In alcune zone della Calabria è caduta, in quattro giorni, una quantità di
pioggia pari a circa la metà della precipitazione media annua, con registrazioni
in alcuni casi senza precedenti. La stazione pluviometrica di San Sostene-Alaco,
nel Catanzarese, ha registrato 569,9 millimetri di pioggia, pari a oltre 500
litri per metro quadrato. I dati sono riportati da Arpacal, l’Agenzia regionale
per la protezione dell’ambiente della Calabria, che segnala anche 524,2
millimetri caduti a Stilo; 425,4 a Fabrizia – Cassari; 404,6 a Santa Cristina
d’Aspromonte; 381,2 millimetri a Chiaravalle Centrale; 363,4 a Roccaforte del
Greco; 321,6 a Mongiana P.; 314,2 a Fabrizia e 300 millimetri a Petronà.
Si tratta, spiega Arpacal, di “un evento pluviometrico di eccezionale estensione
e persistenza, che per caratteristiche e valori registrati può essere definito
un evento pluviometrico di scala secolare. Le analisi condotte evidenziano campi
di precipitazione continui e stazionari, con accumuli che insistono per più
giorni sulle medesime aree del territorio regionale”. I valori registrati,
sottolinea Arpacal, “risultano ampiamente superiori alle medie climatologiche di
riferimento e confermano il carattere straordinario e anomalo dell’evento”. Nel
video si vedono gli allagamenti nel quartiere Lido di Catanzaro causati dalle
forti mareggiate. La forza del mare ha infatti trasportato acqua e sabbia che ha
inondato esercizi commerciali e l’ufficio postale nell’area del porto. Nella
notte alcuni residenti hanno abbandonato spontaneamente le proprie case.
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persone ad abbandonare le case – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Catanzaro
Le risorse disponibili del Fondo Dopo di noi, che sono passate dai 90 milioni
annui ai 72 milioni, risultano insufficienti ma ci sono diversi enti locali che,
pur avendo ricevuto dallo Stato soldi per finanziare progetti essenziali per le
persone con grave disabilità aventi diritto, non li utilizzano e addirittura li
restituiscono. Ci sono amministrazioni che, per incapacità di programmazione,
disperdono fondi già stanziati e destinati a diritti fondamentali.
È il caso del Comune di Catanzaro che ha restituito alla Regione Calabria oltre
400mila euro, che sarebbero potuti servire per sostenere economicamente circa 70
progettazioni già avviate tra cui ristrutturazioni e messe in opera di impianti
e delle attrezzature di alloggi, comprese le abitazioni di proprietà degli
utenti, oltre che finanziamenti di laboratori diurni o brevi soggiorni per
l’autonomia abitativa.
A denunciare quanto accaduto sono state Oltre l’Autismo Catanzaro Odv e il
Coordinamento Associazioni Salute Mentale. Contattata da ilfattoquotidiano.it la
presidentessa del CASM, Rita Ciciarello, denuncia “ritardi burocratici ed
amministrativi nella distribuzione delle risorse a livello regionale, ritardi
contabili nella allocazione in bilancio delle risorse, l’inerzia nella
programmazione di spesa e l’assenza di coprogrammazione a livello comunale con
gli enti del Terzo settore”. Le organizzazioni locali sottolineano che il Fondo
Dopo di noi è un diritto esigibile e non può essere considerata una opzione
facoltativa, sollecitando un cambio di passo nella programmazione e gestione
delle politiche per la disabilità con l’obiettivo che tali vicende non accadano
più. “Al danno si aggiunge anche la beffa”, dice Ciciarello, “perchè il Comune
di Catanzaro era stato anche individuato tra le 9 province per la
sperimentazione del nuovo sistema previsto dalla cosiddetta Riforma delle
disabilità, che semplifica il sistema di accertamento dell’invalidità civile e
introduce il Progetto di vita personalizzato e partecipato con il destinatario,
previsto dalla legge sul Dopo di noi, rendendolo attuabile essendo ora divenuto
un obbligo e non più una facoltà della Pubblica amministrazione quello di
migliorare la qualità della vita, favorire l’autonomia e l’inclusione,
assicurando che la persona sia al centro di ogni decisione”. “La restituzione di
oltre 400mila euro rappresenta un segnale evidente di carenze organizzative e di
programmazione che finiscono per penalizzare direttamente le famiglie e le
persone con disabilità”, denuncia a ilfattoquotidiano.it il Coordinamento
Regionale Calabria dell’Associazione Nazionale Genitori PerSone con Autismo.
“Senza una governance efficace e una comunicazione trasparente, i diritti
sanciti dalla legge rischiano di rimanere sulla carta”.
Sul caso, come riportato da Catanzaro Informa, si è espresso solo l’assessore
alle Politiche sociali Nunzio Belcaro, dicendo che la restituzione “ha
riguardato solo due annualità” ed “è stata comunque garantita la continuità
degli interventi”. Nessun altra risposta è arrivata, per il momento, dalle
istituzioni.
Il problema della messa in pratica sul territorio delle risorse dedicate al Dopo
di noi è evidenziato anche dai genitori caregiver che hanno figli con grave
disabilità. E’ una questione nazionale che tocca il Sud, come nel caso
calabrese, ma anche realtà territoriali differenti. Sul tema interviene anche
Marco Macrì, portavoce di Genova inclusiva, che si batte per i diritti delle
persone con disabilità. “Chi non vive sulla propria pelle questa realtà spesso
pensa che il Dopo di noi sia un problema lontano, tecnico, roba da assistenti
sociali e carte bollate. Non lo è”, dichiara. “E’ una paura quotidiana,
concreta, che ti sveglia la notte”, e aggiunge che “oggi funziona così: i soldi
ci sono (inadeguati, ndr), le leggi pure ma molto enti locali non riescono – o
non vogliono – spenderli in modo sensato. E quando lo Stato si inceppa a pagare
sono sempre gli stessi. Risultato? Famiglie che temono che il proprio figlio
venga spedito in un centro qualunque, lontano da casa, senza relazioni, senza
progetto, solo”. Sulla carta la legge sul Dopo di noi promette un futuro
dignitoso alle persone con gravi disabilità non autosufficienti senza
l’assistenza dei genitori. “Nei fatti”, sottolinea Macrì, “tra il 2016 e il 2022
lo Stato ha stanziato 466 milioni di euro, ma meno della metà è stata davvero
spesa”. Il meccanismo non funziona. “I soldi ci sono, anche se non sufficienti
al fabbisogno”, attacca il portavoce di Genova inclusiva, “ma restano nei
cassetti di Regioni e Comuni incapaci di trasformarli in Progetti di vita.
Burocrazia, incompetenza e scaricabarile istituzionale fanno il resto”. Così
accade, come nel caso di Catanzaro, che i fondi pubblici vengano restituiti
mentre le famiglie restano senza sostegno. “Nei giorni scorsi”, aggiunge Macrì,
“alcuni comitati di genitori caregiver e associazioni hanno inviato via pec 23
ricorsi alle Corti dei Conti di ogni Regione e a quella nazionale per verificare
come in ogni Regione vengano spese le economie e se ci siano responsabilità
oggettive da parte delle amministrazioni regionali e comunali”.
“Le vicende come quelle calabresi del non utilizzo dei fondi destinati al Dopo
di noi fanno doppiamente male”, commenta Maurizio Attanasi, socio
dell’Associazione Genitori Tosti In Tutti i Posti e membro della Consulta per la
mobilità e accessibilità del Comune di Milano. “Anche questo è un segnale della
reale attenzione e sensibilità del paese e delle sue istituzioni alle tematiche
che riguardano le persone con disabilità. Troppo facile”, aggiunge, “scoprire la
disabilità il 3 dicembre (Giornata internazionale delle persone con disabilità)
o in occasione di qualche evento organizzato da realtà virtuose per poi
dimenticarsi della quotidianità che è l’incubo di chi vive queste realtà”. Per
Morena Manfreda, mamma caregiver h24 e studiosa sulla legislazione delle
disabilità, la restituzione di 400mila euro del Fondo Dopo di noi “non è un
incidente amministrativo, ma il segno di una distanza profonda tra diritti
proclamati e diritti realmente garantiti. Quelle risorse erano destinate a
persone con disabilità grave e alle loro famiglie, non erano fondi
“facoltativi”, ma strumenti per rendere esigibile un diritto previsto dalla
legge”. Il fatto che vengano restituite dimostra l’incapacità del sistema di
trasformare le norme in servizi concreti. “In un Paese in cui si parla
continuamente di inclusione, l’inerzia amministrativa continua a produrre
esclusione. Il problema non è l’assenza di risorse, ma la mancanza di
responsabilità. Quando i fondi tornano indietro, a pagare non è l’ente pubblico,
ma le persone più fragili. Ed è questo il vero fallimento”. Anche Fortunato
Nicoletti, vicepresidente di Nessuno E’ Escluso, commenta l’accaduto. “Non è
solo un problema tecnico”, dice, “è anche un chiaro segnale culturale e
politico. Le risorse restano ferme perché trasformarle in progetti di autonomia,
abitare e inclusione significa rendere evidente che un’alternativa alla
segregazione e all’istituzionalizzazione esiste”. “Se questa consapevolezza
diventasse opinione comune, verrebbe messo in discussione un sistema che da
decenni si regge su residenze, istituti e strutture che concentrano potere e
risorse”, afferma Nicoletti. Per questo servono “regole chiare, tempi certi e
accompagnamento ai territori, ma soprattutto trasparenza e coraggio. Perché ogni
euro lasciato fermo non è “prudenza amministrativa”: è una scelta che tiene le
persone dove conviene al sistema, non dove serve alla loro vita”.
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per incapacità di spenderli. E ora le associazioni si rivolgono alla Corte dei
Conti proviene da Il Fatto Quotidiano.
A Catanzaro un bambino di un anno è rimasto gravemente ustionato mentre si
trovava in casa. L’episodio si è verificato il 26 dicembre, intorno a
mezzogiorno. A causa delle ferite riportate su tutto il corpo, il piccolo, dopo
essere stato soccorso dai sanitari, è stato trasportato al Pronto soccorso
dell’ospedale Pugliese, dove è stato ricoverato nel reparto di Rianimazione.
In seguito, la direzione sanitaria dell’ospedale, considerato il peggiorare
delle condizioni cliniche, ha deciso il trasferimento d’urgenza in elisoccorso
al Centro Grandi Ustionati di Napoli, dove si trova attualmente in prognosi
riservata. Indagini sono in corso per ricostruire la dinamica dell’accaduto.
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