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“A vivere peggio le scene di sesso nei film sono gli attori, perché hanno paura che possa avvenire qualcosa, li vedi che sono in sbattimento”: così Miriam Leone
“Con Stefano è bello perché ogni volta che succede ci lanciamo una piccola sfida, dove sappiamo che ci sorprenderemo l’un l’altra e porteremo in scena qualcosa che ci sorprenderà. Infatti alla fine di ogni scena piangiamo, ci abbracciamo, ci tiriamo pugnetti, ci diciamo ‘ma questa dove l’hai tirata fuori?'”: Stefano è Stefano Accorsi e chi parla è Miriam Leone che è stata ospite di Gianluca Gazzoli al BSMT. Una lunga chiacchierata, come sempre accade al podcast del volto Rai, durante la quale Leone ha parlato di molte cose, non ultimo il film Le Cose non Dette, di Gabriele Muccino, nel quale è tornata appunto a recitare con Accorsi. E a proposito del legame tra i due attori, Miriam Leone ha raccontato che, all’inizio della sua carriera, non avrebbe pensato di poter fare le scene più erotiche: “A volte (nel copione, ndr) c’è scritto ‘tra i due c’è un lungo sguardo’ e già sul lungo sguardo sudi, ‘un bacio appassionato e fanno l’amore’, che vuol dire tutto e il contrario di tutto”. E su una scena intima è scattato un vero litigio con Accorsi: “Mi ricordo che abbiamo fatto un serio litigio, perché sono delle scene delicate, ma anche delle scene cretinissime, perché immaginati due in una stanza con tutte le persone che mi mimano l’atto sessuale, la cosa meno erotica del mondo. Avevamo accordato che se avessimo fatto una cosa in scena, poi avremmo tolto una scena di sesso e io ho detto ‘va bene dai, trattavamo no?’ e lui dice che in realtà questo accordo non me l’aveva mai proposto, ma siamo amici lo stesso”. Secondo lei, però, a vivere peggio le scene di sesso nei film sono gli attori: “Perché hanno paura che possa avvenire qualcosa, ma non perché provino… Ma spesso vedi che loro sono in assoluto sbattimento, quello diventerebbe un momento molto imbarazzante”. L’attrice ha poi parlato della sua storia d’amore con Paolo Carullo: “Io e lui eravamo come in Notting Hill. Lui sapeva del mio lavoro, ma non poteva dirlo a nessuno… Non volevo il gossip e non volevo finire sui giornali con una persona che non conoscevo ancora bene”. Leone ha raccontato anche di quando, a 24 anni, le proposero di condurre Domenica In: “Hi detto no. Volevo fare cinema. Io sono nata per questo”. L'articolo “A vivere peggio le scene di sesso nei film sono gli attori, perché hanno paura che possa avvenire qualcosa, li vedi che sono in sbattimento”: così Miriam Leone proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Gabriele Muccino
“Crisi di mezza età? Mi sono sempre tenuto in forma, ma per Muccino si è trattato di trasformarmi. Non sono un ‘perennial'”: così Stefano Accorsi
Già durante le riprese del film di Gabriele Muccino “Le cose non dette”, le foto paparazzate di Stefano Accorsi avevano suscitato sorpresa. L’attore 54enne, infatti, ha mostrato il corpo scolpito dai muscoli. Inizialmente per esigenze di scena, ma poi Accorsi ha voluto continuare gli allenamenti, assieme al suo amico e personal. Ma come è nato tutto? “Gabriele Muccino mi disse che il mio personaggio aveva sviluppato un’ossessione per la palestra. – ha dichiarato l’attore a Tv Sorrisi e Canzoni – Io mi sono sempre tenuto in forma, ma qui si è trattato di trasformarmi”. Da qui il lungo percorso: “Ho iniziato dal regime alimentare, per assicurarmi che questa trasformazione fosse gestita in modo intelligente per la mia salute. E poi ho intensificato l’allenamento con il personal trainer Antonio Saccinto, col quale mi alleno da dieci anni ed è un amico”. Il risultato? Dieci kg persi ed aumento del tono muscolare. “Da quella foto, dove spiegavo anche il lavoro intenso che avevo compiuto per il film di Gabriele, – ha continuato Accorsi – è partita un’altra tangente che mi ha stupito. C’è chi mi ha definito un ‘perennial’, cioè una di quelle persone che smentiscono gli stereotipi sull’età grazie a uno stile di vita attivo e un atteggiamento intraprendente”. Infine: “Ho intrapreso questo cambiamento perché era funzionale al ruolo che Gabriele aveva pensato per me. Poi certo, mi piace stare attento all’alimentazione, mantenermi in forma e sono una persona curiosa, ma non mi sono mai sentito un perennial”. SINOSSI “LE COSE NON DETTE” Carlo ed Elisa, coppia affermata e brillante, vivono a Roma tra successi, abitudini e un amore che, forse, non è più quello di una volta. Lui è un professore universitario e scrittore in crisi creativa, lei una giornalista brillante e stimata anche all’estero. In cerca di nuovi stimoli, partono per il Marocco insieme ai loro amici di sempre, Anna e Paolo, e alla loro figlia adolescente, Vittoria. Tra dinamiche irrisolte, segreti e sguardi che confondono i confini e mettono in discussione certezze acquisite, il gruppo si trova a fare i conti con ciò che nessuno avrebbe mai voluto affrontare. E poi arriva Blu, giovane studentessa di filosofia di Carlo, misteriosa presenza che accende interrogativi e tensioni. In un paesaggio lontano, caldo e immobile, i rapporti si tendono, si rivelano, si trasformano. Perché a volte basta una crepa minuscola per far crollare tutto ciò che sembrava stabile. E perché forse non conosciamo mai davvero chi ci sta accanto. L'articolo “Crisi di mezza età? Mi sono sempre tenuto in forma, ma per Muccino si è trattato di trasformarmi. Non sono un ‘perennial'”: così Stefano Accorsi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Stefano Accorsi
Le cose non dette – Il Muccino touch con i nuovi tradimenti, le crisi, le urla e le perenni corse a perdifiato dei suoi personaggi
Quando Simone de Beauvoir incontra Franco Califano e le corna deflagrano tra le costine dei romanzi Adelphi e il catalogo Alpitour, Le cose non dette (dal 29 gennaio in sala) è la nuova fatica, proprio fisica e corporea, che consacra il Muccino touch dopo vent’anni di onorato servizio di esagitazione formale. Il movimento di macchina a precedere la corsa, con urla e strepiti nello scapicollarsi a perdifiato di tutti i personaggi muccianiani (uomo o donna, vecchio o giovane, poco importa), tocca il suo apice tra i dedali marocchini tutti simili di Tangeri, dove è ambientato sostanzialmente l’intero film. Più de L’ultimo bacio, più di Ricordati di me, più di A casa tutti bene, l’ideologia stilistica dell’esagitazione trova il suo habitat privilegiato in un frenetico discorso di doppia coppia, più figlia e amante (al pepe, si diceva nelle commedie sexy anni Ottanta) che cercano di ritrovare il bandolo della matassa esistenziale in un momento di crisi sentimentale e affettiva. Il cinquantenne Carlo (Stefano Accorsi, stranamente ricciolino e modello Lou Ferrigno) è un ordinario di filosofia alla Sapienza che sembra in crisi creativa (scrive anche romanzi), ma non fa altro che coprire alla moglie Elisa (Miriam Leone, giornalista di grido a Vanity Fair, anch’essa senza più bussola professionale) la tresca con Blu (Beatrice Savignani), una sua assatanata studentessa che fa anche la cameriera in un ristorante dove spesso lui ed Elisa vanno a cena assieme alla coppia di amici Paolo (Claudio Santamaria, bonario e fesso amicone di Carlo) e Anna (una ferocissima Carolina Crescentini), anch’essi ai ferri corti con Paolo che ha un debole silente per Elisa. E se Carlo ed Elisa sembrano essere in crisi perché non riescono ad avere figli, Paolo e Anna hanno una figliola, la tredicenne Vittoria (Margherita Pantaleo), che sembra uscita da un film horror. Oppressa dall’isterica asfissia materna, apparentemente taciturna, in realtà Vittoria si rivela come posseduta da tutti gli estremi psicofisici della pubertà che sfocia in adolescenza: prova la prima masturbazione, adora in modo maniacale Paolo, sa mentire e trasformarsi oltre le formalità tra giovani e adulti. L’occasione per far scontrare coppie in frantumi e spigoli caratteriali è la gita per tutti e cinque a Tangeri, in Marocco: meta classica per scrittori in cerca di nuova ispirazione, ma anche ultimo possibile scenario in cui piomba Blu per prendersi definitivamente il suo Paolo. Tutto in Muccino ribolle: il sesso, la rabbia, lo strazio, le balle, il tradimento. E tutto ribolle dentro a queste autentiche performance di atletica leggera dove Paolo insegue Blu, Anna insegue Vittoria, Carlo insegue Paolo, Elisa insegue Carlo, ecc… davanti allo sguardo involontariamente comico di una attonita concierge dell’hotel. La struttura narrativa tesa verso uno slabbrato climax si arricchisce di stralci di passato soprattutto tra Paolo e Blu, prevede visivamente e inizialmente (poi si perde) una palpitazione cardiaca (proprio la si sente) su sfondo improvviso da frame nero, e si impreziosisce di citazioni del prof Accorsi (“Oggi s’impara, domani si vince”, ma anche “le idee sono come storie d’amore, arrivano quando meno te lo aspetti”) qui su sfondo Roma Capoccia del romanesco Santamaria. Le cose non dette, come ogni film di Muccino che si rispetti, è un film ostinatamente e caoticamente corale, ma spesso e volentieri qualche caratterizzazione sfugge di mano e qualche scena stecca proprio di brutto: la Crescentini in perenne overacting; Accorsi con la sovraesposizione della sua celebre smorfia ansiogena con labbro mezzo sollevato che si trasforma continuamente nell’espressione “ma cos’è sto fetore?”; la sostanziale impalpabile presenza della Leone. Anche se, più di tutto e di tutti, è il mosaico ricostruttivo dei punti di vista alla Rashomon, rispetto a un delitto e davanti alla commissaria di turno, che invece di cucire carsicamente la trama ne disfa banalmente l’ordito. Tratto dal romanzo sofisticato e upper class Siracusa (Fazi editore) scritto da Delia Ephron, sorella di Nora (sceneggiatrice di C’è posta per te) e con Muccino qui allo script, Le cose non dette chiude il pacchetto contemporaneità forzata con il brano omonimo appositamente scritto e gorgheggiato da Mahmood, scambiato per un discutibilissimo atto di ribellione. L'articolo Le cose non dette – Il Muccino touch con i nuovi tradimenti, le crisi, le urla e le perenni corse a perdifiato dei suoi personaggi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Gabriele Muccino
“Da bimba tagliavo il grembiule in piccole strisce e poi le gettavo nei bagni della scuola allagandoli. Bevevo acqua gassata per vederla uscire a fiotti dal naso”: così Miriam Leone
Miriam Leone è tra i protagonisti di “Le cose non dette“, il nuovo film diretto da Gabriele Muccino con Stefano Accorsi, Carolina Crescentini e Claudio Santamaria, nelle sale dal 29 gennaio. “È una storia in cui il matrimonio è abitato dall’inganno e le bugie si mettono tra i corpi, – ha spiegato Leone a D di La Repubblica – diventano il terzo incomodo, dilatano l’incomunicabilità, fanno crollare tutto. Le relazioni umane sono fragilissime e ognuno di noi è un conflitto vivente”. “Perché mentiamo in coppia? Forse perché prima ancora di ascoltare vogliamo già punire e sapendolo ci proteggiamo con le invenzioni, – ha continuato l’attrice – o forse perché abbiamo idealizzato l’amore, restare soli ci fa paura e guardarlo in faccia per quel che è davvero ci spaventa. Uno spreco di energie. Dove stiamo veramente bene non abbiamo bisogno di mentire. L’onestà è un valore. Una liberazione. A volte una prova spietata alla quale siamo chiamati soprattutto con noi stessi. Io faccio l’attrice, metto le maschere, interpreto chi non sono, ma se devo mentire mi trovo a disagio”. Poi spazio agli aspetti più privati: “Sono cresciuta in una famiglia felice, in cui mio padre e mia madre, divisi da qualche anno d’età e complici in un’avventura osteggiata dai più, decisero di amarsi al di là delle convenienze, delle economie incerte e della precarietà”. “Da bambina ero una che rifiutava le divise, nei pomeriggi casalinghi riduceva il grembiule in piccole strisce e poi lo gettava nei bagni della scuola allagandoli, – ha ricordato – una che beveva l’acqua gassata solo per ridere e vederla uscire a fiotti dal naso, una che camminava a piedi scalzi sugli scogli bollenti, che giocava al sole per ore e poi si tuffava dai faraglioni di Aci Trezza senza alcuna percezione del pericolo”. SINOSSI DI “LE COSE NON DETTE” Carlo ed Elisa, coppia affermata e brillante, vivono a Roma tra successi, abitudini e un amore che, forse, non è più quello di una volta. Lui è un professore universitario e scrittore in crisi creativa, lei una giornalista brillante e stimata anche all’estero. In cerca di nuovi stimoli, partono per il Marocco insieme ai loro amici di sempre, Anna e Paolo, e alla loro figlia adolescente, Vittoria. Tra dinamiche irrisolte, segreti e sguardi che confondono i confini e mettono in discussione certezze acquisite, il gruppo si trova a fare i conti con ciò che nessuno avrebbe mai voluto affrontare. E poi arriva Blu, giovane studentessa di filosofia di Carlo, misteriosa presenza che accende interrogativi e tensioni. In un paesaggio lontano, caldo e immobile, i rapporti si tendono, si rivelano, si trasformano. Perché a volte basta una crepa minuscola per far crollare tutto ciò che sembrava stabile. E perché forse non conosciamo mai davvero chi ci sta accanto. L'articolo “Da bimba tagliavo il grembiule in piccole strisce e poi le gettavo nei bagni della scuola allagandoli. Bevevo acqua gassata per vederla uscire a fiotti dal naso”: così Miriam Leone proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Gabriele Muccino la prima volta mi ha sventrato. È stato uno shock. Io mi sono spaventato… Da regista deve togliere tutti gli orpelli”: lo rivela Stefano Accorsi
“La prima volta che ho incontrato Muccino? Mi ha sventrato”. Non usa giri di parole Stefano Accorsi che è tornato a lavorare proprio con Gabriele Muccino, in “Le cose non dette”, nelle sale dal 29 gennaio, in cui veste i panni dello scrittore e professore universitario di 50 anni Carlo, che tradisce la moglie (Miriam Leone) con una ragazza e innesca una crisi di coppia irreparabile. Ma cosa è accaduto all’attore che ricorda ancora in maniera così nitida il primo incontro “choc” con il famoso regista? “Eravamo io, Claudio Santamaria, Giorgio Pasotti, Pierfrancesco Favino e Marco Cocci. Dovevamo provare una scena in macchina. Abbiamo detto le nostre battute e lui ci ha fermati dopo poco: no, ragazzi, così fa davvero schifo, non avete capito niente, non ci siamo”. “È stato uno shock. Io mi sono spaventato… – ha continuato nell’intervista a Vanity Fair – Ma quella era una dichiarazione d’intenti: Gabriele deve togliere tutti gli orpelli, arrivare alla verità delle cose, pulire tutto dagli intellettualismi e dal mestiere. È un regista che sul set ti sta vicino e che ti dice che le emozioni devono partire dalla pancia, e ti tocca la pancia per fartelo capire. E credo sia questa sua ricerca dell’autenticità una delle cose più apprezzate dal pubblico”. Accorsi ha poi raccontato del suo personaggio Carlo: “Ne ho conosciuti molti di uomini così, persone che magari non sono riuscite ad avere figli e a cinquant’anni cominciano a correre, poi fanno la maratona, poi l’Iron Man, poi l’Ultra Man… Carlo, oltre a fissarsi con lo sport, inizia una relazione con una ragazza più giovane, che gli risveglia il brivido”. Sono diventate virali le foto del fisico asciutto e atletico dell’attore sul set della pellicola: “In realtà mi sono sempre allenato, ma ora è un piacere quotidiano, ogni mattina con il mio personal trainer Antonio Saccinto, che è un mio amico, facciamo il nostro coffee time e ci mettiamo al lavoro. Per il film serviva un fisico appariscente e ho agito di più sull’alimentazione”. Ma poi si torna sempre alla famiglia: “Sono felice quando torno a casa da mia moglie e dai miei figli, e lo faccio sempre anche quando sono impegnato nei tour teatrali. Voglio stare con i miei figli, portarli a scuola, andare a fare la spesa, prendere il tram. Poi ovviamente sogno”. L'articolo “Gabriele Muccino la prima volta mi ha sventrato. È stato uno shock. Io mi sono spaventato… Da regista deve togliere tutti gli orpelli”: lo rivela Stefano Accorsi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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