Sono 22.688 gli idonei a medicina e 17.278 i posti disponibili. Quindi, con la
modifica introdotta dal ministero dell’università proprio per carenza di
candidati che avevano superato tutte e tre le prove, ora non solo verranno
coperti tutti i posti disponibili, ma ci sono anche più idonei dei posti a
disposizione: circa 5mila dovranno adesso scegliere corsi affini. Agli ammessi a
medicina vanno sommati i 1.535 per veterinaria e i 1.072 per odontoiatria.
Sono quindi 25.387 gli studenti idonei all’iscrizione in graduatoria. Gli esami
con voto superiore al 18 sono stati 19.089 per biologia, 21.763 per chimica,
10.011 per fisica. Al primo appello i promossi sono stati 16.401 a biologia,
12.713 a chimica, 5557 a fisica. Al secondo appello i promossi sono stati 4824 a
biologia, 11.706 a chimica, 5.602 a fisica. Complessivamente hanno sostenuto le
prove al primo appello 50.859 candidati, al secondo 45.789 studenti.
Chi non ha raggiunto le tre sufficienze dovrà recuperare il debito formativo
nell’ateneo che il 12 gennaio, giorno della pubblicazione della graduatoria
nazionale, verrà assegnato. Sarà un decreto del ministero dell’Università e
della Ricerca a definire tutti i dettagli. Coloro che non hanno conseguito
crediti universitari durante il semestre potranno comunque iscriversi ad altri
corsi – biotecnologie, scienze politiche, giurisprudenza e altro -, tramite
finestre straordinarie, come previsto dalla legge che ha istituito il semestre
aperto.
MINISTRA BERNINI AI RETTORI: “50MILA NON PERDERANNO L’ANNO, UN TEMPO ESCLUSI
80MILA”
In base ai dati emersi sul semestre aperto per l’accesso ai corsi di Medicina il
nuovo modello sta consentendo l’immatricolazione in un corso di area medica o
affine ad almeno 25mila studenti e offre ad altri 25mila la possibilità di
orientarsi verso un percorso di studi alternativo, senza perdere l’anno
accademico. È uno degli elementi illustrati dalla ministra dell’Università e
della Ricerca, Anna Maria Bernini, che ha avuto oggi un incontro con i rettori
degli atenei italiani nella sede della Crui.
Nel corso della riunione è stato inoltre richiamato il confronto con gli anni
precedenti, quando l’accesso era regolato dal test d’ingresso e – a fronte di
oltre 90mila domande e di circa 10mila posti disponibili – venivano di fatto
esclusi ogni anno dall’ingresso a Medicina circa 80mila studenti.
L'articolo Medicina, pubblicata la graduatoria: oltre 22mila idonei per 17mila
posti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Cambia la giunta, non cambia la situazione degli universitari del Veneto. Ad
oggi, sono più di 4mila gli studenti idonei non beneficiari, cioè coloro che
hanno diritto a un contributo per sostenere la vita universitaria, ma vengono
respinti per mancanza di fondi dalla Regione Veneto: secondo i dati dell’Unione
degli Universitari (Udu) sono 1.057 a Venezia, 1.957 a Padova, più di 1.000 a
Verona solo per quest’anno accademico, cui si aggiungono i 2.743 lasciati senza
sussidio dal 2023/2024. Inoltre, secondo le previsioni, il finanziamento
previsto dal ministero con l’ultima rimodulazione del Pnrr, circa 10 milioni di
euro, non sarà sufficiente.
Il problema, in Veneto, è nato nel 2018 e si ripete ogni anno, con effetti
sempre peggiori. L’istruzione universitaria è competenza delle regioni, ma il
Veneto non versa abbastanza soldi per coprire tutte le richieste degli studenti
che hanno diritto a ricevere il sostegno economico che arriva al massimo a 7mila
euro all’anno per i fuorisede e che rispettano i requisiti di reddito e di
merito. Gli atenei hanno versato dei fondi propri per coprire la falla, ma
neanche questi bastano e così bisogna chiedere a Roma. Con l’ultimo
finanziamento del Pnrr, il ministero dell’Università e della ricerca ha
destinato 9,67 milioni di euro per le borse di studio in Veneto. Eppure, ancora
non basta: il sindacato studentesco prevede che solo a Padova servano 12 milioni
per tutti gli idonei. Tradotto, ci sono migliaia di richieste inevase. E
altrettante migliaia di studenti meritevoli senza un contributo.
“Non avevo mai sentito parlare della figura dell’idoneo non beneficiario prima
di arrivare in Veneto – racconta a ilfattoquotidiano.it Leonardo Tonutto, 27enne
friulano al secondo anno di laurea magistrale alla Ca’ Foscari di Venezia –
sapere che non ci sono tutti i soldi per pagare le borse non è piacevole. Io ho
diritto a settemila euro all’anno, seimila effettivi, escludendo la riduzione
delle tasse e la mensa gratuita: da fuorisede, quei soldi farebbero la
differenza”. Tanti giovani come lui devono trovare delle alternative. “Io sono
fortunato perché la mia famiglia può permettermi di condurre una vita
universitaria, ma se ricevessi quei seimila euro potrei pagare l’affitto di un
anno a Mestre e, in parte, l’abbonamento ai mezzi pubblici”. Lontani da casa,
costretti a rinunciare al meritato sussidio. “Alcuni colleghi hanno dovuto
aspettare un anno e mezzo per ricevere la borsa, altri hanno iniziato a lavorare
per coprire le spese. Non mi sembra tanto corretto”.
Il sindacato studentesco è sceso in piazza per chiedere chiarezza. In laguna: a
Ca’ Foscari sono 533 non beneficiari su 2.251 idonei (più di un quinto),
all’istituto Iuav sono state erogate solo 406 borse su 930 richieste idonee,
meno della metà. “Un dato allarmante – dice Angelica Morresi, coordinatrice
dell’Udu Venezia – denunciamo anche l’abbandono di 931 studenti che aspettano la
borsa di studio dal 2023/2024, tra incertezza e precarietà. Non accettiamo la
totale noncuranza della Regione”. Non va meglio a Verona: secondo l’Unione, sono
più di mille gli aventi diritto lasciati indietro nell’ultima graduatoria.
È ancora peggio a Padova, città che ospita un ateneo da oltre 800 anni: lì sono
1.957 gli idonei non beneficiari di quest’anno accademico, 719 dei quali sono
extracomunitari, il cui futuro è legato a un filo perché rischiano di dover
interrompere la carriera. “Una studentessa libanese ci spiega come la banca
affiliata all’ateneo non accetti bonifici dal Libano: così è impossibilitata ad
aprire un conto e non può neanche ricevere aiuti dai familiari”, fa sapere Marco
Nimis, coordinatore di Udu Padova. “Un’altra proveniente dall’India ci dice che
ha disponibilità fino a febbraio, ma se poi non verranno stanziati i fondi sarà
costretta a tornare a casa. Altri invece sono già tornati nei loro Paesi
d’origine perché non potevano sostenersi senza la borsa di studio”. Un messaggio
diretto al nuovo presidente. “Ci rivolgiamo ad Alberto Stefani: ci mobiliteremo
fino a quando la Regione non la smetterà con questa scelta politica di lasciare
indietro chi ha più bisogno”.
A marzo dovrebbe uscire una nuova graduatoria, intanto i ragazzi aspettano.
Compresi i 1.812 che a Padova attendono dal 2023/2024. “Sono numeri
inaccettabili – è il commento di Matteo Greggio Miola, che rappresenta l’Udu
nell’ente per il diritto allo studio a Padova – e dietro ai numeri ci sono
persone e famiglie che stanno vedendo negato un loro diritto costituzionale.
Riceviamo solo risposte vaghe, un continuo rimpallo tra enti e istituzioni”. È
chiaro l’attacco di Paola Bonomo, presidente del consiglio degli studenti
padovano. “La Regione non può continuare a sottrarsi alle proprie
responsabilità. Vogliamo avere sicurezze. Basteranno gli oltre nove milioni di
euro di fondi Pnrr? Chiediamo che tutti gli enti coinvolti si attivino per
sostenere gli idonei non beneficiari, che vivono una condizione insostenibile”.
L'articolo Il Veneto continua a non pagare le borse di studio agli universitari:
4mila idonei non ricevono il sussidio proviene da Il Fatto Quotidiano.
A ottenere almeno un 18 nel semestre filtro per entrare a Medicina, Veterinaria
o Odontoiatria sono stati oltre 25mila aspiranti medici. Per l’esattezza 25.450.
Hanno preso un 18 negli esami di Chimica, Biologia e Fisica sostenuti durante i
due appelli del 20 novembre e del 10 dicembre. Gli studenti conosceranno solo
domani, martedì 23, i voti ottenuti al secondo appello ma già trapelano alcuni
numeri. Chi non ha raggiunto le tre sufficienze dovrà recuperare il debito
formativo nell’ateneo che il 12 gennaio, giorno della pubblicazione della
graduatoria nazionale, verrà assegnato. Sarà un decreto del ministero
dell’Università e della Ricerca a definire tutti i dettagli. Coloro che non
hanno conseguito crediti universitari durante il semestre potranno comunque
iscriversi ad altri corsi – Biotecnologie, Scienze politiche, Giurisprudenza e
altro -, tramite finestre straordinarie, come previsto dalla legge che ha
istituito il semestre aperto.
Intanto, in queste ore è anche emerso che sono 117mila i compiti consegnati al
secondo appello per l’accesso alle facoltà di Medicina, Chirurgia e
Odontoiatria: l’esame di Fisica, quello che al primo appello era risultato più
difficile per gli studenti, ha visto 44mila compiti consegnati, 35mila per
Biologia, oltre 38mila per Chimica. Mentre al primo appello Biologia era l’esame
andato meglio, ora sembrerebbero migliori i risultati in Chimica, seguita da
Biologia; sempre ostica Fisica per gli studenti anche al secondo appello. I
posti complessivi a Medicina, Veterinaria e Odontoiatria – tra università
pubbliche e private – sono 24.026.
Nei giorni scorsi la ministra dell’Università Anna Maria Bernini, incontrando il
Consiglio nazionale degli studenti universitari, oltre alla costituzione di un
tavolo permanente, ha dato disponibilità ad intervenire, già dal prossimo anno,
valutando una riduzione dei programmi d’esame, l’estensione della durata delle
lezioni e un ampliamento dei tempi tra la fine dei corsi e gli appelli, così da
garantire maggiore spazio alla didattica.
Martedì alle 15 davanti al ministero i giovani di Cambiare Rotta annunciano un
presidio. “Come regalo di Natale – dicono – la ministra Bernini prepara
l’esclusione di migliaia di studenti dai corsi di Medicina e il rischio di
perdere un anno di studi. Non ci stiamo, i correttivi sulla riforma del semestre
filtro non bastano perché la selezione a medicina è sbagliata alla radice. Serve
formare medici, investire sulla sanità e assumere personale. Il semestre filtro,
esattamente come il numero chiuso, va in direzione opposta e giustifica il
disinvestimento sul servizio sanitario nazionale e restrizione dell’accesso ai
corsi”.
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Medicina proviene da Il Fatto Quotidiano.
Video e foto dei test d’ammissione ai corsi di laurea in Medicina, Odontoiatria
e Veterinaria sono circolati online e sui social prima della fine dell’esame,
provocando la reazione del ministero dell’Università e della Ricerca, che
minaccia di annullare le prove dei candidati responsabili. “Tutte le immagini
degli esami attualmente in circolazione saranno trasmesse agli atenei, per mezzo
della Conferenza dei rettori, affinché possano essere individuati i responsabili
e ripristinato il pieno rispetto delle procedure previste, incluso
l’annullamento della prova, come prevede il regolamento”, fa sapere
ufficiosamente il ministero, specificando che “continua il monitoraggio in corso
per segnalare anche nuovi contenuti eventualmente pubblicati”.
Sulla vicenda interviene anche la Crui, la Conferenza dei rettori, con una nota
firmata dalla presidente Laura Ramaciotti: “Totale intransigenza verso chi
diffonde e pubblica online o con qualsiasi mezzo le immagini degli esami per
l’accesso a Medicina, Odontoiatria e Veterinaria. Sono certa che tutti gli
atenei adotteranno la massima fermezza nell’individuazione dei responsabili di
questi atti per ripristinare il rispetto di tutte le procedure. In alcuni casi
gli atenei sono già tempestivamente intervenuti ritardando e annullando i
compiti. Le università vigileranno perché questi fatti non si ripetano”,
afferma.
L'articolo Test Medicina, foto online prima della fine dell’esame. Il ministero:
“Pronti ad annullare le prove dei responsabili” proviene da Il Fatto Quotidiano.