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Pa in crisi, mancano ingegneri e i giovani fuggono: io al posto del rettore di PoliTo Corgnati avrei parlato così
La pubblica amministrazione è stata al centro del discorso del Rettore del Politecnico di Torino Stefano Corgnati il 13 febbraio scorso in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno accademico. Celebrazione dell’istituzione pubblica, orgoglio di un polo di alta formazione che ospita studenti di tutto il mondo, indirizzi per l’ulteriore espansione. In questo ambito, il Rettore ha segnalato al Ministro Paolo Zangrillo (presente) che nei ruoli apicali della PA ci sono economisti e giuristi, mancano quasi del tutto gli ingegneri; al Politecnico che serve guardare alla PA come a un luogo appetibile dove spendere le proprie competenze. Venendo al pratico, ha avanzato la proposta di una Summer School per la preparazione dei dirigenti della PA. Un po’ poco per un ateneo che ha un suo corso di laurea in ingegneria gestionale che, forse, potrebbe coltivare una specializzazione ulteriore in PA. L’attività prevalente della PA è sempre stata di tipo regolatorio, finalizzata a coniugare i diritti dei singoli con l’interesse collettivo. Da qui il prevalere dei giuristi e degli economisti. Tuttavia a progettare e realizzare strutture e infrastrutture del paese c’erano gli ingegneri e i geometri, anch’essi dipendenti pubblici. Sono ancora nella memoria di molti i tempi in cui le Province costruivano e gestivano strade, ponti e scuole: a fare le opere ci pensavano gli ingegneri, mentre i giuristi si occupavano di creare i presupposti per la loro corretta realizzazione (per esempio gli espropri) e gli economisti facevano i conti con le risorse e i contratti. Qualche esempio: la realizzazione del primo tratto dell’autostrada del Sole, 760 km, è iniziata nel 1956 ed è terminata nel 1964: 8 anni, senza revisione prezzi e con la chiusura dei cantieri qualche mese in anticipo. Si dice che quella sia stata un’opera da Sistema Paese, ma se questa considerazione ha del vero bisogna accettare l’idea del ruolo preponderante della parte pubblica, allora l’Iri. Tra il 1949 e il 1963 l’Ina-Casa ha realizzato e assegnato circa 350mila case progettate e realizzate da ingegneri e architetti, quasi tutti dipendenti pubblici, con i giuristi e gli economisti impegnati a definire e gestire le procedure applicate per regolare agli espropri dei terreni, alle costruzioni e alle aggiudicazioni delle abitazioni realizzate. Il problema della PA di oggi non è la mancanza delle componenti tecniche o ingegneristiche. A partire dall’ubriacatura liberista degli anni ’90 – ha avvinto destra e la sinistra, governo e opposizione del Paese – la PA è stata sottoposta ai peggiori interventi che si ricordino. Così oggi, a mancare nella PA sono tutte le competenze che dovrebbero farne lo scheletro e il sistema nervoso del paese. Anni e anni di predicazione del “privato è meglio” hanno legittimato il blocco delle assunzioni a favore dell’appalto all’esterno di competenze e prerogative che prima erano gli interni a garantire. Di qui l’impoverimento di tutte le professionalità apicali e intermedie della PA. I lavori qualificanti, le scommesse di sviluppo si realizzano negli studi professionali e nelle società private di consulenza. Lo snaturamento della PA, operato in primis dalle Leggi Bassanini (1997 e seguenti) è passato attraverso due filoni: 1) la dirigenza pubblica, fino ad allora con accesso solo per concorso, è stata riempita (fino al 30%) da personale fiduciario dei politici, determinando un ambiente fatto di dirigenti arrendevoli, assunti per la fedeltà al politico di turno. Governare relazioni forti e rappresentare efficacemente l’interesse pubblico richiede un apparato burocratico indipendente, assunto con concorsi pubblici e selezionato sulla base della competenza e non della fedeltà a coloro a cui si deve il posto. 2) la natura della PA, il suo ruolo di imparzialità e l’equilibrio nell’essere Stato sono stati messi in discussione allontanandosi dai principi dell’accountability che servirebbero proprio a garantire tutti, a cominciare dai più deboli. Ne ho scritto in L’amministrazione della giustizia nel distretto di Torino. Situazioni e prospettive, P. Caramella Editrice, 2010. I politici e gli amministratori degli anni Novanta hanno sostenuto queste modifiche velenose sostenendo che il rapporto di lavoro a tempo indeterminato favoriva il lassismo. Dicevano che mettendo alla stanga e ricattando i dirigenti con il tempo determinato tutto si sarebbe sistemato. Le cose non sono andate così. Da noi non mancano i giovani capaci, preparati e competenti. Se così non fosse non si spiegherebbero i numeri riferiti a quanti giovani usciti dalle nostre scuole medie superiori e dalle università, costretti ad andare all’estero dove sono assunti con contratti stabili e pagati adeguatamente. Lo ha ben rappresentato l’economista Mauro Zangola in Torino e la trappola della gioventù instabile: il paradosso dei ragazzi istruiti ma senza lavoro (da La Stampa del 26 settembre 2025): solo 1 giovane su 3 lavora, il 77% degli occupati ha contratti a termine. Sicuramente il Rettore del Politecnico di Torino conoscerà di prima mano i dati sulla fuga di cervelli, ad esempio quelli rilasciati da Forbes che noi leggiamo solo: nel periodo 2011-2024 l’esodo di giovani diplomati e laureati ci è costato circa 134 miliardi di euro, oltre 10 all’anno. Pensiamo di essere furbi e invece spendiamo un mucchio di soldi per formare i giovani che subito dopo cediamo generosamente agli altri, arricchendo loro e impoverendo noi. L’87% dei loro è andato all’estero per mancanza di opportunità lavorative a casa nostra. Dunque non mancano né le competenze, né la capacità di formarle, mancano le opportunità di lavoro dignitose. Questo mi sarebbe piaciuto che il Rettore dicesse al Ministro della PA Zangrillo, invece il riferimento alla Summer School estiva per una cinquantina di specializzandi è sembrata più una richiesta anticipata di finanziamento al progetto, quasi in contrapposizione all’altro polo d’eccellenza di Torino, la sua Università, anch’essa alle prese con spinte corporative che intrecciano ricerca, libera professione e attività consulenziale. L'articolo Pa in crisi, mancano ingegneri e i giovani fuggono: io al posto del rettore di PoliTo Corgnati avrei parlato così proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Medicina, pubblicata la graduatoria: oltre 22mila idonei per 17mila posti
Sono 22.688 gli idonei a medicina e 17.278 i posti disponibili. Quindi, con la modifica introdotta dal ministero dell’università proprio per carenza di candidati che avevano superato tutte e tre le prove, ora non solo verranno coperti tutti i posti disponibili, ma ci sono anche più idonei dei posti a disposizione: circa 5mila dovranno adesso scegliere corsi affini. Agli ammessi a medicina vanno sommati i 1.535 per veterinaria e i 1.072 per odontoiatria. Sono quindi 25.387 gli studenti idonei all’iscrizione in graduatoria. Gli esami con voto superiore al 18 sono stati 19.089 per biologia, 21.763 per chimica, 10.011 per fisica. Al primo appello i promossi sono stati 16.401 a biologia, 12.713 a chimica, 5557 a fisica. Al secondo appello i promossi sono stati 4824 a biologia, 11.706 a chimica, 5.602 a fisica. Complessivamente hanno sostenuto le prove al primo appello 50.859 candidati, al secondo 45.789 studenti. Chi non ha raggiunto le tre sufficienze dovrà recuperare il debito formativo nell’ateneo che il 12 gennaio, giorno della pubblicazione della graduatoria nazionale, verrà assegnato. Sarà un decreto del ministero dell’Università e della Ricerca a definire tutti i dettagli. Coloro che non hanno conseguito crediti universitari durante il semestre potranno comunque iscriversi ad altri corsi – biotecnologie, scienze politiche, giurisprudenza e altro -, tramite finestre straordinarie, come previsto dalla legge che ha istituito il semestre aperto. MINISTRA BERNINI AI RETTORI: “50MILA NON PERDERANNO L’ANNO, UN TEMPO ESCLUSI 80MILA” In base ai dati emersi sul semestre aperto per l’accesso ai corsi di Medicina il nuovo modello sta consentendo l’immatricolazione in un corso di area medica o affine ad almeno 25mila studenti e offre ad altri 25mila la possibilità di orientarsi verso un percorso di studi alternativo, senza perdere l’anno accademico. È uno degli elementi illustrati dalla ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, che ha avuto oggi un incontro con i rettori degli atenei italiani nella sede della Crui. Nel corso della riunione è stato inoltre richiamato il confronto con gli anni precedenti, quando l’accesso era regolato dal test d’ingresso e – a fronte di oltre 90mila domande e di circa 10mila posti disponibili – venivano di fatto esclusi ogni anno dall’ingresso a Medicina circa 80mila studenti. L'articolo Medicina, pubblicata la graduatoria: oltre 22mila idonei per 17mila posti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il Veneto continua a non pagare le borse di studio agli universitari: 4mila idonei non ricevono il sussidio
Cambia la giunta, non cambia la situazione degli universitari del Veneto. Ad oggi, sono più di 4mila gli studenti idonei non beneficiari, cioè coloro che hanno diritto a un contributo per sostenere la vita universitaria, ma vengono respinti per mancanza di fondi dalla Regione Veneto: secondo i dati dell’Unione degli Universitari (Udu) sono 1.057 a Venezia, 1.957 a Padova, più di 1.000 a Verona solo per quest’anno accademico, cui si aggiungono i 2.743 lasciati senza sussidio dal 2023/2024. Inoltre, secondo le previsioni, il finanziamento previsto dal ministero con l’ultima rimodulazione del Pnrr, circa 10 milioni di euro, non sarà sufficiente. Il problema, in Veneto, è nato nel 2018 e si ripete ogni anno, con effetti sempre peggiori. L’istruzione universitaria è competenza delle regioni, ma il Veneto non versa abbastanza soldi per coprire tutte le richieste degli studenti che hanno diritto a ricevere il sostegno economico che arriva al massimo a 7mila euro all’anno per i fuorisede e che rispettano i requisiti di reddito e di merito. Gli atenei hanno versato dei fondi propri per coprire la falla, ma neanche questi bastano e così bisogna chiedere a Roma. Con l’ultimo finanziamento del Pnrr, il ministero dell’Università e della ricerca ha destinato 9,67 milioni di euro per le borse di studio in Veneto. Eppure, ancora non basta: il sindacato studentesco prevede che solo a Padova servano 12 milioni per tutti gli idonei. Tradotto, ci sono migliaia di richieste inevase. E altrettante migliaia di studenti meritevoli senza un contributo. “Non avevo mai sentito parlare della figura dell’idoneo non beneficiario prima di arrivare in Veneto – racconta a ilfattoquotidiano.it Leonardo Tonutto, 27enne friulano al secondo anno di laurea magistrale alla Ca’ Foscari di Venezia – sapere che non ci sono tutti i soldi per pagare le borse non è piacevole. Io ho diritto a settemila euro all’anno, seimila effettivi, escludendo la riduzione delle tasse e la mensa gratuita: da fuorisede, quei soldi farebbero la differenza”. Tanti giovani come lui devono trovare delle alternative. “Io sono fortunato perché la mia famiglia può permettermi di condurre una vita universitaria, ma se ricevessi quei seimila euro potrei pagare l’affitto di un anno a Mestre e, in parte, l’abbonamento ai mezzi pubblici”. Lontani da casa, costretti a rinunciare al meritato sussidio. “Alcuni colleghi hanno dovuto aspettare un anno e mezzo per ricevere la borsa, altri hanno iniziato a lavorare per coprire le spese. Non mi sembra tanto corretto”. Il sindacato studentesco è sceso in piazza per chiedere chiarezza. In laguna: a Ca’ Foscari sono 533 non beneficiari su 2.251 idonei (più di un quinto), all’istituto Iuav sono state erogate solo 406 borse su 930 richieste idonee, meno della metà. “Un dato allarmante – dice Angelica Morresi, coordinatrice dell’Udu Venezia – denunciamo anche l’abbandono di 931 studenti che aspettano la borsa di studio dal 2023/2024, tra incertezza e precarietà. Non accettiamo la totale noncuranza della Regione”. Non va meglio a Verona: secondo l’Unione, sono più di mille gli aventi diritto lasciati indietro nell’ultima graduatoria. È ancora peggio a Padova, città che ospita un ateneo da oltre 800 anni: lì sono 1.957 gli idonei non beneficiari di quest’anno accademico, 719 dei quali sono extracomunitari, il cui futuro è legato a un filo perché rischiano di dover interrompere la carriera. “Una studentessa libanese ci spiega come la banca affiliata all’ateneo non accetti bonifici dal Libano: così è impossibilitata ad aprire un conto e non può neanche ricevere aiuti dai familiari”, fa sapere Marco Nimis, coordinatore di Udu Padova. “Un’altra proveniente dall’India ci dice che ha disponibilità fino a febbraio, ma se poi non verranno stanziati i fondi sarà costretta a tornare a casa. Altri invece sono già tornati nei loro Paesi d’origine perché non potevano sostenersi senza la borsa di studio”. Un messaggio diretto al nuovo presidente. “Ci rivolgiamo ad Alberto Stefani: ci mobiliteremo fino a quando la Regione non la smetterà con questa scelta politica di lasciare indietro chi ha più bisogno”. A marzo dovrebbe uscire una nuova graduatoria, intanto i ragazzi aspettano. Compresi i 1.812 che a Padova attendono dal 2023/2024. “Sono numeri inaccettabili – è il commento di Matteo Greggio Miola, che rappresenta l’Udu nell’ente per il diritto allo studio a Padova – e dietro ai numeri ci sono persone e famiglie che stanno vedendo negato un loro diritto costituzionale. Riceviamo solo risposte vaghe, un continuo rimpallo tra enti e istituzioni”. È chiaro l’attacco di Paola Bonomo, presidente del consiglio degli studenti padovano. “La Regione non può continuare a sottrarsi alle proprie responsabilità. Vogliamo avere sicurezze. Basteranno gli oltre nove milioni di euro di fondi Pnrr? Chiediamo che tutti gli enti coinvolti si attivino per sostenere gli idonei non beneficiari, che vivono una condizione insostenibile”. L'articolo Il Veneto continua a non pagare le borse di studio agli universitari: 4mila idonei non ricevono il sussidio proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Oltre 25mila hanno ottenuto almeno un 18 al semestre filtro per Medicina
A ottenere almeno un 18 nel semestre filtro per entrare a Medicina, Veterinaria o Odontoiatria sono stati oltre 25mila aspiranti medici. Per l’esattezza 25.450. Hanno preso un 18 negli esami di Chimica, Biologia e Fisica sostenuti durante i due appelli del 20 novembre e del 10 dicembre. Gli studenti conosceranno solo domani, martedì 23, i voti ottenuti al secondo appello ma già trapelano alcuni numeri. Chi non ha raggiunto le tre sufficienze dovrà recuperare il debito formativo nell’ateneo che il 12 gennaio, giorno della pubblicazione della graduatoria nazionale, verrà assegnato. Sarà un decreto del ministero dell’Università e della Ricerca a definire tutti i dettagli. Coloro che non hanno conseguito crediti universitari durante il semestre potranno comunque iscriversi ad altri corsi – Biotecnologie, Scienze politiche, Giurisprudenza e altro -, tramite finestre straordinarie, come previsto dalla legge che ha istituito il semestre aperto. Intanto, in queste ore è anche emerso che sono 117mila i compiti consegnati al secondo appello per l’accesso alle facoltà di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria: l’esame di Fisica, quello che al primo appello era risultato più difficile per gli studenti, ha visto 44mila compiti consegnati, 35mila per Biologia, oltre 38mila per Chimica. Mentre al primo appello Biologia era l’esame andato meglio, ora sembrerebbero migliori i risultati in Chimica, seguita da Biologia; sempre ostica Fisica per gli studenti anche al secondo appello. I posti complessivi a Medicina, Veterinaria e Odontoiatria – tra università pubbliche e private – sono 24.026. Nei giorni scorsi la ministra dell’Università Anna Maria Bernini, incontrando il Consiglio nazionale degli studenti universitari, oltre alla costituzione di un tavolo permanente, ha dato disponibilità ad intervenire, già dal prossimo anno, valutando una riduzione dei programmi d’esame, l’estensione della durata delle lezioni e un ampliamento dei tempi tra la fine dei corsi e gli appelli, così da garantire maggiore spazio alla didattica. Martedì alle 15 davanti al ministero i giovani di Cambiare Rotta annunciano un presidio. “Come regalo di Natale – dicono – la ministra Bernini prepara l’esclusione di migliaia di studenti dai corsi di Medicina e il rischio di perdere un anno di studi. Non ci stiamo, i correttivi sulla riforma del semestre filtro non bastano perché la selezione a medicina è sbagliata alla radice. Serve formare medici, investire sulla sanità e assumere personale. Il semestre filtro, esattamente come il numero chiuso, va in direzione opposta e giustifica il disinvestimento sul servizio sanitario nazionale e restrizione dell’accesso ai corsi”. L'articolo Oltre 25mila hanno ottenuto almeno un 18 al semestre filtro per Medicina proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Test Medicina, foto online prima della fine dell’esame. Il ministero: “Pronti ad annullare le prove dei responsabili”
Video e foto dei test d’ammissione ai corsi di laurea in Medicina, Odontoiatria e Veterinaria sono circolati online e sui social prima della fine dell’esame, provocando la reazione del ministero dell’Università e della Ricerca, che minaccia di annullare le prove dei candidati responsabili. “Tutte le immagini degli esami attualmente in circolazione saranno trasmesse agli atenei, per mezzo della Conferenza dei rettori, affinché possano essere individuati i responsabili e ripristinato il pieno rispetto delle procedure previste, incluso l’annullamento della prova, come prevede il regolamento”, fa sapere ufficiosamente il ministero, specificando che “continua il monitoraggio in corso per segnalare anche nuovi contenuti eventualmente pubblicati”. Sulla vicenda interviene anche la Crui, la Conferenza dei rettori, con una nota firmata dalla presidente Laura Ramaciotti: “Totale intransigenza verso chi diffonde e pubblica online o con qualsiasi mezzo le immagini degli esami per l’accesso a Medicina, Odontoiatria e Veterinaria. Sono certa che tutti gli atenei adotteranno la massima fermezza nell’individuazione dei responsabili di questi atti per ripristinare il rispetto di tutte le procedure. In alcuni casi gli atenei sono già tempestivamente intervenuti ritardando e annullando i compiti. Le università vigileranno perché questi fatti non si ripetano”, afferma. L'articolo Test Medicina, foto online prima della fine dell’esame. Il ministero: “Pronti ad annullare le prove dei responsabili” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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