La notizia più temuta, ventilata la settimana scorsa dopo gli attacchi dei
giorni scorsi a giacimenti e infrastrutture del Golfo, è arrivata nel pomeriggio
di martedì. Qatar Energy, la compagnia petrolifera statale dell’emirato, ha
dichiarato lo stato di forza maggiore anche sui contratti di lungo termine per
la fornitura di gas naturale liquefatto sottoscritti con Italia, Belgio, Corea
del Sud e Cina. Vale a dire che sospenderà o rinvierà le forniture. A inizio
marzo il gruppo aveva già notificato a Edison, il maggior importatore italiano,
che non avrebbe potuto adempiere agli obblighi contrattuali relativi alle
consegne previste da inizio aprile. Ora ufficializza che lo stop sarà ben più
prolungato
L’Italia è oggi il principale importatore europeo di Gnl qatariota, con circa 5
milioni di tonnellate nel 2025, davanti a Spagna, Belgio, Polonia e Regno Unito.
L’anno scorso ha comprato dal Paese il 42% del suo fabbisogno di gas naturale
liquefatto, pari al 10% del suo consumo complessivo di quel combustibile
fossile. Che copre ad oggi circa il 35% del consumo interno lordo di energia.
L'articolo Crisi energetica, allarme per l’Italia: il Qatar annuncia lo stop
alle forniture di gas naturale previste dai contratti di lungo termine proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Gas
Quella che l’Agenzia internazionale dell’energia ha definito “la minaccia alla
sicurezza energetica più grave della storia” rischia di ripercuotersi
pesantemente sull’Italia. Non parliamo dei rincari dei carburanti scatenati
dall’esplosione dei prezzi del petrolio dopo gli attacchi all’Iran, ma dei costi
che il Paese dovrà sostenere per procurarsi il gas che resta ancora oggi la
principale fonte energetica del Paese, coprendo circa il 35% del consumo interno
lordo di energia. Gli attacchi dei giorni scorsi a giacimenti e infrastrutture
del Golfo mettono a dura prova la sicurezza della Penisola, che l’anno scorso ha
importato il 42% del suo fabbisogno di gas naturale liquefatto dal Qatar. I
danni agli impianti di produzione ridurranno del 17% in cinque anni la capacità
di export. QatarEnergy aveva già notificato a Edison, il maggior importatore
italiano, che per cause di forza maggiore non avrebbe potuto adempiere agli
obblighi contrattuali relativi alle consegne previste da inizio aprile. E ora
potrebbe dover fare lo stesso anche sul lungo termine.
Un passo indietro. Fino al 2021 il sistema italiano era dipendente dal gas russo
trasportato via gasdotto. Dopo l’invasione dell’Ucraina, il quadro è cambiato.
Tra il 2023 e i primi mesi del 2026 la quota del Gnl sul mix energetico
nazionale è più che raddoppiata, ricorda l’agenzia specializzata Ageei, passando
da circa il 25% a oltre il 33%. Una trasformazione necessaria per sostituire le
forniture di Mosca, ma che ha aumentato i costi e l’esposizione alla volatilità
dei mercati internazionali.
Oggi l’Italia si rifornisce attraverso due canali distinti: i gasdotti e le
rotte marittime attraverso cui arriva il gas naturale liquefatto via nave. I
primi restano la componente principale, pari al 65-70% delle importazioni.
L’Algeria da sola copre circa un terzo del fabbisogno nazionale attraverso il
Transmed, seguita dall’Azerbaigian con il Tap. Poi vengono Norvegia e Libia.
L’altro 30-35% arriva invece sotto forma di Gnl: una quota cresciuta rapidamente
dopo il 2022 per sostituire il gas russo. In questo segmento il Qatar è il primo
fornitore con oltre il 40% del totale, seguito dagli Stati Uniti (oltre il 35%)
e dall’Algeria.
Nel quadro europeo l’Italia è oggi il principale importatore europeo di Gnl
qatariota, con circa 5 milioni di tonnellate nel 2025, davanti a Spagna, Belgio,
Polonia e Regno Unito. Ma il rapporto con Doha è molto asimmetrico. Il Qatar
destina la gran parte delle sue esportazioni all’Asia, con Cina, India e Corea
del Sud che assorbono volumi molto superiori a quelli europei. L’Italia si
colloca in una fascia intermedia e ha quindi un potere contrattuale limitato in
un mercato globale in cui la domanda cresce più rapidamente dell’offerta.
Ora, gli effetti della guerra in Medio Oriente rendono palese come la dipendenza
da Doha sia diventata una nuova vulnerabilità strutturale. Compensare
rapidamente e a basso costo quelle forniture appare proibitivo. Gli Stati Uniti,
nostro secondo fornitore di Gnl, da cui arriva già oltre un terzo dell’import,
difficilmente possono garantire aumenti in tempi brevi. Le importazioni
dall’Algeria, che garantisce il 35% del fabbisogno, restano vincolate alla
capacità del gasdotto Transmed e lo stesso vale per il Tap che porta in Europa
il gas dall’Azerbaigian. Il mercato spot globale è per definizione competitivo.
Oltre che dominato dalla domanda asiatica. In caso di carenza, i carichi
disponibili vengono dirottati verso chi è disposto a pagare di più.
Se l’interruzione delle forniture dal Qatar durerà a lungo, potrebbero rendersi
necessarie nuove misure di contenimento dei consumi come quelle consigliate
dall’Agenzia dell’energia e un aumento del ricorso a fonti più inquinanti o
all’import di elettricità dall’estero. Gli stoccaggi, attualmente intorno al 47%
della capacità, garantirebbero solo un margine temporaneo, sufficiente per
alcune settimane. A proposto: con l’arrivo della primavera solitamente i Paesi
europei iniziano ad approvvigionarsi in vista della successiva stagione fredda,
con l’obiettivo di avere scorte piene al 90% a inizio inverno. Nei giorni scorsi
però la Commissione Ue, a fronte della crisi causata dall’escalation nel Golfo,
ha chiesto agli Stati membri di ridurre il target dall’80%. E prendere
provvedimenti per contenere la domanda di famiglie e imprese.
L'articolo Crisi energetica, cosa rischiamo dopo i danni agli impianti in Qatar.
L’Italia nel 2025 ha importato da Doha il 42% del gas naturale liquefatto
proviene da Il Fatto Quotidiano.
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A causa dei danni subiti dagli impianti, colpiti dai missili iraniani, l’azienda
petrolifera statale del Qatar sta pensando di dichiarare l’esonero dalla
responsabilità contrattuale nei confronti di Italia, Belgio, Corea del Sud e
Cina per le forniture di gas naturale liquefatto. L’annuncio è stato dato dal
Ceo di QatarEnergy, Saad al-Kaabi, in un’intervista esclusiva a Reuters e
rischia di inguaiare il nostro Paese. Il Qatar è infatti il secondo maggior
fornitore di Gnl dell’Italia, secondo solo agli Stati Uniti.
Il Gnl rappresenta poco più del 30% dell’import complessivo di gas. I problemi
legati allo stop potrebbero manifestarsi già nel breve periodo: le forniture di
marzo erano già a bordo delle navi gasiere quando è scoppiata la guerra in Iran,
ma tra la riduzione della produzione per i danni agli impianti e il blocco dello
Stretto di Hormuz già su aprile non c’è alcuna garanzia.
E il problema rischia di essere di lungo periodo: l’annuncio di al-Kaabi
riguarda infatti la dichiarazione di forza maggiore – cioè l’impossibilità di
onorare i contratti – “per qualsiasi durata”. Gli attacchi iraniani hanno messo
fuori uso il 17% della capacità di esportazione di gnl del Qatar, causando una
perdita di entrate annuali stimata in 20 miliardi di dollari e minacciando le
forniture a Europa e Asia, ha detto Kaabi.
Due dei 14 treni di liquefazione del gnl del Qatar e uno dei suoi due impianti
di conversione del gas in liquidi sono stati danneggiati dagli attacchi senza
precedenti, ha spiegato ancora il Ceo di QatarEnergy. Le riparazioni, ha
aggiunto, metteranno fuori uso 12,8 milioni di tonnellate di gas liquefatto
all’anno per un periodo compreso tra tre e cinque anni: “Non avrei mai
immaginato, nemmeno nei miei sogni più sfrenati, che il Qatar e l’intera regione
– ha aggiunto al-Kaabi – potessero subire un attacco del genere, soprattutto da
parte di un Paese musulmano fratello, nel mese di Ramadan, attaccandoci in
questo modo”.
L'articolo QatarEnergy: “Possibile stop delle forniture di Gnl all’Italia per i
danni agli impianti”. È il nostro secondo fornitore proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Gli attacchi incrociati agli impianti energetici nel Golfo, compresa l’area
industriale di Ras Laffan in Qatar, aprono quello che gli esperti del settore
definiscono uno “scenario da Armageddon“. Non si parla più soltanto dello stop
al traffico di petroliere nello Stretto di Hormuz, da cui transita una quota
rilevante delle esportazioni globali di greggio. Sul tavolo c’è ora anche la
possibilità di danni diretti alla capacità produttiva dell’area, uno dei
principali poli energetici del mondo. Il rischio è quello di interruzioni
prolungate dell’offerta, che si tradurrebbero in uno choc globale sul prezzo
dell’energia con pesanti conseguenze per l’Europa, per cui il Qatar è il secondo
fornitore dietro gli Usa -L’ad di QatarEnergy ha già fatto sapere che potrebbe
dover dichiarare la forza maggiore sui contratti a lungo termine per le
forniture di gas naturale liquefatto destinate a Italia, Belgio, Corea del Sud e
Cina. Gli attacchi iraniani hanno messo fuori uso il 17% della capacità di
esportazione di gnl del Paese. Il primo effetto è che il Brent è tornato a
superare i 115 dollari al barile e i prezzi del gas sul mercato europeo Ttf
hanno registrato un’impennata oltre i 70 euro al megawattora, più che
raddoppiando rispetto ai livelli precedenti all’escalation.
La produzione annuale del Qatar, circa 110 miliardi di metri cubi, è poco
inferiore alla perdita di forniture russe via gasdotto verso l’Europa dopo
l’invasione dell’Ucraina. Il sito di Ras Laffan, grande 290 km quadri e con una
capacità di circa 77 milioni di tonnellate annue, è il più grande hub di gas
naturale liquefatto al mondo. Da lì proviene in condizioni normali circa un
quinto dell’offerta globale di Gnl. Almeno fino agli attacchi missilistici
iraniani delle ultime ore, seguite ai raid contro il giacimento di gas iraniano
di South Pars. Per gli operatori, racconta il Financial Times, si tratta di un
evento senza precedenti. I raid iniziati mercoledì sera hanno messo fuori uso
parte degli impianti rendendo incerto il ritorno alla piena operatività.
QatarEnergy aveva già sospeso la produzione in via precauzionale, ma il mercato
scommetteva su una ripresa rapida una volta stabilizzata la situazione nello
Stretto di Hormuz. Uno scenario che ora appare superato.
Secondo diversi analisti, il ripristino completo potrebbe richiedere mesi, se
non anni, soprattutto considerando la complessità delle tecnologie necessarie
per il raffreddamento e la liquefazione del gas. “Mi sono svegliata stamattina e
ho pensato: ‘No, per favore no'”, dice al Ft Anne-Sophie Corbeau, ex
responsabile dell’analisi del gas presso la BP e ora al Center on Global Energy
Policy della Columbia University. “Questo è sempre stato il mio incubo, il mio
scenario da Armageddon, quello che non volevo assolutamente che si verificasse”.
Se lo stop dovesse protrarsi per l’intero anno, prevede il quotidiano
finanziario, l’offerta globale tornerebbe ai livelli del 2021, cancellando
cinque anni di crescita. E senza alternative facilmente attivabili.
Le conseguenze degli attacchi ricadranno pesantemente sull’Europa, la cui
dipendenza dal Gnl è aumentata dopo il taglio dei flussi russi. Ora il Vecchio
continente dovrà competere direttamente con Asia orientale, in particolare
Giappone e Corea del Sud, per accaparrarsi carichi alternativi, soprattutto
dagli Stati Uniti. A carissimo prezzo. La stagione di riempimento degli
stoccaggi in estate si preannuncia molto complessa. Intanto in Asia si segnalano
già carenze e razionamenti, mentre diversi Paesi stanno tornando a utilizzare il
carbone per la produzione elettrica.
L'articolo Perché gli attacchi agli impianti di Gnl di Ras Laffan aprono uno
“scenario da Armageddon” sui mercati. I rischi per l’Europa proviene da Il Fatto
Quotidiano.
il caso della Arctic Metagaz alla deriva nel canale di Sicilia merita delle
riflessioni aggiuntive anche facendo un raffronto con l’attuale “sviluppo” in
corso del Porto di Napoli. Oltre a due serbatoi di gasolio ancora pieni, sulla
nave ci sono almeno altre 700 tonnellate di Gnl. Il rischio disastro ambientale
è elevatissimo.
La nave gasiera è stata probabilmente sabotata dai droni dei nostri “amici”
ucraini e ora vaga come una bomba ad orologeria alla deriva nel Mediterraneo
centrale.
La Arctic Metagaz ha un potenziale di trasporto di circa 60mila tonnellate di
Gnl. Il potenziale energetico racchiuso nei serbatoi è di gran lunga maggiore
persino della esplosione nucleare che fu fatta detonare a Hiroshima. Il Gnl è
composto principalmente da metano. Il potere calorifico inferiore del metano è
di circa 50 MJ/kg (megajoule per chilogrammo). Massa: 60.000 t = 60.000.000 kg.
Rapportando quindi il solo valore energetico potenziale a quello della bomba di
Hiroshima si deduce che il contenuto energetico di 60mila tonnellate di Gnl
equivale a decine di volte l’energia della bomba di Hiroshima – esclusivamente
in termini di potenziale energetico liberato, assolutamente non certo di
radioattività liberata.
Il Gnl ancora contenuto costituisce quindi così il rischio di un’esplosione
termica massiccia e immediata; il gasolio rappresenta invece il rischio di una
catastrofe ambientale a lungo termine nel caso in cui si versasse in mare,
creando una macchia oleosa che rischierebbe di soffocare le coste della
verdissima isola di Gozo (Malta) o di Linosa (Italia).
In caso di incendio, il gasolio potrebbe agire come “stoppino”, mantenendo le
fiamme accese molto più a lungo e rendendo quasi impossibile lo spegnimento dei
serbatoi di Gnl per via delle temperature estreme. Questa combinazione rende la
nave una doppia minaccia: un’esplosione colossale seguita da un disastro
ecologico persistente. Il calore sprigionato e l’espansione del gas nel caso di
worst-case scenario creerebbero comunque un evento termico di proporzioni
colossali.
Adesso riflettiamo sul Porto di Napoli. Nonostante l’ennesimo stop alla
costruzione nel Porto di un impianto a Gnl, è già in corso di realizzazione la
creazione di una piattaforma di ricarica navale a Gnl (e sono stati già
investiti a tale scopo oltre 50 milioni di euro) non più all’interno del Porto
ma direttamente in mezzo al golfo di Napoli giusto davanti alla città di
Ercolano. Ricordiamo che nell’eruzione pliniana del 79 d.C. abbiamo registrato
il massimo dei terrificanti flussi piroclastici proprio ad Ercolano, molto più
che a Pompei. Le centinaia di scheletri di cittadini di Ercolano sono oggi la
terrificante testimonianza di questo evento.
Oggi sui fondali di Ercolano sono state identificate almeno altre tre rime di
frattura del Vesuvio con bocche vulcaniche potenzialmente attive. Ispra ci
indica che nel Comune di Napoli ma in particolare all’interno del Porto sono
censite ben 9 aziende a potenziale incidente rilevante tra cui la Q8, che doveva
delocalizzare decenni fa perché tutti i depositi ricadono comunque in zona
gialla del Vesuvio, dove in caso di eruzione minima, come quella del 18 marzo
1944 di cui proprio oggi festeggiamo gli 82 anni, è prevista la ricaduta di
ceneri bollenti sino a 300 kg per metro quadro. In zona gialla del Vesuvio
abbiamo quindi in deposito da decenni decine di milioni di litri di benzine,
gasolio, gpl e gnl.
Queste amare ma forse non folli riflessioni purtroppo a mio parere sono solo
l’ennesima e drammatica dimostrazione della reale incapacità di programmare uno
“sviluppo” sostenibile e compatibile con le specificità naturali di Napoli da
parte dei nostri politici e imprenditori. E’ notizia di ieri che nello stesso
braccio di mare in cui si trova la nave gasiera, Eni ha identificato giacimenti
di gas naturale non inferiori a 28 miliardi di metri cubi. Una quantità immensa.
Quello stesso braccio di mare vede migliaia di migranti rischiare la vita anche
solo nella speranza di potere arrivare in Italia. Quanta follia umana di imperi
lontani da noi dobbiamo ancora subire prima di potere pensare a donare pace,
sanità gratis e farmaci ai nostri fratelli libici e africani in cambio
semplicemente di gas a buon prezzo, senza depositi esplosivi sotto vulcani
attivi ma semplicemente con metanodotti sottomarini di poche centinaia di km
dalle nostre coste?
L'articolo Dalla Arctic Metagaz può nascere una catastrofe ambientale: mi
rammenta la situazione del porto di Napoli proviene da Il Fatto Quotidiano.
Torna la tensione sui mercati energetici dopo le notizie di un attacco
israeliano alle raffinerie statali di Asaluyeh, sulla costa dell’Iran, e al
giacimento di gas naturale di South Pars/North Dome, il più grande al mondo. Si
trovano entrambi nella provincia di Bashehr, nell’area strategica dello Stretto
di Hormuz. L’Idf ha rivendicato il raid: “Se il messaggio non verrà recepito,
gli attacchi potrebbero estendersi”, ha detto l’ufficiale israeliano citato da
Channel 12. La televisione di Stato iraniana ha subito minacciato una
rappresaglia: la Repubblica Islamica, è l’annuncio, attaccherà le infrastrutture
petrolifere e del gas in Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Nel
mirino in particolare in particolare la raffineria Samref dell’Arabia Saudita e
il suo complesso petrolchimico di Jubail. il giacimento di gas Al Hasan degli
Emirati Arabi Uniti, gli impianti petrolchimici e una raffineria in Qatar. Il
greggio Wti, che in mattinata era in calo di oltre il 3%, ha invertito
bruscamente la rotta, risalendo fino a 98,4 dollari al barile. Il Brent arriva a
guadagnare il 5% a 108 dollari al barile.
Le tensioni continuano a trasferirsi sui prezzi alla pompa in Italia. Secondo i
dati della Staffetta Quotidiana, alle 8 di ieri mattina il gasolio in modalità
self service sfiorava i 2,1 euro al litro (2,089 euro), ai massimi da marzo
2022, mentre la benzina si avvicinava a 1,86 euro (1,855 euro), sui livelli più
alti da luglio 2024. I rialzi sono diffusi: Q8 ha aumentato di 6 centesimi la
benzina e di 1 il diesel, mentre Tamoil ha ritoccato i prezzi di 4 e 2 centesimi
rispettivamente. La benzina self service si attesta a 1,855 euro al litro e il
diesel a 2,089 euro; nel servito si sale rispettivamente a 1,988 e 2,221 euro.
Restano più stabili gli altri carburanti: il Gpl è a 0,705 euro al litro, il
metano a 1,506 euro al kg e il Gnl a 1,233 euro.
Sul fronte europeo, intanto, entra in vigore oggi la prima fase del piano
RepowerEU per l’uscita dal gas russo. Scatta il divieto di stipulare nuovi
contratti di importazione, sia a breve che a lungo termine. La stretta
proseguirà nei prossimi mesi: dal 25 aprile sarà vietato rinnovare i contratti
spot di Gnl già in essere, dal 17 giugno quelli via gasdotto. Il phase-out
completo è previsto entro il 2027. Ma proseguiranno fino a novembre le deroghe
temporanee per i Paesi senza sbocco sul mare come Ungheria e Slovacchia. La
ripresa di “normali relazioni energetiche” con la Russia per l’Ue semplicemente
“non è un’opzione”, ha sottolineato il premier polacco Donald Tusk da Danzica,
dopo che il primo ministro belga Bart De Wever ha dichiarato nel fine settimana
al quotidiano L’Echo che l’Ue dovrebbe fare un accordo con Mosca per riprendere
ad importare idrocarburi dalla Russia.
In Italia il governo pare intenzionato ad agire per tamponare le conseguenze per
i consumatori solo dopo il referendum sulla giustizia. Nei giorni scorsi Matteo
Salvini, vicepremier e leader leghista, ha rilanciato l’idea di un contributo
sugli “extraprofitti” dei petrolieri, ma Giorgia Meloni non è intenzionata a
seguire quella strada. Secondo Il Sole 24 Ore per le famiglie con Isee sotto i
15mila euro titolari della card Dedicata a te potrebbe arrivare un bonus
carburanti una tantum da 100 euro. Mentre il ministero delle Imprese punta ad
aiutare l’autotrasporto con un credito d’imposta del 28% per le spese per il
gasolio.
Il vicepresidente della Camera, Sergio Costa (M5s), attacca: “Un bonus da 100
euro dato solo a famiglie con redditi di un livello inferiore a quello di
sopravvivenza è un’elemosina che si sterilizza nel giro di due settimane. Con il
gasolio al picco dal 2022 e la benzina a 1,83 euro al litro, le famiglie
italiane non hanno bisogno di mance ma di un intervento strutturale e
strutturato che aggredisca le cause del caro-carburanti. Sul tavolo ci sono 710
milioni, di cui appena 130 per le famiglie: cifre che non sono nemmeno
lontanamente all’altezza dell’emergenza. Il Governo deve intervenire
urgentemente: si taglino le accise come promesso in campagna elettorale, si
smetta di rincorrere l’emergenza con misure-tampone insufficienti”.
L'articolo Iran, raid di Israele contro raffinerie e il giacimento di gas più
grande al mondo. Teheran risponde minacciando Arabia, Emirati e Qatar. Barile di
nuovo sopra i 100 dollari proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Energy markets are on edge as Iran tensions disrupt shipping and threaten supply
shocks. EU foreign ministers and energy ministers meet in Brussels to discuss
what the bloc can actually do to protect global energy flows — and whether it
has the tools to act.
Meanwhile, Norway is positioning itself as a reliable energy lifeline as the
geopolitical turmoil puts security of supply back in focus.
And the U.K.’s Brexit minister is in town as the EU asks Britain to lower the
tuition fees it charges students from the bloc before Brussels and London can
move forward with a “Brexit reset.”
Zoya Sheftalovich and Kathryn Carlson break it all down.
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Zwei Wochen nach Beginn der US-Invasion im Iran treten die massiven globalen
Nebenwirkungen zutage. Während Donald Trump durch die Lockerung der Sanktionen
gegen russisches Öl die Ukraine-Front schwächt, entstehen im Nahen Osten völlig
neue Zweckbündnisse. Gordon Repinski analysiert gemeinsam mit der
Strategie-Expertin Florence Gaub (NATO Defense College), warum die USA derzeit
eher operationell getrieben als strategisch klug handeln und welche
langfristigen Dominoeffekte dieser Einsatz für die europäische
Sicherheitsarchitektur hat.
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Zwischen Kyjiw und Budapest droht der endgültige Bruch. Während Viktor Orbán im
Europäischen Rat womöglich kommende Woche die Freigabe von 90 Milliarden Euro an
EU-Hilfen blockiert, bezeichnet Wolodymyr Selenskyj ihn im Exklusiv-Interview
mit POLITICO als „Verbündeten Russlands“. Gordon Repinski berichtet von der
aufgeladenen Stimmung im Präsidentenpalast und analysiert gemeinsam mit Rixa
Fürsen, wie Selenskyjs „Plan B“ aussieht, um das ungarische Veto zu umgehen.
Kanzler Friedrich Merz ist derweil am nördlichen Polarkreis. Begleitet von
Verteidigungsminister Boris Pistorius geht es in Norwegen um weit mehr als nur
diplomatische Höflichkeit. Zwischen NATO-Übungen und dem Besuch eines
Weltraumbahnhofs stehen ein U-Boot-Deal mit Kanada sowie die europäische
Unabhängigkeit in der Satellitentechnik auf der Agenda. Hans von der Burchard
begleitet den Kanzler auf dieser Reise und ordnet ein, ob Norwegen als
wichtigster Energielieferant gerade jetzt eine Lebensversicherung für die
deutsche Wirtschaftswende sein könnte.
Deutschland gibt Teile der strategischen Ölreserve frei und führt eine tägliche
Preis-Obergrenze an den Tankstellen ein. Im 200-Sekunden-Interview erklärt
Justiz- und Verbraucherschutzministerin Stefanie Hubig (SPD), was die
Preisobergrenze bringen soll und ob deutschen Autofahrern bei anhaltender Krise
im Nahen Osten bald doch mit einer echten Preisbremse geholfen wird.
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