, durate meno di un’ora. In seguito alla chiamata, un elicottero è decollato da Trento e grazie al suo sorvolo è stato possibile constatare con certezza l’avvenuta messa in sicurezza della seggiovia e dei passeggeri. La struttura verrà riaperta dopo l’esito delle verifiche tecniche sul funzionamento dell’intero impianto. L'articolo Paura in alta quota, si blocca la seggiovia di San Martino di Castrozza: 170 persone salvate in provincia di Trento proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Morte di Sivert Bakken, eseguita l’autopsia sul corpo del biatleta norvegese: i dubbi degli inquirenti sulla maschera ipossica
È stata eseguita l’autopsia sul corpo di Sivert Guttorm Bakken, il biatleta norvegese di 27 anni trovato morto il 23 dicembre nella sua stanza d’albergo a Passo Lavazè, in Trentino, dove si trovava in ritiro pre-olimpico con la Nazionale. Gli esami sono stati effettuati all’ospedale Santa Chiara di Trento su disposizione della procura, che ha aperto un fascicolo al momento senza indagati, con l’obiettivo di chiarire le cause del decesso. Secondo quanto emerso, Bakken sarebbe morto nel sonno. Al momento del ritrovamento indossava una maschera ipossica, un dispositivo utilizzato per simulare condizioni di alta quota, che è stata sequestrata dalla magistratura. Proprio la presenza di questo strumento aveva attirato l’attenzione degli inquirenti e sollevato interrogativi, anche alla luce delle condizioni di salute dell’atleta: nel 2022 a Bakken era stata diagnosticata una miocardite, una patologia cardiaca che lo aveva costretto a fermarsi per due stagioni. Nei giorni successivi alla morte, la Federazione norvegese di biathlon ha chiarito che l’uso delle maschere ipossiche non rientra nei programmi di allenamento ufficiali, pur precisando che alcuni atleti possono averle acquistate a titolo individuale e che il loro utilizzo non viola i regolamenti sportivi norvegesi. Dopo la morte di Bakken, la federazione ne ha comunque sospeso l’uso “fino a nuovo avviso”. In una nota diffusa dal legale della famiglia, viene sottolineato che “non ci sono elementi per ipotizzare illeciti”. Le conclusioni definitive sulle cause della morte arriveranno solo dopo l’analisi completa dei risultati autoptici e degli accertamenti disposti dall’autorità giudiziaria. Bakken era uno degli atleti di punta del biathlon norvegese: campione europeo in carica nella sprint da 10 chilometri e in due staffette, stava preparando l’appuntamento con le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Aveva conquistato una vittoria individuale in Coppa del Mondo e tre successi nelle gare a squadre, gareggiando fino a pochi giorni prima della morte. L'articolo Morte di Sivert Bakken, eseguita l’autopsia sul corpo del biatleta norvegese: i dubbi degli inquirenti sulla maschera ipossica proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Trento, morto in ospedale il 31enne caduto in un crepaccio durante un fuoripista sulla Marmolada
È deceduto all’ospedale Santa Chiara di Trento il freerider 31enne romano travolto da una valanga e caduto in un crepaccio durante un fuoripista sulla Marmolada. L’incidente è avvenuto nella giornata di sabato: l’escursionista stava percorrendo sugli sci un traverso a una quota di 2.700 metri circa, sotto Punta Rocca, quando una valanga lo ha presumibilmente travolto, proiettandolo oltre un balzo di roccia, in uno dei numerosi crepacci presenti in zona. La chiamata al 112 è arrivata intorno alle 13.45 da parte degli amici che si trovavano inizialmente con lui, ma che non avevano più sue notizie da circa mezz’ora. Si è messa in moto la macchina del Soccorso alpino, che ha individuato la valanga con l’elicottero e iniziato le ricerche, fino a ritrovare il 31enne ancora vivo ma in gravissime condizioni in profondità nel crepaccio. Quindi l’intervento dell’elisoccorso, l’intubazione e il volo d’emergenza fino all’ospedale Santa Chiara di Trento, dove però il 31enne è deceduto alcune ore dopo. L'articolo Trento, morto in ospedale il 31enne caduto in un crepaccio durante un fuoripista sulla Marmolada proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Trento
Escursionista 31enne travolto da una valanga sulla Marmolada: recuperato in un crepaccio, è gravissimo
Un escursionista romano è stato ricoverato in gravissime condizioni all’ospedale Santa Chiara di Trento, dopo essere caduto in un crepaccio sulla Marmolada. Il 31enne stava percorrendo sugli sci un traverso a una quota di 2.700 metri circa, sotto Punta Rocca, quando un distacco di neve lo ha travolto, rovesciandolo oltre un balzo di roccia, in uno dei numerosi crepacci presenti. La chiamata al 112 – comunica il Soccorso alpino e speleologico del Trentino – è arrivata intorno alle 13.45 da parte degli amici che si trovavano inizialmente con lui, ma che non avevano più sue notizie da circa mezz’ora. La Centrale unica di emergenza ha allertato la Stazione Alta Fassa del Soccorso alpino e chiesto l’intervento dell’elicottero che, durante un primo sorvolo, ha subito individuato la valanga che scaricava dentro un crepaccio. La ricerca con unità cinofile e dieci operatori portata avanti lungo tutto il corso del pomeriggio ha riguardato sia la valanga nel suo insieme che il fondo del crepaccio. Il giovane è stato infine individuato all’interno del crepaccio, in un punto estremamente profondo. L’elicottero ha dunque sbarcato sul posto l’equipe sanitaria, mentre i soccorritori presenti procedevano alla difficoltosa estrazione dello sciatore, che è stato elitrasportato d’urgenza dapprima in piazzola a Canazei, dov’è stato intubato, e successivamente, in gravi condizioni, all’ospedale Santa Chiara di Trento. L’intervento di ricerca e soccorso si è concluso alle 17.30. Immagine d’archivio L'articolo Escursionista 31enne travolto da una valanga sulla Marmolada: recuperato in un crepaccio, è gravissimo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Elicottero trasporta neve in quota per le piste da sci del Monte Bondone: “Superato il limite”. Il video
Manca la neve? Usiamo l’elicottero. Così hanno pensato sul Monte Bondone, in provincia di Trento, visto che una concomitanza di cause atmosferiche aveva creato problemi alle piste proprio durante il “ponte dell’Immacolata”. Qualche scialpinista se n’è accorto, ha registrato un video e la notizia è arrivata all’attenzione delle associazioni ambientaliste che hanno firmato una dura presa di posizione. La dichiarazione porta le firme di Extinction Rebellion Trentino, Wwf Trentino Alto Adige, Circolo di Trento di Legambiente, Rete Climatica Trentina, Italia Nostra – sezione trentina, Lipu sezione di Trento, Associazione per l’Ecologia, Yaku, L’Ortazzo, Enpa del Trentino sezione di Rovereto, Acque Trentine, Mountain Wilderness Italia: “E’ stato superato il limite: si tratta di un segnale gravissimo e di un precedente pericoloso. Mentre il clima cambia sotto i nostri occhi (oggi lo zero termico ha toccato i 3.500 metri), la risposta non può essere quella di bruciare carburante per trasportare neve artificiale su una montagna che, semplicemente, in quelle condizioni non può garantire ciò che garantiva un tempo”. Hanno poi spiegato: “L’intervento è durato quasi 4 ore e ha comportato l’emissione in atmosfera di almeno una tonnellata e mezzo di anidride carbonica. La necessità di aprire almeno il 50 per cento delle piste per non perdere clienti durante il ponte dell’Immacolata non può diventare un lasciapassare per interventi che ignorano ciò che la montagna ci insegna da sempre: la cultura del limite”. La replica è venuta da Fulvio Rigotti, presidente di Trento Funivie: “Non c’è stata altra scelta per alcune condizioni particolari che si sono verificate negli scorsi giorni: abbiamo salvaguardato l’indotto della montagna. I danni economici sarebbero stati molto maggiori e prolungati nel tempo. Trasportare la neve accumulata dal Canalon al Palon avrebbe richiesto troppo tempo e numerosi viaggi. In questa situazione di emergenza e nella necessità tanto di rispettare gli accordi quanto di avere un’offerta di livello per il ponte dell’Immacolata, si è reso necessario utilizzare l’elicottero”. È sempre una questione di soldi. Secondo la stima di Rigotti, “il costo dell’elicottero per un paio di ore di volo e di trasporto neve è stato di circa 6mila euro a fronte di un danno quantificato in oltre mezzo milione tra skipass e indotto generale”. Si tratta di un tema ambientale molto serio, come sta dimostrando anche la corsa alla creazione di bacini artificiali e la moltiplicazione degli impianti di innevamento, per le Olimpiadi Milano Cortina 2026. Mountain Wilderness ha allargato l’orizzonte della critica. “Il percorso partecipato che aveva portato al piano di gestione del patrimonio naturale Unesco delle Dolomiti si era chiuso con un impegno chiaro: stop ai voli turistici sugli ecosistemi più fragili delle Alpi. In attesa di una normativa nazionale più severa anche Veneto e Friuli Venezia Giulia avrebbero adottato le stesse tutele già previste dalle Province di Trento e Bolzano. A garantirne il rispetto doveva essere la Fondazione Dolomiti Unesco. Oggi possiamo dirlo senza mezzi termini: quelle promesse sono state tradite”. Non è solo questione di neve portata con l’elicottero. “La Fondazione ha lasciato campo libero a ogni abuso. Sulle Dolomiti si vola come e quando si vuole, senza controlli, senza limiti, senza alcun rispetto per la fauna, per il diritto al silenzio, per chi vive e cammina in queste montagne. In Trentino e in Veneto – dal Monte Bondone a Cortina – si arriva a portare neve in quota con l’elicottero. In Alto Adige continuano i voli di eliturismo da Corvara, e talvolta da Ortisei o passo Gardena, in violazione della stessa legge provinciale. È la fotografia di un territorio dove l’arroganza umana sembra non conoscere confini”. Appello finale: “Chiediamo che la montagna torni ad essere ciò che è: un bene comune, non un parco giochi per elicotteri”. L'articolo Elicottero trasporta neve in quota per le piste da sci del Monte Bondone: “Superato il limite”. Il video proviene da Il Fatto Quotidiano.
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