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Io le chiamo ‘Fasciolimpiadi’! L’Ice costringe l’Italia a fare i conti con la sua storia più oscura
di Riccardo Bellardini Avevo una mezza sensazione su ciò che il presidente del Senato, Ignazio La Russa, potesse pensare a proposito della presenza delle squadre della milizia trumpiana Ice alle Olimpiadi di Milano-Cortina. Ma certo poi ho sperato in un sussulto di decenza, in una ventata d’aria nuova, limpida, che sostituisse almeno per un po’ le sferzate nere, nerissime, che provengono un giorno sì e l’altro pure dal monte oscuro chiamato governo Meloni. Ma no, niente da fare, il vento nero è dominante, troppo intenso, sembra quasi il ciclone Harry. E come poteva restare assopito di fronte a questi agenti di tutto punto, che terrorizzano città? Che arrestano bambini? Che uccidono a sangue freddo gente inerme? Il vento nero ha voglia di dominare. Ha voglia di farlo ancor di più, se una nuova dominazione fascista (per citare Matteotti) si affaccia prepotente nella storia. Le squadre Ice son solo la punta dell’iceberg del ritorno di fiamma dell’onda autoritaria che strizza gli occhi a Hitler, ma pure e soprattutto (molti se lo dimenticano), al duce del fascismo, il quale ispirò il fuhrer tedesco in maniera determinante. La favola del fascismo attore buono, più mite rispetto all’orribile macchina malvagia del Reich, ancora resiste. Dunque La Russa si è aggiunto al coro, dapprima confusionario, poi più deciso della destra di vertice: “Non si può sindacare sulle scelte degli Usa”, ha sostenuto il nostro collezionista di busti. Ma certo. A maggior ragione se quelle scelte ricordano i bei tempi andati al caro Ignazio. Quando per paura del rivoluzionario rosso gli uomini neri picchiavano duro e terrorizzavano, non preoccupandosi di ammazzare innocenti. Picchiavano e picchiavano, spadroneggiavano. Violenti e senza remore. L’impero ventennale nacque e si resse sui loro metodi barbari e intimidatori, mentre Adolf in Germania prendeva appunti. Dunque ben vengano questi eroi. E chi si mette a sindacare? Son scelte loro. Così penserà anche la premier Giorgia Meloni, che nel Giorno della memoria ha condannato il regime mussoliniano per la complicità nello sterminio degli ebrei, ma si guarda bene dall’esporsi sulle famigerate squadre anti immigrazione del Tycoon, in linea con l’asservimento portato avanti finora, accantonato solo per un barlume d’orgoglio, quando c’è stato da rispondere al capo della Casa Bianca sul contributo italiano nella missione in Afghanistan. Anche dall’ala più moderata della coalizione di governo, non abbiamo parole di condanna, ma di giustificazione. Il ministro degli Esteri Tajani, in quota Forza Italia, rispetto all’Ice sostiene: “Non sono le SS”. Ma ha ragione. Non sono le SS. Sono un fenomeno nuovo. Che però ricorda di più, a mio avviso, le squadre fasciste. Nel tentativo giustificatorio, il ministro ha detto una verità. L’Ice costringe l’Italia a fare i conti con la fase più oscura della sua storia. Ma il governo fa spallucce, come accade quando vanno in scena le famose adunate rievocative suggellate dal grido del “presente!”. Ed intanto le Olimpiadi invernali sono alle porte. Ma no, visto l’andazzo, forse è meglio chiamarle con un altro nome, ad esempio… Fasciolimpiadi! Che dite, suona bene? IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA” POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ – MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE. L'articolo Io le chiamo ‘Fasciolimpiadi’! L’Ice costringe l’Italia a fare i conti con la sua storia più oscura proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Giorno della Memoria, Meloni: “Condanniamo la complicità del fascismo nelle persecuzioni contro gli ebrei”. La Russa e Salvini non citano il regime
Un rifermento, doveroso, all’orrore della Shoah lo fanno tutti. Una condanna netta della “complicità del regime fascista” riesce a pronunciarla solo Giorgia Meloni. Così gli esponenti di rilievo della maggioranza di governo hanno tarato i loro messaggi pubblici per le celebrazioni del Giorno della Memoria. “Il 27 gennaio di ottantuno anni fa, con l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, il mondo ha visto con i suoi occhi l’abisso della Shoah. Da quel momento, tutto è cambiato”, ha scritto la presidente del Consiglio. “Nel Giorno della Memoria ricordiamo i nomi e i cognomi delle vittime e rinnoviamo la memoria di ciò che è successo, anche attraverso la preziosa testimonianza dei sopravvissuti e dei loro discendenti. Oggi celebriamo i Giusti di ogni Nazione, che non esitarono a mettere a rischio la loro vita per opporsi al disegno nazista e salvare vite innocenti. In questa giornata torniamo a condannare la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti, nelle deportazioni – ha specificato la premier -. Una pagina buia della storia italiana, sigillata dall’ignominia delle leggi razziali del 1938“. Non riesce nell’impresa, invece, Ignazio La Russa: “In occasione del Giorno della Memoria rendiamo omaggio alle vittime della Shoah, la più grande tragedia del Novecento, causata da un odio cieco e barbaro contro il popolo ebraico – si legge del messaggio del presidente del Senato -. Una data importante che non può e non deve ridursi alla sola commemorazione, ma diventare occasione di riflessione e responsabilità, capace di tenere viva, ogni giorno, la memoria e tramandare alle nuove generazioni i valori di tolleranza e rispetto”. “Rinnoviamo la nostra vicinanza e solidarietà al popolo ebraico – conclude la seconda carica dello Stato – e continuiamo a tenere alta la guardia davanti al riaffacciarsi di vergognosi e inaccettabili rigurgiti razzisti, antisemiti e antisionisti”. Neanche Matteo Salvini riesce a infrangere il tabù: “Per non dimenticare mai. Siamo nel cuore del ghetto ebraico più antico d’Europa. Venezia 1516, per ricordare – dice il vicepremier e leader della Lega in un video su Facebook -. E ancora oggi i bimbi, le famiglie, i veneziani e i turisti che passano ricordano quello che mai più nella storia dovrà accadere: la persecuzione e il tentativo di sterminio e di cancellazione di un intero popolo. E’ uno dei ghetti delle comunità ebraiche meglio conservati del mondo. Però nel Giorno della memoria, al di là di tante parole, tanti impegni, tanti convegni, perché mai più accada quello che è accaduto, occorre costruire rispetto. Quindi, sempre con le comunità ebraiche, col diritto alla libertà di religione, di parola, di pensiero in tutto il mondo e contro chi vuole ancora oggi cancellare dalla faccia della terra un intero popolo”. “E penso ai fanatici, agli estremisti islamici che anche in queste ore hanno parole di odio e di violenza – prosegue Salvini -. E, quindi, che nel cuore del ghetto ci sia un simbolo di pace e di futuro è qualcosa di fondamentale”, aggiunge indicando un albero di ulivo. “E occorre ricordare quello che è accaduto perché non riaccada e combattere ogni tipo di violenza e di parole che riportano allo sterminio che mai più accada. Sempre dalla parte del popolo ebraico, sempre dalla parte di Israele contro ogni forma di violenza e di antisemitismo in Italia e in tutto il mondo”, conclude. L'articolo Giorno della Memoria, Meloni: “Condanniamo la complicità del fascismo nelle persecuzioni contro gli ebrei”. La Russa e Salvini non citano il regime proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, La Russa al Fatto: “Se farò campagna per il sì? Non c’è bisogno”
La risposta del presidente del Senato Ignazio La Russa, ospite del terzo forum internazionale del turismo di Milano, alla domanda del fattoquotidiano.it su un suo eventuale impegno in campagna elettorale per il Sì al Referendum sulla separazione delle carriere: “In campagna si va d’estate – prova a scherzare – dici la campagna elettorale per il sì? Non c’è bisogno”. L'articolo Referendum, La Russa al Fatto: “Se farò campagna per il sì? Non c’è bisogno” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Msi marciava verso il futuro”, l’Anpi contro La Russa per il video che commemora la nascita del Movimento Sociale: “Vera apologia”
“È inconcepibile e offensivo che la seconda carica dello Stato sia rappresentata da chi non si vergogna di ostentare una affettuosa vicinanza con gli eredi dei massacratori repubblichini. Sono uno sfregio a quella memoria e a quel sacrificio le parole di Ignazio La Russa che in un video ha commemorato la nascita del Msi con una vera e propria apologia, arrivando a dire che la fiamma tricolore del Msi è un simbolo d’amore”. Lo ha detto Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale Anpi, in merito a un videomessaggio postato nei giorni scorsi sui social dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, in cui ha ricordato la fondazione del Msi. “Ricordiamo oggi l’82° anniversario della fucilazione dei Sette Fratelli Cervi e di Quarto Camurri da parte dei fascisti della Repubblica di Salò”. L'articolo “Msi marciava verso il futuro”, l’Anpi contro La Russa per il video che commemora la nascita del Movimento Sociale: “Vera apologia” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La Russa jr, estinto il reato di revenge porn: “Congruo il risarcimento di 25mila”. Ma la ragazza annuncia ricorso
Prima l’archiviazione per l’accusa di violenza sessuale. Adesso la giudice per l’udienza preliminare di Milano, Maria Beatrice Parati, ha ritenuto congrua l’offerta di risarcimento di 25mila euro da parte di Leonardo Apache La Russa a favore della ragazza che lo ha denunciato anche per revenge porn. La stessa giudice ha dichiarato estinto il reato a carico del figlio del presidente del Senato. Vicenda chiusa, anche se rimane ancora aperta dal punto di vista economico: i legali della giovane ritengono “non condivisibile il giudizio di congruità” del risarcimento e annunciano appello. L’amico di Leonardo Apache, il dj Tommaso Gilardoni, è stato invece condannato – con rito abbreviato – a un anno, anche lui imputato per diffusione illecita di immagini senza il consenso della giovane per un altro video di quella notte tra il 18 e il 19 maggio 2023. Già nella scorsa udienza era emerso che la difesa di La Russa, coi legali Vinicio Nardo e Adriano Bazzoni, aveva presentato quell’offerta risarcitoria a favore della ragazza e anche la richiesta di accedere a un percorso di giustizia riparativa. “Non è un’offerta congrua, c’è stata una lesione di un mio diritto costituzionale”, aveva spiegato la giovane in una mail depositata dal suo legale Stefano Benvenuto. Allo stesso tempo, il figlio del presidente del Senato aveva inviato alla giudice una lettera nella quale si dispiaceva per quanto accaduto, in modo “sincero”, e manifestava l’intenzione di voler incontrare di nuova la ragazza e parlare con lei. Oggi la giudice, giudicando congrua la cifra offerta da La Russa jr (in questi giorni depositata nel procedimento con un assegno come prevedono le norme), ha dichiarato l’estinzione del reato e del procedimento a suo carico (senza giustizia riparativa), dopo che era già arrivata l’archiviazione della gip Rossana Mongiardo, su richiesta dell’aggiunta Letizia Mannella e della pm Rosaria Stagnaro, per l’imputazione principale di violenza sessuale per quella notte passata prima alla discoteca Apophis e poi a casa La Russa. La Procura, in questa tranche, aveva posto come condizione per la congruità del risarcimento la giustizia riparativa. “Sono contenta perché è stato riconosciuto il fatto e il reato“, nel processo con condanna per revenge porn per Tommaso Gilardoni, “e sicuramente impugnerò il provvedimento sulla congruità” del risarcimento offerto da Leonardo Apache. Sono parole, in sostanza, della ragazza. “È stato accertato il reato ai danni della mia assistita”, dichiara l’avvocato Benvenuto: “Riteniamo non condivisibile, invece, il giudizio di congruità emesso dalla Giudice sulla somma offerta da La Russa Jr”. L’Osservatorio civile, ha spiegato il legale, “che fissa i principi di liquidazione dei danni, indirizzati alle sedi civili e penali, quantifica per il reato di diffamazione a mezzo stampa anche importi superiori a 50mila euro”. E, dunque, “come fa a essere satisfattiva una somma di 25.000 che per legge dovrebbe includere i danni morali, i danni esistenziali e dinamico relazionali, conseguenti al reato contestato, oltre alle spese?”. Il legale, dunque, ha chiarito che la ragazza “non toccherà quella somma e faremo appello”. L'articolo La Russa jr, estinto il reato di revenge porn: “Congruo il risarcimento di 25mila”. Ma la ragazza annuncia ricorso proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Carceri, La Russa rilancia l'”indultino”: “Chi è a fine pena esca per Natale”. No di Mantovano: “Aumenteremo i posti”
Un “mini-mini-indultino” per Natale, che permetta “a chi ha scontato la maggior parte della pena di finire di scontarla dentro di sé o in un altro luogo, con l’unica esclusione dei reati contro le forze dell’ordine”. Con l’avvicinarsi delle festività, Ignazio La Russa torna a indossare i panni di alfiere dei diritti dei detenuti e rilancia la proposta di un provvedimento di clemenza per ridurre il sovraffollamento penitenziario: “Un decreto che, senza nulla togliere alle problematiche più ampie, dia un po’ di respiro alle carceri al collasso”. L’ispiratore ancora una volta è Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma recluso a Rebibbia per traffico di influenze: “Gianni mi segnalato il problema. La pena non può in nessun caso ledere la dignità della persona, su questo mi sento di continuare la battaglia”, ha detto martedì La Russa alla presentazione del libro di Alemanno, “L’emergenza negata”. “Però”, ammette, “le speranze sono modeste“: il governo finora ha chiuso le porte a qualsiasi forma di indulto, affossando la proposta di legge del deputato renziano Roberto Giachetti – che voleva potenziare gli sconti di pena per “buona condotta” – e puntando su un piano a lungo termine per aumentare i posti nelle carceri. Ma “se anche l’edilizia carceraria fosse la soluzione”, avverte il presidente del Senato, gli effetti si vedranno “di qui a due anni. E in questi due anni qualcosa si può fare”. La Russa chiarisce di non pensare più a “una proposta specifica” come quella di Giachetti, ma solo a “una mozione degli affetti“: “Consentire a chi sta per uscire, per esempio a uno che è in carcere e esce il 15 di gennaio, facciamogli fare le vacanze di Natale a casa con i figli, con la moglie, con la mamma. Questa è la mia proposta, ma non mi arrabbio se non può essere accolta. Capisco benissimo le ragioni di chi dice”, come il ministro della Giustizia Carlo Nordio, “che questo può significare un incentivo a commettere reati“. L’appello di La Russa trova sponde in una parte del centrosinistra e anche in Forza Italia, il partito della maggioranza da sempre meno ostile a un indulto: “Il presidente La Russa affronta un tema, quello della vita in carcere dei detenuti, che abbiamo sempre sostenuto. Saremmo favorevoli a un provvedimento che vada nel senso da lui aspicato. Ma ovviamente va prima letto il testo dell’eventuale decreto”, afferma diplomaticamente il deputato azzurro Enrico Costa. Ma dal governo arriva ancora una volta uno stop, per bocca del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, che insiste sull’edilizia carceraria: “Noi stiamo lavorando in modo intenso perché si affronti la questione del sovraffollamento carcerario con un congruo incremento dei posti all’interno degli istituti di pena, per cui il gap esistente adesso, tra circa 53mila disponibilità rispetto alle quasi 64mila presenze, contiamo di colmarlo in due anni con un lavoro intenso”. Dalle opposizioni, però, si evidenziano i disaccordi interni al centrodestra: “Con il suo appello il presidente del Senato di fatto boccia il governo Meloni che in tre anni non ha fatto niente per alleggerire l’emergenza carceraria. Giusto pensare a soluzioni per far scontare l’ultima parte di pena fuori dalle carceri, ma per far diventare realtà questo auspicio sarebbe stato sufficiente approvare nel decreto carceri la proposta del M5s per introdurre le Case di comunità di reinserimento sociale, cioè strutture di dimensioni limitate cui destinare i detenuti che devono espiare una pena detentiva residua non superiore a dodici mesi, salvo alcuni specifici casi di esclusione”, accusano i membri pentastellati delle Commissioni Giustizia di Camera e Senato. Dal Pd la responsabile Giustizia Debora Serracchiani si rivolge a Mantovano: “Sono tre anni che non fate niente per il sovraffollamento delle carceri italiane. Anzi lavorate per peggiorarne le condizioni come sta accadendo per esempio negli istituti minorili. Sono tre anni che promettete interventi, avete fatto decreti carceri urgenti e ancora non avete fatto niente. Del resto il ministro ritiene che il sovraffollamento serva come deterrente per i suicidi in carcere. Il solito gioco delle parti all’interno del governo sulla pelle delle persone”. L'articolo Carceri, La Russa rilancia l'”indultino”: “Chi è a fine pena esca per Natale”. No di Mantovano: “Aumenteremo i posti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Compravendita della villa di Alberoni, chiesta l’archiviazione dell’inchiesta dai pm di Milano
Nessuna evidenza e nessun reato. La Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione dell’indagine con al centro la compravendita della villa in Versilia di Francesco Alberoni, acquistata da Dimitri Kunz D’Asburgo, compagno di Daniela Santanchè, e da Laura De Cicco, moglie del Presidente del Senato Ignazio La Russa per 2,45 milioni e rivenduta a gennaio 2023, in meno di un’ora dal rogito, all’imprenditore Antonio Rapisarda per 3,45 milioni. L’inchiesta, in cui è indagato solo Rapisarda, è coordinata dai pm Matina Gravina e Luigi Luzi, del pool guidato dall’aggiunto Roberto Pellicano, ed è stata aperta in seguito a una Sos, ossia una segnalazione di operazione sospetta dell’Antiriciclaggio di Bankitalia per via del maxi affare che ha fruttato un milione di euro. Una vicenda su cui il nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di finanza ha effettuato accertamenti su una serie di ipotesi, tra cui il riciclaggio e il finanziamento illecito ai partiti, a cui non sono stati trovati i riscontri. Secondo la ricostruzione, la villa di Forte dei Marmi appartenuta al sociologo scomparso nell’estate 2023, è stata acquistata da Kunz e Laura De Cicco, con un preliminare di vendita del 22 luglio 2022, per 2 milioni e 450 mila euro, cifra ritenuta congrua per un immobile di 350 metri quadrati su tre livelli con giardino e piscina e che necessitava di lavori di manutenzione. Ma il gennaio successivo, il compagno della ministra del Turismo e la moglie della seconda carica più alta dello Stato hanno rivenduto l’immobile in meno di un’ora all’imprenditore Antonio Rapisarda per 3 milioni e 450 mila euro. Una plusvalenza di un milione in pochissimo tempo su cui si sono focalizzate le indagini che hanno portato ad appurare che il denaro è stato usato per scopi personali. Indagini che non hanno restituito alcuna evidenza tale da poter essere inquadrata in un reato. Per questo è stata proposta l’archiviazione dai due pm che si stanno occupando del ‘pacchetto’ di procedimenti che riguardano Daniela Santanchè. La senatrice, in merito a Visibilia, è tra gli imputati per falso in bilancio e per truffa aggravata per la vicenda della Cassa integrazione a zero ore chiesta e ottenuta durante il Covid. Mentre si sta attendendo il deposito della relazione del curatore che riguarda il fallimento di Bioera. L'articolo Compravendita della villa di Alberoni, chiesta l’archiviazione dell’inchiesta dai pm di Milano proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La Russa sul ddl stupro: “Cambia poco, è più una bandiera”. Ma garantisce: “Meloni non fa nessun passo indietro”
“Meloni, su questo ho informazione, non fa nessun passo indietro, non è lei che ha formulato il testo ma ha detto ‘bisogna rafforzare la tutela delle donne’. Credo che sia Schlein che Meloni siano perfettamente d’accordo“. Il presidente del Senato Ignazio La Russa, durante la presentazione del libro di Bruno Vespa ‘Finimondo’, torna a parlare del disegno di legge sul “consenso libero e attuale” in materia di violenza sessuale. Il disegno di legge in materia di stupri, infatti, è stato bloccato al Senato, con la Lega che ha fatto saltare l’accordo Meloni-Schlein, confermato fino a due ore prima. “Io ritenevo che dopo un voto all’unanimità” della Camera “non fosse una proposta sbagliata quella di votarla ieri, l’ho detto anche in capigruppo, partendo dal presupposto che è più una bandiera” perché “da avvocato dico che cambia assai poco ai fini giurisprudenziali, cambia che c’è una affermazione ancora più chiara di quello che già gran parte della giurisprudenza ha affermato”. “Non è vero che rispetto alla legge attuale c’è l’inversione dell’onere della prova – spiega La Russa – Bisogna sempre provare. Non è che se ora una donna, vittima di violenza, dice io gliel’ho negato (il consenso ndr.) dopo che gliel’avevo dato prima, si può dire ‘no ormai gliel’avevi dato’. Bisogna provare se è vero o non è vero che c’era un consenso”. “Poi se la maggioranza, dopo essersi consultata, decide che vuole avere qualche ora di tempo o qualche giorno o qualche mese”, visto peraltro che il ddl femminicidio approvato all’unanimità al Senato ha impiegato “4 mesi prima dell’approvazione alla Camera”, per La Russa non è un problema. L'articolo La Russa sul ddl stupro: “Cambia poco, è più una bandiera”. Ma garantisce: “Meloni non fa nessun passo indietro” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ignazio La Russa
La destra vuole appropriarsi di Pasolini, La Russa: “Msi non cacciò mai un omosessuale, il Pci sì” – Video
“Nel ‘49 Pasolini fu cacciato dal Partito Comunista Italiano per indegnità morale. Il Movimento Sociale Italiano non cacciò mai un omosessuale per indegnità morale”. Lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa intervenendo al convegno “Pasolini conservatore”, organizzato dalla Fondazione Alleanza nazionale al Senato. “Ci sono tanti di quei riferimenti in Pasolini che la sinistra non può dire che appartengono alla sua storia come, men che meno noi, possiamo dire che la storia di Pasolini appartenga alla destra. Ma credo, con forza, che possiamo dire che Pasolini sia stato un uomo irregolare, ma così importante da meritare oggi uno studio approfondito e che la sua memoria non possa essere affidata a una parte e l’esame delle sue parole affidate ad alcuni, ma è bene che siano affidate a tutti senza preclusioni e con la consapevolezza che comunque lo si voglia guardare, Pasolini è stato un grande intellettuale italiano”. L'articolo La destra vuole appropriarsi di Pasolini, La Russa: “Msi non cacciò mai un omosessuale, il Pci sì” – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La Russa chiede le dimissioni di Garofani, consigliere del Colle: “Lasci il posto al Consiglio supremo di Difesa”
Ignazio La Russa vuole le dimissioni di Francesco Saverio Garofani, il consigliere di Sergio Mattarella, al centro della polemica esplosa tra Palazzo Chigi e il Quirinale. “È il segretario del Consiglio supremo di Difesa, quello che si deve occupare della difesa nazionale. Credo che forse è meglio che quel ruolo lo lasci a qualcun altro”, ha detto il presidente del Senato, intervenendo all’evento Italia Direzione Nord in Triennale, a Milano. E dire che meno di 24 ore era stata Giorgia Meloni a chiudere la polemica aperta martedì scorso, con l’articolo pubblicato da quotidiano La Verità che ipotizzava l’esistenza di un complotto al Colle contro il governo, riportando una dichiarazione di Garofani: “Un anno e mezzo forse non basta per trovare qualcuno che batta il centrodestra: ci vorrebbe un provvidenziale scossone“. Frase che il consigliere di Mattarella ha confermato di aver pronunciato, durante una “chiecchierata in libertà” con gli amici. La frattura, amplificata dall’intervento del capogruppo di Fdi alla Camera Galeazzo Bignami, aveva portato a un incontro tra Meloni e Mattarella al Colle, con la premier che ha chiuso il caso domenica sera: “Ho parlato direttamente con il presidente della Repubblica, ho chiarito tutta la questione. Approfitto per ribadire l’ottimo rapporto che da sempre ho con il presidente Mattarella. Non penso sia il caso di tornare su questa vicenda”. E invece ora è La Russa che torna sulla questione Garofani. “Che Meloni non c’entrasse niente era del tutto evidente. Si parla di un Consigliere che in ambiente di tifosi, a ruota libera, si è lasciato andare improvvidamente a tutta una serie di valutazioni su governo, su Meloni”, dice la seconda carica dello Stato. “Se lo dice un consigliere del presidente della Repubblica non si può addossare questo pensiero al presidente, ma una critica a questo consigliere è assolutamente legittima, soprattutto se gli è stata chiesta una smentita e lui ha detto ‘si trattava di chiacchiere di amici‘. Fosse stato uno di destra oggi lo vedremo appeso ai lampioni di qualche città o cattolicamente crocifisso”, ha aggiunto La Russa. E poi ancora il presidente del Senato ha ribadito: “Si tratta dei suoi personali desideri, che non sono degni di uno che fa il Consigliere del Presidente”. Durante il suo intervento, La Russa si è esposto anche sul caso delle polemiche relative al convegno su Pier Paolo Pasolini organizzato dalla fondazione Alleanza nazionale al Senato. “È come dire che su Giulio Cesare possono parlare solo gli antichi romani. La prosopopea di persone come l’esimio giornalista Abbate (Fulvio Abbate ndr), che ha sollevato il problema, questa spocchia secondo cui appartengono alla sinistra non solo i personaggi, ma anche il diritto di parlare di una persona piuttosto che di un’altra la dice lunga su come si è sviluppato per anni il tentativo di occupare non la cultura, ma il dibattito sulla cultura”, ha detto. “Però non mi sono arrabbiato, anzi correrei a ringraziarlo questo giornalista, perché mi dà l’occasione di dire che non basta questa antica prerogativa della sinistra di pretendere di poter parlare solo loro di certi temi, ma ce ne è una nuova, quasi che parlare di Pasolini fosse figlio del fatto che siamo al governo, come se non l’avessimo mai fatto. Questo dimostra ignoranza: se vuoi parlare, prima documentati”. L’intervento a Milano è stato anche l’occasione per il presidente del Senato per esporsi in vista delle prossime elezioni amministrative: il centrodestra non ha ancora un candidato sindaco. “Prima lo scegliamo e meglio è, ha ragione Salvini, ma bisogna sceglierlo bene. L’ultima volta è stata scelta una bravissima persona, ma non era preparata in quel momento a svolgere quel ruolo. Ha ragione Salvini, bisogna sceglierlo bene ma bisogna sceglierlo presto”, è l’opinione del presidente di Palazzo Madama. “Scommetto che con una futura giunta di centrodestra, resterà in piedi con l’accordo delle società anche il vecchio, intramontabile, glorioso San Siro che tutti ci invidiano”, ha sostenuto. “Sono felice che si parli di costruire il nuovo stadio e speriamo che avvenga nei tempi previsti. Ma avremo il vecchio stadio fino a quando quello nuovo non sarà pronto. Secondo il piano bisognerà abbattere quello vecchio per favorire una legittima volontà di costruire delle cose che con lo stadio c’entrano fino a un certo punto, ma che costituiscono la contropartita data alle società affinché il costo dello stadio non si a a carico dei cittadini”, ha spiegato La Russa. “Ma a quel punto – ha osservato – siamo sicuri che le squadre non cambino idea e non tengano due stadi? Io sono convinto che nel frattempo, se ci sarà come auspico una giunta di centrodestra, saprà parlare con le società, offrire alternative alle cubature previste al posto dello stadio in altre parti del territorio milanese e magari nuovo e vecchio stadio coesisteranno”. L'articolo La Russa chiede le dimissioni di Garofani, consigliere del Colle: “Lasci il posto al Consiglio supremo di Difesa” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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