di Enza Plotino
Anche un bambino (con un sistema di ragionamento elementare) comprenderebbe che
il prezzo dell’elettricità legato al costo del gas, a causa del meccanismo di
determinazione del prezzo nel mercato all’ingrosso, vuol dire che, anche quando
l’elettricità viene prodotta da fonti rinnovabili o altre tecnologie a basso
costo, il prezzo finale dell’energia è influenzato dalle fluttuazioni del gas
naturale. Quindi noi tutti paghiamo bollette stratosferiche per via di questa
semplice, assurda incongruenza.
Cosa dovrebbe fare qualsiasi governo responsabile e che vuole risollevare le
sorti dei cittadini tartassati e impoveriti? Separare il prezzo dell’elettricità
da quello del gas per rendere il prezzo dell’energia più indipendente rispetto
alle oscillazioni del gas, favorendo quindi una maggiore stabilità e un minor
impatto per i consumatori finali. Chiaro? Quanto è semplice?
Avremmo enormi vantaggi. I cittadini potrebbero beneficiare di tariffe più
basse, più stabili e meno esposte agli aumenti del gas, con una maggiore
convenienza per chi sceglie energia da fonti rinnovabili e anche le imprese
gioverebbero di una riduzione dei costi dell’energia per settori con alti
consumi elettrici, come industria e commercio, ma anche di una maggiore
prevedibilità nella pianificazione dei costi energetici.
Il mix energetico determina infatti un prezzo finale in bolletta che è
influenzato dal costo del gas, poiché il prezzo dell’elettricità viene
determinato da un meccanismo nel quale l’ultima fonte di energia necessaria a
coprire la domanda (solitamente il gas) fissa il prezzo di mercato. Con la
separazione tra elettricità e gas, l’elettricità prodotta da rinnovabili o altre
fonti meno costose potrebbe riflettere il proprio prezzo reale, senza essere
legata ai picchi del gas.
Inoltre, si potrebbero avere tariffe più stabili nel tempo, con una riduzione
dell’impatto delle crisi energetiche sulle bollette. Potremmo finalmente vedere
una riduzione dei costi energetici, soprattutto in periodi di forte instabilità
del prezzo del gas.
Lo ha capito il governo Meloni? Lo ha capito il suo ministro dell’Ambiente che
un giorno sì e l’altro pure discetta sul nucleare pulito? Hanno capito che i
prezzi del gas sono grandemente influenzati da movimenti di operatori finanziari
che speculano sulle tensioni internazionali sulle materie prime ed energia e che
questo incide significativamente anche sul mercato elettrico?
Assolutamente no. Perché pochi giorni fa il nostro ineffabile governo ha varato
(dopo l’inverno che è tradizionalmente la stagione in cui aumenta la domanda di
energia) il cosiddetto decreto bollette: per le famiglie un bonus una tantum di
un centinaio di euro (famiglie che pagano l’elettricità a costi che sono il 100%
più alti rispetto alle industrie energivore) mentre per i produttori di energia
termoelettrica a gas il decreto introduce un meccanismo di rimborso dei
corrispettivi della tariffa di trasporto del gas e, in aggiunta, il rimborso di
una quota riconducibile agli oneri Ets sostenuti per la produzione di energia
elettrica.
Rimborsare il contributo Ets (Emissions Trading System) oggi è una bestemmia,
poiché crea un incentivo a favore di una fonte fossile proprio mentre il sistema
energetico europeo è impegnato in un percorso di progressiva decarbonizzazione.
Il sistema Ets è stato istituito per assorbire il costo ambientale delle
emissioni di CO₂ e fornire un segnale economico chiaro e progressivo contro
l’uso delle fonti fossili. Neutralizzarne l’effetto contraddice la logica dello
strumento europeo e potrebbe costituire un precedente pericoloso sotto il
profilo della coerenza delle politiche climatiche. Tutto chiaro?
Il piano del governo è palesemente inseguire il gas senza vedere il potenziale
enorme che ha sotto gli occhi per realizzare l’autonomia del nostro paese in
materia energetica e così contribuire al contrasto al cambiamento climatico. Un
errore strategico che continueremo a pagare tutti noi.
IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI
CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA
SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST
INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ
INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL
VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA
FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN
RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA”
POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ –
MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM
RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE.
L'articolo Decreto bollette, separare l’elettricità dal gas diminuirebbe i
costi. Ma il governo finge di non capirlo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Energia Elettrica
Il decreto Bollette atteso da mesi approda oggi in consiglio dei ministri, ma
martedì pomeriggio i tecnici del ministero dell’Ambiente erano ancora al lavoro
con Palazzo Chigi per limare il testo definitivo. Basta questo per capire quanto
complicato si stia rivelando per il governo Meloni intervenire per ridurre gli
esborsi di famiglie e imprese senza scontentare i tanti interessi in gioco e
senza rischiare una bocciatura della Commissione europea su uno dei punti chiave
del provvedimento, l’eliminazione della tassa europea sulle emissioni a carico
dei produttori di elettricità da gas. Mossa “terribile” secondo Michele
Governatori, docente di economia applicata ed esperto senior energia del think
tank indipendente sulla transizione energetica ECCO.
Domanda. Partiamo dal problema di fondo: perché in Italia i prezzi
dell’elettricità sono ben superiori rispetto alla media Ue?
Risposta. Soprattutto perché per produrre quell’energia usiamo molto più degli
altri il gas. L’anno scorso abbiamo prodotto da rinnovabili il 41% dell’energia:
stiamo rimanendo indietro rispetto a Germania, Spagna, Gran Bretagna. Sia questo
governo sia i precedenti hanno deciso di mantenere il gas come fonte strategica
per l’approvvigionamento energetico. Oggi, con gli Usa diventati protagonisti
del mercato globale come principali esportatori di gnl via nave, questo è molto
rischioso – Donald Trump può usarlo come arma – ed è costoso. Il mercato
dell’elettricità, come tutti i mercati, funziona con il sistema del prezzo
marginale, in cui il costo finale è determinato dalla fonte più costosa: quindi,
se non riesci a rinunciare a una fonte costosa, il prezzo finale si fa su
quella.
Per rimediare ha senso, al netto dell’incognita sul via libera europeo,
rimborsare le aziende per le quote di emissione previste dal sistema europeo
Ets, che puntano a far pagare chi inquina?
L’articolo 5 della bozza di decreto, che prevede quel sussidio, è pessimo:
disincentiva i produttori dal diventare più efficienti sulla base della speranza
che il sussidio si traduca in offerte più convenienti. Un’idea estremamente
ingenua, tanto più che il governo è perfettamente consapevole che il mercato non
è pienamente competitivo. Non a caso mette le mani avanti scrivendo che se il
risparmio in bolletta non si vedrà le aziende saranno in qualche modo punite.
Assurdo poi che il rimborso valga per tutte le ore del giorno, non solo quelle
marginali in cui il gas è effettivamente la fonte più costosa. Sono convinto che
nella versione finale del decreto la norma sarà cambiata. Ma, considerato che
dovrebbe entrare in vigore nel 2027, potrebbe anche essere solo un segnale di
posizionamento nel dibattito europeo sull’Emission trading system, con
l’obiettivo di minare uno strumento di incentivo alla transizione che ha
funzionato e viene copiato da altri paesi.
Quali altre strade ci sono per “disaccoppiare” il prezzo dell’elettricità da
quello del gas?
La soluzione è ridurre il numero di ore in cui le centrali a gas sono
necessarie, ad esempio installando sistemi di accumulo. Così, durante le ore di
picco, non avremo bisogno del gas. Ma per farlo è fondamentale sensibilizzare i
consumatori a gestire la domanda in modo da ridurre i costi. Il mercato del nord
Europa ha già implementato il demand response, mentre in Italia non c’è
l’obbligo di offrire tariffe dinamiche.
In concreto come dovrebbe comportarsi il consumatore?
Immaginiamo una casa con un qualsiasi sistema che accumula energia termica (ad
esempio scaldabagni con timer): potrebbe immagazzinare energia durante le ore di
alta produzione di energia rinnovabile per utilizzarla più tardi. Idem per il
raffrescamento o riscaldamento di un palazzo di uffici dotato di pompe di
calore: il concetto è quello di trattenere l’energia e sfruttarla quando
prenderla dal sistema costa di più.
Come valuta la spinta prevista dalla bozza del decreto ai Power Purchase
Agreement, i contratti a lungo termine per l’acquisto di energia rinnovabile?
Va nella direzione giusta, ma riguarda solo le aziende. Invece sarebbe
un’opportunità da offrire anche ai clienti domestici. Se un fornitore mi dicesse
che compra solo energia da fonti eoliche e fotovoltaiche e mi fa pagare solo i
costi fissi e lo stoccaggio, sarebbe conveniente: pagherei un prezzo competitivo
e sarei protetto dalla volatilità del gas. Oggi il Gse approvvigiona energia da
impianti fotovoltaici a 50 euro a megawattora, anche aggiungendo le batterie il
costo finale si fermerebbe a 70-80 euro contro una media di mercato superiore ai
100.
Quella soluzione però scontenta la Lombardia leghista, che ha fatto un accordo
con i produttori da idroelettrico: niente messa a gara delle concessioni in
cambio della cessione di una quota di elettricità scontata alle aziende
energivore della Regione.
Quegli impianti idroelettrici si sono già ripagati e godono di grosse rendite:
non fare le gare è una scelta politica sbagliata.
In generale il meccanismo del prezzo marginale fa sì che tutte le società
produttrici di energia da rinnovabili godano di una rendita, che il decreto
ridurrebbe. Quel vantaggio è ancora giustificato dalla necessità di incoraggiare
gli investimenti in fonti diverse dal gas?
In realtà il trattamento economico delle rinnovabili dipende dal tipo di
impianto. Quelli che hanno usufruito dei conti energia (come l’idroelettrico o
quelli più vecchi) hanno effettivamente una rendita significativa ed è giusto
chiedere loro un sacrificio, tanto più se sono protetti dalla concorrenza. Gli
impianti moderni, che hanno partecipato alle aste FER, prendono un prezzo minimo
garantito e devono restituire la differenza tra il prezzo di mercato e quello
minimo. Quindi, non parlerei di rendita.
Ma in cima alla lista di quelli a cui chiedere sacrifici ci sono gli impianti a
gas: oltre agli alti prezzi di mercato dovuti anche a comportamenti non sempre
competitivi, si avvantaggiano del cosiddetto capacity market (una remunerazione
per la sola disponibilità a entrare in funzione in caso di bisogno, ndr), che
pesa sulle bollette. Basti dire che ‘Italia ha deciso di mantenere 50 GW di
potenza efficiente a gas, assolutamente sovradimensionata.
Per i consumatori vulnerabili il governo intende varare un nuovo bonus sociale
straordinario di 90 euro: andrebbe ai nuclei con Isee fino a 25.000 euro,
aggiungendosi a quello ordinario riservato a chi ha un Isee sotto i 9.796 euro.
Ma i produttori lo concederanno su base volontaria…
Il bonus ordinario è stato ben disegnato, perché non è uno sconto ma un
contributo monetario a chi si trova in potenziale povertà energetica. E’ una
logica intelligente. Dare uno sconto, al contrario favorisce chi consuma di più.
Ma che senso ha fare una legge in cui si ipotizza un aiuto volontario? Chi lo
dispone? Il governo azionista di maggioranza di Enel? E chi non provvede cosa
rischia? Se ci sono famiglie che non ce la fanno, molto meglio incrementare il
bonus ordinario.
L'articolo Decreto bollette, l’esperto: “Pessimo sussidiare chi inquina.
Chiedere sacrifici a centrali a gas e vecchi impianti da fonti rinnovabili che
godono di rendite” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nel 2025, in Unione europea, per la prima volta eolico e solare hanno generato
più elettricità delle fossili. Il 30% delle due fonti rinnovabili contro il 29%.
Lo scorso anno, anche eolico e solare erano al 29%. Il sorpasso – avvenuto in 14
dei 27 Paesi – dovuto soprattutto al fotovoltaico, cresciuto più di un quinto
(+20,1%) per il quarto anno consecutivo e balzato al 13% della produzione di
elettricità in Unione europea nel corso dello scorso anno. Un nuovo record
positivo per il solare che, con questi risultati, supera carbone e
idroelettrico. Sono alcuni dei dati riportati nella European Electricity Review
del Think tank globale Ember, che fornisce la prima panoramica completa del
sistema elettrico nel 2025, analizzando i dati relativi alla produzione e al
consumo di elettricità per tutti i 27 Paesi per valutare il progresso nella
transizione dai fossili all’elettricità pulita. “Questo storico sorpasso mostra
quanto velocemente l’Unione europea si sta muovendo verso un sistema elettrico
alimentato da sole e vento” spiega l’autrice, Beatrice Petrovich. E aggiunge:
“Proprio mentre la dipendenza dai fossili contribuisce all’instabilità
geopolitica, la posta in gioco della transizione verso l’energia pulita è più
chiara che mai”. Di fatto, la produzione di elettricità da gas è cresciuta
dell’8% nel 2025, principalmente per il calo della generazione idroelettrica, ma
resta in declino strutturale, 18% sotto il recente picco del 2019.
LE RINNOVABILI COPRONO QUASI METÀ DELL’ELETTRICITÀ IN UNIONE EUROPEA
La trasformazione del settore elettrico interessa tutti i paesi dell’Unione e
l’Italia non fa eccezione. Anche se non è tra i 14 Paesi in cui solare ed eolico
superano le fossili nella produzione elettrica, cosa che avviene in Svezia,
Danimarca, Lussemburgo, Lituania, Finlandia, Portogallo, Spagna, Austria,
Francia, Belgio, Ungheria, Germania, Croazia e Paesi Bassi. Nel 2025, la
produzione elettrica da solare è cresciuta in ogni paese rispetto al 2024,
grazie soprattutto a nuove installazioni. Il solare ha fornito oltre un quinto
dell’elettricità prodotta in Ungheria, Cipro, Grecia, Spagna e Paesi Bassi. In
Italia, la generazione solare è cresciuta del 24% nel 2025 (rispetto al 2024),
raggiungendo il 17% della produzione elettrica. E così, le rinnovabili hanno
generato il 48% dell’elettricità Ue nonostante condizioni meteo atipiche, che
hanno causato un calo dell’idroelettrico del 12% e dell’eolico del 2%, ma hanno
favorito il solare. L’eolico resta la seconda fonte elettrica per l’Unione
europea (al 17%) e ha comunque prodotto più elettricità del gas. Segni di un
cambiamento strutturale sono chiari in tutti i Paesi. In cinque anni la loro
quota nella produzione elettrica UE è cresciuta dal 20% (2020) al 30% (2025),
mentre le fonti fossili sono scesi dal 37% al 29%. Idroelettrico e nucleare sono
rimasti stabili o in lieve calo.
L’ITALIA, IL GAS E LE BATTERIE
Cresce ancora dell’8% nel 2025, dunque, l’elettricità da gas. Ma i costi delle
importazioni per la produzione di elettricità in Ue hanno raggiunto i 32
miliardi di euro (+16% rispetto al 2024). È il primo incremento dalla crisi
energetica del 2022, con Italia e Germania a pagare di più per l’import di gas
ai fini della generazione elettrica. Le ore in cui si è fatto maggior uso di
centrali termoelettriche a gas per soddisfare i consumi elettrici hanno spinto
in alto i prezzi medi dell’elettricità dell’11% rispetto al 2024. “La dipendenza
dal gas non solo rende l’Ue più vulnerabile al ricatto dei paesi esportatori di
combustibili fossili, ma fa anche aumentare i prezzi dell’elettricità. Nel 2025
– racconta Beatrice Petrovich – in Italia abbiamo visto, però, i primi segnali
concreti di un maggiore utilizzo delle batterie per stoccare energia rinnovabile
e utilizzarla alle ore serali. Con l’accelerazione di questa tendenza, si
potrebbe limitare l’uso delle costose centrali termoelettriche a gas,
stabilizzando i prezzi e limitando le importazioni di gas”. L’Italia, di fatto,
è uno dei leader nell’Unione Europea per diffusione delle batterie e detiene il
20% della capacità operativa totale di accumuli di grandi dimensioni. Nella
penisola, la capacità delle batterie di grande scala potrebbe crescere
rapidamente e di quasi sei volte rispetto al 2025.
IL CASO DELLA CALIFORNIA
La California offre un caso di studio di ciò che potrebbe verificarsi in Italia.
Partendo da una capacità di batterie simile a quella che oggi ha la Penisola, la
California è passata rapidamente a coprire circa il 20 per cento dei suoi
consumi serali di elettricità con le batterie, caricate con l’abbondante
produzione solare durante il giorno. Questo ha ridotto drasticamente l’uso delle
centrali termoelettriche a gas durante i picchi serali di consumo di
elettricità. Seguendo questa traiettoria, l’Italia potrebbe stabilizzare prezzi
e limitare il gas importato.“Nonostante le molte criticità burocratiche, nel
2025 l’Italia ha generato circa 10 terawattora di elettricità da fotovoltaico in
più rispetto al 2024. Accelerare questa crescita è l’unico modo per ridurre i
prezzi dell’energia in modo strutturale” commenta Michele Governatori, esperto
senior energia del Think tank Ecco. “Al contrario – aggiunge – il Governo
italiano sembra più propenso a tenere aperte le centrali a carbone (Leggi
l’approfondimento) e a fantasticare sul nucleare, mentre la storica dipendenza
dal gas fa dell’Italia uno dei mercati energetici meno accessibili dell’Unione
europea. Le rinnovabili, insieme ai sistemi di stoccaggio, a maggiore
flessibilità e a una più rapida elettrificazione dei consumi energetici, sono
gli strumenti migliori per garantire un’energia pulita e sicura. Le rinnovabili
sono già più economiche dei combustibili fossili e del nucleare”.
L'articolo Nella Ue eolico e solare generano più elettricità delle fonti
fossili. L’instabilità geopolitica non ferma il sorpasso storico proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Nonostante il calo del prezzo del gas sui mercati europei rispetto a un anno fa,
nell’inverno che sta per iniziare le bollette resteranno alte. Le famiglie
italiane spenderanno in media circa il 40% in più per il gas rispetto al periodo
pre-crisi 2019/20, pur beneficiando di un calo dei costi di circa il 15%
rispetto allo scorso inverno, che è stato il più caro di sempre. Una riduzione
che però non basta a compensare l’aumento strutturale dei prezzi e delle altre
componenti della bolletta. È quanto emerge dall’analisi “Prezzo del gas: un
altro caro inverno” pubblicata da Ecco. Come ogni anno, il think tank climatico
italiano stima il costo della bolletta gas nella stagione invernale prendendo a
modello tre abitazioni tipo di 38, 70 e 110 metri quadrati in tre città
italiane, Milano, Roma e Palermo. L’analisi confronta il periodo che va da
novembre 2025 a marzo 2026, con il contesto pre-crisi 2019/20 e con gli stessi
mesi dello scorso anno. “Anche il prossimo inverno le famiglie continueranno a
pagare molto per riscaldare le proprie abitazioni. Il gas resta strutturalmente
caro e il mercato rimane volatile” Matteo Leonardi, co-fondatore e direttore
esecutivo di Ecco. “L’elettrificazione rimane la soluzione più efficiente, ma
oggi una parte rilevante dei vantaggi offerti dalle soluzioni elettriche viene
assorbita da tasse e oneri che penalizzano l’elettricità” osserva Leonardi,
secondo cui “serve una riforma strutturale della fiscalità e degli oneri
sull’energia per rendere conveniente la transizione per famiglie e imprese, e
disporre di gettito per aiutare il consumatore finale ad adottare soluzioni
elettrificate”.
GAS PIÙ ECONOMICO, MA NON SI TORNA AI LIVELLI PRE-CRISI
A novembre 2025 il prezzo del gas è sceso sotto i 30 euro a megawattora, ma
resta quasi il doppio rispetto ai livelli del 2019. A questo si aggiungono uno
spread pari a 0,12 euro/Smc (standard metro cubo) e costi fissi di
commercializzazione stimati in 130 euro all’anno. Il mercato europeo del gas
rimane caratterizzato da una forte volatilità e da una crescente dipendenza dal
Gnl, che comporta costi strutturalmente più elevati legati alla liquefazione, al
trasporto e alla competizione internazionale. Alla riduzione del prezzo della
materia prima (in media, è previsto un calo del 33% rispetto all’inverno
2024/25), si contrappone l’aumento delle componenti di trasporto e degli oneri
di sistema, che continuano a incidere in modo significativo sul costo finale
della bolletta per le famiglie. La bolletta, dunque, resta elevata perché il
costo finale non dipende solo dalla materia prima. Lo scorso inverno, infatti,
la spesa record non era dovuta esclusivamente a un prezzo del gas ancora alto
(48–50 euro per megawattora), ma anche al ritorno ai livelli standard delle
componenti della bolletta dopo la fine degli aiuti pubblici. Durante la crisi
energetica, il Governo aveva speso oltre 60 miliardi di euro per calmierare i
prezzi e azzerare molte componenti delle bollette domestiche. Supporto terminato
già nell’inverno 2024/25, quando l’Iva è tornata dal 5% ai livelli standard
(10–22%) ed è cessato l’azzeramento degli oneri di sistema.
QUANTO SPENDERANNO LE FAMIGLIE A MILANO, ROMA E PALERMO
L’analisi di Ecco stima il costo della bolletta gas per il periodo novembre 2025
– marzo 2026 in tre città e per abitazioni di diverse dimensioni. A Milano, per
riscaldare, cucinare e produrre acqua calda sanitaria in una casa in classe
energetica G, una famiglia in un appartamento di 70 metri quadri spenderà circa
1.080 euro, il 31% in più rispetto al periodo pre-crisi (825 euro), ma il 22% in
meno rispetto allo scorso inverno (1.387 euro). Se la casa è di 110 metri
quadrati, la spesa sale a 1.628 euro (il 33% in più rispetto al 2019/20, ma il
23% in meno rispetto allo scorso anno). Un’abitazione di 38 metri quadrai
comporta una spesa stimata di 620 euro (+26% sul 2019/20 e -21% sul 2024/25). A
Roma, per un’abitazione di 70 metri quadrati, la spesa prevista è di 1.007 euro,
con un aumento del 43% rispetto al 2019/20 e una riduzione del 9% rispetto al
2024/25. Per i 110 metri quadrati si stimano 1.496 euro (con un aumento del 45%
sul 2019/20 e un calo del 10% sul 2024/25), mentre per un appartamento di 38
metri quadrati si spenderanno circa 580 euro (+38% sul 2019/20 e -7% sul
2024/25). A Palermo, infine, per una casa di 70 metri quadrati, la spesa stimata
è di 677 euro: +45% rispetto al 2019/20 e -8% rispetto al 2024/25. Per 110 metri
quadrai si arriva a 1.034 euro (+54% sul 2019/20 e -6% sul 2024/25), mentre
un’abitazione di 38 metri quadrati comporta una spesa di 412 euro (+38% sul
2019/20 e -6% sul 2024/25).
ELETTRICO PIÙ EFFICIENTE, MA IN BOLLETTA NON SI VEDE IL VANTAGGIO ECONOMICO
Quest’anno l’analisi stima e confronta anche i costi del gas con la bolletta
elettrica, nell’ipotesi che riscaldamento e acqua calda sanitaria siano
soddisfatti interamente con tecnologie basate sull’energia elettrica. I
risultati mostrano che passare a soluzioni elettriche come le pompe di calore
consente di ridurre i consumi energetici fino al 75–80%. Tuttavia, la riduzione
della spesa in bolletta è più contenuta, tra il 38% e il 53% rispetto all’uso
delle caldaie a gas. A Milano, ad esempio, una famiglia che utilizza una pompa
di calore per riscaldamento e acqua calda sanitaria spenderà circa 630 euro,
contro oltre mille euro con il gas. “Tuttavia – spiega Ecco – il vantaggio
dell’elettrificazione risulta fortemente ridimensionato dall’attuale struttura
di tasse, oneri di sistema e componenti ambientali, che gravano sull’elettricità
in misura molto superiore e contraddittoria rispetto al gas”. A Milano, Roma e
Palermo il consumatore elettrico paga costi fiscali, parafiscali e ambientali
pari rispettivamente a 185, 120 e 85 euro, con un peso del 29%, 27% e 25% sulla
bolletta totale. Sul gas, per le stesse città, il peso è inferiore: 19%, 16% e
10%.
PERCHÉ LA PROPOSTA DEL GOVERNO NON BASTA
Nella proposta del Decreto Legge Bollette, il Governo ipotizza una
cartolarizzazione degli oneri a carico della bolletta elettrica che genererebbe,
secondo le stime, un risparmio di 30-40 euro all’anno a famiglia. “Anche se
nella giusta direzione, questa misura non è sufficiente a risolvere il
disallineamento tra fiscalità e oneri a carico dei diversi vettori energetici”
spiega Ecco nel report che, con l’obiettivo di superare l’impostazione attuale,
invoca “una revisione strutturale dei criteri con cui oneri di sistema e
componenti fiscali vengono distribuiti, con l’obiettivo di garantire una
convenienza economica chiara nel passaggio dalle tecnologie a combustione (come
le caldaie a gas) alle soluzioni elettriche (come le pompe di calore)”. In
questo quadro, l’introduzione dell’Ets2 a partire dal 2028 può essere
un’opportunità “per un riordino della stratificazione fiscale e degli oneri
nelle tariffe energetiche”.
L'articolo Cala il prezzo del gas, ma le bollette restano più alte del 40%
rispetto al 2019 – L’analisi su Milano, Roma e Palermo proviene da Il Fatto
Quotidiano.