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Crisi energetica, allarme per l’Italia: il Qatar annuncia lo stop alle forniture di gas naturale previste dai contratti di lungo termine
La notizia più temuta, ventilata la settimana scorsa dopo gli attacchi dei giorni scorsi a giacimenti e infrastrutture del Golfo, è arrivata nel pomeriggio di martedì. Qatar Energy, la compagnia petrolifera statale dell’emirato, ha dichiarato lo stato di forza maggiore anche sui contratti di lungo termine per la fornitura di gas naturale liquefatto sottoscritti con Italia, Belgio, Corea del Sud e Cina. Vale a dire che sospenderà o rinvierà le forniture. A inizio marzo il gruppo aveva già notificato a Edison, il maggior importatore italiano, che non avrebbe potuto adempiere agli obblighi contrattuali relativi alle consegne previste da inizio aprile. Ora ufficializza che lo stop sarà ben più prolungato L’Italia è oggi il principale importatore europeo di Gnl qatariota, con circa 5 milioni di tonnellate nel 2025, davanti a Spagna, Belgio, Polonia e Regno Unito. L’anno scorso ha comprato dal Paese il 42% del suo fabbisogno di gas naturale liquefatto, pari al 10% del suo consumo complessivo di quel combustibile fossile. Che copre ad oggi circa il 35% del consumo interno lordo di energia. L'articolo Crisi energetica, allarme per l’Italia: il Qatar annuncia lo stop alle forniture di gas naturale previste dai contratti di lungo termine proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Crisi energetica, cosa rischiamo dopo i danni agli impianti in Qatar. L’Italia nel 2025 ha importato da Doha il 42% del gas naturale liquefatto
Quella che l’Agenzia internazionale dell’energia ha definito “la minaccia alla sicurezza energetica più grave della storia” rischia di ripercuotersi pesantemente sull’Italia. Non parliamo dei rincari dei carburanti scatenati dall’esplosione dei prezzi del petrolio dopo gli attacchi all’Iran, ma dei costi che il Paese dovrà sostenere per procurarsi il gas che resta ancora oggi la principale fonte energetica del Paese, coprendo circa il 35% del consumo interno lordo di energia. Gli attacchi dei giorni scorsi a giacimenti e infrastrutture del Golfo mettono a dura prova la sicurezza della Penisola, che l’anno scorso ha importato il 42% del suo fabbisogno di gas naturale liquefatto dal Qatar. I danni agli impianti di produzione ridurranno del 17% in cinque anni la capacità di export. QatarEnergy aveva già notificato a Edison, il maggior importatore italiano, che per cause di forza maggiore non avrebbe potuto adempiere agli obblighi contrattuali relativi alle consegne previste da inizio aprile. E ora potrebbe dover fare lo stesso anche sul lungo termine. Un passo indietro. Fino al 2021 il sistema italiano era dipendente dal gas russo trasportato via gasdotto. Dopo l’invasione dell’Ucraina, il quadro è cambiato. Tra il 2023 e i primi mesi del 2026 la quota del Gnl sul mix energetico nazionale è più che raddoppiata, ricorda l’agenzia specializzata Ageei, passando da circa il 25% a oltre il 33%. Una trasformazione necessaria per sostituire le forniture di Mosca, ma che ha aumentato i costi e l’esposizione alla volatilità dei mercati internazionali. Oggi l’Italia si rifornisce attraverso due canali distinti: i gasdotti e le rotte marittime attraverso cui arriva il gas naturale liquefatto via nave. I primi restano la componente principale, pari al 65-70% delle importazioni. L’Algeria da sola copre circa un terzo del fabbisogno nazionale attraverso il Transmed, seguita dall’Azerbaigian con il Tap. Poi vengono Norvegia e Libia. L’altro 30-35% arriva invece sotto forma di Gnl: una quota cresciuta rapidamente dopo il 2022 per sostituire il gas russo. In questo segmento il Qatar è il primo fornitore con oltre il 40% del totale, seguito dagli Stati Uniti (oltre il 35%) e dall’Algeria. Nel quadro europeo l’Italia è oggi il principale importatore europeo di Gnl qatariota, con circa 5 milioni di tonnellate nel 2025, davanti a Spagna, Belgio, Polonia e Regno Unito. Ma il rapporto con Doha è molto asimmetrico. Il Qatar destina la gran parte delle sue esportazioni all’Asia, con Cina, India e Corea del Sud che assorbono volumi molto superiori a quelli europei. L’Italia si colloca in una fascia intermedia e ha quindi un potere contrattuale limitato in un mercato globale in cui la domanda cresce più rapidamente dell’offerta. Ora, gli effetti della guerra in Medio Oriente rendono palese come la dipendenza da Doha sia diventata una nuova vulnerabilità strutturale. Compensare rapidamente e a basso costo quelle forniture appare proibitivo. Gli Stati Uniti, nostro secondo fornitore di Gnl, da cui arriva già oltre un terzo dell’import, difficilmente possono garantire aumenti in tempi brevi. Le importazioni dall’Algeria, che garantisce il 35% del fabbisogno, restano vincolate alla capacità del gasdotto Transmed e lo stesso vale per il Tap che porta in Europa il gas dall’Azerbaigian. Il mercato spot globale è per definizione competitivo. Oltre che dominato dalla domanda asiatica. In caso di carenza, i carichi disponibili vengono dirottati verso chi è disposto a pagare di più. Se l’interruzione delle forniture dal Qatar durerà a lungo, potrebbero rendersi necessarie nuove misure di contenimento dei consumi come quelle consigliate dall’Agenzia dell’energia e un aumento del ricorso a fonti più inquinanti o all’import di elettricità dall’estero. Gli stoccaggi, attualmente intorno al 47% della capacità, garantirebbero solo un margine temporaneo, sufficiente per alcune settimane. A proposto: con l’arrivo della primavera solitamente i Paesi europei iniziano ad approvvigionarsi in vista della successiva stagione fredda, con l’obiettivo di avere scorte piene al 90% a inizio inverno. Nei giorni scorsi però la Commissione Ue, a fronte della crisi causata dall’escalation nel Golfo, ha chiesto agli Stati membri di ridurre il target dall’80%. E prendere provvedimenti per contenere la domanda di famiglie e imprese. L'articolo Crisi energetica, cosa rischiamo dopo i danni agli impianti in Qatar. L’Italia nel 2025 ha importato da Doha il 42% del gas naturale liquefatto proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Der Absturz der SPD und die fünf Fallen des Montags
Listen on * Spotify * Apple Music * Amazon Music Nach 35 Jahren verliert die SPD ihre Bastion Rheinland-Pfalz. Gordon Schnieder führt die CDU zum Sieg, während Alexander Schweitzer trotz persönlicher Beliebtheit dem massiven Bundestrend unterliegt. Gemeinsam mit Rasmus Buchsteiner analysiert Gordon Repinski die Schockwellen für Berlin und die Bundespolitik. Im 200-Sekunden-Interview spricht der schleswig-holsteinische Ministerpräsident Daniel Günther (CDU) über den „Auftrag zur Beherztheit“. Günther ordnet ein, warum der Wahlsieg in Mainz kein Grund zum Ausruhen ist, sondern die Koalition in Berlin nun zwingt, die großen Sozial- und Rentenreformen durchzuziehen. Donald Trump verliert die Geduld: Angesichts der immer weiter steigenden Energiepreise in den USA hat der Präsident ein 48-Stunden-Ultimatum gestellt. Entweder das Regime gibt die Straße von Hormus frei, oder die USA bombardieren iranische Kraftwerke. Jonathan Martin berichtet aus Washington über die Frustration im Weißen Haus und warum dieses „Roulette“ für Trump zur Schicksalsfrage für die Midterm-Elections im November wird. Das Berlin Playbook als Podcast gibt es jeden Morgen ab 5 Uhr. Gordon Repinski und das POLITICO-Team liefern Politik zum Hören – kompakt, international, hintergründig. Für alle Hauptstadt-Profis: Der Berlin Playbook-Newsletter bietet jeden Morgen die wichtigsten Themen und Einordnungen. ⁠Jetzt kostenlos abonnieren.⁠ Mehr von Host und POLITICO Executive Editor Gordon Repinski: Instagram: ⁠@gordon.repinski⁠ | X: ⁠@GordonRepinski⁠. POLITICO Deutschland – ein Angebot der Axel Springer Deutschland GmbH Axel-Springer-Straße 65, 10888 Berlin Tel: +49 (30) 2591 0 ⁠information@axelspringer.de⁠ Sitz: Amtsgericht Berlin-Charlottenburg, HRB 196159 B USt-IdNr: DE 214 852 390 Geschäftsführer: Carolin Hulshoff Pol, Mathias Sanchez Luna **(Anzeige) Eine Nachricht der PKV: Hätten Sie’s gedacht? Vom jährlichen 15,5-Milliarden-Euro-Mehrumsatz der Privatversicherten profitiert das gesamte Gesundheitswesen. Denn neben den Haus- und Fachärzten kommen die höheren Honorare auch den zahnärztlichen Praxen zugute, dem Arzneimittelbereich oder Therapeutinnen. So stützt die PKV die medizinische Versorgung in Deutschland zugunsten aller – auch der gesetzlich Versicherten. Mehr auf pkv.de**
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QatarEnergy: “Possibile stop delle forniture di Gnl all’Italia per i danni agli impianti”. È il nostro secondo fornitore
A causa dei danni subiti dagli impianti, colpiti dai missili iraniani, l’azienda petrolifera statale del Qatar sta pensando di dichiarare l’esonero dalla responsabilità contrattuale nei confronti di Italia, Belgio, Corea del Sud e Cina per le forniture di gas naturale liquefatto. L’annuncio è stato dato dal Ceo di QatarEnergy, Saad al-Kaabi, in un’intervista esclusiva a Reuters e rischia di inguaiare il nostro Paese. Il Qatar è infatti il secondo maggior fornitore di Gnl dell’Italia, secondo solo agli Stati Uniti. Il Gnl rappresenta poco più del 30% dell’import complessivo di gas. I problemi legati allo stop potrebbero manifestarsi già nel breve periodo: le forniture di marzo erano già a bordo delle navi gasiere quando è scoppiata la guerra in Iran, ma tra la riduzione della produzione per i danni agli impianti e il blocco dello Stretto di Hormuz già su aprile non c’è alcuna garanzia. E il problema rischia di essere di lungo periodo: l’annuncio di al-Kaabi riguarda infatti la dichiarazione di forza maggiore – cioè l’impossibilità di onorare i contratti – “per qualsiasi durata”. Gli attacchi iraniani hanno messo fuori uso il 17% della capacità di esportazione di gnl del Qatar, causando una perdita di entrate annuali stimata in 20 miliardi di dollari e minacciando le forniture a Europa e Asia, ha detto Kaabi. Due dei 14 treni di liquefazione del gnl del Qatar e uno dei suoi due impianti di conversione del gas in liquidi sono stati danneggiati dagli attacchi senza precedenti, ha spiegato ancora il Ceo di QatarEnergy. Le riparazioni, ha aggiunto, metteranno fuori uso 12,8 milioni di tonnellate di gas liquefatto all’anno per un periodo compreso tra tre e cinque anni: “Non avrei mai immaginato, nemmeno nei miei sogni più sfrenati, che il Qatar e l’intera regione – ha aggiunto al-Kaabi – potessero subire un attacco del genere, soprattutto da parte di un Paese musulmano fratello, nel mese di Ramadan, attaccandoci in questo modo”. L'articolo QatarEnergy: “Possibile stop delle forniture di Gnl all’Italia per i danni agli impianti”. È il nostro secondo fornitore proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Perché gli attacchi agli impianti di Gnl di Ras Laffan aprono uno “scenario da Armageddon” sui mercati. I rischi per l’Europa
Gli attacchi incrociati agli impianti energetici nel Golfo, compresa l’area industriale di Ras Laffan in Qatar, aprono quello che gli esperti del settore definiscono uno “scenario da Armageddon“. Non si parla più soltanto dello stop al traffico di petroliere nello Stretto di Hormuz, da cui transita una quota rilevante delle esportazioni globali di greggio. Sul tavolo c’è ora anche la possibilità di danni diretti alla capacità produttiva dell’area, uno dei principali poli energetici del mondo. Il rischio è quello di interruzioni prolungate dell’offerta, che si tradurrebbero in uno choc globale sul prezzo dell’energia con pesanti conseguenze per l’Europa, per cui il Qatar è il secondo fornitore dietro gli Usa -L’ad di QatarEnergy ha già fatto sapere che potrebbe dover dichiarare la forza maggiore sui contratti a lungo termine per le forniture di gas naturale liquefatto destinate a Italia, Belgio, Corea del Sud e Cina. Gli attacchi iraniani hanno messo fuori uso il 17% della capacità di esportazione di gnl del Paese. Il primo effetto è che il Brent è tornato a superare i 115 dollari al barile e i prezzi del gas sul mercato europeo Ttf hanno registrato un’impennata oltre i 70 euro al megawattora, più che raddoppiando rispetto ai livelli precedenti all’escalation. La produzione annuale del Qatar, circa 110 miliardi di metri cubi, è poco inferiore alla perdita di forniture russe via gasdotto verso l’Europa dopo l’invasione dell’Ucraina. Il sito di Ras Laffan, grande 290 km quadri e con una capacità di circa 77 milioni di tonnellate annue, è il più grande hub di gas naturale liquefatto al mondo. Da lì proviene in condizioni normali circa un quinto dell’offerta globale di Gnl. Almeno fino agli attacchi missilistici iraniani delle ultime ore, seguite ai raid contro il giacimento di gas iraniano di South Pars. Per gli operatori, racconta il Financial Times, si tratta di un evento senza precedenti. I raid iniziati mercoledì sera hanno messo fuori uso parte degli impianti rendendo incerto il ritorno alla piena operatività. QatarEnergy aveva già sospeso la produzione in via precauzionale, ma il mercato scommetteva su una ripresa rapida una volta stabilizzata la situazione nello Stretto di Hormuz. Uno scenario che ora appare superato. Secondo diversi analisti, il ripristino completo potrebbe richiedere mesi, se non anni, soprattutto considerando la complessità delle tecnologie necessarie per il raffreddamento e la liquefazione del gas. “Mi sono svegliata stamattina e ho pensato: ‘No, per favore no'”, dice al Ft Anne-Sophie Corbeau, ex responsabile dell’analisi del gas presso la BP e ora al Center on Global Energy Policy della Columbia University. “Questo è sempre stato il mio incubo, il mio scenario da Armageddon, quello che non volevo assolutamente che si verificasse”. Se lo stop dovesse protrarsi per l’intero anno, prevede il quotidiano finanziario, l’offerta globale tornerebbe ai livelli del 2021, cancellando cinque anni di crescita. E senza alternative facilmente attivabili. Le conseguenze degli attacchi ricadranno pesantemente sull’Europa, la cui dipendenza dal Gnl è aumentata dopo il taglio dei flussi russi. Ora il Vecchio continente dovrà competere direttamente con Asia orientale, in particolare Giappone e Corea del Sud, per accaparrarsi carichi alternativi, soprattutto dagli Stati Uniti. A carissimo prezzo. La stagione di riempimento degli stoccaggi in estate si preannuncia molto complessa. Intanto in Asia si segnalano già carenze e razionamenti, mentre diversi Paesi stanno tornando a utilizzare il carbone per la produzione elettrica. L'articolo Perché gli attacchi agli impianti di Gnl di Ras Laffan aprono uno “scenario da Armageddon” sui mercati. I rischi per l’Europa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Dalla Arctic Metagaz può nascere una catastrofe ambientale: mi rammenta la situazione del porto di Napoli
il caso della Arctic Metagaz alla deriva nel canale di Sicilia merita delle riflessioni aggiuntive anche facendo un raffronto con l’attuale “sviluppo” in corso del Porto di Napoli. Oltre a due serbatoi di gasolio ancora pieni, sulla nave ci sono almeno altre 700 tonnellate di Gnl. Il rischio disastro ambientale è elevatissimo. La nave gasiera è stata probabilmente sabotata dai droni dei nostri “amici” ucraini e ora vaga come una bomba ad orologeria alla deriva nel Mediterraneo centrale. La Arctic Metagaz ha un potenziale di trasporto di circa 60mila tonnellate di Gnl. Il potenziale energetico racchiuso nei serbatoi è di gran lunga maggiore persino della esplosione nucleare che fu fatta detonare a Hiroshima. Il Gnl è composto principalmente da metano. Il potere calorifico inferiore del metano è di circa 50 MJ/kg (megajoule per chilogrammo). Massa: 60.000 t = 60.000.000 kg. Rapportando quindi il solo valore energetico potenziale a quello della bomba di Hiroshima si deduce che il contenuto energetico di 60mila tonnellate di Gnl equivale a decine di volte l’energia della bomba di Hiroshima – esclusivamente in termini di potenziale energetico liberato, assolutamente non certo di radioattività liberata. Il Gnl ancora contenuto costituisce quindi così il rischio di un’esplosione termica massiccia e immediata; il gasolio rappresenta invece il rischio di una catastrofe ambientale a lungo termine nel caso in cui si versasse in mare, creando una macchia oleosa che rischierebbe di soffocare le coste della verdissima isola di Gozo (Malta) o di Linosa (Italia). In caso di incendio, il gasolio potrebbe agire come “stoppino”, mantenendo le fiamme accese molto più a lungo e rendendo quasi impossibile lo spegnimento dei serbatoi di Gnl per via delle temperature estreme. Questa combinazione rende la nave una doppia minaccia: un’esplosione colossale seguita da un disastro ecologico persistente. Il calore sprigionato e l’espansione del gas nel caso di worst-case scenario creerebbero comunque un evento termico di proporzioni colossali. Adesso riflettiamo sul Porto di Napoli. Nonostante l’ennesimo stop alla costruzione nel Porto di un impianto a Gnl, è già in corso di realizzazione la creazione di una piattaforma di ricarica navale a Gnl (e sono stati già investiti a tale scopo oltre 50 milioni di euro) non più all’interno del Porto ma direttamente in mezzo al golfo di Napoli giusto davanti alla città di Ercolano. Ricordiamo che nell’eruzione pliniana del 79 d.C. abbiamo registrato il massimo dei terrificanti flussi piroclastici proprio ad Ercolano, molto più che a Pompei. Le centinaia di scheletri di cittadini di Ercolano sono oggi la terrificante testimonianza di questo evento. Oggi sui fondali di Ercolano sono state identificate almeno altre tre rime di frattura del Vesuvio con bocche vulcaniche potenzialmente attive. Ispra ci indica che nel Comune di Napoli ma in particolare all’interno del Porto sono censite ben 9 aziende a potenziale incidente rilevante tra cui la Q8, che doveva delocalizzare decenni fa perché tutti i depositi ricadono comunque in zona gialla del Vesuvio, dove in caso di eruzione minima, come quella del 18 marzo 1944 di cui proprio oggi festeggiamo gli 82 anni, è prevista la ricaduta di ceneri bollenti sino a 300 kg per metro quadro. In zona gialla del Vesuvio abbiamo quindi in deposito da decenni decine di milioni di litri di benzine, gasolio, gpl e gnl. Queste amare ma forse non folli riflessioni purtroppo a mio parere sono solo l’ennesima e drammatica dimostrazione della reale incapacità di programmare uno “sviluppo” sostenibile e compatibile con le specificità naturali di Napoli da parte dei nostri politici e imprenditori. E’ notizia di ieri che nello stesso braccio di mare in cui si trova la nave gasiera, Eni ha identificato giacimenti di gas naturale non inferiori a 28 miliardi di metri cubi. Una quantità immensa. Quello stesso braccio di mare vede migliaia di migranti rischiare la vita anche solo nella speranza di potere arrivare in Italia. Quanta follia umana di imperi lontani da noi dobbiamo ancora subire prima di potere pensare a donare pace, sanità gratis e farmaci ai nostri fratelli libici e africani in cambio semplicemente di gas a buon prezzo, senza depositi esplosivi sotto vulcani attivi ma semplicemente con metanodotti sottomarini di poche centinaia di km dalle nostre coste? L'articolo Dalla Arctic Metagaz può nascere una catastrofe ambientale: mi rammenta la situazione del porto di Napoli proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Iran, raid di Israele contro raffinerie e il giacimento di gas più grande al mondo. Teheran risponde minacciando Arabia, Emirati e Qatar. Barile di nuovo sopra i 100 dollari
Torna la tensione sui mercati energetici dopo le notizie di un attacco israeliano alle raffinerie statali di Asaluyeh, sulla costa dell’Iran, e al giacimento di gas naturale di South Pars/North Dome, il più grande al mondo. Si trovano entrambi nella provincia di Bashehr, nell’area strategica dello Stretto di Hormuz. L’Idf ha rivendicato il raid: “Se il messaggio non verrà recepito, gli attacchi potrebbero estendersi”, ha detto l’ufficiale israeliano citato da Channel 12. La televisione di Stato iraniana ha subito minacciato una rappresaglia: la Repubblica Islamica, è l’annuncio, attaccherà le infrastrutture petrolifere e del gas in Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Nel mirino in particolare in particolare la raffineria Samref dell’Arabia Saudita e il suo complesso petrolchimico di Jubail. il giacimento di gas Al Hasan degli Emirati Arabi Uniti, gli impianti petrolchimici e una raffineria in Qatar. Il greggio Wti, che in mattinata era in calo di oltre il 3%, ha invertito bruscamente la rotta, risalendo fino a 98,4 dollari al barile. Il Brent arriva a guadagnare il 5% a 108 dollari al barile. Le tensioni continuano a trasferirsi sui prezzi alla pompa in Italia. Secondo i dati della Staffetta Quotidiana, alle 8 di ieri mattina il gasolio in modalità self service sfiorava i 2,1 euro al litro (2,089 euro), ai massimi da marzo 2022, mentre la benzina si avvicinava a 1,86 euro (1,855 euro), sui livelli più alti da luglio 2024. I rialzi sono diffusi: Q8 ha aumentato di 6 centesimi la benzina e di 1 il diesel, mentre Tamoil ha ritoccato i prezzi di 4 e 2 centesimi rispettivamente. La benzina self service si attesta a 1,855 euro al litro e il diesel a 2,089 euro; nel servito si sale rispettivamente a 1,988 e 2,221 euro. Restano più stabili gli altri carburanti: il Gpl è a 0,705 euro al litro, il metano a 1,506 euro al kg e il Gnl a 1,233 euro. Sul fronte europeo, intanto, entra in vigore oggi la prima fase del piano RepowerEU per l’uscita dal gas russo. Scatta il divieto di stipulare nuovi contratti di importazione, sia a breve che a lungo termine. La stretta proseguirà nei prossimi mesi: dal 25 aprile sarà vietato rinnovare i contratti spot di Gnl già in essere, dal 17 giugno quelli via gasdotto. Il phase-out completo è previsto entro il 2027. Ma proseguiranno fino a novembre le deroghe temporanee per i Paesi senza sbocco sul mare come Ungheria e Slovacchia. La ripresa di “normali relazioni energetiche” con la Russia per l’Ue semplicemente “non è un’opzione”, ha sottolineato il premier polacco Donald Tusk da Danzica, dopo che il primo ministro belga Bart De Wever ha dichiarato nel fine settimana al quotidiano L’Echo che l’Ue dovrebbe fare un accordo con Mosca per riprendere ad importare idrocarburi dalla Russia. In Italia il governo pare intenzionato ad agire per tamponare le conseguenze per i consumatori solo dopo il referendum sulla giustizia. Nei giorni scorsi Matteo Salvini, vicepremier e leader leghista, ha rilanciato l’idea di un contributo sugli “extraprofitti” dei petrolieri, ma Giorgia Meloni non è intenzionata a seguire quella strada. Secondo Il Sole 24 Ore per le famiglie con Isee sotto i 15mila euro titolari della card Dedicata a te potrebbe arrivare un bonus carburanti una tantum da 100 euro. Mentre il ministero delle Imprese punta ad aiutare l’autotrasporto con un credito d’imposta del 28% per le spese per il gasolio. Il vicepresidente della Camera, Sergio Costa (M5s), attacca: “Un bonus da 100 euro dato solo a famiglie con redditi di un livello inferiore a quello di sopravvivenza è un’elemosina che si sterilizza nel giro di due settimane. Con il gasolio al picco dal 2022 e la benzina a 1,83 euro al litro, le famiglie italiane non hanno bisogno di mance ma di un intervento strutturale e strutturato che aggredisca le cause del caro-carburanti. Sul tavolo ci sono 710 milioni, di cui appena 130 per le famiglie: cifre che non sono nemmeno lontanamente all’altezza dell’emergenza. Il Governo deve intervenire urgentemente: si taglino le accise come promesso in campagna elettorale, si smetta di rincorrere l’emergenza con misure-tampone insufficienti”. L'articolo Iran, raid di Israele contro raffinerie e il giacimento di gas più grande al mondo. Teheran risponde minacciando Arabia, Emirati e Qatar. Barile di nuovo sopra i 100 dollari proviene da Il Fatto Quotidiano.
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The EU’s energy dilemma
Listen on * Spotify * Apple Music * Amazon Music Energy markets are on edge as Iran tensions disrupt shipping and threaten supply shocks. EU foreign ministers and energy ministers meet in Brussels to discuss what the bloc can actually do to protect global energy flows — and whether it has the tools to act. Meanwhile, Norway is positioning itself as a reliable energy lifeline as the geopolitical turmoil puts security of supply back in focus. And the U.K.’s Brexit minister is in town as the EU asks Britain to lower the tuition fees it charges students from the bloc before Brussels and London can move forward with a “Brexit reset.” Zoya Sheftalovich and Kathryn Carlson break it all down. If you have questions for us, or want to share your thoughts on the show, you can reach us on our WhatsApp at +32 491 05 06 29.
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Was folgt aus dem Iran-Krieg für Ukraine und Europa? Mit Florence Gaub
Listen on * Spotify * Apple Music * Amazon Music Zwei Wochen nach Beginn der US-Invasion im Iran treten die massiven globalen Nebenwirkungen zutage. Während Donald Trump durch die Lockerung der Sanktionen gegen russisches Öl die Ukraine-Front schwächt, entstehen im Nahen Osten völlig neue Zweckbündnisse. Gordon Repinski analysiert gemeinsam mit der Strategie-Expertin Florence Gaub (NATO Defense College), warum die USA derzeit eher operationell getrieben als strategisch klug handeln und welche langfristigen Dominoeffekte dieser Einsatz für die europäische Sicherheitsarchitektur hat. Das Berlin Playbook als Podcast gibt es jeden Morgen ab 5 Uhr. Gordon Repinski und das POLITICO-Team liefern Politik zum Hören – kompakt, international, hintergründig. Für alle Hauptstadt-Profis: Der Berlin Playbook-Newsletter bietet jeden Morgen die wichtigsten Themen und Einordnungen. ⁠Jetzt kostenlos abonnieren.⁠ Mehr von Host und POLITICO Executive Editor Gordon Repinski: Instagram: ⁠@gordon.repinski⁠ | X: ⁠@GordonRepinski⁠. POLITICO Deutschland – ein Angebot der Axel Springer Deutschland GmbH Axel-Springer-Straße 65, 10888 Berlin Tel: +49 (30) 2591 0 ⁠information@axelspringer.de⁠ Sitz: Amtsgericht Berlin-Charlottenburg, HRB 196159 B USt-IdNr: DE 214 852 390 Geschäftsführer: Carolin Hulshoff Pol, Mathias Sanchez Luna
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Selenskyj gegen Orbán: Warum Deutschland für diesen Streit zahlen könnte
Listen on * Spotify * Apple Music * Amazon Music Zwischen Kyjiw und Budapest droht der endgültige Bruch. Während Viktor Orbán im Europäischen Rat womöglich kommende Woche die Freigabe von 90 Milliarden Euro an EU-Hilfen blockiert, bezeichnet Wolodymyr Selenskyj ihn ⁠im Exklusiv-Interview mit POLITICO⁠ als „Verbündeten Russlands“. Gordon Repinski berichtet von der aufgeladenen Stimmung im Präsidentenpalast und analysiert gemeinsam mit Rixa Fürsen, wie Selenskyjs „Plan B“ aussieht, um das ungarische Veto zu umgehen. Kanzler Friedrich Merz ist derweil am nördlichen Polarkreis. Begleitet von Verteidigungsminister Boris Pistorius geht es in Norwegen um weit mehr als nur diplomatische Höflichkeit. Zwischen NATO-Übungen und dem Besuch eines Weltraumbahnhofs stehen ein U-Boot-Deal mit Kanada sowie die europäische Unabhängigkeit in der Satellitentechnik auf der Agenda. Hans von der Burchard begleitet den Kanzler auf dieser Reise und ordnet ein, ob Norwegen als wichtigster Energielieferant gerade jetzt eine Lebensversicherung für die deutsche Wirtschaftswende sein könnte. Deutschland gibt Teile der strategischen Ölreserve frei und führt eine tägliche Preis-Obergrenze an den Tankstellen ein. Im 200-Sekunden-Interview erklärt Justiz- und Verbraucherschutzministerin Stefanie Hubig (SPD), was die Preisobergrenze bringen soll und ob deutschen Autofahrern bei anhaltender Krise im Nahen Osten bald doch mit einer echten Preisbremse geholfen wird. Das Berlin Playbook als Podcast gibt es jeden Morgen ab 5 Uhr. Gordon Repinski und das POLITICO-Team liefern Politik zum Hören – kompakt, international, hintergründig. Für alle Hauptstadt-Profis: Der Berlin Playbook-Newsletter bietet jeden Morgen die wichtigsten Themen und Einordnungen. ⁠Jetzt kostenlos abonnieren.⁠ Mehr von Host und POLITICO Executive Editor Gordon Repinski: Instagram: ⁠@gordon.repinski⁠ | X: ⁠@GordonRepinski⁠. POLITICO Deutschland – ein Angebot der Axel Springer Deutschland GmbH Axel-Springer-Straße 65, 10888 Berlin Tel: +49 (30) 2591 0 ⁠information@axelspringer.de⁠ Sitz: Amtsgericht Berlin-Charlottenburg, HRB 196159 B USt-IdNr: DE 214 852 390 Geschäftsführer: Carolin Hulshoff Pol, Mathias Sanchez Luna **(Anzeige) Eine Nachricht von Amazon: Unabhängige Verkaufspartner stehen heute für über 60 % aller bei Amazon verkauften Produkte. Ein Beispiel ist Alphatrail aus Regensburg: Michael und sein Team haben ihre Leidenschaft in ein erfolgreich wachsendes Unternehmen verwandelt. Über Amazon bietet Alphatrail Radsport-Fans in ganz Europa erstklassige Ausrüstung und Zubehör. Sie sind eines von rund 47.000 deutschen kleinen und mittleren Unternehmen bei Amazon. Erfahren Sie mehr darüber auf AboutAmazon.de.**
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