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Il Veneto continua a non pagare le borse di studio agli universitari: 4mila idonei non ricevono il sussidio
Cambia la giunta, non cambia la situazione degli universitari del Veneto. Ad oggi, sono più di 4mila gli studenti idonei non beneficiari, cioè coloro che hanno diritto a un contributo per sostenere la vita universitaria, ma vengono respinti per mancanza di fondi dalla Regione Veneto: secondo i dati dell’Unione degli Universitari (Udu) sono 1.057 a Venezia, 1.957 a Padova, più di 1.000 a Verona solo per quest’anno accademico, cui si aggiungono i 2.743 lasciati senza sussidio dal 2023/2024. Inoltre, secondo le previsioni, il finanziamento previsto dal ministero con l’ultima rimodulazione del Pnrr, circa 10 milioni di euro, non sarà sufficiente. Il problema, in Veneto, è nato nel 2018 e si ripete ogni anno, con effetti sempre peggiori. L’istruzione universitaria è competenza delle regioni, ma il Veneto non versa abbastanza soldi per coprire tutte le richieste degli studenti che hanno diritto a ricevere il sostegno economico che arriva al massimo a 7mila euro all’anno per i fuorisede e che rispettano i requisiti di reddito e di merito. Gli atenei hanno versato dei fondi propri per coprire la falla, ma neanche questi bastano e così bisogna chiedere a Roma. Con l’ultimo finanziamento del Pnrr, il ministero dell’Università e della ricerca ha destinato 9,67 milioni di euro per le borse di studio in Veneto. Eppure, ancora non basta: il sindacato studentesco prevede che solo a Padova servano 12 milioni per tutti gli idonei. Tradotto, ci sono migliaia di richieste inevase. E altrettante migliaia di studenti meritevoli senza un contributo. “Non avevo mai sentito parlare della figura dell’idoneo non beneficiario prima di arrivare in Veneto – racconta a ilfattoquotidiano.it Leonardo Tonutto, 27enne friulano al secondo anno di laurea magistrale alla Ca’ Foscari di Venezia – sapere che non ci sono tutti i soldi per pagare le borse non è piacevole. Io ho diritto a settemila euro all’anno, seimila effettivi, escludendo la riduzione delle tasse e la mensa gratuita: da fuorisede, quei soldi farebbero la differenza”. Tanti giovani come lui devono trovare delle alternative. “Io sono fortunato perché la mia famiglia può permettermi di condurre una vita universitaria, ma se ricevessi quei seimila euro potrei pagare l’affitto di un anno a Mestre e, in parte, l’abbonamento ai mezzi pubblici”. Lontani da casa, costretti a rinunciare al meritato sussidio. “Alcuni colleghi hanno dovuto aspettare un anno e mezzo per ricevere la borsa, altri hanno iniziato a lavorare per coprire le spese. Non mi sembra tanto corretto”. Il sindacato studentesco è sceso in piazza per chiedere chiarezza. In laguna: a Ca’ Foscari sono 533 non beneficiari su 2.251 idonei (più di un quinto), all’istituto Iuav sono state erogate solo 406 borse su 930 richieste idonee, meno della metà. “Un dato allarmante – dice Angelica Morresi, coordinatrice dell’Udu Venezia – denunciamo anche l’abbandono di 931 studenti che aspettano la borsa di studio dal 2023/2024, tra incertezza e precarietà. Non accettiamo la totale noncuranza della Regione”. Non va meglio a Verona: secondo l’Unione, sono più di mille gli aventi diritto lasciati indietro nell’ultima graduatoria. È ancora peggio a Padova, città che ospita un ateneo da oltre 800 anni: lì sono 1.957 gli idonei non beneficiari di quest’anno accademico, 719 dei quali sono extracomunitari, il cui futuro è legato a un filo perché rischiano di dover interrompere la carriera. “Una studentessa libanese ci spiega come la banca affiliata all’ateneo non accetti bonifici dal Libano: così è impossibilitata ad aprire un conto e non può neanche ricevere aiuti dai familiari”, fa sapere Marco Nimis, coordinatore di Udu Padova. “Un’altra proveniente dall’India ci dice che ha disponibilità fino a febbraio, ma se poi non verranno stanziati i fondi sarà costretta a tornare a casa. Altri invece sono già tornati nei loro Paesi d’origine perché non potevano sostenersi senza la borsa di studio”. Un messaggio diretto al nuovo presidente. “Ci rivolgiamo ad Alberto Stefani: ci mobiliteremo fino a quando la Regione non la smetterà con questa scelta politica di lasciare indietro chi ha più bisogno”. A marzo dovrebbe uscire una nuova graduatoria, intanto i ragazzi aspettano. Compresi i 1.812 che a Padova attendono dal 2023/2024. “Sono numeri inaccettabili – è il commento di Matteo Greggio Miola, che rappresenta l’Udu nell’ente per il diritto allo studio a Padova – e dietro ai numeri ci sono persone e famiglie che stanno vedendo negato un loro diritto costituzionale. Riceviamo solo risposte vaghe, un continuo rimpallo tra enti e istituzioni”. È chiaro l’attacco di Paola Bonomo, presidente del consiglio degli studenti padovano. “La Regione non può continuare a sottrarsi alle proprie responsabilità. Vogliamo avere sicurezze. Basteranno gli oltre nove milioni di euro di fondi Pnrr? Chiediamo che tutti gli enti coinvolti si attivino per sostenere gli idonei non beneficiari, che vivono una condizione insostenibile”. L'articolo Il Veneto continua a non pagare le borse di studio agli universitari: 4mila idonei non ricevono il sussidio proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Universitari incatenati a Bari: “Ritardo nell’erogazione delle borse di studio”. L’azione di Cambiare Rotta
Un gruppo di studentesse del gruppo ‘Cambiare Rotta su Bari’ si è incatenato questa mattina davanti alla sede barese dell’Adisu, l’Agenzia per il diritto allo studio universitario della Regione Puglia, per protestare “contro il grave ritardo nell’erogazione delle borse di studio“. “Nei giorni scorsi – spiegano – è arrivata la comunicazione ufficiale che gli studenti idonei non riceveranno la borsa entro il 31 dicembre”. L’agenzia “ha annunciato che circa 4.400 studenti idonei – continuano – riceveranno la borsa solo nei primi mesi del 2026”, mentre “la Regione Puglia dichiara di aver approvato uno stanziamento di 21 milioni di euro a favore dell’Adisu, ma i fondi non sono ancora stati trasferiti, causando ulteriori ritardi. Nel frattempo, migliaia di studenti si trovano ad affrontare difficoltà economiche concrete, dovendo sostenere spese di affitto, trasporti e vita quotidiana senza alcun sostegno”. “Questa situazione – denunciano gli studenti – rischia di peggiorare ulteriormente nei prossimi anni“, visto che “nella manovra finanziaria, la ministra Bernini annuncia 250 milioni di euro aggiuntivi per il diritto allo studio, ma questo dato nasconde i pesanti tagli all’università effettuati lo scorso anno. In realtà, la manovra comporta una riduzione di almeno 150 milioni di euro destinati al diritto allo studio e ai servizi essenziali per gli studenti”. Nel frattempo “aumentano le spese militari, – aggiungono – in linea con le scelte politiche del governo e dell’Unione europea. Le priorità restano quindi riarmo e militarizzazione, a discapito di un diritto allo studio realmente garantito”. La richiesta degli studenti è di “un incontro con il direttore dell’Agenzia per il diritto allo studio universitario” e “che venga fissata una data di erogazione di tutte le borse di studio per gli studenti idonei il prima possibile”. L'articolo Universitari incatenati a Bari: “Ritardo nell’erogazione delle borse di studio”. L’azione di Cambiare Rotta proviene da Il Fatto Quotidiano.
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