Benito Mussolini resta cittadino onorario di Trento. Lo ha deciso il Consiglio
comunale di Trento che ieri sera, in una seduta insolitamente a porte chiuse,
non ha trovato i quattro quinti dell’aula favorevoli alla revoca del titolo al
Duce, come chiesto dalla maggioranza di governo di centrosinistra. Se Lega,
Fratelli d’Italia e Forza Italia avevano già lasciato intendere che non
avrebbero votato in sede di conferenza dei capigruppo, la coalizione è andata
sotto. Con il voto segreto sono mancate quattro adesioni, di cui due dei
consiglieri di GenerAzione Trento. Servivano 32 voti favorevoli, ne sono
arrivati solo 28. Due gli astenuti, 10 i non votanti fra i consiglieri. “La
questione era semplice – ha detto il sindaco Franco Ianeselli -. C’è un
dittatore che ha portato un Paese sull’abisso e che si è scoperto avere la
cittadinanza onoraria. Revocarla era un atto dovuto, bastava un secondo”.
“Quella di astenersi o non prendere parte al voto è una scelta che si è tentato
di giustificare nei modi più disparati e fantasiosi o addirittura evitando
totalmente di intervenire per il timore di dover affrontare nel merito la
questione“. Così in una nota congiunta Pd-Psi di Trento, Campobase, Insieme per
Trento, Alleanza verdi sinistra, Si Trento, Intesa per Ianeselli, Gruppo misto,
Gruppo Onda e Prima Trento che avevano sottoscritto la proposta di delibera,
bocciata ieri sera dall’aula. “Ci chiediamo, in fondo, se questa posizione di
una parte delle minoranze nel 2026 debba essere letta come l’incapacità di
prendere le distanze da una certa narrazione del fascismo che resiste ancora
oggi. Siamo convinti che l’esito di questa votazione dimostri bene come ancora
oggi ci sia bisogno, anche a livello locale, di prese di posizione chiare che
proprio per la loro natura simbolica definiscono il perimetro valoriale della
nostra comunità”.
“Mussolini e il fascismo appartengono al passato e il partito che rappresento
guarda al futuro senza nostalgismi e senza distinguo. Le cittadinanze onorarie,
come le onorificenze, sono riconoscimenti legati alla persona che li riceve e,
con la morte dell’interessato, esauriscono la loro funzione“, la risposta in una
nota da parte di Ilaria Goio, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio
comunale a Trento, commentando la decisione di non votare la proposta di
delibera del centrosinistra per la revoca della cittadinanza onoraria a Benito
Mussolini. “Qualcuno, con questo documento, sta inducendo in errore i cittadini
facendo credere che sia necessario revocare una cittadinanza onoraria che di
fatto non produce più alcun effetto concreto da oltre ottant’anni – ha aggiunto
Goio -. L’unica utilità di questa delibera è strumentale e ideologica: la revoca
non ha alcuna efficacia reale. I cittadini si aspettano che il nostro tempo e le
nostre energie siano dedicate a ciò che conta davvero per la loro vita
quotidiana: servizi efficienti, lavoro, commercio, sicurezza, casa, viabilità.
Sono queste le responsabilità che ci hanno affidato ed è su queste che
intendiamo impegnarci ogni giorno”.
L'articolo Trento, Mussolini resta cittadino onorario. Il voto segreto manda
sotto la maggioranza di centrosinistra proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Una donna licenziata dopo aver respinto il titolare della clinica privata dove
lavorava, dovrà essere riassunta. Lo ha stabilito una sentenza del Tribunale
civile di Trento, firmata dal giudice Giorgio Flaim, secondo cui l’atto è stato
solo una ritorsione di fronte al “dissenso espresso dalla donna contro le
molestie del suo diretto superiore”. Come rivelato dal Corriere del Trentino, la
lavoratrice ha ricevuto sul luogo di lavoro una lunga serie di apprezzamenti e
dichiarazioni di interesse privato che però ha sempre declinato: stando alle
ricostruzioni, il medico le ha anche regalato un diamante da 14mila euro.
La donna ha detto di aver cercato di restituire il gioiello, ma lui le ha
risposto che avrebbe dovuto tenerlo come “un segno del mio affetto che è
indipendente da quello che provi tu”. Poi, a giugno 2025, il licenziamento. La
motivazione ufficiale data dal luogo di lavoro è quella di un disguido su alcuni
giorni di ferie, ma per il giudice l’atto è nullo “in quanto discriminatorio, e
adottato solo in reazione alla scelta della donna, nell’esercizio del suo
diritto all’autodeterminazione affettiva e sessuale, di non condividere lo
stesso interesse sentimentale”.
La clinica dovrà anche risarcire la vittima di tutti gli stipendi e i contributi
dalla data del licenziamento (giugno 2025) ad oggi, più circa 4mila euro di
spese legali. La donna aveva richiesto anche un risarcimento danni, che però non
le è stato concesso dal Tribunale di Trento, perché “le condotte tenute dal
legale rappresentante della società nei confronti della donna si distinguono più
che per finalità vessatorie, da un uso improprio dei poteri di sovra ordinazione
datoriale”.
L'articolo “Licenziata per il dissenso espresso contro le molestie del suo
superiore”: lavoratrice dovrà essere reintegrata e risarcita proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Uno di loro è riuscito a salvarsi uscendo da solo dalla neve, un compagno è
ancora disperso e il più sfortunato del gruppo è morto sul colpo. Questo il
destino di tre sciatori che sono stati travolti da una valanga staccatasi
sull’alpe Meriggio in Valtellina. L’incidente è avvenuto intorno alle 12 del 7
febbraio nel comune di Albosaggia, in provincia di Sondrio. Sul posto sono
intervenuti i tecnici del soccorso alpino e i militari della Guardia di finanza.
Le operazioni hanno richiesto anche l’intervento dell’elicottero Drago dei
vigili del fuoco.
Si tratta della seconda valanga che si è distaccata nella zona in 24 ore.
Venerdì 6 febbraio, un militare di 30 anni del soccorso alpino-fluviale della
Guardia di finanza è rimasto sotto la neve durante un’esercitazione. L’uomo è
stato trasportato in codice rosso all’ospedale Papa Giovanni XIII di Bergamo.
Nei pressi di Bellamonte, in Trentino, quattro scialpinisti sono rimasti
coinvolti in una valanga ma fortunatamente sono stati tutti estratti vivi. Uno
di loro è stato portato all’ospedale Santa Chiara di Trento e ricoverato in
gravissime condizioni, un altro è meno grave mentre gli ultimi due hanno
riportato ferite lievi.
Immagine in evidenza d’archivio
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In Trentino un ferito in condizioni gravissime proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sospesi e bloccati in alta quota: non il migliore dei modi per cominciare
l’anno. Stamattina c’è stato un guasto alla seggiovia a due posti di San Martino
di Castrozza, in provincia di Trento. La linea, a una quota tra i 1.600 e i
1.900 metri, è la Coston che da Ces porta a Valcigolera, due malghe – pascoli in
montagna con edifici annessi. Verso mezzogiorno, l’impianto ha avuto un blocco
improvviso e 170 persone sono rimaste a bordo.
La società che gestisce le seggiovie della zona ha subito allertato il numero
unico per le emergenze, ma l’intervento delle forze dispiegate non è stato
necessario: il personale dell’impianto è infatti riuscito a far girare il
meccanismo grazie alle procedure d’emergenza, consentendo ai passeggeri di
evacuare in sicurezza. I vigili del fuoco di Primiero San Martino hanno
supportato lo staff nelle operazioni di salvataggio, durate meno di un’ora.
In seguito alla chiamata, un elicottero è decollato da Trento e grazie al suo
sorvolo è stato possibile constatare con certezza l’avvenuta messa in sicurezza
della seggiovia e dei passeggeri. La struttura verrà riaperta dopo l’esito delle
verifiche tecniche sul funzionamento dell’intero impianto.
L'articolo Paura in alta quota, si blocca la seggiovia di San Martino di
Castrozza: 170 persone salvate in provincia di Trento proviene da Il Fatto
Quotidiano.
È stata eseguita l’autopsia sul corpo di Sivert Guttorm Bakken, il biatleta
norvegese di 27 anni trovato morto il 23 dicembre nella sua stanza d’albergo a
Passo Lavazè, in Trentino, dove si trovava in ritiro pre-olimpico con la
Nazionale. Gli esami sono stati effettuati all’ospedale Santa Chiara di Trento
su disposizione della procura, che ha aperto un fascicolo al momento senza
indagati, con l’obiettivo di chiarire le cause del decesso.
Secondo quanto emerso, Bakken sarebbe morto nel sonno. Al momento del
ritrovamento indossava una maschera ipossica, un dispositivo utilizzato per
simulare condizioni di alta quota, che è stata sequestrata dalla magistratura.
Proprio la presenza di questo strumento aveva attirato l’attenzione degli
inquirenti e sollevato interrogativi, anche alla luce delle condizioni di salute
dell’atleta: nel 2022 a Bakken era stata diagnosticata una miocardite, una
patologia cardiaca che lo aveva costretto a fermarsi per due stagioni.
Nei giorni successivi alla morte, la Federazione norvegese di biathlon ha
chiarito che l’uso delle maschere ipossiche non rientra nei programmi di
allenamento ufficiali, pur precisando che alcuni atleti possono averle
acquistate a titolo individuale e che il loro utilizzo non viola i regolamenti
sportivi norvegesi. Dopo la morte di Bakken, la federazione ne ha comunque
sospeso l’uso “fino a nuovo avviso”.
In una nota diffusa dal legale della famiglia, viene sottolineato che “non ci
sono elementi per ipotizzare illeciti”. Le conclusioni definitive sulle cause
della morte arriveranno solo dopo l’analisi completa dei risultati autoptici e
degli accertamenti disposti dall’autorità giudiziaria.
Bakken era uno degli atleti di punta del biathlon norvegese: campione europeo in
carica nella sprint da 10 chilometri e in due staffette, stava preparando
l’appuntamento con le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Aveva
conquistato una vittoria individuale in Coppa del Mondo e tre successi nelle
gare a squadre, gareggiando fino a pochi giorni prima della morte.
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norvegese: i dubbi degli inquirenti sulla maschera ipossica proviene da Il Fatto
Quotidiano.
È deceduto all’ospedale Santa Chiara di Trento il freerider 31enne romano
travolto da una valanga e caduto in un crepaccio durante un fuoripista sulla
Marmolada. L’incidente è avvenuto nella giornata di sabato: l’escursionista
stava percorrendo sugli sci un traverso a una quota di 2.700 metri circa, sotto
Punta Rocca, quando una valanga lo ha presumibilmente travolto, proiettandolo
oltre un balzo di roccia, in uno dei numerosi crepacci presenti in zona.
La chiamata al 112 è arrivata intorno alle 13.45 da parte degli amici che si
trovavano inizialmente con lui, ma che non avevano più sue notizie da circa
mezz’ora. Si è messa in moto la macchina del Soccorso alpino, che ha individuato
la valanga con l’elicottero e iniziato le ricerche, fino a ritrovare il 31enne
ancora vivo ma in gravissime condizioni in profondità nel crepaccio. Quindi
l’intervento dell’elisoccorso, l’intubazione e il volo d’emergenza fino
all’ospedale Santa Chiara di Trento, dove però il 31enne è deceduto alcune ore
dopo.
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fuoripista sulla Marmolada proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un escursionista romano è stato ricoverato in gravissime condizioni all’ospedale
Santa Chiara di Trento, dopo essere caduto in un crepaccio sulla Marmolada. Il
31enne stava percorrendo sugli sci un traverso a una quota di 2.700 metri circa,
sotto Punta Rocca, quando un distacco di neve lo ha travolto, rovesciandolo
oltre un balzo di roccia, in uno dei numerosi crepacci presenti.
La chiamata al 112 – comunica il Soccorso alpino e speleologico del Trentino – è
arrivata intorno alle 13.45 da parte degli amici che si trovavano inizialmente
con lui, ma che non avevano più sue notizie da circa mezz’ora. La Centrale unica
di emergenza ha allertato la Stazione Alta Fassa del Soccorso alpino e chiesto
l’intervento dell’elicottero che, durante un primo sorvolo, ha subito
individuato la valanga che scaricava dentro un crepaccio.
La ricerca con unità cinofile e dieci operatori portata avanti lungo tutto il
corso del pomeriggio ha riguardato sia la valanga nel suo insieme che il fondo
del crepaccio. Il giovane è stato infine individuato all’interno del crepaccio,
in un punto estremamente profondo. L’elicottero ha dunque sbarcato sul posto
l’equipe sanitaria, mentre i soccorritori presenti procedevano alla difficoltosa
estrazione dello sciatore, che è stato elitrasportato d’urgenza dapprima in
piazzola a Canazei, dov’è stato intubato, e successivamente, in gravi
condizioni, all’ospedale Santa Chiara di Trento. L’intervento di ricerca e
soccorso si è concluso alle 17.30.
Immagine d’archivio
L'articolo Escursionista 31enne travolto da una valanga sulla Marmolada:
recuperato in un crepaccio, è gravissimo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Manca la neve? Usiamo l’elicottero. Così hanno pensato sul Monte Bondone, in
provincia di Trento, visto che una concomitanza di cause atmosferiche aveva
creato problemi alle piste proprio durante il “ponte dell’Immacolata”. Qualche
scialpinista se n’è accorto, ha registrato un video e la notizia è arrivata
all’attenzione delle associazioni ambientaliste che hanno firmato una dura presa
di posizione.
La dichiarazione porta le firme di Extinction Rebellion Trentino, Wwf Trentino
Alto Adige, Circolo di Trento di Legambiente, Rete Climatica Trentina, Italia
Nostra – sezione trentina, Lipu sezione di Trento, Associazione per l’Ecologia,
Yaku, L’Ortazzo, Enpa del Trentino sezione di Rovereto, Acque Trentine, Mountain
Wilderness Italia: “E’ stato superato il limite: si tratta di un segnale
gravissimo e di un precedente pericoloso. Mentre il clima cambia sotto i nostri
occhi (oggi lo zero termico ha toccato i 3.500 metri), la risposta non può
essere quella di bruciare carburante per trasportare neve artificiale su una
montagna che, semplicemente, in quelle condizioni non può garantire ciò che
garantiva un tempo”. Hanno poi spiegato: “L’intervento è durato quasi 4 ore e ha
comportato l’emissione in atmosfera di almeno una tonnellata e mezzo di anidride
carbonica. La necessità di aprire almeno il 50 per cento delle piste per non
perdere clienti durante il ponte dell’Immacolata non può diventare un
lasciapassare per interventi che ignorano ciò che la montagna ci insegna da
sempre: la cultura del limite”.
La replica è venuta da Fulvio Rigotti, presidente di Trento Funivie: “Non c’è
stata altra scelta per alcune condizioni particolari che si sono verificate
negli scorsi giorni: abbiamo salvaguardato l’indotto della montagna. I danni
economici sarebbero stati molto maggiori e prolungati nel tempo. Trasportare la
neve accumulata dal Canalon al Palon avrebbe richiesto troppo tempo e numerosi
viaggi. In questa situazione di emergenza e nella necessità tanto di rispettare
gli accordi quanto di avere un’offerta di livello per il ponte dell’Immacolata,
si è reso necessario utilizzare l’elicottero”. È sempre una questione di soldi.
Secondo la stima di Rigotti, “il costo dell’elicottero per un paio di ore di
volo e di trasporto neve è stato di circa 6mila euro a fronte di un danno
quantificato in oltre mezzo milione tra skipass e indotto generale”.
Si tratta di un tema ambientale molto serio, come sta dimostrando anche la corsa
alla creazione di bacini artificiali e la moltiplicazione degli impianti di
innevamento, per le Olimpiadi Milano Cortina 2026. Mountain Wilderness ha
allargato l’orizzonte della critica. “Il percorso partecipato che aveva portato
al piano di gestione del patrimonio naturale Unesco delle Dolomiti si era chiuso
con un impegno chiaro: stop ai voli turistici sugli ecosistemi più fragili delle
Alpi. In attesa di una normativa nazionale più severa anche Veneto e Friuli
Venezia Giulia avrebbero adottato le stesse tutele già previste dalle Province
di Trento e Bolzano. A garantirne il rispetto doveva essere la Fondazione
Dolomiti Unesco. Oggi possiamo dirlo senza mezzi termini: quelle promesse sono
state tradite”. Non è solo questione di neve portata con l’elicottero. “La
Fondazione ha lasciato campo libero a ogni abuso. Sulle Dolomiti si vola come e
quando si vuole, senza controlli, senza limiti, senza alcun rispetto per la
fauna, per il diritto al silenzio, per chi vive e cammina in queste montagne. In
Trentino e in Veneto – dal Monte Bondone a Cortina – si arriva a portare neve in
quota con l’elicottero. In Alto Adige continuano i voli di eliturismo da
Corvara, e talvolta da Ortisei o passo Gardena, in violazione della stessa legge
provinciale. È la fotografia di un territorio dove l’arroganza umana sembra non
conoscere confini”. Appello finale: “Chiediamo che la montagna torni ad essere
ciò che è: un bene comune, non un parco giochi per elicotteri”.
L'articolo Elicottero trasporta neve in quota per le piste da sci del Monte
Bondone: “Superato il limite”. Il video proviene da Il Fatto Quotidiano.