di Riccardo Bellardini
Avevo una mezza sensazione su ciò che il presidente del Senato, Ignazio La
Russa, potesse pensare a proposito della presenza delle squadre della milizia
trumpiana Ice alle Olimpiadi di Milano-Cortina. Ma certo poi ho sperato in un
sussulto di decenza, in una ventata d’aria nuova, limpida, che sostituisse
almeno per un po’ le sferzate nere, nerissime, che provengono un giorno sì e
l’altro pure dal monte oscuro chiamato governo Meloni. Ma no, niente da fare, il
vento nero è dominante, troppo intenso, sembra quasi il ciclone Harry.
E come poteva restare assopito di fronte a questi agenti di tutto punto, che
terrorizzano città? Che arrestano bambini? Che uccidono a sangue freddo gente
inerme? Il vento nero ha voglia di dominare. Ha voglia di farlo ancor di più, se
una nuova dominazione fascista (per citare Matteotti) si affaccia prepotente
nella storia. Le squadre Ice son solo la punta dell’iceberg del ritorno di
fiamma dell’onda autoritaria che strizza gli occhi a Hitler, ma pure e
soprattutto (molti se lo dimenticano), al duce del fascismo, il quale ispirò il
fuhrer tedesco in maniera determinante. La favola del fascismo attore buono, più
mite rispetto all’orribile macchina malvagia del Reich, ancora resiste.
Dunque La Russa si è aggiunto al coro, dapprima confusionario, poi più deciso
della destra di vertice: “Non si può sindacare sulle scelte degli Usa”, ha
sostenuto il nostro collezionista di busti. Ma certo. A maggior ragione se
quelle scelte ricordano i bei tempi andati al caro Ignazio. Quando per paura del
rivoluzionario rosso gli uomini neri picchiavano duro e terrorizzavano, non
preoccupandosi di ammazzare innocenti.
Picchiavano e picchiavano, spadroneggiavano. Violenti e senza remore. L’impero
ventennale nacque e si resse sui loro metodi barbari e intimidatori, mentre
Adolf in Germania prendeva appunti.
Dunque ben vengano questi eroi. E chi si mette a sindacare? Son scelte loro.
Così penserà anche la premier Giorgia Meloni, che nel Giorno della memoria ha
condannato il regime mussoliniano per la complicità nello sterminio degli ebrei,
ma si guarda bene dall’esporsi sulle famigerate squadre anti immigrazione del
Tycoon, in linea con l’asservimento portato avanti finora, accantonato solo per
un barlume d’orgoglio, quando c’è stato da rispondere al capo della Casa Bianca
sul contributo italiano nella missione in Afghanistan.
Anche dall’ala più moderata della coalizione di governo, non abbiamo parole di
condanna, ma di giustificazione. Il ministro degli Esteri Tajani, in quota Forza
Italia, rispetto all’Ice sostiene: “Non sono le SS”. Ma ha ragione. Non sono le
SS. Sono un fenomeno nuovo. Che però ricorda di più, a mio avviso, le squadre
fasciste. Nel tentativo giustificatorio, il ministro ha detto una verità. L’Ice
costringe l’Italia a fare i conti con la fase più oscura della sua storia. Ma il
governo fa spallucce, come accade quando vanno in scena le famose adunate
rievocative suggellate dal grido del “presente!”.
Ed intanto le Olimpiadi invernali sono alle porte. Ma no, visto l’andazzo, forse
è meglio chiamarle con un altro nome, ad esempio… Fasciolimpiadi! Che dite,
suona bene?
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L'articolo Io le chiamo ‘Fasciolimpiadi’! L’Ice costringe l’Italia a fare i
conti con la sua storia più oscura proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Ignazio La Russa
Un rifermento, doveroso, all’orrore della Shoah lo fanno tutti. Una condanna
netta della “complicità del regime fascista” riesce a pronunciarla solo Giorgia
Meloni. Così gli esponenti di rilievo della maggioranza di governo hanno tarato
i loro messaggi pubblici per le celebrazioni del Giorno della Memoria. “Il 27
gennaio di ottantuno anni fa, con l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, il
mondo ha visto con i suoi occhi l’abisso della Shoah. Da quel momento, tutto è
cambiato”, ha scritto la presidente del Consiglio. “Nel Giorno della Memoria
ricordiamo i nomi e i cognomi delle vittime e rinnoviamo la memoria di ciò che è
successo, anche attraverso la preziosa testimonianza dei sopravvissuti e dei
loro discendenti. Oggi celebriamo i Giusti di ogni Nazione, che non esitarono a
mettere a rischio la loro vita per opporsi al disegno nazista e salvare vite
innocenti. In questa giornata torniamo a condannare la complicità del regime
fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti, nelle deportazioni – ha
specificato la premier -. Una pagina buia della storia italiana, sigillata
dall’ignominia delle leggi razziali del 1938“.
Non riesce nell’impresa, invece, Ignazio La Russa: “In occasione del Giorno
della Memoria rendiamo omaggio alle vittime della Shoah, la più grande tragedia
del Novecento, causata da un odio cieco e barbaro contro il popolo ebraico – si
legge del messaggio del presidente del Senato -. Una data importante che non può
e non deve ridursi alla sola commemorazione, ma diventare occasione di
riflessione e responsabilità, capace di tenere viva, ogni giorno, la memoria e
tramandare alle nuove generazioni i valori di tolleranza e rispetto”.
“Rinnoviamo la nostra vicinanza e solidarietà al popolo ebraico – conclude la
seconda carica dello Stato – e continuiamo a tenere alta la guardia davanti al
riaffacciarsi di vergognosi e inaccettabili rigurgiti razzisti, antisemiti e
antisionisti”.
Neanche Matteo Salvini riesce a infrangere il tabù: “Per non dimenticare mai.
Siamo nel cuore del ghetto ebraico più antico d’Europa. Venezia 1516, per
ricordare – dice il vicepremier e leader della Lega in un video su Facebook -. E
ancora oggi i bimbi, le famiglie, i veneziani e i turisti che passano ricordano
quello che mai più nella storia dovrà accadere: la persecuzione e il tentativo
di sterminio e di cancellazione di un intero popolo. E’ uno dei ghetti delle
comunità ebraiche meglio conservati del mondo. Però nel Giorno della memoria, al
di là di tante parole, tanti impegni, tanti convegni, perché mai più accada
quello che è accaduto, occorre costruire rispetto. Quindi, sempre con le
comunità ebraiche, col diritto alla libertà di religione, di parola, di pensiero
in tutto il mondo e contro chi vuole ancora oggi cancellare dalla faccia della
terra un intero popolo”.
“E penso ai fanatici, agli estremisti islamici che anche in queste ore hanno
parole di odio e di violenza – prosegue Salvini -. E, quindi, che nel cuore del
ghetto ci sia un simbolo di pace e di futuro è qualcosa di fondamentale”,
aggiunge indicando un albero di ulivo. “E occorre ricordare quello che è
accaduto perché non riaccada e combattere ogni tipo di violenza e di parole che
riportano allo sterminio che mai più accada. Sempre dalla parte del popolo
ebraico, sempre dalla parte di Israele contro ogni forma di violenza e di
antisemitismo in Italia e in tutto il mondo”, conclude.
L'articolo Giorno della Memoria, Meloni: “Condanniamo la complicità del fascismo
nelle persecuzioni contro gli ebrei”. La Russa e Salvini non citano il regime
proviene da Il Fatto Quotidiano.
La risposta del presidente del Senato Ignazio La Russa, ospite del terzo forum
internazionale del turismo di Milano, alla domanda del fattoquotidiano.it su un
suo eventuale impegno in campagna elettorale per il Sì al Referendum sulla
separazione delle carriere: “In campagna si va d’estate – prova a scherzare –
dici la campagna elettorale per il sì? Non c’è bisogno”.
L'articolo Referendum, La Russa al Fatto: “Se farò campagna per il sì? Non c’è
bisogno” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“È inconcepibile e offensivo che la seconda carica dello Stato sia rappresentata
da chi non si vergogna di ostentare una affettuosa vicinanza con gli eredi dei
massacratori repubblichini. Sono uno sfregio a quella memoria e a quel
sacrificio le parole di Ignazio La Russa che in un video ha commemorato la
nascita del Msi con una vera e propria apologia, arrivando a dire che la fiamma
tricolore del Msi è un simbolo d’amore”. Lo ha detto Gianfranco Pagliarulo,
presidente nazionale Anpi, in merito a un videomessaggio postato nei giorni
scorsi sui social dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, in cui ha
ricordato la fondazione del Msi. “Ricordiamo oggi l’82° anniversario della
fucilazione dei Sette Fratelli Cervi e di Quarto Camurri da parte dei fascisti
della Repubblica di Salò”.
L'articolo “Msi marciava verso il futuro”, l’Anpi contro La Russa per il video
che commemora la nascita del Movimento Sociale: “Vera apologia” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Prima l’archiviazione per l’accusa di violenza sessuale. Adesso la giudice per
l’udienza preliminare di Milano, Maria Beatrice Parati, ha ritenuto congrua
l’offerta di risarcimento di 25mila euro da parte di Leonardo Apache La Russa a
favore della ragazza che lo ha denunciato anche per revenge porn. La stessa
giudice ha dichiarato estinto il reato a carico del figlio del presidente del
Senato. Vicenda chiusa, anche se rimane ancora aperta dal punto di vista
economico: i legali della giovane ritengono “non condivisibile il giudizio di
congruità” del risarcimento e annunciano appello. L’amico di Leonardo Apache, il
dj Tommaso Gilardoni, è stato invece condannato – con rito abbreviato – a un
anno, anche lui imputato per diffusione illecita di immagini senza il consenso
della giovane per un altro video di quella notte tra il 18 e il 19 maggio 2023.
Già nella scorsa udienza era emerso che la difesa di La Russa, coi legali
Vinicio Nardo e Adriano Bazzoni, aveva presentato quell’offerta risarcitoria a
favore della ragazza e anche la richiesta di accedere a un percorso di giustizia
riparativa.
“Non è un’offerta congrua, c’è stata una lesione di un mio diritto
costituzionale”, aveva spiegato la giovane in una mail depositata dal suo legale
Stefano Benvenuto. Allo stesso tempo, il figlio del presidente del Senato aveva
inviato alla giudice una lettera nella quale si dispiaceva per quanto accaduto,
in modo “sincero”, e manifestava l’intenzione di voler incontrare di nuova la
ragazza e parlare con lei. Oggi la giudice, giudicando congrua la cifra offerta
da La Russa jr (in questi giorni depositata nel procedimento con un assegno come
prevedono le norme), ha dichiarato l’estinzione del reato e del procedimento a
suo carico (senza giustizia riparativa), dopo che era già arrivata
l’archiviazione della gip Rossana Mongiardo, su richiesta dell’aggiunta Letizia
Mannella e della pm Rosaria Stagnaro, per l’imputazione principale di violenza
sessuale per quella notte passata prima alla discoteca Apophis e poi a casa La
Russa. La Procura, in questa tranche, aveva posto come condizione per la
congruità del risarcimento la giustizia riparativa.
“Sono contenta perché è stato riconosciuto il fatto e il reato“, nel processo
con condanna per revenge porn per Tommaso Gilardoni, “e sicuramente impugnerò il
provvedimento sulla congruità” del risarcimento offerto da Leonardo Apache. Sono
parole, in sostanza, della ragazza. “È stato accertato il reato ai danni della
mia assistita”, dichiara l’avvocato Benvenuto: “Riteniamo non condivisibile,
invece, il giudizio di congruità emesso dalla Giudice sulla somma offerta da La
Russa Jr”. L’Osservatorio civile, ha spiegato il legale, “che fissa i principi
di liquidazione dei danni, indirizzati alle sedi civili e penali, quantifica per
il reato di diffamazione a mezzo stampa anche importi superiori a 50mila euro”.
E, dunque, “come fa a essere satisfattiva una somma di 25.000 che per legge
dovrebbe includere i danni morali, i danni esistenziali e dinamico relazionali,
conseguenti al reato contestato, oltre alle spese?”. Il legale, dunque, ha
chiarito che la ragazza “non toccherà quella somma e faremo appello”.
L'articolo La Russa jr, estinto il reato di revenge porn: “Congruo il
risarcimento di 25mila”. Ma la ragazza annuncia ricorso proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Un “mini-mini-indultino” per Natale, che permetta “a chi ha scontato la maggior
parte della pena di finire di scontarla dentro di sé o in un altro luogo, con
l’unica esclusione dei reati contro le forze dell’ordine”. Con l’avvicinarsi
delle festività, Ignazio La Russa torna a indossare i panni di alfiere dei
diritti dei detenuti e rilancia la proposta di un provvedimento di clemenza per
ridurre il sovraffollamento penitenziario: “Un decreto che, senza nulla togliere
alle problematiche più ampie, dia un po’ di respiro alle carceri al collasso”.
L’ispiratore ancora una volta è Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma recluso a
Rebibbia per traffico di influenze: “Gianni mi segnalato il problema. La pena
non può in nessun caso ledere la dignità della persona, su questo mi sento di
continuare la battaglia”, ha detto martedì La Russa alla presentazione del libro
di Alemanno, “L’emergenza negata”. “Però”, ammette, “le speranze sono modeste“:
il governo finora ha chiuso le porte a qualsiasi forma di indulto, affossando la
proposta di legge del deputato renziano Roberto Giachetti – che voleva
potenziare gli sconti di pena per “buona condotta” – e puntando su un piano a
lungo termine per aumentare i posti nelle carceri. Ma “se anche l’edilizia
carceraria fosse la soluzione”, avverte il presidente del Senato, gli effetti si
vedranno “di qui a due anni. E in questi due anni qualcosa si può fare”.
La Russa chiarisce di non pensare più a “una proposta specifica” come quella di
Giachetti, ma solo a “una mozione degli affetti“: “Consentire a chi sta per
uscire, per esempio a uno che è in carcere e esce il 15 di gennaio, facciamogli
fare le vacanze di Natale a casa con i figli, con la moglie, con la mamma.
Questa è la mia proposta, ma non mi arrabbio se non può essere accolta. Capisco
benissimo le ragioni di chi dice”, come il ministro della Giustizia Carlo
Nordio, “che questo può significare un incentivo a commettere reati“. L’appello
di La Russa trova sponde in una parte del centrosinistra e anche in Forza
Italia, il partito della maggioranza da sempre meno ostile a un indulto: “Il
presidente La Russa affronta un tema, quello della vita in carcere dei detenuti,
che abbiamo sempre sostenuto. Saremmo favorevoli a un provvedimento che vada nel
senso da lui aspicato. Ma ovviamente va prima letto il testo dell’eventuale
decreto”, afferma diplomaticamente il deputato azzurro Enrico Costa. Ma dal
governo arriva ancora una volta uno stop, per bocca del sottosegretario alla
Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, che insiste sull’edilizia
carceraria: “Noi stiamo lavorando in modo intenso perché si affronti la
questione del sovraffollamento carcerario con un congruo incremento dei posti
all’interno degli istituti di pena, per cui il gap esistente adesso, tra circa
53mila disponibilità rispetto alle quasi 64mila presenze, contiamo di colmarlo
in due anni con un lavoro intenso”.
Dalle opposizioni, però, si evidenziano i disaccordi interni al centrodestra:
“Con il suo appello il presidente del Senato di fatto boccia il governo Meloni
che in tre anni non ha fatto niente per alleggerire l’emergenza carceraria.
Giusto pensare a soluzioni per far scontare l’ultima parte di pena fuori dalle
carceri, ma per far diventare realtà questo auspicio sarebbe stato sufficiente
approvare nel decreto carceri la proposta del M5s per introdurre le Case di
comunità di reinserimento sociale, cioè strutture di dimensioni limitate cui
destinare i detenuti che devono espiare una pena detentiva residua non superiore
a dodici mesi, salvo alcuni specifici casi di esclusione”, accusano i membri
pentastellati delle Commissioni Giustizia di Camera e Senato. Dal Pd la
responsabile Giustizia Debora Serracchiani si rivolge a Mantovano: “Sono tre
anni che non fate niente per il sovraffollamento delle carceri italiane. Anzi
lavorate per peggiorarne le condizioni come sta accadendo per esempio negli
istituti minorili. Sono tre anni che promettete interventi, avete fatto decreti
carceri urgenti e ancora non avete fatto niente. Del resto il ministro ritiene
che il sovraffollamento serva come deterrente per i suicidi in carcere. Il
solito gioco delle parti all’interno del governo sulla pelle delle persone”.
L'articolo Carceri, La Russa rilancia l'”indultino”: “Chi è a fine pena esca per
Natale”. No di Mantovano: “Aumenteremo i posti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nessuna evidenza e nessun reato. La Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione
dell’indagine con al centro la compravendita della villa in Versilia di
Francesco Alberoni, acquistata da Dimitri Kunz D’Asburgo, compagno di Daniela
Santanchè, e da Laura De Cicco, moglie del Presidente del Senato Ignazio La
Russa per 2,45 milioni e rivenduta a gennaio 2023, in meno di un’ora dal rogito,
all’imprenditore Antonio Rapisarda per 3,45 milioni. L’inchiesta, in cui è
indagato solo Rapisarda, è coordinata dai pm Matina Gravina e Luigi Luzi, del
pool guidato dall’aggiunto Roberto Pellicano, ed è stata aperta in seguito a una
Sos, ossia una segnalazione di operazione sospetta dell’Antiriciclaggio di
Bankitalia per via del maxi affare che ha fruttato un milione di euro. Una
vicenda su cui il nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di
finanza ha effettuato accertamenti su una serie di ipotesi, tra cui il
riciclaggio e il finanziamento illecito ai partiti, a cui non sono stati trovati
i riscontri.
Secondo la ricostruzione, la villa di Forte dei Marmi appartenuta al sociologo
scomparso nell’estate 2023, è stata acquistata da Kunz e Laura De Cicco, con un
preliminare di vendita del 22 luglio 2022, per 2 milioni e 450 mila euro, cifra
ritenuta congrua per un immobile di 350 metri quadrati su tre livelli con
giardino e piscina e che necessitava di lavori di manutenzione. Ma il gennaio
successivo, il compagno della ministra del Turismo e la moglie della seconda
carica più alta dello Stato hanno rivenduto l’immobile in meno di un’ora
all’imprenditore Antonio Rapisarda per 3 milioni e 450 mila euro.
Una plusvalenza di un milione in pochissimo tempo su cui si sono focalizzate le
indagini che hanno portato ad appurare che il denaro è stato usato per scopi
personali. Indagini che non hanno restituito alcuna evidenza tale da poter
essere inquadrata in un reato. Per questo è stata proposta l’archiviazione dai
due pm che si stanno occupando del ‘pacchetto’ di procedimenti che riguardano
Daniela Santanchè. La senatrice, in merito a Visibilia, è tra gli imputati per
falso in bilancio e per truffa aggravata per la vicenda della Cassa integrazione
a zero ore chiesta e ottenuta durante il Covid. Mentre si sta attendendo il
deposito della relazione del curatore che riguarda il fallimento di Bioera.
L'articolo Compravendita della villa di Alberoni, chiesta l’archiviazione
dell’inchiesta dai pm di Milano proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Meloni, su questo ho informazione, non fa nessun passo indietro, non è lei che
ha formulato il testo ma ha detto ‘bisogna rafforzare la tutela delle donne’.
Credo che sia Schlein che Meloni siano perfettamente d’accordo“. Il presidente
del Senato Ignazio La Russa, durante la presentazione del libro di Bruno Vespa
‘Finimondo’, torna a parlare del disegno di legge sul “consenso libero e
attuale” in materia di violenza sessuale. Il disegno di legge in materia di
stupri, infatti, è stato bloccato al Senato, con la Lega che ha fatto saltare
l’accordo Meloni-Schlein, confermato fino a due ore prima.
“Io ritenevo che dopo un voto all’unanimità” della Camera “non fosse una
proposta sbagliata quella di votarla ieri, l’ho detto anche in capigruppo,
partendo dal presupposto che è più una bandiera” perché “da avvocato dico che
cambia assai poco ai fini giurisprudenziali, cambia che c’è una affermazione
ancora più chiara di quello che già gran parte della giurisprudenza ha
affermato”. “Non è vero che rispetto alla legge attuale c’è l’inversione
dell’onere della prova – spiega La Russa – Bisogna sempre provare. Non è che se
ora una donna, vittima di violenza, dice io gliel’ho negato (il consenso ndr.)
dopo che gliel’avevo dato prima, si può dire ‘no ormai gliel’avevi dato’.
Bisogna provare se è vero o non è vero che c’era un consenso”.
“Poi se la maggioranza, dopo essersi consultata, decide che vuole avere qualche
ora di tempo o qualche giorno o qualche mese”, visto peraltro che il ddl
femminicidio approvato all’unanimità al Senato ha impiegato “4 mesi prima
dell’approvazione alla Camera”, per La Russa non è un problema.
L'articolo La Russa sul ddl stupro: “Cambia poco, è più una bandiera”. Ma
garantisce: “Meloni non fa nessun passo indietro” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Nel ‘49 Pasolini fu cacciato dal Partito Comunista Italiano per indegnità
morale. Il Movimento Sociale Italiano non cacciò mai un omosessuale per
indegnità morale”. Lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa
intervenendo al convegno “Pasolini conservatore”, organizzato dalla Fondazione
Alleanza nazionale al Senato. “Ci sono tanti di quei riferimenti in Pasolini che
la sinistra non può dire che appartengono alla sua storia come, men che meno
noi, possiamo dire che la storia di Pasolini appartenga alla destra. Ma credo,
con forza, che possiamo dire che Pasolini sia stato un uomo irregolare, ma così
importante da meritare oggi uno studio approfondito e che la sua memoria non
possa essere affidata a una parte e l’esame delle sue parole affidate ad alcuni,
ma è bene che siano affidate a tutti senza preclusioni e con la consapevolezza
che comunque lo si voglia guardare, Pasolini è stato un grande intellettuale
italiano”.
L'articolo La destra vuole appropriarsi di Pasolini, La Russa: “Msi non cacciò
mai un omosessuale, il Pci sì” – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ignazio La Russa vuole le dimissioni di Francesco Saverio Garofani, il
consigliere di Sergio Mattarella, al centro della polemica esplosa tra Palazzo
Chigi e il Quirinale. “È il segretario del Consiglio supremo di Difesa, quello
che si deve occupare della difesa nazionale. Credo che forse è meglio che quel
ruolo lo lasci a qualcun altro”, ha detto il presidente del Senato, intervenendo
all’evento Italia Direzione Nord in Triennale, a Milano.
E dire che meno di 24 ore era stata Giorgia Meloni a chiudere la polemica aperta
martedì scorso, con l’articolo pubblicato da quotidiano La Verità che ipotizzava
l’esistenza di un complotto al Colle contro il governo, riportando una
dichiarazione di Garofani: “Un anno e mezzo forse non basta per trovare qualcuno
che batta il centrodestra: ci vorrebbe un provvidenziale scossone“. Frase che il
consigliere di Mattarella ha confermato di aver pronunciato, durante una
“chiecchierata in libertà” con gli amici. La frattura, amplificata
dall’intervento del capogruppo di Fdi alla Camera Galeazzo Bignami, aveva
portato a un incontro tra Meloni e Mattarella al Colle, con la premier che ha
chiuso il caso domenica sera: “Ho parlato direttamente con il presidente della
Repubblica, ho chiarito tutta la questione. Approfitto per ribadire l’ottimo
rapporto che da sempre ho con il presidente Mattarella. Non penso sia il caso di
tornare su questa vicenda”.
E invece ora è La Russa che torna sulla questione Garofani. “Che Meloni non
c’entrasse niente era del tutto evidente. Si parla di un Consigliere che in
ambiente di tifosi, a ruota libera, si è lasciato andare improvvidamente a tutta
una serie di valutazioni su governo, su Meloni”, dice la seconda carica dello
Stato. “Se lo dice un consigliere del presidente della Repubblica non si può
addossare questo pensiero al presidente, ma una critica a questo consigliere è
assolutamente legittima, soprattutto se gli è stata chiesta una smentita e lui
ha detto ‘si trattava di chiacchiere di amici‘. Fosse stato uno di destra oggi
lo vedremo appeso ai lampioni di qualche città o cattolicamente crocifisso”, ha
aggiunto La Russa. E poi ancora il presidente del Senato ha ribadito: “Si tratta
dei suoi personali desideri, che non sono degni di uno che fa il Consigliere del
Presidente”.
Durante il suo intervento, La Russa si è esposto anche sul caso delle polemiche
relative al convegno su Pier Paolo Pasolini organizzato dalla fondazione
Alleanza nazionale al Senato. “È come dire che su Giulio Cesare possono parlare
solo gli antichi romani. La prosopopea di persone come l’esimio giornalista
Abbate (Fulvio Abbate ndr), che ha sollevato il problema, questa spocchia
secondo cui appartengono alla sinistra non solo i personaggi, ma anche il
diritto di parlare di una persona piuttosto che di un’altra la dice lunga su
come si è sviluppato per anni il tentativo di occupare non la cultura, ma il
dibattito sulla cultura”, ha detto. “Però non mi sono arrabbiato, anzi correrei
a ringraziarlo questo giornalista, perché mi dà l’occasione di dire che non
basta questa antica prerogativa della sinistra di pretendere di poter parlare
solo loro di certi temi, ma ce ne è una nuova, quasi che parlare di Pasolini
fosse figlio del fatto che siamo al governo, come se non l’avessimo mai fatto.
Questo dimostra ignoranza: se vuoi parlare, prima documentati”.
L’intervento a Milano è stato anche l’occasione per il presidente del Senato per
esporsi in vista delle prossime elezioni amministrative: il centrodestra non ha
ancora un candidato sindaco. “Prima lo scegliamo e meglio è, ha ragione Salvini,
ma bisogna sceglierlo bene. L’ultima volta è stata scelta una bravissima
persona, ma non era preparata in quel momento a svolgere quel ruolo. Ha ragione
Salvini, bisogna sceglierlo bene ma bisogna sceglierlo presto”, è l’opinione del
presidente di Palazzo Madama. “Scommetto che con una futura giunta di
centrodestra, resterà in piedi con l’accordo delle società anche il vecchio,
intramontabile, glorioso San Siro che tutti ci invidiano”, ha sostenuto. “Sono
felice che si parli di costruire il nuovo stadio e speriamo che avvenga nei
tempi previsti. Ma avremo il vecchio stadio fino a quando quello nuovo non sarà
pronto. Secondo il piano bisognerà abbattere quello vecchio per favorire una
legittima volontà di costruire delle cose che con lo stadio c’entrano fino a un
certo punto, ma che costituiscono la contropartita data alle società affinché il
costo dello stadio non si a a carico dei cittadini”, ha spiegato La Russa. “Ma a
quel punto – ha osservato – siamo sicuri che le squadre non cambino idea e non
tengano due stadi? Io sono convinto che nel frattempo, se ci sarà come auspico
una giunta di centrodestra, saprà parlare con le società, offrire alternative
alle cubature previste al posto dello stadio in altre parti del territorio
milanese e magari nuovo e vecchio stadio coesisteranno”.
L'articolo La Russa chiede le dimissioni di Garofani, consigliere del Colle:
“Lasci il posto al Consiglio supremo di Difesa” proviene da Il Fatto Quotidiano.