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Decreto bollette, separare l’elettricità dal gas diminuirebbe i costi. Ma il governo finge di non capirlo
di Enza Plotino Anche un bambino (con un sistema di ragionamento elementare) comprenderebbe che il prezzo dell’elettricità legato al costo del gas, a causa del meccanismo di determinazione del prezzo nel mercato all’ingrosso, vuol dire che, anche quando l’elettricità viene prodotta da fonti rinnovabili o altre tecnologie a basso costo, il prezzo finale dell’energia è influenzato dalle fluttuazioni del gas naturale. Quindi noi tutti paghiamo bollette stratosferiche per via di questa semplice, assurda incongruenza. Cosa dovrebbe fare qualsiasi governo responsabile e che vuole risollevare le sorti dei cittadini tartassati e impoveriti? Separare il prezzo dell’elettricità da quello del gas per rendere il prezzo dell’energia più indipendente rispetto alle oscillazioni del gas, favorendo quindi una maggiore stabilità e un minor impatto per i consumatori finali. Chiaro? Quanto è semplice? Avremmo enormi vantaggi. I cittadini potrebbero beneficiare di tariffe più basse, più stabili e meno esposte agli aumenti del gas, con una maggiore convenienza per chi sceglie energia da fonti rinnovabili e anche le imprese gioverebbero di una riduzione dei costi dell’energia per settori con alti consumi elettrici, come industria e commercio, ma anche di una maggiore prevedibilità nella pianificazione dei costi energetici. Il mix energetico determina infatti un prezzo finale in bolletta che è influenzato dal costo del gas, poiché il prezzo dell’elettricità viene determinato da un meccanismo nel quale l’ultima fonte di energia necessaria a coprire la domanda (solitamente il gas) fissa il prezzo di mercato. Con la separazione tra elettricità e gas, l’elettricità prodotta da rinnovabili o altre fonti meno costose potrebbe riflettere il proprio prezzo reale, senza essere legata ai picchi del gas. Inoltre, si potrebbero avere tariffe più stabili nel tempo, con una riduzione dell’impatto delle crisi energetiche sulle bollette. Potremmo finalmente vedere una riduzione dei costi energetici, soprattutto in periodi di forte instabilità del prezzo del gas. Lo ha capito il governo Meloni? Lo ha capito il suo ministro dell’Ambiente che un giorno sì e l’altro pure discetta sul nucleare pulito? Hanno capito che i prezzi del gas sono grandemente influenzati da movimenti di operatori finanziari che speculano sulle tensioni internazionali sulle materie prime ed energia e che questo incide significativamente anche sul mercato elettrico? Assolutamente no. Perché pochi giorni fa il nostro ineffabile governo ha varato (dopo l’inverno che è tradizionalmente la stagione in cui aumenta la domanda di energia) il cosiddetto decreto bollette: per le famiglie un bonus una tantum di un centinaio di euro (famiglie che pagano l’elettricità a costi che sono il 100% più alti rispetto alle industrie energivore) mentre per i produttori di energia termoelettrica a gas il decreto introduce un meccanismo di rimborso dei corrispettivi della tariffa di trasporto del gas e, in aggiunta, il rimborso di una quota riconducibile agli oneri Ets sostenuti per la produzione di energia elettrica. Rimborsare il contributo Ets (Emissions Trading System) oggi è una bestemmia, poiché crea un incentivo a favore di una fonte fossile proprio mentre il sistema energetico europeo è impegnato in un percorso di progressiva decarbonizzazione. Il sistema Ets è stato istituito per assorbire il costo ambientale delle emissioni di CO₂ e fornire un segnale economico chiaro e progressivo contro l’uso delle fonti fossili. Neutralizzarne l’effetto contraddice la logica dello strumento europeo e potrebbe costituire un precedente pericoloso sotto il profilo della coerenza delle politiche climatiche. Tutto chiaro? Il piano del governo è palesemente inseguire il gas senza vedere il potenziale enorme che ha sotto gli occhi per realizzare l’autonomia del nostro paese in materia energetica e così contribuire al contrasto al cambiamento climatico. Un errore strategico che continueremo a pagare tutti noi. IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA” POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ – MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE. L'articolo Decreto bollette, separare l’elettricità dal gas diminuirebbe i costi. Ma il governo finge di non capirlo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Decreto bollette, l’esperto: “Pessimo sussidiare chi inquina. Chiedere sacrifici a centrali a gas e vecchi impianti da fonti rinnovabili che godono di rendite”
Il decreto Bollette atteso da mesi approda oggi in consiglio dei ministri, ma martedì pomeriggio i tecnici del ministero dell’Ambiente erano ancora al lavoro con Palazzo Chigi per limare il testo definitivo. Basta questo per capire quanto complicato si stia rivelando per il governo Meloni intervenire per ridurre gli esborsi di famiglie e imprese senza scontentare i tanti interessi in gioco e senza rischiare una bocciatura della Commissione europea su uno dei punti chiave del provvedimento, l’eliminazione della tassa europea sulle emissioni a carico dei produttori di elettricità da gas. Mossa “terribile” secondo Michele Governatori, docente di economia applicata ed esperto senior energia del think tank indipendente sulla transizione energetica ECCO. Domanda. Partiamo dal problema di fondo: perché in Italia i prezzi dell’elettricità sono ben superiori rispetto alla media Ue? Risposta. Soprattutto perché per produrre quell’energia usiamo molto più degli altri il gas. L’anno scorso abbiamo prodotto da rinnovabili il 41% dell’energia: stiamo rimanendo indietro rispetto a Germania, Spagna, Gran Bretagna. Sia questo governo sia i precedenti hanno deciso di mantenere il gas come fonte strategica per l’approvvigionamento energetico. Oggi, con gli Usa diventati protagonisti del mercato globale come principali esportatori di gnl via nave, questo è molto rischioso – Donald Trump può usarlo come arma – ed è costoso. Il mercato dell’elettricità, come tutti i mercati, funziona con il sistema del prezzo marginale, in cui il costo finale è determinato dalla fonte più costosa: quindi, se non riesci a rinunciare a una fonte costosa, il prezzo finale si fa su quella. Per rimediare ha senso, al netto dell’incognita sul via libera europeo, rimborsare le aziende per le quote di emissione previste dal sistema europeo Ets, che puntano a far pagare chi inquina? L’articolo 5 della bozza di decreto, che prevede quel sussidio, è pessimo: disincentiva i produttori dal diventare più efficienti sulla base della speranza che il sussidio si traduca in offerte più convenienti. Un’idea estremamente ingenua, tanto più che il governo è perfettamente consapevole che il mercato non è pienamente competitivo. Non a caso mette le mani avanti scrivendo che se il risparmio in bolletta non si vedrà le aziende saranno in qualche modo punite. Assurdo poi che il rimborso valga per tutte le ore del giorno, non solo quelle marginali in cui il gas è effettivamente la fonte più costosa. Sono convinto che nella versione finale del decreto la norma sarà cambiata. Ma, considerato che dovrebbe entrare in vigore nel 2027, potrebbe anche essere solo un segnale di posizionamento nel dibattito europeo sull’Emission trading system, con l’obiettivo di minare uno strumento di incentivo alla transizione che ha funzionato e viene copiato da altri paesi. Quali altre strade ci sono per “disaccoppiare” il prezzo dell’elettricità da quello del gas? La soluzione è ridurre il numero di ore in cui le centrali a gas sono necessarie, ad esempio installando sistemi di accumulo. Così, durante le ore di picco, non avremo bisogno del gas. Ma per farlo è fondamentale sensibilizzare i consumatori a gestire la domanda in modo da ridurre i costi. Il mercato del nord Europa ha già implementato il demand response, mentre in Italia non c’è l’obbligo di offrire tariffe dinamiche. In concreto come dovrebbe comportarsi il consumatore? Immaginiamo una casa con un qualsiasi sistema che accumula energia termica (ad esempio scaldabagni con timer): potrebbe immagazzinare energia durante le ore di alta produzione di energia rinnovabile per utilizzarla più tardi. Idem per il raffrescamento o riscaldamento di un palazzo di uffici dotato di pompe di calore: il concetto è quello di trattenere l’energia e sfruttarla quando prenderla dal sistema costa di più. Come valuta la spinta prevista dalla bozza del decreto ai Power Purchase Agreement, i contratti a lungo termine per l’acquisto di energia rinnovabile? Va nella direzione giusta, ma riguarda solo le aziende. Invece sarebbe un’opportunità da offrire anche ai clienti domestici. Se un fornitore mi dicesse che compra solo energia da fonti eoliche e fotovoltaiche e mi fa pagare solo i costi fissi e lo stoccaggio, sarebbe conveniente: pagherei un prezzo competitivo e sarei protetto dalla volatilità del gas. Oggi il Gse approvvigiona energia da impianti fotovoltaici a 50 euro a megawattora, anche aggiungendo le batterie il costo finale si fermerebbe a 70-80 euro contro una media di mercato superiore ai 100. Quella soluzione però scontenta la Lombardia leghista, che ha fatto un accordo con i produttori da idroelettrico: niente messa a gara delle concessioni in cambio della cessione di una quota di elettricità scontata alle aziende energivore della Regione. Quegli impianti idroelettrici si sono già ripagati e godono di grosse rendite: non fare le gare è una scelta politica sbagliata. In generale il meccanismo del prezzo marginale fa sì che tutte le società produttrici di energia da rinnovabili godano di una rendita, che il decreto ridurrebbe. Quel vantaggio è ancora giustificato dalla necessità di incoraggiare gli investimenti in fonti diverse dal gas? In realtà il trattamento economico delle rinnovabili dipende dal tipo di impianto. Quelli che hanno usufruito dei conti energia (come l’idroelettrico o quelli più vecchi) hanno effettivamente una rendita significativa ed è giusto chiedere loro un sacrificio, tanto più se sono protetti dalla concorrenza. Gli impianti moderni, che hanno partecipato alle aste FER, prendono un prezzo minimo garantito e devono restituire la differenza tra il prezzo di mercato e quello minimo. Quindi, non parlerei di rendita. Ma in cima alla lista di quelli a cui chiedere sacrifici ci sono gli impianti a gas: oltre agli alti prezzi di mercato dovuti anche a comportamenti non sempre competitivi, si avvantaggiano del cosiddetto capacity market (una remunerazione per la sola disponibilità a entrare in funzione in caso di bisogno, ndr), che pesa sulle bollette. Basti dire che ‘Italia ha deciso di mantenere 50 GW di potenza efficiente a gas, assolutamente sovradimensionata. Per i consumatori vulnerabili il governo intende varare un nuovo bonus sociale straordinario di 90 euro: andrebbe ai nuclei con Isee fino a 25.000 euro, aggiungendosi a quello ordinario riservato a chi ha un Isee sotto i 9.796 euro. Ma i produttori lo concederanno su base volontaria… Il bonus ordinario è stato ben disegnato, perché non è uno sconto ma un contributo monetario a chi si trova in potenziale povertà energetica. E’ una logica intelligente. Dare uno sconto, al contrario favorisce chi consuma di più. Ma che senso ha fare una legge in cui si ipotizza un aiuto volontario? Chi lo dispone? Il governo azionista di maggioranza di Enel? E chi non provvede cosa rischia? Se ci sono famiglie che non ce la fanno, molto meglio incrementare il bonus ordinario. L'articolo Decreto bollette, l’esperto: “Pessimo sussidiare chi inquina. Chiedere sacrifici a centrali a gas e vecchi impianti da fonti rinnovabili che godono di rendite” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Nella Ue eolico e solare generano più elettricità delle fonti fossili. L’instabilità geopolitica non ferma il sorpasso storico
Nel 2025, in Unione europea, per la prima volta eolico e solare hanno generato più elettricità delle fossili. Il 30% delle due fonti rinnovabili contro il 29%. Lo scorso anno, anche eolico e solare erano al 29%. Il sorpasso – avvenuto in 14 dei 27 Paesi – dovuto soprattutto al fotovoltaico, cresciuto più di un quinto (+20,1%) per il quarto anno consecutivo e balzato al 13% della produzione di elettricità in Unione europea nel corso dello scorso anno. Un nuovo record positivo per il solare che, con questi risultati, supera carbone e idroelettrico. Sono alcuni dei dati riportati nella European Electricity Review del Think tank globale Ember, che fornisce la prima panoramica completa del sistema elettrico nel 2025, analizzando i dati relativi alla produzione e al consumo di elettricità per tutti i 27 Paesi per valutare il progresso nella transizione dai fossili all’elettricità pulita. “Questo storico sorpasso mostra quanto velocemente l’Unione europea si sta muovendo verso un sistema elettrico alimentato da sole e vento” spiega l’autrice, Beatrice Petrovich. E aggiunge: “Proprio mentre la dipendenza dai fossili contribuisce all’instabilità geopolitica, la posta in gioco della transizione verso l’energia pulita è più chiara che mai”. Di fatto, la produzione di elettricità da gas è cresciuta dell’8% nel 2025, principalmente per il calo della generazione idroelettrica, ma resta in declino strutturale, 18% sotto il recente picco del 2019. LE RINNOVABILI COPRONO QUASI METÀ DELL’ELETTRICITÀ IN UNIONE EUROPEA La trasformazione del settore elettrico interessa tutti i paesi dell’Unione e l’Italia non fa eccezione. Anche se non è tra i 14 Paesi in cui solare ed eolico superano le fossili nella produzione elettrica, cosa che avviene in Svezia, Danimarca, Lussemburgo, Lituania, Finlandia, Portogallo, Spagna, Austria, Francia, Belgio, Ungheria, Germania, Croazia e Paesi Bassi. Nel 2025, la produzione elettrica da solare è cresciuta in ogni paese rispetto al 2024, grazie soprattutto a nuove installazioni. Il solare ha fornito oltre un quinto dell’elettricità prodotta in Ungheria, Cipro, Grecia, Spagna e Paesi Bassi. In Italia, la generazione solare è cresciuta del 24% nel 2025 (rispetto al 2024), raggiungendo il 17% della produzione elettrica. E così, le rinnovabili hanno generato il 48% dell’elettricità Ue nonostante condizioni meteo atipiche, che hanno causato un calo dell’idroelettrico del 12% e dell’eolico del 2%, ma hanno favorito il solare. L’eolico resta la seconda fonte elettrica per l’Unione europea (al 17%) e ha comunque prodotto più elettricità del gas. Segni di un cambiamento strutturale sono chiari in tutti i Paesi. In cinque anni la loro quota nella produzione elettrica UE è cresciuta dal 20% (2020) al 30% (2025), mentre le fonti fossili sono scesi dal 37% al 29%. Idroelettrico e nucleare sono rimasti stabili o in lieve calo. L’ITALIA, IL GAS E LE BATTERIE Cresce ancora dell’8% nel 2025, dunque, l’elettricità da gas. Ma i costi delle importazioni per la produzione di elettricità in Ue hanno raggiunto i 32 miliardi di euro (+16% rispetto al 2024). È il primo incremento dalla crisi energetica del 2022, con Italia e Germania a pagare di più per l’import di gas ai fini della generazione elettrica. Le ore in cui si è fatto maggior uso di centrali termoelettriche a gas per soddisfare i consumi elettrici hanno spinto in alto i prezzi medi dell’elettricità dell’11% rispetto al 2024. “La dipendenza dal gas non solo rende l’Ue più vulnerabile al ricatto dei paesi esportatori di combustibili fossili, ma fa anche aumentare i prezzi dell’elettricità. Nel 2025 – racconta Beatrice Petrovich – in Italia abbiamo visto, però, i primi segnali concreti di un maggiore utilizzo delle batterie per stoccare energia rinnovabile e utilizzarla alle ore serali. Con l’accelerazione di questa tendenza, si potrebbe limitare l’uso delle costose centrali termoelettriche a gas, stabilizzando i prezzi e limitando le importazioni di gas”. L’Italia, di fatto, è uno dei leader nell’Unione Europea per diffusione delle batterie e detiene il 20% della capacità operativa totale di accumuli di grandi dimensioni. Nella penisola, la capacità delle batterie di grande scala potrebbe crescere rapidamente e di quasi sei volte rispetto al 2025. IL CASO DELLA CALIFORNIA La California offre un caso di studio di ciò che potrebbe verificarsi in Italia. Partendo da una capacità di batterie simile a quella che oggi ha la Penisola, la California è passata rapidamente a coprire circa il 20 per cento dei suoi consumi serali di elettricità con le batterie, caricate con l’abbondante produzione solare durante il giorno. Questo ha ridotto drasticamente l’uso delle centrali termoelettriche a gas durante i picchi serali di consumo di elettricità. Seguendo questa traiettoria, l’Italia potrebbe stabilizzare prezzi e limitare il gas importato.“Nonostante le molte criticità burocratiche, nel 2025 l’Italia ha generato circa 10 terawattora di elettricità da fotovoltaico in più rispetto al 2024. Accelerare questa crescita è l’unico modo per ridurre i prezzi dell’energia in modo strutturale” commenta Michele Governatori, esperto senior energia del Think tank Ecco. “Al contrario – aggiunge – il Governo italiano sembra più propenso a tenere aperte le centrali a carbone (Leggi l’approfondimento) e a fantasticare sul nucleare, mentre la storica dipendenza dal gas fa dell’Italia uno dei mercati energetici meno accessibili dell’Unione europea. Le rinnovabili, insieme ai sistemi di stoccaggio, a maggiore flessibilità e a una più rapida elettrificazione dei consumi energetici, sono gli strumenti migliori per garantire un’energia pulita e sicura. Le rinnovabili sono già più economiche dei combustibili fossili e del nucleare”. L'articolo Nella Ue eolico e solare generano più elettricità delle fonti fossili. L’instabilità geopolitica non ferma il sorpasso storico proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Cala il prezzo del gas, ma le bollette restano più alte del 40% rispetto al 2019 – L’analisi su Milano, Roma e Palermo
Nonostante il calo del prezzo del gas sui mercati europei rispetto a un anno fa, nell’inverno che sta per iniziare le bollette resteranno alte. Le famiglie italiane spenderanno in media circa il 40% in più per il gas rispetto al periodo pre-crisi 2019/20, pur beneficiando di un calo dei costi di circa il 15% rispetto allo scorso inverno, che è stato il più caro di sempre. Una riduzione che però non basta a compensare l’aumento strutturale dei prezzi e delle altre componenti della bolletta. È quanto emerge dall’analisi “Prezzo del gas: un altro caro inverno” pubblicata da Ecco. Come ogni anno, il think tank climatico italiano stima il costo della bolletta gas nella stagione invernale prendendo a modello tre abitazioni tipo di 38, 70 e 110 metri quadrati in tre città italiane, Milano, Roma e Palermo. L’analisi confronta il periodo che va da novembre 2025 a marzo 2026, con il contesto pre-crisi 2019/20 e con gli stessi mesi dello scorso anno. “Anche il prossimo inverno le famiglie continueranno a pagare molto per riscaldare le proprie abitazioni. Il gas resta strutturalmente caro e il mercato rimane volatile” Matteo Leonardi, co-fondatore e direttore esecutivo di Ecco. “L’elettrificazione rimane la soluzione più efficiente, ma oggi una parte rilevante dei vantaggi offerti dalle soluzioni elettriche viene assorbita da tasse e oneri che penalizzano l’elettricità” osserva Leonardi, secondo cui “serve una riforma strutturale della fiscalità e degli oneri sull’energia per rendere conveniente la transizione per famiglie e imprese, e disporre di gettito per aiutare il consumatore finale ad adottare soluzioni elettrificate”. GAS PIÙ ECONOMICO, MA NON SI TORNA AI LIVELLI PRE-CRISI A novembre 2025 il prezzo del gas è sceso sotto i 30 euro a megawattora, ma resta quasi il doppio rispetto ai livelli del 2019. A questo si aggiungono uno spread pari a 0,12 euro/Smc (standard metro cubo) e costi fissi di commercializzazione stimati in 130 euro all’anno. Il mercato europeo del gas rimane caratterizzato da una forte volatilità e da una crescente dipendenza dal Gnl, che comporta costi strutturalmente più elevati legati alla liquefazione, al trasporto e alla competizione internazionale. Alla riduzione del prezzo della materia prima (in media, è previsto un calo del 33% rispetto all’inverno 2024/25), si contrappone l’aumento delle componenti di trasporto e degli oneri di sistema, che continuano a incidere in modo significativo sul costo finale della bolletta per le famiglie. La bolletta, dunque, resta elevata perché il costo finale non dipende solo dalla materia prima. Lo scorso inverno, infatti, la spesa record non era dovuta esclusivamente a un prezzo del gas ancora alto (48–50 euro per megawattora), ma anche al ritorno ai livelli standard delle componenti della bolletta dopo la fine degli aiuti pubblici. Durante la crisi energetica, il Governo aveva speso oltre 60 miliardi di euro per calmierare i prezzi e azzerare molte componenti delle bollette domestiche. Supporto terminato già nell’inverno 2024/25, quando l’Iva è tornata dal 5% ai livelli standard (10–22%) ed è cessato l’azzeramento degli oneri di sistema. QUANTO SPENDERANNO LE FAMIGLIE A MILANO, ROMA E PALERMO L’analisi di Ecco stima il costo della bolletta gas per il periodo novembre 2025 – marzo 2026 in tre città e per abitazioni di diverse dimensioni. A Milano, per riscaldare, cucinare e produrre acqua calda sanitaria in una casa in classe energetica G, una famiglia in un appartamento di 70 metri quadri spenderà circa 1.080 euro, il 31% in più rispetto al periodo pre-crisi (825 euro), ma il 22% in meno rispetto allo scorso inverno (1.387 euro). Se la casa è di 110 metri quadrati, la spesa sale a 1.628 euro (il 33% in più rispetto al 2019/20, ma il 23% in meno rispetto allo scorso anno). Un’abitazione di 38 metri quadrai comporta una spesa stimata di 620 euro (+26% sul 2019/20 e -21% sul 2024/25). A Roma, per un’abitazione di 70 metri quadrati, la spesa prevista è di 1.007 euro, con un aumento del 43% rispetto al 2019/20 e una riduzione del 9% rispetto al 2024/25. Per i 110 metri quadrati si stimano 1.496 euro (con un aumento del 45% sul 2019/20 e un calo del 10% sul 2024/25), mentre per un appartamento di 38 metri quadrati si spenderanno circa 580 euro (+38% sul 2019/20 e -7% sul 2024/25). A Palermo, infine, per una casa di 70 metri quadrati, la spesa stimata è di 677 euro: +45% rispetto al 2019/20 e -8% rispetto al 2024/25. Per 110 metri quadrai si arriva a 1.034 euro (+54% sul 2019/20 e -6% sul 2024/25), mentre un’abitazione di 38 metri quadrati comporta una spesa di 412 euro (+38% sul 2019/20 e -6% sul 2024/25). ELETTRICO PIÙ EFFICIENTE, MA IN BOLLETTA NON SI VEDE IL VANTAGGIO ECONOMICO Quest’anno l’analisi stima e confronta anche i costi del gas con la bolletta elettrica, nell’ipotesi che riscaldamento e acqua calda sanitaria siano soddisfatti interamente con tecnologie basate sull’energia elettrica. I risultati mostrano che passare a soluzioni elettriche come le pompe di calore consente di ridurre i consumi energetici fino al 75–80%. Tuttavia, la riduzione della spesa in bolletta è più contenuta, tra il 38% e il 53% rispetto all’uso delle caldaie a gas. A Milano, ad esempio, una famiglia che utilizza una pompa di calore per riscaldamento e acqua calda sanitaria spenderà circa 630 euro, contro oltre mille euro con il gas. “Tuttavia – spiega Ecco – il vantaggio dell’elettrificazione risulta fortemente ridimensionato dall’attuale struttura di tasse, oneri di sistema e componenti ambientali, che gravano sull’elettricità in misura molto superiore e contraddittoria rispetto al gas”. A Milano, Roma e Palermo il consumatore elettrico paga costi fiscali, parafiscali e ambientali pari rispettivamente a 185, 120 e 85 euro, con un peso del 29%, 27% e 25% sulla bolletta totale. Sul gas, per le stesse città, il peso è inferiore: 19%, 16% e 10%. PERCHÉ LA PROPOSTA DEL GOVERNO NON BASTA Nella proposta del Decreto Legge Bollette, il Governo ipotizza una cartolarizzazione degli oneri a carico della bolletta elettrica che genererebbe, secondo le stime, un risparmio di 30-40 euro all’anno a famiglia. “Anche se nella giusta direzione, questa misura non è sufficiente a risolvere il disallineamento tra fiscalità e oneri a carico dei diversi vettori energetici” spiega Ecco nel report che, con l’obiettivo di superare l’impostazione attuale, invoca “una revisione strutturale dei criteri con cui oneri di sistema e componenti fiscali vengono distribuiti, con l’obiettivo di garantire una convenienza economica chiara nel passaggio dalle tecnologie a combustione (come le caldaie a gas) alle soluzioni elettriche (come le pompe di calore)”. In questo quadro, l’introduzione dell’Ets2 a partire dal 2028 può essere un’opportunità “per un riordino della stratificazione fiscale e degli oneri nelle tariffe energetiche”. L'articolo Cala il prezzo del gas, ma le bollette restano più alte del 40% rispetto al 2019 – L’analisi su Milano, Roma e Palermo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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