Ve lo immaginate il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che il 12
febbraio sale sull’impianto di risalita di Socrepes, ancora in fase di
costruzione, per inaugurare la cabinovia che danza scandalosamente su una frana?
Sui giornali locali veneti è apparsa perfino questa divertente barzelletta, a
sostegno della tesi secondo cui tutto starebbe procedendo in modo regolare e
secondo i cronoprogrammi sotto il cielo di Olimpia. In realtà è arrivato il
giorno dell’inaugurazione, le gare sono già cominciate nel palaghiaccio di
Cortina (subito con un blackout dell’impianto elettrico e tutti gli spettatori
al buio per qualche minuto), ma la cabinovia più contestata e divisiva è ancora
in cantiere. Altro che presidente in giacca a vento bianca che mette piede
dentro una delle cabine appena arrivate dalla Turchia. L’installazione ancora
non c’è. E neppure i collaudi tecnici, a cui dovranno seguire le prove con un
carico doppio rispetto agli 800 chili di portata di ciascuno degli abitacoli.
L’obiettivo del 12 febbraio è un annuncio di ripiego. L’impianto da una
quarantina di milioni di euro avrebbe dovuto servire, infatti, per portare in
quota 2.400 passeggeri all’ora, ossia gli spettatori delle gare di sci alpino,
fino alla pista Olympia. Adesso la versione ufficiosa è che si voglia avviare
l’impianto di risalita con una portata dimezzata, 1.200 persone all’ora. I dieci
piloni sorgono su un terreno franoso ed è questo fatto che ha indotto Ansfisa,
l’autorità sulla sicurezza dei trasporti, a concedere finora dei nullaosta
parziali, mentre l’approvazione del progetto complessivo è soggetta al rispetto
di 14 prescrizioni. Ammesso che i tecnici di Infrastrutture Milano Cortina
riescano a mettere in funzione le cabinovie, quanto tempo sarà necessario per
ottenere il via libera operativo? Domenica 8 febbraio è prevista la prima gara
importante, la discesa libera femminile. Il 10 febbraio ci sarà la combinata, il
12 il super-G a cui presenzierà anche Mattarella. Se la cabinovia non sarà
pronta per quella data il flop sarà completo.
L’amministratore delegato di Simico, l’architetto Fabio Massimo Saldini, è anche
commissario per l’impianto di Socrepes, con facoltà di derogare a tutte le
norme, ad eccezione di quelle penali. Uno dei documenti essenziali è una
dichiarazione di immunità di frana che deve essere rilasciata dalla Regione
Veneto. In attesa dell’evoluzione dei lavori, Luana Zanella, capogruppo alla
Camera di Alleanza Verdi Sinistra, ha scritto una lettera proprio ad Ansfisa.
“Vogliamo innanzitutto sapere se in merito al progetto della funivia
Socrepes-Apollonio la Regione Veneto abbia rilasciato il parere finale di
compatibilità frane e valanghe” ha scritto. Seconda richiesta: “Se siano stati
trasmessi da parte di società Simico gli elaborati della progettazione esecutiva
dell’opera per le successive approvazioni dei sottosistemi e componenti di
sicurezza”. In terzo luogo vengono chiesti altri adempimenti tecnici: “Se sia
stato certificato il fine lavori relativo all’impianto, se il Direttore dei
lavori abbia relazionato puntualmente sulle indicazioni tecniche della relazione
geologica, se sia stato redatto il piano di gestione dell’esercizio
dell’impianto”. Infine viene chiesto “se siano state fornite tutte le
certificazioni di sicurezza delle diverse componenti dell’impianto, se siano
state eseguite le verifiche e le prove funzionali, se gli Enti concedenti
abbiano rilasciato l’autorizzazione all’apertura dell’impianto”.
Il giudizio di Luana Zanella è severo: “Quest’opera è stata spacciata dal
governo come strategica per l’intermodalità e la logistica dei giochi, per noi
non poteva essere realizzata per le criticità del territorio. Ora siamo di
fronte al suo fallimento”. Zanella ricorda anche che il sottosegretario Tullio
Ferrante il 9 dicembre, rispondendo a un’interrogazione, aveva risposto che la
procedura era ancora in corso e che “la messa in esercizio dell’impianto
rimaneva subordinata all’acquisizione di tutti i pareri obbligatori e alla
completa verifica dei requisiti di sicurezza”.
La mancata realizzazione della cabinovia ha creato a Cortina il rischio di
mandare in tilt la viabilità. Per questo il prefetto Roccoberton ha ordinato che
le scuole di ogni ordine e grado restino chiuse dal 10 al 12 febbraio. La misura
è stata adottata dopo che a chiederla era stata Fondazione Milano Cortina 2026,
il comitato organizzatore dei Giochi, preoccupato per il traffico di autobus che
devono trasportare gli spettatori in quota. Il 12 febbraio è previsto l’arrivo
del presidente Sergio Mattarella per assistere alla gara di Super-G.
Contemporaneamente saranno presenti numerose autorità, a cominciare dal
vicepresidente statunitense JD Vance. La soluzione di chiudere le scuole è
drastica ed era stata osteggiata in passato sia dalle famiglie che dal personale
insegnante. Il prefetto ha adottato la decisione per ragioni “di urgenza o grave
necessità pubblica”.
L'articolo Ora è ufficiale: a Cortina la funivia “olimpica” di Socrepes non
aprirà all’inizio dei giochi, ma (forse e in maniera parziale) il 12 febbraio
proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Che i 18mila volontari delle Olimpiadi Milano Cortina 2026 dovessero
preoccuparsi dell’alloggio, lo si sapeva dal momento in cui Fondazione Mico ha
lanciato il bando per la raccolta delle offerte di disponibilità. Ma che una
parte di loro dovesse provvedere a portare con sé addirittura i sacchi a pelo,
lo si è appreso da una circolare diffusa dalla Protezione Civile del Veneto e
indirizzata a coloro che prenderanno servizio a Longarone, nella vallata del
Piave. Come andassero a prestare assistenza per un terremoto o una alluvione.
Non si tratta, ovviamente, di tutti coloro che decidono di contribuire alla
buona riuscita dei Giochi a titolo gratuito. Tra questi ultimi c’è, ad esempio,
il tennista italiano più famoso al mondo, Jannik Sinner, che non ha però di
certo problemi a trovare un tetto. Per due ragioni. Innanzitutto per la sua
condizione economica. In secondo luogo perché ha la casa dei genitori a Sesto in
Pusteria. Dista una quarantina di chilometri da Cortina e una trentina da
Anterselva, due delle venues di gara, che il campione, iscritto al primo posto
nell’elenco dei volontari, potrà raggiungere anche in auto.
I problemi ce li avranno invece i volontari senza soldi e senza appoggi. Una
categoria particolare è quella di chi fa parte delle Organizzazioni di
Volontariato iscritte all’Elenco Territoriale dei Gruppi di Protezione civile,
di cui si è occupata un’ordinanza della giunta regionale del Veneto che risale
all’ottobre scorso. In quell’occasione sono stati stanziati 250mila euro per il
ristoro delle spese sostenute dai gruppi e dai datori di lavoro per emolumenti
versati ai propri dipendenti impegnati nei servizi. In Cadore donne e uomini
della Protezione Civile alloggeranno nei locali dell’ex canonica di Longarone e
nella sede dell’Unione Montana di Borca di Cadore, che si trovano entrambe lungo
la strada statale di Alemagna.
Una recente circolare operativa è piuttosto precisa. Punto primo: “In entrambi
gli alloggi ci saranno le brandine”. Secondo: “I volontari dovranno portare il
sacco a pelo”. Punto terzo: “Si consiglia di portare anche il cuscino”. Punto
quarto: “Qualora fosse necessario, sarà possibile una separazione degli ambienti
nel rispetto della differenza di genere”. Punto quinto: “Per quanto riguarda la
colazione, i volontari dovranno provvedere in autonomia alla preparazione e
potranno farlo all’interno dell’alloggio”. Punto sesto: “Pranzo e cena saranno a
cura dell’Associazione Nazionale Alpini”. Punto settimo: “Dotarsi di
abbigliamento e dispositivi di protezione individuale idonei ad attività in
montagna”.
L’elenco non è stato gradito dal consigliere regionale del Pd Jonatan
Montanariello, vicepresidente della commissione che si occupa di Protezione
Civile: “È giusto e doveroso chiedere sacrifici ai volontari quando si tratta di
emergenze, calamità naturali o situazioni di reale bisogno della popolazione. In
quei momenti nessuno si tira indietro: sono pronti anche a dormire al freddo o
in condizioni di fortuna pur di aiutare il prossimo, ma è legittimo chiedere se
sia appropriato utilizzare questa straordinaria risorsa della Regione Veneto per
un evento di grande sfarzo e rilevanza mondiale come le Olimpiadi, facendo
dormire i volontari in canonica, su brandine o addirittura in sacco a pelo. È
questo il rispetto che riserviamo a chi rappresenta il cuore operativo della
Protezione civile?”.
Osservazioni che si basano anche sulla consapevolezza di quanto costino le
Olimpiadi. “Quando si parla di un evento internazionale sostenuto da ingenti
risorse economiche è doveroso garantire ai volontari condizioni dignitose e
adeguate, a partire dall’alloggio. Non si può pretendere professionalità,
disponibilità e sacrificio senza prevedere una concreta valorizzazione di chi
mette gratuitamente a disposizione il proprio tempo”. A Montanariello non è
piaciuta nemmeno la disposizione riguardante l’abbigliamento. “Siamo certi che
tutti i volontari ne siano già in possesso? Qualcuno ha verificato? O si sta
implicitamente chiedendo loro di sostenere ulteriori spese personali per
partecipare a un evento che non è un’emergenza, ma una manifestazione
programmata e di prestigio? Le Olimpiadi non devono essere l’ennesimo momento in
cui si chiede ai volontari di adattarsi senza garantire loro condizioni
adeguate”.
In attesa delle risposte della giunta regionale, si sprecano i commenti sui
siti, tra ironia e sarcasmo. I disincantati: “Da ex volontario di Protezione
civile di solito si dorme su brande da campo, sia quando è una esercitazione sia
in una emergenza”. “Dove li avrebbe fatti dormire Montanariello?”. I
risparmiosi: “Le Olimpiadi tornano così a costo zero”. I critici: “Ma chi ha
organizzato questa baracconata?”. “Mi sembra una cosa vergognosa… portarsi il
sacco a pelo da casa e dormire in una brandina, più in stanzoni tutti assieme
come gli animali… una cosa indecente”. I legalisti: “Svolgono un lavoro e quindi
devono essere remunerati, altrimenti diventa solo sfruttamento e lavoro in
nero”. I contestatori: “Con i milioni che girano attorno a questo evento
dovrebbero dormire nel sacco a pelo? Anca no”. Quelli dotati di senso pratico:
“Possono usare le casette a Fiames, tanto le atlete non ci vanno”. Gli
ottimisti: “Tranquilli… arriva Luca Zaia con il prosecco”.
L'articolo Costretti a dormire con il sacco a pelo dentro un’ex canonica: il
trattamento riservato ai volontari della Protezione Civile per le Olimpiadi
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cambia la giunta, non cambia la situazione degli universitari del Veneto. Ad
oggi, sono più di 4mila gli studenti idonei non beneficiari, cioè coloro che
hanno diritto a un contributo per sostenere la vita universitaria, ma vengono
respinti per mancanza di fondi dalla Regione Veneto: secondo i dati dell’Unione
degli Universitari (Udu) sono 1.057 a Venezia, 1.957 a Padova, più di 1.000 a
Verona solo per quest’anno accademico, cui si aggiungono i 2.743 lasciati senza
sussidio dal 2023/2024. Inoltre, secondo le previsioni, il finanziamento
previsto dal ministero con l’ultima rimodulazione del Pnrr, circa 10 milioni di
euro, non sarà sufficiente.
Il problema, in Veneto, è nato nel 2018 e si ripete ogni anno, con effetti
sempre peggiori. L’istruzione universitaria è competenza delle regioni, ma il
Veneto non versa abbastanza soldi per coprire tutte le richieste degli studenti
che hanno diritto a ricevere il sostegno economico che arriva al massimo a 7mila
euro all’anno per i fuorisede e che rispettano i requisiti di reddito e di
merito. Gli atenei hanno versato dei fondi propri per coprire la falla, ma
neanche questi bastano e così bisogna chiedere a Roma. Con l’ultimo
finanziamento del Pnrr, il ministero dell’Università e della ricerca ha
destinato 9,67 milioni di euro per le borse di studio in Veneto. Eppure, ancora
non basta: il sindacato studentesco prevede che solo a Padova servano 12 milioni
per tutti gli idonei. Tradotto, ci sono migliaia di richieste inevase. E
altrettante migliaia di studenti meritevoli senza un contributo.
“Non avevo mai sentito parlare della figura dell’idoneo non beneficiario prima
di arrivare in Veneto – racconta a ilfattoquotidiano.it Leonardo Tonutto, 27enne
friulano al secondo anno di laurea magistrale alla Ca’ Foscari di Venezia –
sapere che non ci sono tutti i soldi per pagare le borse non è piacevole. Io ho
diritto a settemila euro all’anno, seimila effettivi, escludendo la riduzione
delle tasse e la mensa gratuita: da fuorisede, quei soldi farebbero la
differenza”. Tanti giovani come lui devono trovare delle alternative. “Io sono
fortunato perché la mia famiglia può permettermi di condurre una vita
universitaria, ma se ricevessi quei seimila euro potrei pagare l’affitto di un
anno a Mestre e, in parte, l’abbonamento ai mezzi pubblici”. Lontani da casa,
costretti a rinunciare al meritato sussidio. “Alcuni colleghi hanno dovuto
aspettare un anno e mezzo per ricevere la borsa, altri hanno iniziato a lavorare
per coprire le spese. Non mi sembra tanto corretto”.
Il sindacato studentesco è sceso in piazza per chiedere chiarezza. In laguna: a
Ca’ Foscari sono 533 non beneficiari su 2.251 idonei (più di un quinto),
all’istituto Iuav sono state erogate solo 406 borse su 930 richieste idonee,
meno della metà. “Un dato allarmante – dice Angelica Morresi, coordinatrice
dell’Udu Venezia – denunciamo anche l’abbandono di 931 studenti che aspettano la
borsa di studio dal 2023/2024, tra incertezza e precarietà. Non accettiamo la
totale noncuranza della Regione”. Non va meglio a Verona: secondo l’Unione, sono
più di mille gli aventi diritto lasciati indietro nell’ultima graduatoria.
È ancora peggio a Padova, città che ospita un ateneo da oltre 800 anni: lì sono
1.957 gli idonei non beneficiari di quest’anno accademico, 719 dei quali sono
extracomunitari, il cui futuro è legato a un filo perché rischiano di dover
interrompere la carriera. “Una studentessa libanese ci spiega come la banca
affiliata all’ateneo non accetti bonifici dal Libano: così è impossibilitata ad
aprire un conto e non può neanche ricevere aiuti dai familiari”, fa sapere Marco
Nimis, coordinatore di Udu Padova. “Un’altra proveniente dall’India ci dice che
ha disponibilità fino a febbraio, ma se poi non verranno stanziati i fondi sarà
costretta a tornare a casa. Altri invece sono già tornati nei loro Paesi
d’origine perché non potevano sostenersi senza la borsa di studio”. Un messaggio
diretto al nuovo presidente. “Ci rivolgiamo ad Alberto Stefani: ci mobiliteremo
fino a quando la Regione non la smetterà con questa scelta politica di lasciare
indietro chi ha più bisogno”.
A marzo dovrebbe uscire una nuova graduatoria, intanto i ragazzi aspettano.
Compresi i 1.812 che a Padova attendono dal 2023/2024. “Sono numeri
inaccettabili – è il commento di Matteo Greggio Miola, che rappresenta l’Udu
nell’ente per il diritto allo studio a Padova – e dietro ai numeri ci sono
persone e famiglie che stanno vedendo negato un loro diritto costituzionale.
Riceviamo solo risposte vaghe, un continuo rimpallo tra enti e istituzioni”. È
chiaro l’attacco di Paola Bonomo, presidente del consiglio degli studenti
padovano. “La Regione non può continuare a sottrarsi alle proprie
responsabilità. Vogliamo avere sicurezze. Basteranno gli oltre nove milioni di
euro di fondi Pnrr? Chiediamo che tutti gli enti coinvolti si attivino per
sostenere gli idonei non beneficiari, che vivono una condizione insostenibile”.
L'articolo Il Veneto continua a non pagare le borse di studio agli universitari:
4mila idonei non ricevono il sussidio proviene da Il Fatto Quotidiano.
Carissime lettrici e lettori,
Come ricorderete, il 30 luglio 2024 avevo scritto una lettera al Presidente
della Regione Luca Zaia perché sensibilizzasse gli organizzatori di eventi in
Veneto a porre maggiore attenzione nei confronti delle persone con disabilità.
Non avendo ricevuto nessuna risposta, non mi sono arreso e il 18 dicembre 2025
ho scritto al nuovo Presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani,
chiedendogli per l’appunto di elaborare un testo per sensibilizzare gli
organizzatori di eventi sulla visibilità per le persone disabili.
Il 22 dicembre 2025 il Presidente della Regione Stefani mi ha risposto:
“Pregiatissimo Dottor Faccio,
grazie per la lettera che mi ha indirizzato e che ho letto attentamente
all’indomani della mia presentazione della Giunta al Consiglio regionale,
durante la quale ho messo al centro del programma di questa legislatura le
tematiche sociali legate a fragilità e disabilità. Con piacere, in questa
circostanza, ho considerato il suo scritto più che una segnalazione doverosa un
utile contributo all’azione che intendo portare avanti.
Siamo chiamati a lavorare perché ogni situazione di disagio possa contare sulla
soluzione più appropriata. Il Sociale è l’ambito dove si giocheranno le sfide
principali per il futuro dei Veneti; la nostra società è cambiata e dobbiamo
superare insieme le fragilità sociali, le solitudini, le difficoltà delle
famiglie, il disagio giovanile, le necessità assistenziali essenziali per la
vita di anziani e persone con disabilità.
Il problema che sottopone è prioritario in tema di inclusione e di superamento
delle barriere non solo materiali ma anche culturali. Una risposta possiamo
trovarla già nelle prossime Olimpiadi e Paralimpiadi Milano Cortina 2026. Per le
grandi manifestazioni collegate, si sta realizzando l’adeguamento di gran parte
dell’anfiteatro veronese alle necessità e alla mobilità delle persone con
disabilità. È il più importante progetto del genere in un sito storico così
antico, ancora aperto al pubblico.
L’impegno mio personale e di tutta l’amministrazione regionale verso questo
ambito è certo. Raccogliendo la sua richiesta, sulla base di quanto è di nostra
competenza, faremo tutto il possibile per sensibilizzare affinché
l’organizzazione di eventi di ogni genere tenga presente le esigenze di tutti,
favorendo in modo particolare la partecipazione dei cittadini con disabilità e
le loro necessità.
La ringrazio ancora per il contributo che ha inteso dare con la sua lettera e,
salutandola, le invio i più sentiti auguri per le imminenti Festività
natalizie.”
Qui potete leggere la lettera originale.
Ovviamente vigilerò insieme al Presidente perché la sensibilità verso i disabili
sia applicata realmente durante gli eventi. Il contributo di voi lettori è
preziosissimo perché le cose piano piano possono cambiare. Ho apprezzato molto
che il Presidente della Regione Veneto abbia messo al centro del suo programma
le tematiche sociali, giovanili e della disabilità.
Ringrazio il Presidente della Regione Veneto Alberto Stefani per avermi risposto
così tempestivamente.
Dott. Luca Faccio
Per segnalarmi le vostre storie scrivete a: raccontalatuastoria@lucafaccio.it
e redazioneweb@ilfattoquotidiano.it
L'articolo Concerti accessibili ai disabili, ho scritto al presidente del Veneto
Stefani e mi ha risposto proviene da Il Fatto Quotidiano.
La Miteni era a conoscenza dell’inquinamento da Pfas e, pur sapendolo, non lo ha
mai comunicato alle istituzioni. È uno dei passaggi centrali delle 2.062 pagine
di motivazioni della sentenza della Corte d’Assise di Vicenza che lo scorso 26
giugno ha inflitto 141 anni di carcere a 11 dei 15 manager dell’ex fabbrica
chimica di Trissino (Vicenza) e delle multinazionali Icig e Mitsubishi, per
l’inquinamento da composti perfluoroalchilici (i cosiddetti “inquinanti eterni”)
che ha toccato le provincie di Vicenza, Padova e Verona e 350mila cittadini. Lo
riferiscono Il Giornale di Vicenza e Il Corriere del Veneto. Per i giudici,
l’azienda sapeva di inquinare e lo ha fatto allo scopo di guadagnare senza
curarsi delle conseguenze ambientali e per la salute pubblica. Il processo era
durato quattro anni. Le motivazioni, depositate ieri, sono a disposizione degli
avvocati della difesa che dovranno decidere se ricorrere in Corte d’Appello.
Il caso era scoppiato nel 2013, quando la Regione Veneto venne informata dal
ministero dell’Ambiente della presenza di Pfas in concentrazioni “preoccupanti”
nelle acque potabili di alcuni Comuni: il caso ha dato il via alla battaglia dei
movimenti ambientalisti, in particolare del movimento delle “Mamme No Pfas“. La
Corte aveva stabilito risarcimenti per oltre trecento parti civili fra privati
ed enti pubblici: al ministero dell’Ambiente sono stati riconosciuti 58 milioni
di euro, alla Regione Veneto 6,5 milioni, all’agenzia per l’ambiente Arpav
800mila euro. Ristorati Comuni, società idriche e Provincia di Vicenza. Per le
persone fisiche, invece, i risarcimenti vanno dai 15 ai 20mila euro.
L'articolo “La Miteni sapeva di inquinare, ma non ha denunciato i Pfas”: le
motivazioni della condanna dei manager proviene da Il Fatto Quotidiano.
La velocità con cui Alberto Stefani, nuovo governatore leghista del Veneto, ha
varato la prima giunta del dopo-Zaia non è sufficiente a dissipare nuvole e
criticità di un parto politico-amministrativo pur accompagnato da larghi sorrisi
al momento dell’annuncio, dato in conferenza stampa a Venezia. Il numero degli
incarichi aumenta, la Lega pareggia il conto delle poltrone grazie ad un paio di
“deleghe” specifiche, mentre i Fratelli d’Italia dimostrano di non essere
riusciti a proporre una candidatura di valore per la Sanità, posto che era loro
destinato dagli accordi preelettorali. In termini interni alla Lega si può dire
che il ministro Matteo Salvini piazza un proprio uomo di peso come il
sottosegretario Massimo Bitonci, ma Luca Zaia si consola tenendo in giunta la
sua ex vicepresidente. Quasi un pareggio.
GLI INCARICHI AUMENTANO DEL 50%
Nella giunta precedente gli assessori erano 8, adesso le poltrone sono diventate
12, 4 in più se si considera che ai 10 nuovi titolari si aggiungono due
consiglieri con delega speciale. Con qualche anomalia, perché Elisa De Berti
avendo già fatto due mandati non poteva diventare nuovamente assessore, ma per
lei si aprirà la prospettiva della nuova carica di sottosegretario. Gino Gerosa,
professore di cardiochirurgia dell’ospedale di Padova e cardiochirurgo di fama
internazionale, è il nome più prestigioso, anche se non è un politico, e si
occuperà di Sanità, un pacchetto che in bilancio vale quasi 11 miliardi di euro.
I LEGHISTI
La squadra della Lega (che a novembre ha ottenuto il 36,28 per cento dei voti)
avrà cinque nomi: il sottosegretario al ministero delle Imprese e del Made in
Italy Massimo Bitonci, ex sindaco di Padova, per Imprese, commercio, innovazione
e sburocratizzazione; la sindaca di Ponte di Piave, Paola Roma, per Sociale,
abitare e sport; l’ex sindaco di Orgiano, Marco Zecchinato, per Rapporti
internazionali, urbanistica e identità veneta. Vanno poi aggiunte De Berti che
mantiene – da consigliere delegato – le Infrastrutture, con l’aggiunta
dell’attuazione del programma di governo che le garantirà una presenza pressoché
costante in giunta. Ultima scelta è quella dell’insegnante vicentina Morena
Martini, per la promozione della partecipazione giovanile alla politica.
LA SQUADRA DI FDI
Sul fronte di Fratelli d’Italia (che alle elezioni hanno dimezzato i consensi
con il 18,69 per cento) troviamo, da vicepresidente, l’ex capogruppo Luca
Pavanetto (che avrà anche Turismo e Lavoro), mentre l’ex assessore Valeria
Mantovan si occuperà di Istruzione, formazione e cultura. Gli altri tre sono:
Dario Bond per Agricoltura, Politiche venatorie e aree montane, Filippo Giacinti
per il Bilancio e Diego Ruzza per Trasporti e mobilità. Chiude l’elenco Elisa
Venturini (Ambiente e protezione civile) che segna il ritorno in giunta di Forza
Italia.
LA SANITÀ TRA PUBBLICO E PRIVATO
La scelta del professor Gerosa alla sanità ha risolto molti dei problemi della
maggioranza. Fratelli d’Italia non è riuscita a produrre un nome di valore e
quindi si è vista sfilare l’assessorato di maggior peso a favore di un tecnico.
“È una scelta di altissima qualità” ha detto Stefani. Eppure si tratterà di
verificare se un’eccellenza chirurgica saprà far funzionare la macchina
amministrativa della sanità pubblica. “A mio giudizio si tratta di un
parafulmine per il potere politico, con una sanità sempre più sbilanciata verso
il privato: potranno sempre dire che le scelte saranno di natura tecnica”
commenta il neo consigliere Carlo Cunegato di Alleanza Verdi Sinistra. Il nome
di Gerosa ha coperto il vuoto propositivo dei Fratelli d’Italia, che avevano
ottenuto il boccone più ghiotto, forti della supremazia elettorale alle Europee
2024, anche se poi sono stati ribaltati dalla Lega. La Sanità è così stata
sfilata dall’elenco degli assessori meloniani, che sono tuttavia rimasti cinque.
La continuità con il passato zaiano potrebbe essere garantita per la Lega dalla
presidenza della Commissione salute, nel caso fosse affidata all’ex assessore
Manuela Lanzarin.
SALVINI PIAZZA BITONCI
La scelta di Gerosa ha comportato la riduzione per i leghisti a soli tre
assessorati, che si sono rifatti con le due consigliere delegate, mantenendo il
controllo delle Infrastrutture. La lettura politica mostra come Stefani, già
plenipotenziario di Matteo Salvini in Veneto, accentui il controllo del
segretario federale sulla Regione. La scelta di Bitonci, che lascia il governo
nazionale, è un evidente contrappeso allo strapotere elettorale di Zaia, che ha
ottenuto 200 mila preferenze, un modo per girare pagina rispetto ai tre mandati
dell’ex governatore. Quest’ultimo verrà probabilmente eletto presidente del
Consiglio regionale la prossima settimana, anche se poi potrebbe optare per
finire in Parlamento al posto di Stefani o di Bitonci quando si terranno le
elezioni suppletive.
SOCIALE E AUTOSTRADE
Presentando la giunta, Stefani ha sottolineato di aver puntato sulla “qualità”
degli assessori e sulla loro competenza amministrativo. Ha annunciato di voler
puntare sugli interventi sociali e a favore della popolazione anziana, il che
spalanca prospettive inedite in materia di case di riposo e di assistenza alla
popolazione sempre più vecchia. Ha però anche fatto capire come le
infrastrutture subiranno un’accelerazione. Ad esempio il controverso progetto di
far proseguire verso Trento l’autostrada Valdastico è stato indicato come uno
dei punti del programma. “Ho già incontrato il presidente del trentino Maurizio
Fugatti e a gennaio andremo al Ministero delle infrastrutture a discutere della
Valdastico e di una holding autostradale a Nordest”. Affari e cantieri, come nel
caso delle Olimpiadi Milano Cortina 2026, l’eredità di Zaia che non è stata
nemmeno citata.
L'articolo Veneto, Stefani presenta la sua giunta: alla Sanità il cardiochirurgo
Gerosa. E da Roma arriva il sottosegretario Bitonci proviene da Il Fatto
Quotidiano.
VENEZIA – Giovane, il volto di una persona perbene, nessuna polemica sopra le
righe e un curriculum politico cominciato da amministratore locale, poi
proseguito con l’elezione alla Camera. Con una percentuale superiore al 60 per
cento dei voti, il padovano Alberto Stefani, moderato ed equilibrato enfant
prodige della Lega in Veneto, ha ottenuto la successione alla poltrona di Doge
che per tre lustri è appartenuta a Luca Zaia. In qualche modo un successo
annunciato, in una regione da sempre a vocazione di centrodestra, in ogni caso
costruito con accortezza e utilizzando al massimo il traino del governatore
uscente. Eppure c’era qualche spunto perché Zaia e Stefani non andassero
d’accordo. Innanzitutto il fatto che il trentatreenne nato a Camposampiero,
diventato deputato nel 2018 ad appena 25 anni, poi anche sindaco di Borgoricco
nel 2018, avesse compiuto la sua ascesa politica all’interno della Lega
appoggiandosi a Matteo Salvini.
È stato il segretario federale ad individuarlo come suo plenipotenziario in
Veneto, chiedendogli di tenere testa allo strapotere di Zaia. La polarizzazione
non si è trasformata in scontro interno per tanti motivi. Innanzitutto perché
Stefani ha capito che non avrebbe potuto esistere senza trovare il modo di
andare d’accordo con il governatore. Ma anche perché Zaia non ha mai accelerato
per cercare di strappare la leadership nazionale di Salvini, accontentandosi (si
fa per dire) di un ruolo di potere quasi assoluto all’interno dei confini del
Veneto. Anzi, quando nel 2023 si sono svolte le votazioni per il nuovo
segretario regionale della Liga Veneto-Lega Nord, Zaia ha capito come sarebbe
andata a finire e non ha fatto la guerra al commissario di Salvini che aveva
retto il partito nei tre anni precedenti. Qualche leghista nostalgico di una
Lega radicata nel territorio e contraria alle aperure del segretario federale
per farne un soggetto politico a dimensione nazionale, avrebbe voluto coltivare
una candidatura alternativa alla segreteria rispetto a quella di Stefani.
Uno di questi era l’assessore Roberto Marcato, padovano, che ha in più occasioni
contestato la linea salviniana. Nel momento cruciale Zaia non si è schierato
contro Salvini, anzi durante il congresso regionale ha dato il via libera a
Stefani. Quest’ultimo da allora in poi ha condotto i giochi puntando a una
ripresa del partito, sceso nel frattempo ai minimi storici e a consolidare
l’accordo con Zaia. Lo ha appoggiato quando il governatore chiedeva il quarto
mandato e anche quando voleva presentare una lista alternativa a Fratelli
d’Italia, se il partito di Giorgia Meloni avesse insistito a pretendere un
proprio candidato alla presidenza del Veneto. E’ così nata l’idea di candidare
Zaia a capolista in tutte le province venete, per risollevare il peso
elettorale, in una battaglia senza esclusione di colpi con Fratelli d’Italia.
Stefani è un personaggio in buona parte da scoprire fuori dal Veneto. Ha
frequentato il liceo scientifico di Camposampiero diplomandosi nel 2011. E’ poi
diventato coordinatore provinciale di Padova del movimento giovanile della Lega.
Nel 2014 è stato eletto consigliere comunale a Borgoricco. Nel 2017 si è
laureato in giurisprudenza all’università di Padova, discutendo una tesi in
diritto canonico e storia del diritto, materie che ha coltivato da ricercatore.
La sua consacrazione politica è arrivata con l’elezione per la seconda volta
alla Camera, nel 2022, nel collegio uninominale di Rovigo. Nel 2024 ha tirato la
volata alle ambizioni di Zaia, presentando un disegno di legge come primo
firmatario per modificare la legge del 2004 che limitava a soli due mandati la
presidenza di regione, al fine di aumentarne il numero a tre. È stato il primo
firmatario di una proposta di legge per abrogare la legge Delrio, con la
richiesta di ripristinare le Province quali enti di primo livello
amministrativo. Per trainare la riforma autonomista dello stato voluta da Zaia è
stato nominato dai presidenti di Camera e Senato alla presidenza della
Commissione Bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale. Intanto ha
tenuto saldi i legami con Salvini che nel 2024 lo ha nominato vicesegretario.
Consolidatosi a via Bellerio e in Veneto, Stefani ha condotto una campagna
elettorale dall’esito scontato, che pure non ha improntato a temi strettamente
identitari, ma aperto alla dimensione sociale e ai diritti.
L'articolo Veneto: il traino di Zaia fa vincere Stefani, enfant prodige della
Lega scelto da Salvini per tenere testa all’ex governatore proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Calo dell’affluenza diffuso in tutte le tre Regioni chiamate ad eleggere i nuovi
presidenti e i consiglieri regionali. Alle 12 in Campania si è recato alle urne
l’8,25% degli aventi diritto, -3,07% rispetto al 2020 quando alla stessa ora
aveva votato l’11,32%. In Puglia i dati dell’affluenza alle 12 si fermano
all’8,53%, percentuale in calo di 3,5 punti rispetto al 12,04% di cinque anni
fa. Leggermente superiore il dato del Veneto. Alle 12 ha votato il 10,10% degli
aventi diritto, segnando però un calo dell’affluenza superiore rispetto alle
altre due Regioni: -4,64%, nel 2020 infatti alle 12 si era già recato alle urne
il 14,74%.
SI VOTA ANCHE LUNEDÌ FINO ALLE 15
Le urne sono aperte fino alle 23 di oggi. Si vota anche domani dalle ore 7 alle
15, poi via allo spoglio. Si conosceranno così i nomi dei tre nuovi governatori
di Veneto, Campania e Puglia. L’unico dato certo è che si chiude l’era di Luca
Zaia, Vincenzo De Luca e Michele Emiliano alla guida delle rispettive Regioni.
Se il Veneto arriva da 15 anni a guida centrodestra con Zaia, il centrosinistra
punta alla riconferma nelle due elezioni regionali in programma al Sud.
Quest’anno, nel duello a distanza tra le coalizioni, si parte dal 2-1 per la
maggioranza di governo, vincente in Calabria e nelle Marche con gli uscenti
Roberto Occhiuto (Fi) e Francesco Acquaroli (Fdi). Mentre il campo progressista
è tornato al successo in Toscana con la riconferma del dem Eugenio Giani.
VENETO
In Veneto Alberto Stefani, 33enne vicesegretario e deputato della Lega, punta a
essere il successore di Zaia a Palazzo Balbi e il governatore più giovane
d’Italia. Il “Doge”, presidente uscente, che nel 2020 era stato riconfermato con
il 77% delle preferenze, sarà capolista della Lega in tutte le Province venete,
per provare a dare la spinta al Carroccio nel derby tutto interno alla destra
con i meloniani di Fratelli d’Italia. Sono sette le liste che sostengono il
campo progressista guidato da Giovanni Manildo, ex sindaco Pd di Treviso. Gli
altri tre candidati sono Marco Rizzo (Democrazia Sovrana Popolare), Fabio Bui
per la lista “Popolari per il Veneto” e Riccardo Szumski per “Resistere Veneto”.
CAMPANIA
In Campania si vota, invece, per il post Vincenzo De Luca, per dieci anni alla
guida della Regione. Il centrosinistra sostiene Roberto Fico, ex presidente
della Camera del M5s. Per il centrodestra, invece, è in corsa Edmondo Cirielli,
viceministro degli Esteri e deputato di Fratelli d’Italia. Alla poltrona più
alta di Palazzo Santa Lucia ambiscono anche Stefano Bandecchi, sindaco di Terni,
con ‘Dimensione Bandecchi”, Giuliano Granato, portavoce di Potere al Popolo,
Carlo Arnese per “Forza del Popolo” e Nicola Campanile, candidato della lista
“Per – per le persone e la comunità”.
PUGLIA
La terza sfida alle urne è in Puglia, dove Antonio Decaro, europarlamentare del
Pd ed ex sindaco di Bari, guida la coalizione del centrosinistra e punta a
subentrare al governatore uscente dem Michele Emiliano (presidente della Regione
dal giugno del 2015). Per il centrodestra, invece, il nome scelto è quello
dell’imprenditore barese, Luigi Lobuono, civico di Forza Italia ed ex presidente
della Fiera del Levante. In corsa ci sono anche altre due candidati: Ada Donno
con “Puglia Pacifista e Popolare” e Sabino Mangano, ex consigliere comunale M5s
di Bari, con la lista “Alleanza Civica per la Puglia”.
LE COMUNALI
Contemporaneamente alle Regionali si tiene anche il turno elettorale
straordinario nei comuni sciolti: Monteforte Irpino (Avellino), Caivano
(Napoli), Acquaro e Capistrano (Vibo Valentia).
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votato l’ 8,25%, in Puglia l’8,53% e il 10,10% in Veneto proviene da Il Fatto
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