“La priorità sono i carcerati e quello che resta dopo ce lo dividiamo noi”.
L’intercettazione finita nell’inchiesta “Libeccio” rende l’idea di come i boss
di Isola Capo Rizzuto, mentre erano detenuti, riuscissero a gestire gli affari
del clan: dalle estorsioni al traffico di droga, passando per le frizioni
avvenute dietro le sbarre. Martedì all’alba è scattato il blitz dei carabinieri
di Crotone e del Ros che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare
emessa dalla giudice per le indagini preliminari, Arianna Roccia, su richiesta
della Dda di Catanzaro guidata dal procuratore Salvatore Curcio. In manette sono
finite 19 persone (18 in carcere e una ai domiciliari), indagate a vario titolo
per associazione mafiosa, estorsione, rapina impropria, accesso indebito ai
dispositivi idonei alla comunicazione da parte dei soggetti detenuti e traffico
di droga. Il provvedimento di arresto è stato eseguito non solo in provincia di
Crotone, ma anche nelle strutture carcerarie di Catanzaro Siano, Tolmezzo,
Spoleto, Cassino e Napoli Secondigliano.
SCARFACE
Al centro dell’inchiesta c’è il boss Pasquale Manfredi, detto “Scarface”,
affiliato alla cosca Nicoscia di Isola Capo Rizzuto. È il figlio di Mario
Manfredi, ucciso in un agguato nel 2005. Nonostante una condanna definitiva a 15
anni di carcere per mafia e un’altra condanna, non definitiva, all’ergastolo per
omicidio, Scarface dal regime di alta sicurezza nel carcere di Napoli faceva
tutto: concludeva affari, interveniva sul trasferimento dei detenuti da una casa
circondariale all’altra e dirimeva questioni familiari.
Come quella verificatasi nel carcere di Rovigo dove un detenuto aveva litigato
con suo figlio, Antonio Manfredi, pure lui arrestato. È proprio quest’ultimo
che, in un’intercettazione, spiega i consigli ricevuti dal padre su come
comportarsi ripetendo tutto il discorso che avrebbe dovuto fare al detenuto con
il quale aveva avuto il diverbio: “‘Francé vedi che papà mi sta dicendo questo
qua! Di chiuderla bella pulita, pulita’. Quando vedi che lui insiste, che ancora
comincia a fare il lunatico, ‘Francé, papà mi ha detto di chiuderla, però papà
mi ha detto un’altra cosa pure: che se insisti e mi tocchi un capello, t’ammazza
pure a tua madre quella puttana!’. Lo prendi e lo picchi!”.
IL PROCURATORE
A spiegare cosa succede all’interno delle carceri italiane è il procuratore
Curcio: “L’operazione – ha affermato in conferenza stampa – rivela l’ennesimo
campanello d’allarme. Infatti è stata diretta verso soggetti detenuti, cinque in
regime di alta sicurezza, che impartivano ordini dal carcere, interagendo e
interloquendo con l’esterno ma anche tra di loro, da un carcere all’altro”. Le
comunicazioni, neanche a dirlo, avvenivano per telefono. Ed è sempre il boss
“Scarface” a dettare gli ordini parlando con Daiane Perziano. Anche lei
arrestata, oltre a essere “la principale finanziatrice dell’associazione”, la
donna “doveva fungere da intermediaria con l’esterno, occupandosi di trascrivere
i messaggi” che il boss “indirizzava agli altri sodali”. “Gli devi dire a ‘S’
pure, a Simone… – dice Scarface – con la massima urgenza che mi servono tre
schede urgentemente, una per lui, una per la casa e una per te!… con la massima
urgenza però Dà (Daiana, ndr)! Anzi quattro schede che una gliela diamo a quel
ragazzo che è di Crotone”.
Droga ed estorsioni: per Pasquale Manfredi era la sua “azienda”. Che doveva
essere tutelata anche dagli errori degli stessi figli. Inveendo contro uno di
loro, il capocosca si sfoga con Daiana Perziano: “Gli avevo detto non prendere
iniziative, fatti i cazzi tuoi che non sono cose che appartengono a te… Me la
sto facendo io questa impresa. Piano, piano, piano, piano sto facendo questi
sacrifici… e adesso ha mischiato altre persone con l’azienda che sto facendo io!
Ma è una cosa giusta?”. Il riferimento era al business della droga. Delle
estorsioni si occupava anche suo cognato Tommaso Gentile, anche lui arrestato
nell’operazione “Libeccio” e già in carcere, da dove addirittura ammoniva,
sempre telefonicamente, gli imprenditori spiegando loro a chi avrebbero dovuto
pagare il pizzo. L’emissario di Gentile, infatti, un giorno “prese un telefono
cellulare con custodia celeste – ha raccontato una vittima ai carabinieri –
dicendomi che era collegato in viva voce Tommaso Gentile, figlio di Franco, che
era detenuto, e mi invitò a parlare con lui. Io mi rifiutai e nell’occasione
sentii una voce dall’altro capo del telefono di un soggetto che mi fu detto
essere Tommaso Gentile, il quale mi riferì che se avessi preso un appalto a
Isola mi sarei dovuto rivolgere al Capicchiano”.
APPALTI
A proposito di appalti, la cosca di Isola Capo Rizzuto ha tentato di infiltrarsi
anche in quello per la costruzione del muro di recinzione dell’aeroporto, in
località Sant’Anna. L’importo dei lavori era di 37 milioni di euro per cui “una
milionata – dice l’arrestato Simone Morelli – ce la devono versare”. “Questa
indagine – ha affermato il procuratore Curcio – ha rivelato la precarietà e la
permeabilità non solo dello stato di detenzione, ma anche delle sezioni di alta
sicurezza, le quali risultano tali solo nominalmente e sono assolutamente
inadeguate a garantire l’effettiva impermeabilità del circuito. Questa è la nota
distintiva di questa investigazione e induce a una riflessione. Il Dipartimento
dell’Amministrazione Penitenziaria e il Ministero della Giustizia sono impegnati
a ridisegnare i circuiti di detenzione e, quanto prima, riteniamo possibile un
intervento decisivo affinché il circuito di alta sicurezza torni a essere
effettivamente tale e non rimanga una mera indicazione nominale”.
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pizzo: 19 arresti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Catanzaro
Cede il ponte Corace, sulla Strada statale Ss 19 “Delle Calabrie” al km 361, 959
a Pratora, nel Catanzarese. Il cedimento è avvenuto a causa delle fortissime
piogge che hanno colpito il territorio negli ultimi giorni. La strada era già
stata chiusa in via precauzionale. Anas ha comunicato l’accaduto in una nota,
spiegando che “il tratto era già dismesso al momento del passaggio di gestione
dalla Provincia di Catanzaro ad Anas, nel 2019, essendo interessato da una frana
storica e da rischio caduta massi” e aggiunge che “il ponte era, quindi, già
chiuso al traffico, ricadendo all’interno di un tratto già da tempo non
percorribile”. Dopo il passaggio dalla gestione della Provincia di Catanzaro a
quella di Anas, si legge ancora nella nota, è stato avviato “un progetto che
prevede la riqualificazione dell’arteria con la realizzazione di una nuova
variante con galleria, finalizzata a garantire la sicurezza e il ripristino
stabile della viabilità”. Intanto, il personale di Anas è già giunto sul posto
per valutare i danni e procedere con le verifiche tecniche necessarie.
L'articolo Cede il ponte Corace, nel Catanzarese, dopo i giorni di piogge
torrenziali: la strada era già chiusa da tempo proviene da Il Fatto Quotidiano.
In alcune zone della Calabria è caduta, in quattro giorni, una quantità di
pioggia pari a circa la metà della precipitazione media annua, con registrazioni
in alcuni casi senza precedenti. La stazione pluviometrica di San Sostene-Alaco,
nel Catanzarese, ha registrato 569,9 millimetri di pioggia, pari a oltre 500
litri per metro quadrato. I dati sono riportati da Arpacal, l’Agenzia regionale
per la protezione dell’ambiente della Calabria, che segnala anche 524,2
millimetri caduti a Stilo; 425,4 a Fabrizia – Cassari; 404,6 a Santa Cristina
d’Aspromonte; 381,2 millimetri a Chiaravalle Centrale; 363,4 a Roccaforte del
Greco; 321,6 a Mongiana P.; 314,2 a Fabrizia e 300 millimetri a Petronà.
Si tratta, spiega Arpacal, di “un evento pluviometrico di eccezionale estensione
e persistenza, che per caratteristiche e valori registrati può essere definito
un evento pluviometrico di scala secolare. Le analisi condotte evidenziano campi
di precipitazione continui e stazionari, con accumuli che insistono per più
giorni sulle medesime aree del territorio regionale”. I valori registrati,
sottolinea Arpacal, “risultano ampiamente superiori alle medie climatologiche di
riferimento e confermano il carattere straordinario e anomalo dell’evento”. Nel
video si vedono gli allagamenti nel quartiere Lido di Catanzaro causati dalle
forti mareggiate. La forza del mare ha infatti trasportato acqua e sabbia che ha
inondato esercizi commerciali e l’ufficio postale nell’area del porto. Nella
notte alcuni residenti hanno abbandonato spontaneamente le proprie case.
L'articolo Nubifragi record in Calabria, la mareggiata a Catanzaro costringe le
persone ad abbandonare le case – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
Le risorse disponibili del Fondo Dopo di noi, che sono passate dai 90 milioni
annui ai 72 milioni, risultano insufficienti ma ci sono diversi enti locali che,
pur avendo ricevuto dallo Stato soldi per finanziare progetti essenziali per le
persone con grave disabilità aventi diritto, non li utilizzano e addirittura li
restituiscono. Ci sono amministrazioni che, per incapacità di programmazione,
disperdono fondi già stanziati e destinati a diritti fondamentali.
È il caso del Comune di Catanzaro che ha restituito alla Regione Calabria oltre
400mila euro, che sarebbero potuti servire per sostenere economicamente circa 70
progettazioni già avviate tra cui ristrutturazioni e messe in opera di impianti
e delle attrezzature di alloggi, comprese le abitazioni di proprietà degli
utenti, oltre che finanziamenti di laboratori diurni o brevi soggiorni per
l’autonomia abitativa.
A denunciare quanto accaduto sono state Oltre l’Autismo Catanzaro Odv e il
Coordinamento Associazioni Salute Mentale. Contattata da ilfattoquotidiano.it la
presidentessa del CASM, Rita Ciciarello, denuncia “ritardi burocratici ed
amministrativi nella distribuzione delle risorse a livello regionale, ritardi
contabili nella allocazione in bilancio delle risorse, l’inerzia nella
programmazione di spesa e l’assenza di coprogrammazione a livello comunale con
gli enti del Terzo settore”. Le organizzazioni locali sottolineano che il Fondo
Dopo di noi è un diritto esigibile e non può essere considerata una opzione
facoltativa, sollecitando un cambio di passo nella programmazione e gestione
delle politiche per la disabilità con l’obiettivo che tali vicende non accadano
più. “Al danno si aggiunge anche la beffa”, dice Ciciarello, “perchè il Comune
di Catanzaro era stato anche individuato tra le 9 province per la
sperimentazione del nuovo sistema previsto dalla cosiddetta Riforma delle
disabilità, che semplifica il sistema di accertamento dell’invalidità civile e
introduce il Progetto di vita personalizzato e partecipato con il destinatario,
previsto dalla legge sul Dopo di noi, rendendolo attuabile essendo ora divenuto
un obbligo e non più una facoltà della Pubblica amministrazione quello di
migliorare la qualità della vita, favorire l’autonomia e l’inclusione,
assicurando che la persona sia al centro di ogni decisione”. “La restituzione di
oltre 400mila euro rappresenta un segnale evidente di carenze organizzative e di
programmazione che finiscono per penalizzare direttamente le famiglie e le
persone con disabilità”, denuncia a ilfattoquotidiano.it il Coordinamento
Regionale Calabria dell’Associazione Nazionale Genitori PerSone con Autismo.
“Senza una governance efficace e una comunicazione trasparente, i diritti
sanciti dalla legge rischiano di rimanere sulla carta”.
Sul caso, come riportato da Catanzaro Informa, si è espresso solo l’assessore
alle Politiche sociali Nunzio Belcaro, dicendo che la restituzione “ha
riguardato solo due annualità” ed “è stata comunque garantita la continuità
degli interventi”. Nessun altra risposta è arrivata, per il momento, dalle
istituzioni.
Il problema della messa in pratica sul territorio delle risorse dedicate al Dopo
di noi è evidenziato anche dai genitori caregiver che hanno figli con grave
disabilità. E’ una questione nazionale che tocca il Sud, come nel caso
calabrese, ma anche realtà territoriali differenti. Sul tema interviene anche
Marco Macrì, portavoce di Genova inclusiva, che si batte per i diritti delle
persone con disabilità. “Chi non vive sulla propria pelle questa realtà spesso
pensa che il Dopo di noi sia un problema lontano, tecnico, roba da assistenti
sociali e carte bollate. Non lo è”, dichiara. “E’ una paura quotidiana,
concreta, che ti sveglia la notte”, e aggiunge che “oggi funziona così: i soldi
ci sono (inadeguati, ndr), le leggi pure ma molto enti locali non riescono – o
non vogliono – spenderli in modo sensato. E quando lo Stato si inceppa a pagare
sono sempre gli stessi. Risultato? Famiglie che temono che il proprio figlio
venga spedito in un centro qualunque, lontano da casa, senza relazioni, senza
progetto, solo”. Sulla carta la legge sul Dopo di noi promette un futuro
dignitoso alle persone con gravi disabilità non autosufficienti senza
l’assistenza dei genitori. “Nei fatti”, sottolinea Macrì, “tra il 2016 e il 2022
lo Stato ha stanziato 466 milioni di euro, ma meno della metà è stata davvero
spesa”. Il meccanismo non funziona. “I soldi ci sono, anche se non sufficienti
al fabbisogno”, attacca il portavoce di Genova inclusiva, “ma restano nei
cassetti di Regioni e Comuni incapaci di trasformarli in Progetti di vita.
Burocrazia, incompetenza e scaricabarile istituzionale fanno il resto”. Così
accade, come nel caso di Catanzaro, che i fondi pubblici vengano restituiti
mentre le famiglie restano senza sostegno. “Nei giorni scorsi”, aggiunge Macrì,
“alcuni comitati di genitori caregiver e associazioni hanno inviato via pec 23
ricorsi alle Corti dei Conti di ogni Regione e a quella nazionale per verificare
come in ogni Regione vengano spese le economie e se ci siano responsabilità
oggettive da parte delle amministrazioni regionali e comunali”.
“Le vicende come quelle calabresi del non utilizzo dei fondi destinati al Dopo
di noi fanno doppiamente male”, commenta Maurizio Attanasi, socio
dell’Associazione Genitori Tosti In Tutti i Posti e membro della Consulta per la
mobilità e accessibilità del Comune di Milano. “Anche questo è un segnale della
reale attenzione e sensibilità del paese e delle sue istituzioni alle tematiche
che riguardano le persone con disabilità. Troppo facile”, aggiunge, “scoprire la
disabilità il 3 dicembre (Giornata internazionale delle persone con disabilità)
o in occasione di qualche evento organizzato da realtà virtuose per poi
dimenticarsi della quotidianità che è l’incubo di chi vive queste realtà”. Per
Morena Manfreda, mamma caregiver h24 e studiosa sulla legislazione delle
disabilità, la restituzione di 400mila euro del Fondo Dopo di noi “non è un
incidente amministrativo, ma il segno di una distanza profonda tra diritti
proclamati e diritti realmente garantiti. Quelle risorse erano destinate a
persone con disabilità grave e alle loro famiglie, non erano fondi
“facoltativi”, ma strumenti per rendere esigibile un diritto previsto dalla
legge”. Il fatto che vengano restituite dimostra l’incapacità del sistema di
trasformare le norme in servizi concreti. “In un Paese in cui si parla
continuamente di inclusione, l’inerzia amministrativa continua a produrre
esclusione. Il problema non è l’assenza di risorse, ma la mancanza di
responsabilità. Quando i fondi tornano indietro, a pagare non è l’ente pubblico,
ma le persone più fragili. Ed è questo il vero fallimento”. Anche Fortunato
Nicoletti, vicepresidente di Nessuno E’ Escluso, commenta l’accaduto. “Non è
solo un problema tecnico”, dice, “è anche un chiaro segnale culturale e
politico. Le risorse restano ferme perché trasformarle in progetti di autonomia,
abitare e inclusione significa rendere evidente che un’alternativa alla
segregazione e all’istituzionalizzazione esiste”. “Se questa consapevolezza
diventasse opinione comune, verrebbe messo in discussione un sistema che da
decenni si regge su residenze, istituti e strutture che concentrano potere e
risorse”, afferma Nicoletti. Per questo servono “regole chiare, tempi certi e
accompagnamento ai territori, ma soprattutto trasparenza e coraggio. Perché ogni
euro lasciato fermo non è “prudenza amministrativa”: è una scelta che tiene le
persone dove conviene al sistema, non dove serve alla loro vita”.
L'articolo Dopo di noi, proteste dopo che Catanzaro ha restituito 400mila euro
per incapacità di spenderli. E ora le associazioni si rivolgono alla Corte dei
Conti proviene da Il Fatto Quotidiano.
A Catanzaro un bambino di un anno è rimasto gravemente ustionato mentre si
trovava in casa. L’episodio si è verificato il 26 dicembre, intorno a
mezzogiorno. A causa delle ferite riportate su tutto il corpo, il piccolo, dopo
essere stato soccorso dai sanitari, è stato trasportato al Pronto soccorso
dell’ospedale Pugliese, dove è stato ricoverato nel reparto di Rianimazione.
In seguito, la direzione sanitaria dell’ospedale, considerato il peggiorare
delle condizioni cliniche, ha deciso il trasferimento d’urgenza in elisoccorso
al Centro Grandi Ustionati di Napoli, dove si trova attualmente in prognosi
riservata. Indagini sono in corso per ricostruire la dinamica dell’accaduto.
L'articolo Bimbo di un anno gravemente ustionato in casa: trasferito in
elisoccorso a Napoli proviene da Il Fatto Quotidiano.