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Referendum, il dialogo con Landini, Pagliarulo e Gomez. “Da quella dei Conti alla Europea, il governo non sopporta qualsiasi corte. Ecco perché votare no”. Rivedi l’incontro
“Per noi la Costituzione del nostro Paese va realizzata, non va assolutamente né stravolta né modificata“. Così Maurizio Landini ha dato il via a un dialogo con il presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo, moderato dal direttore del Fattoquotidiano.it, Peter Gomez, in occasione della giornata di confronto pubblico organizzata a Milano dal Comitato per il No al Referendum sulla Giustizia. Facendo gli esempi dell’autonomia differenziata e del premierato, Landini sottolinea ancora: “Dire oggi che è in gioco la Costituzione è un elemento di fondo”. Una battaglia, quella della Cgil, per salvaguardare la Costituzione che prescinde dal colore politico del governo in carica, specifica ancora il sindacalista: “Noi coerentemente, abbiamo sempre avuto questa posizione. Per noi la Costituzione non è di destra e di sinistra. La Costituzione viene prima delle forze politiche ed è l’elemento centrale su cui si fonda la nostra democrazia”. “Una parte importante della propaganda del sì si basa sul fatto – interviene Gomez – in parte a torto ma in parte a ragione, che l’organo di autogoverno della magistratura nella parte che riguarda le punizioni che vengono date ai magistrati non è efficiente. Ma c’è una cosa che nessuno nota mai: l’esercizio dell’azione contro i magistrati al CSM può partire o dal Procuratore generale o dal ministro della Giustizia. E il Ministro della Giustizia che dice che bisogna cambiare le regole perché i magistrati non intervengono su loro stessi interviene pochissimo e interviene ancora meno quando ci sono le sentenze tra virgolette di assoluzione. Perché pensate che nell’ultima legislatura Nordio solo in sei casi si è appellato contro una decisione del CSM. Questo dimostra appunto quello che dicevamo prima: quanto sarebbe importante attuare bene le regole che ci abbia già abbiamo e la Costituzione piuttosto che riscriverle per lasciarle un’altra volta, ci scommetterei, inattuate”. “Perché l’ANPI è impegnata in questa campagna? – risponde invece Pagliarulo – Perché il suo Statuto nell’articolo due prescrive che una delle missioni dell’ANPI, oggi la più importante, è quella della difesa e dell’attuazione della Costituzione. E noi siamo molto preoccupati che il meccanismo della separazione, non tanto delle carriere quanto del Consiglio Superiore della Magistratura e la nascita dell’Alta Corte, porti a una situazione di elusione progressiva del controllo di legalità da parte della magistratura nei confronti del Governo”. Citando alcune frasi di Nordio e Meloni, il presidente Anpi riflette: “Il punto è se se dobbiamo o meno rassegnarci a una elusione del controllo di legalità oppure se dobbiamo contrastarlo”. “Ora io però colgo un aspetto che mi ha colpito di tutta questa vicenda. C’è questa polemica del Governo nei confronti della magistratura italiana. Prendiamone atto. Però c’è anche una polemica contro la Corte dei conti, perché la Corte dei conti recentemente aveva avuto qualcosa da dire a proposito dei bilanci sul ponte dello Stretto. Infatti, il Governo ha promosso una riforma che sostanzialmente aumenta la possibilità di controllo del Governo nei confronti della magistratura contabile. Ci fermiamo qua? No, non è così perché se andiamo avanti ci accorgiamo che ci sono state delle polemiche pesantissime in merito alla vicenda di Al-Masri, e giù polemiche contro la Corte penale internazionale. Quello che voglio dire è che in realtà questo Governo non sopporta l’ingerenza di qualsiasi corte– osserva ancora Pagliarulo – Penso per esempio alla Corte europea di Giustizia, oltre alla Corte penale internazionale in merito alla vicenda dei centri per migranti in in Albania”. “Questo Governo rappresenta un po’ meno del 23% degli aventi diritto – conclude Pagliarulo – E mi chiedo, che senso ha dal punto di vista di un di una democrazia sostanziale che un Governo formalmente di maggioranza ma sostanzialmente di minoranza manometta la Costituzione al punto di cambiarne sette articoli. Noi invitiamo a votare in un certo modo ma siccome siamo persone educate ed eleganti, invitiamo a votare no, grazie” Rivedi l’incontro integrale La diretta dell’evento si è momentaneamente interrotta, manca quindi una parte dell’intervento del leader della Cgil Maurizio Landini L'articolo Referendum, il dialogo con Landini, Pagliarulo e Gomez. “Da quella dei Conti alla Europea, il governo non sopporta qualsiasi corte. Ecco perché votare no”. Rivedi l’incontro proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Verso il referendum: “Cento voci per il No”, da venerdì la maratona social dell’Anpi contro la riforma della Giustizia
“Cento voci per il No”. Il titolo della maratona radio, tv e social promossa dall’Anpi per domani, venerdì 6 marzo, racconta già da solo l’obiettivo dell’Associazione nazionale dei partigiani: opporsi alla riforma della separazione delle carriere con un No “diffuso, consapevole e responsabile”. L’idea è quella di spiegare le ragioni del No da punti di osservazione molto diversi tra loro, facendo parlare artisti, esponenti politici, giornalisti, magistrati, docenti universitari, giuristi, rappresentanti delle associazioni e dei sindacati. Contributi tecnici e meno tecnici, quindi, più orientati agli effetti politici della riforma o più ai suoi effetti sociali, in modo da comporre poi – nell’intento di Anpi – un quadro completo. L’iniziativa partirà alle ore 10 in diretta dalla Casa internazionale delle Donne di Roma e, oltre ad Anpi, sarà svolta con la collaborazione di Articolo21, del Comitato della società civile per il No, del Comitato degli avvocati per il No, del Comitato dei 15 per il No e del Comitato Giusto dire No. La lista degli interventi già confermati è molto lunga e altri oratori si stanno aggiungendo. A condurre in studio saranno Altiero Frigerio, Filippo Giuffrida Repaci, Roberta Lisi e Natalia Marino, mentre in scaletta per il momento Anpi conferma già la presenza, tra gli altri, del suo presidente Gianfranco Pagliarulo, di membri dei Comitati come Giovanni Bachelet, Rosy Bindi e Giuseppe Salmè, ex magistrati come Armando Spataro e Edmondo Bruti Liberati, e poi il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, quello di Bologna Matteo Lepore, i costituzionalisti Massimo Villone e Gaetano Azzariti; e ancora il musicista Paolo Fresu, il rettore dell’Università per Stranieri di Siena Tomaso Montanari, il presidente Acli Emiliano Manfredonia e quello di Arci Walter Massa. La maratona sarà trasmessa sul canale Youtube dell’Anpi nazionale e sui profili di varie associazioni e organizzazioni sindacali coinvolte. L'articolo Verso il referendum: “Cento voci per il No”, da venerdì la maratona social dell’Anpi contro la riforma della Giustizia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum. L’Anpi si schiera per il No con attori, artisti e giornalisti: “La riforma colpisce la divisione dei poteri e la lotta ai politici corrotti”
L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia ha lanciato un appello per il No al referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Lo ha fatto “assieme a tante personalità del mondo della cultura e dello spettacolo – spiega il presidente Gianfranco Pagliarulo -. un mondo portatore di creatività e di innovazione, un mondo che crea comunità e innerva e rafforza la società civile“. “Come operatori nel campo della cultura e dello spettacolo siamo particolarmente sensibili ai diritti e alle libertà dei cittadini, contro censure, delegittimazioni, prevaricazioni del potere”, si legge nell’appello firmato tra gli altri da Tomaso Montanari, Gad Lerner, Elio Germano, Sonia Bergamasco, Paolo Fresu e Pif. Un incipit che colloca la presa di posizione dentro una cornice precisa: la difesa di quelle libertà che la Costituzione “garantisce e tutela”, a partire dalla libertà della cultura, dell’arte, della scienza e dal diritto di “manifestare liberamente il proprio pensiero con ogni mezzo di diffusione”. Il cuore dell’argomentazione è nella divisione dei poteri. “L’esercizio di tali diritti e di tali libertà è salvaguardato dalla Costituzione attraverso la divisione dei tre poteri, il legislativo, l’esecutivo, il giudiziario. Questa è la garanzia fondamentale per impedire abusi e ogni sorta di autoritarismi”. È su questo equilibrio che, secondo l’ANPI, la riforma interviene in modo critico. “Noi voteremo NO al referendum perché la legge di riforma, che cambia la Costituzione, colpisce proprio la divisione dei poteri”, afferma il documento, denunciando la scelta di “frammentare l’organo di autogoverno, cioè il Consiglio Superiore della Magistratura, sminuendone le funzioni e indebolendo di conseguenza l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura”. La previsione di due CSM distinti, uno per la magistratura giudicante e uno per i pubblici ministeri, viene letta come un passo verso la separazione e l’indebolimento complessivo dell’ordine giudiziario. Particolarmente contestata è l’ipotesi dell’estrazione a sorte dei magistrati componenti dei nuovi organi di autogoverno: “Una scelta umiliante che prescinde dal consenso e dal merito”. Allo stesso tempo, la formazione dei rappresentanti politici nel CSM, secondo l’appello, avverrebbe “attraverso un meccanismo di fatto pilotato dalla maggioranza di governo”. E ancora: la prevista Alta Corte sarebbe costituita con “analoghi meccanismi di formazione dei componenti, ancora più sbilanciati a favore del governo”. Il risultato, si legge, sarebbe “in sostanza, un colpo alla Magistratura e un aumento di potere del governo“. Una preoccupazione rafforzata dal richiamo alle parole della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha definito la riforma “la risposta più adeguata a una intollerabile invadenza che non fermerà l’azione di governo”. Un’affermazione che, per i promotori del NO, lascia trasparire l’intenzione di limitare il controllo di legalità sull’operato dell’esecutivo. “Si vuole che l’azione del governo, di qualsiasi governo, non sia sottoposta ad alcun controllo di legalità“, denuncia l’ANPI, ricordando che “nell’attività di qualsiasi governo c’è sempre il rischio di eventuali arbitrii, comportamenti autoritari”, oltre a “tare antiche come la corruzione, il peculato e quant’altro”. Per questo, si insiste, “c’è bisogno di una Magistratura davvero autonoma e indipendente“. L’appello avanza anche un timore concreto: “Se poi fosse il governo a indicare quali sono i reati perseguibili immediatamente e quali su cui indagare successivamente, cosa che molto probabilmente avverrebbe se passasse la legge di riforma, è facile prevedere che l’attenzione sarebbe rivolta alla microcriminalità prodotta dal disagio sociale e agli oppositori politici”. Così, si avverte, si rischierebbe di “allontanare l’attenzione dagli eventuali reati dei grandi poteri economici o dei politici corrotti” e di mettere in discussione il principio secondo cui “tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge”. Infine, la critica si sposta sui nodi irrisolti del sistema giudiziario: “I serissimi problemi della giustizia sono, fra gli altri, i seguenti: i tempi lunghissimi dei processi, il sottodimensionamento dei magistrati, l’endemica carenza di personale tecnico e amministrativo, la lentezza delle infrastrutture informatiche, l’enorme carico di procedimenti arretrati che gravano sugli uffici giudiziari, la spaventosa situazione delle carceri”. E “colpisce che la riforma non dica una parola su come affrontare e risolvere questi problemi”. “Vogliamo salvaguardare i nostri diritti, la divisione dei poteri, la Costituzione repubblicana”, conclude l’appello. “Per questo voteremo NO al referendum sulla legge di riforma costituzionale”. Un messaggio che chiama in causa non solo gli addetti ai lavori, ma l’intero corpo elettorale, invitato a pronunciarsi su un passaggio che, secondo i promotori, tocca l’architrave stessa della democrazia italiana. “Queste personalità, che ringrazio di cuore – conclude Pagliarulo -, si schierano oggi con determinazione a difesa della Costituzione nata dalla Resistenza, della divisione dei poteri, in ultima analisi della libertà e dei diritti dei cittadini”. Questi i primi firmatari Alessandro Arangio Ruiz – Regista Saverio Aversa – Esperto d’arte, Attivista LGBTQI Tiziana Bagatella – Attrice Angiola Baggi – Attrice Daniela Baldessarelli – (detta Daniela Scarlatti) Attrice Paolo Berdini – Urbanista, Saggista Sonia Bergamasco – Attrice Piero Bevilacqua – Docente Universitario, Scrittore Mauro Biani – Vignettista Stefania Brai – Giornalista Benedetta Buccellato – Attrice Francesco Buccellato – Docente Universitario Pierfausto Buccellato – Storico Maria Grazia Calandrone – Scrittrice Stefano Canettieri – Cantante lirico Enrico Capuano – Musicista Andrea Carraro – Scrittore Marco Coppi – Musicista Clara Costanzo – Attrice Giorgio Cremonini – Scrittore Massimo Dapporto – Attore Maurizio de Giovanni – Scrittore, Sceneggiatore Pierfrancesco Diliberto (PIF) – Attore, Regista Paolo Fresu – Musicista Aurelio Gatti – Coreografo, Regista Elio Germano – Attore Daniela Giordano – Attrice Paolo Giovannucci – Attore Riccardo Giuranna – Musicista Daniele Griggio – Attore, Scrittore, Regista Maria Lenti – Scrittrice, Poeta Ricky Gianco – Musicista Gad Lerner – Giornalista, Scrittore Gianni Lucini – Giornalista, Scrittore, Autore Cinzia Maccagnano – Attrice, Regista Loriano Macchiavelli – Scrittore Angela Malfitano – Attrice Susanna Marcomeni – Attrice Valentina Martino – Ghiglia Attrice Giacomo Marramao – Filosofo Norma Martelli – Attrice Germano Mazzocchetti – Musicista Pino Micol – Attore, Regista Tomaso Montanari – Docente Universitario, Scrittore Enrica Origo – Attrice Federico Pacifici – Attore Ottavia Piccolo – Attrice Edoardo Purgatori – Attore Marco Revelli – Scrittore, Saggista Mariano Rigillo – Attore Cicci Rossini – Attrice Patrizio Roversi – Giornalista, Conduttore televisivo Andrea Satta – Musicista Daniele Silvestri – Musicista Tullio Solenghi – Attore, Regista Manuela Tempesta – Regista Sebastiano Tringali – Attore, Regista Grazia Verasani – Scrittrice, Sceneggiatrice Alfonso Veneroso – Attore Milena Vukotic – Attrice L'articolo Referendum. 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Perché non sono d’accordo con l’immagine di una donna con hijab sulla tessera Anpi 2026
Che bello: la tessera dell’Anpi 2026 celebra l’ottantesimo del voto alle donne, finalmente si può parlare di suffragio universale. Peccato che tra le cinque donne di diverse età, tra le quali una anziana in primo piano che consegna la sua scheda nell’urna, ci sia una islamica che indossa un hijab. Evidentemente nel nome dell’inclusione, concetto scivoloso e abusato oggi a sinistra che si traduce qui nell’assunzione dell’islamismo politico fondamentalista, che impone alle donne la copertura del corpo. Peggio mi sento se, per identificare una donna di origini non italiane e non europee, la si riduce ad una presunta e maggioritaria identità religiosa. Possibile che per la storica associazione partigiana, della quale ho avuto convintamente la tessera per anni e con la quale mi sono spesso incontrata per tenere viva la memoria di Lidia Menapace, la risposta al razzismo, al suprematismo e alla discriminazione della destra verso chi migra sia l’assenza di critica all’integralismo e l’adozione del relativismo culturale? L’immagine della tessera dice questo: evviva l’ombelico scoperto ma anche l’hijab, come se fossero espressione a pari merito di libera scelta. Come se oggi le donne in Iran non venissero incarcerate e uccise se rifiutano di indossare il velo; come se in Afghanistan il regime teocratico non avesse trasformato il paese un una prigione a cielo aperto per donne e bambine, che non possono studiare, parlare tra loro, affacciarsi alla finestra, come in un film di fantascienza distopica e invece è la realtà; come se nei paesi dove governano i fondamentalisti islamici ci fosse possibilità di scegliere, per le donne, cosa fare delle loro vite e dei loro corpi, dentro e fuori casa. Cito le parole in un suo post su Facebook di Giuliana Sgrena, collega, attivista, scrittrice e autorevole rara voce laica nella sinistra: “Sono figlia di un partigiano, iscritta all’Anpi da quanto non mi ricordo nemmeno, sono cresciuta a pane, resistenza e libertà. Adesso scopro che l’immagine della tessera di quest’anno illustra un gruppo di donne davanti all’urna, una di loro porta l’hijab, simbolo dell’oppressione della donna, proprio mentre le iraniane rischiano la vita (e molte sono già state assassinate) per toglierselo”. In un altro post Sgrena si fa una domanda cruciale: “Perché quando la politica è succube della religione, di qualsiasi fede, non è mai progressista? Perché discrimina i diritti delle donne. Lo dimostra la scelta del nuovo sindaco di New York Zohran Mamdani che ha sponsorizzato la celebrazione dell’hijab day. Oggi celebriamo la fede, l’identità e l’orgoglio delle donne e delle ragazze musulmane di tutto il mondo, che scelgono di indossare l’hijab, un potente simbolo di devozione e di celebrazione dell’identità musulmana ha dichiarato il neosindaco il 1° febbraio in occasione del world hijab day. Un primo segnale dell’utilizzo politico della religione da parte di Mamdani l’avevamo già avuta con il suo giuramento sul Corano, non che la Bibbia utilizzata dai presidenti sia meglio. Così come il God bless America a conclusione dei discorsi ufficiali. Almeno in Italia, che pure non è uno stato laico e subisce le influenze del Vaticano, finora si giura sulla Costituzione. Perché quando la religione invade la politica non ci sono limiti, soprattutto nell’islam che non ha ancora attraversato un processo di secolarizzazione”. Altre domande sono come mai, a sinistra, si usi una cautela che non si applica altrove se si tratta di islam e diritti delle donne; come mai l’universalismo ceda il passo al relativismo per dimostrare la propria capacità di accogliere e contrastare la chiusura verso le diversità culturali, che non sempre sono alleate della liberazione; come mai la critica doverosa verso il cattolicesimo e l’ebraismo diventi ‘islamofobia’ se riguarda l’islam, quando è storicamente palese che tutte le grandi religioni sono potenti alleate con il patriarcato nella conservazione del ruolo delle donne come secondo sesso. Come si può appoggiare il movimento donna, vita, libertà, che dal 2022 lotta in Iran contro gli ayatollah, mandanti del massacro di Mahsa Amini per essersi tolta il velo, e poi decidere che va bene celebrare il voto femminile mostrando una donna in hijab, che è segno tangibile del privilegio patriarcale che vieta alle donne di abitare lo spazio pubblico con i loro capelli liberi? Mi permetto di consigliare alle compagne e ai compagni di Anpi due libri: uno è Il vento fra i capelli. La mia lotta per la libertà nel moderno Iran di Masih Alinejad e Anatomia dell’oppressione di Inna Shevchenko e Pauline Hillier. In entrambi i testi non si fanno sconti a nessuna delle tre religioni perché nessuna di esse è mai stata benevola con il corpo e la mente femminile, quando sono state usate politicamente nello spazio pubblico per sopprimere l’autodeterminazione. Non si tratta di mettere in discussione o di non rispettare la devozione personale, ma di svelare la guerra quotidiana nei secoli fino a noi contro la libertà civile di oltre la metà della popolazione mondiale in nome di un dio assi poco misericordioso, comunque lo si chiami. Mentre le donne con coraggio rischiano la morte per liberarsi dal velo, Anpi mette sulla sua tessera uno dei simboli di oppressione religiosa del corpo femminile? 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Tensioni partigiane, scontro d’Orsi-Anpi: “L’associazione non diventi un’estensione del Pd guerrafondaio”. Pagliarulo replica: “Falso”
L’Anpi “non può diventare un’estensione del Pd” e in particolare “dei suoi settori più oltranzisti” e “guerrafondai”. A scagliarsi contro l’Associazione nazionale dei partigiani è lo storico Angelo d’Orsi, dopo che a inizio anno la Segreteria nazionale di Anpi ha commissariato la Sezione Napoli Est Aurelio Ferrara, la stessa che a dicembre aveva organizzato insieme a d’Orsi e Alessandro Di Battista l’evento “Russofilia, russofobia, verità” all’Università Federico II. Un evento molto contestato e che, nella sua precedente data torinese, era costato a d’Orsi una censura. Dopo il commissariamento, d’Orsi ha preso carta e penna e ha deciso di scrivere un appello pubblico contro l’Anpi, raccogliendo adesioni in solidarietà con la sezione commissariata. Un testo molto duro, a cui però il presidente nazionale di Anpi Gianfranco Pagliarulo replica con nettezza negando ogni censura – “frutto di una fervida fantasia” – e definendo “di pessimo gusto” la campagna. Come detto, tutto parte dal commissariamento. La decisione viene presa dalla Segreteria nazionale e poi ratificata dal Comitato nazionale del 9 gennaio. Nelle motivazioni non si citano ragioni di inopportunità dell’evento con d’Orsi, ma si fa riferimento a una serie di post sulla pagina Facebook della sezione Aurelio Ferrara ritenuti “lesivi” della “reputazione” dell’associazione. Per esempio, viene menzionato un post, pubblicato da un’altra pagina ma ricondiviso dalla sezione, in cui una foto di Carlo Calenda e della sua famiglia è accompagnata dalla didascalia: “Osserviamo che Carlo Calenda ha figli idonei alla leva. Ottimo! Ci assicureremo che siano inviati al fronte per primi se l’Italia entrerà in guerra”. Secondo d’Orsi e la sezione di Napoli Est si tratta però di ragioni strumentali, che nascondono la volontà di colpire chi ha ospitato un evento fortemente contrastato da Radicali, Azione e parte del Pd. Perciò d’Orsi nell’appello usa toni molto duri: “L’Anpi è in una crisi gravissima, e il sottoscritto è colui che ha avviato, involontariamente, un percorso che potrebbe portare alla spaccatura dell’Associazione o addirittura alla sua scomparsa”. Lo storico ricostruisce la vicenda e accusa Anpi nazionale di non averlo sostenuto: “La conferenza, alla quale fui invitato dalla Sezione Napoli Est, giunta alle battute conclusive venne funestata da un intervento aggressivo, una vera e propria azione intimidatoria, di un gruppo di persone. L’atteggiamento ingiurioso e violento degli energumeni mi obbligò a lasciare l’aula, e ad allontanarmi inseguito da alcuni dei facinorosi. Due giorni dopo la Segreteria nazionale Anpi emetteva un comunicato di condanna, ma di chi? Della Sezione che mi aveva invitato, implicitamente criticando anche me, per non aver accettato “il confronto” (andai via scandendo la frase: “Non parlo con i fascisti”). Pochi giorni or sono dal vicepresidente dell’Anpi giunge un decreto di “commissariamento” della Sezione Napoli Est, in pratica schierandosi con gli aggressori invece che con gli aggrediti”. Da qui la protesta: “Ritengo che al di là del mio caso personale, non si possa rimanere inerti davanti a tale situazione. Parlo anche come tesserato Anpi, pronto a non rinnovare la sua iscrizione, oppure a sostenere questa gloriosa Associazione se si smarcherà dalle posizioni russofobiche, ucrainofile e insieme filosioniste. Invito perciò militanti, dirigenti, e cittadini esterni, a cominciare da coloro che hanno un ruolo pubblico – intellettuale o politico – a manifestare il proprio dissenso, e a pretendere che l’Anpi sia la patria dei veri antifascisti, uomini e donne che ripudiano razzismo, xenofobia, bellicismo, componenti essenziali del fascismo”. Secondo d’Orsi, è in corso una “inaccettabile compressione della libertà di espressione” che sfocia in un “grottesco castigo” nei confronti di chi organizza dibattiti: “L’Anpi non può diventare una estensione del Pd, dei suoi settori più oltranzisti (atlantisti e guerrafondai) o peggio del senatore Calenda, dei radicali, dei sedicenti europeisti, guidati da un suicida istinto che li porta a costruire un fronte bellico contro la Russia, nel quale vogliono trascinare l’Associazione”. La sottoscrizione rimanda all’indirizzo anpiaurelioferrara@gmail.com e porta in testa la firma di d’Orsi. Pagliarulo però non ci sta. E, saputo dell’appello, replica a d’Orsi respingendo le critiche: “Leggo con grande stupore un testo del professor d’Orsi in merito a una presunta crisi gravissima dell’ANPI, che potrebbe portare addirittura alla sua scomparsa. Mi permetto di tranquillizzarlo, perché non sta avvenendo nulla di tutto questo”. Pagliarulo assicura che il commissariamento non è avvenuto per ragioni politiche: “La critica a quella iniziativa pubblica è di ordine politico. Il commissariamento in oggetto è causato da una serie di post pubblicati sulla pagina Facebook della sezione, con tanto di simbolo dell’Anpi, che abbiamo giudicato incompatibili con l’etica e il costume dell’Associazione e profondamente lesivi della sua dignità. La dignità dell’Anpi è materia non negoziabile e prescinde da qualsiasi confronto delle idee e da qualsiasi battaglia politica”. E ancora: “Tutte le considerazioni successive del professor d’Orsi in merito all’autonomia dell’Anpi sono frutto di una fervida fantasia che non ha alcuna corrispondenza con la realtà. Non si preoccupi il professor d’Orsi: la tutela dell’autonomia dell’Anpi da qualsiasi formazione politica moderata o radicale, ma anche da qualsiasi personalità pubblica, è la pupilla del suo gruppo dirigente”. E quindi la raccolta firme è “di pessimo gusto” e “rivela una volontà divisiva” che Pagliarulo respinge: “I ‘veri antifascisti’ sono politicamente eterogenei, come eterogenea è stata la Resistenza, e garantiscono con la loro iscrizione, la loro attività, le loro idee quella pluralità di posizioni che ha fatto e fa dell’Anpi la più grande associazione italiana nata dai partigiani”. Le adesioni all’appello e le reazioni in Anpi daranno qualche risposta in più. L'articolo Tensioni partigiane, scontro d’Orsi-Anpi: “L’associazione non diventi un’estensione del Pd guerrafondaio”. Pagliarulo replica: “Falso” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Guerra Russia Ucraina
Anpi
“Msi marciava verso il futuro”, l’Anpi contro La Russa per il video che commemora la nascita del Movimento Sociale: “Vera apologia”
“È inconcepibile e offensivo che la seconda carica dello Stato sia rappresentata da chi non si vergogna di ostentare una affettuosa vicinanza con gli eredi dei massacratori repubblichini. Sono uno sfregio a quella memoria e a quel sacrificio le parole di Ignazio La Russa che in un video ha commemorato la nascita del Msi con una vera e propria apologia, arrivando a dire che la fiamma tricolore del Msi è un simbolo d’amore”. Lo ha detto Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale Anpi, in merito a un videomessaggio postato nei giorni scorsi sui social dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, in cui ha ricordato la fondazione del Msi. “Ricordiamo oggi l’82° anniversario della fucilazione dei Sette Fratelli Cervi e di Quarto Camurri da parte dei fascisti della Repubblica di Salò”. L'articolo “Msi marciava verso il futuro”, l’Anpi contro La Russa per il video che commemora la nascita del Movimento Sociale: “Vera apologia” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Kanye West a Campovolo, l’Anpi di Reggio Emilia protesta: “Non è libertà artistica diffondere odio e discriminazione”
L’Anpi di Reggio Emilia torna a schierarsi apertamente contro un’esibizione di Kanye West nella città medaglia d’oro per la Resistenza. Lo fa dopo l’annuncio della data dell’estate 2026 alla Rcf Arena di Campovolo, riaprendo una polemica che negli ultimi anni si è già ripresentata più volte. L’associazione partigiani aveva già manifestato la propria contrarietà nell’ottobre 2023, quando si parlò per la prima volta di un possibile concerto del rapper americano a Campovolo, e di nuovo nel febbraio 2024, in occasione della sua presenza all’Unipol Arena di Bologna, dove West partecipò a una serata senza cantare né prendere la parola. Oggi la protesta si rinnova, questa volta in modo formale, con una presa di posizione netta. In una nota, la sezione reggiana dell’Anpi esprime “la propria contrarietà e la propria preoccupazione nei confronti della decisione assunta dai gestori privati dell’area Rcf Arena, relativamente al concerto dell’artista Kanye West”. Una contrarietà motivata, spiega l’associazione, “alla luce delle dichiarazioni e dei messaggi più volte diffusi dallo stesso, caratterizzati da contenuti antisemiti e filo-nazisti che risultano incompatibili con i valori fondanti della nostra Costituzione”. Nel documento l’Anpi richiama anche le parole del proprio presidente Ermete Fiaccadori, scomparso un mese fa, che in passato aveva sottolineato “l’importanza di non dare, con troppa disinvoltura, il via libera a concerti da parte di artisti portatori di messaggi negativi e fuorvianti”. Un richiamo che oggi viene ribadito con forza. “Siamo ben consapevoli che l’Anpi non potrà mai fermare questo artista. Tuttavia, possiamo contrastarne le idee”, si legge ancora. E questo, secondo l’associazione, può avvenire “ragionando con i nostri giovani e spiegando loro che la conoscenza della storia del nostro ‘900, non sempre adeguatamente spiegata a scuola, rappresenta un elemento fondamentale per capire e per pensare con la propria testa e distinguere il bene dal male”. Nel merito delle posizioni del rapper, l’Anpi parla esplicitamente di “messaggi violenti e discriminatori”. Kanye West, sottolinea la nota, “si è reso protagonista di affermazioni e prese di posizione che hanno suscitato allarme a livello internazionale per il loro carattere discriminatorio e violento, contribuendo alla diffusione di messaggi di odio che nulla hanno a che vedere con la libertà di espressione artistica e che rischiano invece di propagandare razzismo e negazione dei principi democratici”. Un passaggio è dedicato anche all’identità storica della città. “Reggio ha una storia chiara e riconoscibile e le idee di West non coincidono coi riferimenti valoriali di questa città e di quanti hanno lottato per la sua liberazione prima e per il suo sviluppo economico e sociale poi”, scrive l’associazione. E aggiunge un monito sul ruolo pubblico degli artisti: “Chi veicola tali messaggi ignora la responsabilità morale e civile che, con la loro diffusione, si assume nei confronti della cittadinanza, in particolare verso le giovani generazioni”. Infine, l’Anpi ribadisce un principio che ritiene centrale nel dibattito: “La libertà di espressione, tutelata dalla Costituzione, non può trasformarsi in un alibi per la diffusione dell’odio e della discriminazione razziale”. Al momento non risultano repliche ufficiali né da parte degli organizzatori dell’evento né dall’artista. L'articolo Kanye West a Campovolo, l’Anpi di Reggio Emilia protesta: “Non è libertà artistica diffondere odio e discriminazione” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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